CINEMA A BOMBA!

lunedì 19 gennaio 2026

I DOC: FRIEDKIN UNCUT, IL MAESTRO SALE IN CATTEDRA

Il Maestro presenta Friedkin Uncut a Venezia (clicca sulla foto per guardare il trailer). 

Italia, 2018
106'
Regia: Francesco Zippel
Con: William Friedkin, Damien Chazelle, Wes Anderson, Matthew McConaughey, Juno Temple, Gina Gershon, Francis Ford Coppola, William Petersen, Michael Shannon, Walter Hill, Edgar Wright, Quentin Tarantino.


I documentari su William Friedkin non sono mai abbastanza, e quello che vi stiamo recensendo è uno dei più intriganti, divertenti e completi a lui dedicati.
Ha un'altra particolarità: è una produzione... italiana!

Il Maestro ha avuto nei suoi ultimi anni un legame particolarmente stretto col Belpaese, a partire dalla sua prima partecipazione alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2011, quando presentò in concorso Killer Joe e avemmo l'onore di incontrarlo e di diventare - come lui stesso ci avrebbe successivamente appellato - i suoi "italian friends".

In seguito, Billy sarebbe tornato in Italia a più riprese: al Lido per ricevere il meritatissimo Leone d'Oro alla carriera o per le anteprime dei suoi lavori successivi (l'ultima, purtroppo postuma, è stata quella di The Caine Mutiny Court-Martial nel 2023); a Firenze e Torino per dirigere opere liriche; a Roma per conoscere e intervistare l'esorcista del Vaticano, Padre Gabriele Amorth.

Proprio a questo incontro nella Capitale, da cui scaturì una memorabile cronaca pubblicata da Vanity Fair, è legato il nome dell'autore del film che vi stiamo recensendo.
Zippel è probabilmente il "Francesco" che Friedkin nomina nell'articolo come suo accompagnatore ed interprete; di certo è lo stesso che viene accreditato come line producer nel documentario che il nostro realizzò da quell'esperienza, The Devil and Father Amorth.

In Friedkin Uncut - proiettato in anteprima a Venezia 2018 - la carriera del cineasta di Chicago viene ripercorsa in ordine per lo più cronologico e lineare, in modo succinto ma esaustivo; a filmati di repertorio si alternano interviste ad amici, attori, colleghi, estimatori; le parti migliori sono però gli interventi dello stesso Billy dalla sua casa di Bel-Air.

Da grande oratore qual era, il Maestro gigioneggia a tutto vapore, si lancia in ardite considerazioni filosofiche e col suo umorismo caustico strappa spesso una risata.
Il risultato è un documento accorato e sincero che pende verso l'agiografia, il ritratto di un uomo di spettacolo larger than life che potrebbe durare tranquillamente il doppio e non risulterebbe noioso né pesante.

Diciamo la verità: si potrebbe ascoltare William Friedkin per ore perché parla di cinema meglio di chiunque altro; quanto manca la sua presenza autorevole oggi!
Consigliato non solo ai suoi fan, ma a tutti i cinefili degni di questo nome.


[PS: se voleste approfondire, qui sotto trovate una filmografia parziale del Maestro in ordine cornologico; cliccate sui link per guardare i trailer e soprattutto leggere le nostre recensioni!]

1971 - Il Braccio Violento della Legge.
1973 - L'Esorcista.
1977 - Il Salario della Paura.
1985 - I Serprenti della Notte.
1985 - Vivere e Morire a Los Angeles.
1986 - C.A.T. Squad.
1988 - C.A.T. Squad: Python Wolf.
1990 - L'Albero del Male.
1992 - Segno di Morte.
1995 - Jade.
1998 - Ce Que Je Sais.
2006 - Bug.
2011 - Killer Joe.
2017 - The Devil and Father Amorth.
2023 - The Caine Mutiny Court-Martial.


Etichette: , , , , , , , , , , ,

giovedì 31 ottobre 2024

I CLASSICI: OPERA, L'INVASIONE DEGLI ULTRACORVI

Dario Argento abbracciato da William Friedkin
(clicca sulla foto per vedere il trailer di Opera). 

Italia, 1987
107'
Regia: Dario Argento
Interpreti: Cristina Marsillach, Umberto Barberini, Ian Charleson, Daria Nicolodi, Michele Soavi, Dario Argento (non accreditato).


Una giovane soprano è la protagonista di un allestimento del Macbeth di Verdi, che si dice porti sfortuna.
Infatti, un killer sadico tormenta la compagnia uccidendone alcuni membri.

La ragazza dovrà sfuggire alle attenzioni del maniaco, che sembra voler renderla partecipe dei suoi delitti, e al contempo cercare di scoprirne l'identità...


"Per me il più interessante regista di horror è Dario Argento, quando l'ho conosciuto ero così emozionato. (...) L'ho portato subito a casa mia, non potevo crederci. (...) Uno [dei suoi film] che proprio adoro è OPERA: è grande, al diavolo i critici!"

Il cineasta romano del brivido non poteva ricevere complimento maggiore!
William Friedkin - autore dell'epocale L'Esorcista - era un suo fan e amico, e l'attestato di stima virgolettato qui sopra lo dimostra.

La buona opinione che Billy aveva del film che vi stiamo recensendo non è solo professionale: entrambi sono uomini di cinema che hanno amato e diretto opere liriche, sicché un film ambientato in quel mondo non può che essere un terreno comune.

Il giudizio del Maestro è meritato: non solo Argento è (stato?) uno dei più talentuosi registi di genere della propria generazione, ma Opera è davvero uno dei suoi migliori lungometraggi.
Forse l'ultima sua grande pellicola prima della crisi involutiva di cui è stato vittima negli anni successivi.

Spesso impropriamente paragonato ad Alfred Hitchcock (ma il maestro inglese odiava i whodunit - ossia i gialli ad enigma - che invece sono la specialità di Dario), l'autore di Profondo Rosso e Suspiria è piuttosto un Brian De Palma all'amatriciana.
Ossia un manierista, ma di altissimo livello stilistico.

Da sempre più interessato alla forma che alla sostanza, Argento in questo film dà sfoggio di tutto il proprio virtuosismo: dall'ampio uso di soggettive alla ricercatezza delle inquadrature, passando per alcuni piani sequenza da manuale (due straordinari: quello dei corvi che volano sopra il pubblico del teatro e quello del proiettile che attraversa lo spioncino).

Certo, c'è anche pane per i detrattori del regista, che non gli perdonano i suoi difetti storici (splatter compiaciuto, inverosimiglianza narrativa, dialoghi risibili), ma l'accuratezza della messa in scena riesce a mettere in ombra questi elementi.

Curioso anche il sottotesto animalista: i succitati corvi non sono uccellacci del malaugurio, bensì personaggi eroici usati in funzione anti-omicida; c'è pure, nell'ultimissima scena, la misteriosa apparizione di una lucertola di cui la protagonista si innamora ("Sei bellissima!").

Opera può essere al contempo una buona opzione per la vigilia di Ognissanti e una bella occasione per riscoprire uno dei cineasti italiani più peculiari e di successo del Novecento.
Friedkin approva!


La Redazione di CINEMA A BOMBA augura a tutte/i un felice Halloween!
Cliccando sui link che trovate qui sotto potete leggere tutte le recensioni degli anni passati, ma attenzione a non impaurirvi troppo...

2013: Halloween.
2014: Nightmare.
2015: Venerdì 13 - Jason X.
2016: Plan 9 From Outer Space.
2017: Lo Squalo.
2018: Auguri per la tua Morte.
2019: Dal Tramonto all'Alba.
2020: Bubba Ho-Tep.
2021: Nosferatu.
2022: La Cosa.
2023: L'Albero del Male.


Etichette: , , , , , , , , , , ,

venerdì 2 agosto 2024

I CLASSICI: L'ESORCISTA DEL PAPA, AL MIO SEGNALE... SPAVENTATE L'INFERNO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/UK/Spagna, 2023
103'
Regia: Julius Avery
Interpreti: Russell Crowe, Daniel Zovatto, Alex Essoe, Franco Nero.


1987. Padre Gabriele Amorth (Crowe), ex partigiano diventato presbitero e poi esorcista ufficiale del Vaticano, viene mandato dal papa (Nero) in Spagna per risolvere un caso di possessione demoniaca.

La vittima da liberare è un bambino che si è da poco trasferito in un antico maniero insieme alla madre e alla sorella maggiore.
Ma la location non è casuale, come Gabriele scoprirà trovando l'accesso alle segrete...


Chissà che cosa avrebbe pensato il vero Gabriele Amorth di questo film, liberamente ispirato ad alcuni suoi libri autobiografici.
E chissà quale sarebbe stato il giudizio di William "Maestro" Friedkin, essendo palese la derivazione stilistica dal suo lungometraggio più noto, L'Esorcista.

I due, massimi esperti sull'argomento (uno nella realtà, l'altro nella finzione), si conobbero e divennero amici in tarda età, realizzarono insieme il documentario The Devil and Father Amorth, ma morirono entrambi prima di poter vedere questo biopic, uscito appena un anno fa.

Il primo, noto anche per alcune bizzarre esternazioni (arrivò ad affermare che Maurizio Crozza, lo yoga e Harry Potter sono emanazioni del Maligno!), era dotato di un certo senso dell'umorismo e avrebbe potuto trovare divertente questa narrazione romanzata della propria vita.
Il secondo, che abbiamo conosciuto e non era sempre tenero nei giudizi sulle altrui opere, probabilmente no.

La pellicola parte bene con un prologo a Tropea e un setting interessante, ma si sfilaccia strada facendo in un crescendo di cliché e inverosimiglianze che la fanno sprofondare a tratti nel ridicolo (involontario?) e - per quanto la durata sia contenuta - nella noia.
La convenzionalità della messa in scena viene però in parte riscattata dalla performance di due membri del cast.

Russell Crowe sembra preso benissimo e il suo divertimento è contagioso.
Imperdibile vederlo girare su una lambretta che sembra minuscola rispetto alla sua stazza e recitare con un fortissimo accento italiano, o addirittura direttamente in un italiano un po' stentato (il doppiaggio è buono, cosa purtroppo sempre più rara, ma per apprezzare al meglio la dimensione camp dell'opera è consigliata caldamente la versione originale).

Benché poco più di una comparsa, anche Franco Nero risulta incisivo: il suo personaggio, che forse è Giovanni Paolo II o forse no, si concede almeno un momento cult nel finale.
C'è da chiedersi piuttosto come mai, nonostante la sua lunghissima relazione con l'attrice brittanica Vanessa Redgrave, l'ex Django non abbia ancora imparato a parlare bene l'inglese.

Un po' Il Gladiatore (c'è pure un momento in cui il protagonista si staglia sul Colosseo) e un po' il succitato L'Esorcista, questo lungometraggio dovrebbe piacere molto ai fan di Crowe, che gigioneggia, fa battute ("Il Diavolo odia l'umorismo", dice il suo personaggio ad un certo punto), offre una recitazione a tratti anche intensa e in definitiva dà un senso ad una produzione che altrimenti non avrebbe molto di interessante da offrire.
È forse la sua migliore interpretazione da Les Misérables.

Occhio alla scena finale: suggerisce che L'Esorcista del Papa possa avere un seguito o addirittura trasformarsi in un franchise.
Non sarebbe spassoso vedere Russell mentre combatte i diavoli in giro per il mondo, magari stavolta brandendo un gladius insieme alla croce?

Ecco, a questa idea balzana il vero Padre Amorth nell'Aldilà potrebbe davvero farsi una grassa risata.


Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

martedì 2 aprile 2024

I DOC: TREASURES FROM THE WRECK OF THE UNBELIEVABLE, QUEL BURLONE DI DAMIEN HIRST

(Clicca sull'immagine per vedere il trailer). 



Regno Unito, 2017
80'
Regia: Sam Hobkinson
Con: Damien Hirst


Tra il I e il II secolo d.C. l'ex servo affrancato dalla schiavitù Audius Calidius Amotan, conosciuto anche come Cif Amotan II, ricchissimo collezionista, decise di imbarcare su una grossa nave, l'Apistos (che vuol dire "incredibile", "unbelievable"), i suoi tesori per trasferirli in un lontano tempio in Oriente dedicato al dio Sole.

Ma l'imbarcazione affondò per una qualche ragione, trascinando negli abissi marini il suo prezioso carico.

Nei secoli si favoleggiò su questo tesoro sommerso; tuttavia, mancando informazioni certe circa il luogo del naufragio e soprattutto sulla vicenda, non molti si cimentarono nella ricerca.

Due millenni dopo una spedizione finanziata dal celebre artista inglese - e, ricordiamo, amico fraterno di Joe Strummer - Damien Hirst riuscì dove nessuno era riuscito prima e a poco a poco vennero individuati nell'Oceano Indiano, al largo dell'Africa, e riportati alla luce i preziosi manufatti affondati, di epoche e civiltà diverse, comprese statue di varie dimensioni (una veramente imponente).

I reperti ritrovati sono stati poi messi in mostra a Venezia nel 2017 presso i prestigiosi spazi espositivi di Palazzo Grassi e Punta della Dogana, sotto l'egida del multimiliardario François-Henri Pinault (presidente e amministratore del gruppo Kering, che opera nel settore del lusso e che comprende marchi quali Gucci, Yves Saint Laurent, Balenciaga, Alexander McQueen, Bottega Veneta, Boucheron, Brioni, Pomellato), e poi messi all'asta.


Questo documentario, mostrato in occasione dell'esposizione di Venezia, narra della fortunata spedizione che ha recuperato il sorprendente carico dell'Apistos: un'avventura che ha il sapore del romanzo, evocativa come solo le ricerche di tesori sottomarini riescono ad essere.

I manufatti, poi, sono davvero suggestivi: i monili in oro, gli oggetti raffinati, le statue ben modellate..., sebbene ricoperti in parte da incrostazioni, da coralli, non perdono il loro fascino, anzi ne guadagnano.

Gli spettatori, aggirandosi nelle sale di Palazzo Grassi e Punta della Dogana, hanno potuto così imbattersi in una statua colossale raffigurante un demone senza testa, in un disco dorato con una faccia in rilievo, in sculture di animali, di donne bellissime e misteriose, in rappresentazioni di miti, mentre qua e là si notavano un guerriero trionfante sulle spalle di un orso ritto sulle zampe, una figura che assomiglia molto a Hirst che tiene per mano un Mickey Mouse/Topolino, un Goofy/Pippo completamente incrostato, Baloo e Mowgli in versione Disney tra spugne e coralli.

Eh già: si tratta tutto di una finzione (forse lo si poteva già capire dal riferimento a Pazuzu, il demone di L'Esorcista), di una installazione di un artista che ha fatto della provocazione e dello sberleffo la propria cifra stilistica.

Chi ha visto Animali Notturni avrà probabilmente notato il suo dissacrante San Sebastiano, un bue trafitto da dardi immerso in una vasca piena di formaldeide - gli animali imbalsamati e in formaldeide, come un celebre squalo, sono tra le sue opere più note, come il teschio e il pene d'oro tempestati di diamanti.

Stupire lo spettatore: ecco qual è l'obiettivo di Hirst, che crede non tanto nell'abilità manuale, quanto piuttosto nella promozione dell'artista in sé, chiamato ad essere una vera e propria popstar - sulla scia di quanto hanno fatto i colleghi Julian Schnabel e, in modo più radicale ed estremo, Marina Abramović.

Alla mostra Treasures From The Wreck Of The Unbelievable, comunque, ci ha lavorato una decina di anni e questo falso documentario (o mockumentary) sta a dimostrare l'ambizione e la cura con le quali è stato preparato il progetto.

Un progetto dove vero, falso, verosimile si mischiano, si confondono, in un gioco verticoso di rimandi, interpretazioni, burle nei confronti del mondo dell'arte e del modo di intenderla (si vedano le scritte "made in China" sul retro di alcune sue sculture), che a noi ricorda il divertito e divertente Exit Through The Gift Shop di Banksy.

Damien Hirst ci ha raccontato delle storie, certo, ma anche una storia di scoperte, avventure, miti, narrata in modo verosimile e convincente.

Lasciando però ben nascosta la sua firma che, chissà, forse è anche un'irriverente confessione: l'anagramma di "Cif Amotan II" (il liberto che, partendo da umili origini, è riuscito a diventare ricchissimo, proprio come Hirst) altro non è che "I am a fiction".


Etichette: , , , , , , , , , ,

martedì 31 ottobre 2023

I CLASSICI: L'ALBERO DEL MALE, NON SEMBRAVA TANTO DRUIDA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1990
92'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Jenny Seagrove, Dwier Brown, Carey Lowell, Miguel Ferrer, Xander Berkeley, Theresa Randle.


Una giovane coppia si trasferisce a Los Angeles, andando ad abitare in un villone progettato da un architetto, a ridosso di un bosco.
Hanno un bambino e decidono di assumere una babysitter che se ne occupi mentre loro lavorano.

La scelta ricade sulla bella Camilla (Seagrove): apparentemente scrupolosa e amorevole, la ragazza è in realtà una sacerdotessa druida devota all'albero che si trova proprio nella selva adiacente alla casa...


Strano... non sembrava tanto druida!

Questa celebre battuta del comico John Candy - tratta dall'esilarante Balle Spaziali di Mel Brooks - potrebbe essere il commento perfetto a questa pellicola.

Come ogni anno vi proponiamo - per mezzo di una recensione - un film da vedere alla vigilia di Ognissanti.
A questo giro non potevamo che omaggiare il compianto William Friedkin, scomparso la scorsa estate, con una delle sue opere più controverse e meno note, ma perfetta per una serata come questa.

Trattasi del secondo horror del regista (pure l'ultimo, a meno di fare rientrare nella categoria Bug oppure The Devil and Father Amorth), 17 anni dopo il celeberrimo L'Esorcista che gli conferì fama e onori.
È anche l'unico lungometraggio cinematografico che il Maestro neppure nomina nella bellissima autobiografia The Friedkin Connection (in Italia edita col titolo Il Buio e la Luce, chissà poi perchè).

Non è difficile capire la ragione di tale omissione.
Billy lo girò in un momento di stasi lavorativa, a cavallo tra le due versioni - quella uscita in Europa e quella rimontata 5 anni dopo per il mercato USA - di Rampage (un'altra delle sue pellicole meno conosciute e più discusse; un giorno forse la recensiremo).

La sceneggiatura originale era priva di qualsiasi elemento sovrannaturale e parlava solo di una babysitter che rapiva i bambini (questo spunto divenne poi la trama di un altro film uscito un paio di anni più tardi: Le Mani sulla Culla).
Friedkin la rimaneggiò personalmente, stravolgendola e inserendovi l'albero del titolo italiano e i riferimenti al druidismo.

Non sappiamo il perchè di questa scelta, e il nostro non ha mai avuto il piacere di parlarne, ma il risultato è francamente ridicolo e al di sotto delle aspettative.
Trucchi ed effetti sono truculenti, ma di scarsa qualità, lontani dalle trovate artigianali ed efficaci apportate in quegli stessi anni da altri cineasti come Sam Raimi e George A. Romero.

Dal cast di non-molto-famosi spuntano alcuni volti noti come Berkeley, Ferrer e Randle (i primi due già visti rispettivamente in Straight to Hell e Twin Peaks, la terza comparirà poi in Spawn), ma l'unico memorabile è quello di Jenny Seagrove.
L'esile attrice britannica non riesce da sola a salvare la pellicola, ma gode quantomeno di un ruolo originale - oseremmo dire unico - nel panorama cine-orrorifico moderno.

Benché solo a tratti, anche il regista riesce a far emergere qualche scampolo del proprio indiscutibile talento.
In merito, si vedano: la scena del parto, che conserva il taglio semi-documentaristico tanto caro a Billy (nel montaggio sono inserite le immagini di un parto vero!); l'atmosfera plumbea, carica di tensione pronta ad esplodere; le dicotomie dentro/fuori e urbano/naturale esemplificate dai due set principali, la casa hi-tech e il bosco stregato.

L'Albero del Male non è certo il capolavoro del Maestro, ma vale la pena guardarlo come un elemento atipico - se non proprio un corpo estraneo - della sua filmografia.
Comunque senza troppe aspettative e/o con uno spirito sufficientemente goliardico.


Lasciandovi qui sotto tutte le recensioni degli anni scorsi in ordine cronologico, la Redazione di CINEMA A BOMBA augura a tutte/i un felice Halloween!

2013: Halloween.
2014: Nightmare.
2015: Venerdì 13 - Jason X.
2016: Plan 9 From Outer Space.
2017: Lo Squalo.
2018: Auguri per la tua Morte.
2019: Dal Tramonto all'Alba.
2020: Bubba Ho-Tep.
2021: Nosferatu.
2022: La Cosa.


Etichette: , , , , , , , , , , , , , , ,

domenica 6 giugno 2021

I CORTI: I SERPENTI DELLA NOTTE + SEGNO DI MORTE, PILLOLE DI "MAESTRIA"

Dall'alto: due sequenze tratte rispettivamente da I Serpenti della Notte e Segno di Morte


I SERPENTI DELLA NOTTE
USA, 1985
18'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Scott Paulin, James Whitmore Jr., Robert Swan, Exene Cervenka.

SEGNO DI MORTE
USA, 1992
29'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Yul Vazquez, Sherrie Rose, Tia Carrere, Gregg Allman, Steve Jones.


Che lo conosciate come Billy, Hurricane (a causa del suo carattere temepestoso) oppure Maestro (ricordate la nostra gag di quasi un decennio fa a Venezia?), dovreste sapere che William Friedkin è uno dei più grandi cineasti viventi.

Premio Oscar per Il Braccio Violento della Legge e autore di alcuni dei lungometraggi più memorabili della storia del cinema (dall'epocale horror L'Esorcista al grottesco neo-pulp Killer Joe, passando per il poliziesco cult Vivere e Morire a Los Angeles), il regista di Chicago iniziò la propria carriera dalla televisione.

Siccome il primo amore non si scorda mai, il nostro è occasionalmente tornato al piccolo schermo nel corso degli anni, con risultati tuttavia altalenanti.

Un paio dei contributi più significativi ve li presentiamo di seguito.
Qual è dei due il vostro preferito? Scrivetelo nei commenti!



I Serpenti della Notte (1985)

Notte. In uno sperduto diner di provincia entra un uomo misterioso.
È un reduce dal Vietnam, pieno di rimorsi per aver abbandonato i propri commilitoni nella giungla e vittima di un incubo ricorrente in cui proprio la sua vecchia unità ritorna dal mondo dei morti per vendicarsi.

Lo sceriffo sospetta che sia lui il responsabile della strage avvenuta in un motel lì vicino, e lo tempesta di domande sempre più insistenti.
Il soldato svela il proprio temibile segreto, e all'improvviso...

Non aggiungiamo altro per non rovinare il colpo di scena di finale.
Che pure è previdibile e tutto sommato non fondamentale: il punto di forza di questo episodio della serie Ai Confini della Realtà (in originale The Twilight Zone) è in realtà l'atmosfera sospesa della prima parte, carica di tensione e pronta a esplodere in efficaci effetti pirotecnici.

Girato on location in soli 5 giorni con una perizia da lungometraggio, è in pratica l'unico excursus televisivo che Friedkin nomina nella propria autobiografia.
Non è un caso: si tratta di uno dei migliori cimenti del Maestro col piccolo schermo.

La morale antibellicista è nascosta tra le righe del racconto, ma neppure tanto.
Alla faccia dei detrattori che da sempre etichettano Billy come un regista "reazionario" (uh-uh, come no).

Da segnalare, nel ruolo della cameriera, Exene Cervenka del gruppo country-punk X (vedi The Decline of the Western Civilization).



Segno di Morte (1992)

Il cantante di un emergente gruppo grunge/metal odia a tal punto la moglie del suo chitarrista e migliore amico che... si fa tatuare la sua faccia sul petto.

Peccato che il tatuaggio prenda vita: basterà asportarselo e far fuori la ragazza per liberarsi della maledizione?

La trama non è certo la cosa migliore di questo corto, realizzato per la serie tv I Racconti della Cripta (in originale Tales from the Crypt).
Non lo è neppure il fatto che la band si chiami Exorcist, lampante - e poco originale - riferimento al film più famoso di Friedkin, per l'appunto L'Esorcista.

Benché inferiore a I Serpenti della Notte, questo grandguignolesco mini-horror vale però per il sotteso umorismo nero (merito più del regista che del copione, probabilmente) e per le comparsate di alcuni veri musicisti.

In ruoli secondari si possono infatti scorgere Gregg Allman degli Allman Brothers e Steve Jones dei Sex Pistols (vedi Oscenità e Furore).

Notevole anche il reparto femminile, con la mora Tia Carrere (Relic Hunter, Sol Levante) in una parte alla Yoko Ono e la bionda Sherrie Rose come groupie a contendersi fisicamente la scena.


Etichette: , , , , , , , , , , ,

martedì 13 ottobre 2020

I CLASSICI: L'ESORCISTA II, UNA RISATA VI LIBERERÀ

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1977
102'
Regia: John Boorman
Con: Linda Blair, Richard Burton, Louise Fletcher, James Earl Jones, Max von Sydow.


Alcuni dirigenti della Warner si recano in limousine all'auditorium dove si sta per tenere l'anteprima di L'Esorcista II - L'Eretico.

Si fanno lasciare all'ingresso e concedono all'autista una pausa al più vicino fast food.
Quando entrano, il film è già iniziato da 10 minuti.

Una persona del pubblico si alza in piedi, si guarda intorno, punta il dito contro di loro ed esclama: "I responsabili di 'sta cag*** sono in questa sala!"

Mentre una dozzina di spettatori si avvicina loro minacciosamente, gli executive battono in ritirata, ma all'uscita si accorgono di non avere alcuna auto per fuggire (l'autista l'aveva presa per andare a mangiare).

Risultato: i nostri si ritrovano a correre a gambe levate lungo la strada, inseguiti da una folla inferocita.



Non sappiamo se questa storia sia vera, ma così è stata raccontata da William Friedkin, regista dell'originale, indimenticabile, disturbante L'Esorcista.

Il confronto tra le due pellicole è impietoso: L'Esorcista II - L'Eretico, considerato dalla critica unanime come il secondo peggior film di tutti i tempi (il primato resta di Plan 9 from Outer Space, che però era una produzione zero budget) nonché il peggior seguito di sempre, ha ben poco a che spartire con l'originale.

Ritroviamo la giovane Regan (Blair), ormai cresciuta ma ancora alle prese con le attenzioni, non richieste, del Maligno.
Ad aiutarla un prete poco convinto (Burton) e una psicoterapeuta dai metodi quantomeno bizzarri (Fletcher).

Se l'incipit africano non vi pare abbastanza autoparodistico, aspettate di arrivare alla sequenza del "sincronizzatore"!
Da questo punto in avanti, è un'unica, inesorabile, esilarante discesa nel ridicolo involontario: dialoghi risibili, espedienti assurdi, effetti speciali non così speciali (anche per i tempi) e - dulcis in fundo - una pletora di locuste di cui ancora oggi si ignora il significato.



C'è seriamente da chiedersi perché un cast di tale livello si sia lasciato convincere a partecipare a un simile disastro produttivo.
Fletcher (pochi anni prima oscarizzata per Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo), Jones (indimenticabile voce di Darth Vader in Star Wars) e il compianto von Sydow fanno del proprio meglio, ma paiono pesci fuor d'acqua.

E se si può concedere alla giovane Linda Blair una presunzione di innocenza, che dire invece di Richard Burton?
Il grande (altrove) attore britannico recita con lampante distrazione e malcelato disinteresse, e per tutta la durata sembra che non aspetti altro che incassare il proprio assegno e spenderselo in un pub.

L'irlandese John Boorman è un regista di qualche merito (Senza un Attimo di Tregua, Excalibur), ma qui ha mancato completamente il bersaglio.
Di certo non lo ha aiutato una sceneggiatura tra le più stupide mai scritte per Hollywood.

Se vi interessa l'argomento, vi consigliamo di andare a ripescare la pellicola capostipite (ovvio) e/o il documentario The Devil and Father Amorth, anch'esso diretto da Friedkin.

A proposito, il Maestro è colui che meglio di chiunque altro ha saputo descrivere questo malaugurato sequel.
Vi lasciamo pertanto con la sua accorata "recensione":

Ero alla Technicolor e un tale mi ha chiesto "Abbiamo appena finito una copia di L'Esorcista II, vuoi darci un'occhiata?" Ne ho guardato mezz'ora e ho pensato che fosse tanto brutta quanto la vista di un incidente stradale. Era orribile. Solo una stupida porcheria ad opera di un cretino di nome John Boorman, qualcuno che non dovrebbe avere un nome, ma in questo caso dev'essere nominato. Scurrile. Una pellicola orribile. [...] La peggior stron***a che abbia mai visto. [...] Una terribile disgrazia. [...] Quel film è stato realizzato da un demente.


Etichette: , , , , , , , , , ,

mercoledì 6 febbraio 2019

I DOC: THE DEVIL AND FATHER AMORTH, IL VERO ESORCISTA È FRIEDKIN

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2018
68'
Regia: William Friedkin
Con: William Friedkin, Gabriele Amorth, William Peter Blatty.


1973.
William Friedkin, all'apice del successo grazie ai 5 Oscar - compreso quello per la miglior regia - vinti con Il Braccio Violento della Legge, dirige un horror destinato a entrare nella storia: L'Esorcista.

2018.
45 anni dopo il suo film più famoso, il Maestro ritorna nelle sale cinematografiche con un documentario su un vero esorcismo: The Devil and Father Amorth.






In pratica, si tratta della versione filmica dell'avvincente reportage scritto dallo stesso Friedkin per Vanity Vair, pubblicato nel dicembre del 2016.

Il regista vi racconta il suo primo incontro con Padre Gabriele Amorth, decano degli esorcisti vaticani, e dei tentativi di questi di liberare una donna italiana di mezza età da una possessione demoniaca.

L'articolo ha un'eco mediatica sufficiente a convincere Billy a trasformarlo in un lungometraggio: ecco quindi che il nostro affianca le registrazioni effettuate durante le sedute a interviste, filmati di repertorio e riprese ex-novo nelle quali si rivolge direttamente agli spettatori in un'imitazione - facilmente involontaria - di Alberto Angela.

L'anteprima si svolge nel 2017 alla Mostra del Cinema di Venezia, ma l'uscita ufficiale nei cinema di tutto il mondo viene posticipata all'anno appena trascorso.

Se il reportage era un pezzo giornalistico scritto come se fosse un racconto, il film a esso associato è un documentario girato come se fosse un'opera di fiction.

Non è un caso che nei titoli di coda Friedkin e il giornalista Mark Kermode vengano accreditati come sceneggiatori, come se avessero redatto un copione (a proposito: è il primo contributo del regista in questo campo dai tempi di Jade).






Si tratta di un ritorno alle origini per il cineasta di Chicago, che aveva iniziato la carriera proprio come documentarista, dimostrando già allora una propensione naturale per la dinamica narrativa.

L'utilizzo di un montaggio "cinematografico" e l'inserimento di musica ed effetti sonori da film horror sono espressione di una precisa scelta stilistica, non - come affermato da qualche critico - un espediente furbetto per spettacolarizzare le immagini (c'è persino chi ha insinuato che i versi che si ascoltano durante la scena dell'esorcismo siano stati estrapolati da un videogioco con gli zombi!).

Confermiamo l'impressione che avevamo avuto recensendone il trailer: per quanto breve (la durata complessiva supera di poco l'ora), The Devil and Father Amorth è il miglior documentario degli ultimi anni.
Una vera giottoneria per i fan del regista e per i nostalgici de L'Esorcista.

Bentornato, Maestro!




Etichette: , , , , , , , ,

venerdì 23 marzo 2018

BOMBCAST: EP. 003 - THE DEVIL AND FATHER AMORTH (TRAILER)

(Clicca sulla locandina per ascoltare/scaricare il file). 


In questo episodio numero tre del BOMBCAST:

- commenteremo a modo nostro il trailer del nuovo documentario del Maestro William Friedkin, The Devil and Father Amorth, presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia 2017;

- parleremo di un articolo comparso su Vanity Fair nel Dicembre 2016 (lo potete leggere qui);

- ricorderemo i siparietti comici che abbiamo avuto con Hurricane Billy alla Mostra del Cinema di Venezia del 2011.

E infine faremo il nostro personale omaggio a L'Esorcista e al suo regista.

Qui di seguito, trovate il trailer.
Da brividi...


Il trailer di The Devil and Father Amorth.




Etichette: , , , , , , , ,

sabato 9 dicembre 2017

I CORTI: CE QUE JE SAIS, ADIEU MONSIEUR HALLYDAY

Johnny Hallyday a fianco di William Friedkin. (Clicca sull'immagine per vedere il video). 

Francia, 1998
4'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Johnny Hallyday.


Il 6 Dicembre 2017 è morto Johnny Hallyday, uno dei più amati e apprezzati cantanti francesi, interprete di grandi successi (uno anche in italiano: Quanto T'Amo).
Per i suoi connazionali è stato una specie di Elvis, per i suoi ottusi detrattori italiani solo un Ligabue o un Vasco transalpino.

Alla carriera musicale l'artista parigino aveva sempre affiancato quella cinematografica, arrivando a lavorare con registi del calibro di Jean-Luc Godard (Detective), Costa-Gavras (Consiglio di Famiglia), Patrice Leconte (L'Uomo del Treno) e Johnnie To (l'autore di Life Without Principle lo aveva scelto come protagonista di Vendicami).

Questo cortometraggio, che in realtà è un videoclip, rappresenta l'equilibrio tra le due anime di Hallyday, che ha la possibilità di mostrare le proprie doti canore in un contesto attoriale dove può godere della direzione di uno dei più grandi di Hollywood: William Friedkin alias "il Maestro", regista tra le altre cose di L'Esorcista e Killer Joe.

Che cosa? Un cineasta da Oscar che firma un video musicale?
Sì, perché nonostante tutto Billy è avvezzo al medium, avendo già diretto due clip a metà degli anni 80: To Live and Die in LA dei Wang Chung (singolo della colonna sonora di Vivere e Morire a Los Angeles) e Self-Control dell'ormai purtroppo dimenticata Laura Branigan.






Qui l'ambientazione rimanda inevitabilmente ad un'altra sua opera, quella che lo ha reso famoso: Il Braccio Violento della Legge, il cui titolo originale - forse non a caso - è The French Connection.
In una New York deserta, grigia, crepuscolare e spettrale che sembra riflettere lo stato d'animo del protagonista, Hallyday si muove con uno sguardo che buca lo schermo.

Il volto stropicciato dalle rughe e dall'età, l'inconfondibile voce potente e intensa, la solita presenza scenica: Friedkin confeziona un piccolo gioiello di virtuosismo registico e di stile sfruttando fascino e carisma del maturo rocker francese e il paesaggio urbano di una Brooklyn in chiaroscuro e malinconica.

Il potenziale da "uomo vissuto ma ancora virile" verrà esaltato, poi, soprattutto dai successivi e già citati film di Leconte e To, dei quali si dimostrerà un protagonista perfetto; ma è il Maestro che per primo lo ha messo in mostra.

Pensiamo quindi che questo videoclip possa essere un degno omaggio ad un grande cantante che col tempo si è dimostrato anche ottimo attore, ad un uomo di spettacolo che verrà ricordato a lungo in Francia e non solo.

Adieu, Monsieur Hallyday.




Etichette: , , , , , , , ,

domenica 23 luglio 2017

GEORGE A. ROMERO. LA NOTTE DEI MORTI VIVENTI, IL SESSANTOTTHORROR

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1968
96'
Regia: George A. Romero
Interpreti: Duane Jones, Judith O’Dea, Marilyn Eastman, Judith Ridley, Keith Wayne, George A. Romero.


Un gruppo di persone - un afro-americano, una ragazza, un giovanotto e la sua morosa, un uomo con moglie e figlioletta malata a seguito - trova rifugio in una casa abbandonata.

A dar loro la caccia sono morti tornati in vita e ora affamati di carne fresca - la loro.

Assediati e circondati, riusciranno a resistere agli attacchi dei mostri e a sopravvivere?






Alla vigilia dell'uscita nel 1968, pochi avrebbero pensato che La Notte dei Morti Viventi sarebbe stato un successo mondiale al botteghino e una pietra miliare del cinema (non solo dell'orrore).

È probabile che non l'avesse pensato neppure il ventottenne regista George Andrew Romero, che si era occupato anche di soggetto e sceneggiatura (insieme a John A. Russo),montaggio, fotografia, musiche, e di trovare finanziatori per quella che di fatto era l'opera prima di uno sconosciuto autore di pubblicità e cortometraggi.

Il budget racimolato era molto basso (114.000 dollari circa, una miseria anche per l'epoca) e ciò condizionò non poco i contributi tecnici: per il trucco ci si arrangiò con il fai-da-te (se n'è occupato soprattutto uno degli attori), gli effetti speciali non si può dire che fossero sofisticati, la colonna sonora era stata riciclata da altri spettacoli.

Gli attori? Tutti sconosciuti - addirittura alcuni di essi non avevano neppure un'esperienza recitativa alle spalle.

Le motivazioni? Labili: Romero & C. volevano fare un film a tutti costi e la scelta di optare per un horror era dettata principalmente dal fatto che il genere, in quel periodo, "vendeva molto".

Insomma, le premesse erano degne di un Plan 9 From Outer Space o comunque di un filmetto senza troppe pretese.

Ma a differenza di prodotti simili, questo aveva qualcosa in più.

Idee innovative - prima di allora, le pellicole dell'orrore avevano un'ambientazione storica (gotica, soprattutto) oppure "esotica" (Europa, Antille...): trasporre la vicenda ai giorni nostri e negli Stati Uniti ha aiutato la verosimiglianza e l'immedesimazione negli spettatori.
Inoltre mancano gli eroi: tutti i personaggi sono incapaci di affrontare appieno la situazione; alcuni sono dei vigliacchi, altri stupidi, inerti e inetti, nel pieno di una crisi di nervi.

Resilienza (cioè la capacità di affrontare le difficoltà in modo reattivo e propositivo) - la pellicola, per mancanza di fondi, era stata girata in bianco e nero; ma proprio il contrasto tra ombre e luci rende certe inquadrature molto suggestive ed efficaci.

Immaginazione - Romero, pur non citandone mai il nome nel corso della narrazione, ha codificato definitivamente gli zombie come mostri con determinate caratteristiche: i segni nel corpo della loro morte, un insaziabile cannibalismo, la paura del fuoco, un incedere barcollante lento ma inesorabile, la possibilità di ammazzarli spaccando loro la testa.

Incoscienza - ci sono scene di violenza molto esplicite e crude e montate in modo tale da far provare sorpresa e spavento, e pure una (fugace) di nudo: non esattamente ciò a cui erano abituati gli spettatori.

Coraggio - va bene, eravamo nel Sessantotto, ma affidare il ruolo da protagonista ad un afro-americano era una bella sfida.

Romero si giustificò dicendo che il provino di Duane Jones era quello che lo aveva convinto di più; ma il quasi contemporaneo omicidio di Martin Luther King aveva caricato la scelta (in realtà, quindi, abbastanza casuale) di una valenza politica inaspettata.

Perciò anche l'intero film è stato letto da più parti, a seconda delle interpretazioni, come una metafora della guerra del Vietnam, della questione dei diritti civili, della Guerra Fredda, di un capitalismo disumanizzante, della fine del Sogno Americano...
Il regista, a proposito (e giustamente), è sempre rimasto sul vago riguardo al significato della sua opera.

Di certo, La Notte dei Morti Viventi è stato un film per molti versi sovversivo, incompreso (molti i critici che lo stroncarono senza appello) e in grado di avere un impatto notevole su tutta la produzione horror successiva - per esempio, su L'Esorcista di William Friedkin, un altro caposaldo del terrore di non molti anni posteriore - sebbene al giorno d'oggi, al netto di scene ancora impressionanti e spaventose, risulti un po' prolisso, lento (per buona parte della durata) e datato.

Come vedremo nel prosieguo dello Speciale, Romero avrà tuttavia l''intelligenza e l'umiltà di aggiornarsi di volta in volta in modo da venire incontro al pubblico nel corso del tempo e del mutare dei gusti, pur continuando ad occuparsi di zombie e pur restando coerente con il proprio stile e le proprie idee.

Chi pensava che il plauso del pubblico per La Notte dei Morti Viventi fosse stato solo un evento fortuito o un fenomeno da teenager e che il suo regista sarebbe rimasto intrappolato nel successo della sua creatura, dovette ricredersi.





Etichette: , , , , , ,

lunedì 17 luglio 2017

GEORGE A. ROMERO. PERCHÉ UNO SPECIALE

George A. Romero in mezzo agli zombie. 


Dici zombie (o zombi, italianizzando) e pensi ad un uomo solo.

Se c'è un regista che ha legato indissolubilmente carriera e fama quasi esclusivamente ad un sottogenere - nel caso specifico, l'horror con protagonisti i morti viventi - questi è George A. Romero, mancato il 16 Luglio 2017.

Questi mostri, nati nella tradizione haitiana, erano già approdati con vari adattamenti nella cultura occidentale: la loro prima pellicola è stata L'Isola degli Zombies del 1932 con Bela Lugosi - il celebre interprete di Dracula (nonché star del trashissimo Plan 9 From Outer Space) è stato portato sullo schermo poi in Ed Wood di Tim Burton da un ottimo Martin Landau (morto un giorno prima di Romero), che per questo ruolo ebbe un meritatissimo Oscar come miglior attore non protagonista - mentre il popolare romanzo Io Sono Leggenda di Richard Matheson (dal quale è stato tratto il celebre film con Will Smith) è del 1954.

Ma a renderli veramente famigliari al grande pubblico, con una serie di film cult che noi vi riproporremo, è stato Romero.

CINEMA A BOMBA! vuole perciò ricordarlo con uno Speciale - il secondo dedicato ad un cineasta, dopo quello relativo a William Friedkin - che possa rendere giustizia ad un Autore (sì, con la "a" maiuscola) troppo spesso e ingiustamente considerato di "serie B", ma in grado come pochi di plasmare l'immaginario collettivo e denunciare le storture delle società occidentali in modo molto arguto, originale, inventivo ed efficace.

Chi l'ha detto, infatti, che gli horror siano soltanto prodotti di facile intrattenimento?

Lo avevamo già visto parlando di L'Esorcista del Maestro, Halloween di John Carpenter, Nightmare di Wes Craven e della saga di Evil Dead ( La Casa, La Casa 2, L'Armata delle Tenebre) di Sam Raimi.

Seguiteci, e scoprirete quindi anche voi che "oltre gli zombie c'è di più"!




Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , ,

sabato 10 ottobre 2015

AMERICANA. GHOSTBUSTERS, CARA SPIRITOSA NEW YORK

(Clicca sull'immagine per vedere il trailer). 

USA, 1984
105'
Regia: Ivan Reitman
Interpreti: Bill Murray, Dan Aykroyd, Harold Ramis, Ernie Hudson, Sigourney Weaver, Rick Moranis, Annie Potts


Il sarcastico Peter Venkman (Murray), lo stralunato Raymond Stantz (Aykroyd, reduce da Una Poltrona Per Due), il professionale Egon Spengler (Ramis) sono studiosi di fenomeni paranormali che, affiancati dallo spaesato Winston Zeddemore (Hudson), decidono di mettersi in società per andare a caccia di fantasmi.

La loro unica cliente è la violoncellista Dana Barret (Weaver), testimone di spaventose apparizioni di demoni all'interno del suo frigo di casa che le annunciano l'imminente reincarnazione di Gozer il Gozeriano, malvagia semidivinità di origine sumera (riferimento a L'Esorcista del Maestro William Friedkin?)

Perché abbiamo deciso di parlare di questa famosissima commedia d'azione per lo Speciale Honeymoon?
Perché Eli e Fede attualmente sono a New York, ultima tappa del loro viaggio di nozze e luogo dove è ambientato il film.

Chissà che girando non riconoscano i posti...
Noi, nel dubbio, mostriamo qui di seguito una mappa della città dove sono evidenziate le location.



Abbiamo scelto questa pellicola anche perché tra pochi mesi si riaccenderà l'interesse per essa (non che si sia mai sopito, però...): nel 2016 è prevista l'uscita nelle sale di un reboot tutto al femminile con protagoniste le brillanti Kristen Wiig, Melissa McCarthy, Kate McKinnon, Leslie Jones e come spalla maschile Chris Hemsworth.

Loro sono molto brave e simpatiche, ma saranno all'altezza del cast originale?
Il confronto sarà inevitabile e sarà duro per le ragazze, anche perché al loro fianco è prevista la presenza di Bill Murray e Dan Aykroyd, tra i principali artefici del successo del film del 1984.

Gli attori sono infatti uno dei punti di forza di quest'ultimo.
E pensare che le prime scelte erano altre: John Belushi doveva essere il Dottor Venkman, Eddie Murphy Winston, John Candy Louis (il vicino di casa di Dana).

Ma la morte improvvisa del comico di origine albanese fece cambiare radicalmente le cose.

Il copione, inizialmente più ambizioso, articolato, cupo e orrorifico, fu riscritto da Aykroyd - che si sta occupando attualmente anche del prossimo reboot - e da Ramis - che in futuro si confermerà ad ottimi livelli: si veda per esempio Mi Sdoppio in 4 - in previsione di un budget più ridotto e per attirare un pubblico il più vasto possibile; ma anche per ovviare alle tante defezioni degli attori considerati per i ruoli chiave (ad un certo punto era stato contattato persino Michael Keaton).

Si decise di puntare allora su un gruppo di nomi noti, ma non famosissimi: oltre ai due sceneggiatori, Bill Murray (anche lui proveniente da quella fucina di talenti che era ed è tuttora il Saturday Night Live), Sigourney Weaver (lanciata da Alien nel 1979), Rick Moranis (scelta azzeccatissima: è veramente spassoso!).

In particolare, risulta molto incisivo l'apporto del già protagonista di Where The Buffalo Roam, capace di quelle divertenti improvvisazioni ed espressioni facciali sardoniche che diventeranno poi il suo marchio di fabbrica.

Per coordinare un gruppo di interpreti così talentuosi e per dare vita ad una sceneggiatura divenuta nella sua versione definitiva molto brillante e piena di azione e colpi di scena, ci voleva un regista in grado di non sfigurare.

Ivan Reitman, bisogna dire, se la cava davvero egregiamente, aiutato nella messa in scena anche dagli ottimi effetti speciali di Richard Edlund (attualmente è a quota 7 premi Oscar vinti... È stato anche supervisore per Soluzione Estrema).

Insomma, Ghostbusters offre ancora oggi un intrattenimento per tutta la famiglia col suo mix perfetto di gag, ritmo, horror, commedia, avventura, soprannaturale.

Fede, gira pure tranquillamente per la Grande Mela; ma in caso assista a fenomeni paranormali (tipo l'apparizione di uno spettro ingordo nei corridoi del tuo hotel), ricordati ciò cantava Ray Parker Jr.:

If there's something strange/In the neighborhood/Who you gonna call?/Ghostbusters!

Etichette: , , , , , , , , , , , , , ,

mercoledì 15 luglio 2015

BABADOOK, MOSTRO NERO DISAGIO VERO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Australia, 2014
89'
Regia: Jennifer Kent
Interpreti: Essie Davis, Noah Wieseman, Daniel Henshall, Hayley McElhinney, Barbara West, Benjamin Winspear.


I've never seen a more terrifying movie than The Babadook. It will scare the hell out of you as it did me.
[Non ho mai visto un film più terrificante di The Babadook. Vi spaventerà a morte come ha fatto con me - William Friedkin]

Che cosa ha spinto il Maestro - uno che se ne intende, avendo diretto cult quali L'Esorcista, Il Salario della Paura e Bug - ad una dichiarazione così entusiastica?
La stessa ragione che ha portato una diva del calibro di Jessica Chastain a scrivere sui social network:
This film owned me. I highly recommend every brilliant, terrifying second. ‪‎Jennifer Kent‬ and ‪Essie Davis‬ are on my list of dream collaborators. [Questo film si è impossessato di me. Ne consiglio caldamente ogni geniale e terrificante secondo. Jennifer Kent e Essie Davis sono nella mia lista dei collaboratori ideali.]
E' una piacevole sorpresa, questo prodotto a basso costo (finanziato in gran parte grazie al crowd-funding tramite la piattaforma Kickstarter), opera prima - se si escludono alcuni corti precedenti, tra i quali Monster del 2005, al quale questo film si ispira - di una regista australiana, la succitata Jennifer Kent.

Passato al Sundance Film Festival del 2014, dopo un successo di passaparola, recensioni lusinghiere, plausi importanti (ricordiamo anche quello di Stephen King), Babadook è uscito finalmente anche in Italia.

Ma veniamo alla trama: dopo sei anni, la povera Amelia non riesce ancora a riprendersi dalla morte dell'amato marito - deceduto in un incidente stradale mentre l'accompagnava in ospedale per partorire - e ha difficoltà a gestire il figlio, che ha seri problemi comportamentali.

Una sera, per farlo addormentare, gli legge un libro pop-up trovato misteriosamente in casa che parla di un mostro spaventoso e minaccioso, Mister Babadook (lo avete notato? L'anagramma di "Babadook" è "a bad book"...).
Da quel momento le vite della madre e del bambino non saranno più le stesse.

Attenzione: non si tratta del solito horror pieno di effettacci, colpi di scena che vi fanno balzare dalla sedia, sangue, morti, immagini crude.

È vero, il mostro c'è.
E sembra uscito da un vecchio film in bianco e nero: infatti ha una faccia che sembra quella di Conrad Veidt in L'Uomo Che Ride di Paul Leni del 1928 e un corpo simile a quello allampanato di Max Schreck nel Nosferatu di Friedrich Wilhelm Murnau del 1922 (già preso a modello da Tim Burton in Batman-Il Ritorno).
Insomma, un uomo nero insidioso che vive e si muove nell'oscurità, un babau che nessun bambino vorrebbe trovare sotto il letto o dentro ad un armadio.

Ed è vero: la tensione è resa (benissimo) in modo classico da un montaggio e da inquadrature che costruiscono un senso di attesa, da contrasti luce/ombra molto suggestivi che ricordano quelli utilizzati dai maestri dell'espressionismo tedesco (citati in più occasioni), da scricchiolii e rumori inquietanti.

Ma l'aver immesso questi elementi nel contesto di una vicenda già di per sé drammatica è ciò che distingue questa dalle altre pellicole di genere.
Una vicenda trattata con tatto e sensibilità, non in modo superficiale, che parla di abbandono, solitudine, rapporti tra una madre esaurita ed il figlio problematico, difficile elaborazione di un lutto terribile e sempre vivo, emarginazione, disagio.
E probabilmente non è un caso che regista e protagonista siano due donne.

Il risultato è quello di suscitare un senso di inquietudine profonda nello spettatore, grazie alle atmosfere e al coinvolgimento emotivo della storia, accentuato da sequenze oniriche e orrorifiche (come quella dello zapping in Tv, dove tra l'altro appaiono sequenze di I Tre Volti della Paura di Mario Bava) e da primi piani dell'espressiva e bravissima attrice teatrale Essie Davis.

Insomma, Jennifer Kent ha fatto un'opera notevole e originale, spiazzante perfino nell'insolito finale.
Speriamo che il suo talento e la sua immaginazione non vadano dispersi in futuro.

Nel frattempo, merita di godersi i complimenti.

Etichette: , , , , , , , ,

mercoledì 19 novembre 2014

INTERSTELLAR, L'ASTROFISICA SPIEGATA A SUA FIGLIA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2014
169'
Regia: Christopher Nolan
Con: Matthew McConaughey, Jessica Chastain, Anne Hathaway, Michael Caine, Mackenzie Foy, John Lithgow, Wes Bentley, Casey Affleck, Ellen Burstyn, William Devane, Topher Grace, Matt Damon (non accreditato), Timothée Chalamet.


Le risorse naturali della Terra stanno per finire e continue tempeste di sabbia flagellano le città, mettendo così in serio pericolo la sopravvivenza della popolazione.
Un gruppo di astronauti temerari capitanati dal maturo Cooper (McConaughey) - padre amorevole di due figli, un figlio e una figlia che egli adora - partirà allora per lo spazio ignoto per una missione disperata, unica speranza per salvare l'intero genere umano: cercare un altro pianeta nel quale poter vivere.

Un anno dopo l'uscita nelle sale e qualche mese dopo il trionfo agli Oscar di quest'anno di Gravity, ecco un altro kolossal ambientato nello spazio.

Anche la nuova e a lungo attesa fatica di Christopher Nolan può vantare effetti speciali mirabolanti, ma - a differenza della pellicola di Alfonso Cuarón - una maggiore accuratezza scientifica.
Questo, grazie alla presenza - come produttore esecutivo e consulente - di Kip Thorne, fisico teorico noto per gli studi sui buchi neri e per le idee circa la possibilità di compiere viaggi tra sistemi stellari tramite cunicoli spazio-temporali (i cosiddetti wormhole).
E proprio le sue teorie sono alla base dello svolgimento della storia, che esige spettatori attenti e interessati, pena la non completa comprensione dell'intreccio.

Ma il regista dell'ultima trilogia "batmaniana", come al solito pure sceneggiatore insieme al fratello Jonathan, non è soltanto un virtuoso della messinscena (benché buona parte del merito, visivamente parlando, vada condiviso col direttore di fotografia Hoyte Van Hoytema: degno del miglior Emmanuel Lubezki) e un accurato storyteller: è anche un maestro nella direzione degli attori, da cui riesce a cavare sempre il meglio.

A guidare un cast da leccarsi i baffi ci sono ovviamente l'ex Killer Joe McConaughey, fresco dell'Oscar per Dallas Buyers Club (ma leggenda vuole che Nolan l'abbia scelto dopo averlo notato in Mud), e la sempre deliziosa Jessica Chastain (ennesima nomination in vista per la nostra beniamina?).
Ma meritano una menzione anche la bella Anne Hathaway - Oscar a sua volta per Les Misérables, qui con capello corto stile Sandra Bullock - e il sempreverde Michael Caine, ormai attore-feticcio del regista (è il sesto film che fanno insieme!).
Sfiziose, infine, le comparsate di Matt Damon (apparizione a sorpresa) ed Ellen Burstyn (ricordate? Era la protagonista di L'Esorcista di William Friedkin).

Da attori di questo calibro ci aspettavamo molto, e dobbiamo dire di non essere rimasti delusi.
Interstellar è riuscito in ogni caso a mantenere ciò che aveva promesso: intrattenimento spettacolare e spunti di riflessione, buoni sentimenti e suspense.

E una trama all'altezza dei precedenti lavori del cineasta inglese, qui particolarmente prodigo di rimandi, citazioni, omaggi: oltre all'ovvio accostamento al capolavoro di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello Spazio (e a quello di Terrence Malick The Tree of Life, non solo per la presenza della Chastain), abbiamo notato, tra gli altri, riferimenti anche a due pellicole del 1997: Punto di Non Ritorno di Paul W.S. Anderson (da cui deriva la spiegazione dei wormhole con una matita e un foglio di carta) e Contact di Robert Zemeckis.

Più curiose le fonti letterarie: passi il cenno a Dalla Terra alla Luna di Jules Verne, ma chi avrebbe mai pensato al poeta gallese Dylan Thomas (Do not go gentle into that good night, tradotta come "Non andartene docile in quella buona notte") o a Gargantua (il gigante dall'appetito insaziabile nato dalla penna di François Rabelais)?

Tuttavia, sebbene la componente relativa alla scienza sia molto ben presente, a dominare è però quella che mette in gioco una forza più forte della gravità: l'amore.
È l'amore per la figlia a muovere Cooper, così come è l'amore per un collega a spingere la Dottoressa Brand (Hathaway) ad intraprendere una missione tanto perigliosa.
E sarà l'amore di una figlia per il proprio padre a salvare l'umanità.

Perché - è proprio il caso di dirlo, prendendo in prestito una frase del film - "l'amore è l'unica cosa che trascende il tempo e lo spazio".

Etichette: , , , , , , , , , , , , , , ,

mercoledì 2 ottobre 2013

WILLIAM FRIEDKIN. BUG, TUTTO IL RESTO È (PARA)NOIA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2006
102'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Ashley Judd, Michael Shannon, Lynn Collins, Brian F. O'Byrne, Harry Connick, Jr.


Anni 70: Il Braccio Violento della Legge, L'Esorcista, Il Salario della Paura.
Anni 80: Vivere e Morire a Los Angeles.
Anni 90: Jade.
Anni 10 (del nuovo secolo): Killer Joe.

All’appello manca solo il primo decennio del 2000: qual è il film di William Friedkin più rappresentativo di quegli anni?
La nostra scelta è caduta su Bug, colpevolmente ignorato dai distributori italiani, tanto che da noi è uscito in ritardo e soltanto in DVD.
Presentato al Festival di Cannes, ottiene buone recensioni e vince a sorpresa il premio Fipresci, tradizionalmente assegnato a opere prime o a giovani cineasti, non certo a ultrasettantenni leoni del cinema.

Billy sta attraversando un periodo di forte insoddisfazione professionale – il suo ultimo lavoro davvero memorabile risale ad almeno 20 anni prima! – quando fa un incontro che darà una nuova svolta alla propria carriera.
Si tratta del drammaturgo/attore Tracy Letts, che ha adattato per il cinema una propria pièce e sta cercando un regista per trasferirla sul grande schermo.

Agnes (Judd), cameriera con un figlio scomparso e un ex marito violento, vive di alcol e droghe in uno squallido motel nel deserto.
Qui incontra Peter (Shannon), timido e disadattato reduce dalla guerra del Golfo, ossessionato dagli insetti e dai complotti governativi.
Insieme, i due percorreranno un’allucinante spirale di follia e violenza, che li porterà a compiere un gesto estremo e definitivo.

Dramma esistenziale, love story non ortodossa o horror psicologico? Nessuna delle tre, o forse tutte ("Non rientra facilmente in alcuna categoria", ha affermato Friedkin in un'intervista).
Opera n.20 del regista, è una pellicola essenziale, girata con pochi mezzi, un piccolo set e due protagonisti in stato di grazia.
L'italoamericana Ashley Judd - vero cognome Ciminella - si immerge anima e corpo (soprattutto corpo) in un personaggio non facile con vibrante emotività, mentre il collega Michael Shannon - che riprende il ruolo già interpretato on stage - è un ottimo attore cui basta alzare un sopraciglio per sembrare ora rassicurante ora minaccioso (ve lo ricordate in Take Shelter?).

Il meglio del film è rappresentato dalla capacità del Maestro - quando è in vena è davvero tale - di trascendere la dimensione teatrale del copione e puntare all'allegoria.
Bug rappresenta infatti l'ennesima doccia fredda per i detrattori "politici" del nostro, da sempre accusato di reazionarismo (ma è anche lo stesso che ha diretto L'Affare del Secolo, lampante satira antimilitarista col comico liberal Chevy Chase).
La paranoia schizoide del reduce Peter (ma poi è davvero pazzo?) dice molto più sulla crisi americana post 11 Settembre e post Iraq di tante altre pellicole più esplicitamente dedicate all'argomento.

E' in fondo la storia di due solitudini che soltanto nell'amore reciproco trovano rifugio dalle minacce esterne (l'ex marito violento, il dottore) ed interne (gli insetti, che lo spettatore non vede mai), sommersi in un mondo estraneo, indifferente o ostile.
Forse qui non si parla solo degli USA. Forse si parla di tutti noi.

Etichette: , , , , , , , , ,