CINEMA A BOMBA!

mercoledì 20 settembre 2023

I CLASSICI: L'ASSASSINIO DI JESSE JAMES..., LA MORTE DEL MITO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA, 2007
160'
Regia: Andrew Dominik
Interpreti: Brad Pitt, Casey Affleck, Sam Rockwell, Mary Louise Parker, Sam Shepard, Jeremy Renner, Zooey Deschanel, Michael Parks, Ted Levine, Brooklynn Proulx.


3 aprile 1882. Un colpo di pistola alle spalle sparato da Robert Ford (Affleck) coglie di sorpresa e uccide Jesse James (Pitt), infallibile pistolero, in un raro momento di tranquillità.

Il bandito, già celebrato in vita per le sue temerarie rapine a banche e treni, entra così nel mito.

L'assassino avrà il suo momento di notorietà - notorietà che pagherà a caro prezzo.


Jesse James è una delle figure più note della storia statunitense e le sue avventurose vicende hanno ispirato numerosi romanzetti popolari e film interpretati da divi di Hollywood del calibro di Tyrone Power, Audie Murphy, Robert Duvall, Christopher Lloyd, Kris Kristofferson, Colin Farrell.

Non stiamo certo parlando di uno stinco di santo, anzi; tuttavia la morte prematura e la fama da bello e dannato ne hanno idealizzato la figura.

Al contrario Robert Ford, comunque non certo un chierichetto, è stato oggetto di riprovazione e disprezzo generale.

L'Assassinio di Jesse James per mano del Codardo Robert Ford (denominazione chilometrica che ricalca fedelmente l'originale, The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford) offre uno sguardo interessante sulla vicenda dei due, accomunati già a partire dal titolo.

Pur inserendosi pienamente nel filone western per epoca e ambientazioni, il film si discosta dai tradizionali canoni del genere per addentrarsi nel lirismo crepuscolare e in un'analisi dei personaggi tutt'altro che banale.

Il ritmo scorre lento in una contemplazione dei paesaggi fisici e dell'anima che ricorda molto Terrence Malick - tra i punti forti della pellicola citiamo a proposito la colonna sonora di Nick Cave e soprattutto la splendida fotografia di Roger Deakins (che vincerà i suoi primi Oscar solo qualche anno più tardi, con Blade Runners 2047 e 1917).

Sui due protagonisti sembra gravare l'attesa di un comune destino ineluttabile e tragico: Jesse James non si fida di Robert Ford, ma non riesce ad allontanarsene; Robert Ford sa che seguire il proprio idolo lo porterà all'autodistruzione, ma decide comunque di schiantarsi.

Il dualismo si riflette nella stessa struttura del film: la prima parte è dominata dalla figura superomistica del capo, dell'uomo che diventa mito e si eleva (non senza sprezzo) sulla massa; la seconda è incentrata sulla caduta rovinosa di un Icaro che ha voluto volare troppo vicino al proprio sole, nel desiderio smanioso di dimostrare il proprio valore.

Ma se un pur bravo Brad Pitt (che verrà premiato a Venezia con la Coppa Volpi; l'Oscar arriverà solo nel 2020, per C'era una volta... a Hollywood) incarna l'antieroe disilluso e pur ancora spietato in modo convincente, è Casey Affleck la vera sorpresa.

Questi si aggiudicherà la preziosa statuetta dell'Academy dieci anni dopo, ma già qui fa vedere di non essere solo il fratello del più celebre Ben.

La sua interpretazione è sfaccettata, ambigua, dolente e offre al personaggio di Ford un'aura tragica: convinto di poter trovare la propria strada nella vita liberandosi dal peso ingombrante del Mito, egli riceve invece in cambio lo stigma del vigliacco, che lo condannerà ad una vita di dannazione.

Il regista australiano Andrew Dominik - autore poi del successivo e controverso Blonde su un'altra icona americana, Marilyn Monroe - cerca di liberare Robert Ford dal marchio dell'infamia, provando nei suoi confronti una certa indulgenza.

In fondo Jesse James non è che un uomo - e non molto migliore del suo assassino.

E' un western lento, contemplativo, malinconico, disilluso, struggente, spietato, questo di Dominik.

Ma che western!


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lunedì 10 ottobre 2022

BLONDE, NORMA JEANE VS. MARILYN

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA, 2022
167'
Regia: Andrew Dominik
Interpreti: Ana de Armas, Bobby Cannavale, Adrien Brody, Julianne Nicholson, Xavier Samuel.


Marilyn Monroe è bellissima, è sexy, ha successo, ha un bel sorriso, è ingenua, è svampita, ha una voce flautata; è una perfetta superdiva del cinema, amata, invidiata, desiderata.

Norma Jeane Baker è bellissima, ha avuto un'infanzia infelice, ha subito abusi, ha avuto aborti, è triste, è depressa, è considerata alla stregua di un oggetto, è terribilmente sola, non ha mai ricevuto affetto.

Norma Jeane vede la stella di Marilyn brillare, ma la sua luce non le arriva.

Norma Jeane Baker per tutti è Marilyn Monroe.

Per tutti, tranne che per se stessa.


Tratto dall'omonimo romanzo della prolifica scrittrice americana Joyce Carol Oates, Blonde è stato presentato in anteprima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia, dove ha ricevuto una lunga standing ovation e apprezzamenti per la sua protagonista, Ana de Armas (brava, in effetti, pur se non somigliantissima), già affermatasi grazie a titoli quali Blade Runner 2049, Knives Out, Acque profonde.

Sfavillante, il red carpet del Lido, dove ha sfilato, oltre al regista Andrew Dominik, a de Armas e Brody, anche uno dei produttori, Brad Pitt, che in questa veste sa il fatto suo (ha vinto l'Oscar per il miglior film per 12 Anni Schiavo ed ha finanziato, tra gli altri, The Tree Of Life).

Il glamour, i flash, le luci, le urla dei fan, gli abiti eleganti, il poter vedere da vicino i divi del grande schermo... è parte del fascino effimero dello star system, a Venezia come a Cannes, a Toronto come a Hollywood o a Mumbay.

Ma dopo aver visto questo film l'effetto è davvero straniante.

Blonde è l'angosciosa, cupa, claustrofobica discesa agli inferi di una donna che è stata vittima degli uomini che ha conosciuto, che non ha trovato nessuno disposto ad ascoltare i suoi tormenti.

Una donna che, pur circondata da molta gente e baciata dalla fama, ha vissuto ed è morta da sola, fragile e vulnerabile, tormentata.

La vita di Marilyn Monroe è già stata tragica di per sé; ma Oates - e Dominik, sulla scia - ha calcato la mano, prendendosi delle libertà, al fine di rendere ancora più drammatica la sua vicenda: il triangolo amoroso con i figli di Edward G. Robinson e Charlie Chaplin, molto probabilmente un'invenzione; il dialogo con il feto parlante; alcune parti della sua vita omesse; il mancato riconoscimento del suo talento recitativo...

Il film, una volta approdato su Netflix, è stato bersaglio di numerosissime critiche, accusato di sfruttare l'immagine di Marilyn, di essere morboso, troppo disturbante, addirittura di essere antiabortista e maschilista - considerazioni che sono state ribattute punto su punto dall'autrice e dal regista.

Fatto sta che l'immagine della diva di Gli uomini preferiscono le bionde, Come sposare un milionario, Quando la moglie è in vacanza e A qualcuno piace caldo perde quella patina dorata di successo, bellezza, perfezione, felicità con la quale Hollywood l'aveva ricoperta e fa intravedere sotto la superficie il volto triste di Norma Jeane.

Se considerassimo Blonde come una biografia sicuramente ne vedremmo i tanti difetti: il montaggio a scatti, a scapito della linearità della trama; le invenzioni sulla vita dell'attrice; la negatività di tutti i personaggi maschili rappresentati; la presenza di scene forti che scadono a volte nel grottesco; il ridurre la vita di una persona ad una sequenza di drammi, traumi...

E valuteremmo che Marilyn/Norma Jeane avrebbe meritato maggior rispetto, maggior senso del pudore e un ritratto più veritiero: quella di Joyce Carol Oates e Andrew Dominik non è la Marilyn complicata, sfaccettata che traspare dai suoi appunti, dalle sue lettere, dalle sue poesie.

Ma cosa c'è dietro alla luce abbagliante dei riflettori e dei flash?

Cosa c'è dietro ai sorrisi smaglianti dei divi?

Se ci soffermassimo su quegli aspetti di critica feroce dell'ipocrisia e della violenza della nostra società (soprattutto nei confronti delle donne), non potremmo non riconoscere che, al netto di scelte discutibili, Blonde coglie nel segno e colpisce duro.

E ci ammonisce che il mondo delle stelle dello spettacolo non è poi così scintillante come appare, anzi.


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mercoledì 31 agosto 2022

VENEZIA 2022. I FILM IN E FUORI CONCORSO

Dall'alto: Ana de Armas è Marilyn Monroe in Blonde; Colin Farrell e Brendan Gleeson in The Banshees of Inisherin; una scena di Bardo di Alejandro González Iñárritu; un irriconoscibile Brendan Fraser in The Whale; Harry Styles e Florence Pugh in Don't worry darling

Ci siamo!

La 79a edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (dal 31 agosto al 10 settembre) si svela al mondo.

Fortunatamente al timone del festival cinematografico più atteso del mondo (non ce ne voglia Cannes...) c'è di nuovo il bravissimo Alberto Barbera, direttore per la tredicesima volta (decima consecutiva).

E fortunatamente ecco il nostro Speciale Venezia n. 11.

Parlare della Mostra del Cinema per noi è sempre un'emozione, dato che il nostro blog è nato proprio per seguire l'edizione del 2011.

Attendavamo con impazienza l'annuncio dei film in cartellone, come ogni anno.

E come da qualche anno a questa parte non siamo rimasti delusi.

La Giuria, capitanata stavolta dalla grande Julianne Moore, con presenza, tra gli altri, anche di un Premio Nobel per la Letteratura, Kazuo Ishiguro, e di Audrey Diwan, regista del Leone d'Oro uscente (il già dimenticato L'Evénement), dovrà valutare parecchi film interessanti e attesi.

A cominciare da White Noise di Noah Baumbach, tratto dall'omonimo romanzo di Don DeLillo, con la coppia Adam Driver-Greta Gerwig, che avrà il difficile compito di aprire la kermesse.

Il cartellone può vantare opere che alla vigilia suscitano molta curiosità, come il biopic su Santa Chiara d'Assisi firmato dalla talentuosa Susanna Nicchiarelli, la finta biografia Tár del redivivo Todd Filed con Cate Blanchett protagonista, The Eternal Daughter della coppia Joanna Hogg-Tilda Swinton, L'Immensità con la superstar Penélope Cruz diretta dal nostro Emanuele Crialese, il nuovo film del cineasta iranianao perseguitato Jafar Panahi, Il Signore delle formiche di Gianni Amelio con Luigi Lo Cascio ed Elio Germano su un fatto di cronaca che fece molto discutere.

Ma i pezzi forti, a nostro avviso, sono i seguenti:

- la biografia di Marilyn Monroe Blonde, di Andrew Dominik e con la lanciatissima Ana de Armas (quella di Knives Out e Deep Water);

- The Banshees of Inisherin del'irriverente e geniale Martin McDonagh ( Six Shooter, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri), con i fidi Colin Farrell e Brendan Gleeson;

- Bones and All, atipica e violenta storia d'amore che vede nuovamente la collaborazione tra Luca Guadagnino e Timothée Chalamet dopo l'acclamato Call Me By Your Name;

- Bardo, ritorno in Messico di Alejandro González Iñárritu dopo i trionfi di Birdman e The Revenant;

- The Son con un cast eccezionale diretto da Florian Zeller, sorta di seguito di The Father, che guadagnò due Oscar nel 2021 (per la migliore sceneggiatura non originale e per Anthony Hopkins miglior attore protagonista);

- The Whale, il film di Darren Aronofsky (in cerca di riscatto dopo il controverso e sfortunato Madre!) che potrebbe rilanciare la carriera di Brendan Fraser.

Qui di seguito ecco comunque le pellicole in competizione.

All The Beauty and The Bloodshed, regia di Laura Poitras (Stati Uniti d'America)
Argentina, 1985, regia di Santiago Mitre (Argentina), con Ricardo Darín
Athena, regia di Romain Gavras (Francia)
Gli spiriti dell'isola (The Banshees of Inisherin), regia di Martin McDonagh (Regno Unito, Stati Uniti d'America, Irlanda), con Colin Farrell, Brendan Gleeson,Barry Keoghan
Bardo, falsa crónica de unas cuantas verdades, regia di Alejandro González Iñárritu (Messico)
Bones and All, regia di Luca Guadagnino (Italia, Stati Uniti d'America), con Taylor Russell, Timothée Chalamet, Mark Rylance,Chloë Sevigny, David Gordon Green, Michael Stuhlbarg
Blonde, regia di Andrew Dominik (Stati Uniti d'America), con Ana de Armas, Adrien Brody, Bobby Cannavale
Un couple, regia di Frederick Wiseman (Stati Uniti d'America)
Chiara, regia di Susanna Nicchiarelli (Italia), con Margherita Mazzucco, Carlotta Natoli, Luigi Lo Cascio
Les Enfants des autres, regia di Rebecca Zlotowski (Francia), con Chiara Mastroianni
The Eternal Daughter, regia di Joanna Hogg (Regno Unito), con Tilda Swinton
L'immensità, regia di Emanuele Crialese (Italia), con Penélope Cruz
Khers nist, regia di Jafar Panahi (Iran)
Love Life, regia di Kōji Fukada (Giappone, Francia)
Les Miens, regia di Roschdy Zem (Francia), con Maïwenn
Monica, regia di Andrea Pallaoro (Italia, Stati Uniti d'America), con Patricia Clarkson
Šab, dākheli, divār, regia di Vahid Jalilvand (Iran)
Saint-Omer, regia di Alice Diop (Francia)
Il signore delle formiche, regia di Gianni Amelio (Italia), con Luigi Lo Cascio, Elio Germano
The Son, regia di Florian Zeller (Regno Unito, Francia), con Hugh Jackman, Laura Dern, Vanessa Kirby, Anthony Hopkins
Tár, regia di Todd Field (Stati Uniti d'America), con Cate Blanchett
The Whale, regia di Darren Aronofsky (Stati Uniti d'America), con Brendan Fraser, Sadie Sink, Samantha Morton
White Noise, regia di Noah Baumbach (Stati Uniti d'America), con Adam Driver, Greta Gerwig, Don Cheadle [FILM D'APERTURA]


Tra i film fuori concorso, il più atteso è senza dubbio Don't worry darling, accompagnato dalle polemiche riguardanti la regista Olivia Wilde, i protagonisti Harry Styles e Florence Pugh, il licenziamento di Shia LaBeouf (che invece sarà al Lido per il biopic su Padre Pio di Abel Ferrara) - materiale interessante per un sito di gossip, non per il nostro blog.

Noi siamo al momento più interessati dalla presenza di registi di un certo livello, quali Walter Hill (con un nuovo western!), Paul Schrader (che riceverà il Leone d'Oro alla carriera assieme a Catherine Deneuve), Kim Ki-duk (con un film postumo), Paolo Virzì, di documentari di sicuro impatto (di Gianfranco Rosi, di Oliver Stone, di Enrico Ghezzi; ma anche sulla guerra in Ucraina), di cortometraggi (sulla carta) non banali.

Ecco il resto del programma: come potete vedere ce n'è per tutti i gusti.

Buona Mostra del Cinema a tutti!


Fuori concorso
Fiction

Dead For a Dollar, regia di Walter Hill (Stati Uniti d'America), con Christoph Waltz, Willem Dafoe, Rachel Brosnahan, Warren Burke, Benjamin Bratt
Don't Worry Darling, regia di Olivia Wilde (Stati Uniti d'America), con Florence Pugh, Harry Styles, Chris Pine, Gemma Chan, Olivia Wilde
Dreamin' Wild, regia di Bill Pohlad (Stati Uniti d'America), con Casey Affleck, Zooey Deschanel, Beau Bridges
The Hanging Sun, regia di Francesco Carrozzini (Italia, Regno Unito) - film di chiusura - con Alessandro Borghi
Kapag wala nang mga alon, regia di Lav Diaz (Filippine, Francia, Portogallo, Danimarca)
Kõne taevast, regia di Kim Ki-duk (Estonia, Kirghizistan, Lettonia)
Living, regia di Oliver Hermanus (Regno Unito), con Bill Nighy
Master Gardener, regia di Paul Schrader (Stati Uniti d'America), con Joel Edgerton, Sigourney Weaver
Pearl, regia di Ti West (Stati Uniti d'America), con Mia Goth
Siccità, regia di Paolo Virzì (Italia), con Silvio Orlando. Valerio Mastandrea, Claudia Pandolfi, Vinicio Marchioni, Monica Bellucci, Max Tortora, Emanuela Fanelli

Non fiction
Bobi Wine Ghetto President, regia di Christopher Sharp e Moses Bwayo (Uganda)
A Compassionate Spy, regia di Steve James (Stati Uniti d'America)
Freedom on Fire: Ukraine's Fight For Freedom, regia di Evgenij Afineevskij (Ucraina, Regno Unito, Stati Uniti d'America)
In viaggio, regia di Gianfranco Rosi (Italia)
The Kiev Trial, regia di Serhij Loznycja (Paesi Bassi, Ucraina)
The Matchmaker, regia di Benedetta Argentieri (Italia) Music For Black Pigeons, regia di Jørgen Leth e Andreas Koefoed (Danimarca)
Nuclear, regia di Oliver Stone (Stati Uniti d'America)
Gli ultimi giorni dell'umanità, regia di Enrico Ghezzi e Alessandro Gagliardo (Italia)

Cortometraggi
A guerra finita, regia di Simone Massi (Italia), corto di animazione con voce di Gino Strada
Camarera de piso, regia di Lucrecia Martel (Argentina)
In quanto a noi, regia di Simone Massi (Italia), corto di animazione con voce di Wim Wenders
Look at Me, regia di Sally Potter (Regno Unito), con Javier Bardem, Chris Rock

Serie
Copenhagen Cowboy, regia di Nicolas Winding Refn – miniserie TV, 6 puntate (Danimarca)
Riget: Exodus, regia di Lars von Trier – miniserie TV, 5 puntate (Danimarca)

Orizzonti
Lungometraggi

Aru otoko, regia di Kei Ishikawa (Giappone)
Autobiography, regia di Makbul Mubarak (Indonesia, Francia, Germania, Polonia, Singapore, Filippine, Qatar)
Blanquita, regia di Fernando Guzzoni (Cile, Messico)
Chleb i sól, regia di Damian Kocur (Polonia)
En los márgenes, regia di Juan Diego Botto (Spagna, Regno Unito)
Jang-e jahāni sevvom, regia di Houman Seyyedi (Iran)
Innocence, regia di Guy Davidi (Danimarca, Israele, Finlandia, Islanda)
Ljuksemburg, Ljuksemburg, regia di Antonio Lukič (Ucraina)
Najsrekniot čovek na svetot, regia di Teona Strugar Mitevska (Macedonia del Nord, Bosnia-Erzegovina, Belgio, Croazia, Danimarca, Slovenia)
A noiva, regia di Sérgio Tréfaut (Portogallo)
Obet', regia di Michal Blaško (Slovacchia, Repubblica Ceca, Germania)
Pour la France, regia di Rachid Hami (Francia)
Princess, regia di Roberto De Paolis (Italia) - film d'apertura
Spre nord, regia di Mihai Mincan (Romania, Francia, Grecia, Bulgaria, Repubblica Ceca)
Le Syndicaliste, regia di Jean-Paul Salomé (Francia, Germania)
Ti mangio il cuore, regia di Pippo Mezzapesa (Italia), con Elodie
Trenque Lauquen, regia di Laura Citarella (Argentina, Germania)
Vera, regia di Tizza Covi e Rainer Frimmel (Austria)

Cortometraggi in concorso
III, regia di Salomé Villeneuve (Canada)
Alt på en gang, regia di Henrik Dyb Zwart (Norvegia)
Christopher at Sea, regia di Tom CJ Brown (Francia, Stati Uniti d'America)
The Fruit Tree, regia di Isabelle Tollenaere (Belgio)
Love Forever, regia di Clare Young (Australia)
Manuale di cinematografia per dilettanti - Vol. I, regia di Federico Di Corato (Italia)
My Girlfriend, regia di Kawthar Younis (Egitto)
Nocomodo, regia di Lola Halifa-Legrand (Francia)
Please Hold the Line, regia di Ce Ding Tan (Malesia)
Rutubet, regia di Turan Haste (Turchia)
Snow in September, regia di Lkhagvadulam Purev-Ochir (Francia, Mongolia)
Tria - Del sentimento del tradire, regia di Giulia Grandinetti (Italia)

Orizzonti Extra
Amanda, regia di Carolina Cavalli (Italia)
Bi-ro'yā, regia di Arian Vazirdaftari (Iran)
Goliath, regia di Ádilhan Erjanov (Kazakistan, Russia)
Janāʾin muʿallaqa, regia di Ahmed Yassin Al Daradji (Iraq, Palestina, Arabia Saudita, Egitto, Regno Unito)
Nezouh, regia di Soudade Kaadan (Regno Unito, Siria, Francia)
Notte fantasma, regia di Fulvio Risuleo (Italia)
L'Origine du mal, regia di Sébastien Marnier (Francia, Canada)
Valeria mithatenet, regia di Michal Vinik (Israele, Francia)
Zapatos rojos, regia di Carlos Eichelmann Kaiser (Messico, Italia)


Sezioni autonome e parallele
Settimana internazionale della critica
In concorso

Anhell69, regia di Theo Montoya (Colombia)
Aus meiner Haut, regia di Alex Schaad (Germania)
Da li ste videli ovu ženu?, regia di Dušan Zorić e Matija Gluščević (Serbia, Croazia)
Dogborn, regia di Isabella Carbonell (Svezia)
Eismayer, regia di David Wagner (Austria)
Margini, regia di Niccolò Falsetti (Italia)
Tant que le soleil frappe, regia di Philippe Petit (Francia)

Fuori concorso
Malikates, regia di Yasmine Benkiran (Marocco) - film di chiusura
O sangue, regia di Pedro Costa (Portogallo, 1989)
Trois nuits par semaine, regia di Florent Gouëlou (Francia) - film d'apertura

Giornate degli autori
In concorso

Bentu, regia di Salvatore Mereu (Italia)
Běžná selhání, regia di Cristina Groşan (Repubblica Ceca, Ungheria, Italia, Slovacchia)
Blue Jean, regia di Georgia Oakley (Regno Unito)
Les damnés ne pleurent pas, regia di Fyzal Boulifa (Francia, Belgio, Marocco)
Dirty, Difficult, Dangerous, regia di Wissam Charaf (Francia, Italia, Libano) - film d'apertura
El Akhira, la dernière reine, regia di Adila Bendimerad e Damien Ounouri (Algeria, Francia, Arabia Saudita, Qatar, Taiwan)
Lobo e Cão, regia di Cláudia Varejão (Portogallo, Francia)
The Maiden, regia di Graham Foy (Stati Uniti d'America)
Padre Pio, regia di Abel Ferrara (Italia, Germania, Regno Unito), con Shia LaBeouf
Shimen, regia di Huang Ji e Ryuji Otsuka (Giappone)

Fuori concorso
The Listener, regia di Steve Buscemi (Stati Uniti d'America) - film di chiusura

Eventi speciali
Acqua e anice, regia di Corrado Ceron (Italia)
Alone, regia di Jafar Najafi (Italia)
Cara Susanna, regia di Sébastien Lifshitz (Francia, Stati Uniti d'America, Regno Unito)
Marcia su Roma, regia di Mark Cousins (Italia)
Siamo qui per provare, regia di Greta De Lazzaris e Jacopo Quadri (Italia)

Miu Miu Women's Tales
#23. House Comes With a Bird, regia di Janicza Bravo (Italia, Stati Uniti d'America)
#24. Carta de mi madre para mi hijo, regia di Carla Simón (Italia, Spagna)

Notti veneziane
Le favolose, regia di Roberta Torre (Italia, Francia)
Kristos, the Last Child, regia di Giulia Amati (Italia, Francia, Grecia)
Las leonas, regia di Isabel Achával e Chiara Bondì (Italia)
Un nemico invisibile, regia di Riccardo Campagna e Federico Savonitto (Italia)
Pablo di Neanderthal, regia di Antonello Matarazzo (Italia)
Il paese delle persone integre, regia di Christian Carmosino Mereu (Italia, Burkina Faso)
Se fate i bravi, regia di Stefano Collizzolli e Daniele Gaglianone (Italia Belgio)
Spaccaossa, regia di Vincenzo Pirrotta (Italia)
La timidezza delle chiome, regia di Valentina Bertani (Italia, Israele)


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