CINEMA A BOMBA!

domenica 11 marzo 2018

OSCAR 2018. THE SHAPE OF WATER-LA FORMA DELL'ACQUA, QUESTO MOSTRO È UNA BELLEZZA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2017
119'
Regia: Guillermo del Toro
Interpreti: Sally Hawkins, Doug Jones, Octavia Spencer, Michael Shannon, Richard Jenkins, Michael Stuhlbarg, Lauren Lee Smith.


Vedere qualcosa di così bello mi fa sembrare stupido considerare me stesso un regista.

Questo lusinghiero tweet del collega Kevin Smith da solo potrebbe essere sufficiente a definire il più recente lungometraggio firmato da Guillermo del Toro.

Quello di The Shape of Water-La Forma dell'Acqua è stato un cammino trionfale: prima il Leone d'Oro a Venezia, quindi il Golden Globe per la miglior regia, poi numerosi altri premi fino a giungere agli Oscar.
4 statuette in tutto: miglior film, regia, colonna sonora e scenografia.

Nell'ambito degli Academy Awards, si tratta della vittoria più netta dal 2015, quando a spuntarla fu Birdman di Alejandro G. Iñárritu (toh, un altro cineasta messicano; e l'anno prima Alfonso Cuarón aveva conquistato il premio alla regia per Gravity: a Hollywood dev'essere il loro momento).

Potrà piacere o no, ma una cosa è certa: è questo il film dell'anno.






Primi anni 60, nel pieno della Guerra Fredda.
Un'inserviente muta che lavora in un laboratorio di ricerca militare (Hawkins) si imbatte in un umanoide anfibio (Jones, già visto in Il Circo della Farfalla e Fantastici 4 e Silver Surfer), catturato per scopi scientifici e rinchiuso nella struttura.

L'essere è innocuo, ma un ufficiale viscido e crudele (Shannon, già intenso protagonista di Bug e Take Shelter) lo tortura e non si fa alcuno scrupolo quando i suoi superiori gli ordinano di ucciderlo.

Ma la donna, che col passare dei giorni si è affezionata - ricambiata - alla creatura, decide di intervenire per salvarlo, facendosi aiutare da una collega (Spencer) e da un anziano vicino (Jenkins)...

Autore in grado di coniugare come pochi il cinema impegnato (Il Labirinto del Fauno) a quello d'intrattenimento (Hellboy, Pacific Rim), del Toro ha dato forma a una favola moderna non priva di risvolti sociali, un incrocio tra Il Mostro della Laguna Nera, Il Favoloso Mondo di Amèlie, Il Ponte delle Spie, La Bella e la Bestia e La La Land.






The Shape of Water sembra voler accontentare tutti i palati: c'è la suspense, la storia d'amore, il sangue, la poesia, il messaggio progressista (i protagonisti sono due "diversi" e hanno come unici alleati un anziano gay, una voluminosa donna afro e un sovietico dal cuore d'oro).
Un pastiche ambizioso e un po' ruffiano che è riuscito a ottenere il plauso unanime della critica.

Il regista esplicita il proprio amore per la Hollywood dei tempi d'oro (si vedono spesso qua e là spezzoni di vecchi film in bianco e nero e c'è addirittura una scena in cui la donna e il mostro omaggiano Ginger & Fred) e le proprie idee politiche.

Questa pellicola è chiaramente l'opera di un cattolico liberal che detesta le autorità e i bigotti (rappresentati dai malvagi militari) e non nasconde la propria simpatia per i reietti e gli emarginati (su tutti, il simpaticissimo essere anfibio).

L'unico difetto? Il montaggio: con meno scene di sesso e violenza (alcune sono francamente superflue), questo film sarebbe stato un capolavoro.
Poco male: nella sua bizzaria è comunque diverso da ogni altro, anche perché derivato da un'idea originale.

Finalmente qualcosa di nuovo nel panorama hollywoodiano, ancora troppo fossilizzato su rifacimenti, adattamenti, prequel e sequel!

Forse più un film da festival che da Oscar?
Sì, ma da vedere.




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domenica 18 dicembre 2016

MARVEL. I FANTASTICI QUATTRO, NON C'È DUE SENZA TRE

Il cast dei primi film (in alto) e del remake (in basso).  


I Fantastici 4 sono tra i personaggi più longevi della Marvel, la prima creazione - nel lontano 1961 - del mitico duo composto da Stan "The Man" Lee e Jack Kirby.

Sono anche il gruppo più insolito: a numero ridotto (solo... 4! X-Men e
Avengers sono ben di più), a formazione fissa (non ci sono mai stati membri diversi da quelli originali) e a composizione familiare (eccetto la Cosa, sono imparentati fra loro).

Le origini sono note: il secchione Reed Richards, il nerboruto Ben Grimm, la bellissima Susan Storm e il suo fratellino ribelle Johnny Storm si ritrovano per una serie di circostanze nello spazio, dove vengono colpiti da una pioggia di meteoriti.

Tornati roccambolescamente sulla Terra, scoprono di avere poteri sovrannaturali: Reed può allungare il proprio copro a dismisura (Mr. Fantastic), Ben ha il corpo fatto di roccia e una forza paragonabile a quella di Hulk (la Cosa), Susan diventa invisibile (la Donna Invisibile, appunto) e Johnny può ricoprirsi di fiamme e volare (la Torcia Umana).

Diventano così una squadra di eroi disposta a difendere l'umanità da cattivoni come il diabolico scienziato Dottor Destino e l'arrogante divinità spaziale Galactus, in una serie di storie a fumetti che appassionano i fan ancora oggi (il ciclo più interessante è probabilmente il revival operato dal disegnatore Jim Lee negli anni 90).

Essendo i FQ il team "fantascientifico" della Casa delle Idee, era ovvio che Hollywood prima o poi si interessasse a loro.
Con quali esiti, però?






I Fantastici Quattro (2005)


Il trailer di I Fantastici Quattro.

"Un vero capolavoro: la cosa migliore che Michael abbia mai scritto."

Con queste lusinghiere parole, Avi Arad - responsabile Marvel per le produzioni Fox - commentava lo script approntato dallo sceneggiatore Michael France (Cliffangher, 007: Goldeneye) a metà degli anni 90.

Il copione venne poi rimaneggiato da altri (tra cui Mark Frost, co-creatore con David Lynch della serie tv di culto Twin Peaks) e la pellicola uscì nelle sale solo 10 anni più tardi, diretta dallo sconosciuto Tim Story.

Benché non sia annoverato tra i capolavori del cinema supereroistico, I Fantastici 4 è un film simpatico e nel complesso divertente, che racconta le origini del gruppo e il primo scontro con l'arcinemico Destino.
Peccato per gli effetti non troppo speciali (la Cosa ha un costume di gommapiuma) e per la regia un po' troppo anonima.

All'attivo sicuramente il cast: Ioan Gruffudd (Hornblower) come Reed Richards è una scelta insolita ma riuscita; ottima quella di Jessica Alba come Susan Storm.
Chris Evans è uno dei pochissimi a potersi vantare di aver impersonato due eroi della Marvel: qui è la Torcia Umana, ma pochi anni dopo sarebbe stato promosso a Capitan America.

Per la prima volta Stan Lee compare in un ruolo preciso: Willie Lumpkin, il postino del quartetto.
Il suo breve scambio di battute con Reed è improvvisato, come attesta l'espressione un po' stranita di Gruffudd.


I Fantastici Quattro e Silver Surfer (2007)


Il trailer di I Fantastici Quattro e Silver Surfer.

Squadra che vince non si cambia: confermati Story (regia) e Frost (sceneggiatura), così come l'intero cast della pellicola precedente.
La novità principale è il personaggio di Silver Surfer, interpretato dal mimo Doug Jones (già visto in Batman-Il Ritorno e Il Circo della Farfalla): un co-protagonista che, aggiunto al titolo, fa sembrare il film quasi più uno spin-off che un seguito.

Il problema probabilmente è proprio questo: come sequel si discosta ben poco dall'originale e come pellicola a sé stante non aggiunge nulla all'universo cinematico marveliano.
I magri incassi costringeranno i produttori ad un ripensamento.

Da salvare c'è uno dei più divertenti cameo di Stan Lee, che interpreta se stesso mentre tenta - invano - di imbucarsi al matrimonio di Susan e Reed.


Fantastic 4 (2015)


Il trailer di Fantastic 4.

Che ci si trovi nell'era cinematografica del rifacimento continuo è cosa nota.
Che ci fosse effettivamente bisogno di far ripartire da capo la serie del quartetto è invece discutibile.

L'idea dei produttori era raccontare nuovamente le origini del team strizzando l'occhio al pubblico degli adolescenti, tramite un cast composto da volti giovani e non troppo noti.
Mal gliene incolse: il risultato è stato un vero fiasco, sia in termini di giudizi che di incassi.

Il giudizio severo della critica è stato pressoché unanime: effetti speciali mediocri, dialoghi ridicoli e soprattutto assenza quasi totale di ritmo e azione.
Per tacere degli attori, inadeguati se non addirittura fuori parte (su tutti, il Miles Teller di Whiplash).
Per la cronaca, Stan Lee non appare neanche.

I Fantastici Quattro non hanno avuto troppa fortuna al cinema, ma chissà che un giorno - modello Spider-Man - la loro serie non riparta per la terza volta, magari come parte integrante del Marvel Cinematic Universe.

Non ce li vedreste a salvare il mondo al fianco degli Avengers?




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mercoledì 3 giugno 2015

MICHAEL KEATON. BATMAN-IL RITORNO, TANTO VA LA GATTA AL LARDO CHE FA SQUADRA COL PINGUINO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1992
121'
Regia: Tim Burton
Interpreti: Michael Keaton, Danny DeVito, Michelle Pfeiffer, Christopher Walken, Michael Gough, Michael Murphy, Pat Hingle, Doug Jones, Paul Reubens.


Joker e i suoi sgherri sono stati sconfitti, ma per gli abitanti di Gotham City e il loro "pipistrello custode" (Keaton) sono in arrivo nuove minacce.

Un essere dall'aspetto mostruoso - il Pinguino (DeVito) - vuole prendersi la ribalta e una terribile rivincita nei confronti del mondo che lo ha rigettato ed emarginato, e crea terrore e disordini alla guida di una banda di freak che sembrano usciti da un circo.

Max Shreck (il nome è lo stesso dell'attore che ha interpretato il vampirico Conte Orlok nel capolavoro Nosferatu-Il Vampiro del 1922 diretto da Friedrich Wilhelm Murnau; ma "Schreck", in tedesco, vuol dire anche spavento), ricchissimo industriale senza scrupoli (Walken), manipola gli altri attraverso i propri soldi e potere per allargare sempre di più la propria sfera d'influenza e portare avanti i suoi piani criminosi.

Selina Kyle (Pfeiffer), segretaria impacciata e goffa, scopre i segreti del magnate, suo capo, che cerca di ammazzarla.
Sopravvissuta, trasformandosi nella sensuale e aggressiva Catwoman, cercherà la propria vendetta senza badare ai danni collaterali.

Tutti e tre - inutile dirlo - troveranno nel Cavaliere Oscuro il solo ostacolo alle loro mire, l'unico in grado di fermarli.

Batman-Il Ritorno rappresenta un unicum per Tim Burton.
Si tratta infatti dell'unico seguito che finora ha girato nella sua carriera (finora, poiché sarebbe in cantiere un Beetlejuice 2, come anticipato in questo nostro post).
Tuttavia, dal precedente film sono rimasti solo l'attore protagonista, certi personaggi di contorno (l'Alfred di Michael Gough e il Commissario Gordon di Pat Hingle), il tema musicale firmato Danny Elfman, i produttori, alcuni fugaci rimandi nella sceneggiatura (quelli sopravvissuti alla revisione condotta da Daniel Waters e Wesley Strick al copione originale di Sam Hamm) e poco altro.

È come se il cineasta californiano avesse voluto distaccarsi da un film che non sentiva totalmente suo per avventurarsi in qualcosa di diverso, che spiazzasse il pubblico.
Tentativo, questo, tutt'altro che disprezzabile; anzi, decisamente coraggioso: bissare un successo con un'opera-fotocopia è solitamente una tentazione molto forte per qualsiasi cineasta o produttore, ma Burton ha voluto percorrere la strada dell'originalità.

Piuttosto che un seguito di Batman, Batman-Il Ritorno sembra piuttosto una versione "nera" di Edward Mani di Forbice: in comune le due pellicole hanno l'atmosfera favolistica e il tema dei "diversi", oltre che buona parte dei collaboratori tecnici.

Il pubblico però è rimasto spiazzato per davvero: dopo un folgorante esordio al botteghino, questo nuovo capitolo ha portato incassi buoni ma non stellari e ha diviso nettamente gli spettatori comuni - che non lo hanno apprezzato molto - e i critici - che al contrario lo hanno preferito al predecessore.

Il nostro giudizio è un po' più sfumato.

Questo "numero 2" è cupo nelle atmosfere come nella trama quanto il precedente, ma più malinconico e pure più grottesco: Batman poteva contare sugli alleggerimenti farseschi di quel clown sulfureo e ghignante che è il Joker, mentre qui gli sgherri del boss venuto dal sottosuolo - tra i quali segnaliamo Doug Jones, mimo contorsionista che collaborerà poi con Guillermo del Toro (Hellboy, Il Labirinto del Fauno) e che comparirà anche nel bel corto Il Circo della Farfalla - sembrano più Pierrot tristi che pagliacci.

Il personaggio più emblematico è ovviamente il Pinguino, che suscita repulsione e compassione, ma non simpatia o empatia.
Basti pensare che: è stato abbandonato dai genitori perché nato deforme; è basso, grasso, puzza (ha pur sempre vissuto in una fogna ma - a differenza delle Tartarughe Ninja - non sembra aver mai mangiato una pizza); ha un caratteraccio; i suoi compagni più fidati sono pinguini (e si sa che conforto possano dare dei pinguini quando uno ha bisogno di confidarsi...); viene schifato dalle donne...
Poraccio, mai 'na gioia...

Senza contare che DeVito non ha potuto mettere in mostra la sua solita verve ironica e sarcastica e - anche a causa del pesante trucco - non ha potuto gigioneggiare quanto il collega Jack Nicholson: questi era il mattatore assoluto nel campo dei cattivi, mentre l'italo-americano ha dovuto dividere la scena con la sexy Michelle Pfeiffer - più a suo agio nei panni (aderenti) della donna-gatto che in quelli della segretaria - e con Christopher Walken - incisivo in un ruolo da diavolo faustiano.

Tre villain, però, hanno bisogno di molto spazio; e a farne le spese è stato proprio l'Uomo Pipistrello.
L'impressione, dopo aver visto la pellicola, è che alla fin fine il protagonista non compaia quanto meriterebbe: un vero peccato, perché Michael Keaton offre una prova convincente anche nelle vesti di un eroe tormentato ormai maturo e stanco.

Come dimostra per esempio la languida scena del ballo in maschera, una delle più riuscite e significative del film: Selina Kyle e Bruce Wayne vi arrivano entrambi senza travestimenti, in quanto è la loro stessa immagine pubblica la loro vera maschera.
Il ping-pong verbale tra i due trascende così il banale flirting per diventare il confronto fra due "diversi" che si somigliano più di quanto vorrebbero.

Insomma, Batman-Il Ritorno è un tentativo solo parzialmente riuscito di coniugare il cinema d'azione con quello d'autore: troppo serio e profondo per essere un prodotto d'intrattenimento; troppo grottesco e freak - e con un budget eccessivamente alto - per risultare veramente d'essai.

Comunque, con tutti i pagliacci e i pinguini sullo schermo, non ci sarebbe stata male qua e là qualche... freddura.

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martedì 31 luglio 2012

UN ANNO VISSUTO...ABBOMBA!!!


Era il 31 Luglio 2011 e un primo timido post annunciava al mondo la nascita di CINEMA A BOMBA!, blog pensato per raccontare l'avventura di due fratelli alla 68a Mostra del Cinema di Venezia.
E' passato un anno esatto e dopo quella esperienza ci abbiamo preso gusto: oltre al blog è cresciuto anche il nostro entusiasmo e la voglia di sorprendere i nostri sempre più numerosi visitatori.

Così, a fianco delle recensioni dei film appena usciti e dei commenti sui grandi eventi cinematografici (Venezia, Cannes, Oscar) sono nate le sezioni dedicate ai cortometraggi ( I CORTI), alle pellicole inedite in Italia ( GLI INEDITI), alle opere che secondo noi hanno fatto la storia del cinema ( I CLASSICI).

Certo, ad essere sinceri, non sempre le pellicole che abbiamo presentato si sono dimostrate dei capolavori; tuttavia, abbiamo scoperto assieme a voi numerosi film interessanti.
E tra questi, qui di seguito, vi proponiamo una nostra personale lista dei migliori (in ordine sparso, per non far torto a nessuno):

WILDE SALOME'
TAKE SHELTER
HUNGER
THE ARTIST
ALOIS NEBEL
TEXAS KILLING FIELDS - LE PALUDI DELLA MORTE
TROPA DE ELITE 2
LE AVVENTURE DI TINTIN
LE IDI DI MARZO
IL CIRCO DELLA FARFALLA
KILLER JOE
MY NAME IS BRUCE

Nota: dall'elenco mancano I CLASSICI. Ma sarebbe stato troppo banale, non trovate?

Prima di concludere il post ne approfittiamo per ringraziare i tanti che ci hanno seguito, sostenuto e dato preziosi suggerimenti per migliorare.
Graziegraziegraziegraziegrazie!
Continuate così.

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