CINEMA A BOMBA!

mercoledì 18 settembre 2024

I CLASSICI: THE FLASH, THU BAT IS MEGL CHE UAN

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2023
144'
Regia: Andy Muschietti
Interpreti: Michael Keaton, Ezra Miller, Ben Affleck, Sasha Calle, Michael Shannon, Jeremy Irons, Gal Gadot, Jason Momoa, George Clooney, Nicolas Cage.


Dopo aver aiutato Batman (Affleck) e Wonder Woman (Gadot) a sventare una rapina, Flash (Miller) decide di usare la propria velocità per tornare indietro nel tempo ed evitare così l'omicidio della propria madre, avvenuto quando era un ragazzino.

Le cose non vanno però esattamente come sperato e il giovane velocista si ritrova in un presente alternativo con un doppio di se stesso e il generale Zod (Shannon) che minaccia nuovamente la Terra.

Per rimettere a posto il pasticcio combinato, la sua unica possibilità è quindi chiedere aiuto al Batman di questa dimensione (Keaton)...


L'Uomo d'Acciaio (2013)
Batman v Superman: Dawn of Justice (2016)
Suicide Squad (2016)
Wonder Woman (2017)
Aquaman (2018)
Wonder Woman 1984 (2020)
Zack Snyder's Justice League (2021)

Dopo 10 anni si è conclusa la parabola del DC Extended Universe (per gli amici DCEU), l'universo interconnesso dei supereroi della DC Comics che avrebbe dovuto fare concorrenza al Marvel Cinematic Universe (per gli amici MCU).

Certo, dovremmo citare anche altri lungometraggi usciti nel decennio: i due Shazam!, Josstice League (ossia la Justice League originariamente rovinata da Joss Wheadon), Birds of Prey, The Suicide Squad (il semi-reboot operato da James Gunn), Black Adam e Blue Beetle.
Ma non siamo sicuri che siano canonici, per cui siamo propensi a non considerarli tali.

Comunque sia, la festa è finita e il lungamente sospirato capitolo solista dedicato al velocista rosso è la fine del ciclo (benché cronologicamente dopo di esso sia ancora uscito il secondo Aquaman, nell'indifferenza generale).
Non solo: questo lungometraggio funge anche da chiusura del... Burton-verse!

Ebbene sì, la mossa geniale della Warner Bros. è stata quella di aver sfruttato l'inflazionato "multiverso" per far tornare l'Uomo Pipistrello originale, quello del dittico diretto da Tim Burton: Batman (1989) e Batman-Il Ritorno (1992).
Incontenibile l'entusiasmo dei fan - noi tra questi, ovviamente - che possono vedere il grande Michael Keaton rivestire, a 70 anni suonati(!), i panni del personaggio che lo aveva reso famoso.

The Flash è dunque lo Spider-Man: No Way Home della Distinta Concorrenza?
Non esattamente, ma certo poter vedere nella stessa pellicola due versioni cult del Cavaliere Oscuro - più un cammeo a sorpresa nell'ultima scena - è un evento inedito ed eccitante per gli appassionati del personaggio, oltre che probabilmente un'occasione irripetibile.

Peccato solo che i frutti della travagliatissima lavorazione - cambi continui di regista, scene scartate e rigirate ex-novo, un budget cresciuto tanto esponenzialmente da aver reso il film uno dei maggiori flop della storia del cinema recente - traspaiano anche troppo.
Ad effetti speciali altamente realistici si alternano inserti di IA incredibilmente dozzinali, la storia è un po' convulsa, i momenti umoristici mal si amalgamano col tono complessivamente serio della pellicola.

Stretta tra un incipit troppo lungo (la scena di Flash che salva i neonati in caduta libera è superflua e vagamente creepy; inoltre, la sua ripresa nei titoli di coda risulta anche divertente, ma del tutto incongrua) e un terzo atto esagerato (ma con una sorpresa che riguarda un film supereroistico scritto da Kevin Smith e mai realizzato), la parte migliore è quella centrale, specie dopo che entra in campo Bat-Keaton.

Il protagonista di Beetlejuice e Birdman è in forma smagliante e vale da solo la visione dell'opera.
Peccato solo che il suo insperato ritorno sotto cappa e mantello sia finito qua: il nostro ha fatto ancora in tempo a girare Batgirl e il seguito di Aquaman, ma il primo è stato inspiegabilmente cancellato a riprese praticamente ultimate (con una perdita netta di 90 milioni di dollari!) e nel secondo il suo cammeo è finito sul pavimento della sala di montaggio.

Nel complesso, The Flash risulta comunque uno dei capitoli migliori del DCEU, e rivedere un'ultima volta Wonder Gadot e Batfleck è di per sè una goduria pazzesca.
Tuttavia rimane l'amaro in bocca per quel che il franchise avrebbe potuto essere se gli executive della Warner avessero lasciato mano libera a Zack Snyder, principale artefice dei lungometraggi più riusciti della serie, anziché rovinare il suo lavoro con disastrose scelte produttive.

Probabilmente non vedremo mai i due seguiti di Justice League che il regista di 300 e Rebel Moon aveva pianificato, nonostante il miracoloso precedente dello Snyder's Cut.
Ora la palla è passata a James Gunn - autore della trilogia dei Guardiani della Galassia - che ha deciso di ripartire da zero con un ennesimo, mastodontico reboot.

Gli (e ci) auguriamo ogni bene, ma diciamocela tutta: lo Snyderverso ci mancherà.


[PS: per approfondire l'argomento DCEU, (ri)ascoltatevi l'episodio 8 (Aquaman) e l'episodio 14 (Zack Snyder's Justice League + Wonder Woman 1984) del BOMBCAST, il podcast ufficiale di CINEMA A BOMBA!]


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martedì 12 aprile 2022

RED NOTICE, NON C'È DUO SENZA TRE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2021
118'
Regia: Rawson Marshall Thurber
Con: Dwayne "The Rock" Johnson, Ryan Reynolds, Gal Gadot, Ritu Arya, Chris Diamantopoulos, Ed Sheeran.


Un duro agente speciale (The Rock) dà la caccia ad uno scaltro trafugatore di opere d'arte (Reynolds).
Ma, per un equivoco, l'Interpol arresta entrambi e li fa rinchiudere in un carcere russo di massima sicurezza.

I due sono costretti ad allearsi ed evadere, ma sulla loro strada incrociano un'altra misteriosa e famigerata ladra (Gadot).
Obiettivo del trio? Rintracciare e riunire tre "uova" tempestate di gemme, appartenute alla regina Cleopatra...


Prendete l'ex wrestler The Rock, mettetelo in un contesto che gli sia congeniale (ad esempio una giungla: vedi Viaggio nell'Isola Misteriosa, gli ultimi due Jumanji, Jungle Cruise, ecc...), unitevi un'abbondante dose di Deadpool e un pizzico di Wonder Woman.

Aggiungete una sequela di ambientazioni esotiche (comprese Roma e Sardegna!), un copione che lascia ampio spazio alle improvvisazioni (una su tutte: Johnson che finge di essersi addormentato mentre Reynolds gli sta raccontando la storia della propria vita), una regia briosa che sfrutta ogni centesimo dell'imponente budget a disposizione e... il gioco è fatto.

Produzione di successo targata Netflix (ricordate Enola Holmes?), questa roccambolesca commedia d'azione soffre di un ritmo incessantemente frenetico e di un intreccio non facilissimo da dipanare, ma gode di una buona serie di scenette divertenti e di un trio protagonista da fare invidia alla concorrenza.

E se The Rock e Reynolds interpretano sostanzialmente se stessi, la statuaria Gal Gadot - nonostante uno screen time più ridotto rispetto ai colleghi - non si limita a fare presenza, ma si impegna a dare un minimo di spessore al proprio personaggio.
Per la cronaca: ognuno dei tre attori è stato democraticamente omaggiato di uno stipendio pari a 20 milioni di dollari.

Nonostante più di qualche debito nei confronti di Indiana Jones (i riferimenti diventano espliciti nella sequenza del bunker nazista), il film scorre via piacevolissimo e senza pretese, adatto a tutte le età e per tutte le occasioni.
Da non perdere inoltre il cammeo autoironico del cantante Ed Sheeran nel finale.

Red Notice diventerà un franchise?
Sembrerebbe di sì: forte dell'ottima risposta del pubblico (in poco tempo ha battuto il record di utenze della piattaforma), questo dovrebbe diventare il primo capitolo di una trilogia.

La domanda che in questi casi ci si pone di solito è: i seguiti saranno all'altezza dell'originale?
Risposta: con un cast come questo si possono dormire sonni tranquilli.


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mercoledì 24 marzo 2021

ZACK SNYDER'S JUSTICE LEAGUE, GIUSTIZIA È FATTA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA, 2021
242'
Regia: Zack Snyder
Interpreti: Ben Affleck, Gal Gadot, Henry Cavill, Amy Adams, Ray Fisher, Ezra Miller, Jason Momoa, Willem Dafoe, Jesse Eisenberg, Jeremy Irons, Diane Lane, Connie Nielsen, J.K. Simmons, Ciarán Hinds, Amber Heard, Joe Morton, Ray Porter, Jared Leto, Joe Manganiello, Robin Wright, Billy Crudrup.


La morte di Superman (Cavill) ha risvegliato le scatole madri, potenti manufatti alieni in grado di distruggere interi pianeti, e ciò ha attirato l'attenzione di Steppenwolf (Hinds), generale di una malvagia razza extraterrestre e braccio destro del temibile Darkseid (Porter), che ha intenzione di impossessarsene e di utilizzarle.

Per cercare di fermare i piani di distruzione degli invasori, il miliardario Bruce Wayne (Affleck), nei panni di Batman, chiederà aiuto ad esseri dotati di poteri speciali: l'amazzone Diana Prince/Wonder Woman (Gadot), il tritone umanoide Arthur Curry/Aquaman (Momoa), il velocissimo Barry Allen/Flash (Miller), Victor Stone/Cyborg (Fisher), metà uomo e metà robot e in grado di controllare ogni tecnologia.



2017. Dopo il divisivo Man of Steel, gli incassi deludenti di Batman v Superman, le stroncature della critica riguardo Suicide Squad, la Warner Bros. si trova in difficoltà.

Dopo l'acclamata trilogia del Cavaliere Oscuro targata Christopher Nolan, la concorrenza con la Marvel si è fatta impietosa in termini di riscontri di critica e pubblico.

Insomma, il progettato DC Extended Universe non decolla e la casa di produzione sta ripensando la propria strategia.

Viene trovato un capro espiatorio: Zack Snyder, autore dei primi due film citati, che sta lavorando al seguito di BvS, Justice League.

La pellicola è a buon punto, ma divergenze creative sempre più marcate e un improvviso e drammatico lutto familiare (il suicidio di una delle figlie, Autumn) porteranno il regista ad abbandonare il progetto.

Questo sarà affidato in corsa a Joss Whedon, che aveva diretto per i concorrenti i primi due film degli Avengers e che apporterà tutta una serie di cambiamenti - tagli, scene rigirate, variazioni di trama...

Ma il tono meno cupo, più scanzonato - in buona sostanza, più marvelliano - della Justice League whedoniana non avrà il successo sperato e si risolverà in un mezzo flop e nella richiesta sempre più pressante da parte dei fan di vedere la versione di Zack Snyder.

#ReleaseTheSnyderCut diventerà un hashtag di tendenza sempre più citato e utilizzato, tanto da dar vita ad un vero e proprio movimento social.

Nel frattempo l'universo DC Comics riuscirà a risollevarsi grazie ai successi di Wonder Woman, Aquaman e di Joker (clamoroso Leone d'Oro a Venezia!).

Ma quell'invocazione resterà sempre forte.

E diverrà un boato all'annuncio qualche mese fa e, dopo un hype pazzesco (ce ne siamo occupati nella più seguita - finora - puntata del nostro BOMBCAST), all'uscita (pochi giorni fa) di quella che, dapprima denominata Snyder Cut, verrà poi conosciuta col titolo definitivo di Zack Snyder's Justice League.

Non capita tutti i giorni che ad un regista venga data la possibilità di rimettere mano alla propria creazione per ripristinare montaggio e storia originali, eliminando censure, tagli e interventi degli studios; ma è ancora più raro il fatto è che sia un vasto pubblico a richiederlo.

Chissà se questo tipo di pressione farà scuola e che non vengano in futuro rifatti interni film senza dover per forza ricorrere ai remake...

Detto questo, la risposta che vi starete ponendo è: Ma ne è valsa la pena?


La risposta a nostro avviso è: Sì. Decisamente.

Quella di Whedon era una versione pastrocchiata, sebbene tutto sommato gradevole: la storia avrebbe dovuto essere sviluppata ampiamente, vista la ricchezza di personaggi e situazioni, ma averla compressa in sole due orette l'ha resa piuttosto caotica, confusa e in certi tratti incomprensibile.

Il tono più brillante, le battutine, le situazioni buffe se da una parte alleggerivano la vicenda dall'altra facevano sembrare il film una copia mal riuscita del Marvel Cinematic Universe.

Non è un caso che le scene visivamente migliori non siano quelle rigirate da Whedon, quanto piuttosto quelle di Snyder: di quest'ultimo si potrà dire quel che si vuole, ma non che manchi di un proprio stile riconoscibile.

L'aver riconsegnato il lavoro al buon Zack - che ha utilizzato tutte le scene già girate e poi tagliate in fase di montaggio nella versione di Whedon e che ha dovuto solo rigirarne poche - comporta che esso presenti le evidenti impronte del suo autore.

E quindi: una maniacale costruzione dell'inquadratura, quasi a riproduzione di una tavola fumettistica, con effetti visivi pertanto molto suggestivi; scene piene di particolari e spesso di personaggi, con scenografico uso dello spazio; un maggior senso di solennità e di epos; un'attenzione al volume dei corpi (i protagonisti sono quasi degli dei: il loro fisico deve essere pertanto adeguato), con strizzate d'occhio alla statuaria classica; colonna sonora fracassona ed effetti speciali abbondanti; uso ripetuto del ralenti in funzione virtuosistica; toni cupi, con dovizia di chiaroscuri e sfumati; conseguente poco spazio per scenette di alleggerimento; personaggi tormentati e in balia dei propri demoni interiori, ma caratterizzati da una volontà superomistica...

In ben 4 ore (ricordiamolo: sono così tante solo perché questo film è destinato alle piattaforme streaming: al cinema, al giorno d'oggi, una tale durata è considerata improponibile) egli approfondisce la trama, mette più azione, inserisce nuovi personaggi (non tutti in realtà necessari), ne valorizza altri - Cyborg e Flash sono poco più che comparsate nella versione precedente, mentre hanno un ruolo molto incisivo in questa -; addirittura si permette un finale cosiddetto cliffhanger (cioè con un colpo di scena che anticipa il film successivo. Ma in questo caso è difficile, purtroppo, che Justice League abbia un seguito) di grande impatto.

Insomma, questo Snyder Cut diventa così summa del regista e sua opera più ambiziosa, con grande tripudio dei fan adoranti, ma anche dei semplici appassionati del cinema supereroistico.

Un'opera sontuosa e colossale, destinata forse a rimanere un unicuum, la fine di un ciclo.

Ma che apre interessanti prospettive sul futuro del rapporto studios - franchise - fan.

Intanto si sta già diffondendo a macchia d'olio l'hashtag #RestoreTheSnyderVerse...

Chissà...

A questo punto, meglio non sottovalutare il potere di un fandom.


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domenica 24 gennaio 2021

WONDER WOMAN 1984, LA MERAVIGLIA È TORNATA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2020
151'
Regia: Patty Jenkins
Con: Gal Gadot, Chris Pine, Kristen Wiig, Pedro Pascal, Robin Wright, Connie Nielsen, Lynda Carter.


1984. Sono passati alcuni decenni dagli eventi narrati nel primo Wonder Woman.
Diana (Gadot) vive da anni come ricercatrice a Washington, DC.

Ancora in lutto per la morte eroica dell'amato Steve (Pine), si risveglia dalla propria catatonia sociale quando la sua collega nerd Barbara (Wiig) inizia a studiare un antico cristallo.

Trattasi di un potentissimo manufatto in grado di trasformare i desideri in realtà.
I problemi iniziano quando il faccendiere/imbonitore Max (Pascal) ne scopre l'esistenza e ci mette gli occhi sopra...



2013: L'Uomo d'Acciaio.
2016: Batman v Superman e Suicide Squad.
2017: Wonder Woman e Justice League.
2018: Aquaman e Shazam!
2020: Birds Of Prey.

Il DC Extended Universe (o DCEU) - l'interconnesso universo cinematografico diretto concorrente del Marvel Cinematic Universe - soffre da sempre di una vertiginosa altalena qualitativa.

Per questo il ritorno della bruna amazzone, il cui precedente capitolo era stato riconosciuto dalla critica unanime come un capolavoro (noi stessi lo avevamo inserito nella Top 10 dei migliori film del decennio), ha creato un'enorme aspettativa.

Il successo commerciale non si è fatto attendere: Wonder Woman 1984 ha polverizzato in un lampo il record di utenze sulla piattaforma streaming della HBO e - considerata la pandemia in atto - si sta rivelando un trionfo al botteghino.



Un'accoglienza ben più tiepida è arrivata invece dalla stampa specializzata: molti hanno apprezzato la spettacolarità, i riferimenti affettuosi agli anni 80 (a tratti sembra Stranger Things senza mostri) e la carismatica presenza della sempre splendida Gal Gadot, ma criticato la scarsa originalità, l'eccesso di cliché e l'interpretazione poco convincente di Kristen Wiig.

Giudizio che condividiamo solo in parte.
Come avevamo intuito recensendone il trailer, WW84 è una delle pellicole dell'anno: epica, commovente, straordinariamente umana e umanista.

"Wonder" Gadot è da Oscar: la diva israeliana - pagata 33 volte di più rispetto al primo film! - si carica l'intero lungometraggio sulle spalle e illumina di un'aurea dorata ogni sequenza in cui appare, spremendo ogni goccia del proprio talento atletico e recitativo.
Che piaccia o meno, è lei l'attrice del momento.

Chris Pine si ritaglia invece il ruolo di (geniale) spalla comica: le sue scenette con Gal sono i momenti più genuinamente divertenti.
Peccato solo che compaia relativamente poco.



Per quanto concerne i cattivi, Pascal batte la Wiig 3 a 0.
Per la sua interpretazione dell'avido Maximilian Lord, il protagonista di The Mandalorian si è basato sul Michael Douglas di Wall Street, che a sua volta aveva già ispirato Leonardo DiCaprio in The Wolf of Wall Street.
Una performance molto sopra le righe, alla Nicolas Cage, che mette in ombra quella della sua collega, inficiata da un personaggio troppo poco a fuoco.

Da segnalare anche un cammeo da applausi: quello post-credits di Lynda Carter, la Wonder Woman della serie tv degli anni 70 che in anni recenti avevamo già rivisto in un episodio di Supergirl.

Sulla prevedibilità dell'intreccio narrativo ci pare ingiusto esprimere un giudizio negativo: pur sempre di un film supereroistico si tratta.
Anche perché il difetto è ampiamente bilanciato dalla scattante direzione di Patty Jenkins, probabilmente la migliore regista in circolazione dopo Kathryn Bigelow.

In attesa di rivedere la nostra eroina preferita nell'attesissimo Zack Snyder's Justice League, possiamo rallegrarci di questo ritorno di forma delle produzioni DC/Warner.

Bentornata Diana.
Bentornato Snyderverso.


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venerdì 18 dicembre 2020

BOMBCAST: EP. 014 - INTO THE SNYDERVERSE! JUSTICE LEAGUE + WONDER WOMAN 1984 (TRAILER)

Zack Snyder dirige Batfleck e Wonder Gadot (clicca sull'immagine per ascoltare/scaricare il file). 


BACK TO DA BOMB!!!
Dopo una lunga pausa, ecco il ritorno del BOMBCAST, il podcast associato al nostro blog!

In questo nuovo episodio parliamo delle prossime uscite del DC Extended Universe (per gli amici DCEU), l'universo cinematografico dedicato a Batman, Superman e compagnia, nonché Diretto Concorrente del Marvel Cinematic Universe).

Per la precisione, recensiamo i trailer di:
- Zack Snyder's Justice League, chiaccheratissimo director's cut del controverso - ma non disprezzabile - Justice League;
- Wonder Woman 1984, secondo capitolo "solista" dedicato alla mitica eroina amazzone Wonder Woman.

Volete saperne di più? Scaricate e/o ascoltate il file audio cliccando sulla foto in alto!
Buon divertimento e alla prossima puntata!


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mercoledì 29 novembre 2017

JUSTICE LEAGUE, NON É LA MARVEL

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2017
120'
Regia: Zack Snyder
Interpreti: Ben Affleck, Gal Gadot, Ezra Miller, Jason Momoa, Ray Fisher, Amy Adams, Jeremy Irons, Diane Lane, J.K. Simmons, Connie Nielsen, Ciarán Hinds, Joe Morton, Billy Crudup, Amber Heard, Henry Cavill.


Superman è morto.
La criminalità e la sfiducia della popolazione civile sono in crescita, a Gotham come a Metropolis.

Le preoccupanti apparizioni dei Parademoni anticipano la venuta del temibile Steppenwolf (Hinds), bramoso di mettere le mani sui 3 cubi del potere che gli permetterebbero di riportare l'umanità all'età della pietra.

Batman (Affleck) decide di mettere insieme una squadra per affrontare la minaccia: l'amazzone Wonder Woman (Gadot), il re degli abissi Aquaman (Momoa), il velocista Flash (Miller) e il metaumano Cyborg (Fisher).






Prendiamo una scena, una di quelle apparentemente slegate da un contesto.

Siamo in un imprecisato e freddo villaggio del Nord (le riprese sono state fatte in Islanda).
Il gigantesco hipster Aquaman, durante la tempesta, si toglie la camicia mostrando una muscolatura possente e vistosi tatuaggi che gli coprono buona parte del petto depilato, tracanna un'intera bottiglia di whiskey come se fosse acqua, getta platealmente la bottiglia per terra, si avvia spavaldo verso il mare impetuoso e senza pensarci due volte si tuffa virilmente tra le onde.

Sembra la pubblicità di un profumo per uomo, ma in fondo è la chiave di lettura per interpretare questo nuovo film firmato Zack Snyder (e in parte Joss Whedon - sì, proprio il regista dei "rivali" Avengers! - chiamato per supervisionare la post-produzione dopo un grave lutto che ha colpito il collega e a dirigere alcune scene aggiuntive): c'è un sicuro effetto scenico, ma c'è anche epicità, machismo.
E tanta auto-ironia.

Mentre Batman v Superman: Dawn of Justice era stato considerato troppo pomposo e serioso (ma noi, come potete leggere, non abbiamo condiviso le stroncature piovute addosso al kolossal snyderiano) e il successivo Suicide Squad risultava un goffo tentativo di correggere il tiro, la Warner Bros. aveva trovato la formula giusta con Wonder Woman.

Justice League continua sulla stessa scia di WW, presentando sì i tópoi dei film supereroistici, ma anche - prendendo spunto dai tanti successi della Marvel - momenti scanzonati e di alleggerimento.

Possiamo allora dire: "Justice League... assemble?!?"

Non proprio.
Perché se è chiaro che il supergruppo rappresenta il corrispettivo DC degli Avengers, è altrettanto vero che possiede caratteristiche che lo rendono unico.

Volendo divertirsi a fare il gioco delle corrispondenze, Flash sarebbe Spider-Man, in quanto personaggio "comico"; Superman, Capitan America, come leader tutto di un pezzo; Batman, Iron Man, come playboy ricco e tormentato; Aquaman, Thor, per la fisicità; Cyborg potrebbe essere Visione in quanto essere "elettronico".

Ma Wonder Woman?
L'eroina più famosa dei fumetti è... unica! Il fatto che un personaggio femminile sia centrale nella narrazione e riconosciuto dagli altri componenti come autorevole e degno della leadership - non ce ne voglia Scarlett Johansson, ma la sua Vedova Nera risulta in confronto piuttosto sciapa - è qualcosa di piuttosto insolito nel mondo del cinema, specie quello supereroistico.

Certo, aiuta che l'Amazzone sia stata protagonista assoluta di un film a lei dedicato, baciato da ottimi riscontri di critica e pubblico, e che Gal Gadot abbia una notevole presenza scenica; ma la differenza con l'universo Marvel (a forte impronta maschile) si fa comunque sentire.

Poi c'è l'appeal di due tra i più famosi personaggi dell'affollato e variegato mondo dei fumetti, personaggi che nonostante il tempo che passa - Superman è stato creato nel 1933, Batman 6 anni dopo - continuano ad avere legioni di fan, anche grazie a numerose trasposizioni cinematografiche.

Con particolare riferimento all'Uomo Pipistrello, chi non ha apprezzato la trilogia diretta da Christopher Nolan?
Chi non è rimasto stupefatto dall'immaginario di Tim Burton in Batman e Batman- Il Ritorno?

In proposito, Justice League segna tra le altre cose il clamoroso ritorno del compositore Danny Elfman, già autore delle musiche del dittico burtoniano.
Un recupero vintage sottolineato dalla ripresa del tema del film dell'89 nella sequenza di apertura, che oltretutto omaggia esplicitamente la prima apparizione del Cavaliere Oscuro sul grande schermo.

Più controverso potrebbe essere quello che noi consideriamo come un altro punto di forza: la regia di Zack Snyder.






Lasciateci spezzare una lancia in suo favore.
Insultato e deriso dalla stragrande maggioranza dei critici cinematografici (praticamente tutti), il regista del Wisconsin secondo noi è uno dei più rigorosi adattatori di fumetti e graphic novel che ci siano in circolazione, per lo meno dal punto di vista visivo.

Le scene ricche di dettagli sono costruite in modo maniacale e sembrano uscite dalle tavole di un albo: i colori sono vividi, i contorni netti, le pose plastiche.
Lo avevamo notato già con 300, L'Uomo d'Acciaio e Batman v Superman, ma anche in questo nuovo capitolo molte scene sembrano "disegnate".

Una su tutte, quella - quasi immobile - nella quale Flash si lancia nel vuoto per aiutare Wonder Woman a recuperare la spada potrebbe essere opera di Jim Lee (non a caso co-autore della serie a fumetti che ha ispirato questo film) o di un altro artista di punta della DC.
Per noi si tratta di un pezzo di gran virtuosismo registico.

Indiscutibile è invece la sceneggiatura, briosa e brillante, approntata da Chris Terrio - che aveva vinto l'Oscar nella categoria nel 2013 per Argo e successivamente contribuito al copione di BvS - con l'apporto, probabilmente incisivo, del già citato Joss Whedon.

Azzeccati gli attori.
Se da un lato Gal Gadot, come abbiamo detto, è perfetta e in grado da sola di bucare lo schermo, dall'altro Ben Affleck si conferma il miglior Uomo Pipistrello dai tempi di Michael Keaton.
Di Henry Cavill, poi, non si può dire che gli manchi il physique du rôle per impersonare Superman.

I nuovi ingressi se la cavano bene: Ezra Miller (già visto in Animali Fantastici e Dove Trovarli, ricordate?) è divertente e offre un'interpretazione di Flash molto diversa da quella della serie tv dedicata al personaggio; Jason Momoa (Khal Drogo in Game of Thrones) è una buona scelta nel ruolo di Aquaman; Ray Fisher come Cyborg è adeguato, benché un po' in secondo piano.

Abbiamo poi un nuovo Commissario Gordon.
A prendere il posto del Gary Oldman della Trilogia firmata Christopher Nolan non è stato chiamato un attore qualsiasi, bensì J.K. Simmons, il J.J. Jameson dello Spider-Man di Sam Raimi e meritatissimo Premio Oscar per Whiplash.
Ottima scelta.

I confermati Jeremy Irons, Diane Lane e Amy Adams sono come sempre bravissimi, anche se avremmo preferito che almeno quest'ultima avesse più spazio.
Più in sordina invece Ciarán Hinds, costretto a dar voce a un cattivo troppo prevedibile e stereotipato.

Eh già, la rappresentazione dei cattivi è purtroppo uno dei Talloni di Achille del DC Extended Universe: pensavamo che il Doomsday di BvS - che sembrava uscito direttamente da un adattamento tolkeniano (la serie firmata Peter Jackson deve piacere molto a Snyder, perché anche la sequenza della battaglia con le Lanterne Verdi pare presa di peso da Il Signore degli Anelli...) - e la pessima Incantatrice di Suicide Squad fossero semplici incidenti di percorso, ma ahinoi...

Speriamo nel Deathstroke di Joe Manganiello (corrispettivo "serio" dello spassoso Deadpool marveliano), che compare a sorpresa nell'ultimissima scena post credits a fianco di Lex Luthor (Jesse Eisenberg).

Tra i delusi possiamo annoverare anche... i fan dei gilet!
In BvS li indossavano praticamente tutti, mentre questa volta resiste il solo Bruce Wayne/Ben Affleck (che comunque li porta con stile, dobbiamo ammettere).

Insomma, a parte i gilettari, non lasciatevi influenzare da critici mugugnoni e prevenuti o fan duri e puri: Justice League è un prodotto di intrattenimento senza eccessive ambizioni autoriali, ma gradevole e visivamente stuzzicante.
Il tipico film che si va a vedere volentieri al cinema con gli amici.

In definitiva, meglio quindi gli Avengers o la Justice League?

La parola ora spetta a voi, cari lettori.





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mercoledì 14 giugno 2017

WONDER WOMAN, L'EROINA CHE CERCAVAMO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2017
141'
Regia: Patty Jenkins
Interpreti: Gal Gadot, Chris Pine, Robin Wright, Danny Huston, David Thewlis, Connie Nielsen, Elena Anaya, Saïd Taghmaoui, Lucy Davis, Zack Snyder.


In un'isola felice vivono le Amazzoni, donne guerriere create da Zeus e guidate dalla regina Ippolita (Nielsen).

Costei ha una figlia, Diana (Gadot), indocile e coraggiosa, allenata nel combattimento fin dalla tenera età dalla zia Antiope (Wright), comandante dell'esercito.

Il mondo idilliaco nel quale vive la ragazza è sconvolto un giorno dall'ammaraggio del capitano Steve Travor (Pine), che sta combattendo la Prima Guerra Mondiale come spia al servizio degli Stati Uniti, in fuga dopo aver trafugato i piani di una nuova e terribile arma chimica progettata da una scienziata chiamata Dottor Poison (Anaya) per conto dello spietato Generale Ludendorff (Huston).

Toccata dalla carneficina in corso, Diana, convinta che dietro a tutta questa violenza ci sia lo zampino nientemeno che di Ares, dio della guerra, decide di partire per il fronte con l'obiettivo di fermarlo.

Qui nascerà la leggenda di Wonder Woman.






Ci sono voluti ben 75 anni per vedere la supereroina più famosa del mondo - creata da William Moulton Marston nel 1941 per la DC Comics - sul grande schermo, e uno in più per una pellicola imperniata su di lei.
Per di più diretta da una donna!

L'arrivo nelle sale di Wonder Woman non poteva avvenire in un momento più propizio: il mondo di Hollywood, superate le polemiche sugli "Oscar so white", sta affrontando da mesi la questione delle donne nell'industria cinematografica.

E ci si è accorti che esse:
- come attrici sono pagate meno dei colleghi maschi;
- non hanno quasi mai ruoli da protagonista e, anzi, il più delle volte sono costrette in compiti di spalla;
- non hanno molte possibilità di dirigere film (figuriamoci un kolossal!).

Pochissime, infatti, le registe che riescono ad emergere; ancora meno quelle che ricevono riconoscimenti internazionali - Kathryn Bigelow è l'unica ad aver mai vinto un Oscar per la regia (nel 2010, per The Hurt Locker), Sofia Coppola (lo abbiamo visto recentemente) è solamente la seconda donna ad essersi aggiudicata il premio per la migliore regia al Festival di Cannes, dove la sola ad aver vinto la Palma d'Oro è Jane Campion (nel 1993, per Lezioni di Piano), mentre a Venezia il Leone d'Oro l'hanno vinto quattro signore e il premio per la regia solo una.

Non parliamo poi dei film bellici e d'azione: l'autrice di Point Break è un caso isolato, ma rare sono anche le attrici in ruoli pivotali: tra queste, la Jessica Chastain di Zero Dark Thirty (ancora firmato Bigelow) e la Charlize Theron di Mad Max: Fury Road.

Quando venne annunciato che Warner Bros. e Dc Entertainment avrebbero affidato un progetto a budget elevato riguardante la supereroina per eccellenza ad una donna - e per di più una con un'esperienza abbastanza limitata alle spalle (qualche puntata di serie Tv; un solo lungometraggio, il pur apprezzato Monster che valse proprio alla Theron l'Oscar per la migliore attrice nel 2004) - la curiosità salì alle stelle.
Wow: così tante novità in un colpo solo!

Sulle spalle di Patty Jenkins, però, non c'era solo il peso di rappresentare il proprio genere, ma anche quello di risollevare le sorti del franchise DC Comics dopo il mezzo - immeritato, secondo noi - flop di Batman v Superman: Dawn of Justice (storico esordio di Wonder Woman) e il passo falso di Suicide Squad.

Azzardo riuscito?
Possiamo dire di sì: gli incassi sono al momento molto buoni e la critica, soprattutto quella d'Oltreoceano, questa volta non ha storto il naso.

Noi possiamo aggiungere che, nonostante scene iperboliche e piuttosto inverosimili e una trama un po' sconclusionata, il prodotto finale in effetti è godibile: suggestiva l'ambientazione durante la Grande Guerra, ottimo ritmo, ironia e momenti di alleggerimento ben calibrati e inseriti nella vicenda (corretta finalmente la grave carenza dei predecessori nei confronti dei rivali della Marvel), effetti speciali non approssimativi, una regia sicura e attenta ai dettagli.

Continuiamo a tenere d'occhio la Jenkins: lei e Jennifer Kent (l'autrice di Babadook) potrebbero essere l'avanguardia di una generazione di cineaste non intrappolate nella gabbia del cinema d'autore e capaci di dirigere un'opera mainstream.

E poi c'è Gal Gadot, che nell'immaginario collettivo ha ormai preso il posto di Lynda Carter, protagonista della popolare serie Tv anni Settanta.

Alcuni Paesi a maggioranza musulmana hanno boicottato il film solo perché l'attrice è israeliana.
Peggio per loro: l'ex soldatessa e modella ha fatto valere i suoi trascorsi, dando al personaggio bellezza, eleganza, grazia e, senza perdere femminilità, anche forza e determinazione.

E ha rovesciato il cliché secondo il quale è la donzella in pericolo ad essere immancabilmente salvata dall'eroe di turno: questa volta l'"uomo forte" è una donna, mentre la parte della "fanciulla" tocca al personaggio di Chris Pine (ben lontano dalla sua ruvida interpretazione in Hell or High Water).

Finalmente: a fianco di tanti giustizieri maschi e forti ora si inserisce anche una donna energica, carismatica, sveglia e ironica, in grado di dare filo da torcere a qualsiasi uomo prepotente e arrogante.

Un modello (ideale, ovviamente) per ogni ragazza, ma non solo.

Il mondo dei supereroi cinematografici aveva bisogno di una grossa novità.
Il mondo dei supereroi cinematografici aveva bisogno di Wonder Woman.

E ora che c'è, prepariamoci a sentir parlare sempre di più di girl power.




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domenica 10 aprile 2016

BATMAN V SUPERMAN: DAWN OF JUSTICE, L'ALBA DEI SUPER-GILET

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2016
151'
Regia: Zack Snyder
Interpreti: Ben Affleck, Henry Cavill, Gal Gadot, Amy Adams, Jesse Eisenberg, Diane Lane, Laurence Fishburne, Jeremy Irons, Holly Hunter, Kevin Costner, Jason Momoa, Ezra Miller, Ray Fisher, Michael Shannon, Jeffrey Dean Morgan.


Comincia così. La febbre. La rabbia. Il senso di impotenza che rende gli uomini buoni crudeli.

Bruce Wayne/Batman (Affleck) è stato testimone di morte e distruzione causate dalla lotta tra Superman (Cavill) e gli accoliti del Generale kryptoniano Zod (Shannon), senza aver potuto fare nulla per salvare vite umane.

La frustrazione ed il desiderio di vendetta lo porteranno a considerare il superuomo alieno un potenziale nemico dell'umanità: se egli volesse diventare padrone della Terra non avrebbe difficoltà a riuscirci, in virtù della sua forza prodigiosa e dell'aura da semidio.
Lui, così al di sopra di tutto e di tutti.

Lo stesso Clark Kent è tormentato dai dubbi sul proprio ruolo nel mondo e dai sensi di colpa per via delle numerose perdite umane che le sue azioni hanno portato.

Ad aizzare l'uno contro l'altro i due supereroi ci pensano le macchinazioni di un giovane magnate senza scrupoli di nome Lex Luthor (Eisenberg).

Uomo contro Superuomo: chi vincerà?

L'esito sembrerebbe scontato, ma mai sottovalutare la determinazione dell'Uomo Pipistrello:
Dimmi: tu sanguini? Lo farai!

Lo scontro sarà epico e senza esclusione di colpi.

Un'attesa spasmodica, alimentata da anticipazioni goccia-a-goccia.
Una martellante - e un po' invasiva - campagna pubblicitaria.
Furiose polemiche via web sul nuovo interprete del paladino di Gotham City.
La curiosità di vedere uno contro l'altro i due eroi dei fumetti più famosi e popolari al mondo.
L'inevitabile confronto col florido universo Marvel.

Batman v Superman: Dawn of Justice non poteva che essere destinato a grandi incassi iniziali e a discussioni senza fine.

Bisogna ammettere che affidare la cabina di comando ad un regista divisivo come Zack Snyder non ha aiutato la pellicola dinnanzi ai critici, che precedentemente avevano massacrato il suo 300: le recensioni sono state impietose e stanno cominciando ad avere effetto sull'afflusso del pubblico.

Che cosa viene imputato al cineasta del Wisconsin?
Di aver sprecato una storia potenzialmente esplosiva con tutta una serie di gravi errori: l'assenza di ironia e alleggerimenti in una storia fin troppo cupa e violenta, una certa freddezza nella narrazione, la presenza di troppi particolari nelle singole inquadrature, uno sviluppo un po' abborracciato (eppure lo script è firmato da due ottimi sceneggiatori), goffe velleità pseudo-religiose, la scarsa originalità nella rappresentazione del malvagio Doomsday (in effetti sembra uscito dalla saga de Il Signore degli Anelli)...

Beh, su quest'ultimo punto non possiamo ribattere, ma per il resto noi della redazione di CINEMA A BOMBA! siamo rimasti entusiasti di questo Batman v Superman... e voi sapete quanto siamo esigenti!

I due autori del copione - Chris Terrio (Oscar nel 2013 per Argo) e David S. Goyer (co-sceneggiatore del Batman nolaniano e de L'Uomo d'Acciaio) - hanno attinto da diverse fonti fumettistiche importanti, in particolare Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller (riferimento di quasi tutti i film di Batman realizzati finora) e la Justice League nella versione di Jim Lee e Geoff Johns (quest'ultimo figura nei credits come produttore esecutivo), per contribuire a realizzare un'opera unica nel suo genere.

Eh sì, perché BvS è allo stesso tempo un seguito, un reboot e un prequel.
Un seguito del succitato L'Uomo d'Acciaio, riuscito rilancio cinematografico di Superman; un reboot della lunga saga di Batman, con Ben Affleck come nuovo Uomo Pipistrello; un prequel della futura serie dedicata proprio alla Justice League, corrispettivo DC Comics degli Avengers targati Marvel.

Quella orchestrata da Snyder è un'opera complessa, da "leggere" a più livelli, sospesa tra sogno e realtà.
Richiede spettatori non passivi, tanti sono i riferimenti più o meno nascosti, le sottotrame, gli interludi apparentemente fuori contesto.
E tanti sono i personaggi, gli effetti speciali, i dettagli.

Pensiamo che proprio questo sia uno dei punti di forza: è sconsigliato a quanti sono abituati a recarsi al cinema solo per vedere storie esili infarcite esclusivamente di esplosioni e scazzotatte (che comunque non mancano neppure qui).
Non è un caso che il regista/fumettista Kevin Smith - un vero esperto nel settore - abbia affermato che BvS andrebbe visto almeno due volte.

Un altro punto di forza, l'unico che abbia messo d'accordo pubblico e critica, è la scelta geniale di Ben Affleck come Bruce Wayne.
La sua è una prova che ha zittito anche gli haters più ottusi: mascella in evidenza, fisico (fin troppo) scolpito e grinta da vendere, il due volte Premio Oscar (come sceneggiatore di Will Hunting-Genio Ribelle e come produttore di Argo) è senza dubbio il miglior Batman dai tempi di Michael Keaton.

A tenergli degnamente testa è l'attrice/modella/ex soldatessa israeliana Gal Gadot (già vista in Fast & Furious 4, 5 e 6), la prima Wonder Woman a comparire sul grande schermo.
Esordio col botto: il suo personaggio è subito piaciuto per piglio, fascino e coraggio - il suo irrompere in scena col costume in una delle sequenze topiche ha scatenato in molte sale applausi scroscianti e approvazioni - e ora molti aspettano con impazienza la pellicola di cui sarà protagonista assoluta (la stanno girando in parte in Italia).

L'inglese Henry Cavill si conferma una buona scelta per il ruolo di un Clark Kent/Superman, deus ex machina poco deus ma molto tormentato, diviso tra l'amore per le donne della sua vita - la fidanzata Lois Lane (la sempre ottima Amy Adams; ma non potevano darle più spazio?) e la madre Martha (Diane Lane) - e i suoi doveri di supereroe.

Pareri discordi ha generato la personificazione di Lex Luthor da parte di Jesse Eisenberg.
Molto lontano dalle caratterizzazioni che anni or sono avevano dato al personaggio Gene Hackman e Kevin Spacey, la nemesi di Superman è ora un piccolo capellone psicotico e nervosetto.
Il candidato all'Oscar per The Social Network va un po' sopra le righe, ma lo richiede il ruolo: abbiamo finalmente trovato un Lex Luthor machiavellico e senza scrupoli, più aderente all'originale rispetto a quello dei suoi predecessori.

Tra gli attori di contorno, spiccano Laurence Fishburne, Michael Shannon (il già protagonista di Bug e Take Shelter non è che abbia proprio una parte: diciamo che compare) e Jeffrey Dean Morgan (quello di Texas Killing Fields; gli avevamo dedicato anche una scheda, ricordate?).

E poi ben tre Premi Oscar!
Jeremy Irons lo ha vinto nel 1991 per Il Mistero von Bulow. Qui fa Alfred, il compassato maggiordomo tuttofare di casa Wayne.
Holly Hunter è stata premiata nel 1994 per Lezioni di Piano. È la senatrice Finch.
Nella parte del padre putativo di Clark Kent ritroviamo invece Kevin Costner: lui, nel 1991, si era portato a casa le statuette per il miglior film e la migliore regia grazie a Balla coi Lupi.

Senza spoilerare nulla - il sottotitolo Dawn of Justice è abbastanza esplicito - possiamo segnalare anche l'introduzione, in piccoli cammei, dei futuri personaggi che andranno a completare la Justice League: Aquaman (Momoa), Flash (Miller), Cyborg (Fisher).
In futuro avranno dei film dedicati, non preoccupatevi.

All'appello manca solo Lanterna Verde: forse verrà recuperato più avanti, forse invece sta pagando il fiasco della sua pellicola "solista" di qualche anno fa, quando a interpretarlo era stato Ryan Reynolds (l'attore canadese si è rifatto ampiamente col recentissimo Deadpool, come sappiamo).

Tuttavia, BvS non è soltanto l'apripista di una lunga serie, bensì un'opera di intrattenimento molto più ricca delle sue omologhe in quanto a contenuti, temi, argomenti di discussione.
E più ambiziosa, più profonda.

Neghiamo quindi con decisione che a questo film - che rimarrà comunque un capitolo fondamentale nella storia del cinema supereroistico - manchi una vera e propria morale, come qualche critico ha affermato.
La morale c'è, e la prendiamo in prestito da Gigi Proietti, parafrasando il suo sketch del Cavaliere Bianco contro il Cavaliere Nero.

Non importa che tu sia il Joker, il Pinguino, Due Facce, l'Enigmista, Mr. Freeze, Poison Ivy, lo Spaventapasseri, Ra's al Ghul, Bane, Lex Luthor, Doomsday o addirittura Superman.

Tu ar Cavaliere Oscuro nun je devi rompe' er ca...!
Sennò son dolori (e i personaggi sopra citati ne sanno qualcosa).

[Curiosità finale: avete notato il curioso proliferare di gilet nel corso del film? Ne indossa uno praticamente ogni personaggio, o quasi.
Che ciò sia un vezzo del costumista Michael Wilkinson, una semplice casualità o che invece sottenda qualcos'altro lo lasciamo decidere a voi...]

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