CINEMA A BOMBA!

mercoledì 24 dicembre 2025

I CORTI: THE NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS-THE ORIGINAL POEM, LEE LEGGE TIM

(Clicca sulla locandina per vedere il cortometraggio). 

USA, 2008
11'
Regia: Tim Burton
Voce originale: Christopher Lee.


Ricordate Nightmare Before Christmas?
Il capolavoro di animazione stop-motion diretto dall'esperto del settore Henry Selick derivava da una composizione in rima scritta da Tim Burton quando questi lavorava ancora per la Disney.

Anni dopo qualcuno ha avuto l'idea di riprendere quel poema e metterlo in immagini (utilizzando le illustrazioni dello stesso Tim), ma affinchè il risultato fosse ottimale serviva una voce recitante adeguata.

Ecco dunque che la scelta è caduta sul grande Christopher Lee, che molti ricorderanno come Dracula in una lunga serie di film della casa di produzione Hammer, oppure come Dooku nella trilogia prequel di Star Wars, oppure ancora come Saruman nella esalogia della Terra di Mezzo.

Il compianto "cantattore" britannico (aveva anche registrato alcuni dischi metal, l'ultimo a... 92 anni!) infonde la breve opera con voce calda e intonazione precisa: la proverbiale ciliegina sulla torta per ogni appassionato di NBC che si rispetti.

Rispetto al lungometraggio cult che ne sarebbe scaturito, la poesia originale si concentra principalmente su 3 personaggi: lo scheletrico Re di Halloween Jack, il suo fido cagnolino fantasma Zero e Babbo Natale.
La trama è ridotta all'osso, ma lo spirito è lo stesso (scusate, non abbiamo resistito alla doppia battuta!).

Consigliatissimo a tutti i fan del film, di cui si può considerare una versione riassunta, e in generale a quelli del regista di Batman e Alice in Wonderland.


Ricordate le recensioni degli anni scorsi? No? Allora guardate l'elenco qui sotto e cliccate sui link per leggerle tutte!
BUON NATALE dall'intera Redazione di CINEMA A BOMBA!

Vigilia 2012: Una Poltrona per Due.
Vigilia 2013: National Lampoon's Christmas Vacation.
Vigilia 2014: Canto di Natale di Topolino.
Vigilia 2015: Star Wars-Holiday Special.
Pre-Vigilia 2016: Iron Man 3.
Vigilia 2017: Festa in Casa Muppet.
Vigilia 2018: Silent Night, Deadly Night III.
Vigilia 2019: Nightmare Before Christmas.
Pre-Vigilia 2020: Rudolph, il Cucciolo dal Naso Rosso.
Vigilia 2020: Polar Express.
Vigilia 2021: A Very Murray Christmas.
Vigilia 2022: Guardiani della Galassia: Holiday Special.
Vigilia 2023: The Christmas Aliens.
Pre-Vigilia 2024: Deadpool & Kidpool Help SickKids.
Vigilia 2024: Merry Little Batman.


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mercoledì 28 agosto 2024

VENEZIA 2024. I FILM IN E FUORI CONCORSO

(La locandina di Venezia 2024) 


Sta per iniziare l'edizione numero 81 della Mostra del Cinema di Venezia!

Quella lagunare è una kermesse alla quale siamo particolarmente affezionati, essendo stata la molla (o la scusa?) con cui demmo vita a questo blog, ormai diversi anni fa.

In tutto questo tempo abbiamo imparato anche alcune regole non scritte, una delle quali è: ad un'edizione particolarmente interessante in termini di proposte - vedi quella dello scorso anno - ne segue in genere una sottotono.

A giudicare dal programma, il 2024 non sembra infatti l'annata migliore della rassegna.
Tuttavia, rispetto al concorrente Festival di Cannes, la Mostra appare comunque maggiormente in salute.

Scorrendo l'elenco delle pellicole in competizione, ciò che più balza all'occhio è quanto sia rappresentata l'Italia, tra autori, produzioni e co-produzioni.
Basterà questa "saturazione tricolore" a permetterci di vincere qualche premio importante? Magari proprio il Leone d'Oro?

Guadagnino, Amelio e compagnia hanno tuttavia una concorrenza non da poco: tra lo spagnolo Almodóvar (per la prima volta alle prese con la lingua inglese) e il cileno Larraín (ricordate El Conde?), il più atteso è probabilmente Todd Phillips col suo seguito di Joker.

Ma, come spesso inopinatamente accade, la selezione più intrigante è quella fuori concorso.
Si comincia (letterlamente: è il film d'apertura) con l'attesissimo secondo capitolo di Beetlejuice, che vede riuniti il visionario Tim Burton e l'eccezionale Michael Keaton.

Si prosegue col nuovo opus del giapponese Takeshi Kitano (l'avevamo lasciato ad Outrage) e col ritorno del controverso Harmony Korine (speriamo che il suo nuovo film sia migliore di Spring Breakers), ma l'hype è tutto per Jon Watts, regista dell'ultima trilogia Spider-Man.
La sua ultima fatica, Wolfs, vede duettare la coppia di superdivi George Clooney e Brad Pitt, ed è giustamente una delle pellicole più in vista della rassegna.

Un altro grande atteso è Kevin Costner, che porta al Lido la seconda parte del suo ambiziosissimo Horizon, il cui primo capitolo aveva avuto un'accoglienza discreta alla Croisette.
Dati gli scarsi incassi che sta riscontrando al botteghino, gli auguriamo che stavolta vada meglio.

Nelle categorie "minori" in programma segnaliamo inoltre la presenza del 2 volte premio Oscar Alfonso Cuarón con una miniserie thriller e la proiezione di cortometraggi firmati da autori come Marco Bellocchio (lo avevamo incontrato proprio a Venezia anni fa, ricordate?) e Nicolas Winding Refn (sì, quello che dopo Drive non ne ha più azzeccata una).

Come andrà questa edizione della Mostra? Lo scopriremo strada facendo.
Rimanete sintonizzate/i per scoprire, come sempre, i vincitori e per i nostri consueti commenti conclusivi!

Nel frattempo, leggete l'elenco sottostante e cliccate sui link per maggiori approfondimenti.


In concorso
Ainda estou aqui, regia di Walter Salles (Brasile, Francia)
Ap'rili, regia di Dea K'ulumbegashvili (Georgia, Francia, Italia)
Babygirl, regia di Halina Reijn, con Nicole Kidman (Stati Uniti d'America)
The Brutalist, regia di Brady Corbet (Stati Uniti d'America)
Campo di battaglia, regia di Gianni Amelio (Italia)
Diva Futura, regia di Giulia Louise Steigerwalt (Italia)
Harvest, regia di Athina Rachel Tsangari (Regno Unito, Stati Uniti d'America, Germania)
Iddu - L'ultimo padrino, regia di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza (Italia, Francia)
Joker: Folie à Deux, regia di Todd Phillips (Stati Uniti d'America)
Jouer avec le feu, regia di Delphine e Muriel Coulin (Francia)
Kill the Jockey, regia di Luis Ortega (Argentina, Spagna, Messico, Danimarca)
Kjærlighet, regia di Dag Johan Haugerud (Norvegia)
Leurs Enfants après eux, regia di Ludovic e Zoran Boukherma (Francia)
Maria, regia di Pablo Larraín (Cile, Italia, Germania)
Mò shì lù, regia di Yeo Siew Hua (Singapore, Taiwan, Francia, Stati Uniti d'America)
The Order, regia di Justin Kurzel (Stati Uniti d'America)
Queer, regia di Luca Guadagnino (Italia, Stati Uniti d'America)
Qīngchūn: Guī, regia di Wang Bing (Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi)
The Room Next Door, regia di Pedro Almodóvar (Spagna)
Trois Amies, regia di Emmanuel Mouret (Francia)
Vermiglio, regia di Maura Delpero (Italia, Francia, Belgio)

Fuori concorso
Baby Invasion, regia di Harmony Korine (Stati Uniti d'America)
Beetlejuice Beetlejuice, regia di Tim Burton, con Michael Keaton e Monica Bellucci (Stati Uniti d'America) - film d'apertura
Broken Rage, regia di Takeshi Kitano (Giappone)
Cloud, regia di Kiyoshi Kurosawa (Giappone)
Finalement, regia di Claude Lelouch (Francia)
Maldoror, regia di Fabrice Du Welz (Belgio, Francia)
L'orto americano, regia di Pupi Avati (Italia)
Phantosmia, regia di Lav Diaz (Filippine)
Il tempo che ci vuole, regia di Francesca Comencini (Italia, Francia)
Wolfs - Lupi solitari (Wolfs), regia di Jon Watts, con George Clooney e Brad Pitt (Stati Uniti d'America)
Horizon: An American Saga – Chapter 2, regia di Kevin Costner (Stati Uniti d'America)

Cortometraggi
Allégorie citadine, regia di Alice Rohrwacher e JR (Italia, Francia)
Beauty Is Not a Sin, regia di Nicolas Winding Refn (Italia, Danimarca)
Se posso permettermi - Capitolo II, regia di Marco Bellocchio (Italia)

Serie
Los años nuevos, regia di Rodrigo Sorogoyen – serie TV, 10 episodi (Spagna)
Disclaimer, regia di Alfonso Cuarón – miniserie TV, 7 puntate (Stati Uniti d'America, Messico)
Familier som vores, regia di Thomas Vinterberg – miniserie TV, 7 puntate (Danimarca, Svezia, Regno Unito)
Leopardi - Il poeta dell'infinito, regia di Sergio Rubini – miniserie TV, 2 puntate (Italia)
M. Il figlio del secolo, regia di Joe Wright – serie TV, 8 episodi (Italia)


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mercoledì 13 luglio 2022

I CLASSICI: ALICE IN WONDERLAND, COME ESTRARRE UN BIANCONIGLIO DAL CAPPELLO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2010
108'
Regia: Tim Burton
Con: Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Crispin Glover, Anne Hathaway.
Voci originali: Alan Rickman, Stephen Fry, Frank Welker, Michael Gough, Christopher Lee.


L'adolescente Alice (Wasikowska) ritorna a Wonderland dopo 13 anni.
Non ricorda più nulla di quella esperienza, eccetto alcuni flashback che le appaiono in sogno.

Qui ritrova i suoi vecchi amici - tra questi l'eccentrico e generoso Cappellaio Matto (Depp) - ancora impegnati a resistere contro la malvagia Regina Rossa (Bonham Carter) in difesa della buona Regina Bianca (Hathaway).

Il suo compito è quello di uccidere il mostruoso Ciciarampa (Lee) nel Giorno Gioiglorioso e riportare la pace nel Sottomondo...


9 anni prima di Dumbo, Tim Burton aveva già realizzato uno dei tanti auto-rifacimenti in live action di cui la Disney non sembra riuscire a fare a meno.
Per fortuna, questo è anche uno dei migliori.

Alleggerendo i toni dark che sono il suo marchio di fabbrica e sbizzarrendosi tra CGI e 3D, il regista di Beetlejuice ha dato un'interpretazione molto personale ad Alice nel Paese delle Meraviglie, celeberrima fiaba di Lewis Carroll.

Il Cappellaio Matto è stato promosso a co-protagonista (chissà se questa cosa era già prevista nel copione o se il ruolo è stato espanso dopo l'ingaggio di Depp), mentre Alice è diventata un'icona femminista, una moderna paladina dell'emancipazione.
Si noti il finale: è uno dei meno "disneyani" mai prodotti dalla Casa di Topolino.

Nel derby tra ex Misérables, Helena Bonham Carter batte ai punti Anne Hathaway, se non altro perché riesce a rendere il grottesco del proprio personaggio senza cadere nel caricaturale (e la seconda è penalizzata da un trucco inadeguato).
Ma a livello recitativo il meglio lo danno i doppiatori: in lingua originale si può infatti godere di alcuni cammei di prim'ordine.

Tra Fry col suo Stregatto creepy e i numerosi contributi del veterano Welker (ricordate Curioso come George?), spuntano il distinto Michael Gough (Alfred del dittico "batmaniano" di Burton) nella parte del Dodo e il carismatico Christopher Lee (Saruman nei film della Terra di Mezzo) come voce del Jabberwocky.

Questi due vecchi leoni del cinema - il primo è qui alla sua ultima interpretazione - in realtà hanno rispettivamente solo tre e due battute, ma possiamo facilmente immaginare che si siano divertiti un mondo.

Non è necessario aver letto il romanzo d'origine né tantomeno aver visto il classico animato del 1951 per apprezzare questo adattamento, bizzarro racconto allegorico di cui alla fine non è difficile condividere la morale: noi siamo le scelte che facciamo e la vita è un continuo mutamento.

E in fondo è questa la vera meraviglia.


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mercoledì 16 marzo 2022

THE BATMAN, IL CAVALIERE NOIR

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA, 2022
176'
Regia: Matt Reeves
Interpreti: Robert Pattinson, Zoë Kravitz, Colin Farrell, Paul Dano, Andy Serkis, Jeffrey Wright, John Turturro, Peter Sarsgaard, Barry Keoghan, Alex Ferns.


Il miliardario Bruce Wayne (Pattinson) è ancora alle prime armi come Batman, giustiziere mascherato che già incute terrore nei criminali di Gotham City.

E che viene coinvolto nel folle disegno di un efferato serial killer che sta seminando morte e terrore tra i corrotti maggiorenti della città.

Con l'aiuto del fedele maggiordomo Alfred (Serkis), dell'integerrimo tenente Gordon (Wright), della misteriosa e sensuale Selina Kaye (Kravitz), egli dovrà risolvere una serie di difficili enigmi per giungere all'identità dell'assassino e per sventarne i piani.


Da una trentina di anni a questa parte Batman è stato un personaggio ricorrente nella filmografia hollywoodiana: c'è stato quello "gotico" di Tim Burton ( Michael Keaton), quello kitsch di Joel Schumacher (prima Val Kilmer, poi George Clooney), quello tormentato e colossale di Christopher Nolan (Christian Bale), quello dolente e crepuscolare di Zack Snyder (Ben Affleck o, per gli amici, Batfleck).

Ogni regista ha mostrato la propria personale visione del giustiziere mascherato - chi in modo più fedele all'archetipo fumettistico, chi meno - e ha generalmente guadagnato legioni di fan spesso in contrapposizione tra di loro nelle discussioni su quale sia il Batman migliore.

Ora tocca a Matt Reeves - cineasta non molto conosciuto che ha al suo attivo però Cloverfield e due film del franchise del Pianeta delle Scimmie - e a Robert Pattinson - sì sì, ok, è quello di Twilight e di Harry Potter e Il Calice di Fuoco; ma guardate che ha fatto anche film "seri", come Tenet e The Lighthouse.

Com'è quindi questa nuova versione?

Beh, avete presente il Joker di Todd Philips con Joaquin Phoenix, vincitore (meritatissimo) di un Leone d'Oro a Venezia e di due Oscar (per il suo interprete e per la colonna sonora di Hildur Guðnadóttir), film di denuncia sociale truccato da cinecomics?

Ecco: siamo da queste parti.

The Batman utilizza i personaggi tipici del fumetto (l'Uomo Pipistrello, il maggiordomo Alfred, l'alleata Catwoman, il tenente poi commissario Gordon, i genitori di Bruce Wayne, nemici quali l'Enigmista, il Pinguino e addirittura una comparsata del Joker) e li innesta in una storia che ha più a che fare con pellicole quali Il Braccio Violento Della Legge di William Friedkin, Se7en e Zodiac di David Fincher che con altre supereroistiche.

Ne deriva un film cupo, pessimista, angoscioso, che cattura lo Zeitgeist, lo spirito dei tempi, del periodo storico che stiamo vivendo e di una civiltà sempre sull'orlo di una catastrofe imminente e in crisi di valori e di identità.

I meccanismi del neo-noir, del thriller, del poliziesco funzionano perfettamente, l'interesse viene sempre ravvivato con sapienti colpi di scena e le quasi tre ore di durata passano veloci: eccellente il lavoro, quindi, del regista, una rivelazione, che si è avvalso della preziosa collaborazione di Michael Giacchino per la suggestiva colonna sonora, di Jacqueline Durran per i costumi, di Greig Frasier per l'impressionante fotografia, di contributi tecnici di ottimo livello e di un cast azzeccato.

Robert Pattinson si è già fatto perdonare in passato per i ruoli che lo hanno reso un idolo delle ragazzine e anche stavolta si dimostra interprete tutt'altro che banale e piatto; Paul Dano ha una faccia molto poco hollywoodiana, ma è un attore raffinato e ricco di sfaccettature (si veda Il Petroliere di Paul Thomas Anderson, dove non sfigura a fianco di un titanico Daniel Day-Lewis); Colin Farrell, irriconoscibile sotto un pesantissimo trucco, quando vuole sa rubare la scena a tutti (e questo è il caso); Zoë Kravitz (sì, è la figlia di Lenny) è espressiva e incisiva; Jeffrey Wright e Andy Serkis sono misurati (perfino Serkis, cioè colui che ha dato vita a Gollum e al Capitano Haddock in Le Avventure di Tintin!); John Turturro gigioneggia (ma il suo personaggio glielo consente), anche se meno di altre volte.

Visti gli incassi molto soddisfacenti (al momento in cui scriviamo e nel contesto dell'attuale profonda crisi dell'industria cinematografica), si può dire che l'ennesima riscrittura delle origini del Cavaliere Oscuro abbia pagato.

La cosa non era per nulla scontata, dato che la Warner Bros. ha adottato un modello opposto a quello della Marvel: anziché creare una continuità di storia, personaggi, situazioni, essa ha preferito con i personaggi della DC Comics sfornare film che per ora sono tutti scollegati tra di loro, praticamente senza punti di contatto ( Aquaman non c'entra nulla né come tono né come trama con Joker, che a sua volta presenta una versione della giovinezza di Bruce Wayne incompatibile con quella di The Batman, ad esempio).

Non sappiamo se in futuro la casa di produzione correggerà il tiro; ma la maggiore libertà creativa lasciata a registi e sceneggiatori - che così si possono liberare dai vincoli dell'ortodossia degli archetipi fumettistici e filmici per esplorare nuovi campi - sta producendo risultati molto interessanti.

La pellicola con Joaquin Phoenix, con la vittoria alla Mostra del Cinema di Venezia, aveva infranto un tabù: per la prima volta un cinecomics si era aggiudicato uno dei premi più prestigiosi riservati al cinema cosiddetto "alto".

Ora con The Batman abbiamo la conferma: i film di supereroi stanno per sfondare la parete (sempre più sottile) che separa il cinema d'intrattenimento per le masse da quello d'autore.

Era ora.


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martedì 24 dicembre 2019

I CLASSICI: NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS, COS'È QUEL BIANCO INTORNO A JACK?

Clicca sulla locandina per vedere il trailer. 

USA, 1993
76'
Regia: Henry Selick
Voci originali: Danny Elfman, Chris Sarandon, Catherine O'Hara, William Hickey, Ken Page, Ed Ivory, Paul Reubens.


Jack Skeletron è il Re delle Zucche nel favoloso Paese di Halloween, popolato da mostri che si preparano tutto l'anno per i festeggiamenti della Vigilia di Ognissanti.

Un giorno, vagabondando nel bosco col suo fido cagnolino Zero, Jack finisce accidentalmente nel Paese di Natale.
Sconvolto e affascinato, cerca di riportare la scoperta ai propri amici, ma senza grande successo.

Allora elabora un piano: rapire Babbo Natale e sostituirsi a lui...






Vigilia 2012: Una Poltrona per Due.
Vigilia 2013: National Lampoon's Christmas Vacation.
Vigilia 2014: Canto di Natale di Topolino.
Vigilia 2015: Star Wars-Holiday Special.
[Abbiamo saltato il 2016 perché impegnati con lo Speciale Marvel; tuttavia il giorno prima avevamo postato la monografia dedicata ad Iron Man.]
Vigilia 2017: Festa in Casa Muppet.
Vigilia 2018: Silent Night, Deadly Night III.

Nightmare Before Christmas - la nostra scelta per quest'anno - è più un film di Halloween o più un film di Natale?
Si tratta di una questione su cui critici, spettatori e fan dibattono da oltre 25 anni (come vedete, noi abbiamo optato per la seconda ipotesi).

Altrettanto dibattuta è stata la paternità dell'opera, il cui titolo originale è Tim Burton's The Nightmare Before Christmas.

La base di partenza è un poema scritto dal futuro regista di Dumbo per la letteratura infantile, quando questi ancora era un animatore della Disney (a proposito: ne esiste una versione video-illustrata, narrata da Christopher "Saruman" Lee, che prima o poi vi recensiremo).

Oggi sappiamo però che Burton è stato "solo" l'ideatore dei personaggi e il produttore, mentre le decisioni tecniche/artistiche sono tutta farina del sacco di Selick.






La mano dell'eccentrico autore di Batman si sente comunque parecchio: l'atmosfera fiabesca e vagamente psicotica è la stessa di Edward Mani di Forbice e Batman-Il Ritorno (anche perché medesimi sono i contributi tecnici, in pratica).

Non solo: alcuni dei giocattoli dispensati da Jack durante la Notte Santa sono riferimenti a precedenti pellicole del regista.
Il vermone era già in Beetlejuice, mentre la paperella e il gatto giocattolo comparivano nel succitato Batman-Il Ritorno.

Innovativa e ancora oggi sbalorditiva è l'animazione in stop-motion, ovvero tramite l'utilizzo di pupazzetti mossi a mano, ripresi un fotogramma alla volta.
Una tecnica che Tim riprenderà in anni più recenti in La Sposa Cadavere e Frankenweenie.

Un altro punto di forza è la colonna sonora firmata Danny Elfman, ex leader del gruppo new wave Oingo Boingo e collaboratore di lunga data di Burton, che dà voce al protagonista durante le canzoni (nella versione italiana il personaggio è ben doppiato da Renato Zero).

A proposito di doppiaggio, l'unica nota dolente del film è l'adattamento italiano dei dialoghi, che fa drammaticamente perdere alcuni gustosi giochi di parole.
Un esempio? "Sandy Claws", storpiatura di Santa Claus, diventa "Babbo Nachéle"...

Tralasciando le goffaggini della traduzione, Nightmare Before Christmas ha tutte le carte in regola per entrare di diritto nei classici cine-natalizi.
Consigliato a bambini un po' grandicelli e raccomandato agli adulti.

Buon Natale a tutte/i dall'intera Redazione di CINEMA A BOMBA!




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mercoledì 30 gennaio 2019

BOMBCAST: EP. 013 - DUMBO (TRAILER)

(Clicca sulla locandina per ascoltare/scaricare il file). 


Da qualche anno la Disney sta ripescando tra i propri classici d'animazione per riproporli in versione live action (ossia con attrici e attori in carne ed ossa).

Tentativo di trovare nuove formule espressive o segnale di una drammatica carenza di idee?

In questo episodio del nostro podcast ne discutiamo insieme a un'ospite particolare (notare l'apostrofo!), mentre guardiamo e commentiamo il trailer dell'imminente Dumbo.

Aggiungiamo solo che si tratta della 4a collaborazione - dopo Beetlejuice, Batman e Batman-Il Ritorno - tra l'immaginifico regista Tim Burton e il grande attore Michael Keaton.

Per saperne di più, scaricate e/o ascoltate il file cliccando sulla locandina in alto!



Il trailer di Dumbo.





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giovedì 26 gennaio 2017

I CORTI: SUPERGIRL LIVES, LA RIVINCITA DI KEVIN

Melissa Benoist e Kevin Smith sul set (clicca sulla foto per vedere il promo). 

USA, 2017
42'
Regia: Kevin Smith
Interpreti: Melissa Benoist, Chyler Leigh, Chris Wood, Jeremy Jordan, Floriana Lima, David Harewood, Mehcad Brooks, Harley Quinn Smith.


1996. Kevin Smith, giovane regista indipendente con la passione dei fumetti, scrive il copione di quello che avrebbe dovuto diventare il film di rilancio del supereroe alieno per eccellenza: Superman Lives.

Il cast proposto è da leccarsi i baffi: Ben Affleck nel ruolo principale (che, ironia della sorte, è invece finito a interpretare il Cavaliere Oscuro in Batman v Superman: Dawn of Justice), Jack Nicholson come Lex Luthor e addirittura Michael Keaton di nuovo nei panni di Bruce Wayne.

Purtroppo però le idiosincrasie del regista designato Tim Burton (che già aveva portato alla ribalta l'Uomo Pipistrello con due pellicole e avrebbe preferito Nicolas Cage come Uomo d'Acciaio) e l'invadenza del produttore Jon Peters fanno naufragare il progetto.
Smith se le legherà al dito, rammaricandosi per anni dell'occasione perduta.

2016. Vent'anni dopo, il nostro ha l'occasione per prendersi la propria rivincita: Andrew Kreisberg e Greg Berlanti - produttori e showrunner di popolari telefilm tratti dai fumetti della DC Comics - gli offrono di dirigere l'episodio 2x09 di Supergirl, serie "gemella" di The Flash (che Kevin conosce bene, avendone firmato due fortunati capitoli).
Il titolo della puntata? Supergirl Lives...

La trama: mentre indagano sulla misteriosa scomparsa di una ragazza (H.Q. Smith, figlia del regista), Kara/Supergirl (Benoist) e Mon-El (Wood) attraversano un portale e finiscono sul pianeta Slaver’s Moon (nome poco promettente, eh?).
Qui trovano un malaugurato sole rosso, il che significa che i due supereroi sono senza poteri e impossibilitati a tornare a casa...






Se Killer Frost è stato il primo vero approccio di Kevin al genere thriller, Supergirl Lives è la sua prima volta con la fantascienza.
Non è difficile riconoscere diversi debiti e rimandi a opere di sci-fi, da Star Trek (gli alieni Maaldoriani) a Stargate (il portale interdimensionale), così come almeno un riferimento alla sfortunata sceneggiatura di Superman Lives (la bestia tendi-trappole).

Melissa Benoist, già vista brevemente in Whiplash, è un'attrice che possiede il raro dono di risultare tanto attraente - "Anche il nome suona sexy!", ha detto Smith - quanto simpatica: nessuna meglio di lei può interpretare la superprotagonista.

Nel resto del cast si distinguono Chyler Leigh e Floriana Lima, impegnate in un duetto lesbo trattato con molta sensibilità (un'autocitazione del regista da In cerca di Amy?), e si nota la presenza di Harley Quinn Smith, figlia unigenita di Kevin lanciata l'anno scorso con Yoga Hosers (a proposito, prima o poi ve ne daremo una recensione).

Supergirl Lives testimonia un'altra volta l'abilità di Kevin Smith nel tratteggiare figure femminili e rappresenta l'ennesima prova della sua seconda giovinezza artistica, iniziata nel momento in cui ha finalmente preso ad occuparsi di ciò che conosce meglio: i fumetti supereroistici (oltre a The Flash, vedere anche Cameo School).

Si può vedere questo "corto" come un semplice episodio di una serie TV o come un capitolo della storica rivalità tra la DC e la Marvel.
Per noi è un'altra piacevole dimostrazione di come un regista che sembrava aver perso la strada abbia ritrovato fiducia in se stesso e nelle proprie capacità.

Caro Kevin, citando proprio il tuo unico contributo ai dialoghi di questa puntata: "Start the car!"
Vai, e non fermarti più.




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lunedì 31 ottobre 2016

GLI INEDITI: PLAN 9 FROM OUTER SPACE, IL PEGGIORE DI SEMPRE!

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1959
80'
Regia: Ed Wood
Interpreti: Bela Lugosi, Vampira, Gregory Walcott, Mona McKinnon, Lyle Talbot, Tor Johnson, Tom Mason, Criswell, Ed Wood.


Un narratore dalla pettinatura improbabile (Criswell, psichico amico del regista) mette in guardia gli spettatori sul "futuro", per poi parlare di "eventi passati" (?).
Protagonisti del suo racconto sono: un anziano vedovo (Lugosi, alla sua ultima apparizione), un pilota di aerei (Walcott), un Generale dell'esercito (Talbot), una pattuglia di poliziotti e un trio di alieni.

Siamo in California: mentre i morti del cimitero di San Fernando tornano in vita, pronti a uccidere i viventi, un misterioso disco volante viene avvistato nei cieli...
I due eventi sono forse correlati?

Se questa sinossi vi pare terribilmente assurda, non stupitevi: è proprio così.
Abbiamo infatti a che fare con quello che è considerato il peggior film di tutti tempi, opera di un regista - ma chiamarlo così è già di per sé un complimento - che probabilmente è stato il dilettante più spudorato della storia del cinema.

Ed Wood, il cui nome completo era Edward D. Wood Jr., è diventato un autore di culto solo a partire dagli anni 80, quando le sue pellicole sono state riscoperte per la loro valenza trash.
Ma per lo più egli è noto al grande pubblico per essere stato oggetto di un biopic di Tim Burton: appunto Ed Wood, del 1994.

Nel film del regista di Beetlejuice e Batman il protagonista è interpretato dall'onnipresente Johnny Depp (che deve avere un debole per i personaggi realmente esistiti, avendo poi messo i panni del giornalista Hunter S. Thompson in Paura e Delirio a Las Vegas e The Rum Diary).






Sempre nella pellicola di Burton, la parte dell'attore di origine ungherese Bela Lugosi è invece ricoperta da Martin Landau, che per questa ha vinto un Oscar molto meritato.
Lugosi era ed è tuttora famoso per i suoi ruoli nei film del terrore, tra i quali Dracula di Tod Browning (1931), che contribuì a personificare come una figura dal fascino e dalla parlata mitteleuropei, aristocratico, romantico e decadente.

Il successo durò fin quasi agli anni 50, quando diventò morfinomane, affetto da numerosi problemi di salute e guai finanziari. Le parti divennero sempre meno, fino a che non fu costretto a lavorare nei "filmucoli" di Wood.
Morì a quasi 74 anni, nel 1956, per un infarto e fu seppellito ad Hollywood col mantello del personaggio che lo aveva reso celebre.
Plan 9 non avrebbe praticamente ragione di esistere senza di lui.

Le (poche) scene in cui compare sono in realtà spezzoni di provini che lo stesso Lugosi aveva fatto prima dell'avvio della produzione del film: il regista è partito da queste e gli ha costruito una storia intorno, incappando in errori logici goffissimi.
Per il resto della pellicola il suo ruolo è infatti ricoperto da una controfigura più giovane e alta (Mason, chiropratico della moglie di Wood), con il viso coperto da un mantello a celarne la fisionomia, benché si veda lontano un miglio che si tratta di due persone diverse.

E questa è solo una delle tante, ridicole incongruenze del film!
Tra effetti speciali che speciali non sono (si vedono i fili che reggono gli UFO), scenografie d'accatto (gli attori recitano davanti a sfondi finti che riflettono la loro ombra), costumi tremendi e sfacciati riciclaggi (la tendina dell'imbarazzante cabina di comando dell'aereo ricompare all'interno della navicella spaziale), si può provare una sorta di perverso divertimento.

Nelle intenzioni del suo autore - che, per inciso, difese la propria opera fino alla morte - Plan 9 From Outer Space avrebbe dovuto essere il film più spaventoso di sempre.
È invece il più imbarazzante sci-fi movie della storia, perfetto per una serata tra amici a base di popcorn e commenti denigranti.

Buon Halloween dalla redazione di CINEMA A BOMBA!






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mercoledì 3 giugno 2015

MICHAEL KEATON. BATMAN-IL RITORNO, TANTO VA LA GATTA AL LARDO CHE FA SQUADRA COL PINGUINO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1992
121'
Regia: Tim Burton
Interpreti: Michael Keaton, Danny DeVito, Michelle Pfeiffer, Christopher Walken, Michael Gough, Michael Murphy, Pat Hingle, Doug Jones, Paul Reubens.


Joker e i suoi sgherri sono stati sconfitti, ma per gli abitanti di Gotham City e il loro "pipistrello custode" (Keaton) sono in arrivo nuove minacce.

Un essere dall'aspetto mostruoso - il Pinguino (DeVito) - vuole prendersi la ribalta e una terribile rivincita nei confronti del mondo che lo ha rigettato ed emarginato, e crea terrore e disordini alla guida di una banda di freak che sembrano usciti da un circo.

Max Shreck (il nome è lo stesso dell'attore che ha interpretato il vampirico Conte Orlok nel capolavoro Nosferatu-Il Vampiro del 1922 diretto da Friedrich Wilhelm Murnau; ma "Schreck", in tedesco, vuol dire anche spavento), ricchissimo industriale senza scrupoli (Walken), manipola gli altri attraverso i propri soldi e potere per allargare sempre di più la propria sfera d'influenza e portare avanti i suoi piani criminosi.

Selina Kyle (Pfeiffer), segretaria impacciata e goffa, scopre i segreti del magnate, suo capo, che cerca di ammazzarla.
Sopravvissuta, trasformandosi nella sensuale e aggressiva Catwoman, cercherà la propria vendetta senza badare ai danni collaterali.

Tutti e tre - inutile dirlo - troveranno nel Cavaliere Oscuro il solo ostacolo alle loro mire, l'unico in grado di fermarli.

Batman-Il Ritorno rappresenta un unicum per Tim Burton.
Si tratta infatti dell'unico seguito che finora ha girato nella sua carriera (finora, poiché sarebbe in cantiere un Beetlejuice 2, come anticipato in questo nostro post).
Tuttavia, dal precedente film sono rimasti solo l'attore protagonista, certi personaggi di contorno (l'Alfred di Michael Gough e il Commissario Gordon di Pat Hingle), il tema musicale firmato Danny Elfman, i produttori, alcuni fugaci rimandi nella sceneggiatura (quelli sopravvissuti alla revisione condotta da Daniel Waters e Wesley Strick al copione originale di Sam Hamm) e poco altro.

È come se il cineasta californiano avesse voluto distaccarsi da un film che non sentiva totalmente suo per avventurarsi in qualcosa di diverso, che spiazzasse il pubblico.
Tentativo, questo, tutt'altro che disprezzabile; anzi, decisamente coraggioso: bissare un successo con un'opera-fotocopia è solitamente una tentazione molto forte per qualsiasi cineasta o produttore, ma Burton ha voluto percorrere la strada dell'originalità.

Piuttosto che un seguito di Batman, Batman-Il Ritorno sembra piuttosto una versione "nera" di Edward Mani di Forbice: in comune le due pellicole hanno l'atmosfera favolistica e il tema dei "diversi", oltre che buona parte dei collaboratori tecnici.

Il pubblico però è rimasto spiazzato per davvero: dopo un folgorante esordio al botteghino, questo nuovo capitolo ha portato incassi buoni ma non stellari e ha diviso nettamente gli spettatori comuni - che non lo hanno apprezzato molto - e i critici - che al contrario lo hanno preferito al predecessore.

Il nostro giudizio è un po' più sfumato.

Questo "numero 2" è cupo nelle atmosfere come nella trama quanto il precedente, ma più malinconico e pure più grottesco: Batman poteva contare sugli alleggerimenti farseschi di quel clown sulfureo e ghignante che è il Joker, mentre qui gli sgherri del boss venuto dal sottosuolo - tra i quali segnaliamo Doug Jones, mimo contorsionista che collaborerà poi con Guillermo del Toro (Hellboy, Il Labirinto del Fauno) e che comparirà anche nel bel corto Il Circo della Farfalla - sembrano più Pierrot tristi che pagliacci.

Il personaggio più emblematico è ovviamente il Pinguino, che suscita repulsione e compassione, ma non simpatia o empatia.
Basti pensare che: è stato abbandonato dai genitori perché nato deforme; è basso, grasso, puzza (ha pur sempre vissuto in una fogna ma - a differenza delle Tartarughe Ninja - non sembra aver mai mangiato una pizza); ha un caratteraccio; i suoi compagni più fidati sono pinguini (e si sa che conforto possano dare dei pinguini quando uno ha bisogno di confidarsi...); viene schifato dalle donne...
Poraccio, mai 'na gioia...

Senza contare che DeVito non ha potuto mettere in mostra la sua solita verve ironica e sarcastica e - anche a causa del pesante trucco - non ha potuto gigioneggiare quanto il collega Jack Nicholson: questi era il mattatore assoluto nel campo dei cattivi, mentre l'italo-americano ha dovuto dividere la scena con la sexy Michelle Pfeiffer - più a suo agio nei panni (aderenti) della donna-gatto che in quelli della segretaria - e con Christopher Walken - incisivo in un ruolo da diavolo faustiano.

Tre villain, però, hanno bisogno di molto spazio; e a farne le spese è stato proprio l'Uomo Pipistrello.
L'impressione, dopo aver visto la pellicola, è che alla fin fine il protagonista non compaia quanto meriterebbe: un vero peccato, perché Michael Keaton offre una prova convincente anche nelle vesti di un eroe tormentato ormai maturo e stanco.

Come dimostra per esempio la languida scena del ballo in maschera, una delle più riuscite e significative del film: Selina Kyle e Bruce Wayne vi arrivano entrambi senza travestimenti, in quanto è la loro stessa immagine pubblica la loro vera maschera.
Il ping-pong verbale tra i due trascende così il banale flirting per diventare il confronto fra due "diversi" che si somigliano più di quanto vorrebbero.

Insomma, Batman-Il Ritorno è un tentativo solo parzialmente riuscito di coniugare il cinema d'azione con quello d'autore: troppo serio e profondo per essere un prodotto d'intrattenimento; troppo grottesco e freak - e con un budget eccessivamente alto - per risultare veramente d'essai.

Comunque, con tutti i pagliacci e i pinguini sullo schermo, non ci sarebbe stata male qua e là qualche... freddura.

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lunedì 11 maggio 2015

MICHAEL KEATON. BATMAN, LA NUOVA EPICA CHE HA FATTO EPOCA

(Clicca sull'immagine per vedere il trailer). 


USA, 1989
121'
Regia: Tim Burton
Interpreti: Michael Keaton, Jack Nicholson, Kim Basinger, Robert Wuhl, Pat Hingle, Billy Dee Williams, Michael Gough, Jack Palance, Jerry Hall.


"Quell'estate era pazzesca, non potevi girarti intorno senza vedere il bat-segnale da qualche parte. La gente ce l'aveva stampato in testa. Era semplicemente l'estate di Batman. E se tu eri un fan dei fumetti, era una cosa dannatamente figa."

Questo ricordo del cineasta-fumettista Kevin Smith rende bene l'idea di quella che era chiamata "Batmania": l'eccitazione derivante dall'uscita della prima vera pellicola dedicata all'Uomo Pipistrello.

Aspettativa ben riposta: non si tratta solo del miglior capitolo della serie cinematografica; nel suo genere il film di Burton - uscito a 50 anni esatti dalla nascita del personaggio - è un capolavoro assoluto, una pietra miliare capace di cambiare l'estetica cinematografica per sempre.

Trattasi di quei casi rari in cui i singoli elementi collimano perfettamente tra loro, concorrendo al risultato finale.
Un giovane regista visionario, già animatore Disney; interpreti ben scelti e di alto livello, quando non proprio divi; una colonna sonora accattivante ed evocativa; una squadra di tecnici di prim'ordine.
E poi il copione, iniziato da Sam Hamm e rielaborato dal Warren Skaaren di Beetlejuice con Charles McKeown e Jonathan Gems (ma questi ultimi due non sono accreditati).

Vediamo le origini del Joker (Nicholson), gangster già fuori di testa che diventa un supercriminale sfigurato e psicotico dopo un'accidentale caduta in una vasca di acido; la sua guerra privata con Batman (Keaton), misterioso vigilante notturno dietro la cui maschera si nasconde il tormentato miliardario Bruce Wayne.
E conosciamo anche due reporter - lui maldestro e simpatico (Wuhl), lei bellissima e affascinata dai pipistrelli (Basinger) - che indagano per conto proprio su entrambi i "mostri"...

Burton e i suoi collaboratori scombinano le carte e fanno di testa propria, a costo di scontentare i più oltranzisti fan del fumetto.
Via le tradizionali calzamaglia grigia e cappa blu del protagonista, al cui posto troviamo un minaccioso costume nero in lattice; via la vetusta batmobile del fumetto, sostituita da un elegante Chevrolet Impala rimaneggiata.
Via soprattutto Robin, ingombrante e francamente inutile "spalla" del Cavaliere Oscuro.

Ecco invece la Gotham City inquietante e gotica di Anton Furst (meritatissimo Oscar per la miglior scenografia), influenzato da Metropolis di Fritz Lang, capolavoro muto in bianco e nero del 1927; le musiche trascinanti di Danny Elfman, cui si contrappongono le canzoni pop di Prince; i costumi e il trucco perfetti.

Si notino anche i tanti omaggi culturali: dalla letteratura (Il Corvo di Edgar Allan Poe) alla pittura (le riproduzioni di opere di Tamara de Lempicka, di cui lo stesso Jack Nicholson è un collezionista, e Giorgio de Chirico), passando ovviamente per i fumetti (il riferimento a Corto Maltese, personaggio ideato dal nostro Hugo Pratt).

Ma forse il principale punto di forza della pellicola è il cast.
Geniale la scelta di affidare il ruolo principale a Michael Keaton: inizialmente osteggiato dai fan del fumetto, che lo conoscevano solo come attore di commedie quali Night Shift, Mister Mamma e 4 Pazzi in Libertà, il nostro riuscì a convincere tutti con una performance grandiosa, rimanendo ancora oggi il Batman per eccellenza nell'immaginario collettivo.

A rubargli la scena ci pensa però il memorabile Joker di Nicholson, magistralmente doppiato nella versione italiana da Giancarlo Giannini (curiosità: 19 anni dopo, ne Il Cavaliere Oscuro, toccherà al figlio Adriano dare la voce al personaggio).
Il grande Jack è un fiume in piena, un fuoco di fila di battute e sentenze memorabili, una scelta perfetta per un cattivo folle e carismatico che non ha eguali nella storia del cinema.

Ottimi anche gli attori di supporto: su tutti spiccano la statuaria Kim Basinger, in una parte che le permettere di dimostrare di avere anche buone doti recitative, e Robert Wuhl, il cui Alexander Knox funge da personaggio "comico" del film.
Il caratterista, già visto in Good Morning Vietnam, trova qui il ruolo della vita. Peccato non compaia più nei film successivi.

Si ritrova, in questa pellicola, un tema che è centrale in tutta la cinematografia burtoniana: il tentativo di riscatto da parte del "diverso" nei confronti di chi l'ha messo ai margini.
In Batman, l'eterna lotta tra il bene e il male diventa però la battaglia tra due freak che si somigliano più di quanto non vorrebbero e per i quali il mondo non sarà mai un posto "normale".

E i posti che fanno da teatro alle scene che maggiormente rimangono impresse non a caso sono tutt'altro che normali: un museo devastato senza pietà dal vandalismo iconoclasta di Joker e dei suoi sgherri; le tenebrose vie della metropoli, simili ad un girone dantesco, invase dai carri mortali di una parata che sembra più un sabba di streghe che un Carnevale; la Cattedrale neogotica di vertiginosa altezza corredata da mostruosi gargoyle dove si consuma lo scontro decisivo.

In questo film c'è tutto ciò che ha ridefinito la nuova epica dei kolossal hollywodiani odierni: se nelle epoche d'oro del cinema gli eroi erano presi dalla storia, dalla mitologia, dalla Bibbia, con il Batman di Tim Burton - ancor più che con il Superman con Christopher Reeve - si è dato il via allo sfruttamento intensivo dei supereroi tratti dai fumetti che dura fino ai giorni nostri.

La seconda giovinezza artistica di Michael Keaton dopo il plurioscarizzato Birdman è un'occasione ghiottissima per (ri)scoprire questo classico della storia del cinema.
Buon divertimento e, come direbbe il Joker, "Fatevi una faccia felice!"

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lunedì 27 aprile 2015

MICHAEL KEATON. BEETLEJUICE, BATTUTE DI SPIRITO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 1988
92'
Regia: Tim Burton
Interpreti: Michael Keaton, Geena Davis, Alec Baldwin, Winona Ryder, Jeffrey Jones, Catherine O'Hara, Sylvia Sidney.


I vostri amici fantasmi sono appena deceduti e vogliono liberare la loro casa dalla presenza fastidiosa di una famiglia di vivi insopportabile?
Metteteli in guardia: i due sposini Barbara e Adam (Davis e Baldwin), convinti dalla pubblicità in Tv, si sono rivolti ad uno spirito maligno piuttosto logorroico e invadente (Keaton), e ora non sanno più come liberarsene.

P.s.: evitate di pronunciare il suo nome per tre volte di seguito...

È il 1988 ed esplode come un petardo il fenomeno Beetlejuice, campione d'incassi che rivela al mondo intero il talento recitativo comico di Michael Keaton - i precedenti Night Shift-Turno di Notte e Mister Mamma, successi in patria, non erano stati altrettanto eclatanti nel mercato internazionale - e quello registico di Tim Burton, alla sua opera seconda.
Il connubio tra i due non poteva che far scintille.

Da una parte un attore dai tempi comici infallibili, capace di improvvisare lunghi monologhi e battute spiritose con la velocità di una mitraglietta e di impossessarsi con carisma e personalità del film, nonostante compaia in tutto solo 17 minuti sui 92 complessivi.
Il trucco - premiato con un Oscar - lo rende irriconoscibile, ma l'istrionica buffoneria e la mimica sono tutte sue.
Non è un caso che Keaton abbia più volte affermato che il ruolo preferito di tutta la sua lunga carriera sia proprio questo.

Dall'altra un giovane cineasta che riesce a mettere insieme gothic novel (Edgar Allan Poe è da sempre un suo modello conclamato), sub-cultura pop, pellicole degli espressionisti tedeschi (ad un certo punto, l'omaggio al capolavoro muto e in bianco e nero del 1920 Das Cabinet des Dr. Caligari di Robert Wiene è spudorato) e del genere horror di serie B (Roger Corman, ma anche il Tobe Hooper di Poltergeist del 1982), quadri di Edward Hopper e Salvador Dalì...

Il risultato? Un'allegra fanfara, un guazzabuglio circense inventivo ed originale che ha come colonna sonora la musica sperimentale di Danny Elfman (ex leader del gruppo New Wave Oingo Boingo), le canzoni calypso di Harry Belafonte e brani di Chopin, Wagner e Donizetti.

A posteriori, lo si può vedere come una sorta di prova generale dell'immortale Batman, che uscirà l'anno successivo rivoluzionando la mitologia fumettistica del personaggio e forse anche l'estetica cinematografica.
Non a caso regista, protagonista, compositore e co-sceneggiatiore (Warren Skaaren) sono gli stessi.

E se il celebre Uomo Pipistrello ha avuto più di un seguito - il primo dei quali di nuovo a firma Burton-Keaton - perché non rivedere sullo schermo anche il nostro Betelgeuse (eh già: il personaggio si chiama proprio così, come una stella della costellazione di Orione. Si pronuncia come il titolo del film), magari sfruttando la rinnovata giovinezza artistica di Michael dopo Birdman?

E pensare che, dopo una serie tv a cartoni animati, si era pensato ad un sequel già a partire dagli anni Novanta: Beetlejuice goes Hawaiian - di ambientazione esotica - la cui sceneggiatura era stata proposta, ad un certo punto, pure a Kevin Smith.
Idea suggestiva, ma non se n'è fatto niente. Peccato.

Più recentemente, sempre più insistenti invece si sono fatte le voci su un probabile Beetlejuice 2: a sentire Tim Burton e Michael Keaton sarebbe già deciso e la sceneggiatura dovrebbe essere già a buon punto.

Allora, fan dello spiritello porcello, volete che il vostro eroe ricompaia nuovamente?
Non vi resta che dire: "Betelgeuse! Betelgeuse! Betelgeuse!".
Chissà che questa volta...

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martedì 2 settembre 2014

ROBIN WILLIAMS. GOOD MORNING VIETNAM, CRONACHE DA UNA RADIO LIBERA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 1987
122'
Regia: Barry Levinson
Con: Robin Williams, Forest Whitaker, J.T. Walsh, Bruno Kirby, Robert Wuhl, Noble Willingham, Tung Thanh Tran, Chintara Sukapatana.


L'aviere Cronauer (Williams), esperto intrattenitore radiofonico dell'esercito, viene mandato a Saigon a fare il DJ, allo scopo di tenere alto il morale delle truppe USA in guerra coi Vietcong.
Qui si scontra con un superiore (Walsh), si intruppa con altri commilitoni tra cui un autista black (Whitaker) e soprattutto si innamora di una mite ragazza del posto, facendo anche amicizia col di lei fratello.

Dopo aver dato un breve sguardo ai primi anni della carriera di Robin Williams, abbiamo scelto questo film per iniziare a parlare dei suoi film più significativi.
Non solo perché è quello che ha fatto conoscere al mondo il comico di Chicago, ma anche perché è il primo in cui - ovviamente nella versione italiana - lo si ascolta con la voce di Carlo Valli, che da qui in poi sarà il suo doppiatore ufficiale (soltanto occasionalmente sostituito dal non meno bravo Marco Mete).

Ispirata molto liberamente alla vita del vero Adrian Cronauer (che era sì un DJ, ma certo non un comico né un pacifista: repubblicano convinto, nel 2004 era nello staff per la rielezione di George W. Bush e Dick Cheney), la pellicola sembra scritta apposta per Williams e il suo istrionismo vulcanico, anche se - inevitabilmente, data l'ambientazione - non mancano le tonalità drammatiche; una novità per l'attore, al tempo.

Le parti più memorabili e spassose sono ovviamente quelle dei monologhi radiofonici, interamente improvvisate da Robin con abilità e velocità uniche (se ci fate caso, le risate del resto del cast in queste sequenze sembrano autentiche).

Il nostro è il mattatore assoluto del film: travolgente nei momenti comici quanto credibile in quelli seri, ma è ben spalleggiato dai non protagonisti.
Tra questi emergono in particolare il giovane Forest Whitaker - futuro vincitore di un meritatissimo Oscar per L'Ultimo Re di Scozia - e Robert Wuhl, l'indimenticabile Alexander Knox nel Batman di Tim Burton (che recensiremo a breve!).

Non è facile realizzare un'opera di genere bellico che faccia ridere e al contempo riflettere sull'assurdità della guerra, senza stereotipi né manicheismi.
Levinson e i suoi collaboratori ci sono riusciti: Good Morning, Vietnam è una delle pellicole più riuscite sul conflitto asiatico.
E per tutti rimane una bella occasione per riscoprire un Robin Williams d'antan.

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sabato 12 gennaio 2013

I CORTI: FRANKENWEENIE, IL CANE CHE VISSE DUE VOLTE

(Clicca sulla locandina per vedere il corto) 

USA, 1984
30'
Regia: Tim Burton
Interpreti: Sparky, Barret Oliver, Daniel Stern, Shelley Duvall, Sofia Coppola.


In concomitanza con l'uscita del rifacimento in stop motion, a firma dello stesso regista, CINEMA A BOMBA! vi presenta l'originale live action con cui l'autore di Batman e Beetlejuice cominciò a farsi conoscere.

Quando il suo amato quattrozampe muore, travolto da un’auto, il piccolo Victor lo resuscita, ispirato da una lezione di scienze sull’elettricità.
Per i vicini è un bello shock ritrovarsi l’animale in giro, ma il lieto fine è dietro l’angolo.

Questo cortometraggio segnò l’esordio ufficiale di Burton alla regia e la fine - temporanea - della sua collaborazione con la Disney, di cui era stato uno degli animatori più all’avanguardia (aveva lavorato ad esempio al sottovalutato e misconosciuto Taron e la Pentola Magica).
La celebre major lo licenziò in tronco ritenendo la storia poco adatta ai bambini, il che non le impedì di ridistribuire il film quando l’eccentrico Tim divenne famoso, nei primi anni 90.

Pur essendo un’opera prima - e nonostante la breve durata - si possono già riconoscere i tratti distintivi dell’autore di Nightmare Before Christmas: il gusto per il macabro, l’amore per le pellicole di sci-fi degli anni 50, l’apologia della diversità e un certo qual romanticismo iconoclasta.

Non mancano alcuni virtuosismi tecnici - come le soggettive del cane Sparky - né una buona dose di tenera ironia che stempera la dimensione horror della vicenda; le quali cose, unite ad una suggestiva fotografia in bianco e nero, contribuiscono a rendere questo breve lavoro il primo importante capitolo nella carriera di uno dei più originali registi di Hollywood.

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