CINEMA A BOMBA!

lunedì 11 maggio 2015

MICHAEL KEATON. BATMAN, LA NUOVA EPICA CHE HA FATTO EPOCA

(Clicca sull'immagine per vedere il trailer). 


USA, 1989
121'
Regia: Tim Burton
Interpreti: Michael Keaton, Jack Nicholson, Kim Basinger, Robert Wuhl, Pat Hingle, Billy Dee Williams, Michael Gough, Jack Palance, Jerry Hall.


"Quell'estate era pazzesca, non potevi girarti intorno senza vedere il bat-segnale da qualche parte. La gente ce l'aveva stampato in testa. Era semplicemente l'estate di Batman. E se tu eri un fan dei fumetti, era una cosa dannatamente figa."

Questo ricordo del cineasta-fumettista Kevin Smith rende bene l'idea di quella che era chiamata "Batmania": l'eccitazione derivante dall'uscita della prima vera pellicola dedicata all'Uomo Pipistrello.

Aspettativa ben riposta: non si tratta solo del miglior capitolo della serie cinematografica; nel suo genere il film di Burton - uscito a 50 anni esatti dalla nascita del personaggio - è un capolavoro assoluto, una pietra miliare capace di cambiare l'estetica cinematografica per sempre.

Trattasi di quei casi rari in cui i singoli elementi collimano perfettamente tra loro, concorrendo al risultato finale.
Un giovane regista visionario, già animatore Disney; interpreti ben scelti e di alto livello, quando non proprio divi; una colonna sonora accattivante ed evocativa; una squadra di tecnici di prim'ordine.
E poi il copione, iniziato da Sam Hamm e rielaborato dal Warren Skaaren di Beetlejuice con Charles McKeown e Jonathan Gems (ma questi ultimi due non sono accreditati).

Vediamo le origini del Joker (Nicholson), gangster già fuori di testa che diventa un supercriminale sfigurato e psicotico dopo un'accidentale caduta in una vasca di acido; la sua guerra privata con Batman (Keaton), misterioso vigilante notturno dietro la cui maschera si nasconde il tormentato miliardario Bruce Wayne.
E conosciamo anche due reporter - lui maldestro e simpatico (Wuhl), lei bellissima e affascinata dai pipistrelli (Basinger) - che indagano per conto proprio su entrambi i "mostri"...

Burton e i suoi collaboratori scombinano le carte e fanno di testa propria, a costo di scontentare i più oltranzisti fan del fumetto.
Via le tradizionali calzamaglia grigia e cappa blu del protagonista, al cui posto troviamo un minaccioso costume nero in lattice; via la vetusta batmobile del fumetto, sostituita da un elegante Chevrolet Impala rimaneggiata.
Via soprattutto Robin, ingombrante e francamente inutile "spalla" del Cavaliere Oscuro.

Ecco invece la Gotham City inquietante e gotica di Anton Furst (meritatissimo Oscar per la miglior scenografia), influenzato da Metropolis di Fritz Lang, capolavoro muto in bianco e nero del 1927; le musiche trascinanti di Danny Elfman, cui si contrappongono le canzoni pop di Prince; i costumi e il trucco perfetti.

Si notino anche i tanti omaggi culturali: dalla letteratura (Il Corvo di Edgar Allan Poe) alla pittura (le riproduzioni di opere di Tamara de Lempicka, di cui lo stesso Jack Nicholson è un collezionista, e Giorgio de Chirico), passando ovviamente per i fumetti (il riferimento a Corto Maltese, personaggio ideato dal nostro Hugo Pratt).

Ma forse il principale punto di forza della pellicola è il cast.
Geniale la scelta di affidare il ruolo principale a Michael Keaton: inizialmente osteggiato dai fan del fumetto, che lo conoscevano solo come attore di commedie quali Night Shift, Mister Mamma e 4 Pazzi in Libertà, il nostro riuscì a convincere tutti con una performance grandiosa, rimanendo ancora oggi il Batman per eccellenza nell'immaginario collettivo.

A rubargli la scena ci pensa però il memorabile Joker di Nicholson, magistralmente doppiato nella versione italiana da Giancarlo Giannini (curiosità: 19 anni dopo, ne Il Cavaliere Oscuro, toccherà al figlio Adriano dare la voce al personaggio).
Il grande Jack è un fiume in piena, un fuoco di fila di battute e sentenze memorabili, una scelta perfetta per un cattivo folle e carismatico che non ha eguali nella storia del cinema.

Ottimi anche gli attori di supporto: su tutti spiccano la statuaria Kim Basinger, in una parte che le permettere di dimostrare di avere anche buone doti recitative, e Robert Wuhl, il cui Alexander Knox funge da personaggio "comico" del film.
Il caratterista, già visto in Good Morning Vietnam, trova qui il ruolo della vita. Peccato non compaia più nei film successivi.

Si ritrova, in questa pellicola, un tema che è centrale in tutta la cinematografia burtoniana: il tentativo di riscatto da parte del "diverso" nei confronti di chi l'ha messo ai margini.
In Batman, l'eterna lotta tra il bene e il male diventa però la battaglia tra due freak che si somigliano più di quanto non vorrebbero e per i quali il mondo non sarà mai un posto "normale".

E i posti che fanno da teatro alle scene che maggiormente rimangono impresse non a caso sono tutt'altro che normali: un museo devastato senza pietà dal vandalismo iconoclasta di Joker e dei suoi sgherri; le tenebrose vie della metropoli, simili ad un girone dantesco, invase dai carri mortali di una parata che sembra più un sabba di streghe che un Carnevale; la Cattedrale neogotica di vertiginosa altezza corredata da mostruosi gargoyle dove si consuma lo scontro decisivo.

In questo film c'è tutto ciò che ha ridefinito la nuova epica dei kolossal hollywodiani odierni: se nelle epoche d'oro del cinema gli eroi erano presi dalla storia, dalla mitologia, dalla Bibbia, con il Batman di Tim Burton - ancor più che con il Superman con Christopher Reeve - si è dato il via allo sfruttamento intensivo dei supereroi tratti dai fumetti che dura fino ai giorni nostri.

La seconda giovinezza artistica di Michael Keaton dopo il plurioscarizzato Birdman è un'occasione ghiottissima per (ri)scoprire questo classico della storia del cinema.
Buon divertimento e, come direbbe il Joker, "Fatevi una faccia felice!"

Etichette: , , , , , , , , , , , , , , ,

mercoledì 29 ottobre 2014

ROBIN WILLIAMS. L'UOMO DELL'ANNO, UN "GRILLO" PER PRESIDENTE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2006
115'
Regia: Barry Levinson
Con: Robin Williams, Laura Linney, Christopher Walken, Jeff Goldblum, Amy Poehler, Tina Fey.


Tom Dobbs (Williams) è un popolare comico televisivo di satira politica che un giorno, solleticato dalla proposta un po' faceta di una sua fan, decide di candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti come indipendente, in polemica sia coi Repubblicani sia coi Democratici.
Ma proprio mentre la sua popolarità politica è all'apice, una zelante impiegata informatica (Linney) scopre che il sistema di voto elettronico è difettoso...

Per omaggiare il grande Robin Williams, deceduto in circostanze tragiche l'11 Agosto di quest'anno, abbiamo proposto una selezione delle pellicole per noi più significative delle quali è il protagonista: abbiamo iniziato con Good Morning Vietnam e ora terminiamo con L'Uomo dell'Anno, entrambe dirette da Barry Levinson.

Non è un caso: il sodalizio è stato fondamentale per tutti e due.
Infatti, l'autore ha trovato in Williams un attore brillante e versatile, capace di reggere da solo il peso di due film; il comico ha trovato in Levinson un regista che gli ha dato la possibilità di esprimersi in registri diversi da quelli per i quali è divenuto famoso.

Eppure, nonostante qualche divertente sprazzo della proverbiale verve del nostro mattatore, L'Uomo dell'Anno non è del tutto riuscito.
Principale indiziato? Il cineasta di Baltimora, anche responsabile del copione, che sembra faticare a trovare un equilibrio o una sintesi tra le due anime della sua pellicola: commedia satirica (nella prima parte) e thriller politico (nella seconda).

La componente di denuncia sociale è comprensibile per un liberal come Levinson - l'invadenza della tecnologia e la conseguente spersonalizzazione perfino nel processo di selezione dei propri rappresentanti politici; la scelta/non scelta tra i due schieramenti principali, con programmi pressoché uguali; l'influenza dei mezzi di comunicazione nella vita di tutti i giorni; la dicotomia capitalismo/democrazia; il dibattito politico ridotto a triti slogan e frasi fatte - ma alla lunga finisce per appesantire il film.

Risultato: episodi drammatici troppo cupi, non sufficientemente stemperati da alleggerimenti umoristici; momenti farseschi troppo slegati dalla storia (più sketch che battute vere e proprie); montaggio tirato un po' via.
Purtroppo anche l'interpretazione di Robin Williams - nonostante lo sforzo profuso nel doppiaggio dal solito Carlo Valli - ne risente: peccato, con un miglior supporto avrebbe fatto faville.

Un'annotazione.
Allo spettatore italiano non saranno sfuggite analogie tra il protagonista di questo film e Beppe Grillo.
Entrambi comici noti al grande pubblico, entrambi schierati contro il vetusto sistema politico e capaci di utilizzare i mass media in modo efficace, entrambi paladini dell'uomo qualunque e dotati di un eloquio trascinante.

Ora, la pellicola è uscita nel 2006.
L'anno prima la rivista Time si era occupata diffusamente del rapido affermarsi del blog gestito dallo showman genovese, che denunciava le tante magagne italiche.
Il primo V-Day si è svolto nel 2007, il Movimento 5 Stelle è nato due anni dopo.

Ci saranno state influenze (o ispirazioni) reciproche?
Noi non lo escludiamo a priori, anche perché Levinson & C. sembrano preparati sulla politica nostrana: imperdibile la scena in cui Tom Dobbs cita l'elezione al Parlamento italiano di una pornostar (per la cronaca: Ilona Staller, in arte Cicciolina, nel 1987).

Comunque sia, una battuta come "I politici somigliano ai pannolini: bisogna cambiarli spesso e per lo stesso motivo", che sia stata ispirata da qualche comico o che sia farina del sacco di uno sceneggiatore o ancora il frutto di un'improvvisazione - e il protagonista di Mrs. Doubtfire, lo ricordiamo, era un fuoriclasse in questo campo - pensiamo sia spassosa.
E universalmente condivisibile.

Etichette: , , , , , , , , , ,

venerdì 24 ottobre 2014

ROBIN WILLIAMS. PATCH ADAMS, FACCE RIDE DOTTO'!

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

(Il vero Patch in visita al Gaslini) 

USA, 1998
115'
Regia: Tom Shadyac
Con: Robin Williams, Daniel London, Monica Potter, Philip Seymour Hoffman, Bob Gunton, Irma P. Hall, Peter Coyote.


Per noi guarire non è solo prescrivere medicine e terapie ma lavorare insieme condividendo tutto in uno spirito di gioia e cooperazione.
La salute si basa sulla felicità - dall'abbracciarsi e fare il pagliaccio al trovare la gioia nella famiglia e negli amici, la soddisfazione nel lavoro e l'estasi nella natura delle arti
.

Questa è da sempre la filosofia di Hunter Doherty "Patch" Adams, un medico non esattamente sui generis.
Urtato dall'eccessivo distacco e dalla seriosità dell'ambiente ospedaliero, egli, ad un' impeccabile conoscenza del mestiere, cercò di unire umanità e una sana dose di umorismo e risate per far sentire i pazienti più a loro agio, inventando di fatto quella che oggi è nota come "clownterapia".

Non pago, trasformò la casa in cui viveva in una clinica aperta a chi soffre e insieme a un gruppo di volontari riuscì, nel corso degli anni, a prestare cure gratuite a numerosi pazienti senza chiedere denaro in cambio, convinto che la guarigione dovesse essere un un arricchente scambio umano reciproco basato su empatia, compassione e generosità, anziché una mera transazione economica.

Questo film narra la sua storia (in modo piuttosto romanzato, a dire il vero) e ha contribuito a renderlo universalmente noto.
Merito di un Robin Williams in ottima vena, brillante e incontenibile, capace di suscitare simpatia e di strappare risate genuine come ai tempi di Good Morning, Vietnam e Mrs. Doubtfire.
Da notare che, tra quelli che qui affiancano il nostro, c'è anche un altro talentuoso attore scomparso prematuramente quest'anno: Philip Seymour Hoffman. Che impressione vederli insieme...

I punti deboli sono invece rappresentati dalla sceneggiatura di Steve Oedekerk e dalla regia di Tom Shadyac, già co-autori della serie di Ace Ventura e di Una Settimana da Dio (il primo è anche l'artefice dello stracult Kung Pow!).
Abituati più alla comicità demenziale di Jim Carrey che a quella vulcanica e "battutara" del nostro Robin, i due sembrano a disagio alle prese con una commedia dai risvolti drammatici e sentimentali.

Infatti, nonostante la prova di Williams e l'ottimo riscontro al botteghino, il vero Patch (che in inglese, ricordiamolo, vuol dire "cerotto") è rimasto deluso dal risultato finale: a suo dire, il ritratto che esce dal film è quello di un medico buffo che fa cose strampalate (però la scena della vecchietta che fa il bagno in una vasca piena di spaghetti è veramente accaduta!), al punto che la sua missione di forte valenza umanitaria/sociale e il suo messaggio di pace/giustizia finiscono per essere messi un po' in secondo piano.

Non proprio il protagonista sensibile e melenso di una pellicola per famiglie, quindi, ma un attivista tenace e consapevole.
E divertente, come ha potuto provare chi lo ha incontrato: lo scorso 1 ottobre il nostro è venuto in Italia, in visita all'Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova.
In alto, sotto la locandina, abbiamo pubblicato una foto dell'incontro (grazie mille alla mitica Gloria Vignone che ci ha permesso di utilizzarla!).
Impossibile non apprezzare quest'uomo!

Etichette: , , , , , , , , , ,

giovedì 16 ottobre 2014

ROBIN WILLIAMS. WILL HUNTING, LA COPPIA DAMON-AFFLECK COGLIE L'ATTIMO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 1997
126'
Regia: Gus Van Sant
Con: Robin Williams, Matt Damon, Ben Affleck, Stellan Skarsgård, Minnie Driver, Cole Hauser, Casey Affleck.


Boston, Massachusetts.
Will (Damon), orfano con un'infanzia atroce, è un giovane sbandato che passa il tempo tra una rissa e una bevuta insieme agli amici del quartiere, tra cui il generoso e leale Chuckie (Affleck).
Campa come demolitore e arrotonda pulendo i pavimenti del MIT, il prestigioso istituto scientifico.

Ma Will è anche un genio - inespresso - della matematica.
Se ne accorge l'ambizioso Prof. Lambeau (Skarsgård), che lo prende con sé e lo affida alle cure di un brillante e combattivo psicoterapeuta, il Dott. McGuire (Williams).

Nel frattempo il ragazzo inizia a frequentare Skylar (Driver), eccentrica studentessa di Harvard appartenente all'alta borghesia...

E' ormai universalmente riconosciuto che uno dei più grandi abbagli nella storia dell'Academy sia stato il mancato Oscar a Robin Williams per L'Attimo Fuggente.
Per rimediare, i giurati hanno atteso 8 anni: miglior attore non protagonista.
Non è un caso: il Dott. McGuire è praticamente un Prof. Keating barbuto e più fricchettone.

Ciò non toglie che sia una delle migliori interpretazioni dell'attore reso famoso da Good Morning, Vietnam, anche sul versante comico: basti menzionare il monologo - completamente improvvisato - durante il quale lo psicologo racconta delle flatulenze notturne dell'amata moglie morta.
L'allegria di Matt Damon durante la scena è autentica e - fateci caso - anche quella dell'operatore (ad un certo punto la cinepresa si muove visibilmente...).

Sarebbe tuttavia ingeneroso attribuire la buona riuscita del film al solo Williams: Will Hunting è anche - e, forse, soprattutto - della coppia Damon-Affleck, attori (allora misconosciuti, ma lanciati nello star-system proprio con questa pellicola) e autori di una sceneggiatura premiata con un meritatissimo Oscar.

E pensare che questo script così brillante ed ispirato (potete leggerne l'originale qui) aveva fatto fatica ad essere trasposto sul grande schermo: molti furono i rifiuti collezionati dai due giovani autori, ma provvidenziale l'incontro con un altro (allora) under-30: Kevin Smith (sì, quel Kevin Smith!).
Il cineasta dell'acclamato Clerks, folgorato dalla storia, ne comprò dai due quasi coetanei i diritti, li rivendette alla potente Miramax, conservando per sé il ruolo di produttore esecutivo.
Gli andò di lusso: il successo di critica e pubblico fu planetario.

E - lo sapevate? - a Smith dobbiamo anche il seguito non ufficiale di Will Hunting...
Good Will Hunting 2-Hunting Season in realtà è la bonaria presa in giro di una delle scene cult dell'originale, nonché uno dei momenti più spassosi di Jay & Silent Bob... Fermate Hollywood! del 2001.
Peccato che manchino Robin Williams e la pimpante Minnie Driver: sarebbe stata una bella rimpatriata.

Parodie a parte, Will Hunting è uno dei più riusciti racconti di formazione usciti da Hollywood, con una bella morale finale: quale siano il vostro passato e il vostro talento, seguite il cuore.
Non sbaglierete mai.

Etichette: , , , , , , , , , , , ,

lunedì 6 ottobre 2014

ROBIN WILLIAMS. MRS. DOUBTFIRE, TATA...SUO PADRE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 1993
144'
Regia: Chris Columbus
Con: Robin Williams, Sally Field, Pierce Brosnan, Lisa Jakub, Matthew Lawrence, Mara Wilson, Harvey Fierstein.


Daniel Hillard (il grande Robin Williams) è sposato e ha tre figli, ma nonostante tutto è ancora un uomo piuttosto immaturo, incapace di tenersi un lavoro e completamente inaffidabile.
La moglie (il due volte Premio Oscar Sally Field), una donna in carriera attratta da un fascinoso bellimbusto pieno di soldi (l'ex 007 Pierce Brosnan) decide di divorziare, esasperata dall'ennesimo casino combinato dal marito, e ottiene l'affidamento della prole.

Per stare più tempo con i suoi amati ragazzi, Daniel sarà costretto a trasformarsi...nella loro governante: la Mrs. Doubtfire del titolo, anziana signora inglese con maniere british e comportamenti piuttosto stravaganti.

Che ironia! Nella vita reale, il mattatore di Good Morning, Vietnam divorziò dalla moglie per sposare la tata dei suoi figli. In questo film, divorzia dalla moglie e...diventa la tata!
Figuratevi: Robin Williams in un ruolo en travesti...

Al momento di affidargli la parte, i produttori non potevano certo pretendere che uno dei comici più esuberanti al mondo potesse seguire pedissequamente quella che in origine era la storia triste di un perdente che fa di tutto per riunire la propria famiglia.
Infatti, la sceneggiatura venne completamente stravolta dalle improvvisazioni di Williams, tenuto a briglia sciolta e di conseguenza libero di gigioneggiare a ruota libera.

Robin si impadronisce completamente del film, trasformandolo in una delle commedie di maggior successo degli Anni Novanta, riuscendo a strappare non poche risate pur affrontando un tema - quello dei padri separati e dei loro diritti - assolutamente serissimo.

Tra le tante situazioni spassose, andrebbero annotate in generale tutte quelle in cui Mrs.Doubtfire mette in imbarazzo il playboy che gli insidia moglie e famiglia (un Pierce Brosnan bravo a smussare l'antipatia del personaggio), ma ci sono alcune scene che sono davvero strepitose.

Tra queste: le trasformazioni operate sul protagonista dal fratello truccatore gay (Harvey Fierstein, divertentissimo comico ebreo), tra le quali un'irresistibile imitazione di Barbra Streisand che canta "Don't rain on my parade"; le gag con le voci (ricordiamo che Robin è stato un notevole doppiatore di cartoni animati: la voce del Genio di Aladdin in originale era proprio la sua!); la visita dell'assistente sociale a Daniel; le avance dell'arzillo conducente di autobus all'anziana tata; l'imperdibile sequenza finale al ristorante.

Ci sbilanciamo?
Se L'Attimo Fuggente è nel complesso la miglior performance di Williams in ambito drammatico, Mrs.Doubtfire è il suo vertice assoluto nel registro comico.
Da riscoprire.

Etichette: , , , , , , ,

martedì 2 settembre 2014

ROBIN WILLIAMS. GOOD MORNING VIETNAM, CRONACHE DA UNA RADIO LIBERA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 1987
122'
Regia: Barry Levinson
Con: Robin Williams, Forest Whitaker, J.T. Walsh, Bruno Kirby, Robert Wuhl, Noble Willingham, Tung Thanh Tran, Chintara Sukapatana.


L'aviere Cronauer (Williams), esperto intrattenitore radiofonico dell'esercito, viene mandato a Saigon a fare il DJ, allo scopo di tenere alto il morale delle truppe USA in guerra coi Vietcong.
Qui si scontra con un superiore (Walsh), si intruppa con altri commilitoni tra cui un autista black (Whitaker) e soprattutto si innamora di una mite ragazza del posto, facendo anche amicizia col di lei fratello.

Dopo aver dato un breve sguardo ai primi anni della carriera di Robin Williams, abbiamo scelto questo film per iniziare a parlare dei suoi film più significativi.
Non solo perché è quello che ha fatto conoscere al mondo il comico di Chicago, ma anche perché è il primo in cui - ovviamente nella versione italiana - lo si ascolta con la voce di Carlo Valli, che da qui in poi sarà il suo doppiatore ufficiale (soltanto occasionalmente sostituito dal non meno bravo Marco Mete).

Ispirata molto liberamente alla vita del vero Adrian Cronauer (che era sì un DJ, ma certo non un comico né un pacifista: repubblicano convinto, nel 2004 era nello staff per la rielezione di George W. Bush e Dick Cheney), la pellicola sembra scritta apposta per Williams e il suo istrionismo vulcanico, anche se - inevitabilmente, data l'ambientazione - non mancano le tonalità drammatiche; una novità per l'attore, al tempo.

Le parti più memorabili e spassose sono ovviamente quelle dei monologhi radiofonici, interamente improvvisate da Robin con abilità e velocità uniche (se ci fate caso, le risate del resto del cast in queste sequenze sembrano autentiche).

Il nostro è il mattatore assoluto del film: travolgente nei momenti comici quanto credibile in quelli seri, ma è ben spalleggiato dai non protagonisti.
Tra questi emergono in particolare il giovane Forest Whitaker - futuro vincitore di un meritatissimo Oscar per L'Ultimo Re di Scozia - e Robert Wuhl, l'indimenticabile Alexander Knox nel Batman di Tim Burton (che recensiremo a breve!).

Non è facile realizzare un'opera di genere bellico che faccia ridere e al contempo riflettere sull'assurdità della guerra, senza stereotipi né manicheismi.
Levinson e i suoi collaboratori ci sono riusciti: Good Morning, Vietnam è una delle pellicole più riuscite sul conflitto asiatico.
E per tutti rimane una bella occasione per riscoprire un Robin Williams d'antan.

Etichette: , , , , , ,