CINEMA A BOMBA!

martedì 7 giugno 2022

I CLASSICI: MIDNIGHT IN PARIS, L'ULTIMO GRANDE WOODY

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Spagna, 2011
94'
Regia: Woody Allen
Con: Owen Wilson, Marion Cotillard, Rachel McAdams, Michael Sheen, Kathy Bates, Corey Stroll, Tom Hiddleston, Adrien Brody, Léa Seydoux, Carla Bruni.


Lo sceneggiatore hollywoodiano Gil (Wilson) è in vacanza a Parigi con la propria fidanzata Inez (McAdams) e i genitori di lei.
Vorrebbe trovare qui l'ispirazione per scrivere il suo primo romanzo, ma tutti intorno a lui sembrano volerlo scoraggiare.

Non aiuta l'entrata in scena di Paul (Sheen), intellettuale insopportabile e vecchio amico di Inez, in cui si imbattono per caso e che diventa una presenza fissa e ingombrante.

Una sera, nel corso di una passeggiata solitaria, Gil si perde e finisce inaspettatamente indietro nel tempo: in un attimo si ritrova catapultato nella Parigi degli anni 20 (del Novecento), dove incontra personaggi leggendari come Hemingway, Fitzgfrald, Dalì, Picasso, Faulkner, Buñuel...

Soprattutto, qui conosce la misteriosa e affascinante Adriana (Cotillard)...


Miglior sceneggiatura originale agli Academy Awards del 2012, questa deliziosa commedia romantica ha permesso a Woody Allen di vincere il suo 4° Oscar, il 3° nella categoria (prima era stato incensato per Io e Annie - che gli era valso anche una statuetta come miglior regista - e per Hannah e le sue Sorelle).

Fa parte della serie di pellicole "vacanziere" che il cineasta newyorkese da un po' di anni gira in Europa - ce ne sono state diverse a Londra, un paio in Spagna, una a Roma - e di sicuro è la migliore di queste.

Dentro ci si possono trovare tutti gli ingredienti che hanno reso Allen "un tesoro del cinema" (definizione di Roger Ebert, il decano dei critici americani): tempi comici serrati, dialoghi effervescenti (anche se ormai i suoi famosi one-liner sono stati sostituiti da battute standard da commedia brillante), un'ottima direzione degli attori e una grande attenzione all'ambientazione.

La capitale transalpina non è mai sembrata tanto affascinante sul grande schermo.
Woody ne rende bene l'atmosfera e la magia senza cadere troppo nei cliché (la stessa cosa non gli riuscirà invece nel successivo, deludente To Rome with Love): Parigi non è solo una cornice di pregio, è parte integrante della storia.

Owen Wilson, interprete caro a Wes Anderson, è bravo a non cadere nella tentazione di imitare i tic del regista, mentre tra la sempre splendida Marion Cotilliard (Talia de Il Cavaliere Oscuro-Il Ritorno) e un'insolitamente odiosa Rachel McAdams (rivista recentemente in Doctor Stange nel Multiverso della Follia) spuntano in brevi cammei la deliziosa Lea Seydoux (Palma d'Oro speciale a Cannes 2013, ricordate?) e addirittura l'allora première dame Carla Bruni.

Midnight in Paris non è solo il miglior film recente dell'autore di Manhattan e Magic in the Moonlight, è pure uno spunto perfetto nel caso foste indecisi sul vostro prossimo viaggio.

Pronte/i per un tuffo nel passato? Ansiose/i di passare il vostro tempo tra boulangerie e boulevard?
Parigi potrebbe essere la citta che fa per voi.
Garantisce Woody Allen.


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mercoledì 15 gennaio 2014

LA GRANDE BELLEZZA, LA ROMA BELLA E STRACAFONAL DI SORRENTINO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

Italia/Francia, 2013
142'
Regia: Paolo Sorrentino
Interpreti: Toni Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Carlo Buccirosso, Iaia Forte, Pamela Villoresi, Galatea Ranzi, Isabella Ferrari, Giorgio Pasotti, Massimo Popolizio, Serena Grandi, Pasquale Petrolo (Lillo), Roberto Herlitzka, Fanny Ardant, Antonello Venditti.


Quest'anno, finalmente, l'Italia ha buone possibilità di tornare nel gotha del cinema internazionale.
La Grande Bellezza, ultima ambiziosa opera firmata Paolo Sorrentino, è la speranza tricolore all'ormai prossima notte degli Oscar, forte degli osanna tributatigli l'anno scorso al Festival di Cannes, del successo di pubblico e critica che sta ottenendo negli States e soprattutto dal recentissimo Golden Globe conquistato come miglior film straniero.

La pellicola ruota intorno a Jep Gambardella (Servillo), un tempo promessa della letteratura italiana grazie ad un unico romanzo di grande successo, ora intervistatore a tempo perso e "re dei mondani" a tempo pieno.
Tra un festino e l'altro il nostro ha diversi incontri più o meno surreali, ma la notizia della morte della mai dimenticata fidanzata di gioventù lo scuote dal torpore e lo spinge a dare una svolta alla propria vita.

La cosa che più balza all'occhio è che, una volta tanto, in questo film complesso e apparentemente privo di una trama lineare l'Italia non è rappresentata come una nazione che si piange addosso e fa sfoggio unicamente delle proprie magagne.
Questa eterna autoindulgenza è il reato principale della cinematografia nostrana degli ultimi decenni, peccato gravissimo per un'industria capace in passato di innovare come pochi il linguaggio filmico: basti pensare alla narrazione universale del Neorealismo, ma pure alle pellicole di genere degli anni 60-70 (Tarantino aveva ragione, e la cosa brucia ancora a certi miopi campanilisti).

Ciò non toglie che il talentuoso regista napoletano sia spesso impietoso nella descrizione del mondo intellectual-chic - o meglio, "intellettualoid-chic" - della Capitale, tanto snob quanto volgare, fatuo, vuoto.
Spassose in questi termini almeno due sequenze: quella dell' intervista del protagonista all'emula di Marina Abramović e quella della metodica demolizione della matrona altoborghese fintamente impegnata.

Tuttavia, ciò che rende più profondo il suo sguardo è la proibita fascinazione - in fondo, comprensione - verso questo mondo "altro", fatto di "trenini che non vanno da nessuna parte" e di feste rutilanti piene di musica, luci, colori sulle terrazze di attici dalla vista spettacolare (il Colosseo compare spesso, sullo sfondo), dove si mischiano starlette, donne avvenenti e disponibili, imprenditori, poeti silenziosi, cardinali gastronomi, nobili decaduti, scrittori da quattro soldi, parvenu...

Forse perché, per riuscire a catturare qualche sprazzo di sincerità e bellezza, bisogna prima immergersi in questo inferno di miseria spirituale e poi liberarsene; come fa il protagonista, prima nauseato dallo squallore e dall'ipocrisia di una classe sociale oziosa e velleitaria, e infine proiettato verso una dimensione più autentica della propria esistenza.

Già, la bellezza: grazie alla fotografia dell'ottimo Luca Bigazzi, era da tempo che Roma non veniva rappresentata così piena di charme, poesia, arte, mistero: i suoi scorci sono uno spettacolo nello spettacolo e riescono a far dimenticare la versione maldestra e anacronistica che Woody Allen aveva cercato di immortalare lo scorso anno con l'irrisolto To Rome with Love.

Un paio di note sugli attori: la prima riguarda il massiccio utilizzo di professionisti di estrazione teatrale, tra i quali il sempre bravissimo Servillo, oramai il più importante interprete del nostro Paese; la seconda il fatto - piuttosto curioso - che Carlo Verdone e Sabrina Ferilli, alfieri della romanità, interpretano personaggi che si chiamano rispettivamente Romano e Ramona (anagramma di "romana"). Una coincidenza?

Abbiamo sorvolato volutamente sul parallelismo tra La Grande Bellezza e l'immortale capolavoro felliniano La Dolce Vita: troppo diversi gli stili registici, troppo lontane le epoche in cui sono stati girati, troppo fuorviante il dibattito in cui si è infognata buona parte della critica per poter confrontare le due opere.
Ora è il momento di concentrarsi sull'Oscar, una statuetta che manca all'Italia da un quindicennio.
Forza, Paolo. Se non ci riesci tu, chi può?

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