CINEMA A BOMBA!

giovedì 18 settembre 2025

I CLASSICI: DIRTY WORK, IL GENIO "VENDICATIVO" DI NORM MACDONALD

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1998
82'
Regia: Bob Saget
Interpreti: Norm Macdonald, Artie Lange, Chevy Chase, Traylor Howard, Christopher McDonald, Jack Warden, Rebecca Romijn, John Goodman, Gary Coleman, Ken Norton, Chris Farley, Adam Sandler.


Uno spiantato (Macdonald) e il suo miglior amico (Large) devono trovare i soldi per poter far operare il padre del secondo (Warden), malato di cuore, da un chirurgo ludopatico (Chase).

I due mettono così in piedi un'agenzia di "lavori sporchi" dedita a vendicare clienti che hanno subito dei torti, ma finiscono per scontrarsi con un imprenditore senza scrupoli (McDonald)...


Della generazione di comici emersi negli anni 90 dalla trasmissione di culto Saturday Night Live, Adam Sandler era il "leader" (o almeno quello di maggior successo), Rob Schneider il "selvaggio", David Spade il "playboy", Chris Farley la "forza della natura".
Norm Macdonald, dal canto suo, era il "genio".

L'attore canadese - purtroppo scomparso prematuramente qualche anno fa - era famoso per l'umorismo asciutto e sarcastico, nè fisico (tipo Jim Carrey) nè verbale (à la Robin Williams), piuttosto basato sulla cadenza delle battute e i tempi dilatati.
Per molti è stato il degno erede di Andy Kaufman e Chevy Chase.

Proprio quest'ultimo - in grande spolvero! - compare in uno dei ruoli più spassosi della pellicola, passando idealmente il testimone al più giovane collega, a sua volta circondato da una pletora di amici e caratteristi ispirati.

Tra questi, fanno macchia il "cattivo" McDonald di Un Tipo Imprevedibile e la statuaria Romijn (Mystica dei primi X-Men).
Qua e là spuntano anche altri reduci del SNL: Farley - alla sua ultima apparizione prima della tragica morte per overdose - e Sandler in persona che fa il diavolo.

Sono infatti le performance degli attori - oltre ad una manciata di battute effettivamente divertenti - il punto forte di questa commedia politicamente scorretta, che nonostante un successo limitato al box office è diventata col tempo un vero cult.
Ragion per cui andrebbe vista in lingua originale per essere apprezzata al meglio, benché il doppiaggio sia dignitoso.

Tra i difetti va segnalata una regia a tratti non troppo vispa; per contro, ci sono almeno due gag ricorrenti memorabili: gli appunti vocali di Norm su un registratore portatile e Chevy progressivamente menomato dai creditori.

Dirty Work-Agenzia Lavori Sporchi è nel complesso il migliore e più significativo contributo cinematografico di Macdonald, che avrebbe poi continuato la carriera come stand-up comedian e soprattutto come brillante ospite/conduttore di talk show televisivi.

Un'occasione per (ri)scoprire e apprezzare uno dei comici più sottovalutati dell'era moderna.


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martedì 23 agosto 2022

GLI INEDITI: SERVITORE DEL POPOLO-IL FILM, QUANDO LA REALTÀ SUPERA LA FANTASIA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Ucraina, 2016
100'
Regia: Aleksey Kiryushchenko
Con: Volodymyr Zelenskyy, Stanislav Boklan, Evgeniy Koshevoy, Olha Zhukovtsova-Kyiashko, Anastasia Chepelyuk.


L'ex insegnante - ora presidente ucraino - Vasily Petrovich Goloborodko (Zelensky) cerca di ottenere un importante prestito economico dal Fondo Monetario Internazionale per contrastare la crisi economica del proprio paese, in cambio di riforme strutturali.

Ma alcuni oligarchi gli fanno ostruzionismo in Parlamento, così il nostro decide di allearsi con l'ex primo ministro (Boklan), condannato a 20 anni di carcere per corruzione...


Ricordate L'Uomo dell'Anno?
In quel lungometraggio uno stand-up comedian interpretato da Robin Williams (a proposito: ci manchi, Professor Keating!) diventava a sorpresa Presidente degli Stati Uniti.

Nella serie tv Servant of the People - in Italia distribuita in questi mesi su Netflix con un doppiaggio inetto - il personaggio interpretato da "Cucciolo" Zelensky (nomignolo affibiatogli dalle sue fan) diventa a sorpresa Presidente dell'Ucraina.

Quando la realtà supera la fantasia: se da un lato Williams non si è mai candidato, dall'altro il comico di Kiev l'ha fatto e... ha vinto davvero le elezioni!
La serie è stata pertanto interrotta, ma nel frattempo era stato prodotto anche un lungometraggio cinematografico (reperibile da noi solo in lingua originale).

Servitore del Popolo-Il Film è una commedia satirica, ma con un sottotesto socio-politico serio che in qualche modo sembra anticipare quanto accaduto nei mesi scorsi: l'invasione da parte della Russia di Putin, lo sdegno e la solidarietà dell'Occidente, l'esemplare resilienza del popolo ucraino.

Il discorso arrabbiato e patriottico che Vasily Petrovich fa nel finale rieccheggia infatti quelli veri di Volodymyr che ci siamo purtroppo abituati ad ascoltare quotidianamente.

Nel corso del lungometraggio però si ride spesso, più di quanto si potrebbe immaginare.
Inoltre, essendo una storia a sé stante, non è necessario aver visto la serie da cui deriva.

Zelens'kyj e i suoi collaboratori hanno le capacità e soprattutto i tempi comici giusti.
Su tutte, la gag più spassosa è probabilmente quella in cui i vice del presidente tentano di ubriacare il rappresentante tedesco del FMI con la scusa delle "tradizioni ucraine".

Ci auguriamo che Sluha Narodu - questo il titolo originale traslitterato dall'ucraino, che è anche il nome del partito che ha portato il comico al potere, in un intreccio raro e surreale di finzione e realtà - goda di una diffusione più larga possibile e arrivi almeno fino a Hollywood.

Come ricorderete, l'Academy negò al nostro la diretta televisiva durante la Notte degli Oscar, nonostante l'insistenza del collega Sean Penn.
Speriamo che adesso la sua voce arrivi anche alle orecchie di chi non vuole sentire.

Un film non cambia le sorti di una guerra, ma può servire per far conoscere o comprendere meglio chi la sta subendo.


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mercoledì 29 ottobre 2014

ROBIN WILLIAMS. L'UOMO DELL'ANNO, UN "GRILLO" PER PRESIDENTE

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USA, 2006
115'
Regia: Barry Levinson
Con: Robin Williams, Laura Linney, Christopher Walken, Jeff Goldblum, Amy Poehler, Tina Fey.


Tom Dobbs (Williams) è un popolare comico televisivo di satira politica che un giorno, solleticato dalla proposta un po' faceta di una sua fan, decide di candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti come indipendente, in polemica sia coi Repubblicani sia coi Democratici.
Ma proprio mentre la sua popolarità politica è all'apice, una zelante impiegata informatica (Linney) scopre che il sistema di voto elettronico è difettoso...

Per omaggiare il grande Robin Williams, deceduto in circostanze tragiche l'11 Agosto di quest'anno, abbiamo proposto una selezione delle pellicole per noi più significative delle quali è il protagonista: abbiamo iniziato con Good Morning Vietnam e ora terminiamo con L'Uomo dell'Anno, entrambe dirette da Barry Levinson.

Non è un caso: il sodalizio è stato fondamentale per tutti e due.
Infatti, l'autore ha trovato in Williams un attore brillante e versatile, capace di reggere da solo il peso di due film; il comico ha trovato in Levinson un regista che gli ha dato la possibilità di esprimersi in registri diversi da quelli per i quali è divenuto famoso.

Eppure, nonostante qualche divertente sprazzo della proverbiale verve del nostro mattatore, L'Uomo dell'Anno non è del tutto riuscito.
Principale indiziato? Il cineasta di Baltimora, anche responsabile del copione, che sembra faticare a trovare un equilibrio o una sintesi tra le due anime della sua pellicola: commedia satirica (nella prima parte) e thriller politico (nella seconda).

La componente di denuncia sociale è comprensibile per un liberal come Levinson - l'invadenza della tecnologia e la conseguente spersonalizzazione perfino nel processo di selezione dei propri rappresentanti politici; la scelta/non scelta tra i due schieramenti principali, con programmi pressoché uguali; l'influenza dei mezzi di comunicazione nella vita di tutti i giorni; la dicotomia capitalismo/democrazia; il dibattito politico ridotto a triti slogan e frasi fatte - ma alla lunga finisce per appesantire il film.

Risultato: episodi drammatici troppo cupi, non sufficientemente stemperati da alleggerimenti umoristici; momenti farseschi troppo slegati dalla storia (più sketch che battute vere e proprie); montaggio tirato un po' via.
Purtroppo anche l'interpretazione di Robin Williams - nonostante lo sforzo profuso nel doppiaggio dal solito Carlo Valli - ne risente: peccato, con un miglior supporto avrebbe fatto faville.

Un'annotazione.
Allo spettatore italiano non saranno sfuggite analogie tra il protagonista di questo film e Beppe Grillo.
Entrambi comici noti al grande pubblico, entrambi schierati contro il vetusto sistema politico e capaci di utilizzare i mass media in modo efficace, entrambi paladini dell'uomo qualunque e dotati di un eloquio trascinante.

Ora, la pellicola è uscita nel 2006.
L'anno prima la rivista Time si era occupata diffusamente del rapido affermarsi del blog gestito dallo showman genovese, che denunciava le tante magagne italiche.
Il primo V-Day si è svolto nel 2007, il Movimento 5 Stelle è nato due anni dopo.

Ci saranno state influenze (o ispirazioni) reciproche?
Noi non lo escludiamo a priori, anche perché Levinson & C. sembrano preparati sulla politica nostrana: imperdibile la scena in cui Tom Dobbs cita l'elezione al Parlamento italiano di una pornostar (per la cronaca: Ilona Staller, in arte Cicciolina, nel 1987).

Comunque sia, una battuta come "I politici somigliano ai pannolini: bisogna cambiarli spesso e per lo stesso motivo", che sia stata ispirata da qualche comico o che sia farina del sacco di uno sceneggiatore o ancora il frutto di un'improvvisazione - e il protagonista di Mrs. Doubtfire, lo ricordiamo, era un fuoriclasse in questo campo - pensiamo sia spassosa.
E universalmente condivisibile.

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venerdì 24 ottobre 2014

ROBIN WILLIAMS. PATCH ADAMS, FACCE RIDE DOTTO'!

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(Il vero Patch in visita al Gaslini) 

USA, 1998
115'
Regia: Tom Shadyac
Con: Robin Williams, Daniel London, Monica Potter, Philip Seymour Hoffman, Bob Gunton, Irma P. Hall, Peter Coyote.


Per noi guarire non è solo prescrivere medicine e terapie ma lavorare insieme condividendo tutto in uno spirito di gioia e cooperazione.
La salute si basa sulla felicità - dall'abbracciarsi e fare il pagliaccio al trovare la gioia nella famiglia e negli amici, la soddisfazione nel lavoro e l'estasi nella natura delle arti
.

Questa è da sempre la filosofia di Hunter Doherty "Patch" Adams, un medico non esattamente sui generis.
Urtato dall'eccessivo distacco e dalla seriosità dell'ambiente ospedaliero, egli, ad un' impeccabile conoscenza del mestiere, cercò di unire umanità e una sana dose di umorismo e risate per far sentire i pazienti più a loro agio, inventando di fatto quella che oggi è nota come "clownterapia".

Non pago, trasformò la casa in cui viveva in una clinica aperta a chi soffre e insieme a un gruppo di volontari riuscì, nel corso degli anni, a prestare cure gratuite a numerosi pazienti senza chiedere denaro in cambio, convinto che la guarigione dovesse essere un un arricchente scambio umano reciproco basato su empatia, compassione e generosità, anziché una mera transazione economica.

Questo film narra la sua storia (in modo piuttosto romanzato, a dire il vero) e ha contribuito a renderlo universalmente noto.
Merito di un Robin Williams in ottima vena, brillante e incontenibile, capace di suscitare simpatia e di strappare risate genuine come ai tempi di Good Morning, Vietnam e Mrs. Doubtfire.
Da notare che, tra quelli che qui affiancano il nostro, c'è anche un altro talentuoso attore scomparso prematuramente quest'anno: Philip Seymour Hoffman. Che impressione vederli insieme...

I punti deboli sono invece rappresentati dalla sceneggiatura di Steve Oedekerk e dalla regia di Tom Shadyac, già co-autori della serie di Ace Ventura e di Una Settimana da Dio (il primo è anche l'artefice dello stracult Kung Pow!).
Abituati più alla comicità demenziale di Jim Carrey che a quella vulcanica e "battutara" del nostro Robin, i due sembrano a disagio alle prese con una commedia dai risvolti drammatici e sentimentali.

Infatti, nonostante la prova di Williams e l'ottimo riscontro al botteghino, il vero Patch (che in inglese, ricordiamolo, vuol dire "cerotto") è rimasto deluso dal risultato finale: a suo dire, il ritratto che esce dal film è quello di un medico buffo che fa cose strampalate (però la scena della vecchietta che fa il bagno in una vasca piena di spaghetti è veramente accaduta!), al punto che la sua missione di forte valenza umanitaria/sociale e il suo messaggio di pace/giustizia finiscono per essere messi un po' in secondo piano.

Non proprio il protagonista sensibile e melenso di una pellicola per famiglie, quindi, ma un attivista tenace e consapevole.
E divertente, come ha potuto provare chi lo ha incontrato: lo scorso 1 ottobre il nostro è venuto in Italia, in visita all'Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova.
In alto, sotto la locandina, abbiamo pubblicato una foto dell'incontro (grazie mille alla mitica Gloria Vignone che ci ha permesso di utilizzarla!).
Impossibile non apprezzare quest'uomo!

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giovedì 16 ottobre 2014

ROBIN WILLIAMS. WILL HUNTING, LA COPPIA DAMON-AFFLECK COGLIE L'ATTIMO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 1997
126'
Regia: Gus Van Sant
Con: Robin Williams, Matt Damon, Ben Affleck, Stellan Skarsgård, Minnie Driver, Cole Hauser, Casey Affleck.


Boston, Massachusetts.
Will (Damon), orfano con un'infanzia atroce, è un giovane sbandato che passa il tempo tra una rissa e una bevuta insieme agli amici del quartiere, tra cui il generoso e leale Chuckie (Affleck).
Campa come demolitore e arrotonda pulendo i pavimenti del MIT, il prestigioso istituto scientifico.

Ma Will è anche un genio - inespresso - della matematica.
Se ne accorge l'ambizioso Prof. Lambeau (Skarsgård), che lo prende con sé e lo affida alle cure di un brillante e combattivo psicoterapeuta, il Dott. McGuire (Williams).

Nel frattempo il ragazzo inizia a frequentare Skylar (Driver), eccentrica studentessa di Harvard appartenente all'alta borghesia...

E' ormai universalmente riconosciuto che uno dei più grandi abbagli nella storia dell'Academy sia stato il mancato Oscar a Robin Williams per L'Attimo Fuggente.
Per rimediare, i giurati hanno atteso 8 anni: miglior attore non protagonista.
Non è un caso: il Dott. McGuire è praticamente un Prof. Keating barbuto e più fricchettone.

Ciò non toglie che sia una delle migliori interpretazioni dell'attore reso famoso da Good Morning, Vietnam, anche sul versante comico: basti menzionare il monologo - completamente improvvisato - durante il quale lo psicologo racconta delle flatulenze notturne dell'amata moglie morta.
L'allegria di Matt Damon durante la scena è autentica e - fateci caso - anche quella dell'operatore (ad un certo punto la cinepresa si muove visibilmente...).

Sarebbe tuttavia ingeneroso attribuire la buona riuscita del film al solo Williams: Will Hunting è anche - e, forse, soprattutto - della coppia Damon-Affleck, attori (allora misconosciuti, ma lanciati nello star-system proprio con questa pellicola) e autori di una sceneggiatura premiata con un meritatissimo Oscar.

E pensare che questo script così brillante ed ispirato (potete leggerne l'originale qui) aveva fatto fatica ad essere trasposto sul grande schermo: molti furono i rifiuti collezionati dai due giovani autori, ma provvidenziale l'incontro con un altro (allora) under-30: Kevin Smith (sì, quel Kevin Smith!).
Il cineasta dell'acclamato Clerks, folgorato dalla storia, ne comprò dai due quasi coetanei i diritti, li rivendette alla potente Miramax, conservando per sé il ruolo di produttore esecutivo.
Gli andò di lusso: il successo di critica e pubblico fu planetario.

E - lo sapevate? - a Smith dobbiamo anche il seguito non ufficiale di Will Hunting...
Good Will Hunting 2-Hunting Season in realtà è la bonaria presa in giro di una delle scene cult dell'originale, nonché uno dei momenti più spassosi di Jay & Silent Bob... Fermate Hollywood! del 2001.
Peccato che manchino Robin Williams e la pimpante Minnie Driver: sarebbe stata una bella rimpatriata.

Parodie a parte, Will Hunting è uno dei più riusciti racconti di formazione usciti da Hollywood, con una bella morale finale: quale siano il vostro passato e il vostro talento, seguite il cuore.
Non sbaglierete mai.

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lunedì 6 ottobre 2014

ROBIN WILLIAMS. MRS. DOUBTFIRE, TATA...SUO PADRE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 1993
144'
Regia: Chris Columbus
Con: Robin Williams, Sally Field, Pierce Brosnan, Lisa Jakub, Matthew Lawrence, Mara Wilson, Harvey Fierstein.


Daniel Hillard (il grande Robin Williams) è sposato e ha tre figli, ma nonostante tutto è ancora un uomo piuttosto immaturo, incapace di tenersi un lavoro e completamente inaffidabile.
La moglie (il due volte Premio Oscar Sally Field), una donna in carriera attratta da un fascinoso bellimbusto pieno di soldi (l'ex 007 Pierce Brosnan) decide di divorziare, esasperata dall'ennesimo casino combinato dal marito, e ottiene l'affidamento della prole.

Per stare più tempo con i suoi amati ragazzi, Daniel sarà costretto a trasformarsi...nella loro governante: la Mrs. Doubtfire del titolo, anziana signora inglese con maniere british e comportamenti piuttosto stravaganti.

Che ironia! Nella vita reale, il mattatore di Good Morning, Vietnam divorziò dalla moglie per sposare la tata dei suoi figli. In questo film, divorzia dalla moglie e...diventa la tata!
Figuratevi: Robin Williams in un ruolo en travesti...

Al momento di affidargli la parte, i produttori non potevano certo pretendere che uno dei comici più esuberanti al mondo potesse seguire pedissequamente quella che in origine era la storia triste di un perdente che fa di tutto per riunire la propria famiglia.
Infatti, la sceneggiatura venne completamente stravolta dalle improvvisazioni di Williams, tenuto a briglia sciolta e di conseguenza libero di gigioneggiare a ruota libera.

Robin si impadronisce completamente del film, trasformandolo in una delle commedie di maggior successo degli Anni Novanta, riuscendo a strappare non poche risate pur affrontando un tema - quello dei padri separati e dei loro diritti - assolutamente serissimo.

Tra le tante situazioni spassose, andrebbero annotate in generale tutte quelle in cui Mrs.Doubtfire mette in imbarazzo il playboy che gli insidia moglie e famiglia (un Pierce Brosnan bravo a smussare l'antipatia del personaggio), ma ci sono alcune scene che sono davvero strepitose.

Tra queste: le trasformazioni operate sul protagonista dal fratello truccatore gay (Harvey Fierstein, divertentissimo comico ebreo), tra le quali un'irresistibile imitazione di Barbra Streisand che canta "Don't rain on my parade"; le gag con le voci (ricordiamo che Robin è stato un notevole doppiatore di cartoni animati: la voce del Genio di Aladdin in originale era proprio la sua!); la visita dell'assistente sociale a Daniel; le avance dell'arzillo conducente di autobus all'anziana tata; l'imperdibile sequenza finale al ristorante.

Ci sbilanciamo?
Se L'Attimo Fuggente è nel complesso la miglior performance di Williams in ambito drammatico, Mrs.Doubtfire è il suo vertice assoluto nel registro comico.
Da riscoprire.

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lunedì 29 settembre 2014

ROBIN WILLIAMS. HOOK-CAPITAN UNCINO, QUANDO GLI ADULTI NON VOLANO PIU'

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USA, 1991
144'
Regia: Steven Spielberg
Con: Robin Williams, Dustin Hoffman, Julia Roberts, Bob Hoskins, Maggie Smith, Charlie Korsmo, Gwyneth Paltrow, Glenn Close, Phil Collins, David Crosby, George Lucas, Carrie Fisher.


Che cosa accadrebbe se Peter Pan crescesse e diventasse un adulto con moglie e figli?
Probabilmente diventerebbe un uomo in carriera, troppo incentrato sul lavoro per prendersi cura adeguatamente della sua famiglia e per ricordarsi della sua infanzia spensierata sull'Isola-che-non-c'è.

Ed è quello che effettivamente gli succede.
Ma non ha fatto i conti con il suo vecchio nemico, Capitan Uncino (l'Hook - cioè "Uncino" - del titolo), pronto a tutto pur di prendersi una rivincita definitiva nei confronti di chi l'ha battuto in passato.

Ci voleva un regista coraggioso per poter fare un seguito della storia del bambino che non vuole crescere e un attore convincente per personificare un adulto che riscopre il bambino che è in sé.

Le scelte di Steven Spielberg come regista e di Robin Williams come protagonista sembravano molto promettenti: da una parte uno dei cineasti più popolari di Hollywood; dall'altra uno dei comici più amati del mondo, capace di performance recitative superbe, come in L'Attimo Fuggente del 1989.

Come se non bastasse, ad affiancare il buon Robin era stato ingaggiato un cast fresco di eclatanti successi recenti: Dustin Hoffman (Oscar nel 1991 per Rain Man), superlativo nella parte del cattivo; Bob Hoskins (recentemente scomparso, ma allora reduce dai fasti di Chi ha incastrato Roger Rabbit?, 1988), simpatico Spugna; Julia Roberts (Pretty Woman è del 1990) come Campanellino; il giovanissimo Charlie Korsmo (a fianco di Warren Beatty in Dick Tracy, 1990).

Per non parlare delle mini comparsate di Glenn Close (nella parte del pirata!), Phil Collins (commissario di polizia), George Lucas e Carrie Fisher (due innamorati che prendono letteralmente il volo) e dell'allora giovanissima Gwyneth Paltrow.

Nonostante le premesse, però, la pellicola - pur avendo avuto un buon riscontro di pubblico - non incassò ai botteghini quanto sperato e fu stroncata dai critici.

In effetti Hook non convince fino in fondo: indugia troppo sui Bambini Sperduti, è un po' ruffiano in certe scene, concede troppo spazio ad una Roberts non in gran spolvero (durante le riprese le sue vicende personali hanno avuto un'influenza negativa sulla sua recitazione) e non abbastanza al duello tra Peter Pan e Capitan Uncino, vero motivo d'interesse del film.

Però non si può negare che, visto 13 anni dopo, resti uno spettacolo gradevole, grazie a immaginifici costumi e scenografie, alle musiche del solito John Williams, alla consueta magistrale regia di mastro Spielberg, che ancora una volta incentra la vicenda sul rapporto-conflittuale-ma-poi-risolto-positivamente tra padre e figlio, una costante della sua filmografia.

E grazie soprattutto alle straordinarie interpretazioni di Dustin Hoffman - che pur coperto da un pesante trucco riesce a rendere il suo personaggio davvero memorabile - e Robin Williams, perfetto nel ruolo dell'adulto che, ritrovandosi a guardare il mondo con gli occhi di un bambino, lo scopre molto migliore di quanto si era abituato a vederlo.

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lunedì 15 settembre 2014

ROBIN WILLIAMS. L'ATTIMO FUGGENTE, TUTTI A SCUOLA DAL "CAPITANO"!

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 1989
124'
Regia: Peter Weir
Con: Robin Williams, Ethan Hawke, Robert Sean Leonard, Josh Charles, Gale Hansen, Melora Walters.


"Tradizione. Onore. Disciplina. Eccellenza".
Questi sono i quattro pilastri sui quali si fonda il prestigio della Welton Academy (il nome è di fantasia), scuola privata immersa in una natura quieta e dai colori suggestivi, frequentata dai rampolli di famiglie molto benestanti e/o ambiziose.

Ma questa oasi di conservatorismo, rigore e serietà verrà scombussolata dall'arrivo del professor John Keating (Williams), ex alunno della stessa scuola e ora insegnante piuttosto poco convenzionale.
Sarà lui a far riscoprire ai suoi allievi la bellezza della letteratura e della vita, a spingerli a pensare con la propria testa.
E riuscirà a far breccia nei loro cuori e nelle loro menti, come mostrato nello struggente e indimenticabile finale.

Dead Poets Society, nel film è tradotto come "La Setta dei Poeti Estinti", è il titolo originale di quello che è probabilmente - e giustamente - il lavoro più celebre del talentuoso regista australiano Peter Weir (prima, aveva diretto Picnic ad Hanging Rock, L'Ultima Onda, Gli Anni Spezzati, Un Anno Vissuto Pericolosamente, Witness-Il Testimone, Mosquito Coast; successivi sono Green Card-Matrimonio di Convenienza, The Truman Show, Master and Commander).

Baciata da un successo di pubblico (ottimo: fu un inatteso campione d'incassi) e critica (buono; purtroppo ottenne un solo Oscar, per la miglior sceneggiatura originale di Tom Schulman), quest'opera si inserisce nel filone delle pellicole di formazione, ma con molti tratti distintivi.

Innanzitutto, il disegno dei personaggi: i ragazzi sono ben caratterizzati ed è facile immedesimarsi nelle loro aspirazioni, nelle loro ansie, nei loro piccoli e grandi problemi.
I giovani attori che li interpretano, ai tempi tutti sconosciuti, sono veramente molto bravi: Ethan Hawke - l'unico che successivamente ha saputo costruirsi una carriera di tutto rispetto (si veda, per esempio, Before Midnight) - è stato lanciato dal ruolo dell'introverso Todd Anderson, Robert Sean Leonard (Neil Perry) ha la faccia e la personalità giusta, così come Josh Charles (Knox Overstreet) e Gale Hansen (che nel ruolo di Charlie "Nuwanda" Dalton offre una prova decisamente convincente, benché in seguito sia scomparso dal grande schermo).

Più difficile trovare nella realtà, invece, uno come il Professor Keating.
Il vero protagonista del film è l'insegnante che tutti abbiamo sognato: appassionato, coinvolgente, simpatico, fuori dagli schemi, disponibile, rispettoso, aperto al dialogo, onesto, conscio del proprio ruolo educativo.

Robin Williams offre qui una prova attoriale memorabile ed è perfetto nella parte: il nostro correva il rischio di fare del suo personaggio una macchietta o - peggio ancora - uno stereotipo o un modello ideale; ha invece saputo renderlo buffo e convincente, divertente e profondo, evitando i cliché del genere.
Gli hanno dato l'Oscar per Will Hunting-Genio Ribelle, per un ruolo simile.
Ma lo meritava maggiormente per L'Attimo Fuggente.

Altri punti di forza della pellicola sono la regia di Weir (uno che gli attori sa dirigerli bene) e la splendida fotografia di John Seale.
Senza dimenticare la sunnominata sceneggiatura di Schulman, con citazioni da Thoreau, Whitman ("Oh Capitano! Mio Capitano!", ma non solo), Tennyson, Emerson, Shakespeare e con la locuzione-tormentone "Carpe Diem", presa da Orazio e qui un po' liberamente tradotta come "cogli l'attimo" (il significato letterale sarebbe "cogli il giorno", cioè vivi il presente senza curarti troppo del futuro).

Risultato? Un film indimenticabile, che emoziona e tocca nel profondo.
Un'ode ad un anticonformismo che non sia di facciata, ma cominci dal pensiero: più eversivo e potenzialmente esplosivo.

Per la redazione di CINEMA A BOMBA!, una delle opere cinematografiche - e pedagogiche - migliori di tutti i tempi.
Più che consigliato: imperdibile.

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martedì 2 settembre 2014

ROBIN WILLIAMS. GOOD MORNING VIETNAM, CRONACHE DA UNA RADIO LIBERA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 1987
122'
Regia: Barry Levinson
Con: Robin Williams, Forest Whitaker, J.T. Walsh, Bruno Kirby, Robert Wuhl, Noble Willingham, Tung Thanh Tran, Chintara Sukapatana.


L'aviere Cronauer (Williams), esperto intrattenitore radiofonico dell'esercito, viene mandato a Saigon a fare il DJ, allo scopo di tenere alto il morale delle truppe USA in guerra coi Vietcong.
Qui si scontra con un superiore (Walsh), si intruppa con altri commilitoni tra cui un autista black (Whitaker) e soprattutto si innamora di una mite ragazza del posto, facendo anche amicizia col di lei fratello.

Dopo aver dato un breve sguardo ai primi anni della carriera di Robin Williams, abbiamo scelto questo film per iniziare a parlare dei suoi film più significativi.
Non solo perché è quello che ha fatto conoscere al mondo il comico di Chicago, ma anche perché è il primo in cui - ovviamente nella versione italiana - lo si ascolta con la voce di Carlo Valli, che da qui in poi sarà il suo doppiatore ufficiale (soltanto occasionalmente sostituito dal non meno bravo Marco Mete).

Ispirata molto liberamente alla vita del vero Adrian Cronauer (che era sì un DJ, ma certo non un comico né un pacifista: repubblicano convinto, nel 2004 era nello staff per la rielezione di George W. Bush e Dick Cheney), la pellicola sembra scritta apposta per Williams e il suo istrionismo vulcanico, anche se - inevitabilmente, data l'ambientazione - non mancano le tonalità drammatiche; una novità per l'attore, al tempo.

Le parti più memorabili e spassose sono ovviamente quelle dei monologhi radiofonici, interamente improvvisate da Robin con abilità e velocità uniche (se ci fate caso, le risate del resto del cast in queste sequenze sembrano autentiche).

Il nostro è il mattatore assoluto del film: travolgente nei momenti comici quanto credibile in quelli seri, ma è ben spalleggiato dai non protagonisti.
Tra questi emergono in particolare il giovane Forest Whitaker - futuro vincitore di un meritatissimo Oscar per L'Ultimo Re di Scozia - e Robert Wuhl, l'indimenticabile Alexander Knox nel Batman di Tim Burton (che recensiremo a breve!).

Non è facile realizzare un'opera di genere bellico che faccia ridere e al contempo riflettere sull'assurdità della guerra, senza stereotipi né manicheismi.
Levinson e i suoi collaboratori ci sono riusciti: Good Morning, Vietnam è una delle pellicole più riuscite sul conflitto asiatico.
E per tutti rimane una bella occasione per riscoprire un Robin Williams d'antan.

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giovedì 21 agosto 2014

ROBIN WILLIAMS. I PRIMI ANNI

Robin Williams sul set di Mork & Mindy con Pam Dawber 


Robin Williams nasce a Chicago il 21 luglio 1951.
A 16 anni si trasferisce a San Francisco con la famiglia, ma la sua innata abilità espressiva lo porta prima a New York, dove frequenta la prestigiosa Juilliard School, poi di nuovo in California, dove inizia a tenere i primi spettacoli teatrali.

La svolta avviene nel 1977, quando si sottopone a un provino per la parte dell'extraterrestre Mork nel popolarissimo telefilm Happy Days.
Quando il produttore Garry Marshall lo fa entrare in sala e gli chiede di accomodarsi, il nostro si inginocchia per terra poggiando la testa sulla sedia... Un vero alieno!

Viene quindi assunto, e la sua apparizione nella serie riscuote tanto successo da permettergli di riprendere il personaggio in una sitcom tutta sua: Mork & Mindy, che dura quattro stagioni.
In questi anni Robin perfeziona quelli che diverranno da quel momento in poi i suoi marchi di fabbrica: improvvisazioni fulminee e battute a mitraglia.

Ma la TV va stretta a questo giovane comico da capelli arruffati.
Senza abbandonare le stand-up comedy (ossia i monologhi teatrali umoristici) - attività che porterà avanti fino agli ultimi anni - Williams approda al cinema.
Il suo debutto avviene già in un ruolo da protagonista: Popeye, sbrindellata versione filmica di Braccio di Ferro diretta da Robert Altman ("Se lo si guarda al contrario, ha una trama", dirà il nostro in un'intervista).

La gavetta continua con una manciata di pellicole di medio livello, dalle quali non sempre riesce a emergere appieno il talento buffonesco di Robin.
Tra queste ricordiamo Il Mondo Secondo Garp, diretto dal Premio Oscar George Roy Hill, e Come Ti Ammazzo un Killer, in cui fa coppia col grande Walter Matthau.

Ma l'incontro decisivo avviene soltanto nel 1987, con un onesto regista del Maryland: Barry Levinson.
Ma questa storia ve la racconteremo dettagliatamente nel prossimo articolo!

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martedì 12 agosto 2014

ROBIN WILLIAMS. ADDIO CAPITANO, MIO CAPITANO!

Robin Williams sul set de L'Attimo Fuggente


Il più grande comico del mondo è morto.
Il corpo dell'incomparabile Robin Williams è stato trovato senza vita questa mattina.

Poco importa di cause e circostanze (suicidio, depressione, alcool, droghe, problemi economici...): la sola cosa che conta è il vuoto che la sua mancanza ha lasciato e lascerà.
Con Robin se ne va uno dei migliori attori di sempre, uno dei pochissimi a eccellere sia nel registro comico che in quello drammatico.

Per questa ragione CINEMA A BOMBA! ha scelto di rimandare lo "Speciale Michael Keaton" (un altro grande con un percorso in qualche modo simile a quello di Williams, a proposito) per dedicarne uno al mattatore che con le sue improvvisazioni, le sue espressioni, le sue inflessioni vocali (un plauso in questo senso va tributato anche al suo doppiatore storico, Carlo Valli) ci ha fatto ridere per tutti questi anni.

Il ruolo del carismatico e non ortodosso professor Keating de L'Attimo Fuggente è stato forse l'apice della sua carriera, ma come dimenticare Hook, Mrs. Doubtfire, Will Hunting (che gli valse il premio Oscar), Patch Adams, L'Uomo dell'Anno?

In attesa di cominciare con una carrellata scelta delle sue pellicole più significative, CINEMA A BOMBA! vuole ricordare il grande Robin Williams con il video - sottotitolato in italiano - della sua ultima intervista al David Letterman Show.
Gustatevelo e fatevi due risate insieme a noi.

Già ci manchi, Capitano.
Non sai quanto.






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