CINEMA A BOMBA!

giovedì 23 luglio 2026

I CLASSICI: JAY KELLY, LUCI DELLA RIBALTA SU CLOONEY (E SANDLER)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2025
132'
Regia: Noah Baumbach
Interpreti: George Clooney, Adam Sandler, Laura Dern, Billy Crudup, Jim Broadbent, Patrick Wilson, Isla Fisher, Greta Gerwig, Emily Mortimer, Sadie Sandler.


Il personaggio del titolo è un attore famoso, ma in piena crisi esistenziale (Clooney): il suo mentore (Broadbent) è morto, il suo manager storico (Sandler) fatica a stargli dietro e pure la sua publicist (Dern) dà segni di insofferenza.

Nel tentativo di non perdere anche il rapporto con la figlia adolescente, Jay la segue in Europa, prima in Francia e poi in Italia, con la scusa di una rassegna organizzata in suo onore...


Presentata in anteprima alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, questa pellicola è stata ampiamente strombazzata come la prima collaborazione tra due dei divi più amati e conosciuti di Hollywood: George Clooney e Adam Sandler.

Una mossa che non sembra aver scaldato i critici più di tanto: dal Lido è tornata a mani vuote, dai più recenti Golden Globe pure e degli Oscar è meglio tacere (zero candidature).

Eppure, un duetto formato dall'attore-regista di Le Idi di Marzo e dal comico di Un Tipo Imprevedibile poteva funzionare. E infatti - a nostro parere, almeno - funziona.
Anzi, le performance del cast sono il fiore all'occhiello di un'opera altrimenti un po' trascurabile.

Baumbach è uno sceneggiatore di qualche merito (vedere i copioni che ha firmato per Wes Anderson), ma un regista di comprovata medietà.
Il fatto che qui abbia firmato forse il proprio capolavoro è dovuto principalmente ad un gruppo di attori in grande spolvero.

Clooney è sempre Clooney: dà l'impressione di interpretare un protagonista molto diverso dal reale se stesso, ma infondendogli quell'irresistibile simpatia canagliesca che è il proprio marchio di fabbrica e che rende il personaggio molto meno sgradevole di quanto avrebbe potuto risultare.

Però Sandler, che negli ultimi anni si sta reinventando attore drammatico, lo batte ai punti con una prova ammirevolmente intensa e misurata.
Questa è la sua migliore interpretazione da Hustle ad oggi.

Gli altri sono poco più che comprimari, ma di lusso: dalla Laura Dern di Jurassic Park alla Emily Mortimer - anche co-sceneggiatrice - che ricordiamo in Notting Hill, benché probabilmente il cammeo più efficace sia quello di Jim Broadbent che imita il compianto filmmaker Peter Bogdanovich.

Al netto delle incertezze registiche sul tono, Jay Kelly è un film che affronta con un certo garbo temi delicati e attuali: l'egocentrismo della società contemporanea, gli effetti collaterali della fama, l'instabilità affettiva, l'impossibilità di cambiare il passato.

Una commedia drammatica in cui il sostantivo pesa meno dell'aggettivo, ma che si chiude con una nota se non positiva quantomeno di speranza.
E il regista dovrebbe fare una statua a George e Adam.


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venerdì 26 giugno 2026

DISCLOSURE DAY, INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO FILM

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2026
145'
Regia: Steven Spielberg
Interpreti: Emily Blunt, Colin Firth, Josh O'Connor, Eve Hewson, Colman Domingo, Wyatt Russell.


Un giovane genio della matematica (O'Connor) e la sua fidanzata (Hewson) sono in fuga, braccati da un'organizzazione guidata dal risoluto Scanlon (Firth).
Questi vuole recuperare un misterioso dispositivo che il ragazzo ha rubato.

Parallelamente, la meteorologa televisiva di Kansas City (Blunt) inizia a comportarsi all'improvviso in modo strano, comprendendo e parlando lingue sconosciute.
Che cosa lega le due storie, destinate ad incrociarsi?


Come si può facilmente immaginare dando una sbirciata alla sua filmografia, Steven Spielberg è un cineasta da sempre interessato all'universo e alla possibilità dell'esistenza di altre forme di vita oltre a quelle terrestri.
Recentemente gli era capitato di imbattersi nelle dichiarazioni di Barack Obama in cui l'ex Presidente USA ammetteva l'esistenza di filmati e oggetti volanti di cui ancora si ignora l'origine.

La cosa deve avergli acceso una lampadina, perché ha iniziato a scrivere appunti sul proprio telefono che presto si sono trasformati in un vero e proprio soggetto cinematografico.
Spielberg ha quindi ringraziato Obama per l'involontaria ispirazione e questi ha ricambiato con una visita a sorpresa sul set durante le riprese!

Per questa pellicola il regista ha voluto assicurarsi la partecipazione di alcuni suoi collaboratori storici: alla sceneggiatura l'esperto David Koepp, quello di Jurassic Park e Indiana Jones 4 (ma lo ricordiamo anche per Cronisti d'Assalto); alla fotografia il veterano Janusz Kaminski, presenza fissa fin da Schindler's List; alle musiche l'eterno John Williams, classe 1932 e 5 Oscar in bacheca, rientrato dal pensionamento per fare un piacere al vecchio amico.

Il cast è, come sempre, ben scelto e ben diretto, oltre che curiosamente a maggioranza britannica: Blunt di Oppenheimer, O'Connor di Knives Out 3 e Firth (da noi incontrato a Venezia anni or sono) hanno il passaporto inglese e sono una più brava degli altri.
Il loro apporto è fondamentale quanto i contributi tecnici.

Il risultato è una profonda riflessione filosofica/teologica travestita da thriller di inseguimento, in cui la fantascienza veicola un messaggio di pace universale e un'interrogazione sul significato della nostra esistenza.
Steven, sincero democratico, sembra voler tirare le orecchie ai leader mondiali (a partire da quello USA), tanto impegnati nel cercare di distruggere l'umanità da non accorgersi che l'umanità è proprio ciò che ci lega tutti.

Alla vigilia degli 80 anni (è del 1947), Spielberg è un regista che non ha perso né la curiosità né la maestria degli esordi e si conferma il più grande e visionario filmmaker vivente.
Il suo è cinema nella sua forma più pura: se questo fosse il suo ultimo lavoro - speriamo di no - sarebbe un bel modo di chiudere la carriera.

Primo suo film di sci-fi dai tempi di Ready Player One, Disclosure Day chiude un'ideale trilogia iniziata con Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo e continuata con E.T.-L'Extraterrestre: il primo era (probabilmente) un film su Dio, il secondo era (forse) un film su Gesù Cristo.
Questo è (di certo) un film su tutti noi.

Guai all'Academy se dovesse dimenticarsene ai prossimi Oscar.


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