CINEMA A BOMBA!

giovedì 20 agosto 2020

I CORTI: IO SI' TU NO, COLLOQUI SENZA ESCLUSIONE DI COLPI

(Clicca sulla locandina per vedere il cortometraggio). 

Italia, 2017
11'
Regia: Sydney Sibilia
Con: Greta Scarano, Lino Guanciale, Valerio Aprea


Lei (Scarano) è una cameriera part time in un pub ed è alla vigilia di un importante colloquio di lavoro.

Lui (Guanciale) entra nel locale poco prima della chiusura.

I due non si conoscono, ma finiscono a letto insieme.

Lui al mattino se ne va, ma lei si sveglia in ritardo.

Vestitasi di tutta fretta, si reca all'appuntamento.

Ma là troverà una spiacevole sorpresa.






Nel mare magnum delle produzioni cinematografiche italiane, solo pochi riescono ad emergere e solo poche opere entrano nell'immaginario collettivo.

E ciò, nonostante la qualità sia molto aumentata rispetto a neppure troppi anni fa - lo dimostrano titoli quali La Grande Bellezza, A Bigger Splash, Lo Chiamavano Jeeg Robot, Mia Madre, solo per citare i primi che ci vengono in mente.

In questo contesto, Sydney Sibilia è uno dei registi più briosi del cinema italiano contemporaneo: sua è infatti la fortunata trilogia di Smetto Quando Voglio, una storia di ricercatori universitari precari e squattrinati che si reinventano in modo inusuale che ha portato verve e una ventata di aria fresca nella commedia nostrana.

Il suo stile vivace, scanzonato, ironico si è fatto notare, tanto è vero che i tre film si sono dimostrati un ottimo successo di pubblico e hanno ispirato molti tentativi di imitazione.

Successivo ad essi è questo cortometraggio, che tratta in modo leggero e divertente un argomento in realtà molto drammatico: la difficoltà di trovare un lavoro stabile e degno di questo nome.

Nel dipanarsi della trama, si fa ricorso a situazioni volutamente esagerate e a una vicenda piuttosto inverosimile per descrive, con acume e arguzia, la disperazione di due giovani, disposti senza troppi scrupoli a qualsiasi carognata pur di crearsi anche solo un'opportunità.

Nonostante le bassezze, però, non si può non immedesimarsi nei protagonisti, impersonificati con efficacia da due affermati interpreti di cinema e Tv, i bravi e simpatici Greta Scarano e Lino Guanciale (altresì apprezzato attore teatrale) - ai quali si affianca anche Valerio Aprea (già visto in Boris).

Pure il montaggio, il ritmo, le musiche e gli altri apporti tecnici contribuiscono a rendere questo cortometraggio piacevole e frizzante.

Io Sì, Tu No è l'ideale, se volete passare circa 10 minuti a guardare un cortometraggio che vi diverta, vi lasci qualcosa e sia fatto bene.

In pieno stile Sibilia, insomma.




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martedì 12 maggio 2020

I DOC: MARINA ABRAMOVIC:THE ARTIST IS PRESENT, LA VITA COME OPERA D'ARTE

(Clicca sulla locandina per vedere il documentario sottotitolato in italiano). 

USA, 2012
99'
Regia: Matthew Akers
Con: Marina Abramović, Ulay, Klaus Biesenbach.


In balia del pubblico per delle ore, consentendo ad esso di usare degli strumenti di piacere o di dolore sul suo corpo inerme.

In mezzo ad una stella a cinque punte infuocata posata per terra, dove prima aveva bruciato unghie e capelli che si era tagliata.

Intenta a spazzolarsi in capelli in modo sempre più deciso fino a sanguinare e fino a sfregiarsi il volto.

Impegnata a incidere sul proprio corpo nudo, con un rasoio, una stella a cinque punte.

Seduta su una montagna di ossa di bovino, mentre le pulisce maniacalmente per delle ore.

Con il compagno di allora, l'artista tedesco Ulay, azioni estreme come: far passare la gente per una porta stretta, tra loro che sono nudi; stare per delle ore in piedi, di spalle, con i rispettivi capelli intrecciati; prendere la rincorsa e scontrarsi violentemente; spingere a sé un arco mentre lui incocca la freccia: se lui molla, la freccia le colpirà il cuore; attraversare l'una da una parte l'altro dall'altra la Grande Muraglia Cinese, incontrandosi nel mezzo e lasciandosi, ponendo così fine ad una storia d'amore e collaborazione durata 12 anni.

Esibizionismo, autolesionismo, follia?

Una forma di voyeurismo per pseudo-intellettuali snob, come quella descritta dalla famosa scena di La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino?

O arte?

E se parliamo di arte, che senso ha la performance art, della quale la protagonista delle esibizioni succitate, Marina Abramović, è la più famosa rappresentante?






Il documentario che stiamo recensendo, in questo caso, è illuminante per capire la figura di una delle artiste più discusse e controverse degli ultimi 50 anni circa.

Partendo dalla preparazione e dalla realizzazione di quella che è finora una delle sue performance più ambiziose e mainstream, The Artist Is Present, appunto - consistente nello stare seduta su una sedia per delle ore (precisamente 736) e per diversi mesi davanti ad un'altra sedia nella quale di volta in volta si siede qualcuno - che ha avuto luogo al Museum of Modern Arts (familiarmente, MoMA) di New York nel 2010 (tra i visitatori, una nostra vecchia conoscenza), esso ne racconta la vita, le opere, gli amori, le inquietudini, le difficoltà (anche di farsi accettare come artista).

Un vissuto che essa è riuscita a rendere arte con l'utilizzo del proprio corpo, divenuto strumento per veicolare messaggi.

Non che questo sia una novità - basti ricordare gli happening dadaisti di un secolo fa o la "vita come un'opera d'arte" di Gabriele D'Annunzio.

Ma pochi, prima di lei, sono riusciti a trattare la propria fisicità in modo così duro e scioccante per denunciare i mali della società - violenza, guerra, mercificazione femminile...

Nessuno in modo così efficace e viscerale.

Donna dal grande carisma e temperamento, scopriamo così che essa ha vissuto un'infanzia nella quale non si è sentita amata - i suoi genitori, già partigiani jugoslavi titini non le dimostravano molto affetto - ma nella quale è stata educata rigidamente, quasi militarmente.

Cosa che le è servita per sviluppare in seguito un rigore, una forte autodisciplina e una resistenza fisica che sono poi risultati indispensabili per le sue performance, volte spesso a esplorare i limiti del corpo umano e a creare un rapporto anche fisico con lo spettatore, sul quale esse hanno sovente un forte impatto emotivo.

Marina Abramović, col tempo, ha reso le sue esibizioni più scenografiche, più teatraleggianti, è riuscita a travalicare l'ambito artistico e a diventare un'icona pop - tra i suoi tanti fan nello star system, citiamo per esempio Lady Gaga - e un personaggio riconoscibile persino nella mondanità - la ricordiamo come giurata alla Mostra del Cinema di Venezia 2012; nel documentario la si vede in compagnia di Riccardo Tisci, celebre art designer, al tempo direttore creativo della maison Givenchy.

Il suo vecchio sodale Ulay (scomparso lo scorso marzo) l'ha accusata di essere diventata una "diva" - nonostante i momenti con lui siano i più emotivamente intensi del documentario, i due per anni se le sono date di santa ragione a suon di carte bollate: la frecciatina non è nulla in confronto a quello che si sono detti nei tribunali.

Ma è indubbiamente grazie alla sua visibilità che la performance art è divenuta, se non popolare, almeno riconosciuta come una forma d'arte con una propria dignità e ragione d'essere e non una stravaganza fine a se stessa, effimera e destinata a non lasciare traccia.

Se poi i suoi emuli rischiano di sembrare dei personaggi degni di Sorrentino, beh, questo è un altro discorso.




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domenica 16 luglio 2017

I CLASSICI: A BIGGER SPLASH, PANTELLERIA PORTALI VIA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Italia, 2015
120'
Regia: Luca Guadagnino
Interpreti: Tilda Swinton, Ralph Fiennes, Matthias Schoenaerts, Dakota Johnson, Corrado Guzzanti, Aurore Clément, Elena Bucci


È un'estate particolarmente calda, a Pantelleria: calda per l'incombere dell'afa e per l'imminente arrivo dello scirocco; calda per l'arrivo massiccio di migranti dalla vicina Africa.

Ma alla famosa rockstar Marianne (Swinton) e al suo aitante toy boy Paul (Schoenaerts) questo interessa poco o niente: sono in vacanza ed hanno intenzione di rilassarsi, essendo reduci lei da un intervento alle corde vocali che l'ha lasciata temporaneamente afona, lui da un tentativo di suicidio.

La loro tranquillità ed il loro isolamento finiranno, però, con l'arrivo nell'isola dello scatenato Harry (Fiennes), ex di lei e produttore musicale, e della giovane sua figlia Penelope (Johnson).

Che innescheranno un turbinoso maelstrom di desiderio, attrazione, tentazione dagli esiti drammatici.






Caso più unico che raro: c'è un regista italiano più famoso negli States che in patria.

Se state pensando a Paolo Sorrentino, vi sbagliate: nel 2014, vincendo Golden Globe e Oscar per La Grande Bellezza si è fatto notare anche oltre Oceano e ha potuto così permettersi di utilizzare attori di caratura internazionale per le sue opere successive - Michael Caine per Youth-La Giovinezza (in concorso a Cannes 2015) e Jude Law per la serie Tv The Young Pope (presentata in anteprima a Venezia 2016).
Ma già precedentemente si era fatto apprezzare per i suoi film, soprattutto per Le Conseguenze dell'Amore (2004) e Il Divo (Premio della giuria a Cannes 2008 e candidato per il miglior trucco agli Oscar 2010).

No, stiamo parlando del siciliano Luca Guadagnino.

Dopo l'esordio con The Protagonist (1999) e il dimenticabile Melissa P. (2005), ha fatto il botto con Io Sono l'Amore, uscito un po' in sordina nel nostro Paese nel 2009, ma in grado di fare buoni incassi negli USA dopo critiche molto benevole e di ottenere addirittura una nomina agli Academy Award 2011 (per i costumi di Antonella Cannarozzi).

Buoni riscontri di critica e pubblico all'estero ha avuto anche A Bigger Splash - comunque in lizza per il Leone d'Oro a Venezia 2015 -, remake di La Piscina del 1969 di Jacques Deray con Alain Delon, Romy Schneider e Jane Birkin e "ispirato" anche all'omonimo quadro di David Hockney del 1967.

A cosa è dovuta tutta questa attenzione al di fuori dei patrii confini?

Sicuramente c'entra il talento: Guadagnino ha una grande padronanza tecnica, che lo porta a costruire le scene in modo efficace, a utilizzare al meglio gli attori, a creare atmosfere.

E poi sa scegliere molto bene ambientazioni - che diventano esse stesse centrali nella storia, "esotiche" protagoniste affascinanti e misteriose - si tratti della Riviera Ligure di Ponente (Sanremo, Dolceacqua, Castel Vittorio, Buggio), di Villa Necchi Campiglio a Milano o di Pantelleria - e collaboratori (tra questi citiamo l'ottimo montatore Walter Fasano).

Senza contare tematiche e stile: abbiamo già visto con Ratataplan, Cosimo e Nicole, Lo Chiamavano Jeeg Robot la necessità di alcuni nostri autori di distinguersi da una cinematografia italica generalmente ripetitiva e avvitata in se stessa.

Il siciliano ha scelto di venire incontro più ai gusti americani che a quelli europei e italiani - e il grande credito che gli viene dato nel Nuovo Continente è la conferma della bontà della scelta.

Ma probabilmente ci si è accorti delle capacità del regista grazie soprattutto alla collaborazione con una delle attrici più acclamate al mondo, la versatile Tilda Swinton, capace di passare con bravura e disinvoltura da pellicole impegnate a blockbuster quali Doctor Strange della Marvel.

I due hanno lavorato assieme finora per ben tre volte (solo nel film del 2005 l'interprete britannica non compare); ma si parla già di altri progetti comuni, come la rilettura di Suspiria di Dario Argento.

La Swinton è per Guadagnino una musa androgina, algida, distaccata ma troppo debole per resistere alla forza sconvolgente del desiderio e della passione.

E lo dimostra anche nella pellicola che stiamo trattando, storia di un quadrilatero amoroso anomalo, nel quale i personaggi "anziani" sono molto più vitali di quelli "giovani".

La gattamorta Penelope (Dakota Johnson, figlia di Don Johnson e Melanie Griffith, è la protagonista anche di Cinquanta Sfumature di Grigio e sequel) e il fusto depresso Paul (Schoenaerts), infatti, non hanno l'energia della rockstar Marianne né l'esuberanza invadente di Harry - un Ralph Fiennes estremo, mai così su di giri e scatenato: una vera forza della natura, figura ben lontana dai ruoli che solitamente gli vengono affidati o che si affida da solo (stiamo parlando, in questo caso, del suo esordio alla regia Coriolanus).

Sono proprio i due attori britannici il fulcro dell'intero film, ennesima dimostrazione che, se ti appoggi a interpreti credibili e professionali che portano gente al cinema e applausi della critica, il lavoro da cineasta è un po' più facile.

Guadagnino, in America, anche per i suoi progetti futuri avrà a disposizione budget e cast importanti - avrà a suo fianco Benedict Cumberbatch, Jake Gyllenhaal, Felicity Jones ( La Teoria del Tutto, Rogue One: A Star Wars Story), tra gli altri.

Speriamo che la nostra industria cinematografica si dia una svegliata: e se i talenti che stanno emigrando all'estero per mancanze di opportunità in Italia non dovessero più rientrare?

Il Paese di Federico Fellini, di Vittorio De Sica, dei maestri del Neorealismo e degli spaghetti western vuole giocare un ruolo da protagonista nel cinema mondiale - proponendo nuove idee e prospettive, raccontando storie universali con una propria originale sensibilità - o si accontenterà di fare da spettatore dei successi dei suoi figli all'estero?

Meglio darsi delle risposte il prima possibile, prima che altri talenti scappino altrove.




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mercoledì 21 giugno 2017

QUILIANO 2017. COSIMO E NICOLE, UNA STORIA D'AMORE "INDIE"

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Italia, 2012
101'
Regia: Francesco Amato
Interpreti: Riccardo Scamarcio, Clara Ponsot, Paolo Sassanelli, Souleymane Sow, Angela Baraldi, Joe Prestia, Afterhours, Marlene Kuntz, Verdena, Bud Spencer Blues Explosion


La giovane francesina Nicole (Ponsot), ferita durante gli scontri del G8 di Genova del 2001, viene soccorsa dall'italiano Cosimo (Scamarcio).

I due si innamorano e rimangono nel capoluogo ligure, dove vengono assunti da Paolo (Sassanelli), il fonico che organizza concerti di musica indie che li aveva aiutati.

Durante l'allestimento di un palco, un immigrato clandestino (Sow) che stava lavorando in nero, cade da un'impalcatura.
Creduto morto, Paolo, preoccupato dalle conseguenze, con la complicità riluttante dei ragazzi getta il corpo in un luogo abbandonato.

Il senso di colpa metterà a rischio l'unione dei due giovani, soprattutto dopo la scoperta di una lettera che lo straniero aveva scritto (ma non aveva avuto tempo di inviare) alla sua amata.

Il destino, tuttavia, ha in serbo per Cosimo e Nicole un'occasione per redimersi.






Il cinema italiano, quando esce dalla ripetitività e dalla banalità, sa ogni tanto offrire opere di pregevole fattura.

L'avevamo già visto: negli ultimi anni i migliori film nostrani sono quelli che hanno saputo narrare storie in modo accattivante e originale, con un linguaggio finalmente adatto anche a chi non è un cinefilo di stretta osservanza.

Lo stanno a testimoniare i successi di critica e pubblico di pellicole quali La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino ( Golden Globe e Oscar come miglior film straniero nel 2014), Mia Madre di Nanni Moretti (2015) e il fenomeno Lo Chiamavano Jeeg Robot (2015) dell'esordiente Gabriele Mainetti.

Certo, non sempre idee e coraggio ripagano gli sforzi - il passo falso di Matteo Garrone con Il Racconto dei Racconti ne è un esempio - ma siamo sicuri che la strada da intraprendere per far sopravvivere la nostra cinematografia sia questa.

Idee e coraggio caratterizzano anche questo Cosimo e Nicole, che gli organizzatori del primo Premio Quiliano Cinema hanno deciso di proiettare in occasione della consegna del riconoscimento al suo autore, il giovane piemontese Francesco Amato.

Apprezzabile idea, quella di riproporlo: vale la pena riscoprire questo film che parla sì di una storia d'amore tormentata, ma non solo.

L'ottima sceneggiatura (dello stesso Amato) schiva le trappole del "buonismo" e del déja-vu e racconta in modo sincero turbamenti e crescita dei protagonisti, due giovani pieni di speranze e progetti alle prese con crisi economica, sociale e di valori.

Scamarcio - dimenticate Tre metri sopra il cielo - e la giovane Ponsot danno ai loro personaggi uno sguardo di selvaggia vitalità, un'inquietudine errabonda, un furibondo bisogno di vivere e amare, un'umanità credibile non priva di sbandamenti.

Una giovinezza esuberante che sente sotto pelle le vibrazioni della musica indie-rock nostrana: compaiono nel ruolo di se stessi Marlene Kuntz, Verdena, Afterhours, Bud Spencer Blues Explosion (no, l'amato interprete di ...altrimenti ci arrabbiamo e Porgi l'altra guancia non canta né suona).

Nello stesso tempo i due arrivano a confrontarsi con i drammi legati al lavoro nero e al caporalato - sempre non lontano da Quiliano nel 2012 avevamo visto, sull'argomento, il toccante documentario di Daniele Segre Morire di Lavoro -, all'immigrazione clandestina.

Temi, questi, che non sono ridotti a sfondo della love story, ma che fanno parte integrante della narrazione, che riesce ad amalgamare così il romanticismo "maledetto" con l'impegno e la trattazione di argomenti "seri".

Insomma, Cosimo e Nicole si allontana dai comodi e triti cliché del genere per provare qualcosa di meno banale e scontato, guadagnandoci per questo in freschezza e vivacità.

Verrà proiettato gratis il 24 Giugno ( qui i dettagli).

Cibo buono (il gruppo Tagliate Senza Frontiere e la locale Pro Loco, che organizzano la cena a buffet, vi garantiamo che sanno fare bene da mangiare) e buon cinema italiano: si comincia bene.




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giovedì 1 settembre 2016

VENEZIA 2016. IL RITORNO DELLA MOSTRA

(Il direttore Alberto Barbera seduto sul red carpet


La Mostra del Cinema di Venezia è tornata!

Chiariamo: non è che se ne fosse mai andata, ma alla memorabile edizione del 2011 si erano susseguiti diversi anni deludenti, caratterizzati da selezioni mediocri.
L'anno scorso, all'apice dello sconforto, avevamo scritto un post molto duro che teorizzava la fine delle grandi rassegne cinematografiche.

Forse è solo una coincidenza, forse Thierry Frémaux (responsabile artistico del Festival di Cannes) e Alberto Barbera (direttore della Mostra) non sono lettori di CINEMA A BOMBA!, ma è un fatto che il nostro appello sia stato ascoltato.

Pochi mesi fa la rassegna della Croisette aveva presentato un programma da leccarsi i baffi e adesso Venezia sembra rispondere a tono: scorrendo l' elenco dei film di questa edizione - in concorso e non - sembra esserci molto pane per i denti dei cinefili più accaniti.

Si parte subito forte con La La Land, commedia sentimental-musicale firmata da uno dei nomi di punta del nuovo cinema made in USA, il giovane Damien Chazelle di Whiplash.
Nel cast, oltre alla coppia protagonista formata da Ryan Gosling (quello di Drive) e Emma Stone (già vista in Magic in the Moonlight), troviamo due Premi Oscar dello scorso anno: il grande J.K. Simmons (vincitore proprio con Whiplash) e il cantautore John Legend.

In competizione - anche questa è un'inversione di tendenza - c'è molto spazio per gli Americani: l'orrorifico The Bad Batch vedrà Jason Momoa (Aquaman di Batman v Superman) affiancare due divi come Keanu Reeves e Jim Carrey; l'indipendente Derek Cianfrance presenta un dramma storico con protagonisti Michael Fassbender (Magneto degli X-Men) e la Premio Oscar Alicia Vikander, attualmente coppia anche nella vita; lo stilista Tom Ford è tornato dietro la cinepresa per dirigere un thriller in cui compaiono, tra gli altri, l'ottima Amy Adams (vista in The Master a Venezia 2012 e in Her-Lei) e il sempre troppo sottovalutato Michael Shannon (ve lo ricordate in Bug e Mud?).

E poi ancora: il cileno Pablo Larraín (autore di No con Gael García Bernal) in trasferta yankee, dove ha trasformato Natalie Portman (la principessa Amidala di Star Wars) in Jackie Kennedy; l'attesissimo fantascientifico Arrival del canadese Denis Villeneuve con Amy Adams (ancora lei!) e Jeremy Renner (Occhio di Falco degli Avengers); il tedesco errante Wim Wenders che ha coinvolto il cantautore Nick Cave nella coproduzione Les Beaux Jours d'Aranjuez.

Ritroviamo anche il vecchio Terrence Malick, abitué da qualche anno dei festival, qui alle prese con un genere per lui nuovo: il documentario.
L'autore di To the Wonder e Knight of Cups si è aggiudicato un nome d'eccezione per la colonna sonora sonora: Ennio Morricone, reduce dal Premio Oscar conquistato con The Hateful Eight; è la seconda collaborazione tra i due, dopo I Giorni del Cielo del 1978.
Voyage of Time è una sorta di spin-off di The Tree of Life e si avvale anche in questo caso della supervisione del vecchio Douglas Trumbull (2001-Odissea nello spazio) negli effetti speciali.

Il cinema italiano è rappresentato da un altro documentario, Spira Mirabilis, sul tema dell'immortalità, della coppia di video-artisti Martina Parenti e Massimo d'Anolfi (riusciranno a emulare Gianfranco Rosi, vincitore del Leone d'Oro a Venezia 2013?), dal drammatico Piuma di Roan Johnson (padre inglese, madre italiana e italiano lui a sua volta) e da Questi Giorni del veterano Giuseppe Piccioni con l'inossidabile Margherita Buy, che avevamo molto apprezzato in Mia Madre.
Forza gente, qualche speranza c'è.

Gli outsider potrebbero essere l'eclettico Emir Kusturica, che riporta davanti alla macchina da presa la nostra Monica Bellucci, e l'apprezzato russo Andrei Konchalovsky col suo drammatico Paradise.

E se pensate di essere già soddisfatti coi film in concorso, date un'occhiata alle altre selezioni!

Ritroviamo Natalie Portman (Planetarium) e Nick Cave (One More Time with Feeling, dell'ambizioso Andrew Dominik), possiamo scegliere tra il remake dei Magnifici Sette con un super cast, il ritorno di Mel Gibson alla regia (Hacksaw Ridge è tratto dalla storia del primo obiettore di coscienza a ricevere la medaglia d'onore al valor militare per il suo servizio svolto nella Seconda Guerra Mondiale), l'anteprima della serie Tv The Young Pope firmata dall'autore di La Grande Bellezza Paolo Sorrentino, la storia del pugile che resistette ben 15 round contro Muhammad Ali e che ha ispirato il personaggio di Rocky Balboa (The Bleeder).

Il programma di documentari e cortometraggi è come al solito molto ricco e variegato: visto l'apprezzamento che nutriamo per questi due modi di fare cinema, nel precedente post abbiamo quindi voluto presentarli tutti.
E, davvero, ce n'è per tutti i palati.

Così come nella nuovissima sezione "Cinema nel Giardino", ove accanto alle proiezioni di film - e tra questi vi segnaliamo In Dubious Battle della nostra vecchia conoscenza James Franco, il cartone animato Pets-Vita da Animali e il documentario di Michele Santoro Robinù - sono previsti incontri e dibattiti aperti al pubblico con autori, attori, gente del mondo della cultura.

Un ulteriore motivo per seguire la Mostra del Cinema è legato agli Oscar: i vincitori effettivi e morali delle ultime edizioni degli Academy Awards - Il Caso Spotlight nel 2016, Birdman nel 2015, Gravity nel 2014 - sono tutti passati dal Lido.

Sarà un caso? Noi pensiamo di no.
Perciò, a chi toccherà stavolta?







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lunedì 29 agosto 2016

I CLASSICI: LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT, CUORE E ACCIAIO ITALIANI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Italia, 2016
118'
Regia: Gabriele Mainetti
Interpreti: Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli, Antonia Truppo.


Enzo (Santamaria), piccolo criminale "de borgata", per sfuggire alla polizia, si immerge nel Tevere.

Qui si infanga con una melma tossica che, inaspettatamente, gli provoca una forza e una resistenza sovrumane.

Le responsabilità dei nuovi poteri e nei confronti di una ragazza orfana con problemi psichici (Pastorelli), lo renderanno conscio di dover dare una svolta alla propria vita, anche perché dovrà fare i conti con lo Zingaro (Marinelli), bandito psicopatico, ambizioso e senza remore morali.

Estate. Tempo (anche) di cinema all'aperto.
Se nel vostro luogo di villeggiatura hanno in programma questo film, beh, vi consigliamo di prenderlo in considerazione.

Lungometraggio di esordio di Gabriele Mainetti - precedentemente aveva diretto dei cortometraggi, tra i quali il pluripremiato Tiger Boy -, Lo chiamavano Jeeg Root è stato uno dei casi cinematografici degli ultimi 6 mesi: incassi molto buoni, ottimi riscontri di critica, parecchi premi vinti - tra i quali 8 David di Donatello (su 17 nomine. Vinti, tra gli altri, premi per il miglior regista esordiente e per tutti e quattro gli attori principali).

E il sollucchero di vedere una pellicola italiana, di genere (in questo caso, di genere piuttosto insolito per la nostra cinematografia: quello supereroistico), ben fatta (nonostante un budget non all'altezza delle grandi produzioni a stelle e strisce).

Non aspettatevi quindi un kolossal tutto combattimenti coreografati ed effetti speciali come Batman v Superman, Captain America-Civil War o X-Men:Apocalisse.

Ma un film fatto artigianalmente con passione, originalità, un film che offre divertimento - anche "nero" -, ritmo, vivacità, colpi di scena e una regia pimpante che sa coniugare i necessari tòpoi del genere con un linguaggio e un immaginario pulp, anime (cioè, tipico dell'animazione di produzione giapponese) e poliziesco dal sapore un po' rétro stile anni Ottanta, continuamente richiamati con rimandi più o meno palesi.

Peccato che l'aderenza all'ambientazione si manifesti in un marcato e diffuso utilizzo della parlata romanesca, non sempre comprensibile a chi romano non è.
Peccato di provincialismo perdonabile, tutto sommato, riscattato comunque dai tanti punti di forza del film.

Detto della regia, non possiamo non rimarcare l'ottima prova del cast.

Santamaria è convincente: tormentato, scontroso, impacciato nei rapporti con le persone, solitario, dà al suo personaggio di antieroe un tono di dolente malinconia e di credibile umanità.

La Pastorelli, che ha un passato nel Grande Fratello, è al suo esordio e se la cava, calcando la scena con un passo leggero che fa contrasto con l'ambiente violento che la circonda.

Il migliore, tuttavia, è Marinelli.
Appassionato di canzoni italiane anni 70/80 cantate da donne - memorabile la sua esibizione sulle note di Un'emozione da poco di Anna Oxa, ma canta anche Non sono una signora di Loredana Bertè e con il sottofondo di Ti stringerò di Nada compie un'irruzione dagli esiti piuttosto cruenti, mentre Latin Lover di Gianna Nannini è la colonna sonora del mancato assalto ad un furgone portavalori - il suo Zingaro è spietato, sessualmente ambiguo, egocentrico e malato di protagonismo.

Un cattivo a tutto tondo, degno antagonista di un supereroe - anzi, quasi sempre ruba la scena agli altri con il suo maramaldeggiare e gigioneggiare a tutto spiano: un villain esagerato che però ben si adatta ad un film tutt'altro che sobrio.
Una sorta di Joker più Jack Nicholson nel Batman burtoniano che Heath Ledger in The Dark Knight-Il Cavaliere Oscuro o Jared Leto nel recentissimo Suicide Squad, ma coatto.

Solitamente, quando pensi a "film italiano" vengono in mente sciape commedie, film comici di bassa o bassissima lega, pellicole d'autore spesso noiosissime e/o inutili (però lodevoli eccezioni sono state per esempio, negli ultimi anni, i notevoli La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, vincitore di un Oscar come miglior film straniero e Mia Madre di Nanni Moretti, in concorso a Cannes 2015).

C'è chi prova, invero, a discostarsi dal già-visto, ma non sempre gli esiti sono felici, come insegna l'infausta incursione nel fantasy di un cineasta pur talentuoso come Matteo Garrone con il suo Il Racconto dei Racconti.

Tuttavia, qualcosa nel cinema italiano sembra si stia finalmente muovendo e nuovi nomi e volti stanno emergendo, così come nuove e fresche idee.
C'è ancora penuria di capitali, ma l'auspicio è che l'italica creatività nel campo della Settima Arte riesca a risvegliarsi.

Mainetti - al suo esordio, ricordiamolo! - ce l'ha fatta invece a dimostrare che cambiare si può e che i film cosiddetti "di genere" hanno una propria dignità e possono suscitare l'interesse di una vasta platea.

Per questo il successo di Lo chiamavano Jeeg Robot è una bella notizia e una speranza - quella che il cinema nostrano si riavvicini ai gusti del suo pubblico.
Sarebbe ora...







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martedì 12 maggio 2015

CANNES 2015. CINEMA ITALIANO ALLA RISCOSSA?

Il manifesto del 68° Festival di Cannes con Ingrid Bergman. 


E se i film più attesi quest'anno a Cannes fossero film italiani?
Strano, ma vero: il nostro Paese, nell'anno dell'Expo di Milano, è sotto gli occhi del mondo anche in campo cinematografico.

Ben tre sono le opere nostrane presenti in competizione quest'anno (più una, Louisiana-The Other Side di Roberto Minervini, nella sezione Un Certain Regard); in realtà sono coproduzioni internazionali, ma concorrono per i nostri colori.

Trattasi degli ultimi lavori dei cavalli attualmente più conosciuti e apprezzati della nostra scuderia, tre registi che sono ormai habitué della Croisette e possono vantare un notevole palmarès rivierasco: il primo, un premio per la miglior regia (Caro Diario, 1994) e una Palma d'Oro (La Stanza del Figlio, 2001); il secondo, un Premio della Giuria (Il Divo, 2008); il terzo, due Grand Prix (Gomorra e Reality, nel 2008 e 2012).

Il primo, naturalmente, è Nanni Moretti, che torna al tema drammatico dell'elaborazione di un lutto 14 anni dopo la pellicola che gli aveva fatto vincere il massimo riconoscimento della kermesse.
Mia Madre, con Margherita Buy, lo stesso Moretti e John Turturro non è però un inedito, essendo già uscito nelle nostre sale, con un ottimo riscontro di critica e pubblico.

Il secondo, Paolo Sorrentino - reduce dal successo planetario del suo La Grande Bellezza culminato con la vittoria ai Golden Globe e agli Oscar nella categoria del miglior film straniero - questa volta si avvale di un cast internazionale veramente notevole per raccontare le vicende di un anziano direttore di orchestra, ospite assieme ad un amico regista dell'esclusivo Schatzalp Hotel di Davos nelle Alpi svizzere (lo stesso albergo citato da Thomas Mann in La Montagna Incantata).

Youth-La Giovinezza può fregiarsi infatti della presenza di interpreti del calibro di Michael Caine, Harvey Keitel, Jane Fonda e Rachel Weisz.
Ma anche di un direttore della fotografia come Luca Bigazzi, uno dei migliori al mondo.

Il terzo, Matteo Garrone, è invece quello che ha destato la maggiore curiosità: il suo Il Racconto dei Racconti è liberamente tratto da tre fiabe dall'opera barocca Lo Cunto de li Cunti del napoletano Giambattista Basile, e rappresenta una rarità nella cinematografia italica.
Pochi infatti sono i nostri cineasti che si sono cimentati in racconti fantastici con effetti speciali, pochissimi quelli di livello: possiamo citare, ad esempio, il Vittorio De Sica di Miracolo a Milano e il Gabriele Salvatores di Nirvana e del recente Il Ragazzo Invisibile.

Il trailer di questo film (che vi mostreremo nel prossimo post) è molto accattivante, e non solo per la presenza di Salma Hayek: coniugare il fantasy con il cinema d'autore italiano in una mega produzione è una sfida ambiziosa, che speriamo il cineasta di Roma possa vincere.
Notevole che la colonna sonora sia firmata da Alexandre Desplat (alla seconda collaborazione con Garrone, dopo Reality), fresco vincitore dell' Oscar per Grand Budapest Hotel, ma anche autore delle musiche di The Tree of Life, Le Idi di Marzo, Moonrise Kingdom, Argo, Zero Dark Thirty...

Insomma, ci aspettiamo molto dai nostri rappresentanti.
Forse troppo: la speranza è che il loro eventuale successo spinga i nostri produttori e distributori a osare di più.
In qualità, originalità, appeal internazionale già da troppi anni non siamo messi proprio benissimo...

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mercoledì 7 maggio 2014

ALABAMA MONROE, LA FIERA DEL BLUEGRASS

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

Belgio, 2012
111'
Regia: Felix Van Groeningen
Con: Veerle Baetens, Johan Heldenbergh, Nell Cattrysse, Geert van Rampelberg.


Lei ha un negozio di tatuaggi, è solare, è credente; lui è un cantante/musicista, è ombroso, è un ateo convinto.
Si conoscono, si amano, si ritrovano a far parte dello stesso gruppo di musica bluegrass ("la forma più pura del country", secondo la definizione di lui).
Hanno una figlia, che però muore bambina per un tumore.
Si allontanano sempre di più, fino al drammatico epilogo (eh sì: perché prima, invece, un'allegria...).

Già il titolo originale in inglese, The Broken Circle Breakdown, spiega quello che ci si deve aspettare da questo film - letteralmente significa "il collasso del cerchio spezzato": la vita dei due protagonisti gira perfetttamente, come un cerchio; ad un certo punto il dramma lo spezza, e la stessa esistenza della coppia collassa in un circolo vizioso di recriminazioni, incomprensioni, sensi di colpa.
Insomma, non esattamente un'opera leggera.

Ma d'altra parte, generalmente, quale pellicola belga lo è?
Dopo La Cinquième Saison, Bullhead di Michaël R. Roskam (candidato agli Oscar 2012) e i pur premiatissimi lavori dei fratelli Dardenne - prezzemolini dei festival, presenti anche quest'anno a Cannes - Alabama Monroe non fa che confermare la nostra opinione sulla grevità della cinematografia fiammingo-vallone degli ultimi anni.

Il rivale più insidioso del nostrano La Grande Bellezza agli Oscar di quest'anno nella categoria del Miglior Film Straniero - Oscar che poi, come sappiamo, è andato al capolavoro di Paolo Sorrentino - ha fatto tuttavia incetta di premi internazionali ed è stato acclamato in numerose kermesse.

Pensiamo che abbia saputo giovarsi non tanto della sua trama - angosciante al massimo - quanto piuttosto delle intense interpretazioni dei due protagonisti, che cantano essi stessi con passione le canzoni della notevole colonna sonora.
Molto brava soprattutto lei, Veerle Baetens, una sorta di Reese Witherspoon delle Fiandre.
Lui, Johan Heldenbergh, è praticamente il Kris Kristofferson belga (diciamo così).

E infatti le parti migliori sono proprio quelle che raccontano le tappe della loro travolgente storia d'amore, una storia d'amore narrata in flashback e scandita a tempo di bluegrass.

Dopo aver visto Alabama Monroe, sembra comunque incredibile pensare che il Belgio sia anche la patria dei Puffi, di Lucky Luke e di Tintin (il celebre fumetto di Hergé che ha entusiasmato persino Mastro Spielberg, al punto che questi ne ha fatto l'eroe di un suo divertentissimo e avvincente cartoon).
Aridatece quindi il Grande Puffo, i fratelli Dalton e il Capitano Haddock!
Che è meglio.

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martedì 4 marzo 2014

OSCAR 2014. I VINCITORI

Dall'alto: Toni Servillo (a sinistra) con Paolo Sorrentino, che regge la statuetta vinta da La Grande Bellezza come Miglior Film Straniero; il regista di 12 Years A Slave-12 Anni Schiavo Steve McQueen fa i salti di gioia davanti ai produttori del miglior film dell'anno (sull'estrema destra Brad Pitt); Alfonso Cuarón: sua la miglior regia; i migliori attori: da sinistra Matthew McConaughey, Cate Blanchett, Lupita Nyong'o e Jared Leto. 



23 PREVISIONI AZZECCATE SU 24!

Ricordate lo scorso post? Beh, questa volta noi della redazione di CINEMA A BOMBA! ci siamo superati: abbiamo previsto i vincitori degli Oscar di tutte le categorie tranne una (quella per il Miglior Documentario).
FRA ne ha presi 19: bravissimo! Per lui, una bambolina simbolica e virtuale. [Applausi.]

Dei protagonisti della serata cinematografica più magica dell'anno - e dei nostri commenti - avremo modo di parlarvi successivamente.

Vi possiamo solo anticipare che celebreremo degnamente il trionfo di La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino (Miglior Film Straniero) ed esprimeremo la nostra contrarietà riguardo a certe scelte effettuate dall'Academy (un esempio: l'ennesima bocciatura di DiCaprio).

Ma non c'è stato solo Sorrentino a tenere alto l'onore patrio, quest'anno.
Assieme a Steve Martin (chi non lo conosce, dai...) e ad Angela Lansbury (l'indimenticabile e unica Signora in Giallo), è stato celebrato con un Oscar alla carriera il nostro Piero Tosi!

Primo costumista al quale è stato attribuito tale riconoscimento e storico collaboratore di Luchino Visconti - hanno lavorato insieme per Bellissima, Senso, Rocco e i suoi fratelli, Il Gattopardo, Morte a Venezia...; ma le sue prestigiose creazioni sono presenti in altre importanti pellicole del cinema nostrano - Tosi, però, non era presente alla cerimonia di consegna: in 86 anni di vita non ha mai preso un aereo, e ha deciso di non iniziare adesso.

Insomma, l'Italia esce molto bene da quest'edizione. Finalmente.

E ora, il momento che tutti aspettavate: l'elenco di tutti i vincitori e i video delle proclamazioni e delle premiazioni.


MIGLIOR FILM

12 Years a Slave, diretto da Steve McQueen
La premiazione.

MIGLIOR REGIA
Alfonso Cuarón – Gravity
La premiazione.

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Matthew McConaughey – Dallas Buyers Club
La premiazione.

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Cate Blanchett – Blue Jasmine
La premiazione.

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Jared Leto – Dallas Buyers Club
La premiazione.

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Lupita Nyong'o – 12 Years a Slave
La premiazione.

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Frozen – Chris Buck, Jennifer Lee e Peter Del Vecho
La premiazione.

MIGLIOR FILM STRANIERO
La Grande Bellezza (Italia) – Paolo Sorrentino
La premiazione.

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
Her – Spike Jonze
La premiazione.

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
12 Years a Slave – John Ridley
La premiazione.

MIGLIOR COLONNA SONORA
Steven Price – Gravity
La premiazione.

MIGLIOR CANZONE
Let It Go da Frozen – Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez
La premiazione.

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Gravity – Tim Webber, Chris Lawrence, Dave Shirk and Neil Corbould
La premiazione.

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Gravity – Emmanuel Lubezki
La premiazione.

MIGLIORI COSTUMI
Il Grande Gatsby (The Great Gatsby) – Catherine Martin
La premiazione.

MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURA
Dallas Buyers Club – Adruitha Lee and Robin Mathews
La premiazione.

MIGLIOR SCENOGRAFIA
Il Grande Gatsby (The Great Gatsby) – Catherine Martin (Production Design); Beverley Dunn (Set Decoration)
La premiazione.

MIGLIOR MONTAGGIO
Gravity – Alfonso Cuarón and Mark Sanger
La premiazione.

MIGLIOR SONORO
Gravity – Skip Lievsay, Niv Adiri, Christopher Benstead and Chris Munro
La premiazione.

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Gravity – Glenn Freemantle
La premiazione.

MIGLIOR DOCUMENTARIO
20 Feet from Stardom – Morgan Neville
La premiazione.

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
The Lady in Number 6: Music Saved My Life – Malcolm Clarke and Nicholas Reed
La premiazione.

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Helium – Anders Walter and Kim Magnusson
La premiazione.

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO ANIMATO
Mr. Hublot – Laurent Witz
La premiazione.

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domenica 2 marzo 2014

OSCAR 2014. LE NOSTRE PREVISIONI

Il logo dell'86a edizione degli Oscar. 


17 previsioni azzeccate su 24 (14 da FRA) nel 2013; addirittura 21 su 24 (FEDE 17) nel 2012.
Anche quest'anno - come ogni anno - noi componenti della redazione di CINEMA A BOMBA! ci sfidiamo per vedere chi riesce a predire il maggior numero di Oscar.

E dai dati che vi abbiamo presentato sopra, possiamo affermare che ci prendiamo abbastanza.
Volete sfidarci?
Date un'occhiata allo speciale che abbiamo dedicato alle nomination degli Oscar e scriveteci le vostre previsioni.

Le nostre sono le seguenti.


MIGLIOR FILM
12 anni schiavo (12 Years a Slave), regia di Steve McQueen (ANG, FRA)
American Hustle - L'apparenza inganna (American Hustle), regia di David O. Russell (FEDE)

MIGLIOR REGIA
David O. Russell - American Hustle - L'apparenza inganna (American Hustle) (ANG)
Alfonso Cuarón - Gravity (FEDE, FRA)

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Leonardo DiCaprio - The Wolf of Wall Street (ANG)
Matthew McConaughey - Dallas Buyers Club (FEDE, FRA)

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Cate Blanchett - Blue Jasmine (FEDE, FRA)
Judi Dench - Philomena (ANG)

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Bradley Cooper - American Hustle - L'apparenza inganna (American Hustle) (ANG)
Jared Leto - Dallas Buyers Club (FEDE, FRA)

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Jennifer Lawrence - American Hustle - L'apparenza inganna (American Hustle) (FEDE)
Lupita Nyong'o - 12 anni schiavo (12 Years a Slave) (ANG, FRA)

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
Craig Borten e Melisa Wallack - Dallas Buyers Club (ANG)
Spike Jonze - Lei (Her) (FEDE, FRA)

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Steve Coogan e Jeff Pope - Philomena (FEDE)
John Ridley - 12 anni schiavo (ANG, FRA)

MIGLIOR FILM STRANIERO
La grande bellezza, regia di Paolo Sorrentino (Italia) (ANG, FEDE, FRA)

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Cattivissimo me 2 (Despicable Me 2), regia di Pierre Coffin e Chris Renaud (ANG)
Frozen - Il regno di ghiaccio (Frozen), regia di Chris Buck e Jennifer Lee (FEDE, FRA)

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Emmanuel Lubezki - Gravity (ANG, FEDE, FRA)

MIGLIOR SCENOGRAFIA
Judy Becker e Heather Loeffler - American Hustle - L'apparenza inganna (American Hustle) (FEDE)
Catherine Martin e Beverley Dunn - Il grande Gatsby (The great Gatsby) (ANG, FRA)

MIGLIOR MONTAGGIO
Jay Cassidy, Crispin Struthers e Alan Baumgarten - American Hustle - L'apparenza inganna (American Hustle) (FEDE)
Alfonso Cuarón e Mark Sanger - Gravity (ANG, FRA)

MIGLIOR COLONNA SONORA
Steven Price - Gravity (FRA)
William Butler e Owen Pallett - Lei (Her) (ANG, FEDE)

MIGLIOR CANZONE
Happy, musica e parole di Pharrell Williams - Cattivissimo me 2 (Despicable Me 2) (ANG)
Let it Go, musica e parole di Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez - Frozen - Il regno di ghiaccio (FRA)
Ordinary Love, musica e parole di Paul Hewson, David Evans, Adam Clayton, Larry Mullen e Paul Hewson - Mandela: Long Walk to Freedom (FEDE)

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Tim Webber, Chris Lawrence, Dave Shirk e Neil Corbould - Gravity (FEDE, FRA)
Christopher Townsend, Guy Williams, Erik Nash e Dan Sudick - Iron Man 3 (ANG)

MIGLIOR SONORO
Skip Lievsay, Niv Adiri, Christopher Benstead e Chris Munro - Gravity (FEDE, FRA)
Christopher Boyes, Michael Hedges, Michael Semanick e Tony Johnson - Lo Hobbit - La desolazione di Smaug (ANG)

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Steve Boeddeker e Richard Hymns - All Is Lost (FEDE)
Brent Burge - Lo Hobbit - La desolazione di Smaug (ANG)
Glenn Freemantle - Gravity (FRA)

MIGLIORI COSTUMI
Michael Wilkinson - American Hustle - L'apparenza inganna (American Hustle) (FRA)
Catherine Martin - Il grande Gatsby (The great Gatsby) (ANG, FEDE)

MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURA
Adruitha Lee e Robin Mathews - Dallas Buyers Club (FEDE)
Stephen Prouty - Jackass Presents: Bad Grandpa (FRA)
Joel Harlow e Gloria Pasqua-Casny - The Lone Ranger (ANG)

MIGLIOR DOCUMENTARIO
The Act of Killing, regia di Joshua Oppenheimer e Signe Byrge Sørensen (FRA, FEDE)
The Square, regia di Jehane Noujaim e Karim Amer (ANG)

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
CaveDigger, regia di Jeffrey Karoff (ANG)
The Lady in Number 6: Music Saved My Life, regia di Malcolm Clarke e Nicholas Reed (FRA)
Prison Terminal: The Last Days of Private Jack Hall, regia di Edgar Barens (FEDE)

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Helium, regia di Anders Walter e Kim Magnusson (FEDE)
Pitääkö Mun Kaikki Hoitaa? (Do I Have to Take Care of Everything?), regia di Selma Vilhunen e Kirsikka Saari (ANG)
The Voorman Problem, regia di Mark Gill e Baldwin Li (FRA)

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DI ANIMAZIONE
Mr. Hublot, regia di Laurent Witz e Alexandre Espigares (ANG)
Tutti in scena! (Get a Horse!), regia di Lauren MacMullan e Dorothy McKim (FEDE, FRA)

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domenica 26 gennaio 2014

OSCAR 2014. NOMINATION: FILM D'ANIMAZIONE, FILM STRANIERI, SCENEGGIATURE

Dall'alto: La Grande Bellezza; Frozen; una scena da Si Alza il Vento


Verdetto scontato, quello nella categoria relativa all'animazione.
Con la sola eccezione di Si Alza il Vento - ultima fatica del maestro nipponico Hayao Miyazaki col suo Studio Ghibli (quello di La Collina dei Papaveri, per capirci), in concorso a Venezia 2013 - la Disney non dovrebbe avere rivali neppure quest'anno.
Non solo in virtù del recente Golden Globe: Frozen è il miglior lavoro prodotto della celebre major dai tempi di Up (2009).
Grazie anche al tocco femminile dovuto all'apporto della regista-sceneggiatrice Jennifer Lee, l'ormai lanciatissmo blockbuster natalizio possiede tutte le carte in regola per conquistare anche l'Oscar.

Per il miglior film straniero, gli occhi sono ovviamente tutti puntati su La Grande Bellezza.
L'unico avversario che potrebbe impensierire Paolo Sorrentino è Il Sospetto-The Hunt dell'ex "dogmatico" danese Thomas Vinterberg, premiato a Cannes 2012 per l'interpretazione dell'ottimo protagonista Mads Mikkelsen.
In ogni caso, la pellicola dedicata alla nostra capitale - fatti i dovuti scongiuri - resta la superfavorita.

E le sceneggiature? Ai Globes l'ha spuntata Her, ma l'Academy distingue tra copioni originali e adattamenti.
Pertanto, se nella prima categoria Spike Jonze deve vedersela col duo O'Russel-Singer del quotatissimo American Hustle e con l'inossidabile Woody Allen (3 Oscar e 16 nomination all'attivo!) di Blue Jasmine, nell'altra la sfida sembrerebbe soprattutto tra Coogan-Pope di Philomena - già premiati a Venezia 2013 - e Terence Winter di The Wolf of Wall Street (ma chissà che il colpaccio non riesca invece al trio Delpy-Hawke-Linklater di Before Midnight).

Volete approfondire gli argomenti e magari leggervi pure qualche sceneggiatura?
Cliccate sui link che trovate di seguito!


MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
The Croods – Kirk DeMicco, Chris Sanders e Kristine Belson
Cattivissimo Me 2 (Despicable Me 2) – Pierre Coffin, Chris Renaud e Chris Meledandri
Ernest & Celestine – Benjamin Renner e Didier Brunner
Frozen – Chris Buck, Jennifer Lee e Peter Del Vecho
Si Alza il Vento – Hayao Miyazaki e Toshio Suzuki

MIGLIOR FILM STRANIERO
The Broken Circle Breakdown (Belgio) – Felix Van Groeningen
The Missing Picture (Cambogia) – Rithy Panh
Il Sospetto-The Hunt (Danimarca) – Thomas Vinterberg
La Grande Bellezza (Italia) – Paolo Sorrentino
Omar (Palestina) – Hany Abu-Assad

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
American Hustle – Eric Warren Singer e David O. Russell
Blue Jasmine – Woody Allen
Dallas Buyers Club – Craig Borten and Melisa Wallack
Her – Spike Jonze
Nebraska – Bob Nelson

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
12 Years a Slave – John Ridley
Before Midnight – Richard Linklater, Julie Delpy, Ethan Hawke
Captain Phillips – Billy Ray
Philomena – Steve Coogan e Jeff Pope
The Wolf of Wall Street – Terence Winter

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giovedì 16 gennaio 2014

OSCAR 2014. PAOLO, SEI IN NOMINATION!


10: Gravity e American Hustle.
9: 12 Anni Schiavo (12 Years a Slave).
6: Captain Phillips, Dallas Buyers Club, Nebraska.
5: Her e The Wolf of Wall Street.
4: Philomena.


No, quello di sopra non è un messaggio in codice. Né siamo noi della redazione che diamo i numeri. Né sono numeri della smorfia napoletana da giocarsi.
Nel primo pomeriggio - ora italiana - sono stati svelati i nominativi dei protagonisti degli Oscar 2014 e le cifre indicano quante nomination hanno raccolto i film più citati.

Tra sorprese - poche, come l'esclusione di nomi eccellenti del calibro di Robert Redford e Tom Hanks e l'inclusione di perfetti sconosciuti tra gli attori, o l'exploit di Dallas Buyers Club - e conferme - tante, tra le quali la presenza dei sempiterni John Williams (colonna sonora. Ancora! Sono 49 presenze...) e Meryl Streep (attrice protagonista. Lei, invece, è alla 18a volta) - emerge comunque una certezza: la vittoria della statuetta più prestigiosa sarà una sfida a tre tra Gravity di Alfonso Cuaròn, 12 Years a Slave di Steve McQueen e American Hustle di David O. Russell.

Rispetto all' anno scorso, quindi, ci sono meno sconvolgimenti. Ma la cerimonia di premiazione è il 2 Marzo: i giurati hanno quindi un bel po' di tempo ancora per sparigliare le carte.

Nel frattempo, stiamo preparando uno speciale nel quale vi faremo conoscere ogni singola categoria e ogni singolo candidato; perciò, pazientate ancora qualche giorno: vedrete che chicche...

Possiamo tuttavia anticiparvi alcune cose.
La voce di Scarlett Johansson non è stata nominata (no, avete letto bene: in Her di Spike Jonze la prosperosa attrice purtroppo non compare - si sente solo la sua voce, che nella pellicola è quella di un sistema operativo - ma è riuscita a vincere lo stesso il riconoscimento per la migliore interpretazione femminile all'ultimo Festival di Roma (all'Academy, a quanto pare, sono più tradizionalisti).

L'Italia c'è, eccome.
La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino (qui la recensione) è il frontrunner nella categoria per il Miglior Film Straniero.
Piero Tosi, grandissimo costumista, dopo 5 nomination il suo Oscar ora lo ha finalmente vinto (alla carriera).

Complimenti! Beh, che soddisfazione per il nostro cinema, dopo tanti - meglio: troppi - anni di oblio; e due motivi in più per seguire con interesse l'86a edizione degli Academy Award!

Restate connessi con CINEMA A BOMBA!: ne vedrete delle belle.

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mercoledì 15 gennaio 2014

LA GRANDE BELLEZZA, LA ROMA BELLA E STRACAFONAL DI SORRENTINO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

Italia/Francia, 2013
142'
Regia: Paolo Sorrentino
Interpreti: Toni Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Carlo Buccirosso, Iaia Forte, Pamela Villoresi, Galatea Ranzi, Isabella Ferrari, Giorgio Pasotti, Massimo Popolizio, Serena Grandi, Pasquale Petrolo (Lillo), Roberto Herlitzka, Fanny Ardant, Antonello Venditti.


Quest'anno, finalmente, l'Italia ha buone possibilità di tornare nel gotha del cinema internazionale.
La Grande Bellezza, ultima ambiziosa opera firmata Paolo Sorrentino, è la speranza tricolore all'ormai prossima notte degli Oscar, forte degli osanna tributatigli l'anno scorso al Festival di Cannes, del successo di pubblico e critica che sta ottenendo negli States e soprattutto dal recentissimo Golden Globe conquistato come miglior film straniero.

La pellicola ruota intorno a Jep Gambardella (Servillo), un tempo promessa della letteratura italiana grazie ad un unico romanzo di grande successo, ora intervistatore a tempo perso e "re dei mondani" a tempo pieno.
Tra un festino e l'altro il nostro ha diversi incontri più o meno surreali, ma la notizia della morte della mai dimenticata fidanzata di gioventù lo scuote dal torpore e lo spinge a dare una svolta alla propria vita.

La cosa che più balza all'occhio è che, una volta tanto, in questo film complesso e apparentemente privo di una trama lineare l'Italia non è rappresentata come una nazione che si piange addosso e fa sfoggio unicamente delle proprie magagne.
Questa eterna autoindulgenza è il reato principale della cinematografia nostrana degli ultimi decenni, peccato gravissimo per un'industria capace in passato di innovare come pochi il linguaggio filmico: basti pensare alla narrazione universale del Neorealismo, ma pure alle pellicole di genere degli anni 60-70 (Tarantino aveva ragione, e la cosa brucia ancora a certi miopi campanilisti).

Ciò non toglie che il talentuoso regista napoletano sia spesso impietoso nella descrizione del mondo intellectual-chic - o meglio, "intellettualoid-chic" - della Capitale, tanto snob quanto volgare, fatuo, vuoto.
Spassose in questi termini almeno due sequenze: quella dell' intervista del protagonista all'emula di Marina Abramović e quella della metodica demolizione della matrona altoborghese fintamente impegnata.

Tuttavia, ciò che rende più profondo il suo sguardo è la proibita fascinazione - in fondo, comprensione - verso questo mondo "altro", fatto di "trenini che non vanno da nessuna parte" e di feste rutilanti piene di musica, luci, colori sulle terrazze di attici dalla vista spettacolare (il Colosseo compare spesso, sullo sfondo), dove si mischiano starlette, donne avvenenti e disponibili, imprenditori, poeti silenziosi, cardinali gastronomi, nobili decaduti, scrittori da quattro soldi, parvenu...

Forse perché, per riuscire a catturare qualche sprazzo di sincerità e bellezza, bisogna prima immergersi in questo inferno di miseria spirituale e poi liberarsene; come fa il protagonista, prima nauseato dallo squallore e dall'ipocrisia di una classe sociale oziosa e velleitaria, e infine proiettato verso una dimensione più autentica della propria esistenza.

Già, la bellezza: grazie alla fotografia dell'ottimo Luca Bigazzi, era da tempo che Roma non veniva rappresentata così piena di charme, poesia, arte, mistero: i suoi scorci sono uno spettacolo nello spettacolo e riescono a far dimenticare la versione maldestra e anacronistica che Woody Allen aveva cercato di immortalare lo scorso anno con l'irrisolto To Rome with Love.

Un paio di note sugli attori: la prima riguarda il massiccio utilizzo di professionisti di estrazione teatrale, tra i quali il sempre bravissimo Servillo, oramai il più importante interprete del nostro Paese; la seconda il fatto - piuttosto curioso - che Carlo Verdone e Sabrina Ferilli, alfieri della romanità, interpretano personaggi che si chiamano rispettivamente Romano e Ramona (anagramma di "romana"). Una coincidenza?

Abbiamo sorvolato volutamente sul parallelismo tra La Grande Bellezza e l'immortale capolavoro felliniano La Dolce Vita: troppo diversi gli stili registici, troppo lontane le epoche in cui sono stati girati, troppo fuorviante il dibattito in cui si è infognata buona parte della critica per poter confrontare le due opere.
Ora è il momento di concentrarsi sull'Oscar, una statuetta che manca all'Italia da un quindicennio.
Forza, Paolo. Se non ci riesci tu, chi può?

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lunedì 13 gennaio 2014

GOLDEN GLOBE 2014. I VINCITORI

Dall'alto: Paolo Sorrentino col Golden Globe per il miglior film straniero; Amy Adams miglior attrice per American Hustle; cast e regista di 12 Anni Schiavo; Matthew McConaughey miglior attore drammatico; Jennifer Lawrence miglior attrice non protagonista.


Tutto come previsto, o quasi.
La notizia del giorno è di sicuro il Golden Globe come miglior film straniero vinto dal nostro Paolo Sorrentino con La Grande Bellezza.
Non possiamo che rallegrarcene, per almeno 3 ragioni:
- all'ultimo Festival di Cannes la pellicola era stata malamente snobbata dalla giuria in favore di La Vie d'Adèle (eh?);
- il "girone" relativo ai film stranieri era il più combattuto, con altri 4 "pezzi da novanta" su cui non era affatto facile spuntarla;
- La Grande Bellezza è davvero un'opera riuscita (presto ne pubblicheremo la recensione!) e conferma Sorrentino come il più originale regista del nostro paese, l'unico in grado di essere competitivo anche oltreoceano.
Bravo Paolo, e speriamo che questo successo sia di buon auspicio per gli Oscar 2014.

Quanto al resto, i premi confermano in buona parte le previsioni della vigilia, con la sensazione che i 90 giurati della stampa estera abbiano voluto accontentare un po' tutti.
Ecco allora American Hustle e 12 Anni Schiavo che tornano a casa coi globi più ambiti (a differenza degli Oscar, i GG distinguono tra film drammatici e commedie), col messicano Alfonso Cuaron di Gravity come terzo incomodo.

Se per le attrici i verdetti erano scontati - dall'alleniana Cate Blanchett alla determinata Amy Adams, passando per la lanciatissima Jennifer Lawrence, già oscarizzata l'anno passato (ma spiace per la Julie Delpy di Before Midnight, rimasta a bocca asciutta) - più interessanti risultano quelli per i migliori attori.

Leo DiCaprio, che invecchia come il buon vino, sbaraglia l'agguerritissima concorrenza e - giudato ancora una volta dal mentore/amico Martin Scorsese - con The Wolf of Wall Street si piazza in prima fila nella corsa per quella statuetta che troppo a lungo gli è stata negata.
Sorvolando sul premio assegnato a Jared Leto per Dallas Buyers Club (una concessione alle ragazzine che lo idolatrano come cantante rock?), che ha prevalso a sorpresa sul favoritissimo Michael Fassbender di 12 Anni Schiavo, notevole è il Globe come protagonista drammatico conquistato da Matthew McConaughey per lo stesso film: l'ex bellimbusto texano, da quando ha incrociato la propria strada con quella del maestro William Friedkin (vedi Killer Joe), si è riscoperto attore credibile e "serio".

Ultima nota: l'assenza della superdiva Jessica Chastain.
Dopo il GG conquistato a furor di popolo con Zero Dark Thirty l'anno scorso e due nomination consecutive agli Oscar andate inspiegabilmente a vuoto, la rossa attrice californiana ha scelto di tenersi lontana dalle competizioni, in attesa di tornare alla grande con l'attesissimo Interstellar di Christopher Nolan (quello dell'ultimo Batman).
Saranno loro i vincitori del prossimo anno?

Di seguito l'elenco dei premiati: cliccate sui link per accedere a trailer, interviste e curiosità!


MIGLIOR FILM DRAMMATICO
- 12 Anni Schiavo

MIGLIOR COMMEDIA
- American Hustle

MIGLIOR REGIA
- Alfonso Cuaron, Gravity

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA IN UN FILM DRAMMATICO
- Matthew McConaughey, Dallas Buyers Club

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA IN UN FILM DRAMMATICO
- Cate Blanchett, Blue Jasmine

MIGLIOR ATTORE IN COMMEDIA O MUSICAL
- Leonardo DiCaprio, The Wolf of Wall Street

MIGLIORE ATTRICE IN COMMEDIA O MUSICAL
- Amy Adams, American Hustle

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
- Jared Leto, Dallas Buyers Club

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
- Jennifer Lawrence, American Hustle

MIGLIORE SCENEGGIATURA
- Spike Jonze, Her

MIGLIORE COLONNA SONORA
- Alex Ebert, All Is Lost

MIGLIOR CANZONE
- Ordinary Love degli U2, Mandela: Long Walk To Freedom

MIGLIOR FILM DI ANIMAZIONE
- Frozen

MIGLIOR FILM STRANIERO
- La Grande Bellezza (Italia)

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