CINEMA A BOMBA!

domenica 8 febbraio 2026

OSCAR 2026. NOMINATION: PREMI MUSICALI E CASTING

Dall'alto: l'eterna candidata all'Oscar Diane Warren; Alexandre Desplat all'anteprima di Frankenstein.


2020: battuta da Sir Elton John.
2021: perdente con lo zampino(?) della Pausini.
2022: demolita da Billie Eilish con 007: No Time to Die.
2023: superata da un singolo indiano.
2024: sconfitta di nuovo da Billie Eilish con Barbie.

Dopo che anche lo scorso anno l'Oscar per la miglior canzone è andato al controverso Emilia Pérez anziché a lei, chiunque avrebbe pensato che Diane Warren ci avrebbe finalmente mollato.

Invece la veterana del songwriting ci riprova per la 17a volta (settima di fila), a questo giro addirittura con un... film sulla propria vita?!
Appello all'Academy: datele 'sta statuetta e non se ne parli più.

A farle concorrenza c'è soprattutto Golden, tormentone-traino del cartone KPop Demon Hunters fresco fresco di Golden Globe.
Ma occhio pure a Nick Cave: il cantautore/sceneggiatore australiano è alla sua prima nomination e chissà che non sia proprio lui a spuntarla.

Passando alle colonne sonore, curioso come quest'anno la sfida sia europea al 100%!
I già 2 volte oscarizzati Desplat (per Grand Budapest Hotel e The Shape of Water) e Göransson (per Black Panther e Oppenheimer) sono rispettivamente francese e svedese, gli altri 3 concorrenti inglesi...
Non una buona annata per i compositori americani.

Dulcis in fundo, c'è un nuovo sceriffo in città... o meglio, una nuova categoria!
Introdotta dall'Academy proprio a partire da quest'anno, quella per il miglior casting punta a rendere giustizia a un settore professionale ancora molto sottovalutato.

Qui sotto trovate tutti i candidati e qualche link.
Per sapere chi si porterà a casa le ambite statuette, continuate a seguire CINEMA A BOMBA!


Migliore colonna sonora
Jerskin Fendrix – Bugonia
Alexandre Desplat – Frankenstein
Max Richter – Hamnet
Jonny Greenwood – Una Battaglia dopo l'Altra
Ludwig Göransson – I Peccatori (Sinners)

Migliore canzone
Dear Me (testo e musica: Diane Warren) – Diane Warren: Relentless
Golden (testo e musica: Ejae, Mark Sonnenblick, 24, Ido, Teddy Park e Ian Eisendrath) – KPop Demon Hunters
I Lied to You (testo e musica: Raphael Saadiq e Ludwig Göransson) – I Peccatori
Sweet Dreams of Joy (testo e musica: Nicholas Pike) – Viva Verdi!
Train Dreams (musica: Nick Cave e Bryce Dessner; testo: Nick Cave) – Train Dreams

Migliore casting
Nina Gold – Hamnet
Jennifer Venditti – Marty Supreme
Cassandra Kulukundis – Una Battaglia dopo l'Altra
Gabriel Domingues – L'Agente Segreto
Francine Maisler – I Peccatori


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mercoledì 20 settembre 2023

I CLASSICI: L'ASSASSINIO DI JESSE JAMES..., LA MORTE DEL MITO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA, 2007
160'
Regia: Andrew Dominik
Interpreti: Brad Pitt, Casey Affleck, Sam Rockwell, Mary Louise Parker, Sam Shepard, Jeremy Renner, Zooey Deschanel, Michael Parks, Ted Levine, Brooklynn Proulx.


3 aprile 1882. Un colpo di pistola alle spalle sparato da Robert Ford (Affleck) coglie di sorpresa e uccide Jesse James (Pitt), infallibile pistolero, in un raro momento di tranquillità.

Il bandito, già celebrato in vita per le sue temerarie rapine a banche e treni, entra così nel mito.

L'assassino avrà il suo momento di notorietà - notorietà che pagherà a caro prezzo.


Jesse James è una delle figure più note della storia statunitense e le sue avventurose vicende hanno ispirato numerosi romanzetti popolari e film interpretati da divi di Hollywood del calibro di Tyrone Power, Audie Murphy, Robert Duvall, Christopher Lloyd, Kris Kristofferson, Colin Farrell.

Non stiamo certo parlando di uno stinco di santo, anzi; tuttavia la morte prematura e la fama da bello e dannato ne hanno idealizzato la figura.

Al contrario Robert Ford, comunque non certo un chierichetto, è stato oggetto di riprovazione e disprezzo generale.

L'Assassinio di Jesse James per mano del Codardo Robert Ford (denominazione chilometrica che ricalca fedelmente l'originale, The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford) offre uno sguardo interessante sulla vicenda dei due, accomunati già a partire dal titolo.

Pur inserendosi pienamente nel filone western per epoca e ambientazioni, il film si discosta dai tradizionali canoni del genere per addentrarsi nel lirismo crepuscolare e in un'analisi dei personaggi tutt'altro che banale.

Il ritmo scorre lento in una contemplazione dei paesaggi fisici e dell'anima che ricorda molto Terrence Malick - tra i punti forti della pellicola citiamo a proposito la colonna sonora di Nick Cave e soprattutto la splendida fotografia di Roger Deakins (che vincerà i suoi primi Oscar solo qualche anno più tardi, con Blade Runners 2047 e 1917).

Sui due protagonisti sembra gravare l'attesa di un comune destino ineluttabile e tragico: Jesse James non si fida di Robert Ford, ma non riesce ad allontanarsene; Robert Ford sa che seguire il proprio idolo lo porterà all'autodistruzione, ma decide comunque di schiantarsi.

Il dualismo si riflette nella stessa struttura del film: la prima parte è dominata dalla figura superomistica del capo, dell'uomo che diventa mito e si eleva (non senza sprezzo) sulla massa; la seconda è incentrata sulla caduta rovinosa di un Icaro che ha voluto volare troppo vicino al proprio sole, nel desiderio smanioso di dimostrare il proprio valore.

Ma se un pur bravo Brad Pitt (che verrà premiato a Venezia con la Coppa Volpi; l'Oscar arriverà solo nel 2020, per C'era una volta... a Hollywood) incarna l'antieroe disilluso e pur ancora spietato in modo convincente, è Casey Affleck la vera sorpresa.

Questi si aggiudicherà la preziosa statuetta dell'Academy dieci anni dopo, ma già qui fa vedere di non essere solo il fratello del più celebre Ben.

La sua interpretazione è sfaccettata, ambigua, dolente e offre al personaggio di Ford un'aura tragica: convinto di poter trovare la propria strada nella vita liberandosi dal peso ingombrante del Mito, egli riceve invece in cambio lo stigma del vigliacco, che lo condannerà ad una vita di dannazione.

Il regista australiano Andrew Dominik - autore poi del successivo e controverso Blonde su un'altra icona americana, Marilyn Monroe - cerca di liberare Robert Ford dal marchio dell'infamia, provando nei suoi confronti una certa indulgenza.

In fondo Jesse James non è che un uomo - e non molto migliore del suo assassino.

E' un western lento, contemplativo, malinconico, disilluso, struggente, spietato, questo di Dominik.

Ma che western!


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mercoledì 7 giugno 2017

GLI INEDITI. HELL OR HIGH WATER, PRENDI I SOLDI E RISCATTA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2016
102'
Regia: David Mackenzie
Interpreti: Jeff Bridges, Chris Pine, Ben Foster, Gil Birmingham.


Toby (Pine) e Tanner (Foster) Howard sono due fratelli; calmo e riflessivo il primo, scapestrato ed ex carcerato il secondo.

Sotto la fattoria di famiglia scoprono un giacimento petrolifero: una bella occasione per riscattarsi da una vita fatta di miseria.

Problema: il ranch è stato pignorato da una banca.
Soluzione: rapinare questa banca (e altre, già che ci siamo) per estinguere i debiti.

Ma sulle loro tracce si mette un anziano ranger alla vigilia della pensione (Bridges), coadiuvato da un collega di origini indiane (Birmingham).






È rimasto ancora inedito nelle sale cinematografiche in Italia (ma è disponibile su Netflix da Novembre 2016) uno dei film più interessanti di Cannes 2016 (presentato nella sezione Un Certain Regard), candidato a tre Golden Globe e a ben 5 Oscar - per miglior film, miglior attore non protagonista (Jeff Bridges), miglior montaggio, migliore sceneggiatura originale.

L'autore di quest'ultima è Taylor Sheridan, già attore in serie Tv quali Walker Texas Ranger, La Signora del West e soprattutto Veronica Mars e Sons of Anarchy.

Quello di Hell or High Water è solo il suo secondo script a diventare un film, sebbene già nel 2012 fosse stato inserito nella Black List (la lista delle sceneggiature più promettenti non ancora trasposte sul grande schermo) con il titolo di Comancheria, dal nome di quell'area tra Texas Occidentale e New Mexico una volta dominato dagli Indiani nella quale è ambientata la vicenda.

Al suo attivo precedentemente solo quello dell'acclamato Sicario di Denis Villeneuve con Emily Blunt, Benicio Del Toro e Josh Brolin - in concorso a Cannes 2015 e poi candidato agli Oscar 2016 per colonna sonora, fotografia e montaggio sonoro - che affrontava in modo duro e violento la lotta ai narcos al confine tra USA e Messico.

Qui Sheridan continua la sua ideale trilogia dedicata alla Frontiera americana, un luogo geografico e mentale nel quale è molto forte il contrasto tra chi la legge la fa applicare e chi la infrange, ben rappresentato nelle atmosfere dalle interminabili e monotone distese aride del deserto.

In questo western moderno con le macchine al posto dei cavalli, i personaggi sono condizionati nelle loro azioni dall'ambiente nel quale vivono - la Frontiera, appunto.
Il ranger fa il suo lavoro con caparbietà e senso del dovere, senza avere nessuna comprensione per quelli che ai suoi occhi sono solo dei criminali; i fratelli rapinano banche senza troppe remore morali, convinti della fondatezza delle loro ragioni, spinti non dall'intento di arricchirsi ma di garantire ai figli di uno dei due un futuro lontano dalla povertà che ha sempre angustiato la famiglia.

Lo scontro sarà inevitabile e drammatico, con un finale sospeso che non allenta la tensione ben sviluppata nel corso della narrazione, né il senso di attesa (il regista, il britannico David Mackenzie, lo ha reso con maestria anche con uno svolgimento lento della vicenda e con un soffermarsi lirico sugli ampi spazi aperti), e ciò nonostante ci sia una prima resa dei conti verso la fine.

Bravo, Sheridan!
A Cannes 2017 ha portato il suo terzo film da sceneggiatore (questa volta da lui diretto) - Wind River, chiusura, quindi della sua trilogia sulla Frontiera - e ha pure vinto il premio per la migliore regia nella sezione Un Certain Regard.

Prossimamente un altro suo script prenderà forma: Soldado, seguito di Sicario, con Benicio del Toro, Josh Brolin, Katherine Keener, Jeffrey Donovan e con il nostro Stefano Sollima (!) dietro alla macchina da presa.

Insomma, teniamolo d'occhio.

Ma Sheridan e Mackenzie non sono i soli artefici di quest'opera indie ben riuscita: buona la colonna sonora del duo australiano Nick Cave-Warren Ellis, così come il montaggio e la fotografia.

Ben scelti gli interpreti: a Chris Pine solitamente danno ruoli un po' da bamboccio, ma in una parte più "virile" dimostra capacità recitative; Ben Foster è un caratterista di esperienza (lo ricordate in Lone Survivor?) ed è efficace come criminale sopra le righe.

Ma un plauso particolare va a Jeff Bridges, come abbiamo detto precedentemente in lizza agli ultimi Oscar come attore protagonista (settima nomination per lui, con vittoria nel 2010 per Crazy Heart, che gli è valso pure il Golden Globe).

Egli dà al suo personaggio le sue rughe, la sua ironia, un sarcasmo feroce.
Ma non fatevi ingannare: dietro l'apparente bonomia si nasconde una determinazione incrollabile e un carattere forgiato dalla violenza umana e dall'asprezza della natura, ma poco incline a giustificare gli sgarri all'ordine costituito.

Beh, non esattamente il Drugo di Il Grande Lebowski, quanto piuttosto uno sceriffo da film western trasportato ai giorni nostri, che non si darà pace finché non avrà la sua personale sfida all'O.K. Corral.

"Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto", diceva Ramón (Gian Maria Volonté) a Joe (Clint Eastwood) in Per Un Pugno Di Dollari di Sergio Leone.

Ma se l'uomo con la pistola è Jeff Bridges, per l'uomo col fucile le cose potrebbero mettersi male.





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lunedì 14 maggio 2012

I CORTI: RED DEAD REDEMPTION, IL WESTERN D'AUTORE INCONTRA IL VIDEOGAME

(Clicca sulla locandina per vedere il film completo)

USA, 2010
29'
Regia: John Hillcoat


All'inizio del XX secolo l'ex fuorilegge John Marston, per redimersi, deve catturare il suo vecchio compagno di scorribande Bill Williamson.
Sulla strada incontra un vecchio imbonitore, un onesto sceriffo e un colorito profanatore di tombe che lo aiuteranno ad entrare in un fortino dove si è asserragliata la banda di Williamson.

Trasmesso per la prima volta sul canale televisivo Fox nel 2010, questo breve film girato in machinima (abbreviazione di machine animation), cioé creato con la stessa tecnica utlilizzata per la realizzazione di videogame usando strumenti e risorse disponibili nel gioco, ha fatto da battistrada all'omonimo e rivoluzionario videogioco.

La novità non sta tanto nella particolare conformazione delle immagini (suggestiva e accurata, ma migliorabile) né nella commistione tra videogame e cinema (la machinima è ampiamente diffusa da anni, anche se il termine è noto solo ai superesperti del settore), quanto piuttosto nel fatto che, per la prima volta, a dirigere un film di questo tipo è stato chiamato un regista di una certa caratura: l'australiano John Hillcoat.

L'autore degli acclamati La Proposta (sceneggiatura del cantautore Nick Cave!) e The Road (presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2009, con Viggo Mortensen) - a breve in concorso a Cannes col gangsteristico Lawless (di nuovo scritto da Cave) - ha creato una storia originale mettendo insieme diversi segmenti del gioco.

Certo la natura stessa del breve filmato, pensato per promuovere in grande stile il videogioco, non consente di approfondire la psicologia dei personaggi né la trama del racconto.
Ma questo esperimento, comunque intrigante, potrebbe rivelarsi una finestra sul futuro: un futuro rappresentato da una maggiore integrazione tra il mondo del cinema, sempre più a corto di idee originali, e quello dei videogame, al contrario continuamente alla ricerca di linguaggi nuovi e innovativi.

John Hillcoat ha aperto una strada?


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