CINEMA A BOMBA!

giovedì 23 luglio 2026

I CLASSICI: JAY KELLY, LUCI DELLA RIBALTA SU CLOONEY (E SANDLER)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2025
132'
Regia: Noah Baumbach
Interpreti: George Clooney, Adam Sandler, Laura Dern, Billy Crudup, Jim Broadbent, Patrick Wilson, Isla Fisher, Greta Gerwig, Emily Mortimer, Sadie Sandler.


Il personaggio del titolo è un attore famoso, ma in piena crisi esistenziale (Clooney): il suo mentore (Broadbent) è morto, il suo manager storico (Sandler) fatica a stargli dietro e pure la sua publicist (Dern) dà segni di insofferenza.

Nel tentativo di non perdere anche il rapporto con la figlia adolescente, Jay la segue in Europa, prima in Francia e poi in Italia, con la scusa di una rassegna organizzata in suo onore...


Presentata in anteprima alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, questa pellicola è stata ampiamente strombazzata come la prima collaborazione tra due dei divi più amati e conosciuti di Hollywood: George Clooney e Adam Sandler.

Una mossa che non sembra aver scaldato i critici più di tanto: dal Lido è tornata a mani vuote, dai più recenti Golden Globe pure e degli Oscar è meglio tacere (zero candidature).

Eppure, un duetto formato dall'attore-regista di Le Idi di Marzo e dal comico di Un Tipo Imprevedibile poteva funzionare. E infatti - a nostro parere, almeno - funziona.
Anzi, le performance del cast sono il fiore all'occhiello di un'opera altrimenti un po' trascurabile.

Baumbach è uno sceneggiatore di qualche merito (vedere i copioni che ha firmato per Wes Anderson), ma un regista di comprovata medietà.
Il fatto che qui abbia firmato forse il proprio capolavoro è dovuto principalmente ad un gruppo di attori in grande spolvero.

Clooney è sempre Clooney: dà l'impressione di interpretare un protagonista molto diverso dal reale se stesso, ma infondendogli quell'irresistibile simpatia canagliesca che è il proprio marchio di fabbrica e che rende il personaggio molto meno sgradevole di quanto avrebbe potuto risultare.

Però Sandler, che negli ultimi anni si sta reinventando attore drammatico, lo batte ai punti con una prova ammirevolmente intensa e misurata.
Questa è la sua migliore interpretazione da Hustle ad oggi.

Gli altri sono poco più che comprimari, ma di lusso: dalla Laura Dern di Jurassic Park alla Emily Mortimer - anche co-sceneggiatrice - che ricordiamo in Notting Hill, benché probabilmente il cammeo più efficace sia quello di Jim Broadbent che imita il compianto filmmaker Peter Bogdanovich.

Al netto delle incertezze registiche sul tono, Jay Kelly è un film che affronta con un certo garbo temi delicati e attuali: l'egocentrismo della società contemporanea, gli effetti collaterali della fama, l'instabilità affettiva, l'impossibilità di cambiare il passato.

Una commedia drammatica in cui il sostantivo pesa meno dell'aggettivo, ma che si chiude con una nota se non positiva quantomeno di speranza.
E il regista dovrebbe fare una statua a George e Adam.


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martedì 7 marzo 2017

OSCAR 2017. LA LA LAND, IL SAPORE AGRODOLCE DEI SOGNI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2016
128'
Regia: Damien Chazelle
Interpreti: Emma Stone, Ryan Gosling, J.K. Simmons, John Legend, Rosemarie DeWitt, Finn Wittrock.


Lei (Emma Stone).
Una ragazza di provincia che sogna di fare l'attrice.
I provini non le vanno bene (ha talento, ma forse non è abbastanza carina), così si mantiene lavorando in un bar.

Lui (Ryan Gosling).
Un malinconico, scontroso, intransigente pianista jazz.
Suonicchia in giro (anche in una cover band!), ma vorrebbe aprire un locale tutto suo dove potersi esibire nel suo repertorio.

Si incontrano a Los Angeles, cominciano a conoscersi, si innamorano.

Nella "città delle stelle" molti sogni si infrangono, solo pochi si realizzano: sarà possibile per loro conciliare i sentimenti con la carriera?






Maxi ingorgo in autostrada: le macchine sono ferme e da ognuna di esse esce musica dall'autoradio.
Una ragazza si stufa, apre la portiera, comincia a cantare e a muoversi seguendo il ritmo.

Senza staccare, si segue le sue evoluzioni, poi si segue un'altra persona che ha deciso di fare lo stesso, poi un'altra, poi un'altra ancora, finché tutti gli automobilisti vengono coinvolti nell'euforia e si mettono a cantare e ballare in modo scatenato.

Quando la musica cessa, ritorna la normalità.

Il film è appena cominciato (questa è la scena iniziale) e già capiamo cosa ci dobbiamo attendere da La La Land: una storia in bilico tra il fantastico e il mondo reale, nella quale la musica ha un ruolo centrale.

Un musical "vecchio stile" zeppo di riferimenti al genere - Cantando sotto la pioggia, Un Americano a Parigi, Les Parapluies de Cherbourg, Les Demoiselles de Rochefort, Sweet Charity, Funny Face, Ginger Rogers e Fred Astaire, Grease, West Side Story tra i modelli - ma dalla sensibilità contemporanea.

L'opera di un regista pieno di immaginazione e talento - tutta la scena sembra girata in un unico piano sequenza, ma non lo è: avevamo visto utilizzare la stessa tecnica da Alejandro González Iñárritu in Birdman (toh, vincitore anch'egli per la migliore regia agli Oscar 2015...).

Un film per sognatori e che parla di sognatori, pulito, garbato, senza volgarità, scene truculente, cinismo.
Solo, con un finale non così scontato e che lascia un po' l'amaro in bocca.

E un successo partito dall'inaugurazione della Mostra del Cinema di Venezia 2016 e arrivato fino alla recente Notte delle Stelle.

Le 14 nomination (raggiunto il primato di Eva Contro Eva nel 1951 e Titanic nel 1998) - per film, regia, attore protagonista, attrice protagonista, sceneggiatura originale, colonna sonora e canzone (2 volte), fotografia, montaggio, sonoro, montaggio sonoro, scenografia, costumi - si sono concretizzate in ben 6 statuette.

Sulla beffa del miglior film abbiamo già parlato nel post precedente: ci è molto dispiaciuto per il fatto increscioso, anche perché il film meritava ampiamente il massimo riconoscimento.

Si consolino i produttori: hanno avuto gloria solo per pochi secondi, ma La La Land resterà comunque negli annali.

In primo luogo, per aver permesso a Damien Chazelle di diventare il più giovane a vincere i prestigioso Oscar per la migliore regia - 32 anni, un mese e qualche giorno: battuto il record di Norman Taurog (anche lui trentaduenne, ma con 7 mesi in più), che resisteva dal 1931!

Poi, per aver portato la prima statuetta ad una delle attrici più apprezzate, talentuose e versatili della propria generazione: Emma Stone (si vedano Magic In The Moonlight e il già citato Birdman).

Peccato per Ryan Gosling: appuntamento rinviato per il bravo interprete di Drive e Le Idi di Marzo.

Stone e Gosling in quest'opera hanno fatto faville; ma insieme i due avevano già recitato, prima in Crazy, Stupid Love del 2011 e poi in Gangster Squad del 2013.
Una coppia cinematografica rodata e di sicuro appeal che speriamo di rivedere ancora unita.

Pensare che non erano neanche le prime scelte: in un primo momento i ruoli erano stati offerti a Miles Teller (protagonista della precedente opera di Chazelle, Whiplash) ed Emma Watson (Hermione Granger nei film tratti dai libri su Harry Potter della scrittrice J.K. Rowlings), che adesso si staranno mangiando le mani.

In piccole parti compaiono anche la brava Rosemarie DeWitt (nipote del campione di pugilato J.J. Braddock e Rachel in Rachel Sta Per Sposarsi di Jonathan Demme, l'autore di Stop Making Sense e Il Silenzio degli Innocenti) e due Premi Oscar - J.K. Simmons (miglior attore non protagonista nel 2015) e John Legend (autore della migliore canzone, nello stesso anno).

La La Land può anche consolarsi con il record di Golden Globe vinti, ben 7 (su 7 nomination!): i premi assegnati dalla stampa estera si confermano più aderenti ai gusti del pubblico rispetto agli ormai troppo politicizzati Academy Award.

E poi con gli innumerevoli riconoscimenti ottenuti e gli ottimi riscontri di critica e - cosa meno scontata - di pubblico (persino in Italia, dove pure il genere non è popolarissimo): l'incasso è stato di quasi 400 milioni di dollari in giro per il mondo a fronte di un budget di circa 30 milioni.

Che ironia, ciò che è accaduto alla pellicola non è molto dissimile dallo svolgimento della sua storia: curiosità all'inizio (un musical che apre la Mostra i Venezia?/gente che canta e balla in uno svincolo autostradale?), attrazione (del pubblico/dei protagonisti), amore, successo, un finale agrodolce.

Eh sì, la vita ti riporta sempre con i piedi per terra.
Ma quanto è bello trovarsi, ogni tanto, con la testa tra le nuvole e a ballare tra le stelle (come succede ai protagonisti in una delle scene più suggestive)...




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venerdì 17 febbraio 2017

OSCAR 2017. NOMINATION: ATTRICI ED ATTORI



La recitazione è una parte fondamentale del fare cinema: è il "davanti le quinte", la personificazione di personaggi in cui gli spettatori possono immedesimarsi.
Essendo così importante l'Academy le riserva ben 4 categorie, distinguendo tra donne e uomini, protagonisti e non.

La sfida al femminile quest'anno è quella che ha riservato le maggiori sorprese.
Dopo l'esclusione dalla cinquina di due delle dive più accreditate per l'Oscar da protagonista,
Jessica Chastain (clamoroso!) e Amy Adams (clamorosissimo!), la gara sembra essere tra la bionda Emma Stone del favoritissimo La La Land e la mora Isabelle Huppert dell'europeo Elle.

La prima, nota per i suoi ruoli in Amazing Spider-Man e Birdman, sta raccogliendo premi un po' ovunque.
La seconda ha dalla propria parte il Golden Globe "drammatico" conquistato contro ogni pronostico il mese scorso.

Molte meno chance dovrebbero avercele Ruth Negga, che pure è promossa dall'esigente comunità afro-americana, e l'immarcescibile Meryl Streep: per lei si tratta della nomination numero 20 (!) in meno di 40 anni, di cui già 3 andate a segno (l'ultima 5 anni fa per The Iron Lady).

In ambito maschile il favorito è Ryan Gosling, trainato dal successo di La La Land.
Il protagonista di Drive e a Le Idi di Marzo avrà come principale avversario Casey Affleck (Manchester by the Sea), ma anche Viggo Mortensen è piaciuto molto ai critici col suo Captain Fantastic.

Tra i comprimari, invece, i giochi sembrano già fatti: Viola Davis (Barriere) e Mahershala Ali (Moonlight) hanno già la statuetta in tasca, specie la prima, già forte del Golden Globe ottenuto secondo le regole - a Hollywood sempre più ferree - del politicamente corretto.
Tutto lascia pensare che verranno premiati pure dall'Academy, a meno che non saltino fuori all'ultimo i nomi di una Nicole Kidman (Lion) o di un Jeff Bridges (Hell or High Water).

Per un ulteriore approfondimento vi lasciamo ai link che, come di consueto, trovate qui sotto.
C'è dentro tutto ciò che vi serve sui divi in corsa per l'Oscar!






Da sinistra: Isabelle Huppert, Ruth Negga, Natalie Portman, Emma Stone, Meryl Streep.  

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Isabelle Huppert – Elle
Ruth Negga – Loving
Natalie Portman– Jackie
Emma Stone – La La Land
Meryl Streep – Florence (Florence Foster Jenkins)


Da sinistra: Casey Affleck, Andrew Garfield, Ryan Gosling, Viggo Mortensen, Denzel Washington.  

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Casey Affleck – Manchester by the Sea
Andrew Garfield - La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge)
Ryan Gosling – La La Land
Viggo Mortensen - Captain Fantastic
Denzel Washington – Barriere (Fences)


Da sinistra: Viola Davis, Naomie Harris, Nicole Kidman, Octavia Spencer, Michelle Williams.  

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Viola Davis – Barriere (Fences)
Naomie Harris – Moonlight
Nicole Kidman – Lion - La strada verso casa (Lion)
Octavia Spencer – Il diritto di contare (Hidden Figures)
Michelle Williams – Manchester by the Sea


Da sinistra: Mahershala Ali, Jeff Bridges, Lucas Hedges, Dev Patel, Michael Shannon.  

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Mahershala Ali – Moonlight
Jeff Bridges – Hell or High Water
Lucas Hedges - Manchester by the Sea
Dev Patel – Lion - La strada verso casa (Lion)
Michael Shannon - Animali notturni (Nocturnal Animals)




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martedì 15 settembre 2015

VENEZIA 2015. LA FINE DEI FESTIVAL?

(Il direttore della Mostra Alberto Barbera) 


E se la 72a Mostra del Cinema di Venezia segnasse la fine dei festival cinematografici?

Prendiamo un anno topico per le kermesse di questo tipo: il 2011 (anno di nascita del nostro blog, non a caso).
A Cannes vengono presentati - e premiati - film che entrano di diritto nella Storia: da The Tree of Life di Terrence Malick con Jessica Chastain al francese The Artist col simpatico Jean Dujardin (poi plurioscarizzato l'anno successivo), passando per il discusso Drive del danese Nicolas Winding Refn.

Pochi mesi dopo, a Venezia, siamo stati testimoni diretti di una sfilata notevole di pellicole di alto livello: il bellissimo Le Idi di Marzo di George Clooney, l'ancora inedito Wilde Salomé di Al Pacino con - ancora lei! - Jessica Chastain, il disturbante Killer Joe del Maestro William Friedkin con un Matthew McConaughey pre-Oscar e pre-Interstellar, il cartone cecoslovacco Alois Nebel (che in una memorabile proiezione notturna fece appisolare James Franco nella fila davanti alla nostra), il poliziesco d'autore Texas Killing Fields...

E dopo?
Negli anni successivi la qualità delle proposte cinematografiche è calata progressivamente e in modo inesorabile.
Se prima mettevamo in discussione più che altro le scelte delle varie giurie, ora guardiamo con preoccupazione alla media delle pellicole in rassegna.

Già in un vecchio post di qualche anno fa avevamo provato a profetizzare un adeguamento dei festival alle esigenze del grande pubblico, piuttosto che a quelle della critica, sempre più minoritaria e autoreferenziale.

Previsione - ci duole ammetterlo - completamente errata.
È vero che i direttori artistici lavorano col materiale che hanno: annate di film generalmente mediocri producono inevitabilmente mostre mediocri.

Tuttavia, è davvero possibile che i film selezionati siano davvero il meglio che ci sia in circolazione?
Che senso può avere continuare a segnalare e onorare pellicole che quasi nessuno poi conoscerà e andrà a vedere?

Diciamoci la verità: tali rassegne non fanno più da volano alle piccole e medie produzioni - chi paga il biglietto nelle sale difficilmente sceglie un film che ha vinto la Palma d'Oro o il Leone d'Oro - e neppure le grandi case di produzione ormai sono interessate a presentare le proprie anteprime - quelle che davvero suscitano interesse e hanno appeal - in un contesto in cui vengono fatte sentire fuori posto.

La scorsa edizione di Cannes e questa di Venezia sembrano suggerire che mai come ora si è fatto ampio il divario fra spettatori comuni e intellettuali.
E se questa fosse la fine dei festival?
Né il Lido né la Croisette lo meriterebbero.

Rilanciamo quindi l'appello a Thierry Frémaux e Alberto Barbera: prima che sia troppo tardi, cercate di essere più coraggiosi e modernizzate le vostre kermesse, ad esempio coinvolgendo - anche nelle giurie - i giovani e il pubblico che va a vedere prodotti mainstream e diffidando da chi si sbrodola all'idea della proiezione di una pellicola di un qualche Paese asiatico che persino Google Maps avrebbe difficoltà a trovare, magari diretta da un regista sconosciuto anche in patria e recitata da attori non professionisti.

Va bene, non vi chiediamo di far concorrere solo i reboot dei remake degli spin-off di qualche saga di origine fumettistica, ma almeno di alternare potenziali blockbuster e film hollywoodiani a cinema "d'autore".
La formula del 2011 andava bene.

Ma l'ideale sarebbe tornare allo spirito degli anni Ottanta, quando Carlo Lizzani (non propriamente un regista per tutti) come direttore di una Mostra che sembrava avviluppata in una crisi senza sbocchi aveva avuto l'ardire di proporre opere veramente popolari quali L'Impero colpisce ancora, I Cancelli del Cielo, I Predatori dell'Arca Perduta, E.T. l'Extra-Terrestre, Poltergeist-Demoniache Presenze... accanto a prodotti d'essai e aveva risollevato le sorti della rassegna senza farle perdere autorevolezza.

Insomma, ci piacerebbe esclamare, parlando agli amici: "Wow! Ma hai visto cosa danno a Cannes/Venezia quest'anno? Non possiamo mancare!"

Non deludeteci: il futuro è nelle vostre mani.
(Giusto per non caricarvi di responsabilità.)

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martedì 31 luglio 2012

UN ANNO VISSUTO...ABBOMBA!!!


Era il 31 Luglio 2011 e un primo timido post annunciava al mondo la nascita di CINEMA A BOMBA!, blog pensato per raccontare l'avventura di due fratelli alla 68a Mostra del Cinema di Venezia.
E' passato un anno esatto e dopo quella esperienza ci abbiamo preso gusto: oltre al blog è cresciuto anche il nostro entusiasmo e la voglia di sorprendere i nostri sempre più numerosi visitatori.

Così, a fianco delle recensioni dei film appena usciti e dei commenti sui grandi eventi cinematografici (Venezia, Cannes, Oscar) sono nate le sezioni dedicate ai cortometraggi ( I CORTI), alle pellicole inedite in Italia ( GLI INEDITI), alle opere che secondo noi hanno fatto la storia del cinema ( I CLASSICI).

Certo, ad essere sinceri, non sempre le pellicole che abbiamo presentato si sono dimostrate dei capolavori; tuttavia, abbiamo scoperto assieme a voi numerosi film interessanti.
E tra questi, qui di seguito, vi proponiamo una nostra personale lista dei migliori (in ordine sparso, per non far torto a nessuno):

WILDE SALOME'
TAKE SHELTER
HUNGER
THE ARTIST
ALOIS NEBEL
TEXAS KILLING FIELDS - LE PALUDI DELLA MORTE
TROPA DE ELITE 2
LE AVVENTURE DI TINTIN
LE IDI DI MARZO
IL CIRCO DELLA FARFALLA
KILLER JOE
MY NAME IS BRUCE

Nota: dall'elenco mancano I CLASSICI. Ma sarebbe stato troppo banale, non trovate?

Prima di concludere il post ne approfittiamo per ringraziare i tanti che ci hanno seguito, sostenuto e dato preziosi suggerimenti per migliorare.
Graziegraziegraziegraziegrazie!
Continuate così.

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lunedì 5 marzo 2012

OSCAR 2012. UNA VITTORIA ARTISTICA


Checché ne dica qualche recensore frustrato, quella di The Artist è stata una vittoria meritata, piena e - a veder bene - tutt’altro che scontata.
Quante volte capita che gli Oscar siano vinti da una commedia straniera, muta e in bianco e nero, senza attori di richiamo, senza effetti speciali e senza un grande budget?

La vittoria del film ha coinciso con quelle – anch’esse meritatissime – del suo coraggioso regista Michel Hazanavicius e del neodivo gigione Jean Dujardin, che ha prevalso dopo un appassionante testa-a-testa con George Clooney, che è stato invece il grande sconfitto della serata: il suo Le Idi di Marzo – già scioccamente ignorato a Venezia – avrebbe meritato ben più di una segnalazione.
Come interprete maschile (non protagonista) fa piacere che sia stato premiato anche quell’impagabile ottuagenario di Christopher Plummer, accolto da una sacrosanta standing ovation.

Nel reparto femminile, se da un lato era ovvio il trionfo dell’immortale Meryl Streep (a quota 3 Oscar e 17 nomination!), impegnatasi con la consueta professionalità in ruolo assai sgradevole, dall’altro rimane l’amaro in bocca per l’esclusione dell’attrice-rivelazione Jessica Chastain in favore dell’afroamericana Octavia Spencer, in nome di un politically correct francamente eccessivo.

Le altre categorie? Se il Tintin di mastro Spielberg non fosse stato fatto fuori in partenza, difficilmente l’Oscar per l’animazione sarebbe andato al pur simpatico Rango, recente invenzione del piratesco duo Verbinski-Depp, mentre il premio assegnato ai Muppet e alla loro pellicola “comunista” è stato un giusto schiaffo in faccia alla critica più snob.
Ci sono parsi corretti anche i riconoscimenti conquistati dall’iraniano Una Separazione come film straniero e dall’immarcescibile Woody Allen per la sceneggiatura di Midnight in Paris.

Un ultimo appunto lo meritano Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, migliori scenografie per Hugo Cabret di Scorsese: grazie raga, è merito vostro se in questa edizione c’è stato spazio anche per un po’ di Italia.

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domenica 26 febbraio 2012

OSCAR 2012. I PRONOSTICI



Finalmente ci siamo.
In attesa della premiazione ufficiale, in programma questa notte, la redazione di CINEMA A BOMBA! ha deciso di sfidarsi a colpi di pronostici.
Chi vincerà? Rimanete con noi e lo scoprirete...
Ecco le nostre ipotesi:

MIGLIOR FILM
The Artist, di Michel Hazanavicius (FR, FE)
The Tree of Life, di Terrence Malick (A)

MIGLIOR REGIA
Michel Hazanavicius per The Artist (FE, A)
Martin Scorsese per Hugo Cabret (FR)

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
George Clooney per Paradiso Amaro (FR, FE)
Jean Dujardin per The Artist (A)

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Meryl Streep per The Iron Lady (FR, FE)
Glenn Close per Albert Nobbs (A)

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Christopher Plummer per Beginners (FR, FE)
Jonah Hill per Moneyball (A)

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Octavia Spencer per The Help (FR, FE)
Jessica Chastain per The Help (A)

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
Michel Hazanavicius per The Artist (FR, FE, A)

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
John Logan per Hugo Cabret (FR)
Alexander Payne, Nat Faxon & Jim Rash per Paradiso Amaro (FE)
George Clooney, Grant Heslov & Beau Willimon per Le Idi di Marzo (A)

MIGLIOR FILM STRANIERO
Una Separazione, di Asghar Farhadi (FR, FE)
Footnote, di Joseph Cedar (A)

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Rango, di Gore Verbinski (FR, FE)
Il gatto con gli stivali, di Chris Miller (A)

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Robert Richardson per Hugo Cabret (FR)
Guillame Schiffman per The Artist (FE)
Emmanuel Lubezki per The Tree of Life (A)

MIGLIOR MONTAGGIO
Michel Hazanavicus & Anne-Sophie Bion per The Artist (FR, FE)
Thelma Shoonmaker per Hugo Cabret (A)

MIGLIOR SCENOGRAFIA
Dante Ferretti & Francesca Lo Schiavo per Hugo Cabret(FR, FE)
Rick Carter & Lee Sandales per War Horse (A)

MIGLIOR TRUCCO
Martial Corneville, Lynn Johnston & Matthew Mungle per Albert Nobbs (FR)
Mark Coulier & Roy Helland per The Iron Lady (FE)
Nick Dudman, Amanda Knight & Lisa Tomblin per Harry Potter e i Doni della Morte - Parte II (A)

MIGLIORI COSTUMI
Mark Bridges per The Artist (FR, FE, A)

MIGLIOR EFFETTI SPECIALI
Rob Legato, Joss Williams, Ben Grossman & Alex Henning per Hugo Cabret (FR, FE)
Tim Burke, David Vickery, Greg Butler & John Richardson per Harry Potter e i Doni della Morte - Parte II (A)

MIGLIOR COLONNA SONORA
Ludovic Bource per The Artist (FR, FE)
Howard Shore per Hugo Cabret (A)

MIGLIOR CANZONE
Man or Muppet, di Bret McKenzie per I Muppet (FR, FE, A)

MIGLIOR SONORO
Tom Fleishman & John Midgley per Hugo Cabret (FR, FE)
Gary Rydstrom, Andy Nelson, Tom Johnson & Stuart Wilson per War Horse (A)

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Philip Stockton & Eugene Gearty per Hugo Cabret (FR, FE, A)

MIGLIOR DOCUMENTARIO
If a Tree Falls, di Marshall Curry & Sam Cullman (FR)
Pina 3D, di Wim Wenders & Gian-Piero Ringel (FE)
Undefeated, di TJ Martin, Dan Lindsay & Richard Middlemas (A)

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
The Tzunami & The Cherry Blossom, di Kira Carstensen & Lucy Walker (FR)
God is The Bigger Elvis, di Julie Anderson & Rebecca Cammisa (FE)
Saving Face, di Daniel Junge & Sharmeen Obaid-Chinoy (A)

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Pentecost, di Peter McDonald & Eimear O'Kane (FR)
The Shore, di Terry & Oorlagh George (FE)
Time Freak, di Gigi Causer & Andrew Bowler (A)

MIGLIOR CORTO D'ANIMAZIONE
La Luna, di Enrico Casarosa (FR)
A Morning Stroll, di Grant Orchard & Sue Goffe (FE)
Wild Life, di Wendy Tilby & Amanda Forbis (A)

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martedì 31 gennaio 2012

OSCAR 2012. NOMINATION: LA LUNGA ATTESA


In attesa della premiazione ufficiale, che avverrà il 29 febbraio a Los Angeles, anche quest’anno è stata resa nota la “rosa” dei nominati.
Nonostante qualche conferma non sono certo mancate le sorprese, il che rende questa edizione una delle più incerte degli ultimi anni.

Scorrendo l’elenco si notano per prima cosa alcune “grandi assenze”.
Attori-rivelazione del 2011 come Ryan Gosling ( Drive) e Michael Fassbender ( Shame) sono stati stranamente snobbati, così come diversi registi di grande caratura che erano riusciti ad accattivarsi i favori di critica e pubblico un po’ in tutto il mondo: da Clint Eastwood ( J. Edgar) a Roman Polanski ( Carnage), da David Cronenberg ( A Dangerous Method) ad Aki Kaurismaki ( Le Havre).

Nel campo dell’animazione è clamorosa la doppia esclusione dell’ottimo Tintin di Spielberg – che sarebbe partito favorito, anche in virtù del Golden Globe recentemente conquistato – e di Cars 2, il che segna la fine dello strapotere degli artisti Pixar, da anni dominatori del settore.
Personalmente ci duole anche che né in questa categoria né in quella per il miglior film straniero compaia Alois Nebel, piccolo capolavoro ceco che abbiamo molto apprezzato a Venezia.

Ancor più notevole è la quasi assenza di Le Idi di Marzo, il bellissimo pamphlet politico firmato Clooney che molti davano per favorito e che si è invece aggiudicato una sola nomination. Il superdivo George concorre comunque come miglior attore: un duello “all’ultimo sangue” col simpatico Jean Dujardin di cui è difficile prevedere l’esito.
Nel reparto femminile, l’inossidabile Meryl Streep non dovrebbe avere rivali, mentre Jessica Chastain – attrice-simbolo del 2011 (vedi la monografia) – è candidata come non protagonista, ma stranamente non per The Tree of Life o Wilde Salomé, due pellicole con le quali avrebbe di certo vinto a mani basse.

E come miglior film? La sfida è a tre tra il geniale The Artist (ma è raro che vinca una commedia, specie se straniera e…muta!), il drammatico The Descendants (che ha lo svantaggio di essere una produzione indipendente) e il nostalgico Hugo (il cui regista Martin Scorsese è già appagato dalla vittoria di The Departed, pochi anni fa). Pronostico alquanto arduo.
Non resta che aspettare qualche settimana, sedersi in poltrona e…godersi lo show.

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sabato 7 gennaio 2012

GLI INEDITI: BRONSON, UNA VITA VIOLENTA

(clicca sulla locandina per vedere il trailer)

GB, 2008
92'
Regia: Nicolas Winding Refn
Interpreti: Tom Hardy, Matt King, James Lance.

Per chi non lo conoscesse, Nicolas Winding Refn è stato uno dei principali fenomeni della scorsa stagione cinematografica.
Danese, classe 1970, è da anni idolo di cinefili e festival, ma da noi è stato scoperto solo in seguito al premio alla regia meritatamente vinto all'ultimo Festival di Cannes col riuscito Drive, noir friedkiniano cool & cult col lanciatissimo Ryan Gosling ( Le Idi di Marzo).

Bronson in Italia è stato distribuito talmente poco e male da poterlo considerare un inedito a tutti gli effetti (ma ad altre opere del regista come la crudissima trilogia Pusher e il "vichingo" Walhalla Rising era andata peggio: usciti direttamente in DVD).

La storia è quella (vera) di Michael Peterson alias Charlie Bronson, ribelle senza causa con un talento innato per la violenza che, pur senza aver mai ucciso nessuno, ha passato quasi tutta la vita in carcere.
Con molti echi da Arancia Meccanica e qualcuno da Trainspotting, la vicenda è raccontata a flashback senza un vero filo logico, in modo così grottesco e sopra le righe da risultare persino divertente (specie nella prima parte), benchè risultino evidenti oltre alle qualità anche i limiti del suo autore.

Winding Refn magari non è un genio, ma neppure il manierista vezzoso descritto dai suoi detrattori. Di certo dirige bene i suoi attori - Tom Hardy ( Inception, La Talpa) è irriconoscibile e azzeccato - e possiede un personale gusto visivo.
Per contro, non ha ancora imparato il senso della misura: se ci riuscisse, potrebbe aspirare all'ingresso nell'empireo dei grandi della Nuova Hollywood.

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sabato 24 dicembre 2011

LE IDI DI MARZO, IL POTERE CORROMPE CHI NON LO HA

(clicca sulla locandina per vedere il trailer)

USA, 2011
101'
Regia: George Clooney
Interpreti: Ryan Gosling, George Clooney, Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Jeffrey Wright.


Presentato in anteprima mondiale a Venezia il 31 Agosto 2011, il quarto e più recente film di George Clooney regista ha avuto l'onore di aprire la 68esima edizione della Mostra del Cinema della città lagunare e da pochi giorni è sbarcato nelle sale italiane dopo un buon successo al botteghino in patria.

La storia ruota intorno a Stephen (Gosling), giovane e brillante stratega politico al servizio del governatore in ascesa Mike Morris (Clooney), impegnato nella campagna elettorale per la nomination democratica alla presidenza.
I suoi saldi princìpi si scontreranno con la dura realtà dei giochi di potere e del cinico opportunismo tipico della politica ad alto livello.

Ingiustamente e clamorosamente snobbato a Venezia dalla giuria del Festival, il film del divo George - regista in continuo miglioramento - è una sequela di pugnalate (33?) inferte all'idealismo di certe anime belle.

Assistito da un ritmo serrato e da uno stuolo di attori in stato di grazia (primus inter pares il promettente Gosling, quest'anno già mattatore del neocult Drive), Clooney imbastisce un'opera di grande cinema: perfettamente confezionata, ma dotata di un notevole afflato civile.

Forte delle 4 nomination (miglior film drammatico, regia, attore protagonista e sceneggiatura) ottenute in vista dei Golden Globes, è probabile e auspicabile che questa pellicola riesca a farsi strada anche in direzione degli Oscar.

E comunque: buone feste!

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