CINEMA A BOMBA!

lunedì 12 maggio 2025

I CLASSICI: VENOM-THE LAST DANCE, NELLA BUONA SORTE E NELLE AVVERSITÀ

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2024
109'
Regia: Kelly Marcel
Interpreti: Tom Hardy, Juno Temple, Chiwetel Ejiofor, Rhys Ifans, Stephen Graham, Andy Serkis.


Ritornati nel proprio universo dopo una capatina nel Marvel Cinematic Universe, il simbionte Venom e il suo "ospite" umano Eddie (Hardy) si ritrovano ad affrontare degli Xenophage, mostruosi alieni al servizio del loro creatore cosmico, il malvagio Knull (Serkis).

Dopo un lungo road trip, convergeranno nella famigerata Area 51, base di un'operazione governativa impegnata nello studio dei simbionti: qui un militare (Ejiofor) e una scienziata (Temple) hanno idee diverse su come gestire i soggetti...


Venom.
Venom: La Furia di Carnage.
Spider-Man: No Way Home.

Questa è la ufficialmente la 4a apparizione di Tom Hardy nel doppio ruolo dell'extraterrestre linguacciuto per eccellenza e del suo buddy umano.
L'attore britannico viene confermato anche co-autore del soggetto insieme a Kelly Marcel, sceneggiatrice dei capitoli precedenti qui promossa alla regia.

Dietro la macchina da presa la signora se la cava egregiamente, per essere un'esordiente, e l'ennesimo cambio al comando - già la volta scorsa Andy Serkis aveva sostituito il collega Ruben Fleischer - non inficia la continuità stilistica complessiva della trilogia.

A proposito dell'Alfred di The Batman, questi ritorna in realtà per dare voce al cattivo principale (nonostante lo scarso screen time: appare praticamente in due sole scene), mentre tra i nuovi ingressi si segnalano Ejiofor di Doctor Strange e soprattutto l'indimenticata Temple di Killer Joe.

Ma la parte migliore è - come sempre - l'interazione tra i due protagonisti, tra battibecchi e reciproche dichiarazioni d'affetto che avvicinano il trittico più alle commedie romantiche che ai fanta-horror.
Ma stavolta Venom è meno icona LGBTQIA+ (specie rispetto al film precedente) e sempre più idolo dei bambini: espunte le scene violente o paurose, potrebbe stare benissimo tra Paw Patrol e Tartarughe Ninja.

La sequenza probabilmente più divertente - nell'accezione camp dell'aggettivo - è quella del ballo tra il protagonista e la Sig.ra Chen già comparsa nei capitoli precedenti, mentre tra le novità la più significativa è l'esordio di una Venom-femmina che potrebbe essere una risposta ironica al gender-switch di Thor 4 e Black Panther 2.

Che ne sarà del nostro ora che la sua serie pare essersi conclusa?
Sembra essere giunto al capolinea l'intero cine-universo di cui l'antieroe alieno faceva parte: dopo una fila di pellicole ridicole e ridicolizzate (vi basti Morbius), gli executive della Sony apparentemente hanno deciso di smettere di perdere soldi facendo lungometraggi ambientati nel mondo di Spider-Man (ma senza Spider-Man), che molti odiano e pochi vanno a vedere.

Ma quelli di Venom sono stati un'eccezione, e ci piacerebbe davvero scoprire un giorno che l'indizio suggerito nella sequenza post-credits di The Last Dance ha avuto un seguito.
Magari, una volta tanto, in coppia con il Ragnetto...


[PS: come forse ricorderete, al trailer del primo film avevamo dedicato anche un episodio del nostro podcast, il mitico BOMBCAST! Andatevelo a (ri)ascoltare!]


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martedì 1 ottobre 2024

I CORTI: PANIC ON THE STREETS OF SPRINGFIELD, IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MORRISSEY

A sinistra Morrissey e a destra il suo "doppio" Quilloughby (clicca sull'immagine per ascoltare la canzone del secondo). 

USA, 2021
23'
Regia: Matthew Nastuk
Voci originali: Benedict Cumberbatch, Yeardley Smith, Dan Castellaneta, Julie Kavner, Nancy Cartwright, Hank Azaria.


Lisa (Smith) diventa fan di una band inglese degli anni 80, The Snuffs, e comincia ad avere come amico immaginario il suo frontman, il vegetariano militante Quilloughby (Cumberbatch).

Ma una volta imbucatisi al festival musicale dove suona il vero Quilloughby, i due avranno un'amara sorpresa...


Per chi non lo sapesse, gli Smiths sono stati un complesso britannico di grande successo e influenza: furono per il post-punk ciò che i Clash - di poco antecedenti - erano stati per il punk-rock.
Pur con tematiche e stili assai differenti, in comune con Joe Strummer e soci ebbero anche una notevole e duratura affermazione negli Stati Uniti.

In particolare, gode di una certa fama Oltreoceano il cantante - diventato solista dopo lo scioglimento della band - Morrissey, un po' per l'attuale residenza californiana e un po' per le infelici esternazioni che da anni rilascia alla stampa.

Quando non litiga a distanza con l'ex sodale Johnny Marr (chitarrista e compositore degli Smiths, ora brillante cantautore), l'ex frontman si distingue per improvvide affermazioni spesso interpretate come bigotte e razziste.

È a lui che ovviamente gli autori de I Simpson si sono ispirati per creare il protagonista di questo corto, cui presta la voce - con ironia sardonica e tipicamente british - nientemeno che Benedict Cumberbatch, che tutti conosciamo come Doctor Strange.

Ovviamente il breve film, che poi è semplicemente un episodio autoconclusivo della serie tv, è divertente in proporzione a quanto bene si conosce il soggetto trattato, ma per quanti sono in grado di cogliere i riferimenti è uno spasso notevole e una satira pungente come I Simpson non ci avevano più abituato da anni.

Benché gli autori abbiano affermato che Quilloughby sia ispirato a vari musicisti inglesi di quegli anni, l'aspetto, i manierismi e le contraddizioni del personaggio sono chiaramente "rubati" a Morrissey (che infatti si è risentito della presa in giro).

Anche le canzoni che si ascoltano sono ovvie parodie di quelle degli Smiths: Hamburger Homicide è praticamente Meat is Murder, mentre Everybody is Horrid Except Me (and Possibly You) - per sentirla cliccate sulla foto in alto! - suona come Everyday is Like Sunday.

Panic on the Streets of Springfield (anche il titolo è un omaggio ad un pezzo del gruppo inglese) è consigliabile ai fan dei Simpson o ai vegani duri-e-puri in stile Behind the Mask, ma ancor più ai fan degli Smiths e ai detrattori di Morrissey.

E spiega l'evoluzione/involuzione del cantante meglio di qualsiasi tabloid.


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venerdì 21 ottobre 2022

THOR: LOVE AND THUNDER, IL PRESENTE È FEMMINA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2022
119'
Regia: Taika Waititi
Con: Chris Hemsworth, Natalie Portman, Christian Bale, Tessa Thompson, Taika Waititi, Chris Pratt, Karen Gillan, Dave Bautista, Pom Klementieff, Russell Crowe, Stellan Skargård, Idris Elba, Elsa Pataky, Luke Hemsworth, Sam Neill, Matt Damon.
Voci originali: Bradley Cooper, Vin Diesel.


Dopo gli eventi di Avengers: Endgame, il disilluso Thor (Hemsworth, all'inizio ancora in versione Grande Lebowski) si è unito ai Guardiani della Galassia.

Quando però New Asgard viene minacciata dall'incattivito Gorr (Bale, agli antipodi del Cavaliere Oscuro), il nostro ritorna per difendere il proprio popolo.
Ritrova però qualcuno che non si aspettava: l'ex fidanzata Jane (Portman)...


2011 - Thor.
2012 - The Avengers.
2013 - Thor: The Dark World.
2015 - Avengers: Age of Ultron.
2017 - Thor: Ragnarok.
2018 - Avengers: Infinity War.
2019 - Avengers: Endgame.

Senza considerare la breve comparsata in Doctor Strange, questa è l'apparizione numero 8 di Chris Hemsworth nei panni del Dio del Tuono.
Non è un record, ma lo è il fatto di essere il primo personaggio del Marvel Cinematic Universe - per gli amici MCU - ad avere 4 film "solisti".

Dopo i primi due capitoli, giudicati un po' troppo seriosi da fan e addetti ai lavori, al biondo degli Avengers era stata imposta un' apprezzata svolta comica con Ragnarok, grazie all'apporto dell'eccentrico cineasta neozelandese - e futuro premio Oscar - Taika Waititi.

Squadra che vince non si cambia. Ecco quindi confermati il tono scanzonato, il regista e il cast del film precedente, con due differenze sostanziali: i Guardiani della Galassia al posto di Hulk e l'atteso ritorno di Natalie Portman, che mancava da Thor: The Dark World.

E se da un lato la squadra del "giurassico" Chris Pratt ha meno screen time di quel che i trailer lasciano intendere, dall'altro la diva di No Strings Attached e della trilogia prequel di Star Wars risulta il valore aggiunto della pellicola.

L'attrice israeliana è splendida come sempre e - complice un ruolo più sostanzioso e centrale - si permette di rubare la scena ai colleghi e assurgere così a vera protagonista.
La sua Mighty Thor (per i fan di più tenera età semplicemente "Thor femmina") è un personaggio iconico, che non si dimentica.

Dal canto suo, il Waititi sceneggiatore sembra aver preso il sopravvento sul Waititi regista, nel senso che a volte finisce per calcare troppo la mano sugli elementi buffi e demenziali, al punto che i momenti comici e quelli drammatici non sempre riescono ad amalgamarsi bene.

Si veda ad esempio lo Zeus di Russel Crowe: vorrebbe essere istrionico e larger than life, invece risulta semplicemente sopra le righe.
L'ex Gladiatore se l'era cavata molto meglio quando era stato il padre di Superman per la Distinta Concorrenza.

Tra un inchino al genere fantasy/sci-fi degli anni 80 e una strizzata d'occhio alla comunità LGBTQI+ (che nemmeno Venom), Love and Thunder non aggiunge molto al MCU, ma come opera di intrattenimento funziona e nel complesso gli appassionati possono ritenersi soddisfatti.

La storyline del Dio del Tuono sembra concludersi qui, ma è pur vero che il finale rimane sufficientemente aperto.
Il che potrebbe significare che un 5° capitolo "solitario" è improbabile, ma che un'altra partecipazione di Thor sarebbe plausibile, se capitasse l'occasione propizia.

Ad esempio... un nuovo film degli Avengers?


[PS: come il mantello del Dottor Strange e lo scudo di Capitan America, anche il martello Mjolnir e l'ascia Stormbreaker - oggetti animati, ma non parlanti - hanno un evidente potenziale umoristico. Perché non dedicare loro una serie a sè stante? Se la DC può fare la Lega dei Super-Animali, perché la Marvel non dovrebbe avere la... Lega dei Super-Accessori???]


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giovedì 6 ottobre 2022

MORBIUS, IL VAMPIRO CHE VISSE DUE FLOP

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2022
104'
Regia: Daniel Espinosa
Voci originali: Jared Leto, Matt Smith, Jared Harris, Tyrese Gibson, Adria Arjona, Michael Keaton.


Non vi facciamo perdere tempo: se anche a voi - come il 90% di chi si è recato al cinema a vederlo - questo lungometraggio interessa solo per la partecipazione di Michael Keaton, sappiate fin da subito che l'ex(?) Batman compare solo per pochi secondi in due sequenze mid-credits.

Una bella delusione, considerato che nei trailer e nel materiale promozionale il nostro compariva abbondantemente, lasciando intendere un ruolo ben più cospicuo (molte delle sue scene sono state tagliate, a quanto pare).

Una strategia di marketing tanto disonesta quanto fallimentare, visto che la pellicola ha forse battuto un record: quello di aver fatto fiasco al botteghino... due volte!

Infatti, dopo un primo giro nelle sale il film - pressoché ignorato dal pubblico e unanimamente massacrato dalla critica - è diventato in rete oggetto di meme e altre prese in giro, che però sono state fraintese dai produttori come prove che la loro opera fosse diventata un cult.

Da qui la decisione "geniale" di riproiettarlo nei cinema.
Risultato? Un altro flop, come se non fosse bastato il primo.

Peccato, l'idea di trasportare il Vulture di Keaton dal Marvel Cinematic Universe - era il cattivo di Spider-Man: Homecoming - all'universo Sony di cui fa parte anche Venom, sfruttando il pasticcio interdimensionale compiuto da Spidey e Dottor Strange nel bellissimo No Way Home, poteva essere interessante.

Invece neppure questo breve cammeo funziona, sia perché illogico (l'incantesimo di Strange consentiva ad altri esseri di entrare nel MCU, non il contrario) sia perché la nuova caratterizzazione del personaggio contraddice apertamente quella che aveva nel succitato Homecoming.

Il resto della pellicola, che vede l'ex Joker Jared Leto interpretare distrattamente uno scienziato che si autovampirizza per curarsi da una malattia mortale, è piuttosto insignificante.
Colpa dell'inconsistente materia narrativa, ma pure di effetti speciali di rara mediocrità (specie per un'opera ad alto budget).

Siete fan di Keaton (o Leto)? Amate i film Marvel? Vi è piaciuto il dittico di Venom?
Girate al largo da questo pastrocchio.

Non sappiamo se Morbius sia davvero, come molti reputano, il peggior film supereroistico di sempre.
Ma certo è uno dei meno sinceri e più sconclusionati.


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mercoledì 18 maggio 2022

DOCTOR STRANGE NEL MULTIVERSO DELLA FOLLIA, TURISTI PER DARKHOLD

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2022
126'
Regia: Sam Raimi
Con: Benedict Cumberbatch, Elizabeth Olsen, Chiwetel Ejiofor, Rachel McAdams, Xochitl Gomez, Benedict Wong, Patrick Stewart, John Krasinski, Hayley Atwell, Charlize Theron, Bruce Campbell.


Qualche tempo dopo gli eventi narrati in Spider-Man: No Way Home.

Lo stregone Doctor Strange (Cumberbatch) è al matrimonio dell'ancora amata ex fidanzata Christine (McAdams) quando gli tocca salvare l'adolescente America (Gomez) da un mostro che la insegue.

I due sembrano sbucati dal nulla; in realtà la ragazzina ha un potere unico: la capacità di viaggiare nel Multiverso, un insieme di innumerevoli universi alternativi al nostro.

Strange chiede allora aiuto a Scarlet Witch (Olsen), che nel frattempo ha acquisito il Darkhold, libro magico che le permette di controllare il Multiverso...


Fantastico? Avventuroso? D'azione?
28° lungometraggio del Marvel Cinematic Universe, questo film è il primo a poter essere catalogato sotto il genere horror.

Cupo, a tratti spaventoso, insolitamente violento (per gli standard MCU), necessitava di un regista capace di apportare il necessario cambiamento di tono senza tuttavia calcare troppo la mano.
E chi meglio di Sam Raimi?

Cineasta di culto che disertava il grande schermo da Il Grande e Potente Oz, Raimi aveva già bazzicato il mondo Marvel all'inizio del secolo, grazie alla storica trilogia di Spider-Man con protagonista Tobey Maguire.

Stavolta però il riferimento stilistico è un'altra sua trilogia, quella che lo aveva lanciato oltre 40 anni or sono come enfant prodige del cinema indipendente: Evil Dead, ossia La Casa, La Casa 2 e L'Armata delle Tenebre.

In un tripudio di rimandi e autocitazioni audio-visive, Sam sembra essersi divertito un mondo, complice l'ampia libertà concessagli dagli studios e la possibilità di avvalersi di alcuni collaboratori storici.

Tra questi non poteva mancare il suo attore-feticcio: il mitico Bruce Campbell, le cui due rapidi comparsate sono tra le cose più spassose della pellicola.

Ma quello di "Bruce Almightly" non è l'unico cammeo degno di nota.
Senza spoilerare nulla, riveliamo solo che nel corso della proiezione cui abbiamo assistito il pubblico è andato in visibilio per l'entrata in scena a sorpresa di alcuni personaggi - e attori - molto amati dai fan.

Che siano state solo apparizioni estemporanee o anticipazioni di nuove storie in cantiere (quella nella sequenza mid-credits appartiene sicuramente alla seconda categoria) lo scopriremo solo vivendo.

Per ora basta godersi le buone interpretazioni del cast, specie quelle dei due protagonisti: se da un lato Cumberbatch - da noi incontrato a Venezia 2011, ricordate? - è una gradita conferma, dall'altro la bellissima Olsen non è mai stata così brava.

Anche se i nostri personaggi preferiti sono stati il mantello magico di Strange (a quando uno spin-off dedicato?!?) e - ça va sans dire - il venditore ambulante di polpette di pizza impersonato da Campbell.

Nel Multiverso della Follia non è solo il miglior Raimi degli ultimi 20 anni, è anche un seguito superiore all'originale e uno dei più brillanti capitoli del MCU recente.

Alla faccia di chi pensava che dopo Avengers: Endgame la qualità Disney-Marvel sarebbe drasticamente calata.


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martedì 28 dicembre 2021

SPIDER-MAN: NO WAY HOME, RIPORTANDO TUTTI A CASA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2021
148'
Regia: Jon Watts
Con: Tom Holland, Benedict Cumberbatch, Zendaya, Marisa Tomei, Jon Favreau, J.K. Simmons, Alfred Molina, Willem Dafoe, Thomas Haden Church, Rhys Ifans, Jamie Foxx, Andrew Garfield, Tobey Maguire, Charlie Cox, Tom Hardy.


New York. Dopo il colpo di scena mostrato alla fine del precedente Far From Home, Peter (Holland) si trova addosso gli occhi della città e del mondo.

Per lui, zia May (Tomei), la fidanzata MJ (Zendaya) e i suoi amici è la fine della privacy (e dell'incolumità, ora che la notizia è appannaggio di qualunque supercriminale).

L'unica soluzione è recarsi dal Dr. Strange (Cumberbatch) e convincerlo a fare un incantesimo che faccia dimenticare a tutti la vera identità di Spider-Man.
Ma qualcosa va storto...



Tutto ebbe inizio con la storica trilogia di Sam Raimi con protagonista Tobey Maguire, poi fu il turno del dittico di Marc Webb con Andrew Garfield nei panni dell'Arrampicamuri (tutte e 5 le recensioni si possono leggere in questa monografia).

Infine - terza variante in soli 15 anni! - arrivò il turno del giovane Tom Holland:
Captain America: Civil War.
Spider-Man: Homecoming.
Avengers: Infinity War.
Avengers: Endgame.
Spider-Man: Far From Home.

Per l'emergente attore britannico questa è la sesta prova nel costume rossoblu, più di chiunque altro.
Confermati anche il regista Jon Watts e il cast di supporto, dalla sempreverde Marisa Tomei (prima zia May sexy della storia) alla lanciatissima "cantattrice" Zendaya (la ricordate in The Greatest Showman e nel recente remake di Dune?).

Ed è un bene: quella di Holland e compagnia si conferma una volta per tutte la miglior versione cinematografica del ragnetto, benché a questo giro - chi ha visto il film può capire l'allusione - sia dovuta venire a patti col proprio passato...

Ma siccome questo Spidey è anche membro degli Avengers (no, non è una band!) ed è - a differenza dei suoi predecessori - parte integrante del MCU (acronimo di Marvel Cinematic Universe), la pellicola chiude un cerchio ma come di consueto pone le basi per altri capitoli, altre avventure di personaggi affini.



Si spiega quindi così la presenza del Dr. Strange, in una veste mentoriale che richiama volutamente quella di Iron Man in Homecoming e di Nick Fury in Far From Home.
Gli eventi di questo film servono infatti da preludio al prossimo lungometraggio dedicato allo stregone: In the Multiverse of Madness uscirà tra qualche mese e sarà diretto da Sam Raimi, già regista - che coincidenza! - dei primi Spider-Man.

Ma quella di Benedict Cumberbatch (un altro attore inglese, che avevamo incontrato sul red carpet di Venezia 10 anni or sono, ricordate?) non è l'unica partecipazione eccellente.
Segnaliamo almeno altre due comparsate notevoli: Charlie Cox riprende i panni dell'avvocato non vedente Matt Murdock (alias DareDevil) che aveva nella serie tv targata Netflix, Tom Hardy fa uno spassoso capolino mid-credits insieme all'inseparabile Venom.

Ultimo capitolo di una trilogia o primo step di un nuovo corso? Solo il tempo lo dirà.
Di certo No Way Home è il film di Spider-Man definitivo, quello che accontenta i fan di ogni versione e ogni età, almeno a giudicare dai whoa-oh e dagli applausi scrosciati durante la proiezione nei cinema di tutto il mondo.

Spesso si ride a crepapelle, in almeno una o due occasioni si piange a dirotto e le 2 ore e mezza di durata filano via senza pesare affatto, tra i soliti combattimenti ipercoreografati e preziose parentesi introspettive.

Alla fine si esce dalla sala soddisfatti ed emozionati, persino grati.
Il cine-universo Marvel è vivo è vegeto.
Al prossimo capitolo, allora.

E buona fine dell'anno da CINEMA A BOMBA!



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domenica 18 aprile 2021

OSCAR 2021. NOMINATION: FILM D'ANIMAZIONE, FILM INTERNAZIONALE, SCENEGGIATURE

Dall'alto: una scena di Soul; Mads Mikkelsen in Un Altro Giro; Sacha Baron Cohen (a destra) sul set di Borat-Seguito di Film Cinema.


Chi vincerà la statuetta per il miglior film di animazione, quest'anno?
Domanda oziosa: forte anche del recente Golden Globe, Soul - il più recente tra i capolavori firmati Disney-Pixar - non sembra avere rivali.

Gli unici avversari in grado di impensierire il favorito potrebbero essere Onward (anch'essa un'opera Disney-Pixar) e Shaun: Farmageddon (lungometraggio con protagonista la pecora di una famosa serie in stop-motion britannica, ideata dagli stessi autori di Wallace & Gromit e Galline in Fuga).

Gli altri due titoli in gara dovrebbero avere ancora meno chance di successo.
Insomma, in questo ambito il dado sembra già tratto.

Anche per il miglior film internazionale - fino a un paio di anni fa la categoria si chiamava "miglior film straniero" - non sembra esserci storia.

Il danese Un Altro Giro, con protagonista l'hollywoodiano tornato in patria Mads Mikkelsen (lo ricorderete in Dottor Strange e Rogue One; presto lo vedremo al posto di Johnny Depp nel prossimo capitolo di Animali Fantastici), segue le tracce di alcuni suoi illustri predecessori, come Roma e Parasite: un Oscar assegnato praticamente a tavolino.



Più combattuta è la competizione nelle due sezioni riservate alla scrittura: miglior sceneggiatura originale e miglior adattamento.

Nella prima, Il Processo ai Chicago 7 del drammaturgo-regista Aaron Sorkin - apparentemente in vantaggio - se la vedrà con un paio di contendenti di alto livello: in particolare, Sound of Metal e Una Donna Promettente.

Nella seconda, la sfida è ancora più incerta.
Il dissacrante comico inglese Sacha Baron Cohen, anch'egli fresco vincitore ai Golden Globe, potrebbe fare la storia con Borat - Seguito di Film Cinema, ma sulla sua strada troverà l'emergentissima Chloé Zhao.

Col suo osannato Nomadland la regista cinese potrebbe fare incetta di statuette, compresa quella per la miglior sceneggiatura non originale, spegnendo le speranze di SBC e degli altri contendenti al premio.

Tra questi, segnaliamo almeno Quella Notte a Miami..., che parte da outsider e potrebbe rivelarsi una sorpresa.

Comunque andrà, vi consigliamo di leggere qui sotto l'elenco completo dei candidati e di cliccare sui link per ulteriori approfondimenti!



Miglior film d'animazione
Onward - Oltre la Magia, regia di Dan Scanlon
Over the Moon - Il Fantastico Mondo di Lunaria, regia di Glen Keane
Shaun, Vita da Pecora: Farmageddon - Il film, regia di Will Becher e Richard Phelan
Soul, regia di Pete Docter
Wolfwalkers - Il Popolo dei Lupi, regia di Tomm Moore e Ross Stewart

Miglior film internazionale
Un Altro Giro, regia di Thomas Vinterberg (Danimarca)
Collective, regia di Alexander Nanau (Romania)
The Man Who Sold His Skin, regia di Kaouther Ben Hania (Tunisia)
Quo vadis, Aida?, regia di Jasmila Žbanić (Bosnia ed Erzegovina)
Shàonián de nǐ, regia di Derek Tsang (Hong Kong)

Migliore sceneggiatura originale
Will Berson, Shaka King, Kenny Lucas e Keith Lucas - Judas and the Black Messiah
Lee Isaac Chung - Minari
Emerald Fennell - Promising young woman-Una Donna Promettente
Darius Marder, Abraham Marder e Derek Cianfrance - Sound of Metal
Aaron Sorkin - Il Processo ai Chicago 7

Migliore sceneggiatura non originale
Ramin Bahrani - The White Tiger-La Tigre Bianca
Sacha Baron Cohen, Anthony Hines, Dan Swimer, Peter Baynham, Erica Rivinoja, Dan Mazer, Jena Friedman, Lee Kern e Nina Pedrad - Borat - Seguito di Film Cinema
Christopher Hampton e Florian Zeller - The Father - Nulla è come sembra
Kemp Powers - Quella Notte a Miami... (One Night in Miami...)
Chloé Zhao - Nomadland


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lunedì 26 novembre 2018

BOMBCAST: EP. 011 - STAN LEE

(Clicca sulla foto per ascoltare/scaricare il file). 


Il 12 Novembre scorso il mondo ha pianto la scomparsa di Stan Lee, l'autore di fumetti più famoso e rivoluzionario del mondo, nonché vera e propria icona pop.

Il volto simbolo della Marvel ha creato supereroi ormai molto popolari quali Spider-Man, I Fantastici 4, Hulk, Iron Man, Thor, X-Men, Doctor Strange, Daredevil, Ant-Man, Black Panther, Avengers e tanti tanti altri.

E tutti lo ricordano per le sue comparsate (i famosi "camei"), spesso spassose, nei film tratti dai suoi personaggi (video in basso).

Noi lo vogliamo ricordare affettuosamente con questo episodio del Bombcast e riproponendo il simpaticissimo cortometraggio di Kevin Smith che lo vede come protagonista, Stan Lee Cameo School.

Scaricate/ascoltate la nostra undicesima puntata!
Stan Lee è morto, evviva Stan Lee.



Tutte le comparsate di Stan Lee.





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mercoledì 9 maggio 2018

AVENGERS: INFINITY WAR, INFINITA MARVEL

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2018
149'
Regia: Anthony Russo, Joe Russo
Interpreti: Robert Downey Jr., Chris Evans, Chris Hemsworth, Mark Ruffalo, Scarlett Johansson, Tom Holland, Josh Brolin, Benedict Cumberbatch, Chadwick Boseman, Paul Bettany, Elizabeth Olsen, Chris Pratt, Zoe Saldana, Tom Hiddleston, Don Cheadle, Anthony Mackie, Sebastian Stan, Idris Elba, Dave Bautista, Vin Diesel, Bradley Cooper, Benicio del Toro, Gwyneth Paltrow, William Hurt, Samuel L. Jackson, Stan Lee.


Accecato dalla brama delle Gemme dell'Infinito, il folle genocida interplanetario Thanos (Brolin) attacca la Terra.
Iron-Man (Downey Jr.) si allea col Dottor Strange (Cumberbatch) e con l'aiuto di Hulk (Ruffalo) e del giovane Spider-Man (Holland) cerca di fermarlo.

Nel frattempo, Thor (Hemsworth) viene salvato nello spazio dai Guardiani della Galassia, mentre Capitan America (Evans) e la sua squadra si recano a Wakanda da Black Panther (Boseman).

La lotta per salvare l'umanità sarà all'ultimo sangue...






A 10 anni dalla nascita del Marvel Cinematic Universe con il primo film dedicato a Iron-Man (era il 2008: eh, sì, sono già passati 10 anni...) e dopo 18 (!) pellicole, si tirano i fili del discorso: trame, sottotrame, personaggi più o meno secondari..., tutto converge e trova un filo comune, una spiegazione, uno sviluppo in Avengers: Infinity War.

Se Civil War - 3° capitolo "solista" di Capitan America - era in sostanza Avengers 2 e 1/2, si potrebbe dire che questo nuovo film è praticamente Civil War 2.0, ma all'ennesima potenza.

Ci sono tutti, tranne Ant-Man e Occhio di Falco; in più ricompaiono Thor e Hulk (reduci da Thor: Ragnarok), Doctor Strange, Spider-Man, Black Panther e i Guardiani della Galassia, oltre a numerosissimi altri personaggi - persino Nick Fury (Samuel L. Jackson), assente già da un po'.
Non poteva mancare neppure Stan Lee, qui nei panni dell'autista di scuolabus.

La Marvel ha fatto le cose in grande, più del solito, con uno sforzo produttivo colossale.

Il rischio era di mettere troppa carne al fuoco, di non riuscire ad amalgamare in modo soddisfacente una miriade di personaggi anche molto diversi tra di loro.
E soprattutto, nonostante la fidelizzazione del pubblico, di non riuscire a fare incassi sufficienti a coprire i tanti costi.

Missione compita?
La risposta è un grosso, convinto, unanime... sì!






L'ambiziosissimo Avengers: Infinity War è un trionfo di critica e di pubblico (e quindi anche di incassi), il tentativo - riuscitissimo - di creare il più epico, appassionante film Marvel di sempre, la summa e il culmine di tutti i capitoli precedenti.

Fa ridere a crepapelle, commuove, emoziona, ma si fa apprezzare anche per gli effetti speciali mirabolanti, i dettagli geniali, le molte sorprese e i colpi di scena che portano a un finale sconvolgente che fa e farà discutere a lungo.
Si tratta senza ombra di dubbio del film supereroistico dell'anno.

Merito anche di un cast in stato di grazia.
Se Evans (con un inedita barba da montanaro) e Holland (3a volta in 3 anni come Spider-Man; qui sfoggia un nuovo costume) non godono di troppo spazio, Downey Jr., Hemsworth, Cumberbatch e Pratt danno il meglio di sé e paiono divertirsi un mondo.
Tra i comprimari, da segnalare almeno il picaresco Rocket (voce di Bradley Cooper nell'edizione originale) e il serioso Drax di Bautista.

È vero, ci sono anche dei punti deboli - Thanos è un nemico temibile e gli si è dato uno spessore tragico, ma forse non è il più incisivo villain della serie (per esempio il Vulture di Michael Keaton in Spider-Man: Homecoming risultava più efficace) - ma il lavoro dei fratelli Russo e di tutti i loro collaboratori è un sofisticato meccanismo che ha scorrevolezza e ritmo bastanti per tenere sempre desta l'attenzione degli spettatori, anche grazie all'incastro perfetto degli intermezzi comici, che trovano il giusto spazio pur nel tono generale epico/tragico.

Infinity War è un incrocio tra Marvel, Star Wars e Il Signore degli Anelli: in pratica L'Impero Colpisce Ancora della saga degli Avengers.

Sarà dura per la DC e la sua Justice League riuscire a stare al passo e riuscire a ricreare ondate di entusiasmo simili a quelle provocate dai rivali - per i film Marvel generalmente nelle sale cinematografiche il pubblico non fiata e non si alza durante tutta la proiezione (titoli di coda compresi), ma molto spesso alla fine esplode in una standing ovation.

Siamo sicuri che tali scene si siano ripetute anche questa volta, e in misura maggiore del solito.

Chissà cosa succederà quando uscirà la seconda parte di Infinity War (e verrà introdotta la potente eroina Capitan Marvel, interpretata da Brie Larson, migliore attrice agli Oscar 2016)...

Già i fan sono impazienti di sapere come finirà.
E manca ancora un anno...




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domenica 16 luglio 2017

I CLASSICI: A BIGGER SPLASH, PANTELLERIA PORTALI VIA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Italia, 2015
120'
Regia: Luca Guadagnino
Interpreti: Tilda Swinton, Ralph Fiennes, Matthias Schoenaerts, Dakota Johnson, Corrado Guzzanti, Aurore Clément, Elena Bucci


È un'estate particolarmente calda, a Pantelleria: calda per l'incombere dell'afa e per l'imminente arrivo dello scirocco; calda per l'arrivo massiccio di migranti dalla vicina Africa.

Ma alla famosa rockstar Marianne (Swinton) e al suo aitante toy boy Paul (Schoenaerts) questo interessa poco o niente: sono in vacanza ed hanno intenzione di rilassarsi, essendo reduci lei da un intervento alle corde vocali che l'ha lasciata temporaneamente afona, lui da un tentativo di suicidio.

La loro tranquillità ed il loro isolamento finiranno, però, con l'arrivo nell'isola dello scatenato Harry (Fiennes), ex di lei e produttore musicale, e della giovane sua figlia Penelope (Johnson).

Che innescheranno un turbinoso maelstrom di desiderio, attrazione, tentazione dagli esiti drammatici.






Caso più unico che raro: c'è un regista italiano più famoso negli States che in patria.

Se state pensando a Paolo Sorrentino, vi sbagliate: nel 2014, vincendo Golden Globe e Oscar per La Grande Bellezza si è fatto notare anche oltre Oceano e ha potuto così permettersi di utilizzare attori di caratura internazionale per le sue opere successive - Michael Caine per Youth-La Giovinezza (in concorso a Cannes 2015) e Jude Law per la serie Tv The Young Pope (presentata in anteprima a Venezia 2016).
Ma già precedentemente si era fatto apprezzare per i suoi film, soprattutto per Le Conseguenze dell'Amore (2004) e Il Divo (Premio della giuria a Cannes 2008 e candidato per il miglior trucco agli Oscar 2010).

No, stiamo parlando del siciliano Luca Guadagnino.

Dopo l'esordio con The Protagonist (1999) e il dimenticabile Melissa P. (2005), ha fatto il botto con Io Sono l'Amore, uscito un po' in sordina nel nostro Paese nel 2009, ma in grado di fare buoni incassi negli USA dopo critiche molto benevole e di ottenere addirittura una nomina agli Academy Award 2011 (per i costumi di Antonella Cannarozzi).

Buoni riscontri di critica e pubblico all'estero ha avuto anche A Bigger Splash - comunque in lizza per il Leone d'Oro a Venezia 2015 -, remake di La Piscina del 1969 di Jacques Deray con Alain Delon, Romy Schneider e Jane Birkin e "ispirato" anche all'omonimo quadro di David Hockney del 1967.

A cosa è dovuta tutta questa attenzione al di fuori dei patrii confini?

Sicuramente c'entra il talento: Guadagnino ha una grande padronanza tecnica, che lo porta a costruire le scene in modo efficace, a utilizzare al meglio gli attori, a creare atmosfere.

E poi sa scegliere molto bene ambientazioni - che diventano esse stesse centrali nella storia, "esotiche" protagoniste affascinanti e misteriose - si tratti della Riviera Ligure di Ponente (Sanremo, Dolceacqua, Castel Vittorio, Buggio), di Villa Necchi Campiglio a Milano o di Pantelleria - e collaboratori (tra questi citiamo l'ottimo montatore Walter Fasano).

Senza contare tematiche e stile: abbiamo già visto con Ratataplan, Cosimo e Nicole, Lo Chiamavano Jeeg Robot la necessità di alcuni nostri autori di distinguersi da una cinematografia italica generalmente ripetitiva e avvitata in se stessa.

Il siciliano ha scelto di venire incontro più ai gusti americani che a quelli europei e italiani - e il grande credito che gli viene dato nel Nuovo Continente è la conferma della bontà della scelta.

Ma probabilmente ci si è accorti delle capacità del regista grazie soprattutto alla collaborazione con una delle attrici più acclamate al mondo, la versatile Tilda Swinton, capace di passare con bravura e disinvoltura da pellicole impegnate a blockbuster quali Doctor Strange della Marvel.

I due hanno lavorato assieme finora per ben tre volte (solo nel film del 2005 l'interprete britannica non compare); ma si parla già di altri progetti comuni, come la rilettura di Suspiria di Dario Argento.

La Swinton è per Guadagnino una musa androgina, algida, distaccata ma troppo debole per resistere alla forza sconvolgente del desiderio e della passione.

E lo dimostra anche nella pellicola che stiamo trattando, storia di un quadrilatero amoroso anomalo, nel quale i personaggi "anziani" sono molto più vitali di quelli "giovani".

La gattamorta Penelope (Dakota Johnson, figlia di Don Johnson e Melanie Griffith, è la protagonista anche di Cinquanta Sfumature di Grigio e sequel) e il fusto depresso Paul (Schoenaerts), infatti, non hanno l'energia della rockstar Marianne né l'esuberanza invadente di Harry - un Ralph Fiennes estremo, mai così su di giri e scatenato: una vera forza della natura, figura ben lontana dai ruoli che solitamente gli vengono affidati o che si affida da solo (stiamo parlando, in questo caso, del suo esordio alla regia Coriolanus).

Sono proprio i due attori britannici il fulcro dell'intero film, ennesima dimostrazione che, se ti appoggi a interpreti credibili e professionali che portano gente al cinema e applausi della critica, il lavoro da cineasta è un po' più facile.

Guadagnino, in America, anche per i suoi progetti futuri avrà a disposizione budget e cast importanti - avrà a suo fianco Benedict Cumberbatch, Jake Gyllenhaal, Felicity Jones ( La Teoria del Tutto, Rogue One: A Star Wars Story), tra gli altri.

Speriamo che la nostra industria cinematografica si dia una svegliata: e se i talenti che stanno emigrando all'estero per mancanze di opportunità in Italia non dovessero più rientrare?

Il Paese di Federico Fellini, di Vittorio De Sica, dei maestri del Neorealismo e degli spaghetti western vuole giocare un ruolo da protagonista nel cinema mondiale - proponendo nuove idee e prospettive, raccontando storie universali con una propria originale sensibilità - o si accontenterà di fare da spettatore dei successi dei suoi figli all'estero?

Meglio darsi delle risposte il prima possibile, prima che altri talenti scappino altrove.




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lunedì 1 maggio 2017

MARVEL. ANT-MAN E DOCTOR STRANGE, LE SECONDE FILE (MA NON TROPPO)

Ant-man nelle versioni a fumetti e cinematografica.  


Di tutti i personaggi che ruotano intorno agli Avengers, Ant-Man e il Dottor Strange sono sempre stati - vuoi per il nome poco suggestivo, vuoi per la "concorrenza" di eroi più blasonati come Capitan America e Thor - tra i meno importanti e considerati.
Eppure, e i film di cui sono protagonisti lo dimostrano, sono supereroi che si prestano ad essere portati sul grande schermo.

Prendiamo il primo.
Nato nel lontano 1962 dalla mente di Stan Lee (sempre lui...) e dalla matita dell'indimenticato Jack Kirby, il nostro ha come vera identità quella dello scienziato Hank Pym, poi il suo posto viene preso dal ladruncolo Scott Lang e infine dall'agente dello SHIELD Eric O'Grady.






Ant-Man (2015)

Il trailer di Ant-Man.

La pellicola a lui dedicata, uscita nel 2015, racconta la sua seconda incarnazione, ossia quella di Scott Lang (Paul Rudd), delinquente da due soldi ma col cuore d'oro: affezionatissimo alla figlioletta e dotato di un coraggio - e di un'etica - da eroe.

Quando penetra in casa dell'anziano Hank Pym (Michael Douglas, grande recupero vintage) e indossa la tuta sperimentale da questi ideata, cambia e viene convinto dallo scienziato e dalla bella Hope (Evangeline Lilly, già elfa innamorata nella trilogia de Lo Hobbit) a diventare Ant-Man.

La sua missione è recuperare il prototipo della tuta, finito in mano all'ambizioso e malvagio Darren (Corey Stoll, già tra i protagonisti della serie Tv House of Cards), ex allievo di Pym, che intende usarlo a fini militari.
Ma prima il nostro dovrà penetrare nella base degli Avengers per recuperare un dispositivo...

Pubblicizzato un po' impunemente come il film "comico" della Marvel, Ant-Man ha in realtà poco a che spartire con altre pellicole cui la definizione calza meglio: Deadpool e Guardiani della Galassia, su tutti.
Siamo semmai vicini all'umorismo goliardico e brillante di Iron Man (il che non è affatto un male).

Buona parte della riuscita della pellicola è infatti merito dei dialoghi e delle scene "leggere", cui hanno contribuito - in modi e tempi diversi - ben 4 sceneggiatori, tra i quali lo stesso Paul Rudd e il talentuoso Edgar Wright, regista di successo (Hot Fuzz, Scott Pilgrim vs. The World) e già co-autore del copione del sottovalutato Le Avventure di Tintin.

Per il resto, siamo di fronte al classico prodotto del Marvel Cinematic Universe, ossia una robusta iniezione di azione e divertimento per famiglie.
E il consueto cammeo del vecchio Stan Lee? C'è, c'è: basta avere pazienza e arrivare in fondo alla pellicola...

Abbiamo visto di nuovo l'Uomo-Formica l'anno scorso, nel corale Captain America: Civil War, in cui il nostro entrava a far parte degli Avengers - in quota Iron Man - e durante la famigerata battaglia all'aeroporto si trasformava in Giant-Man, per la gioia dei suoi fan (tra cui un entusiasta Kevin Smith).

Non è chiaro se il personaggio comparirà nell'atteso Avengers: Infinity War; di certo è già in lavorazione Ant-Man & The Wasp, che uscirà nel 2018 e vedrà Evangeline Lilly assurgere a co-protagonista, come lasciava intendere la breve scena a metà dei titoli di coda di Ant-Man.
Siamo curiosi di seguire le nuove avventure di questo strano duo: ha del potenziale, nel suo... ehm, piccolo.






Il Doctor Strange disegnato e quello interpretato da Benedict Cumberbatch.  


Il Doctor Strange, invece, è nientemeno che Stephen Strange, un arrogante neurochirurgo di fama, egocentrico, bohemien, che, in seguito ad un terribile incidente d'auto, perde la piena funzionalità delle mani.

Per guarire le prova tutte e dilapida una fortuna, finché non sente parlare dell'Antico, un potente taumaturgo che abita nell'Himalaya.

Si mette così in viaggio, lo trova, ma questi si rifiuta di guarirlo e si offre di insegnarli invece le arti mistiche.

Strange cambierà stile di vita, imparerà velocemente a padroneggiare la magia - parliamo di cose tipo trasmutare la materia, generare campi di forza, viaggiare tra mondi paralleli, spostare oggetti col pensiero... - e , anche grazie alla Cappa della Levitazione (un mantello che può colpire gli avversari e gli consente di volare) e ad un amuleto che amplifica i poteri della mente, diventerà il più potente stregone della Terra, impegnato a tempo pieno a difendere il pianeta da minacce di natura magica.

Siamo nel 1963.
La Beat Generation sta aprendo la strada al movimento hippy - On The Road e I Vagabondi del Dharma di Jack Kerouac sono del 1957 e 1958: il misticismo orientale e la psichedelia stanno diventando di moda, sebbene non siano ancora esplosi definitivamente.

In questo contesto di ribellione giovanile, la coppia Stan Lee-Steve Ditko dà vita al Doctor Strange, la cui prima apparizione è nell'albo antologico Strange Tales.

Le sue storie avranno un immediato successo, soprattutto tra gli studenti dei college, grazie alle immagini allucinogene e allucinate e alle storie piuttosto surreali - gli autori hanno però sempre smentito indignati l'uso di sostanze stupefacenti per creare un immaginario così bislacco - ma l'interesse, tuttavia, scemerà con gli anni: verrà ripreso qua e là, ma senza il riscontro di pubblico iniziale.

Quando, qualche anno fa, la Marvel annunciò una pellicola a lui dedicata, il livello di popolarità era tale che molti si domandarono chi fosse mai questo personaggio, mentre tra i fan della casa fumettistica ci fu una certa curiosità nel vedere come sarebbe stato trattato questo supereroe divenuto ormai di secondo piano.






Doctor Strange (2016)

Il trailer di Doctor Strange.

Prima sorpresa del film: gli interpreti.

A incarnare lo Stregone Supremo è stato chiamato uno degli attori più popolari sui social: quel Benedict Cumberbatch che avevamo incontrato al Lido in occasione della presentazione di La Talpa, che è divenuto popolare come protagonista della serie Tv Sherlock, che è stato candidato all'Oscar come miglior attore protagonista nel 2015.

Nei panni dell'Antico, la versatile attrice - vincitrice, tra gli altri di un Premio Oscar (per Michael Clayton nel 2008) e di una Coppa Volpi (nel 1992), e già vista in Moonrise Kingdom e Grand Budapest Hotel - Tilda Swinton, mentre il ruolo del cattivo è affidato a Mads Mikkelsen, premiato come miglior attore a Cannes 2012.

In ruoli di contorno ci sono Chiwetel Ejiofor (candidato all'Oscar come attore protagonista nel 2014 per 12 Anni Schiavo) e Rachel McAdams (nomination nel 2016 come attrice non protagonista per Il Caso Spotlight e nel cast del malickiano To The Wonder).

Cioè cinque attori molto apprezzati da critica e pubblico e molto premiati, al servizio di una pellicola con qualche ambizione, ma pur sempre pensata per incassare il più possibile.

Altra sorpresa è il regista, Scott Derrickson, specializzato in horror (The Exorcism of Emily Rose e Liberaci dal male, a tema esorcismo).

Utilizzando effetti speciali mirabolanti - candidati agli Oscar - che devono e rimandano molto a Inception, egli riesce a rendere in modo suggestivo le atmosfere misticheggianti e psichedeliche tipiche del fumetto, adattandole ai gusti contemporanei.

Sorpresa, ancora: il film funziona e si discosta come stile e narrazione (non sempre chiarissima, a dire il vero) dalle altre pellicole targate Marvel, trovando una propria originalità e un proprio motivo di esistere.

Certo, se vi piacciono opere più rarefatte, intimiste e senza troppi fronzoli, Doctor Strange non fa per voi, ridondante com'è di trucchi al computer; ma se cercate un po' di intrattenimento senza tanti pensieri...

Troveremo l'eroe interpretato da Cumberbatch nei prossimi Thor: Ragnarok di quest'anno e Avengers: Infinity War del prossimo.

Gli Avengers si sono arricchiti di un nuovo interessante personaggio e siamo curiosi di vedere come interagirà con Captain America, Iron Man & C.

Vediamo se saprà aggiungere magia alla magia dei più tradizionali eroi Marvel.


Beh, il nostro lungo e intenso Speciale finisce con questo post.

Giusto per rinfrescarvi la memoria, ci siamo occupati di:

X-Men,
Spider-Man,
DareDevil,
Hulk,
I Fantastici Quattro,
Iron Man,
Capitan America,
Thor,
Avengers,
Guardiani della Galassia,
nonché, appunto, Ant-Man e Doctor Strange e, precedentemente, Deadpool.

Praticamente, alcuni tra i film più popolari e fortunati degli ultimi anni, vere e proprie pietre miliari del cinema di intrattenimento capaci di influenzare enormemente l'immaginario collettivo e la recente cultura pop.
E di fruttarci un bel po' di visualizzazioni, ad essere sinceri.

Una cosa è sicura: non smetteremo certo di occuparci della fabbrica di sogni, film e soldi creata da Stan Lee e soci: molti sono ancora i personaggi da sfruttare commercialmente - prossimamente vedremo monografie dedicate a Black Panther e Captain Marvel e già da tempo se ne parla per Occhio di Falco e Vedova Nera - e molte le pellicole pianificate per i prossimi anni - ne avremo almeno fino al 2019, al ritmo di tre all'anno.

Ma siamo sicuri che i nostri eroi non si fermeranno lì.




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