CINEMA A BOMBA!

lunedì 10 settembre 2018

VENEZIA 2018. NETFLIX PUO' DIRE "GRAZIE ROMA!"

Dall'alto: Alfonso Cuarón con il Leone d'Oro ricevuto per Roma; Willem Dafoe con la Coppa Volpi vinta per il ruolo di Vincent Van Gogh in At Eternity's Gate di Julian Schnabel; Olivia Colman (The Favourite) con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile; il regista greco di The Favourite Yorgos Lanthimos con il Leone d'Argento Gran Premio della Giuria. 


Guillermo del Toro non si è fatto influenzare dai mugugni che avrebbero potuto piovergli addosso nel caso avesse fatto vincere un suo amico.

E così il Leone d'Oro della settantacinquesima edizione della Mostra del Cinema è andato al film che, a detta di critica e pubblico, avrebbe maggiormente meritato di aggiudicarsi il riconoscimento più prestigioso: Roma, intensa opera semi-autobiografica in bianco e nero diretta da Alfonso Cuarón (che a Venezia aveva già portato Gravity nel 2013, che gli aveva fruttato un Oscar per la migliore regia - primo messicano nella storia dell'Academy - nel 2014).

La vittoria della pellicola ambientata a Città del Messico va tuttavia al di là delle mere statistiche e si pone ad uno snodo cruciale nella storia del cinema.

È infatti la prima volta in assoluto che ad aggiudicarsi il riconoscimento più importante di un festival cinematografico prestigioso è un film prodotto dalla piattaforma digitale Netflix e pensato per lo streaming e per una fruizione a pagamento e in abbonamento piuttosto che per una distribuzione nelle sale cinematografiche.

Il colosso dell'intrattenimento via Internet, bisogna dire, è stato molto coraggioso ad investire anche su prodotti di altissima qualità e la tenacia degli scorsi anni è stata ora ripagata.

Chissà se l'Academy (che decide i Premi Oscar) farà cadere l'ormai anacronistico bando sulle produzioni Netflix - finora rilegate in categorie "minori" - per dar modo a Roma e agli altri di poter concorrere ad armi pari con i rivali delle major hollywoodiane.

Bando che finora resiste invece per il Festival di Cannes; con effetti boomerang, vista la penuria di titoli di richiamo quest'anno e in quelli scorsi.

Un bello smacco per Frémaux & C., arroccati su posizioni ormai conservatrici e in questo caso indifendibili, visto che Netflix si è mostrata disponibile a proiettare nelle sale i suoi film in concorso al Lido - Roma, appunto, 22 July di Paul Greengrass (sulla strage di Utøya) e The Ballad of Buster Scruggs.






Quest'ultimo è un altro fiore all'occhiello della piattaforma: nato come serie in streaming, è diventato un film a episodi - tipo quelli che si facevano in Italia negli anni dai Cinquanta ai Settanta - composto da cortometraggi legati tra loro dall'ambientazione western e diretto nientemeno che dai fratelli Joel e Ethan Coen, che proprio per questo lavoro si sono aggiudicati il premio per la migliore sceneggiatura, battendo una concorrenza piuttosto agguerrita.

Accanto a Cuarón e ai fratelli Coen, altri tre ottimi registi hanno lasciato il Lido con grandi soddisfazioni.

Jennifer Kent, oggetto di vergognose offese sessiste al momento della presentazione del suo The Nightingale, si è portata a casa il Premio speciale della giuria, mentre il suo attore Baykali Ganambarr si è aggiudicato il Premio Mastroianni come migliore attore emergente.

Molti hanno letto queste aggiudicazioni come un atto dovuto nei confronti dell'unica regista donna in competizione, a scapito del reale valore della pellicola; ma noi di CINEMA A BOMBA!, che abbiamo molto apprezzato il suo precedente Babadook, le lasciamo almeno il beneficio del dubbio.

Jacques Audiard ha vinto il Leone d'Argento per la migliore regia per il suo atipico western The Sisters Brothers: un'altra bella soddisfazione per l'autore francese, che nel 2015 aveva avuto la Palma d'Oro al Festival di Cannes.

Uno che un premio se lo aggiudica sempre è Yorgos Lanthimos: dopo Alps, The Lobster e The Killing of a Sacred Deer - rispettivamente migliore sceneggiatura a Venezia 2011, Premio della Giuria a Cannes 2015 e nomina agli Oscar 2017, migliore sceneggiatura a Cannes 2017 - il greco fa centro anche con The Favourite, Leone d'Argento (Gran Premio della Giuria), e Coppa Volpi a una delle sue straordinarie protagoniste (non le dive Emma Stone e Rachel Weisz, bensì la meno nota ma non meno brava Olivia Colman).

Noi della redazione siamo entusiasti della Coppa Volpi assegnata per la migliore interpretazione maschile.






Ad aggiudicarsela è stato Willem Dafoe ( Vivere e Morire a Los Angeles, Basquiat, Spider-Man, Grand Budapest Hotel, tra gli altri), che ha convinto tutti nella parte di Vincent Van Gogh in At Eternity's Gate di Julian Schnabel.
Finalmente qualcuno ha riconosciuto il suo grande talento!

Sono rimasti a bocca asciutta anche quest'anno i film italiani - ma tra What You Gonna Do When The World's On Fire di Roberto Minervini, Capri-Revolution di Mario Martone e Suspiria di Luca Guadagnino, solo quest'ultimo ha suscitato interesse fuori dai confini patrii.

Nessun riconoscimento neppure per First Man-Il Primo Uomo di Damien Chazelle, ma solitamente i film che aprono la Mostra non vengono premiati, avendo già ricevuto questo grande onore e una notevole attenzione mediatica.

Ne sentiremo comunque parlare anche nei prossimi mesi, così come di A Star Is Born con Bradley Cooper (anche regista, all'esordio) e Lady Gaga, che però era fuori concorso.

Eh sì, perché come insegnano gli ultimi anni, la corsa verso gli Oscar ormai parte da Venezia.

Nel frattempo da Venezia è partita anche la rivoluzione (targata Netflix) che potrebbe cambiare la storia del cinema.

Gli autori e gli esercenti cinematografici sono molto preoccupati per il futuro delle sale e il trionfo di Netflix ha già suscitato un'alzata di scudi.

Vedremo cosa succederà.

E noi che pensavamo che questa fosse solo un'ottima (e tranquilla) edizione della Mostra del Cinema...




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martedì 28 agosto 2018

VENEZIA 2018. I FILM IN E FUORI CONCORSO

Dall'alto: Ryan Gosling (in primo piano) in First Man-Il Primo Uomo; Dakota Johnson in Suspiria di Luca Guadagnino; Bradley Cooper e Lady Gaga in A Star is Born


Nel Bombcast (il podcast di CINEMA A BOMBA!) avevamo già espresso il nostro entusiasmo per questa 75a edizione della Mostra del Cinema di Venezia che si terrà dal 29 Agosto all'8 Settembre 2018 e che si preannuncia memorabile.

Tanti i titoli interessanti, tanti i nomi di registi e attori attesi al Lido per presentare in concorso, fuori concorso e nelle sezioni collaterali i loro lavori, scelti con cura dal direttore della kermesse Alberto Barbera e dal suo staff.

Tante le cose da dire - ci sono già polemiche, come quella relativa alla scarsissima presenza di cineaste donne nel cartellone (ma che colpa hanno i selezionatori se gli studios non danno fiducia alle donne che si mettono dietro alla macchina da presa?) - ma in attesa che a parlare siano i film, vi abbiamo preparato come ogni anno una piccola ma esaustiva guida sulle opere che potrebbero destare maggiore interesse.

Troverete trailer, trame, curiosità, interviste, niente spoiler e - sorpresa! - la presenza di una nostra vecchia e cara conoscenza.

Pronti a farvi sorprendere?

Ecco a voi il programma!






IN CONCORSO

Il primo uomo (First Man), regia di Damien Chazelle (Stati Uniti d'America) [FILM D'APERTURA], con Ryan Gosling, Claire Foy, Jason Clarke
The Mountain, regia di Rick Alverson (Stati Uniti d'America), con Tye Sheridan, Jeff Goldblum
Doubles Vies, regia di Olivier Assayas (Francia), con Guillaume Canet, Juliette Binoche
The Sisters Brothers, regia di Jacques Audiard (Stati Uniti d'America, Francia, Romania, Spagna), con Joaquin Phoenix, John C. Reilly, Jake Gyllenhaal, Riz Ahmed
The Ballad of Buster Scruggs, regia di Joel ed Ethan Coen (Stati Uniti d'America), con Tim Blake Nelson, James Franco, Liam Neeson, Tom Waits, Zoe Kazan, Brendan Gleeson
Vox Lux, regia di Brady Corbet (Stati Uniti d'America), con Natalie Portman, Jude Law
Roma, regia di Alfonso Cuarón (Messico)
22 July, regia di Paul Greengrass (Norvegia, Irlanda)
Suspiria, regia di Luca Guadagnino (Italia), con Dakota Johnson, Tilda Swinton, Mia Goth, Chloë Grace Moretz
Werk ohne Autor, regia di Florian Henckel von Donnersmarck (Germania), con Tom Schilling, Paula Beer
The Nightingale, regia di Jennifer Kent (Australia), con Aisling Franciosi, Sam Claflin
The Favourite, regia di Yorgos Lanthimos (Stati Uniti d'America), con Olivia Colman, Emma Stone, Rachel Weisz, Nicholas Hoult, Joe Alwyn
Peterloo, regia di Mike Leigh (Regno Unito), con Rory Kinnear
Capri-Revolution, regia di Mario Martone (Italia, Francia), con Marianna Fontana, Eduardo Scarpetta, Donatella Finocchiaro
What You Gonna Do When the World's on Fire?, regia di Roberto Minervini (Italia, Stati Uniti d'America)
Napszállta (Sunset), regia di László Nemes (Ungheria)
Frères Ennemis, regia di David Oelhoffen (Francia, Belgio), con Matthias Schoenaerts
Nuestro tiempo, regia di Carlos Reygadas (Messico, Francia, Germania, Danimarca, Svezia)
At Eternity's Gate, regia di Julian Schnabel (Stati Uniti d'America, Francia), con Willem Dafoe, Rupert Friend, Oscar Isaac, Mads Mikkelsen, Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner, Niels Arestrup
Acusada, regia di Gonzalo Tobal (Argentina, Messico)
Zan (Killing), regia di Shin'ya Tsukamoto (Giappone)






FUORI CONCORSO
Lungometraggi

A Star Is Born, regia di Bradley Cooper (Stati Uniti d'America), con Lady Gaga, Bradley Cooper, Sam Elliott
Una storia senza nome, regia di Roberto Andò (Italia, Francia), con Micaela Ramazzotti, Renato Carpentieri, Laura Morante, Alessandro Gassmann
Les Estivants, regia di Valeria Bruni Tedeschi (Francia, Italia), con Valeria Bruni Tedeschi, Pierre Arditi, Valeria Golino, Riccardo Scamarcio
Mi obra maestra, regia di Gastón Duprat (Argentina, Spagna)
A Tramway in Jerusalem, regia di Amos Gitai (Israele, Francia), con Mathieu Amalric, Pippo Delbono
Un peuple et son roi, regia di Pierre Schoeller (Francia, Belgio), con Gaspar Ulliel, Louis Garrel
La quietud, regia di Pablo Trapero (Argentina), con Bérénice Béjo, Edgar Ramirez
Dragged Across Concrete, regia di S. Craig Zahler (Canda, Stati Uniti d'America), con Mel Gibson, Vince Vaughn
Ying (Shadow), regia di Zhang Yimou (Cina)

Documentari

A Letter To A Friend In Gaza, regia di Amos Gitai (Israele)
Aquarela, regia di Victor Kossakovsky (Regno Unito, Germania)
El Pepe, una vida suprema, regia di Emir Kusturica (Argentina, Uruguay, Serbia), con Pepe Mujica
Process, regia di Sergei Loznitsa (Paesi Bassi)
Carmine Street Guitars, regia di Ron Mann (Canada)
ISIS, Tomorrow - The Lost Souls of Mosul, regia di Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi (Italia, Germania)
American Dharma, regia di Errol Morris (Stati Uniti d'America, Regno Unito), con Stephen K. Bannon
Introduzione all'oscuro, regia di Gastón Solnicki (Argentina, Austria)
1938 Diversi, regia di Giorgio Treves (Italia)
Ni De Lian (Your Face), regia di Tsai Ming-liang (Taipei Cinese)
Monrovia, Indiana, regia di Frederick Wiseman (Stati Uniti d'America)

EVENTI SPECIALI

The Other Side Of The Wind, regia di Orson Welles (Stati Uniti d'America), con John Huston, Peter Bogdanovich, Oja Kodar, Norman Foster
They'll Love Me When I'm Dead, regia di Morgan Neville (Stati Uniti d'America)

PROIEZIONI SPECIALI

L'amica geniale, regia di Saverio Costanzo (Italia, Belgio)
Il diario di Angela - Noi due cineasti, regia di Yervant Gianikian (Italia)






ORIZZONTI

Sulla mia pelle, regia di Alessio Cremonini (Italia), con Alessandro Borghi, Jasmine Trinca, Max Tortora
Manta Ray, regia di Phuttiphong Aroonpheng (Thailandia, Francia, Cina)
Soni, regia di Ivan Ayr (India)
Ozen, regia di Emir Baigazin (Kazakistan, Polonia, Norvegia)
La noche de 12 años, regia di Alvaro Brechner (Spagna, Argentina, Francia)
Deslembro, regia di Flavia Castro (Brasile, Francia, Qatar)
Anons, regia di Mahmut Fazil Coşkun (Tuchia, Bulgaria)
Un giorno all'improvviso, regia di Ciro D'Emilio (Italia), con Anna Foglietta
Charlie Says, regia di Mary Harron (Stati Uniti d'America), con Carla Gugino
Amanda, regia di Mikhaël Hers (Francia), con Greta Scacchi
Yom adaatou zouli, regia di Soudade Kaadan (Siria, Libano, Francia, Qatar)
L'Enkas, regia di Sarah Marx (Francia), con Sandrine Bonnaire
Tchelovek kotorij udivil vseht, regia di Natasha Merkulova e Aleksy Chupov (Russia, Estonia, Francia)
Kuvumbu tubuh indahku, regia di Garin Nugroho (Indonesia)
Hamchenan ke mimordam, regia di Mostafa Sayyari (Iran)
La profezia dell'armadillo, regia di Emanuele Scaringi (Italia), con Simone Liberati, Laura Morante, Diana Del Bufalo, Claudia Pandolfi, Kasia Smutniak, Adriano Panatta, Vincent Candela [Dalle strisce di Zerocalcare]
Tel Aviv On Fire, regia di Sameh Zoabi (Lussemburgo, Francia, Israele, Belgio)
Jinpa, regia di Pema Tseden (Cina)
Erom, regia di Yaron Shani (Israele, Germania)

SCONFINI

Blood Kin, regia di Ramin Bahrani (Stati Uniti d'America)
Il banchiere anarchico, regia di Giulio Base (Italia)
Il ragazzo più felice del mondo, regia di Gipi (Italia)
Arrivederci Saigon, regia di Wilma Labate (Italia)
The tree of life (Extended cut), regia di Terrence Malick, con Brad Pitt, Jessica Chastain, Sean Penn, Tye Sheridan, Fiona Shaw (Stati Uniti d'America)
L'heure de la sortie, regia di Sébastien Marnier (Francia)
Magic lantern, regia di Amir Naderi (Stati Uniti d'America), con Jacqueline Bisset
Camorra, regia di Francesco Patierno






VENICE VIRTUAL REALITY
In concorso - interattivo

Make noise, regia di May Abdalla (Gran Bretagna)
The unknown patient, regia di Michael Beets (Australia)
Buddy VR, regia di Chuck Chae (Corea del Sud)
Umami, regia di Landia Egal, Thomas Pons (Francia)
Eclipse, regia di Astruc Jonathan, Favre Aymeric (Francia)
The horrifically real virtuality, regia di Marie Jourdren (Francia)
Speres, regia di Eliza McNitt (Stati Uniti d'America, Francia)
A discovery of witches - Hiding in plain sight, regia di Kim-Leigh Pontin (Gran Bretagna), con Teresa Palmer, Matthew Goode
The roaming - Wetlands, regia di Mathieu Pradat (Francia, Gran Bretagna, Belgio)
Kobod, regia di Max Sacker, Ioulia Isserlis (Germania)
Awavena, regia di Lynette Wallworth (Stati Uniti d'America, Brasile, Australia)

In concorso - lineare

Even in the rain, regia di Lindsay Branham (Stati Uniti d'America, Repubblica Centrafricana)
Angelu takais - Trail of Angels, regia di Kristina Buozyte (Lituania, Bielorussia)
X-ray fashion, regia di Francesco Carrozzini (Stati Uniti d'America, Danimarca, India)
Crow: The Legend, regia di Eric Darnell (Stati Uniti d'America), con John Legend, Tye Sheridan, Diego Luna, Oprah Winfrey
Age of sail, regia di John Kahrs (Stati Uniti d'America), con Ian McShane
Mindpalace, regia di Carl Krause, Dominik Stockhausen (Germania)
Ballavita, regia di Gerda Leopold (Austria, Germania)
Borderline, regia di Assaf Machnes (Israele, Gran Bretagna)
Shennong. Taste of illusion, regia di Li Mi, Zheng Wang (Cina)
The great C, regia di Steve Miller (Canada)
L'Île des morts, regia di Benjamin Nuel (Francia)
Home after war, regia di Gayatri Parameswaran, Felix Gaedtke (Iraq, Germania, Stati Uniti d'America)
Made this way: Redifining masculinity, regia di Elli Raynai, Irem Harnak (Francia)
Lucid, regia di Pete Short (Gran Bretagna, Australia)
Wu zhu zhi cheng VR (The last one standing VR), regia di Jiwen Wang, Yang Liu (Cina)
Fresh out, regia di Sam Wey, Fangchao Tao (Cina, Stati Uniti d'America)
1943: Berlin Blitz, regia di David Whelan (Irlanda, Gran Bretagna)
Rooms, regia di Christian Zipfel (Germania)

Fuori concorso

VR_I, regia di Gilles Jobin, Caecilia Charbonnier, Sylvain Chagué (Svizzera)
Battlescar, reia di Nico Casavecchia, Martín Allais (Francia, Stati Uniti d'America), con Rosario Dawson
Arden's wake: Tide's fall, regia di Eugene YK Chung (Stati Uniti d'America), con Alicia Vikander, Richard Armitage
Ghost in the shell: Virtual reality diver, regia di Higashi Hiroaki (Giappone)
Isle of dogs: Behind the scenes (in virtual reality), regia di Paul Raphaël, Félix Lajeunesse (Canada, Gran Bretagna, Stati Uniti d'America), con Bryan Cranston, Bill Murray, Edward Norton, Liev Schreiber, Jeff Goldblum, Scarlett Johansson, Tilda Swinton, Bob Balaban
Kekkon yubiwa monogatary VR (Tales of wedding rings), regia di Sou Kaei (Giappone)
In the cave, regia di Ivan Gergolet (Italia)
Elegy, regia di Marc Guidoni (Francia)
Metro veinte: Cita ciega, regia di Maria Belen Poncio (Argentina)
Selyatagi (Floodplain), regia di Deniz Tortum (Turchia)






SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA
In concorso

The Roundup, regia di Hajooj Kuka (Sudan, Sudafrica, Qatar, Germania)
Adam & Evelyne, regia di Andreas Goldstein (Germania)
Blonde Animals, regia di Alexia Walther e Maxime Matray (Francia)
Still Recording, regia di Saaed Al Batal e Ghiath Ayoub (Siria, Libano, Qatar, Francia)
M, regia di Anna Eriksson (Finlandia)
Saremo giovani e bellissimi, regia di Letizia Lamartire (Italia)
You Have the Night, regia di Ivan Salatic (Montenegro, Serbia)

Eventi speciali fuori concorso

Tumbbad, regia di Rahi Anil Barve e Adesh Prasad (India, Svezia)
Dachra, regia di Abdelhamid Bouchnak (Tunisia)

GIORNATE DEGLI AUTORI
In concorso

Les tombeaux sans noms, regia di Rithy Panh (Francia, Cambogia)
C'est ça l'amour, regia di Claire Burger (Francia)
Continuer, regia di Joachim Lafosse (Belgio, Francia)
Domingo, regia di Clara Linhart e Felipe Barbosa (Brasile, Francia)
Joy, regia di Sudabeh Mortezai (Austria)
José, regia di Li Cheng (Guatemala)
Mafax, regia di Bassam Jarbawi (Palestina, Stati Uniti d'America, Qatar)
Pearl, regia di Elisa Amiel (Svizzera, Francia)
Ricordi?, regia di Valerio Mieli (Italia, Francia)
Three Adventures of Brooke, regia di Yuan Qing (Cina, Malaysia)
Ville Neuve, regia di Felix Oufour-Laperrière (Canada)
Emma Peeters, regia di Nicole Palo (Belgio, Canada)

MIU MIU WOMEN'S TALES

Hello Apartment, regia di Dakota Fanning (Italia, Stati Uniti d'America)
The Wedding Singer's Daughter, regia di Haifaa Al-Mansour (Italia, Stati Uniti d'America)

EVENTI SPECIALI

As We Were Tuna, regia di Francesco Zizola
Dead Women Walking, regia di Hagar Ben-Asher (Stati Uniti d'America)
Goodbye Marilyn, regia di Maria Di Razza (Italia)
Happy Lamento, regia di Alexander Kluge (Germania)
Il bene mio, regia di Pippo Mezzapesa (Italia)
The Ghost of Peter Sellers, regia di Peter Medak (Cipro)
Why Are We Creative?, regia di Hermann Vaske (Germania)

NOTTI VENEZIANE

One Ocean, regia di Anne de Carbuccia (Italia)
I villani, regia di Danieli De Michele (Italia)
L'unica lezione, regia di Peter Marcias (Italia)
Il teatro al lavoro, regia di Massimiliano Pacifico (Italia)

PREMIO LUX

Kona fer í stríð, regia di Benedikt Erlingsson (Islanda, Francia, Ucraina)
Styx, regia di Wolfgang Fischer (Germania, Austria)
Druga strana svega, regia di Mila Turajilić (Serbia, Francia, Qatar)

VENEZIA CLASSICI

Adieu Philippine, regia di Jacques Rozier (Francia, 1962)
L'ascesa (Voskhozhdeniye), regia di Larisa Shepitko (URSS, 1976)
Khesht va Ayeneh, regia di Ebrahim Golestan (Iran,1965)
Morte a Venezia, regia di Luchino Visconti (Italia, Francia, Stati Uniti d'America, 1971)
Il posto, regia di Ermanno Olmi (Italia, 1962)
I gangsters (The Killers), regia di Robert Siodmak (Stati Uniti d'America, 1946)
Contratto per uccidere (The Killers), regia di Don Siegel (Stati Uniti d'America, 1964)
L'anno scorso a Marienbad (L'Année dernière à Marienbad), regia di Alain Resnais (Francia, 1961)
La volpe folle (Koiya koi nasuna koi), regia di Tomu Uchida (Giappone, 1962)
La città nuda (The Naked City), regia di Jules Dassin (Stati Uniti d'America, 1948)
La notte di San Lorenzo, regia dei fratelli Taviani (Italia, 1982)
Il portiere di notte, regia di Liliana Cavani (Italia, 1974)
Nulla sul serio (Nothing Sacred), regia di William A. Wellman (Stati Uniti d'America, 1937)
El lugar sin límites, regia di Arturo Ripstein (Messico, 1978)
A qualcuno piace caldo (Some Like It Hot), regia di Billy Wilder (Stati Uniti d'America, 1959)
La strada della vergogna (赤線地帯, Akasen chitai), regia di Kenji Mizoguchi (Giappone, 1956)
Essi vivono (They Live), regia di John Carpenter (Stati Uniti d'America, 1988)

DOCUMENTARI

The Great Buster, regia di Peter Bogdanovich (Stati Uniti d'America)
Women Making Films: A New Road Movie Through Cinema, regia di Mark Cousins (Regno Unito)
Humberto Mauro, regia di André Di Mauro (Brasile)
Living The Light - Robby Muller, regia di Claire Pijman (Paesi Bassi, Germania)
24/25 il fotogramma in più, regia di Giancarlo Rolandi e Federico Pontiggia (Italia)
Nice Girls Don't Stay For Breakfast, regia di Bruce Weber (Stati Uniti d'America)
Friedkin Uncut, regia di Francesco Zippel (Italia)




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lunedì 30 luglio 2018

BOMBCAST: EP. 006 - VENEZIA 2018

(Clicca sull'immagine per ascoltare/scaricare il file). 


29 Agosto - 20 Settembre 2018.

L'edizione numero 75 della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia si preannuncia spettacolare: è stato annunciato il programma ufficiale e, sì, ci sono grandi titoli e grandi nomi.

Noi della redazione di CINEMA A BOMBA! siamo elettrizzati e pertanto abbiamo deciso di dedicare la sesta puntata del nostro podcast alla kermesse lagunare.

Con l'approssimarsi della Mostra vi faremo conoscere tutti i film in concorso e quelli più interessanti nelle altre sezioni e vi segnaleremo le star che potrebbero sbarcare al Lido.

Nel frattempo, ecco le nostre considerazioni e i nostri commenti preliminari.

Possiamo anticipare che anche quest'anno Venezia ha un cartellone molto più accattivante di quello di Cannes.

L'edizione dell anno scorso era stata memorabile.

Lo sarà anche questa?
Noi pensiamo proprio di sì.

Buon ascolto, fioi!




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mercoledì 14 giugno 2017

WONDER WOMAN, L'EROINA CHE CERCAVAMO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2017
141'
Regia: Patty Jenkins
Interpreti: Gal Gadot, Chris Pine, Robin Wright, Danny Huston, David Thewlis, Connie Nielsen, Elena Anaya, Saïd Taghmaoui, Lucy Davis, Zack Snyder.


In un'isola felice vivono le Amazzoni, donne guerriere create da Zeus e guidate dalla regina Ippolita (Nielsen).

Costei ha una figlia, Diana (Gadot), indocile e coraggiosa, allenata nel combattimento fin dalla tenera età dalla zia Antiope (Wright), comandante dell'esercito.

Il mondo idilliaco nel quale vive la ragazza è sconvolto un giorno dall'ammaraggio del capitano Steve Travor (Pine), che sta combattendo la Prima Guerra Mondiale come spia al servizio degli Stati Uniti, in fuga dopo aver trafugato i piani di una nuova e terribile arma chimica progettata da una scienziata chiamata Dottor Poison (Anaya) per conto dello spietato Generale Ludendorff (Huston).

Toccata dalla carneficina in corso, Diana, convinta che dietro a tutta questa violenza ci sia lo zampino nientemeno che di Ares, dio della guerra, decide di partire per il fronte con l'obiettivo di fermarlo.

Qui nascerà la leggenda di Wonder Woman.






Ci sono voluti ben 75 anni per vedere la supereroina più famosa del mondo - creata da William Moulton Marston nel 1941 per la DC Comics - sul grande schermo, e uno in più per una pellicola imperniata su di lei.
Per di più diretta da una donna!

L'arrivo nelle sale di Wonder Woman non poteva avvenire in un momento più propizio: il mondo di Hollywood, superate le polemiche sugli "Oscar so white", sta affrontando da mesi la questione delle donne nell'industria cinematografica.

E ci si è accorti che esse:
- come attrici sono pagate meno dei colleghi maschi;
- non hanno quasi mai ruoli da protagonista e, anzi, il più delle volte sono costrette in compiti di spalla;
- non hanno molte possibilità di dirigere film (figuriamoci un kolossal!).

Pochissime, infatti, le registe che riescono ad emergere; ancora meno quelle che ricevono riconoscimenti internazionali - Kathryn Bigelow è l'unica ad aver mai vinto un Oscar per la regia (nel 2010, per The Hurt Locker), Sofia Coppola (lo abbiamo visto recentemente) è solamente la seconda donna ad essersi aggiudicata il premio per la migliore regia al Festival di Cannes, dove la sola ad aver vinto la Palma d'Oro è Jane Campion (nel 1993, per Lezioni di Piano), mentre a Venezia il Leone d'Oro l'hanno vinto quattro signore e il premio per la regia solo una.

Non parliamo poi dei film bellici e d'azione: l'autrice di Point Break è un caso isolato, ma rare sono anche le attrici in ruoli pivotali: tra queste, la Jessica Chastain di Zero Dark Thirty (ancora firmato Bigelow) e la Charlize Theron di Mad Max: Fury Road.

Quando venne annunciato che Warner Bros. e Dc Entertainment avrebbero affidato un progetto a budget elevato riguardante la supereroina per eccellenza ad una donna - e per di più una con un'esperienza abbastanza limitata alle spalle (qualche puntata di serie Tv; un solo lungometraggio, il pur apprezzato Monster che valse proprio alla Theron l'Oscar per la migliore attrice nel 2004) - la curiosità salì alle stelle.
Wow: così tante novità in un colpo solo!

Sulle spalle di Patty Jenkins, però, non c'era solo il peso di rappresentare il proprio genere, ma anche quello di risollevare le sorti del franchise DC Comics dopo il mezzo - immeritato, secondo noi - flop di Batman v Superman: Dawn of Justice (storico esordio di Wonder Woman) e il passo falso di Suicide Squad.

Azzardo riuscito?
Possiamo dire di sì: gli incassi sono al momento molto buoni e la critica, soprattutto quella d'Oltreoceano, questa volta non ha storto il naso.

Noi possiamo aggiungere che, nonostante scene iperboliche e piuttosto inverosimili e una trama un po' sconclusionata, il prodotto finale in effetti è godibile: suggestiva l'ambientazione durante la Grande Guerra, ottimo ritmo, ironia e momenti di alleggerimento ben calibrati e inseriti nella vicenda (corretta finalmente la grave carenza dei predecessori nei confronti dei rivali della Marvel), effetti speciali non approssimativi, una regia sicura e attenta ai dettagli.

Continuiamo a tenere d'occhio la Jenkins: lei e Jennifer Kent (l'autrice di Babadook) potrebbero essere l'avanguardia di una generazione di cineaste non intrappolate nella gabbia del cinema d'autore e capaci di dirigere un'opera mainstream.

E poi c'è Gal Gadot, che nell'immaginario collettivo ha ormai preso il posto di Lynda Carter, protagonista della popolare serie Tv anni Settanta.

Alcuni Paesi a maggioranza musulmana hanno boicottato il film solo perché l'attrice è israeliana.
Peggio per loro: l'ex soldatessa e modella ha fatto valere i suoi trascorsi, dando al personaggio bellezza, eleganza, grazia e, senza perdere femminilità, anche forza e determinazione.

E ha rovesciato il cliché secondo il quale è la donzella in pericolo ad essere immancabilmente salvata dall'eroe di turno: questa volta l'"uomo forte" è una donna, mentre la parte della "fanciulla" tocca al personaggio di Chris Pine (ben lontano dalla sua ruvida interpretazione in Hell or High Water).

Finalmente: a fianco di tanti giustizieri maschi e forti ora si inserisce anche una donna energica, carismatica, sveglia e ironica, in grado di dare filo da torcere a qualsiasi uomo prepotente e arrogante.

Un modello (ideale, ovviamente) per ogni ragazza, ma non solo.

Il mondo dei supereroi cinematografici aveva bisogno di una grossa novità.
Il mondo dei supereroi cinematografici aveva bisogno di Wonder Woman.

E ora che c'è, prepariamoci a sentir parlare sempre di più di girl power.




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mercoledì 15 luglio 2015

BABADOOK, MOSTRO NERO DISAGIO VERO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Australia, 2014
89'
Regia: Jennifer Kent
Interpreti: Essie Davis, Noah Wieseman, Daniel Henshall, Hayley McElhinney, Barbara West, Benjamin Winspear.


I've never seen a more terrifying movie than The Babadook. It will scare the hell out of you as it did me.
[Non ho mai visto un film più terrificante di The Babadook. Vi spaventerà a morte come ha fatto con me - William Friedkin]

Che cosa ha spinto il Maestro - uno che se ne intende, avendo diretto cult quali L'Esorcista, Il Salario della Paura e Bug - ad una dichiarazione così entusiastica?
La stessa ragione che ha portato una diva del calibro di Jessica Chastain a scrivere sui social network:
This film owned me. I highly recommend every brilliant, terrifying second. ‪‎Jennifer Kent‬ and ‪Essie Davis‬ are on my list of dream collaborators. [Questo film si è impossessato di me. Ne consiglio caldamente ogni geniale e terrificante secondo. Jennifer Kent e Essie Davis sono nella mia lista dei collaboratori ideali.]
E' una piacevole sorpresa, questo prodotto a basso costo (finanziato in gran parte grazie al crowd-funding tramite la piattaforma Kickstarter), opera prima - se si escludono alcuni corti precedenti, tra i quali Monster del 2005, al quale questo film si ispira - di una regista australiana, la succitata Jennifer Kent.

Passato al Sundance Film Festival del 2014, dopo un successo di passaparola, recensioni lusinghiere, plausi importanti (ricordiamo anche quello di Stephen King), Babadook è uscito finalmente anche in Italia.

Ma veniamo alla trama: dopo sei anni, la povera Amelia non riesce ancora a riprendersi dalla morte dell'amato marito - deceduto in un incidente stradale mentre l'accompagnava in ospedale per partorire - e ha difficoltà a gestire il figlio, che ha seri problemi comportamentali.

Una sera, per farlo addormentare, gli legge un libro pop-up trovato misteriosamente in casa che parla di un mostro spaventoso e minaccioso, Mister Babadook (lo avete notato? L'anagramma di "Babadook" è "a bad book"...).
Da quel momento le vite della madre e del bambino non saranno più le stesse.

Attenzione: non si tratta del solito horror pieno di effettacci, colpi di scena che vi fanno balzare dalla sedia, sangue, morti, immagini crude.

È vero, il mostro c'è.
E sembra uscito da un vecchio film in bianco e nero: infatti ha una faccia che sembra quella di Conrad Veidt in L'Uomo Che Ride di Paul Leni del 1928 e un corpo simile a quello allampanato di Max Schreck nel Nosferatu di Friedrich Wilhelm Murnau del 1922 (già preso a modello da Tim Burton in Batman-Il Ritorno).
Insomma, un uomo nero insidioso che vive e si muove nell'oscurità, un babau che nessun bambino vorrebbe trovare sotto il letto o dentro ad un armadio.

Ed è vero: la tensione è resa (benissimo) in modo classico da un montaggio e da inquadrature che costruiscono un senso di attesa, da contrasti luce/ombra molto suggestivi che ricordano quelli utilizzati dai maestri dell'espressionismo tedesco (citati in più occasioni), da scricchiolii e rumori inquietanti.

Ma l'aver immesso questi elementi nel contesto di una vicenda già di per sé drammatica è ciò che distingue questa dalle altre pellicole di genere.
Una vicenda trattata con tatto e sensibilità, non in modo superficiale, che parla di abbandono, solitudine, rapporti tra una madre esaurita ed il figlio problematico, difficile elaborazione di un lutto terribile e sempre vivo, emarginazione, disagio.
E probabilmente non è un caso che regista e protagonista siano due donne.

Il risultato è quello di suscitare un senso di inquietudine profonda nello spettatore, grazie alle atmosfere e al coinvolgimento emotivo della storia, accentuato da sequenze oniriche e orrorifiche (come quella dello zapping in Tv, dove tra l'altro appaiono sequenze di I Tre Volti della Paura di Mario Bava) e da primi piani dell'espressiva e bravissima attrice teatrale Essie Davis.

Insomma, Jennifer Kent ha fatto un'opera notevole e originale, spiazzante perfino nell'insolito finale.
Speriamo che il suo talento e la sua immaginazione non vadano dispersi in futuro.

Nel frattempo, merita di godersi i complimenti.

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