CINEMA A BOMBA!

domenica 16 luglio 2017

I CLASSICI: A BIGGER SPLASH, PANTELLERIA PORTALI VIA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Italia, 2015
120'
Regia: Luca Guadagnino
Interpreti: Tilda Swinton, Ralph Fiennes, Matthias Schoenaerts, Dakota Johnson, Corrado Guzzanti, Aurore Clément, Elena Bucci


È un'estate particolarmente calda, a Pantelleria: calda per l'incombere dell'afa e per l'imminente arrivo dello scirocco; calda per l'arrivo massiccio di migranti dalla vicina Africa.

Ma alla famosa rockstar Marianne (Swinton) e al suo aitante toy boy Paul (Schoenaerts) questo interessa poco o niente: sono in vacanza ed hanno intenzione di rilassarsi, essendo reduci lei da un intervento alle corde vocali che l'ha lasciata temporaneamente afona, lui da un tentativo di suicidio.

La loro tranquillità ed il loro isolamento finiranno, però, con l'arrivo nell'isola dello scatenato Harry (Fiennes), ex di lei e produttore musicale, e della giovane sua figlia Penelope (Johnson).

Che innescheranno un turbinoso maelstrom di desiderio, attrazione, tentazione dagli esiti drammatici.






Caso più unico che raro: c'è un regista italiano più famoso negli States che in patria.

Se state pensando a Paolo Sorrentino, vi sbagliate: nel 2014, vincendo Golden Globe e Oscar per La Grande Bellezza si è fatto notare anche oltre Oceano e ha potuto così permettersi di utilizzare attori di caratura internazionale per le sue opere successive - Michael Caine per Youth-La Giovinezza (in concorso a Cannes 2015) e Jude Law per la serie Tv The Young Pope (presentata in anteprima a Venezia 2016).
Ma già precedentemente si era fatto apprezzare per i suoi film, soprattutto per Le Conseguenze dell'Amore (2004) e Il Divo (Premio della giuria a Cannes 2008 e candidato per il miglior trucco agli Oscar 2010).

No, stiamo parlando del siciliano Luca Guadagnino.

Dopo l'esordio con The Protagonist (1999) e il dimenticabile Melissa P. (2005), ha fatto il botto con Io Sono l'Amore, uscito un po' in sordina nel nostro Paese nel 2009, ma in grado di fare buoni incassi negli USA dopo critiche molto benevole e di ottenere addirittura una nomina agli Academy Award 2011 (per i costumi di Antonella Cannarozzi).

Buoni riscontri di critica e pubblico all'estero ha avuto anche A Bigger Splash - comunque in lizza per il Leone d'Oro a Venezia 2015 -, remake di La Piscina del 1969 di Jacques Deray con Alain Delon, Romy Schneider e Jane Birkin e "ispirato" anche all'omonimo quadro di David Hockney del 1967.

A cosa è dovuta tutta questa attenzione al di fuori dei patrii confini?

Sicuramente c'entra il talento: Guadagnino ha una grande padronanza tecnica, che lo porta a costruire le scene in modo efficace, a utilizzare al meglio gli attori, a creare atmosfere.

E poi sa scegliere molto bene ambientazioni - che diventano esse stesse centrali nella storia, "esotiche" protagoniste affascinanti e misteriose - si tratti della Riviera Ligure di Ponente (Sanremo, Dolceacqua, Castel Vittorio, Buggio), di Villa Necchi Campiglio a Milano o di Pantelleria - e collaboratori (tra questi citiamo l'ottimo montatore Walter Fasano).

Senza contare tematiche e stile: abbiamo già visto con Ratataplan, Cosimo e Nicole, Lo Chiamavano Jeeg Robot la necessità di alcuni nostri autori di distinguersi da una cinematografia italica generalmente ripetitiva e avvitata in se stessa.

Il siciliano ha scelto di venire incontro più ai gusti americani che a quelli europei e italiani - e il grande credito che gli viene dato nel Nuovo Continente è la conferma della bontà della scelta.

Ma probabilmente ci si è accorti delle capacità del regista grazie soprattutto alla collaborazione con una delle attrici più acclamate al mondo, la versatile Tilda Swinton, capace di passare con bravura e disinvoltura da pellicole impegnate a blockbuster quali Doctor Strange della Marvel.

I due hanno lavorato assieme finora per ben tre volte (solo nel film del 2005 l'interprete britannica non compare); ma si parla già di altri progetti comuni, come la rilettura di Suspiria di Dario Argento.

La Swinton è per Guadagnino una musa androgina, algida, distaccata ma troppo debole per resistere alla forza sconvolgente del desiderio e della passione.

E lo dimostra anche nella pellicola che stiamo trattando, storia di un quadrilatero amoroso anomalo, nel quale i personaggi "anziani" sono molto più vitali di quelli "giovani".

La gattamorta Penelope (Dakota Johnson, figlia di Don Johnson e Melanie Griffith, è la protagonista anche di Cinquanta Sfumature di Grigio e sequel) e il fusto depresso Paul (Schoenaerts), infatti, non hanno l'energia della rockstar Marianne né l'esuberanza invadente di Harry - un Ralph Fiennes estremo, mai così su di giri e scatenato: una vera forza della natura, figura ben lontana dai ruoli che solitamente gli vengono affidati o che si affida da solo (stiamo parlando, in questo caso, del suo esordio alla regia Coriolanus).

Sono proprio i due attori britannici il fulcro dell'intero film, ennesima dimostrazione che, se ti appoggi a interpreti credibili e professionali che portano gente al cinema e applausi della critica, il lavoro da cineasta è un po' più facile.

Guadagnino, in America, anche per i suoi progetti futuri avrà a disposizione budget e cast importanti - avrà a suo fianco Benedict Cumberbatch, Jake Gyllenhaal, Felicity Jones ( La Teoria del Tutto, Rogue One: A Star Wars Story), tra gli altri.

Speriamo che la nostra industria cinematografica si dia una svegliata: e se i talenti che stanno emigrando all'estero per mancanze di opportunità in Italia non dovessero più rientrare?

Il Paese di Federico Fellini, di Vittorio De Sica, dei maestri del Neorealismo e degli spaghetti western vuole giocare un ruolo da protagonista nel cinema mondiale - proponendo nuove idee e prospettive, raccontando storie universali con una propria originale sensibilità - o si accontenterà di fare da spettatore dei successi dei suoi figli all'estero?

Meglio darsi delle risposte il prima possibile, prima che altri talenti scappino altrove.




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mercoledì 16 gennaio 2013

OSCAR 2013. NOMINATION: DOCUMENTARI E CORTOMETRAGGI

Dall'alto: Searching for Sugar Man; Gino Strada, protagonista di Open Heart; Death of a Shadow, con Matthias Schoenaerts; The Longest Daycare/Maggie Simpson; Paperman


Cominciamo a scoprire le nomination agli Oscar 2013 con le categorie ingiustamente meno considerate dal grande pubblico, quelle relative ai documentari e ai cortometraggi.

Spulciando tra i primi, notiamo opere molto interessanti che coprono temi molto attuali: dalla questione palestinese al problema dell'AIDS, dalla violenza sulle donne nell'esercito USA ai malati di cancro, dalla situazione degli anziani in casa di riposo alla vita dei senzatetto.

Troviamo anche un po' di Italia: Open Heart, cortometraggio documentario, narra l'avventuroso e pericoloso viaggio di otto bambini ruandesi verso l'unico ospedale in Africa che effettua operazioni a cuore aperto gratis, quello gestito nei pressi della capitale del Sudan Khartoum dalla ONG Emergency.
Una bella occasione per far conoscere anche all'estero il lavoro di Gino Strada & C.

Promettono bene anche i cortometraggi, da sempre fucina di talenti e di idee originali.
Tra le opere in competizione, occhio al suggestivo Buzkashi Boys - storia di due ragazzini che crescono tra sogni e speranze nella Kabul devastata dalla guerra - e al belga Death of a Shadow - che si avvale della partecipazione dell'astro nascente del cinema europeo, Matthias Schoenaerts, già a fianco di Marion Cotillard in Rust and Bone (Un sapore di ruggine e ossa) e protagonista di Bullhead, candidato l' anno scorso come miglior film straniero.

Chi succederà invece al bellissimo The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore come miglior corto d'animazione? I favoriti sono Paperman della Disney - proiettato prima del cartoon candidato all'Oscar Wreck-It Ralph (Ralph Spaccatutto) - e The Longest Daycare/Maggie Simpson - che al cinema anticipava L'Era Glaciale 4-Continenti alla Deriva.

Insomma, attenzione alle opere di queste categorie cosiddette minori: le sorprese sono sempre dietro all'angolo.


MIGLIOR DOCUMENTARIO
5 Broken Cameras
The Gatekeepers
How to Survive a Plague
The Invisible War
Searching for Sugar Man


MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
Inocente - Sean Fine e Andrea Nix Fine
Kings Point - Sari Gilman e Jedd Wider
Mondays at Racine - Cynthia Wade e Robin Honan
Open Heart - Kief Davidson e Cori Shepherd Stern (con Gino Strada)
Redemption - Jon Alpert e Matthew O’Neill


MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Asad - Bryan Buckley e Mino Jarjoura
Buzkashi Boys - Sam French e Ariel Nasr
Curfew - Shawn Christensen
Death of a Shadow - Tom Van Avermaet e Ellen De Waele
Henry - Yan England


MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DI ANIMAZIONE
Adam and Dog - Minkyu Lee
Fresh Guacamole - PES
Head over Heels - Timothy Reckart e Fodhla Cronin O’Reilly
The Longest Daycare/Maggie Simpson - David Silverman
Paperman - John Kahrs

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