CINEMA A BOMBA!

giovedì 30 luglio 2026

I CLASSICI: UN'OTTIMA ANNATA, IL VINO FA BUON SANGUE (MA NON PER FORZA UN BUON FILM)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

UK/USA, 2006
118'
Regia: Ridley Scott
Interpreti: Russell Crowe, Marion Cotillard, Abbie Cornish, Albert Finney.


Un trader londinese senza scrupoli (Crowe) eredita una vasta proprietà vinicola in Provenza.

Arrivato in loco, in poco tempo si ambienta, insegna ai Francesi come piantare una vigna, produce un vino migliore del loro e trova anche l'amore di una bella ragazza del posto (Cotillard).

Il tutto con immotivata arroganza.


20 anni fa: l'inglese Ridley Scott e il neozelandese Russell Crowe, reduci dal successo planetario de Il Gladiatore (5 Oscar, compresi miglior film e miglior attore), tornano a lavorare insieme.
Ma anziché dedicarsi a Il Gladiatore II (uscirà solo l'anno scorso: diretto ancora da Scott, ma senza Crowe), il duo decide di girare una commedia leggera.

Almeno questa era probabilmente l'intenzione: il genere non si addice proprio allo stile del regista di House of Gucci e Napoleon, sicché il risultato è una pellicola fiacca, piaciona, oggi decisamente datata.

L'estetica patinata che il film promuove è al contempo il suo punto debole e il suo punto forte: è puramente una cornice, ma alcune delle cose che si vedono all'interno sono molto belle.
Il merito è principalmente del direttore di fotografia Philippe Le Sourd e della scenografa Sonja Klaus.

I due tecnici riescono almeno in parte a riscattare la trama improbabile e alcuni dialoghi risibili, elevendo a vera protagonista la bellissima campagna provenzale (noi l'abbiamo visitata di recente, compreso il villaggio di Gordes, dove sono state girate le scene del ristorante in cui lavora il personaggio di Cotillard).

Marion è una presenza luminosa e salvifica come sarà anni dopo in Midnight in Paris, Russell sembra essersi divertito (però lo preferiamo in cose tipo L'Esorcista del Papa), Ridley forse non c'era e se c'era dormiva, e alla fine il lungometraggio è il miglior spot turistico mai realizzato per la Francia meridionale (è un caso che il regista venga dalla pubblicità?).

Un' Ottima Annata non è proprio invecchiato come il vino buono, ma potrebbe quantomeno aiutarvi... a scegliere la meta della prossima vacanza!


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martedì 7 giugno 2022

I CLASSICI: MIDNIGHT IN PARIS, L'ULTIMO GRANDE WOODY

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Spagna, 2011
94'
Regia: Woody Allen
Con: Owen Wilson, Marion Cotillard, Rachel McAdams, Michael Sheen, Kathy Bates, Corey Stroll, Tom Hiddleston, Adrien Brody, Léa Seydoux, Carla Bruni.


Lo sceneggiatore hollywoodiano Gil (Wilson) è in vacanza a Parigi con la propria fidanzata Inez (McAdams) e i genitori di lei.
Vorrebbe trovare qui l'ispirazione per scrivere il suo primo romanzo, ma tutti intorno a lui sembrano volerlo scoraggiare.

Non aiuta l'entrata in scena di Paul (Sheen), intellettuale insopportabile e vecchio amico di Inez, in cui si imbattono per caso e che diventa una presenza fissa e ingombrante.

Una sera, nel corso di una passeggiata solitaria, Gil si perde e finisce inaspettatamente indietro nel tempo: in un attimo si ritrova catapultato nella Parigi degli anni 20 (del Novecento), dove incontra personaggi leggendari come Hemingway, Fitzgfrald, Dalì, Picasso, Faulkner, Buñuel...

Soprattutto, qui conosce la misteriosa e affascinante Adriana (Cotillard)...


Miglior sceneggiatura originale agli Academy Awards del 2012, questa deliziosa commedia romantica ha permesso a Woody Allen di vincere il suo 4° Oscar, il 3° nella categoria (prima era stato incensato per Io e Annie - che gli era valso anche una statuetta come miglior regista - e per Hannah e le sue Sorelle).

Fa parte della serie di pellicole "vacanziere" che il cineasta newyorkese da un po' di anni gira in Europa - ce ne sono state diverse a Londra, un paio in Spagna, una a Roma - e di sicuro è la migliore di queste.

Dentro ci si possono trovare tutti gli ingredienti che hanno reso Allen "un tesoro del cinema" (definizione di Roger Ebert, il decano dei critici americani): tempi comici serrati, dialoghi effervescenti (anche se ormai i suoi famosi one-liner sono stati sostituiti da battute standard da commedia brillante), un'ottima direzione degli attori e una grande attenzione all'ambientazione.

La capitale transalpina non è mai sembrata tanto affascinante sul grande schermo.
Woody ne rende bene l'atmosfera e la magia senza cadere troppo nei cliché (la stessa cosa non gli riuscirà invece nel successivo, deludente To Rome with Love): Parigi non è solo una cornice di pregio, è parte integrante della storia.

Owen Wilson, interprete caro a Wes Anderson, è bravo a non cadere nella tentazione di imitare i tic del regista, mentre tra la sempre splendida Marion Cotilliard (Talia de Il Cavaliere Oscuro-Il Ritorno) e un'insolitamente odiosa Rachel McAdams (rivista recentemente in Doctor Stange nel Multiverso della Follia) spuntano in brevi cammei la deliziosa Lea Seydoux (Palma d'Oro speciale a Cannes 2013, ricordate?) e addirittura l'allora première dame Carla Bruni.

Midnight in Paris non è solo il miglior film recente dell'autore di Manhattan e Magic in the Moonlight, è pure uno spunto perfetto nel caso foste indecisi sul vostro prossimo viaggio.

Pronte/i per un tuffo nel passato? Ansiose/i di passare il vostro tempo tra boulangerie e boulevard?
Parigi potrebbe essere la citta che fa per voi.
Garantisce Woody Allen.


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lunedì 5 luglio 2021

CANNES 2021. I FILM IN E FUORI CONCORSO





Dall'alto: The French Dispatch di Wes Anderson; Tre Piani di Nanni Moretti; la locandina di Annette di Leos Carax; Flag Day di Sean Penn.


Gradito ritorno, quello del Festival di Cannes.

La kermesse francese, dopo un anno di stop dovuto alla pandemia (o meglio, dopo un'edizione "virtuale" che nei fatti non si è svolta), ci riprova in presenza - forte anche dell'esperienza della rivale Mostra del Cinema di Venezia, che l'anno scorso aveva osato (con successo) aprire al pubblico.

Vedremo se lo spostamento dalla primavera all'estate (a poca dsitanza dalla rassegna italiana) gioverà a Thierry Frémaux & C., che quest'anno presentano un cartellone molto interessante.

Il pezzo da 90 è rappresentato da The French Dispatch, il nuovo attesissimo film di Wes Anderson con un cast da capogiro; ma occhio anche a:

- Annette (con Adam Driver e Marion Cotillard) del discusso Leos Carax, film di apertura;

- Tre Piani del nostro Nanni Moretti, unica pellicola italiana in competizione;

- The Flag Day, di e con Sean Penn;

- Nitram di Justin Kurzel;

- Memoria del thailandese Apichatpong Weerasethakul, con Tilda Swinton;

- Red Rocket di Sean Baker;

- Les Olympiades di Jacques Audiard;

- A Hero di Asghar Farhadi.

Nel variegato programma, poi, troverete pure l'ennesimo capitolo della saga Fast & Furious.

Ma - ehi - nessuno è perfetto.

Scoprite insieme a noi Cannes 2021: noi vi abbiamo segnalato i film che ci interessano maggiormente; voi segnalateci i vostri.



CONCORSO

Annette, regia di Leos Carax (Francia, Germania, Belgio, Giappone, Messico, Svizzera) - film d'apertura - con Marion Cotillard, Adam Driver

Benedetta, regia di Paul Verhoeven (Francia, Paesi Bassi, Belgio), con Charlotte Rampling

Bergman Island, regia di Mia Hansen-Løve (Francia, Germania, Belgio, Svezia, Messico), con Vicky Krieps, Tim Roth, Mia Wasikowska

Doraibu mai kā, regia di Ryūsuke Hamaguchi (Giappone)

A feleségem története, regia di Ildikó Enyedi (Ungheria, Germania, Francia, Italia)

Flag Day, regia di Sean Penn (Stati Uniti d'America), con Sean Penn, Miles Teller, Josh Brolin

La Fracture, regia di Catherine Corsini (Francia)

France, regia di Bruno Dumont (Francia, Germania, Belgio, Italia), con Léa Seydoux

The French Dispatch of the Liberty, Kansas Evening Sun, regia di Wes Anderson (Stati Uniti d'America), con Benicio del Toro, Adrien Brody, Tilda Swinton, Léa Seydoux, Frances McDormand, Timothée Chalamet, Jeffrey Wright, Mathieu Amalric, Bill Murray, Owen Wilson, Liev Schreiber, Edward Norton, Willem Dafoe, Saoirse Ronan, Jason Schwartzman, Anjelica Huston

ha'Derech, regia di Nadav Lapid (Francia, Germania)

Haut et fort, regia di Nabil Ayouch (Francia)

Hytti nro 6, regia di Juho Kuosmanen (Finlandia, Estonia, Germania, Russia)

Les Intranquilles, regia di Joachim Lafosse (Belgio, Lussemburgo, Francia)

Lingui, regia di Mahamat-Saleh Haroun (Ciad)

Memoria, regia di Apichatpong Weerasethakul (Thailandia, Colombia, Regno Unito, Francia, Germania, Messico), con Tilda Swinton

Nitram, regia di Justin Kurzel (Australia), con Judy Davis, Essie Davis, Anthony LaPaglia

Les Olympiades, regia di Jacques Audiard (Francia)

Petrovy v grippe​- Petrov's Flu, regia di Kirill Serebrennikov (Russia, Francia)

Qahremān-A Hero, regia di Asghar Farhadi (Iran)

Red Rocket, regia di Sean Baker (Stati Uniti d'America)

Titane, regia di Julia Ducournau (Francia, Belgio)

Tout s'est bien passé, regia di François Ozon (Francia), con Sophie Marceau, Charlotte Rampling, Hanna Schygulla

Tre piani, regia di Nanni Moretti (Italia, Francia), con Nanni Moretti, Margherita Buy, Riccardo Scamarcio, Alba Rohrwacher, Adriano Giannini, Anna Bonaiuto

Verdens verste menneske-The Worst Person In The World, regia di Joachim Trier (Norvegia, Francia, Danimarca, Svezia)




UN CERTAIN REGARD

After Yang, regia di Kogonada (Stati Uniti d'America)

Blue Bayou, regia di Justin Chon (Stati Uniti d'America)

Bonne Mère, regia di Hafsia Herzi (Francia)

Bağlılık Hasan, regia di Semih Kaplanoğlu (Turchia)

La civil, regia di Teodora Ana Mihai (Romania, Belgio)

Delo, regia di Aleksej Alekseevič German (Russia, Canada, Germania)

Dýrið, regia di Valdimar Jóhansson (Islanda, Svezia, Polonia)

Freda, regia di Gessica Généus (Haiti, Francia, Benin)

Let It Be Morning, regia di Eran Kolirin (Israele, Francia)

Un monde, regia di Laura Wandel (Belgio)

Moneyboys, regia di C. B. Yi (Austria, Francia, Taiwan)

Noche de fuego, regia di Tatiana Huezo Sánchez (Messico, Germania, Brasile, Svizzera)

Razžimaja kulaki, regia di Kira Kovalenko (Russia)

Rehana Maryam Noor, regia di Abdullah Mohammad Saad (Bangladesh)

De uskyldige, regia di Eskil Vogt (Norvegia, Svezia, Danimarca)

Women Do Cry, regia di Mina Mileva e Vesela Kazakova (Bulgaria, Francia)


FUORI CONCORSO

Aline, regia di Valérie Lemercier (Francia, Canada)

BAC Nord, regia di Cédric Jimenez (Francia)

Bisangseon-eon, regia di Han Jae-rim (Corea del Sud)

De son vivant, regia di Emmanuelle Bercot (Francia)

Fast & Furious 9 - The Fast Saga (F9: The Fast Saga), regia di Justin Lin (Stati Uniti d'America), con Vin Diesel, Michelle Rodriguez, Tyrese Gibson, Ludacris, John Cena, Helen Mirren, Charlize Theron, Michael Rooker, Cardi B, Jason Statham

La ragazza di Stillwater (Stillwater), regia di Tom McCarthy (Stati Uniti d'America), con Matt Damon

The Velvet Underground, regia di Todd Haynes – documentario (Stati Uniti d'America)

Where Is Anne Frank?, regia di Ari Folman (Israele, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Francia)


CANNES PREMIERE

Cette musique ne joue pour personne, regia di Samuel Benchetrit (Francia)

Cow, regia di Andrea Arnold – documentario (Regno Unito)

Dangsin eolgul ap-eseo​-In Front of Your Face, regia di Hong Sang-soo (Corea del Sud)

Evolution, regia di Kornél Mundruczó (Ungheria, Germania)

Jane par Charlotte, regia di Charlotte Gainsbourg (Francia)

JFK Revisited: Through the Looking Glass, regia di Oliver Stone – documentario (Stati Uniti d'America)

Mothering Sunday, regia di Eva Husson (Regno Unito), con Olivia Colman, Colin Firth

Serre-moi fort, regia di Mathieu Amalric (Francia), con Vicky Krieps

Tromperie, regia di Arnaud Desplechin (Francia), con Léa Seydoux

Val, regia di Ting Poo e Leo Scott – documentario (Stati Uniti d'America)
Vortex, regia di Gaspar Noé (Argentina, Italia)

Marx può aspettare, regia di Marco Bellocchio - documentario (Italia)


PROIEZIONI SPECIALI

Babyn Yar. Context, regia di Serhij Loznycja – documentario (Ucraina)

O marinheiro das montanhas, regia di Karim Aïnouz (Brasile)

The Year of the Everlasting Storm, regia di Jafar Panahi, Anthony Chen, Malik Vitthal, Laura Poitras, Dominga Sotomayor, David Lowery e Apichatpong Weerasethakul (Stati Uniti d'America)


CORTOMETRAGGI IN CONCORSO

All The Crows in the World, regia di Tang Yi (Hong Kong)

Céu de agosto, regia di Jasmin Tenucci (Brasile, Islanda)

Det er i jorden, regia di Casper Kjeldsen (Danimarca)

Noite turva, regia di Diogo Salgado (Portogallo)

Orthodontics, regia di Mohammadreza Mayghani (Iran)

Pa vend, regia di Samir Karahoda (Kosovo)

The Right Words, regia di Adrian Moyse Dullin (Francia)

Severen Pol, regia di Marija Apcevska (Macedonia del Nord, Serbia)

Sideral, regia di Carlos Segundo (Brasile, Francia)

Xue yun, regia di Wu Lang (Cina)


CINEFONDATION

Bestie wokół nas, regia di Natalia Durszewicz – Scuola nazionale di cinema, televisione e teatro Leon Schiller di Łódź (Polonia)

Bill and Joe Go Duck Hunting, regia di Auden Lincoln-Vogel – Università dell'Iowa (Stati Uniti d'America)

Billy Boy, regia di Sacha Amaral – Universidad Nacional de las Artes (Argentina)

La caída del vencejo, regia di Gonzalo Quincoces – Escuela Superior de Cine y Audiovisuales de Cataluña (Spagna)

Cantareira, regia di Rodrigo Ribeyro – Academia Internacional de Cine (Brasile)

Cicada, regia di Yoon Daewoen – Han-guk Yesul Jonghap Hakgyo (Corea del Sud)

L'Enfant salamandre, regia di Théo Degen – INSAS (Belgio)

Fonica M-120, regia di Olivér Rudolf – Színház- és Filmművészeti Egyetem (Ungheria)

Frida, regia di Aleksandra Odić – Deutsche Film- und Fernsehakademie Berlin (Germania)

Frie mænd, regia di Óskar Kristinn Vignisson – Den Danske Filmskole (Danimarca)

Habikur, regia di Mya Kaplan – Università di Tel Aviv (Israele)

King Max, regia di Adèle Vincenti-Crasson – La Fémis (Francia)

Other Half, regia di Lina Kalcheva – National Film and Television School (Regno Unito)

Oyogeruneko, regia di Huang Menglu – Musashino Art University (Giappone)

Prin oraș circulă scurte povești de dragoste, regia di Carina-Gabriela Dașoveanu – Università nazionale d'arte teatrale e cinematografica I. L. Caragiale (Romania)

Rudé boty, regia di Anna Podskalská – Filmová a televizní fakulta Akademie múzických umění v Praze (Repubblica Ceca)

Saint Android, regia di Lukas von Berg – Filmakademie Baden-Württemberg (Germania)


QUINZAINE DES REALISATEURS

Lungometraggi

A Chiara, regia di Jonas Carpignano (Italia, Francia)

Ali & Ava, regia di Clio Barnard (Regno Unito)

al-Baḥr ʾamāmakum, regia di Ely Dagher (Libano, Francia, Belgio)

Clara Sola, regia di Nathalie Álvarez Mesén (Svezia, Costa Rica, Belgio, Francia, Germania, Stati Uniti d'America)

De bas étage, regia di Yassine Qnia (Francia)

Diários de Otsoga, regia di Miguel Gomes e Maureen Fazendeiro (Brasile, Portogallo)

El empleado y el patrón, regia di Manolo Nieto (Uruguay, Argentina, Brasile, Francia)

Entre les vagues, regia di Anaïs Volpé (Francia)

Europa, regia di Haider Rashid (Italia)

Futura, regia di Pietro Marcello, Alice Rohrwacher e Francesco Munzi (Italia)

Jādde qāki, regia di Panah Panahi (Iran)

Întregalde, regia di Radu Muntean (Romania)

Luaneshat e Kodrës, regia di Luàna Bajrami (Kosovo, Francia)

Les Magnétiques, regia di Vincent Maël Cardona (Francia)

Medusa, regia di Anita Rocha da Silveira (Brasile)

Mon légionnaire, regia di Rachel Lang (Francia, Belgio)

Murina, regia di Antoneta Alamat Kusijanović (Croazia, Stati Uniti d'America, Brasile, Slovenia)

Neptune Frost, regia di Saul Williams e Anisia Uzeyman (Stati Uniti d'America)

A Night Of Knowing Nothing, regia di Payal Kapadia (India)

Ouistreham, regia di Emmanuel Carrère (Francia)

Re Granchio, regia di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis (Italia, Francia, Argentina)

Retour à Reims, regia di Jean-Gabriel Périot (Francia)

The Souvenir: Part II, regia di Joanna Hogg (Irlanda, Regno Unito)

Yǒng'ān zhèn gùshì jí, regia di Shujun Wei (Cina)


Cortometraggi

Anxious Body, regia di Yoriko Mizushiri (Giappone, Francia)

El espacio sideral, regia di Sebastián Schjaer

The Parents' Room, regia di Diego Marcon (Italia)

Simone est partie, regia di Mathilde Chavanne (Francia)

Sycorax, regia di Lois Patiño e Matías Piñeiro

Train Again, regia di Peter Tscherkassky (Austria)

The Vandal, regia di Eddie Alcazar (Stati Uniti d'America)

When Night Meets Dawn, regia di Andreea Cristina Borțun (Romania, Francia, Slovenia)

The Windshield Wiper, regia di Alberto Mielgo (Stati Uniti d'America)



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venerdì 13 dicembre 2019

I CLASSICI: INCEPTION, NEL LABIRINTO DELLA MENTE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Regno Unito, 2010
148'
Regia: Christopher Nolan
Interpreti: Leonardo DiCaprio, Joseph Gordon-Levitt, Ellen Page, Tom Hardy, Marion Cotillard, Ken Watanabe, Cillian Murphy, Michael Caine, Pete Postlethwaite, Dileep Rao, Lukas Haas, Tom Berenger.


Dom Cobb (DiCaprio) e il suo staff hanno un'abilità particolare: grazie ad una tecnologia all'avanguardia sono in grado di entrare nei sogni delle persone e carpire informazioni segrete.

Il gruppo viene ingaggiato da un facoltoso magnate giapponese (Watanabe), che vuole che si instilli nella mente del figlio (Murphy) del suo più pericoloso ma morente concorrente (Postlethwaite, in una delle sue ultime interpretazioni) l'idea di smembrare l'impero economico ereditato.

Le cose, però, prenderanno una brutta piega.






Chi non è mai rimasto affascinato guardando figure impossibili, immagini con inganni spaziali e visivi, con illusioni ottiche?

Chi non è mai rimasto a bocca aperta davanti alle incisioni delle Carceri del veneziano Giovanni Battista Piranesi o alle scale che salgono (o scendono) sempre di Escher o al triangolo di Penrose?

Ora pensate ad un film che attinge a piene mani a questo tipo di illustrazioni per creare un mondo sospeso tra sogno e realtà, un mondo che fa da sfondo ad una trama fatta di scatole cinesi, labirinti e vertigine nei quali i protagonisti si perdono e non riescono a distinguere tra sonno e veglia.

Christopher Nolan è riuscito a creare uno di quei rari casi di "film d'azione d'autore", opere che hanno l'intento da una parte di intrattenere un vasto pubblico e dall'altro di veicolare messaggi e contenuti pescando da una pluralità di fonti "alte".

A tal proposito, numerosi sono le citazioni e i rimandi: Calderón de La Barca (si veda il suo dramma La Vita è Sogno), Jorge Luis Borges, Platone, Freud, Schopenauer...

Al primo obiettivo (raggiunto, visti gli incassi notevoli), invece, hanno concorso l'immaginario visivo (reso in modo strepitoso da un uso intelligente di effetti speciali all'avanguardia, non per niente premiati con l'Oscar, una delle 4 statuette vinte - le altre, per la fotografia, il sonoro e il montaggio sonoro), il ritmo incalzante, la suggestiva colonna sonora di Hans Zimmer, le invenzioni registiche.

Poi, ovviamente, un ricco cast fatto di fidati attori talentuosi e di richiamo aiuta parecchio.

Accanto al divo Leonardo DiCaprio (bravissimo, ma l'Oscar arriverà solo nel 2016 con Revenant-Redivivo) troviamo infatti interpreti che hanno già collaborato o che collaboreranno anche successivamente con il cineasta britannico: Michael Caine (molto presente nella filmografia nolaniana), Ken Watanabe, Joseph Gordon-Levitt, Cillian Murphy, Marion Cotillard, Tom Hardy.

Proprio quest'ultimo si è fatto conoscere dal grande pubblico grazie alla pellicola della quale stiamo parlando: dopo la prova molto convincente in Bronson, il prestante londinese si è distinto in La Talpa, Il Cavaliere Oscuro-Il Ritorno (sempre di Nolan, assieme a Murphy, Caine, Cotillard, Gordon-Levitt), Mad Max: Fury Road, il già citato Revenant, Dunkirk (ancora Nolan), Venom, affermandosi come uno dei volti più riconoscibili del cinema mondiale.

Il regista della trilogia del Cavaliere Oscuro e di Interstellar e Dunkirk è solito avvalersi del lavoro di persone già collaudate; ma quel che ci piace in lui è che, nonostante questa comfort zone, egli mette in gioco se stesso in progetti via via più ambiziosi e originali, seguendo la propria ispirazione e proponendo sempre cose nuove.

Il fatto, poi, che sia lasciata al pubblico la comprensione del significato delle sue opere dimostra un profondo rispetto per lo spettatore - non considerato come un soggetto passivo, ma come un soggetto stimolato a farsi una propria opinione su quello che ha visto sullo schermo - e per la sua intelligenza.

Inception è emblematico dell'idea di cinema di Nolan: sono presenti i suoi temi ricorrenti (il tormento interiore, l'ossessione, il ricordo, l'inganno...), una narrazione temporale non lineare, il suo approccio scientifico, il suo senso della spettacolarità e dell'azione.

Ed è ricco, ricchissimo di suggestioni e in grado, anche a distanza di anni, di generare stupore.

Borges affermava (nel breve saggio Metamorfosi della Tartaruga): L'arte vuol sempre irrealtà visibili.

Pensiamo che anche il grande scrittore argentino avrebbe apprezzato questo film.




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martedì 27 gennaio 2015

OSCAR 2015. NOMINATION: ATTRICI E ATTORI



Il 2015 sarà l'anno di Michael Keaton?
Il buon senso - e il buon gusto - dovrebbero suggerirlo, ma ad Hollywood mai dire mai.
Di certo l'ex-Batman è già il vincitore morale di questa edizione degli Oscar, non solo per il traino del recente Golden Globe: i riconoscimenti - anche solo verbali - che stanno piovendo da ogni parte del globo rendono ben giustizia a uno degli interpreti più talentuosi e sottovalutati della propria generazione.

A contendergli la statuetta come miglior protagonista c'è però un quartetto di tutto rispetto: in prima fila l'insolitamente serio Steve Carell (irriconoscibile in Foxcatcher) e l'intenso Bradley Cooper di American Sniper, ma anche i britannici Eddie Redmayne (anch'egli "globizzato" come attore drammatico) e Benedict Cumberbatch sono da tenere d'occhio.

In campo femminile il verdetto sembra altrettanto scontato.
Già forte del premio strappato allo scorso Festival di Cannes per Maps to the Stars di David Cronenberg, la rossa Julianne Moore - che in Still Alice interpreta un'insegnante affetta da Alzheimer - non sembra avere rivali (5 nomination: che questa sia finalmente la volta buona?), eccetto forse la mora Marion Cotillard (già Oscar nel 2008) e la bionda Rosamund Pike (la sua è l'unica nomina ottenuta dal controverso Gone Girl di David Fincher).

Nelle categorie riservate ad attori e attrici "di supporto" la competizione è più aperta.
Tra gli interpreti maschili ad avere più possibilità è probabilmente J.K. Simmons, caratterista che come dittatoriale direttore d'orchestra di Whiplash ha trovato il ruolo della vita.
Seguono a ruota Ethan Hawke (Boyhood) e Edward Norton (Birdman), mentre Mark Ruffalo e il vecchio Robert Duvall dovrebbero avere meno chance.

Sull'Oscar come miglior attrice non protagonista pesa come un macigno l'assenza di Jessica Chastain, che continua ad essere misteriosamente snobbata dall'Academy: se fosse stata nominata per Interstellar avrebbe vinto a mani basse.
La sfida è allora tra l'immortale Meryl Streep - 19 nomination (diciannove!) e 3 statuette già in tasca - e la Patricia Arquette di Boyhood, con la lynchiana Laura Dern come terza incomoda.

Volete approfondire ancora?
Cliccate i link che trovate qui sotto: ne vedrete delle belle.



MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Steve Carell - Foxcatcher
Bradley Cooper - American Sniper
Benedict Cumberbatch - The Imitation Game
Michael Keaton - Birdman
Eddie Redmayne - La teoria del tutto (The Theory of Everything)



MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Marion Cotillard - Due giorni, una notte (Deux jours, une nuit)
Felicity Jones - La teoria del tutto (The Theory of Everything)
Julianne Moore - Still Alice
Rosamund Pike - L'amore bugiardo - Gone Girl (Gone Girl)
Reese Witherspoon - Wild



MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Robert Duvall - The Judge
Ethan Hawke - Boyhood
Edward Norton - Birdman
Mark Ruffalo - Foxcatcher
J.K. Simmons - Whiplash



MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Patricia Arquette - Boyhood
Laura Dern - Wild
Keira Knightley - The Imitation Game
Emma Stone - Birdman
Meryl Streep - Into the Woods

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giovedì 20 settembre 2012

IL CAVALIERE OSCURO-IL RITORNO, IL TERRORE A GOTHAM CITY

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2012
165'
Regia: Christopher Nolan
Interpreti: Christian Bale, Anne Hathaway, Tom Hardy, Marion Cotillard, Michael Caine, Morgan Freeman, Gary Oldman, Joseph Gordon-Levitt, Nestor Carbonell, Cilian Murphy, Matthew Modine, Liam Neeson, Juno Temple, William Devane.


E' uscito finalmente nelle sale lo spasmodicamente atteso Il Cavaliere Oscuro-Il Ritorno, terzo e ultimo film della trilogia che Christopher Nolan ha dedicato a Batman.

Questa volta Bruce Wayne dovrà vedersela con dei nemici terribili: la crisi economica, che ha portato al fallimento il suo impero finanziario; e Bane - energumeno dalla mente brillante alla ricerca un nuovo ordine mondiale - che tiene in scacco Gotham City con la minaccia di una strage nucleare.
A dargli man forte ci saranno solo il commissario Gordon, un volenteroso giovane poliziotto, i fedeli Lucius Fox e il maggiordomo Alfred, un'affascinante quanto imprevedibile ladra.

Visto l'imponente seguito dei film precedenti, ci si aspettava un grande successo di pubblico. E così è stato: nonostante la ormai tristemente nota strage di Denver, le file ai botteghini e l'entusiasmo dei fan non sono venuti meno.

Comprensibile: la pellicola vanta effetti speciali e una fotografia mozzafiato, invenzioni registiche più da cinema d'autore che da mero blockbuster nate dalla fantasia visionaria e immaginifica di Nolan (che, è bene ricordarlo, è l'autore dei geniali Memento, Insomnia e Inception), un cast stratosferico, colpi di scena a ripetizione e clamorosi.

Ciò che ci ha colpito maggiormente, tuttavia, è la trama.
Di per sé, non originalissima: un cattivone minaccia la città; l'eroe da principio è in difficoltà, ma poi riesce faticosamente a batterlo.

La peculiarità è costituita invece dai rimandi storici e all'attualità: Bane, nei suoi proclami, utilizza lo stesso lessico e le stesse motivazioni degli indignados europei e del movimento statunitense Occupy Wall Street (potere ai cittadini, critica al capitalismo e al ruolo dei banchieri e dei broker), mentre i suoi scagnozzi inscenano processi-farsa contro i ricchi e i rappresentanti delle forze dell'ordine in nome di una parvenza di uguaglianza (o forse sarebbe il caso di utilizzare il termine égalité).
Siamo ai giorni nostri, ma sembra di essere nel periodo più oscuro della Rivoluzione Francese, quello detto del Terrore, quando imperversavano la delazione e i processi sommari contro i cosiddetti nemici del popolo.

Nolan, con questa pellicola, sembra voler denunciare la deriva che potrebbero prendere i movimenti di protesta che stanno infiammando il mondo ai giorni nostri: il populismo che tanto promette ma che poco mantiene; la libertà che si trasforma in selvaggia anarchia; la perdita, da parte della polizia, dei metodi coercitivi per contrastare la criminalità che porta al dilagare dei reati.
In una città intimorita e in preda al fatalismo l'Uomo Pipistrello assurge così al ruolo di paladino dei valori tradizionali della società americana.

Insomma, prendendo in prestito il nome che si diedero gli insorti della zona nord-occidentale della Francia, che nel dipartimento della Vandea e in quelli limitrofi si ribellarono ai soprusi e alle violenze dei rivoluzionari, si può affermare che Batman rappresenti un moderno chouan, con buona pace dei suoi pur tanti fan protestatari.

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giovedì 5 luglio 2012

I CORTI: BOAT + LADY BLUE SHANGHAI + 3RS, CHE FINE HA FATTO LYNCH?

(Clicca sulla foto per vedere BOAT) 

(Clicca sulla foto per vedere LADY BLUE SHANGHAI) 

(Clicca sulla foto per vedere 3RS) 

BOAT
USA, 2007
7'
Regia: David Lynch
Interpreti: David Lynch, Emily Stofle.

LADY BLUE SHANGHAI
USA, 2010
15'
Regia: David Lynch
Interpreti: Marion Cotillard, Gong Tao.

3RS
USA, 2011
1'
Regia: David Lynch


Che fine ha fatto David Lynch?
Sono passati ormai 6 anni dal suo ultimo lungometraggio, l'intrigante e ostico INLAND EMPIRE, e di colui che molti considerano il più geniale regista vivente si sono quasi perse le tracce.

Non che in questi anni se ne sia stato con le mani in mano, anzi, ma l'impressione è che il nostro abbia voluto allontanarsi dall'universo cinematografico per sperimentare altri campi: ha allestito una mostra dei suoi quadri, doppiato cartoni animati, aperto un esclusivo club parigino, inciso un (notevole) album da cantautore avanguardista e persino curato l'allestimento di un concerto dei Duran Duran.

Sul fronte prettamente filmico, invece, gli unici lavori sono stati i tre corti che CINEMA A BOMBA! ha visto per voi.

Boat, girato con luci naturali e una camera digitale, è un giro in barca attraverso la notte, commentato da una voce femminile fuori campo.
Quello che all'inizio sembra una gita di piacere si trasforma in un viaggio nel cuore di tenebra che c'è in ognuno di noi, con King David in persona nel ruolo di un novello Caronte.

Lady Blue Shanghai nasce invece come un commercial per Dior, ma diventa presto un vero e proprio corto.
La parte iniziale è la migliore: in un'atmosfera un po' alla Mulholland Drive, una donna (la Cotillard, che entra così a far parte del già nutrito gruppo delle lynchettes, ossia le attrici predilette da Lynch) trova nella propria camera d'albergo a Shanghai una misteriosa borsetta blu.
E' avvertibile in certe scene l'influenza dei quadri di Francis Bacon che avevamo già notato nelle incursioni pittoriche del regista, mentre la rosa azzurra che si vede nel finale è una palese autocitazione da Twin Peaks - Fuoco cammina con me.

3RS è stato infine creato come trailer della scorsa Viennale, il principale festival del cinema austriaco, e ricorda da vicino i primi corti sperimentali con cui il maestro di Missoula si esercitava a inizio carriera.
Tra rimandi surrealisti ed ermetiche visioni (la paperella decapitata non è forse un omaggio al Buñuel di Un chien andalou?), si può trovare una summa dell'ideale cinematografico lynchano: un universo in cui le emozioni e la fantasia prevalgono sulla razionalità del reale.

Insomma, Lynch si diverte. Fa piacere per lui, ma noi attendiamo da tempo il suo prossimo "vero" film.
Quando, David?

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domenica 3 giugno 2012

CANNES 2012. UN PASSO INDIETRO?

(Il regista Michael Haneke con la Palma d'Oro) 

Dopo l’ubriacatura di meritocrazia dello scorso anno, quando la giuria presieduta da Robert De Niro aveva schiaffato in faccia alla critica più snob un responso sacrosanto ma tutt’altro che scontato (Palma d’Oro a The Tree of Life di Terrence Malick, Nicolas Winding Refn miglior regista, Kristen Dunst e Jean Dujardin migliori interpreti), era logico aspettarsi quest’anno un verdetto meno coraggioso.
E così è stato.

Non che tutte le scelte siano state sciagurate: il divo danese Mads Mikkelsen (miglior attore) è bravo e versatile; il Gran Prix a Garrone è utile per ricordare al mondo e a noi stessi che non tutti i film italiani sono cinepanettoni.
Però è lecito ignorare autori come Cronenberg e Anderson, Hillcoat e Nichols?
E’ sensato premiare come migliori attrici due carneidi, pur avendo a disposizione una rosa che andava da Jessica Chastain a Juliette Binoche, da Marion Cotillard a Nicole Kidman?
E quanti davvero si recheranno nei cinema per vedere il palmadorato drammone senile di Haneke?

Soprattutto: l’assenza di riconoscimenti a pellicole hollywoodiane – intendendo non soltanto quelle di produzione americana, ma quelle genericamente “di genere” – sta a significare un fallimento della linea intrapresa dal direttore artistico Thierry Frémaux negli ultimi anni?
Naturalmente no, anzi. Come già avevamo scritto in relazione a Venezia 2011 (vedi il post), il compito dei giurati in fin dei conti è sottoporsi a un giochino di gusto personale. Discutibile finchè si vuole ma lecito, una volta accettate le regole.

Ciò che conta realmente è la programmazione, e non è sbagliato lasciare spazio anche a opere che possano piacere al grande pubblico: i film di genere possono anche essere film d’autore.
E poi, diciamo la verità: se non fosse per loro, chi se li filerebbe davvero i festival del cinema?!
Le “abbiette leggi” del mercato - per usare una fraseologia cara a Godard - non c’entrano nulla. Per questo, nonostante tutto, quella di Frémaux è stata l’ennesima vittoria.
Continua così, Thierry. Niente passi indietro.

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