CINEMA A BOMBA!

venerdì 24 ottobre 2014

ROBIN WILLIAMS. PATCH ADAMS, FACCE RIDE DOTTO'!

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

(Il vero Patch in visita al Gaslini) 

USA, 1998
115'
Regia: Tom Shadyac
Con: Robin Williams, Daniel London, Monica Potter, Philip Seymour Hoffman, Bob Gunton, Irma P. Hall, Peter Coyote.


Per noi guarire non è solo prescrivere medicine e terapie ma lavorare insieme condividendo tutto in uno spirito di gioia e cooperazione.
La salute si basa sulla felicità - dall'abbracciarsi e fare il pagliaccio al trovare la gioia nella famiglia e negli amici, la soddisfazione nel lavoro e l'estasi nella natura delle arti
.

Questa è da sempre la filosofia di Hunter Doherty "Patch" Adams, un medico non esattamente sui generis.
Urtato dall'eccessivo distacco e dalla seriosità dell'ambiente ospedaliero, egli, ad un' impeccabile conoscenza del mestiere, cercò di unire umanità e una sana dose di umorismo e risate per far sentire i pazienti più a loro agio, inventando di fatto quella che oggi è nota come "clownterapia".

Non pago, trasformò la casa in cui viveva in una clinica aperta a chi soffre e insieme a un gruppo di volontari riuscì, nel corso degli anni, a prestare cure gratuite a numerosi pazienti senza chiedere denaro in cambio, convinto che la guarigione dovesse essere un un arricchente scambio umano reciproco basato su empatia, compassione e generosità, anziché una mera transazione economica.

Questo film narra la sua storia (in modo piuttosto romanzato, a dire il vero) e ha contribuito a renderlo universalmente noto.
Merito di un Robin Williams in ottima vena, brillante e incontenibile, capace di suscitare simpatia e di strappare risate genuine come ai tempi di Good Morning, Vietnam e Mrs. Doubtfire.
Da notare che, tra quelli che qui affiancano il nostro, c'è anche un altro talentuoso attore scomparso prematuramente quest'anno: Philip Seymour Hoffman. Che impressione vederli insieme...

I punti deboli sono invece rappresentati dalla sceneggiatura di Steve Oedekerk e dalla regia di Tom Shadyac, già co-autori della serie di Ace Ventura e di Una Settimana da Dio (il primo è anche l'artefice dello stracult Kung Pow!).
Abituati più alla comicità demenziale di Jim Carrey che a quella vulcanica e "battutara" del nostro Robin, i due sembrano a disagio alle prese con una commedia dai risvolti drammatici e sentimentali.

Infatti, nonostante la prova di Williams e l'ottimo riscontro al botteghino, il vero Patch (che in inglese, ricordiamolo, vuol dire "cerotto") è rimasto deluso dal risultato finale: a suo dire, il ritratto che esce dal film è quello di un medico buffo che fa cose strampalate (però la scena della vecchietta che fa il bagno in una vasca piena di spaghetti è veramente accaduta!), al punto che la sua missione di forte valenza umanitaria/sociale e il suo messaggio di pace/giustizia finiscono per essere messi un po' in secondo piano.

Non proprio il protagonista sensibile e melenso di una pellicola per famiglie, quindi, ma un attivista tenace e consapevole.
E divertente, come ha potuto provare chi lo ha incontrato: lo scorso 1 ottobre il nostro è venuto in Italia, in visita all'Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova.
In alto, sotto la locandina, abbiamo pubblicato una foto dell'incontro (grazie mille alla mitica Gloria Vignone che ci ha permesso di utilizzarla!).
Impossibile non apprezzare quest'uomo!

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domenica 16 febbraio 2014

I CLASSICI: IL GRANDE LEBOWSKI, DRUGO SA ASPETTARE

(Clicca sull'immagine per vedere il trailer) 

USA, 1998
117'
Regia: Joel Coen.
Interpreti: Jeff Bridges, John Goodman, Julianne Moore, Steve Buscemi, Philip Seymour Hoffman, John Turturro, Ben Gazzara, Sam Elliott, Peter Stormare, Flea.


Qual è il capolavoro dei Coen?
Beh, ci sarebbe l’imbarazzo della scelta, tante sono le perle che i due fratelli del Minnesota ci hanno regalato in questi anni.
Qualcuno potrebbe dire Barton Fink, qualcun altro Fargo, qualcun altro ancora il plurioscarizzato Non è un Paese per Vecchi.

La nostra scelta cade invece su questa stramba commedia noir, sottovalutata all’epoca dell’uscita nelle sale e un po’ alla volta rivalutata fino a diventare un indiscusso cult movie.

Protagonista della storia è Jeffrey Lebowski detto Drugo (Jeff Bridges nel ruolo della vita), ex hippy rintronato e sincero, che passa il proprio tempo fumando spinelli, bevendo white russian e giocando a bowling con gli amici.
Finché, di punto in bianco, il nostro si ritrova coinvolto nelle indagini relative al presunto rapimento della giovane moglie di un milionario invalido che – guarda a caso – si chiama a sua volta Jeffrey Lebowsky.

Con l’aiuto - si fa per dire – del bellicoso amico Walter (John Goodman, da Oscar), e grazie all’incontro con diversi personaggi più o meno improbabili (un’artista “vaginale”, un gruppo di nichilisti, un ricco pornografo, un cowboy filosofo…), l’improvvisato detective troverà il bandolo della matassa scoprendo che le cose non stanno affatto come sembrano.

Funziona tutto in questo film: straordinari gli interpreti (oltre a Bridges e Goodman vanno ancora menzionati almeno Steve Buscemi, il recentemente scomparso Philip Seymour Hoffman e John Turturro in una comparsata geniale); accattivante la colonna sonora selezionata da T-Bone Burnett, che va da Dylan ai Creedence; impeccabile la sceneggiatura, costituita da battute a raffica e dovizia di particolari; perfetta la regia, che rende fluida la vicenda senza lesinare i virtuosismi tecnici.

Tra immaginose sequenze oniriche e situazioni non meno surreali, si ride tanto e senza sosta, ed è impossibile non affezionarsi ai protagonisti.
Soprattutto a lui, il Drugo, che – citando il cowboy interpretato dal baffuto Sam Elliot – “prende la vita come viene”.
Come dovremmo ricordarci di fare anche noi, a volte.

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domenica 20 gennaio 2013

OSCAR 2013. NOMINATION: ATTRICI E ATTORI



Una buona performance recitativa vale almeno la metà della qualità di un film.
Per questa ragione gli Oscar dedicati ad attrici e attori (l'Academy distingue anche tra protagonisti e non) sono sempre attesi con grandi aspettative e interesse.

Per darvi un'idea dei candidati di queste categorie, vi snoccioliamo alcune curiosità di cui ci siamo accorti mentre pianificavamo il post.

13: sono gli Oscar complessivi vinti dagli attori in lizza (2: Daniel Day-Lewis, Robert De Niro, Sally Field, Denzel Washington; 1: Alan Arkin, Philip Seymour Hoffman, Tommy Lee Jones, Christoph Waltz, Helen Hunt).

16 su 20: gli attori che hanno ricevuto in carriera almeno una nomination (gli unici alla prima designazione sono Bradley Cooper, Hugh Jackman, Quvenzhané Wallis, Emmanuelle Riva).

4 su 4: gli attori che Silver Linings Playbook è riuscito a candidare (uno per ogni categoria).
3 su 3: decidendo di far correre Amy Adams e Sally Field come non protagoniste anziché come protagoniste, en plein anche per The Master e Lincoln.

Nella categoria per il migliore attore non protagonista tutti i nominati hanno vinto almeno un Oscar.

Nella categoria per la migliore protagonista sono presenti la più giovane attrice mai candidata (Quvenzhané Wallis, 9 anni) e quella più anziana (Emmanuelle Riva, 86 anni).

6 su 20: gli attori di pellicole non candidate per il miglior film (i 3 di The Master, più Denzel Washington per Flight, Naomi Watts per The Impossible, Helen Hunt per The Sessions).

6 minuti: è la durata complessiva dell'apparizione di Anne Hathaway in Les Misérables (grazia alla quale, per inciso, ha già vinto il Golden Globe).

Di seguito riportiamo, per ogni candidata/o, una clip di presentazione o un'intervista (cliccate sul nome!).



MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA
Bradley Cooper - Il lato positivo - Silver Linings Playbook
Daniel Day-Lewis - Lincoln
Hugh Jackman - Les Misérables
Joaquin Phoenix - The Master
Denzel Washington - Flight



MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Jessica Chastain - Zero Dark Thirty
Jennifer Lawrence - Il lato positivo - Silver Linings Playbook
Emmanuelle Riva - Amour
Quvenzhané Wallis - Beasts of the Southern Wild
Naomi Watts - The Impossible



MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Alan Arkin - Argo
Robert De Niro - Il lato positivo - Silver Linings Playbook
Philip Seymour Hoffman - The Master
Tommy Lee Jones - Lincoln
Christoph Waltz - Django Unchained



MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Amy Adams - The Master
Sally Field - Lincoln
Anne Hathaway - Les Misérables
Helen Hunt - The Sessions - Gli appuntamenti (The Sessions)
Jacki Weaver - Il lato positivo - Silver Linings Playbook

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martedì 15 gennaio 2013

OSCAR 2013. LA STRADA VERSO LE STATUETTE


E anche quest'anno siamo in cammino verso la competizione più famosa e amata dai cinefili.
Date un'occhiata a CINEMA A BOMBA! nei prossimi giorni: vi attendono chicche imperdibili. Intanto, iniziamo con qualche considerazione.

Rispetto allo scorso anno, quando The Artist prevalse dopo un equilibrato testa-a-testa con Hugo Cabret, questa volta i giochi sembrerebbero fatti per molte categorie.
Ma non mancano alcune sorprese.

Il monumentale Lincoln di Steven Spielberg - forte di 12 candidature - corre praticamente da solo, complice una maldestra selezione che ha tagliato le gambe ai due principali contendenti per la vittoria: Argo di Ben Affleck - fresco trionfatore dei Golden Globe - e Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow, in lizza per il miglior film, ma stranamente esclusi dalla categoria riservata alla miglior regia.
Dovrà vedersela soprattutto con Vita di Pi di Ang Lee, mirabolante esempio di effetti speciali a servizio di una bella storia, così come era stato nel caso di Le Avventure di Tintin - dello stesso Spielberg - ingiustamente snobbato l' anno scorso agli Oscar, ma premiato ai Golden Globe - sebbene "solo" come migliore pellicola di animazione.

Rimanendo in ambito registico, si nota l'assenza anche di altri pezzi da novanta come Quentin Tarantino e Paul Thomas Anderson, sebbene le loro ultime pellicole - rispettivamente Django Unchained e The Master - siano indubbiamente tra la più significative dell'anno appena trascorso.
E se il primo si può consolare con una nomination per la miglior sceneggiatura, il secondo dovrà accontentarsi di fare il tifo per i suoi tre protagonisti, Joaquin Phoenix e Philip Seymour Hoffman, entrambi già premiati a Venezia, e la sempre più lanciata Amy Adams (alla sua quarta candidatura, dopo Junebug, Il Dubbio e The Fighter. Che questa sia la volta buona?).

Tra gli attori, Daniel Day-Lewis (Lincoln) non dovrebbe avere rivali, essendo stati fatti fuori in partenza Bill Murray - che nei panni del presidente F.D. Roosevelt in Hyde Park on Hudson (in Italia ribattezzato insulsamente A Royal Weekend) era stato dato tra i favoriti - e l'anziano Jean Louis Trintignant, apprezzatissimo a Cannes 2012 nel palmadorato Amour (qui in prima fila come miglior film straniero, vista anche la clamorosa esclusione del sorprendente campione d'incassi francese Intouchables-Quasi amici).

Strafavorita in campo femminile anche la neodiva Jessica Chastain di Zero Dark Thirty, con cui l'Academy è in debito da almeno un anno e che solo un'altra gaffe dei giurati può nuovamente privare di un meritatissimo Oscar (CINEMA A BOMBA! può dire di aver contribuito, coi propri post, a lanciare questa bella e versatile attrice californiana? Probabilmente no, ma lo diciamo lo stesso, alla faccia della modestia).

Da notare l'exploit di Il lato positivo - Silver Linings Playbook, che ha i propri interpreti principali in tutte le categorie: Bradley Cooper tra i protagonisti maschili, Jennifer Lawrence - una delle attrici del momento - tra le protagoniste femminili, Robert De Niro tra i non protagonisti (bentornato a recitare! Ma avremmo preferito vedere un altro italo-americano - ingiustamente e costantemente ignorato dall'Academy: Leonardo Di Caprio. Ma che cosa deve fare per farsi considerare?) e Jacki Weaver tra le non protagoniste.

Per quel che riguarda la colonna sonora, non è una sorpresa trovare l'immarcescibile John Williams, alla sua 48a nomination (incredibile: solo Walt Disney ha saputo fare di meglio: 60!) e insignito finora di 5 Oscar; meno prevedibile la designazione del bravo Dario Marianelli, candidato per Anna Karenina, ma già vincitore della preziosa statuetta per Espiazione.
È l'unico italiano in competizione quest'anno. Incrociamo le dita.

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giovedì 13 settembre 2012

VENEZIA 2012. THE MASTER, CERCO UN CENTRO DI GRAVITA' PERMANENTE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2012
137'
Regia: Paul Thomas Anderson
Interpreti: Joaquin Phoenix, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams, Laura Dern


Dal nostro inviato alla Mostra del Cinema di Venezia.


E così, come anticipato nel post precedente, ho acquistato il biglietto per una delle opere più attese alla vigilia della Mostra del Cinema di Venezia, The Master, del regista cult Paul Thomas Anderson, autore assai stimato di Magnolia e Il Petroliere e fresco vincitore del Leone d'Argento per la migliore regia.

Opera molto attesa anche perché annunciata come prima, aperta critica cinematografica al controverso e potente movimento di Scientology.

Fughiamo subito ogni dubbio: dopo aver visto il film si ha l'impressione che il regista non fosse tanto interessato ad attaccare l'organizzazione fondata da Ron Hubbard (i riferimenti ci sono, ma sono palesi solo per chi ne conosce la genesi) quanto piuttosto a descrivere la ricerca da parte di un reduce della Seconda Guerra Mondiale inquieto e a disagio nelle relazioni interpersonali (Joaquin Phoenix) di un equilibrio nella sua vita.

Ad un certo punto sembra averlo trovato grazie alla relazione di amicizia, confidenza, fiducia che riesce ad instaurare con il capo di una psico-setta in espansione (Philip Seymour Hoffman).

P.T. Anderson presenta, quindi, la storia di due persone agli antipodi come carattere (ma, come si dice, gli opposti si attraggono) che però non riescono a fare a meno l'uno dell'altro: lo sbandato trova nel guru un senso di sicurezza e questi si sente attratto dall'irrefrenabile anelito alla libertà, dall'agire slegato dai lacci delle convenzioni sociali del suo sodale.

La messa in scena di questo rapporto, che diventa presto di interdipendenza, utilizza immagini magniloquenti ed epiche ad alta definizione, molto nitide, ottenute grazie all'utilizzo della ormai raramente adoperata pellicola formato 65 mm (proiettata in 70 mm), dalla resa assai suggestiva.

Ciò che impressiona maggiormente in The Master non è, però, la trama in sé (un'analisi più approfondita della setta la avrebbe reso forse più pepata), né la perizia registica sopraffina con la quale questa è sviluppata e alla quale Anderson ci ha abituati, bensì le superbe interpretazioni dei due protagonisti, non a caso entrambi premiati ex aequo con la Coppa Volpi per il migliore attore.

Più facile (si fa per dire) la prova di Joaquin Phoenix, che riesce a conquistare lo stesso riconoscimento che aveva consacrato 21 anni fa suo fratello River (per Belli e dannati), per un ruolo di reietto sopra le righe e tormentato che sembra ritagliato apposta su di lui.

Più sottile e con maggiori sfaccettature il personaggio rappresentato da Philip Seymour Hoffman, manipolatore e manipolato, carismatico e succubo, esteriormente rassicurante quanto intimamente sulfureo.
The Master (il maestro) è lui.

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lunedì 10 settembre 2012

VENEZIA 2012. I VINCITORI, OVVERO QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE LUNGOMARE MARCONI

Dall'alto: Laetitia Casta sul red carpet nella serata della premiazione; Kim Ki-duk con il Leone d'Oro; Philip Seymour Hoffman mostra la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile.


Dal nostro inviato alla Mostra del Cinema di Venezia.


E' consuetudine ormai consolidata nel tempo che i film vincitori dei premi più importanti della Mostra del Cinema di Venezia vengano riproposti al pubblico subito dopo la cerimonia di premiazione (quest'anno hanno deciso di ritrasmettere le pellicole che hanno conquistato il Leone d'Oro per il miglior film e il Leone d'Argento per la migliore regia).

Problema: spesso vengono scelti titoli che lasciano perplessi (l' anno scorso, per esempio, sono stati premiati Faust di Aleksander Sokurov e un regista cinese).

Non avendo potuto assistere alla visione di alcun film, ecco che, arrivato a Venezia per fare la cronaca degli ultimi scampoli della Mostra, la possibilità di vedere film interessanti era legata esclusivamente ai gusti di una giuria quanto mai eterogenea: i registi Michael Mann, Matteo Garrone, Peter Ho-Sun Chan, Ari Folman, Ursula Meier, Pablo Trapero, le attrici Laetitia Casta e Samantha Morton, l'artista Marina Abramovic.

Data per certa la vittoria del coreano Pietà di Kim Ki-duk (Kim è il cognome), che in effetti ha conquistato il Leone d'Oro ma che non avevo particolare voglia di vedere, non mi restava che sperare nel Leone d'Argento.

Un urlo di terrore mi si è strozzato in gola quando hanno annunciato che il premio per la migliore regia era stato assegnato a... Ulrich Seidl, autore di un film-scandalo che molto ha fatto discutere (e proprio il suo film era l'unico che mi ero riproposto di non vedere assolutamente), mentre un contentino, il Premio Speciale della Giuria, era andato a The Master di Paul Thomas Anderson (che avrei visto volentieri).

Bene, ho pensato, mi tocca scegliere tra due film che non mi interessano.
Ma mentre mi stavo mettendo il cuore in pace e incamminando per andare ad acquistare il biglietto per il film coreano che ero sicuro avrebbe vinto (tuttavia chi ha assitito alla proiezione mi ha confidato che si tratta di una pellicola veramente bella ed importante: magari in futuro potrei vederla lo stesso), colpo di scena!

Durante il discorso di ringraziamento di Seidl, si alza Laetitia Casta, si scusa e annuncia che gli ultimi due premi sono stati invertiti!

Che gaffe! Ma meno male che è andata così: CINEMA A BOMBA! ha così potuto fare la recensione di un film del quale sentiremo ancora parlare.

Comunque, un motivo in più per ammirare la stupenda modella corsa.

Qui di seguito tutti i premi, assegnati tra le immancabili polemiche, che hanno investito soprattutto il giurato Matteo Garrone, reo di non essersi imposto sufficientemente per far vincere un premio importante ad uno dei film italiani in concorso.

Polemiche stupide: a Garrone la nostra piena solidarietà.


LEONE D’ORO per il miglior film a PIETA di Kim Ki-duk (Corea del Sud)

LEONE D’ARGENTO per la migliore regia a THE MASTER di Paul Thomas Anderson (Stati Uniti)

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a PARADIES GLAUBE di Ulrich Seidl (Austria, Germania, Francia)

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione maschile a Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix nel film THE MASTER di Paul Thomas Anderson (Stati Uniti)

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione femminile a Hadas Yaron nel film FILL THE VOID-LEMALE ET HA’CHALAL di Rama Bursthein (Israele)

PREMIO MARCELLO MASTROIANNI a un giovane attore o attrice emergente a Fabrizio Falco
nel film BELLA ADDORMENTATA di Marco Bellocchio (Italia) e nel film È STATO IL FIGLIO di Daniele Ciprì (Italia)

PREMIO OSELLA PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA a Olivier Assayas per il film APRES MAI di Olivier Assayas (Francia)

PREMIO OSELLA PER IL MIGLIORE CONTRIBUTO TECNICO, PER LA FOTOGRAFIA, a Daniele Ciprì per il film È STATO IL FIGLIO di Daniele Ciprì (Italia)

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