CINEMA A BOMBA!

lunedì 5 maggio 2025

CONCLAVE - HABEMUS PAPAM, LA SCELTA DEL NUOVO PAPA AL CINEMA




CONCLAVE

Regno Unito/USA, 2024
120'
Regia: Edward Berger
Interpreti: Ralph Fiennes, Stanley Tucci, Isabella Rossellini, Sergio Castellitto, John Lithgow, Lucian Msamati, Carlos Diehz, Roberto Citran.




HABEMUS PAPAM

Italia/Francia, 2011
102'
Regia: Nanni Moretti
Interpreti: Michel Piccoli, Nanni Moretti, Jerzy Stuhr, Renato Scarpa, Margherita Buy.


Papa Francesco è morto il 21 aprile 2025, Lunedì dell'Angelo.

La morte di un Pontefice innesca una serie di rituali, cerimonie, commemorazioni che si concluderanno con l'annuncio del nuovo Papa e che non hanno uguali per sfarzo, fascino, suggestioni, coinvolgimento emotivo e religioso (soprattutto se il defunto è stato amato e apprezzato come lo è stato l'argentino Jorge Mario Bergoglio).

Anche il cinema non è rimasto insensibile a questo fenomeno mediatico che unisce in modo così efficace tradizione e modernità, fede e mondanità, speculazioni sui papabili e fiducia nell'azione dello Spirito Santo.

Particolarmente attuale (purtroppo) è risultato uno dei fenomeni cinematografici degli ultimi mesi, quel Conclave che agli Oscar ha vinto "solo" una statuetta per la sceneggiatura non originale (è tratta dall'omonimo romanzo di Robert Harris), pur potendo vantare la bellezza di ben 8 nomination.

Il film diretto dall'austriaco Edward Berger (autore di Niente di nuovo sul fronte occidentale, premiato come miglior film straniero nella Notte delle Stelle 2023) ha ottenuto tuttavia un ottimo successo di pubblico, alimentato in questi giorni anche dall'attualità.

I suoi punti di forza sono da ricercarsi in un cast eccezionale (Ralph Fiennes, Stanley Tucci e Isabella Rossellini meritatamente nominati; ma non possiamo non lodare anche Sergio Castellitto), nello script di Peter Straughan (migliore del materiale originale: apprezzabile, dal nostro punto di vista, il non essersi soffermato troppo sul grande colpo di scena finale, che era il fulcro del romanzo ma che qui rappresenta il tallone di Achille di un thriller comunque molto ben congegnato e avvincente), nelle fastose scenografie (la Cappella Sistina e gli ambienti di Santa Marta sono stati ricostruiti fedelmente a Cinecittà), nelle musiche che danno un senso di inquietudine e di attesa.

Ovviamente è centrale il conclave, visto come manifestazione delle ambizioni, della corruzione, degli intrighi di certi porporati e della fede, dell'umiltà e del dubbio di altri.

Riguardo a quest'ultimo punto non possiamo non citare il seguente intervento del cardinale Lawrence (Fiennes), il decano chiamato a coordinare il lavoro degli altri porporati destreggiandosi tra i progressisti guidati dal cardinale Bellini (Tucci), i tradizionalisti del carismatico cardinale Tedesco (Castellitto), i moderati che hanno nel cardinal Tremblay (Lithgow) il proprio punto di riferimento, il gruppo degli africani:

C’è un peccato che sono arrivato a temere più di ogni altro: la certezza.
Se ci fosse solo la certezza e nessun dubbio, non ci sarebbero misteri.
E quindi nessun bisogno di fede.


Notevole.

Ma Conclave affronta un altro tema spinoso: il ruolo delle donne nella Chiesa.

Relegate a posti di rincalzo, esse invece sono spesso forza trainante nella vita della comunità, occhi e orecchie attenti, amministratrici e organizzatrici concrete ed efficaci.

Qui è la suor Agnes di Isabella Rossellini a rappresentarle (breve ma incisivo ruolo), ma sono tantissime le religiose e le laiche attive a livello parrocchiale e diocesano: la Chiesa ne dovrà tenere sempre più conto.

La scelta del nuovo Papa è stata al centro anche di un film italiano del 2011 di Nanni Moretti.

Se Berger ha prediletto i toni drammatici, più leggeri (ma non per questo più superficiali) sono stati quelli utilizzati dal regista di Mia Madre.

In Habemus Papam i cardinali non sono mossi dall'ambizione di un Magistero più alto ma, al contrario, sperano di non essere eletti e il malcapitato scelto per questo ruolo di così grande responsabilità, il mite cardinal Melville (un encomiabile Michel Piccoli), pur non avendo dubbi sulla propria fede, non si sente degno del compito, si spaventa e fugge via, lasciando la Chiesa nell'incertezza (due anni dopo Papa Benedetto XVI si dimetterà: c'è chi ha considerato questo film come "profetico"...).

Le scene divertenti non mancano (ad esempio, il torneo di pallavolo tra porporati) e il film è attraversato da un'ironia bonaria e rispettosa, ma il finale lascia un senso di malinconia e pessimismo ed è paradossalmente "apocalittico" rispetto a quello di Conclave.

I due film si incontrano nella descrizione dei Cardinali come di esseri umani pieni di difetti, fallibili - la Chiesa è pur sempre fatta di uomini, di peccatori - e nel fascino senza tempo dell'estetica - e perché no, anche dell'etica - del Cattolicesimo.

Tra poche ore risuonerà nella Cappella Sistina l'Extra Omnes e da quel momento tutti gli occhi di credenti e non saranno rivolti ad un comignolo sul Colle Vaticano, in attesa di una fumata bianca.

Confidiamo che lo Spirito Santo venga ascoltato e accolto e auguriamo in anticipo un buon lavoro al nuovo Pontefice.

Non avrà vita facile (e non serve il cinema per rendersene conto).


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sabato 3 febbraio 2024

I CORTI: LA MERAVIGLIOSA STORIA DI HENRY SUGAR, L'UOMO CHE VEDEVA SENZA OCCHI


(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA/Regno Unito, 2023
41'
Regia: Wes Anderson
Interpreti: Benedict Cumberbatch, Ben Kingsley, Ralph Fiennes, Dev Patel, Richard Ayoade, David Gant.


Lo scrittore Roald Dahl (Fiennes) racconta di come è venuto a conoscenza della straordinaria storia di Henry Sugar (Cumberbatch), uno scapolo ricco, egoista, debosciato e annoiato che scommetteva al gioco e barava con nonchalance.

Un giorno questo trovò un quadernetto appartenuto ad un medico (Patel) contenente appunti sul caso di un tal Imdad Khan (Kingsley), un indiano in grado di vedere senza utilizzare gli occhi.

Colpito da questa singolare abilità, Sugar si mise così a leggere avidamente le note per cercare di capire come riuscire ad emulare l'uomo e come poter sfruttare la cosa a proprio vantaggio.


Colori dai toni vivaci e saturi molto Anni Settanta, una cura maniacale nei dettagli, una costruzione quasi teatrale e scenica delle inquadrature, ricche di particolari e dettagli; uno stile ironico, surreale, caratterizzato da ampi campi visivi, personaggi fuori dal tempo che si muovono e agiscono come in un film muto di cent'anni fa; un tocco antiquato alla Guido Gozzano e naïf alla Henry Rousseau-il Doganiere che trasfigura in modo fiabesco anche situazioni drammatiche e malinconiche.

Non c'è dubbio che Wes Anderson sia uno dei registi più originali, innovativi e riconoscibili di Hollywood.

Chi ha visto Moonrise Kingdom e Grand Budapest Hotel generalmente non ha poi difficoltà a riconoscere la mano dello stesso autore nelle opere successive.

Come succederà sicuramente con questo cortometraggio, La meravigliosa storia di Henry Sugar, tratto proprio dall'omonimo racconto dello scrittore per l'infanzia inglese Roald Dahl e presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia 2023.

Anderson stuzzica il pubblico, facendo rompere ai personaggi la cosiddetta quarta parete (si dice "rompere la quarta parete" quando gli attori sono consapevoli di essere guardati e si rivolgono direttamente agli spettatori, coinvolgendoli. NDR), tra vivaci cambiamenti di scenografie, fondali, trucco.

E gioca inserendo piccoli particolari sullo sfondo, facendo passare gli attori da un personaggio all'altro e narrando una storia di redenzione a lieto fine priva stavolta persino di quelle piccole punte di malizia e "cattiveria" (quasi bonaria, se vogliamo usare un ossimoro) che si percepiscono nei suoi lavori precedenti.

In questi gradevoli 40 minuti scarsi c'è tanto Wes Anderson - e un Wes Anderson in gran forma, pieno di inventiva, creatività, voglia di stupire.

Quel bambino che fantasticava sui libri di Roald Dahl ora si diverte a fare film.


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lunedì 4 aprile 2022

I CLASSICI: LEGO BATMAN-IL FILM, QUESTO EROE BAT-TUTARO NON SI BAT-TE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Australia/Danimarca, 2017
104'
Regia: Chris McKay
Voci originali: Will Arnett, Rosario Dawson, Ralph Fiennes, Zach Galifianakis, Michael Cera, Mariah Carey, Jonah Hill, Channing Tatum, Conan O'Brien, Zoë Kravitz, Brent Musburger, Ralph Garman, Billy Dee Williams.


Batman (Arnett) è il supereroe che difende la caotica Gotham City da supercriminali come il Joker (Galifianakis).
La sua vera identità è Bruce Wayne, milionario senza amici e un po' depresso che vive in un enorme maniero isolato con la sola compagnia del fido maggiordomo Alfred (Fiennes).

Quando però Joker e altri cattivoni (alcuni provenienti da altri franchise) provano a distruggere la metropoli, l'Uomo Pipistrello avrà bisogno dell'aiuto di Robin (Cera) - giovane orfano da lui distrattamente adottato - e Batgirl (Dawson) - alias Barbara Gordon, commissario di polizia di fresca nomina - per salvare capra e cavoli.


Dimenticate il dittico gotico di Tim Burton con Michael Keaton.
Dimenticate i due episodi campy di Joel Schumacher con, rispettivamente, Val Kilmer e George Clooney.
Dimenticate la trilogia di Christopher Nolan con Christian Bale.
Dimenticate persino il Batfleck e il recentissimo Batman "articolato" - nel senso di "con l'articolo" - con Robert Pattinson.

Dimenticateli tutti, perché la miglior versione cinematografica di Batman è... questa.

Parola di Morgan Freeman, uno che un po' se ne intende (è stato l'inventore Julius Fox in tutti e 3 i capitoli del Cavaliere Oscuro) ed è rimasto estasiato lavorando con Will Arnett in The LEGO Movie, di cui questo lungometraggio è un fiero spin-off.

Comedian canadese tra i protagonisti degli ultimi due film delle Tartarughe Ninja, Arnett è stato così apprezzato nel cartone diretto da Lord & Miller da convincere la produzione a dedicare al suo personaggio una pellicola "solista".

Ad accompagnarlo - nella versione originale - un cast vocale da far drizzare i peli sulla lingua: dal Galifianakis di Una Notte da Leoni al Cera di A Very Murray Christmas, dal Williams di Star Wars alla Dawson di Clerks II, passando per Musburger e Garman che ricordiamo rispettivamente per Cars/Planes e Hollyweed.

Ma l'ingaggio più clamoroso è Fiennes nel ruolo che era stato di Michael Caine prima e di Jeremy Irons poi.
Il grande attore inglese, noto ai più per la saga di Harry Potter, interpreta Alfred con (auto)ironia e conferendo un personale tocco "teatrale" al personaggio.

Abbondante di riferimenti/ammiccamenti fumettistici e meta-cinematografici (avete notato che il complesso lounge che suona al galà è lo stesso che si sente in sottofondo nel party organizzato da Lex Luthor in Batman v Superman?), LEGO Batman forse non è esilarante come The LEGO Movie, però non manca certo di ghiottonerie per i fan.

Tra le scene migliori ricordiamo la festa di anniversario della Justice League nella fortezza di ghiaccio di Superman e lo scontro/confronto finale tra i buoni e i cattivi (Godzilla che colpisce inavvertitamente Sauron con uno dei propri sputi radioattivi è una delle gag di maggiore spasso).

Tuttavia, sorprendentemente, il pregio principale della pellicola risiede nei suoi momenti "seri".
Il rapporto fra Bruce e i defunti genitori - con il derivante senso di colpa del primo e la sua paura di affezionarsi ad altre persone - non era mai stato elaborato sul grande schermo in modo più toccante e sincero.

In attesa dell'annunciato seguito (al momento la produzione è in stallo), il Batman LEGO è tornato in The LEGO Movie 2, un altro "classico" che presto o tardi vi recensiremo.

Ma è qui che potete scoprire se siete davvero esperti ed appassionati dell'eroe incappucciato, provando a individuare tutte le citazioni e i riferimenti di cui il film è disseminato.

Un film per veri Bat-fan.


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domenica 17 dicembre 2017

HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE PARTE 1 E PARTE 2, LA FINE È SOLO L'INIZIO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Regno Unito/USA, 2010
146'
Regia: David Yates
Interpreti: Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Ralph Fiennes, Helena Bonham Carter, Robbie Coltrane, Michael Gambon, Brendan Gleeson, John Hurt, Rhys Ifans, Jason Isaacs, Bill Nighy, Alan Rickman, Timothy Spall, Richard Griffiths, Fiona Shaw, David Thewlis, Imelda Staunton, Tom Felton, Domhnall Gleeson, Natalia Tena, Julie Walters, Bonnie Wright.


(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Regno Unito/USA, 2011
130'
Regia: David Yates
Interpreti: Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Ralph Fiennes, Helena Bonham Carter, Gary Oldman, Maggie Smith, Ciarán Hinds, Robbie Coltrane, Michael Gambon, John Hurt, Jason Isaacs, Alan Rickman, David Thewlis, Tom Felton, Natalia Tena, Julie Walters, Bonnie Wright.


Harry Potter e i suoi amici sono in fuga: rintanatisi a casa Weasley, vengono attaccati dai Mangiamorte di Voldemort e costretti a riparare a Londra.

Qui i nostri iniziano la ricerca degli Horcrux, che racchiudono i vari pezzi dell'anima del Signore Oscuro.

Costretti a spostamenti continui, Harry, Ron ed Hermione capiranno che non sarà facile ritrovare gli oggetti magici e torneranno ad Hogwarts per lo scontro definitivo col loro nemico, durante il quale scopriranno il vero ruolo di Piton nella vicenda...






Poco più di dieci anni fa, il 21 Luglio 2007 (poco dopo l'anteprima mondiale del film Harry Potter e l'Ordine della Fenice), usciva in lingua originale Harry Potter e i Doni della Morte, settimo e conclusivo romanzo della saga creata da J.K. Rowling (in Italia abbiamo dovuto aspettare fino a Gennaio dell'anno successivo).

72 milioni di copie vendute in pochissimi giorni e un successo editoriale sensazionale aiutano solo in parte a capire quanto grande era in tutto il mondo l'attesa di conoscere come andava a finire la storia del maghetto occhialuto e dei suoi amici.

I fan già da subito si dimostrarono entusiasti, anche perché finalmente ci si rese conto che l'intera saga era stata pensata fin da subito come una vicenda lineare e che l'autrice era riuscita con parecchia abilità a nascondere dettagli importantissimi ai fini della trama in particolari e stiuazioni che sembravano a prima vista insignificanti.

Tutti i nodi, quindi, vengono al pettine e tracciano il percorso che porterà, colpo di scena su colpo di scena, allo sviluppo ultimo della narrazione e al gran finale - l'attesissimo e inevitabile scontro tra Harry e il suo arcinemico Lord Voldemort.
Uno scontro che regala più di una sorpresa...

Diviso in due parti per questioni di botteghino (come pure Lo Hobbit, romanzo breve "allungato" al cinema fino a diventare una trilogia!), ma anche per evitare eccessivi tagli, I Doni della Morte possiede un tono cupo, plumbeo, da attesa e da resa dei conti.

I personaggi sono cresciuti insieme agli attori che li interpretano - vale soprattutto per i tre giovani protagonisti, benché solo la Watson abbia poi realizzato una carriera di successo - e scopriamo cose su di loro che non immaginavamo.
Veniamo a sapere che Albus Silente non era tutto 'sto stinco di santo, che Piton non era quell'infamone che credevamo, mentre anche Neville Paciock si dimostra ben diverso da come lo avevamo conosciuto.

Nonostante alcun momenti morti nella prima parte e qualche libertà di troppo rispetto al romanzo nella seconda, il finale della storia risulta incalzante e ben confezionato.
I fan della saga non possono rimanere delusi.

Occhio al finale, un flashforward che mostra i protagonisti 20 anni dopo: è anche l'inizio di Harry Potter e la Maledizione dell'Erede, opera teatrale ideata da J.K. Rowling (ma scritta insieme al commediografo Jack Thorne e al regista John Tiffany), la cui fortunata versione cartacea è in pratica l'8° romanzo della serie.
Ne vedremo prima o poi anche un'adattamento cinematografico?

Per il momento, la scrittrice britannica è impegnata come sceneggiatrice e produttrice della nuova serie-prequel iniziata l'anno scorso con Animali Fantastici e Dove Trovarli (alla regia ancora il fido David Yates), cui dovrebbero seguire altre 4 pellicole.

Insomma, per i fan del mondo di Harry Potter c'è ancora molto da vedere.
E da amare.






Nel frattempo, se non funziona la formula "Accio CINEMA A BOMBA!" per ripescare i post precedenti del nostro Speciale Harry Potter, potete sempre dare un'occhiata ai link riportati qui sotto:

- Harry Potter e La Pietra Filosofale,
- Harry Potter e La Camera dei Segreti,
- Harry Potter e Il Prigioniero di Azkaban,
- Harry Potter e Il Calice di Fuoco,
- Harry Potter e L'Ordine della Fenice,
- Harry Potter e Il Principe Mezzosangue.

Grazie a tutti per averci seguito: un altro grande successo!





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lunedì 27 novembre 2017

HARRY POTTER E L'ORDINE DELLA FENICE, TUTTI PER HARRY (ED HARRY PER TUTTI)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Regno Unito/USA, 2007
138'
Regia: David Yates
Interpreti: Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Imelda Staunton, Ralph Fiennes, Helena Bonham Carter, Michael Gambon, Jason Isaac, Robbie Coltrane, Tom Felton, Brendan Gleeson, Alan Rickman, Gary Oldman, Maggie Smith, Fiona Shaw, Richard Griffiths, David Thewlis, Emma Thompson, Robert Hardy, Evanna Lynch, Natalia Tena.


Dopo il tragico epilogo del Torneo Tremaghi, il Ministro della Magia Cornelius Caramell (Hardy) cerca di far passare sotto silenzio - per varie ragioni, molte delle quali poco nobili - il ritorno del temuto Lord Voldemort: promuove un'azione disciplinare nei confronti di Harry Potter, reo di aver usato la magia in presenza di un babbano (ma era per salvare l'odioso cugino Dudley da un attacco dei Dissennatori) e una campagna stampa volta a screditarlo.

Prende inoltre il controllo di Hogwarts attraverso la melliflua ma inflessibile Dolores Umbridge (Staunton), che si scontrerà con Albus Silente (Gambon) e con tutti gli altri insegnanti.

Harry, come se non bastasse, è vittima di terribili visioni premonitrici.

Ma questa volta ad affrontare la sua nemesi e i suoi fedeli Mangiamorte - tra i quali spiccano Lucius Malfoy (Isaac) e la perfida Bellatrix Lestrange (Bonham Carter) - non sarà da solo.

Al suo fianco ci saranno l'Ordine della Fenice - una società segreta di oppositori di Voldemort composta da vecchie conoscenze - e il sedicente Esercito di Silente - un gruppo di studenti che si allena di nascosto in incantesimi di difesa.






Intrighi, corruzione, connivenze, macchine del fango, potere repressivo, ottusità, nessuno scrupolo...

Irrompe la politica, impersonificata (al peggio) da Caramell e Umbridge, che con le loro azioni ostacolano e intralciano - consapevolmente o inconsapevolmente? - gli unici che sono in grado di contrastare Voldemort e i suoi accoliti.

Harry Potter e l'Ordine della Fenice non rappresenta solo un'opera di intrattenimento leggero, ma questa volta si connota anche come un J'accuse contro ogni limitazione e negazione dei diritti civili (si vedano le punizioni inflitte dall'insegnante ministeriale), l'abuso di potere e il clientelismo.

Fatto piuttosto insolito per un blockbuster, sotto accusa viene messa pure la stampa: già in Harry Potter e Il Calice di Fuoco era comparsa la giornalista Rita Skeeter (Miranda Richardson), specializzata nel taroccare le interviste per rendere più appetibili gli articoli, con buona pace dell'etica deontologica.

Ma questa volta sotto tiro finisce tutto il sistema, e in particolare un modo di fare giornalismo tanto ossequioso nei confronti delle autorità quanto spietato nei confronti della vittima designata, demolita a colpi di fake news e notizie sensazionalistiche ed esagerate.

Attuale, vero?

Ma tranquilli, la componente di denuncia non soffoca le altre.

Ecco che allora riescono a trovare il giusto spazio il primo bacio di Harry con Cho Chang e nuovi personaggi come l'estrosa Ninfadora Tonks (Tena) e soprattutto la svaporata (e amatissima dai fan della saga) Luna Lovegood (Lynch), protagonista di momenti surreali e divertenti.

Ma il clou è la spettacolare e avvincente battaglia finale al Ministero della Magia tra Voldemort e i Mangiamorte da una parte e l'Ordine della Fenice e l'Esercito di Silente dall'altra, battaglia che da sola vale il prezzo del biglietto.
E nella quale il maghetto occhialuto non è più da solo contro il suo storico nemico.

Non temere, Harry: come si dice, l'unione fa la forza.





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venerdì 17 novembre 2017

HARRY POTTER E IL CALICE DI FUOCO, UNA COPPA CHE SCOTTA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Regno Unito/USA, 2005
157'
Regia: Mike Newell
Interpreti: Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Ralph Fiennes, Michael Gambon, Brendan Gleeson, Gary Oldman, Jason Isaacs, Alan Rickman, Tom Felton, Miranda Richardson, Robert Pattinson.


Mentre Harry Potter e i suoi amici stanno assistendo alla finale di Coppa del Mondo di Quidditch, i temibili Mangiamorte seminano il panico minacciando il ritorno di Voldemort, il Signore Oscuro.

Tornati alle lezioni, gli studenti conoscono un nuovo professore, il burbero Alastor Moody (Gleeson, ve lo ricordate in Six Shooter, no?) e si preparano ad assistere al Torneo Tremaghi, delle specie di Olimpiadi tra scuole di magia.

Per la competizione - che prevede 3 impegnative prove di abilità - vengono selezionati 4 ragazzi tra cui lo stesso Harry, benché teoricamente troppo giovane per prendervi parte.
Che sia una trappola ordita da qualcuno per metterlo in pericolo?






Arrivati al quarto film, c'è un nuovo cambio dietro la cinepresa: fuori il messicano Alfonso Cuarón (futuro premio Oscar per Gravity) e dentro Mike Newell (Quattro Matrimoni e un Funerale, Donnie Brasco), primo regista britannico della serie.

Una prova difficile per il nuovo arrivato, che doveva rendere giustizia al romanzo di J.K. Rowling che molti fan considerano il migliore della saga.

Newell si è limitato a una direzione diligente e professionale, affidandosi all'adattamento di Steven Kloves (sempre lui) e alle indicazioni fornite dalla stessa Rowling e dal produttore David Heyman.






Questo capitolo si segnala per la prima vera apparizione del cattivissimo Lord Voldemort (un inquietante Ralph Fiennes senza naso, grazie agli effetti speciali) e per la partecipazione del divo di Twilight, Robert Pattinson, in una parte marginale ma incisiva.

Qualche dubbio sull'interpretazione di Albus Silente da parte di Michael Gambon - molto diversa da quella più autorevole di Sir Richard Harris in La Pietra Filosofale e La Camera dei Segreti - che tuttavia non inficia la riuscita di una pellicola che appassiona ancora i fan più affezionati e può divertire pure chi non rientra in questa categoria.




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domenica 16 luglio 2017

I CLASSICI: A BIGGER SPLASH, PANTELLERIA PORTALI VIA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Italia, 2015
120'
Regia: Luca Guadagnino
Interpreti: Tilda Swinton, Ralph Fiennes, Matthias Schoenaerts, Dakota Johnson, Corrado Guzzanti, Aurore Clément, Elena Bucci


È un'estate particolarmente calda, a Pantelleria: calda per l'incombere dell'afa e per l'imminente arrivo dello scirocco; calda per l'arrivo massiccio di migranti dalla vicina Africa.

Ma alla famosa rockstar Marianne (Swinton) e al suo aitante toy boy Paul (Schoenaerts) questo interessa poco o niente: sono in vacanza ed hanno intenzione di rilassarsi, essendo reduci lei da un intervento alle corde vocali che l'ha lasciata temporaneamente afona, lui da un tentativo di suicidio.

La loro tranquillità ed il loro isolamento finiranno, però, con l'arrivo nell'isola dello scatenato Harry (Fiennes), ex di lei e produttore musicale, e della giovane sua figlia Penelope (Johnson).

Che innescheranno un turbinoso maelstrom di desiderio, attrazione, tentazione dagli esiti drammatici.






Caso più unico che raro: c'è un regista italiano più famoso negli States che in patria.

Se state pensando a Paolo Sorrentino, vi sbagliate: nel 2014, vincendo Golden Globe e Oscar per La Grande Bellezza si è fatto notare anche oltre Oceano e ha potuto così permettersi di utilizzare attori di caratura internazionale per le sue opere successive - Michael Caine per Youth-La Giovinezza (in concorso a Cannes 2015) e Jude Law per la serie Tv The Young Pope (presentata in anteprima a Venezia 2016).
Ma già precedentemente si era fatto apprezzare per i suoi film, soprattutto per Le Conseguenze dell'Amore (2004) e Il Divo (Premio della giuria a Cannes 2008 e candidato per il miglior trucco agli Oscar 2010).

No, stiamo parlando del siciliano Luca Guadagnino.

Dopo l'esordio con The Protagonist (1999) e il dimenticabile Melissa P. (2005), ha fatto il botto con Io Sono l'Amore, uscito un po' in sordina nel nostro Paese nel 2009, ma in grado di fare buoni incassi negli USA dopo critiche molto benevole e di ottenere addirittura una nomina agli Academy Award 2011 (per i costumi di Antonella Cannarozzi).

Buoni riscontri di critica e pubblico all'estero ha avuto anche A Bigger Splash - comunque in lizza per il Leone d'Oro a Venezia 2015 -, remake di La Piscina del 1969 di Jacques Deray con Alain Delon, Romy Schneider e Jane Birkin e "ispirato" anche all'omonimo quadro di David Hockney del 1967.

A cosa è dovuta tutta questa attenzione al di fuori dei patrii confini?

Sicuramente c'entra il talento: Guadagnino ha una grande padronanza tecnica, che lo porta a costruire le scene in modo efficace, a utilizzare al meglio gli attori, a creare atmosfere.

E poi sa scegliere molto bene ambientazioni - che diventano esse stesse centrali nella storia, "esotiche" protagoniste affascinanti e misteriose - si tratti della Riviera Ligure di Ponente (Sanremo, Dolceacqua, Castel Vittorio, Buggio), di Villa Necchi Campiglio a Milano o di Pantelleria - e collaboratori (tra questi citiamo l'ottimo montatore Walter Fasano).

Senza contare tematiche e stile: abbiamo già visto con Ratataplan, Cosimo e Nicole, Lo Chiamavano Jeeg Robot la necessità di alcuni nostri autori di distinguersi da una cinematografia italica generalmente ripetitiva e avvitata in se stessa.

Il siciliano ha scelto di venire incontro più ai gusti americani che a quelli europei e italiani - e il grande credito che gli viene dato nel Nuovo Continente è la conferma della bontà della scelta.

Ma probabilmente ci si è accorti delle capacità del regista grazie soprattutto alla collaborazione con una delle attrici più acclamate al mondo, la versatile Tilda Swinton, capace di passare con bravura e disinvoltura da pellicole impegnate a blockbuster quali Doctor Strange della Marvel.

I due hanno lavorato assieme finora per ben tre volte (solo nel film del 2005 l'interprete britannica non compare); ma si parla già di altri progetti comuni, come la rilettura di Suspiria di Dario Argento.

La Swinton è per Guadagnino una musa androgina, algida, distaccata ma troppo debole per resistere alla forza sconvolgente del desiderio e della passione.

E lo dimostra anche nella pellicola che stiamo trattando, storia di un quadrilatero amoroso anomalo, nel quale i personaggi "anziani" sono molto più vitali di quelli "giovani".

La gattamorta Penelope (Dakota Johnson, figlia di Don Johnson e Melanie Griffith, è la protagonista anche di Cinquanta Sfumature di Grigio e sequel) e il fusto depresso Paul (Schoenaerts), infatti, non hanno l'energia della rockstar Marianne né l'esuberanza invadente di Harry - un Ralph Fiennes estremo, mai così su di giri e scatenato: una vera forza della natura, figura ben lontana dai ruoli che solitamente gli vengono affidati o che si affida da solo (stiamo parlando, in questo caso, del suo esordio alla regia Coriolanus).

Sono proprio i due attori britannici il fulcro dell'intero film, ennesima dimostrazione che, se ti appoggi a interpreti credibili e professionali che portano gente al cinema e applausi della critica, il lavoro da cineasta è un po' più facile.

Guadagnino, in America, anche per i suoi progetti futuri avrà a disposizione budget e cast importanti - avrà a suo fianco Benedict Cumberbatch, Jake Gyllenhaal, Felicity Jones ( La Teoria del Tutto, Rogue One: A Star Wars Story), tra gli altri.

Speriamo che la nostra industria cinematografica si dia una svegliata: e se i talenti che stanno emigrando all'estero per mancanze di opportunità in Italia non dovessero più rientrare?

Il Paese di Federico Fellini, di Vittorio De Sica, dei maestri del Neorealismo e degli spaghetti western vuole giocare un ruolo da protagonista nel cinema mondiale - proponendo nuove idee e prospettive, raccontando storie universali con una propria originale sensibilità - o si accontenterà di fare da spettatore dei successi dei suoi figli all'estero?

Meglio darsi delle risposte il prima possibile, prima che altri talenti scappino altrove.




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lunedì 2 febbraio 2015

I CLASSICI: GRAND BUDAPEST HOTEL, L'UOMO CHE AMAVA LE NONNE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA/Germania/Gran Bretagna, 2014
100'
Regia: Wes Anderson
Interpreti: Ralph Fiennes, Tony Revolori, Willem Dafoe, Edward Norton, Adrien Brody, Saoirse Ronan, Jeff Goldblum, Mathieu Amalric, Harvey Keitel, Tilda Swinton, Owen Wilson, F.Murray Abraham, Jude Law, Tom Wilkinson, Jason Schwartzman, Léa Seydoux, Bob Balaban, Bill Murray.


Oggi: uno scrittore (Wilkinson) racconta dell'incontro avvenuto al Grand Budapest Hotel a metà degli anni 80 tra se stesso giovane e rampante giornalista (Law) e il vecchio proprietario dello stabile (Murray Abraham), che a sua volta rievoca la propria giovinezza come fattorino al servizio di Monsieur Gustave (Fiennes), concierge del rinomato albergo.

A questo punto inizia la storia vera e propria, che ruota intorno all'omicidio dell'anziana e facoltosa Madame D. (Swinton, truccatissima), di cui viene accusato proprio M. Gustave, focoso amante della stessa vegliarda.
Seguono peripezie e colpi di scena a non finire.

Wes Anderson ha una capacità unica: sorprende e convince sia i critici che il vasto pubblico, rimanendo fedele al proprio personalissimo stile.
Non si spiegherebbero altrimenti gli oltre 175 milioni di euro (!) incassati al botteghino né le 9 candidature agli Oscar (tra le quali quelle per miglior film e migliore regia) del suo nuovo capolavoro, Grand Budapest Hotel.

Giunto all'ottava pellicola (la settima consecutiva con Bill Murray nel cast!), il regista texano lascia a casa i suoi abituali co-sceneggiatori e fa tutto da solo, adattando liberamente i libri dello scrittore viennese Stefan Zweig e aggiungendo al proprio stile una punta di spregiudicatezza e un fondo di amarezza in più.

Con il solito cast da capogiro (ma avete letto tutti i nomi?!), Wes non si limita a predicare ai convertiti e firma la propria opera più ambiziosa.
C'è la forma, cioè lo stile e gli straordinari contributi tecnici ( i costumi di Milena Canonero sono meritatamente candidati, così come fotografia e scenografia), ma anche il contenuto.

Grand Budapest Hotel non è più soltanto la classica commedia surreale "alla Anderson" stile Moonrise Kingdom: è anche un film d'azione, una parabola sull'insicurezza umana e sull'avidità, una riflessione malinconica sul tempo che passa.

Rushmore e Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou sono lontani: il film con Ralph Fiennes punta in alto, a una o più statuette, ed è probabile che le aspettative non vengano deluse.

Intanto c'è già il Golden Globe come miglior commedia/musical.
Non male per un regista indipendente.

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domenica 6 maggio 2012

GLI INEDITI: CORIOLANUS, SERBA VENDETTA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

Gran Bretagna/Canada, 2011
122'
Regia: Ralph Fiennes
Interpreti: Ralph Fiennes, Jessica Chastain, Gerard Butler, Brian Cox, Vanessa Redgrave.


In una Roma prostrata dalla crisi economica, dalla fame e dalle rivolte sociali, lo sprezzante e coraggioso generale Caio Marzio (Fiennes) - detto Coriolano per aver espugnato da solo Corioli, roccaforte nemica - viene nominato dal Senato alla guida dell'esercito nella guerra contro i ribelli Volsci, capitanati dall'orgoglioso Tullo Aufidio (Butler).
Ma più che dai nemici, Coriolano dovrà guardarsi dal fuoco amico.

Per il suo esordio alla regia Ralph Fiennes (si pronuncia all'irlandese: reif fains) ha scelto una delle tragedie di Shakespeare meno conosciute, una storia di tradimento e vendetta che l'attore britannico ha fatto rivivere in una Roma che ricorda molto una città dell'ex Jugoslavia dopo la guerra dei Balcani (in effetti le scene sono state girate in Serbia).

L'ambientazione contemporanea, però, seppur intrigante, è il punto debole del film.
Stride, in particolare, l'adattamento del testo teatrale a un contesto di guerra moderna: i dialoghi declamatori rallentano l'azione e, in alcune scene, rendono statica la narrazione.

Alcune soluzioni registiche sono tuttavia interessanti: Coriolano, dalla dirittura morale e dalla coerenza esemplari, accecato dal voltafaccia dei suoi stessi compatrioti, diventa antieroe come capo indiscusso di un gruppo di skinhead (che nel fanatismo assomigliano a militanti di estrema destra; qualche riferimento al British National Party?).

E azzeccato è comunque il cast. Tralasciando lo stesso Fiennes, che ha plasmato il personaggio a sua immagine e somiglianza, buona è la scelta di Gerard Butler per il ruolo del fiero Tullo Aufidio, di Vanessa Redgrave per la parte dell'orgogliosa e ambiziosa madre del protagonista, e di Brian Cox (il senatore Menenio).
Jessica Chastain, seppur in un ruolo minore, è sempre fulgida.

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