CINEMA A BOMBA!

mercoledì 22 novembre 2023

THE KILLER, LA POCO ESALTANTE VITA DI UN ASSASSINO PROFESSIONISTA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA, 2023
118'
Regia: David Fincher
Interpreti: Michael Fassbender, Tilda Swinton, Arliss Howard, Charles Parnell, Kerry O'Malley, Sala Baker, Sophie Charlotte, Gabriel Polanco.


Lunghi appostamenti, noia, paranoia, concentrazione, pasti veloci, riposi brevi, solitudine, socialità inesistente, poca tranquillità...

La vita dell'assassino prezzolato non è proprio il massimo, soprattutto se poi sbagli bersaglio, se i tuoi committenti si rifanno sulle persone alle quali vuoi bene, se stai scappando e nello stesso tempo vuoi vendicarti.

E se hai a che fare con gente che ha pochi scrupoli come te.


In concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, dove era uno dei titoli più attesi, The Killer è l'adattamento cinematografico di una graphic novel francese e il ritorno di David Fincher al suo genere più congeniale.

E' vero, The Social Network era stato un successo di critica e di pubblico, sebbene troppo prematuro nel suo J'accuse a Mark Zuckerberg (quante ne ha combinate, successivamente, il creatore di Facebook!); sì, Mank era un prodotto di ottima fattura, pur rivelandosi troppo livoroso e ingiusto nei confronti di Orson Welles; ma è con film come Se7en, The Game, Fight Club, Panic Room, Zodiac, Gone Girl-L'amore bugiardo che il regista di Denver ha dato il meglio di sé, rinnovando e reinventando quella categoria cinematografica nota come neo-noir.

The Killer si situa in questa scia, ma stavolta, a differenza delle opere precedenti, il protagonista è un assassino di professione, algido, freddo, calcolatore, meticoloso.

Non un antieroe romantico e decadente, quindi, ma un metodico esecutore il cui cinismo e disincanto lo rendono immune da una qualsiasi forma di empatia nei confronti delle sue vittime.

Fincher lavora di sottrazione, con sobrietà, mantenendo il controllo (come il suo protagonista) e i toni cupi e lividi che caratterizzano i suoi lavori migliori.

Ma l'eleganza crepuscolare del film è fredda come i personaggi di Michael Fassbender (un'interpretazione, la sua, che si avvicina per intensità a quella in Hunger) e Tilda Swinton (malinconica come in A Bigger Splash), che nulla hanno a che fare con omologhi quali, per esempio, il paterno Jean Reno del Léon di Luc Besson, il fascinoso Alain Delon di Le Samouraï di Jean-Pierre Melville, lo spietato Keanu Reeves di John Wick, lo psicopatico Tom Cruise di Collateral di Michael Mann, il filosofico Forest Whitaker del Ghost Dog di Jim Jarmusch.

Il risultato?
Una pellicola impeccabilmente ben confezionata, che riesce a tenere desta l'attenzione nonostante le poche scene d'azione e l'anticlimax; un thriller meno pessimista rispetto ad altre opere del cineasta, ma comunque fosco.

Ad ogni modo, è difficile che lo spettatore possa provare empatia nei confronti del personaggio interpretato da Fassbender, troppo distaccato: un contrappasso per un criminale che non prova pietà, compassione, pena nei confronti delle sue vittime.

Non è che anche The Killer tra qualche tempo si ritroverà dimenticato, condannato a quello stesso anonimato tanto cercato dal suo protagonista?

Tutto sommato, speriamo di no.


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mercoledì 19 luglio 2023

I CLASSICI: FASCISTI SU MARTE, ALLA CONQUISTA DEL ROSSO PIANETA BOLSCEVICO E TRADITOR!

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



Italia, 2006
100'
Regia: Corrado Guzzanti, Igor Skofic
Con: Corrado Guzzanti, Andrea Purgatori, Lillo, Marco Marzocca, Andrea Blarzino, Andrea Salerno, Irene Ferri, Caterina Guzzanti, Paola Minaccioni, Simona Banchi


1938. Al grido di "L'Italia ha diritto alla sua espansione. Anche in verticale!", il gerarca Barbagli (Guzzanti) guida un manipolo di camicie nere alla conquista di Marte.

Superati non senza difficoltà numerosi ostacoli - per esempio, grazie ad un perentorio "Respirate!" il gruppo risolverà il problema della rarefazione dell'atmosfera - i militi troveranno comunque nel "rosso pianeta, bolscevico e traditor" un luogo ostile e difficile da colonizzare, anche per la presenza di minacciosi marziani (in realtà sassi inoffensivi, scambiati per battaglieri autoctoni).

Gli eventi della Seconda Guerra Mondiale faranno calare l'oblio sulla spedizione, fino all'arrivo nel 1996 della sonda della missione Mars Pathfinder.


Di Andrea Purgatori, noto e apprezzato giornalista d'inchiesta e conduttore televisivo morto il 19 luglio 2023, molti forse ricorderanno anche il lato "leggero", quello di attore da commedia in serie Tv (come Boris), lungometraggi, programmi televisivi.

Tra questi ultimi citiamo Il Caso Scafroglia del 2002, un vero e proprio cult comico che poteva contare su una serie di sketch divenuti particolarmente popolari, tra i quali non si può non annoverare la striscia intitolata Fascisti su Marte, incentrata su un gruppo di camicie nere - guidato da un Corrado Guzzanti in versione gerarca fascista e che comprendeva anche il milite Fecchia (interpretato dallo stesso Purgatori) - alle prese con l'improbabile conquista di Marte, a maggior gloria del Duce e dell'Italia littoria.

Costruiti efficacemente come cinegiornali dell'Istituto Luce, gli episodi, roboanti di retorica e di espressioni in pieno stile fascista, rappresentavano in realtà una graffiante satira della politica italiana del tempo e di certe nostalgie del Ventennio.

Il successo delle scenette portò Guzzanti prima a riproporle sotto forma di mediometraggio e poi in versione grande schermo.

Non aspettatevi certo un kolossal in stile The Martian, ma neanche una baracconata in stile Iron Sky: il Fascisti su Marte che nel 2006 è stato portato nelle sale non è niente di più della trasposizione filmica delle gag di Guzzanti & C.

Anzi, semmai è qualcosa di meno: la durata, pur non eccessiva, diluisce la vis comica che caratterizzava la serie; la storia, usata come pretesto per tenere uniti gli sketch, non apporta significativi spunti umoristici; Guzzanti si dimostra più efficace in Tv che al cinema (si veda, per esempio, la sua non memorabile presenza in A Bigger Splash di Luca Guadagnino).

Restano - e meno male - l'intelligente uso della declamazione e del linguaggio fascisteggiante in chiave satirica (più ricercato di quanto si potrebbe pensare, secondo noi), la buffa ucronia della conquista marziana (che tira in ballo anche il fisico Ettore Majorana, in realtà protagonista di quella che Franco Battiato aveva definito come una "scomparsa misteriosa e unica" proprio nel 1938), l'irresistibile marcetta che fa da sigla iniziale, le musiche del già Premio Oscar (per La Vita è Bella) Nicola Piovani, lo spirito goliardico e irriverente di Corrado Guzzanti e dei suoi sodali/amici (una menzione particolare, oltre che per Purgatori, anche per Marzocca e Lillo).

Ma allora tanto vale rivedersi gli episodi televisivi originali.


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giovedì 20 agosto 2020

I CORTI: IO SI' TU NO, COLLOQUI SENZA ESCLUSIONE DI COLPI

(Clicca sulla locandina per vedere il cortometraggio). 

Italia, 2017
11'
Regia: Sydney Sibilia
Con: Greta Scarano, Lino Guanciale, Valerio Aprea


Lei (Scarano) è una cameriera part time in un pub ed è alla vigilia di un importante colloquio di lavoro.

Lui (Guanciale) entra nel locale poco prima della chiusura.

I due non si conoscono, ma finiscono a letto insieme.

Lui al mattino se ne va, ma lei si sveglia in ritardo.

Vestitasi di tutta fretta, si reca all'appuntamento.

Ma là troverà una spiacevole sorpresa.






Nel mare magnum delle produzioni cinematografiche italiane, solo pochi riescono ad emergere e solo poche opere entrano nell'immaginario collettivo.

E ciò, nonostante la qualità sia molto aumentata rispetto a neppure troppi anni fa - lo dimostrano titoli quali La Grande Bellezza, A Bigger Splash, Lo Chiamavano Jeeg Robot, Mia Madre, solo per citare i primi che ci vengono in mente.

In questo contesto, Sydney Sibilia è uno dei registi più briosi del cinema italiano contemporaneo: sua è infatti la fortunata trilogia di Smetto Quando Voglio, una storia di ricercatori universitari precari e squattrinati che si reinventano in modo inusuale che ha portato verve e una ventata di aria fresca nella commedia nostrana.

Il suo stile vivace, scanzonato, ironico si è fatto notare, tanto è vero che i tre film si sono dimostrati un ottimo successo di pubblico e hanno ispirato molti tentativi di imitazione.

Successivo ad essi è questo cortometraggio, che tratta in modo leggero e divertente un argomento in realtà molto drammatico: la difficoltà di trovare un lavoro stabile e degno di questo nome.

Nel dipanarsi della trama, si fa ricorso a situazioni volutamente esagerate e a una vicenda piuttosto inverosimile per descrive, con acume e arguzia, la disperazione di due giovani, disposti senza troppi scrupoli a qualsiasi carognata pur di crearsi anche solo un'opportunità.

Nonostante le bassezze, però, non si può non immedesimarsi nei protagonisti, impersonificati con efficacia da due affermati interpreti di cinema e Tv, i bravi e simpatici Greta Scarano e Lino Guanciale (altresì apprezzato attore teatrale) - ai quali si affianca anche Valerio Aprea (già visto in Boris).

Pure il montaggio, il ritmo, le musiche e gli altri apporti tecnici contribuiscono a rendere questo cortometraggio piacevole e frizzante.

Io Sì, Tu No è l'ideale, se volete passare circa 10 minuti a guardare un cortometraggio che vi diverta, vi lasci qualcosa e sia fatto bene.

In pieno stile Sibilia, insomma.




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domenica 16 luglio 2017

I CLASSICI: A BIGGER SPLASH, PANTELLERIA PORTALI VIA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Italia, 2015
120'
Regia: Luca Guadagnino
Interpreti: Tilda Swinton, Ralph Fiennes, Matthias Schoenaerts, Dakota Johnson, Corrado Guzzanti, Aurore Clément, Elena Bucci


È un'estate particolarmente calda, a Pantelleria: calda per l'incombere dell'afa e per l'imminente arrivo dello scirocco; calda per l'arrivo massiccio di migranti dalla vicina Africa.

Ma alla famosa rockstar Marianne (Swinton) e al suo aitante toy boy Paul (Schoenaerts) questo interessa poco o niente: sono in vacanza ed hanno intenzione di rilassarsi, essendo reduci lei da un intervento alle corde vocali che l'ha lasciata temporaneamente afona, lui da un tentativo di suicidio.

La loro tranquillità ed il loro isolamento finiranno, però, con l'arrivo nell'isola dello scatenato Harry (Fiennes), ex di lei e produttore musicale, e della giovane sua figlia Penelope (Johnson).

Che innescheranno un turbinoso maelstrom di desiderio, attrazione, tentazione dagli esiti drammatici.






Caso più unico che raro: c'è un regista italiano più famoso negli States che in patria.

Se state pensando a Paolo Sorrentino, vi sbagliate: nel 2014, vincendo Golden Globe e Oscar per La Grande Bellezza si è fatto notare anche oltre Oceano e ha potuto così permettersi di utilizzare attori di caratura internazionale per le sue opere successive - Michael Caine per Youth-La Giovinezza (in concorso a Cannes 2015) e Jude Law per la serie Tv The Young Pope (presentata in anteprima a Venezia 2016).
Ma già precedentemente si era fatto apprezzare per i suoi film, soprattutto per Le Conseguenze dell'Amore (2004) e Il Divo (Premio della giuria a Cannes 2008 e candidato per il miglior trucco agli Oscar 2010).

No, stiamo parlando del siciliano Luca Guadagnino.

Dopo l'esordio con The Protagonist (1999) e il dimenticabile Melissa P. (2005), ha fatto il botto con Io Sono l'Amore, uscito un po' in sordina nel nostro Paese nel 2009, ma in grado di fare buoni incassi negli USA dopo critiche molto benevole e di ottenere addirittura una nomina agli Academy Award 2011 (per i costumi di Antonella Cannarozzi).

Buoni riscontri di critica e pubblico all'estero ha avuto anche A Bigger Splash - comunque in lizza per il Leone d'Oro a Venezia 2015 -, remake di La Piscina del 1969 di Jacques Deray con Alain Delon, Romy Schneider e Jane Birkin e "ispirato" anche all'omonimo quadro di David Hockney del 1967.

A cosa è dovuta tutta questa attenzione al di fuori dei patrii confini?

Sicuramente c'entra il talento: Guadagnino ha una grande padronanza tecnica, che lo porta a costruire le scene in modo efficace, a utilizzare al meglio gli attori, a creare atmosfere.

E poi sa scegliere molto bene ambientazioni - che diventano esse stesse centrali nella storia, "esotiche" protagoniste affascinanti e misteriose - si tratti della Riviera Ligure di Ponente (Sanremo, Dolceacqua, Castel Vittorio, Buggio), di Villa Necchi Campiglio a Milano o di Pantelleria - e collaboratori (tra questi citiamo l'ottimo montatore Walter Fasano).

Senza contare tematiche e stile: abbiamo già visto con Ratataplan, Cosimo e Nicole, Lo Chiamavano Jeeg Robot la necessità di alcuni nostri autori di distinguersi da una cinematografia italica generalmente ripetitiva e avvitata in se stessa.

Il siciliano ha scelto di venire incontro più ai gusti americani che a quelli europei e italiani - e il grande credito che gli viene dato nel Nuovo Continente è la conferma della bontà della scelta.

Ma probabilmente ci si è accorti delle capacità del regista grazie soprattutto alla collaborazione con una delle attrici più acclamate al mondo, la versatile Tilda Swinton, capace di passare con bravura e disinvoltura da pellicole impegnate a blockbuster quali Doctor Strange della Marvel.

I due hanno lavorato assieme finora per ben tre volte (solo nel film del 2005 l'interprete britannica non compare); ma si parla già di altri progetti comuni, come la rilettura di Suspiria di Dario Argento.

La Swinton è per Guadagnino una musa androgina, algida, distaccata ma troppo debole per resistere alla forza sconvolgente del desiderio e della passione.

E lo dimostra anche nella pellicola che stiamo trattando, storia di un quadrilatero amoroso anomalo, nel quale i personaggi "anziani" sono molto più vitali di quelli "giovani".

La gattamorta Penelope (Dakota Johnson, figlia di Don Johnson e Melanie Griffith, è la protagonista anche di Cinquanta Sfumature di Grigio e sequel) e il fusto depresso Paul (Schoenaerts), infatti, non hanno l'energia della rockstar Marianne né l'esuberanza invadente di Harry - un Ralph Fiennes estremo, mai così su di giri e scatenato: una vera forza della natura, figura ben lontana dai ruoli che solitamente gli vengono affidati o che si affida da solo (stiamo parlando, in questo caso, del suo esordio alla regia Coriolanus).

Sono proprio i due attori britannici il fulcro dell'intero film, ennesima dimostrazione che, se ti appoggi a interpreti credibili e professionali che portano gente al cinema e applausi della critica, il lavoro da cineasta è un po' più facile.

Guadagnino, in America, anche per i suoi progetti futuri avrà a disposizione budget e cast importanti - avrà a suo fianco Benedict Cumberbatch, Jake Gyllenhaal, Felicity Jones ( La Teoria del Tutto, Rogue One: A Star Wars Story), tra gli altri.

Speriamo che la nostra industria cinematografica si dia una svegliata: e se i talenti che stanno emigrando all'estero per mancanze di opportunità in Italia non dovessero più rientrare?

Il Paese di Federico Fellini, di Vittorio De Sica, dei maestri del Neorealismo e degli spaghetti western vuole giocare un ruolo da protagonista nel cinema mondiale - proponendo nuove idee e prospettive, raccontando storie universali con una propria originale sensibilità - o si accontenterà di fare da spettatore dei successi dei suoi figli all'estero?

Meglio darsi delle risposte il prima possibile, prima che altri talenti scappino altrove.




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