CINEMA A BOMBA!

venerdì 12 novembre 2021

ETERNALS, ETERNA MARVEL (MA LA RESISTENZA DEGLI SPETTATORI?)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2021
157'
Regia: Chloé Zhao
Interpreti: Richard Madden, Gemma Chan, Angelina Jolie, Kit Harington, Salma Hayek, Harry Styles, Mahershala Ali (voce).


Gli Eterni sono un gruppo di esseri sovrannaturali che da millenni difende la Terra dai mostruosi Devianti, senza tuttavia interferire con la vita e la storia degli esseri umani.

Sventato il pericolo una volta per tutte (?), gli eroi si mescolano, vivono insieme e si affezionano agli altri abitanti del nostro pianeta.

Ma quando un nuovo pericolo minaccia l'umanità, si riuniscono tutti per un'ultima missione, la più ambiziosa: salvare il mondo dall'Emersione, l'evento catastrofico dal quale nascerebbe un nuovo Celestiale...



Iniziata la Fase 4 del Marvel Cinematic Universe - per gli amici MCU - col precedente Black Widow, il potente produttore Kevin Feige e gli studios che rappresenta hanno pensato bene di unire l'utile al dilettevole, ossia di accoppiare il film di genere col cinema d'autore.

E per riuscire nell'intento, quale idea migliore che affidare la regia del nuovo blockbuster alla fresca vincitrice del Premio Oscar?
Ecco quindi la lanciatissima Chloé Zhao, anche co-sceneggiatrice, alle prese con una pellicola che più agli antipodi di Nomadland non potrebbe essere.

O quasi: va detto che la cineasta di origine cinese si impegna molto a iniettare un po' del proprio stile contemplativo nella matrice supereroistica, col risultato di fare sembrare Eternals un capitolo un po' a sé stante nell'universo "marveliano".

Si tratta in sostanza del tentativo di replicare l'épos di Avengers: Endgame, però con nuovi personaggi ai quali il pubblico non è (ancora?) affezionato.
La parte migliore? I dialoghi, con battute spiritose in puro stile MCU.

Per il resto, si possono trovare: due reduci da Il Trono di Spade che rivaleggiano, evocative immagini naturalistiche, spettacolari sequenze d'azione e combattimenti coreografici con echi da The Revenant.



Oltre ad una bella sfida tra due dive diversissime e complementari: mentre la mora Salma Hayek mostra un invidiabile aspetto fisico (in pratica lo stesso che sfoggiava in Dal Tramonto all'Alba: come fa a non invecchiare?!?), la bionda Angelina Jolie vince ai punti in termini di presenza scenica (rivedremo la sua tormentata dea guerriera Thena nei prossimi capitoli della serie?).

La rivelazione è tuttavia Gemma Chan, che alcuni forse ricorderanno - benché in parti marginali - in Animali Fantastici e Dove Trovarli e soprattutto in Captain Marvel.
L'attrice londinese è la vera protagonista del film: tenetela d'occhio, questo potrebbe essere il trampolino di lancio di una brillante carriera.

Nonostante la durata eccessiva e diversi momenti a rischio di colpo di sonno (specie nella prima metà), Eternals potrebbe attirare spettatori non avezzi all'universo Marvel e al contempo i fan più oltranzisti dovrebbero rimanere appagati dai due segmenti mid- e post-credits.

Nel primo compare il cantante Harry Styles degli One Direction nei panni del fratello di Thanos (!), mentre nel secondo si registra addirittura l'esordio (vocale) del prossimo Blade.

Il due volte oscarizzato Mahershala Ali sarà infatti il nuovo volto dell'ammazzavampiri nel reboot di prossima uscita.
E le implicazioni della sua apparizione in questa pellicola sono ancora tutte da scoprire...



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martedì 24 agosto 2021

I CORTI: DUE ESTRANEI, HOMO HOMINI LOOP

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2020
32'
Regia: Travon Free, Martin Desmond Roe
Con: Joey Badass, Andrew Howard, Zaria.


New York City.
Un fumettista afroamericano (Badass) sta tornando a casa col proprio cane dopo il primo appuntamento con una ragazza (Zaria).

Viene fermato per un accertamento da un poliziotto bianco (Howard) e da questi ucciso per soffocamento.
Tuttavia, subito dopo si risveglia incolume nel letto della fidanzata.

Il ragazzo capisce quindi di essere finito in un loop temporale nel quale è costretto a rivevere ogni volta la medesima giornata...



La trama vi suona familiare?
Non sarebbe strano: questo cortometraggio è in pratica un remake in pillole di Ricomincio da Capo (celebre dramedy romantica con Bill Murray) e di Auguri per la tua Morte (divertente horror umoristico scritto da Scott Lobdell).

Qui però c'è ben poco da ridere: il taglio è quello impegnato e antirazzista di opere come Get Out, e i riferimenti a eventi recenti di cronaca nera - l'ispirazione al movimento Black Lives Matter è esplicita e dichiarata - conferiscono uno spessore sociale ben superiore a quello dei suoi predecessori.

La prima morte del protagonista ricorda volutamente quella di George Floyd, avvenuta nel maggio 2020; in un'altra il rimando è all'uccisione di Breonna Taylor, nel marzo dello stesso anno.

Anche il titolo originale (Two Distant Strangers) è tratto da una strofa della canzone Change di Tupac Shakur, defunto rapper tra i più impegnati nella causa dei diritti degli afroamericani.



L'allegoria diventa globale nella scena dell'ultimo omicidio, con la pozza di sangue che prende la forma del continente africano: qui non si parla solo degli Stati Uniti, è un'intera razza a essere - letteralmente - nel centro del mirino.

Finanziato da Lawrence Bender (ex socio di Quentin Tarantino e produttore, tra le altre cose, di Una Scomoda Verità), Jesse Williams (Grey's Anatomy) e Sean Combs (il rapper noto anche come Puff Daddy o P. Diddy o semplicemnte Diddy), Due Estranei è il primo film Netflix ad aver vinto l'Oscar come miglior cortometraggio.

Da vedere e di cui discutere.
E un plauso a quanti riescono a cogliere l'easter egg di Poliziotto in Prova.



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martedì 29 giugno 2021

I CLASSICI: SOUL, ALL' ANIMA DEL JAZZ!

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2020
100'
Regia: Pete Docter
Voci originali: Jamie Foxx, Tina Fey, Graham Norton, Donnell Rawlings, Angela Bassett.


Joe (Foxx) sogna una carriera da pianista jazz, ma al momento campa facendo l'insegnante di musica in una scuola pubblica.
Proprio quando sembra essere arrivata la sua occasione, ha un incidente e finisce in coma.

La sua anima si ritrova quindi in una sorta di limbo: per poter tornare nel proprio corpo si allea con 22 (Fey), un'altra anima che, al contrario, non ha mai voluto andare sulla Terra.

Ma il loro piano non va esattamente come previsto...
Riusciranno i due a trovare la propria "scintilla" e realizzare i rispettivi desideri?



Soul è stata una delle opere-simbolo del 2020, l'annus horribilis del cinema.
Questo anche grazie al traino dei 2 Oscar vinti appena un paio di mesi fa: miglior film d'animazione e miglior colonna sonora originale (le musiche sono state composte dal jazzista Jon Batiste e dai... Nine Inch Nails!).

Due premi meritatissimi, che hanno confermato il verdetto dei precedenti Golden Globe e che rappresentano il vero punto di forza della pellicola diretta dall'esperto Pete Docter.

Se stilisticamente e tematicamente siamo dalle parti di Inside Out (non a caso il regista è il medesimo) - animazione "adulta" che affronta temi importanti, non molto adatta ai bambini - musicalmente potrebbe essere l'anti Whiplash.

Là il jazz era sinonimo di ossessione e follia, qui invece impersonifica il talento e la creatività.
La musica come gioia di vivere, non come (auto)condanna.



Pur con un finale che lascia soddisfatti a metà (la soluzione delle tribolazioni del protagonista non è esposta con grande chiarezza), Soul è un lungometraggio che si lascia guardare volentieri.

Merito anche di un bel cast vocale.
Nella versione originale la "sfida" principale è tra i due protagonisti: da un lato un sobrio Jamie Foxx (già Django Unchained e futuro nuovo Spawn), dall'altro la mattatrice Tina Fey (la ricordate in L'Uomo dell'Anno?), che ha riscritto - non accreditata - buona parte dei dialoghi del proprio personaggio.

Nei ruoli di contorno spuntano altre due vecchie conoscenze del nostro blog: Donnell Rawlings (co-protagonista di Hollyweed) e Angela Bassett (la regina madre di Black Panther).

In attesa di recensire Luca, il nuovo cartone Disney-Pixar diretto dall'autore di La Luna e ambientato in Liguria, vale la pena vedere o rivedere questo pellicola, che ci ricorda come un semplice film d'animazione sia in grado di toccare - per mezzo di immagini e suoni - il cuore degli spettatori.

E, a volte, anche la loro... anima.



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martedì 4 maggio 2021

IL PROCESSO AI CHICAGO 7, I MAGNIFICI SETTE (DEI DIRITTI CIVILI)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2020
130'
Regia: Aaron Sorkin
Con: Sacha Baron Cohen, Eddie Redmayne, Mark Rylance, Joseph Gordon-Levitt, Frank Langella, Yahya Abdul-Mateen II, John Carroll Lynch, Michael Keaton.


Chicago, estate 1968.
Un gruppo di attivisti dei diritti civili, tra cui Abbie Hoffman (Baron Cohen) e Tom Hayden (Redmayne), parteciparono ad una manifestazione contro la guerra nel Vietnam che sfociò in uno scontro tra i manifestanti e la Guardia Nazionale.

Cinque mesi dopo, 7 (+1) di loro vennero arrestati con le accuse di cospirazione e incitamento alla sommossa.
Il processo che ne seguì ottenne un'ampia eco mediatica ed ebbe un forte impatto sull'opinione pubblica.



Chi è Aaron Sorkin?
Per molti è uno sceneggiatore di lungo corso che vinse l'Oscar un decennio or sono grazie a The Social Network di David Fincher (sì, proprio l'autore di Se7en e Mank).

Non tutti sanno però che questo ex drammaturgo di mezza età è pure un valido regista.
Dopo l'esordio dietro la cinepresa nel 2017 con Molly's Game (protagonista l'affascinante Jessica Chastain), il nostro ha firmato la propria opera seconda, che in tanti avevano dato tra le favorite nella corsa a Golden Globe e Oscar.

Sappiamo com'è finita: dopo il Globo per la miglior sceneggiatura, tutte e 6 le nomination per gli Academy Awards sono andate a vuoto.
Peccato: nonostante qualche difetto, Il Processo ai Chicago 7 è una pellicola che merita almeno una visione.

La forza principale di questo legal drama risiede nella sua attualità: racconta un episodio degli anni 60, ma chiaramente parla dell'America di oggi.
Difficile non vedere un parallelo - benché ideologicamente agli antipodi - tra i Chiacago 7 di allora e i Proud Boys di oggi.

Chiariamo: non c'è alcuna volontà di concedere pari dignità ai due movimenti o di giustificare le azioni dei facinorosi che, aizzati da Donald Trump, a inizio anno hanno assaltato Capitol Hill tentando - e fallendo - un colpo di stato.

Anzi, Sorkin non nasconde la propria fede democratica e strizza l'occhio anche a Black Lives Matter.
In definitiva, la sua tesi è: gli Stati Uniti hanno sempre avuto una storia violenta, anche recente, di insurrezioni civili e sociali, però c'è protesta e protesta.

A fare la differenza non è da quale parte della barricata si combatte (quella del popolo o quella delle istituzioni), ma per quale causa, per quale ideale.



Il regista esponde questo pensiero per mezzo di numerose libertà storiche e licenze artistiche che gli hanno attirato diverse critiche (e probabilmente precluso la conquista di una statuetta).
Si tratta tuttavia di un film, non di un documentario.

Come ha detto lo stesso Sorkin in un'intervista: "I personaggi non sono impersonificati, sono interpretati".
E se a farlo è un cast di grande caratura, allora c'è di che accontantarsi.

Si noti che molti dei protagonisti, pur recitando il ruolo di Americani, sono in effetti di nazionalità britannica!
Mark Rylance (già premio Oscar per Il Ponte delle Spie e visto successivamente nel sottovalutatissimo Ready Player One), Eddie Redmayne (anch'egli oscarizzato grazie a La Teoria del Tutto e poi protagonista della serie Animali Fantastici) e Sacha Baron Cohen (che proprio con Redmayne aveva condiviso il set di Les Misérables) sono straordinariamente credibili ed efficiaci.

Proprio quest'ultimo svetta su tutti: in uno dei suoi rari ruoli seri, il comico inglese ha dovuto recitare con un accento yankee per interpretare Abbie Hoffman, un nativo del Massachusetts trapiantato in California.
C'è riuscito così bene da essere stato candidato agli Academy Awards come miglior attore non protagonista.

Come purtroppo sappiamo, la sua nomination - così come quella per la miglior sceneggiatura non originale, ottenuta grazie a Borat 2
- è rimasta tale.
Senza nulla togliere a Daniel Kaluuya (il protagonista di Scappa-Get Out è stato premiato al suo posto per Judas and the Black Messiah, un altro biopic ambientato più o meno nello stesso periodo storico), Sacha non avrebbe affatto demeritato.

Nei ruoli di contorno, tra il giovane Joseph Gordon-Levitt (lo ricordate in Inception e Il Cavaliere Oscuro-Il Ritorno?) e l'anziano Frank Langella (grande attore di formazione teatrale, specializzato in ruoli di cattivo), emerge - tanto per cambiare! - Michael Keaton.

Come sappiamo, l'ex Batman (a proposito: è di questi giorni la clamorosa conferma che rivestirà i panni dell'Uomo Pipistrello nel film "solista" di Flash della Justice League!) sta vivendo negli ultimi anni una seconda giovinezza artistica, iniziata col plurioscarizzato Birdman.
Qui fa poco più di una comparsa, ma la sua performance ricorda da vicino quella - ottima - di un altro recente lungometraggio di impegno civile, Il Caso Spotlight.

Con uno script forse più consono al palcoscenico che al grande/piccolo schermo, Il Processo ai Chicago 7 resta una pellicola da vedere, su cui riflettere e di cui discutere.
Anche senza il blasone portato dagli Oscar.


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mercoledì 28 aprile 2021

OSCAR 2021. LA NOTTE DEI GUASTAFESTE




Dall'alto: Frances McDormand e Chloé Zhao; Joaquin Phoenix in procinto di annunciare l'Oscar per il miglior attore protagonista; Emerald Fennell con la statuetta per la migliore sceneggiatura originale.


L'Academy of Motion Picture Arts And Sciences, l'organizzazione professionale che attribuisce ogni anno i Premi Oscar, non è nuova a figuracce epiche.

Nel 2017 l'Oscar come miglior film venne attribuito prima al bellissimo La La Land poi, con un clamoroso e imbarazzato dietrofront, a Moonlight.

Quest'anno, dalle parti di Hollywood, ci si aspettava l'Oscar a Chadwick Boseman, per la sua ultima interpretazione (in Ma Rainey's Black Bottom), e tutto era stato predisposto per un tributo postumo al popolare protagonista di Black Panther: dalla chiusura del filmato dedicato ai morti del mondo del cinema degli ultimi mesi - ricordiamo soltanto Ennio Morricone, Giuseppe, Rotunno, Sean Connery, Max von Sydow, Ian Holm, Olivia de Havilland, Christopher Plummer, Carl Reiner, Kim Ki-duk, Michel Piccoli, Michael Apted - alla chiusura della stessa cerimonia, con la premiazione del miglior attore protagonista (categoria dov'era candidato Boseman) anziché del miglior film (come vuole la tradizione).

La narrazione strappalacrime del giovane nero che riesce a vincere una meritata statuetta dopo la sua tragica morte si è però schiantata contro Sir Anthony Hopkins.



Il grande interprete gallese, bianco di pelle e di capelli, ha sbaragliato la concorrenza e a 83 anni è diventato l'attore più anziano ad aggiudicarsi una statuetta, grazie alla sua magistrale prova in The Father.

Non essendo egli presente a ritirare il premio, la regia della cerimonia ha tagliato corto immediatamente dopo la proclamazione e non si è neppure collegata a distanza con il vincitore - che con molto fair play il giorno successivo ha risposto allo sgarbo con un video di ringraziamento rivolto all'Academy e di apprezzamento per Boseman.

Subito prima di Hopkins una scarmigliata Frances McDormand si era aggiudicata la categoria della migliore attrice (per Nomadland), vanificando già in parte quello che avrebbe dovuto essere il trionfo della nuova Hollywood più inclusiva: si ha avuto il sospetto (fondato) che la scaletta fosse stata pensata per far terminare il tutto con la premiazione di ben 3 attori neri - Daniel Kaluuya (dato per certo tra i non protagonisti - e infatti alla fine è stato premiato), Viola Davis (tra le favorite come attrice protagonista) e il rimpianto Boseman (anche in questo caso, vincitore molto probabile).

La coreana Yoon Yeo-jeong, poi in effetti migliore attrice non protagonista, sarebbe stata la classica ciliegina sulla torta.

Le vittorie - pur strameritate - di Hopkins e McDormand hanno quindi rovinato la festa agli organizzatori della cerimonia, che avevano in mente un finale, un climax e un pathos ben diversi.

L'impressione che ha lasciato la serata è stata di un pasticcio, di un patetico tentativo di far vedere quanto il mondo del cinema stia cambiando e migliorando (?), dopo le accuse di pochissimi anni fa in merito ai cosiddetti Oscars so white, cioè di snobbare attrici, attori, registi non bianchi e non di lingua inglese.

L'affermazione dei due antidivi ci ha quindi evitato, almeno per quest'anno (ma non siamo tanto ottimisti sui prossimi), un profluvio di melassa e di stucchevole politamente corretto.

Questo sgradevole senso di ipocrisia ha rovinato una premiazione che comunque ha mostrato spunti interessanti.



Detto di attrici e attori, i due riconoscimenti più importanti se li è aggiudicati (e ne siamo contenti) Nomadland, che già aveva vinto Leone d'Oro a Venezia (come The Shape of Water. Non smetteremo di ripeterlo: la Mostra porta bene a chi ha ambizioni da Oscar!) e Golden Globe, opera seconda della sino-americana Chloé Zhao, che è diventata (solo) la seconda donna ad essersi aggiudicata la statuetta per la migliore regia (dopo Kathryn Bigelow, nel 2010, per The Hurt Locker).

Curiosità: la statuetta per il miglior film è andata anche a McDormand, produttrice, che così, aggiunge i due Oscar vinti nella serata agli altri due che ha già in casa (per Fargo nel 1997 e per Tre Manifesti a Ebbing, Missouri nel 2018) ed eguaglia quindi il marito Joel (uno dei fratelli Coen).

Una coppia da 8 Oscar!

Due esordienti si sono invece aggiudicati i riconoscimenti per le sceneggiature.

Emerald Fennell, nota al pubblico televisivo come Camilla Parker Bowles nella serie Tv The Crown, si è imposta per quella originale con Promising Young Woman-Una Donna Promettente, divisiva sua opera d'esordio dietro alla macchina da presa; anche il francese Florian Zeller è alla sua prima regia e all'adattamento in lingua inglese della sua opera teatrale The Father ha lavorato fianco a fianco con il veterano Christopher Hampton.

Sfumato il premio a Viola Davis e Chadwick Boseman, Ma Rainey's Black Bottom si è dovuto accontentare di due riconoscimenti, per costumi e trucco (in entrambi i casi ha battuto il Pinocchio di Matteo Garrone), così come Sound of Metal (montaggio e sonoro), Mank (partito con ben 10 nomine, ha preso solo scenografia e fotografia), Judas and the Black Messiah (Kaluuya non protagonista e migliore canzone, categoria nella quale ha battuto la nostra Laura Pausini), Soul (film d'animazione e colonna sonora).

Il danese Un Altro Giro di Thomas Vinterberg è il miglior film internazionale; Tenet ha i migliori effetti speciali; My Octopus Teacher è il miglior documentario, mentre il corto documentario dell'anno è Colette; lo struggente If Anything Happens, I Love You è il miglior corto animato, mentre il miglior cortometraggio è l'angosciante Two Distant Strangers.

Sono rimasti purtroppo a bocca asciutta, tra gli altri, One Night in Miami (3 nomination, era dato in piena corsa per la migliore canzone), News of The World (western con Tom Hanks da 4 nomine) e soprattutto Il Processo ai Chicago 7 di Aaron Sorkin (6 candidature, neppure un riconoscimento).

Ma in una cerimonia così disastrosa (anche dal punto di vista dello share televisivo, mai così basso) quasi nessuno se n'è accorto - e forse è meglio così.



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lunedì 26 aprile 2021

OSCAR 2021. I VINCITORI

Chloe Zhao con 1 dei 3 Oscar vinti da Nomadland.  


Come volevasi dimostrare: Nomadland ha vinto la 93a edizione degli Academy Awards, conquistando 3 statuette.

Noi di CINEMA A BOMBA! abbiamo complessivamente azzeccato 18 previsioni su 23!
FRAN di più di tutti: 16 su 23!

Presto, come ogni anno, commenteremo vincitori e vinti in un successivo post dedicato (e ponderato).
Per il momento, leggete di deguito TUTTI gli oscarizzati di quest'anno!



Miglior film

Nomadland, regia di Chloé Zhao

Miglior regia
Chloé Zhao - Nomadland

Migliore attrice protagonista
Frances McDormand - Nomadland

Migliore attore protagonista
Anthony Hopkins - The Father

Migliore attrice non protagonista
Yoon Yeo-jeong - Minari

Migliore attore non protagonista
Daniel Kaluuya - Judas and the Black Messiah

Miglior film d'animazione
Soul, regia di Pete Docter

Miglior film internazionale
Un Altro Giro, regia di Thomas Vinterberg (Danimarca)

Migliore sceneggiatura originale
Emerald Fennell - Promising young woman-Una Donna Promettente

Migliore sceneggiatura non originale
Christopher Hampton e Florian Zeller - The Father - Nulla è come sembra

Migliore colonna sonora
Trent Reznor, Atticus Ross e Jon Batiste - Soul

Migliore canzone
Fight For You (musiche di H.E.R. e Dernst Emile II, testo di H.E.R. e Tiara Thomas) - Judas and the Black Messiah

Migliore fotografia
Erik Messerschmidt - Mank

Migliore scenografia
Donald Graham Burt e Jan Pascale - Mank

Miglior montaggio
Mikkel E. G. Nielsen - Sound of Metal

Migliori effetti speciali
Andrew Jackson, David Lee, Andrew Lockley e Scott Fisher - Tenet

Miglior sonoro
Nicolas Becker, Jaime Baksht, Michelle Couttolenc, Carlos Cortés e Phillip Bladh - Sound of Metal

Migliori costumi
Ann Roth - Ma Rainey's Black Bottom

Miglior trucco e acconciatura
Sergio Lopez-Rivera, Mia Neal e Jamika Wilson - Ma Rainey's Black Bottom

Miglior documentario
Il mio amico in fondo al mare (My Octopus Teacher), regia di Pippa Ehrlich e James Reed

Miglior cortometraggio documentario
Colette, regia di Anthony Giacchino

Miglior cortometraggio
Two Distant Strangers, regia di Travon Free e Martin Desmond Roe

Miglior cortometraggio d'animazione
Se succede qualcosa, vi voglio bene (If Anything Happens I Love You), regia di Michael Govier e Will McCormack


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sabato 24 aprile 2021

OSCAR 2021. LE NOSTRE PREVISIONI



La 93a edizione degli Academy Awards - comunemente noti come Premi Oscar - avrà luogo domenica.

Anche oggi, come ogni anno, proviamo a prevederne vincitori e vinti.

Voi che cosa ne pensate?
Quali sono le vostre scelte?

Scorrete l'elenco completo dei nominati e ricordate di cliccare sui link per ulteriori approfondimenti!



Miglior film


Una Donna Promettente, regia di Emerald Fennell


The Father, regia di Florian Zeller


Judas and the Black Messiah, regia di Shaka King


Mank, regia di David Fincher


Minari, regia di Lee Isaac Chung


Nomadland, regia di Chloé Zhao - FEDE / FRA


Il Processo ai Chicago 7, regia di Aaron Sorkin


Sound of Metal, regia di Darius Marder



Miglior regia

Lee Isaac Chung - Minari

Emerald Fennell - Una Donna Promettente

David Fincher - Mank

Thomas Vinterberg - Un Altro Giro

Chloé Zhao - Nomadland
- FEDE / FRA




Migliore attrice protagonista
Viola Davis - Ma Rainey's Black Bottom - FRA
Andra Day - The United States vs. Billie Holiday
Vanessa Kirby - Pieces of a Woman
Frances McDormand - Nomadland - FEDE
Carey Mulligan - Una Donna Promettente


Migliore attore protagonista
Riz Ahmed - Sound of Metal
Chadwick Boseman - Ma Rainey's Black Bottom - FEDE / FRA
Anthony Hopkins - The Father
Gary Oldman - Mank
Steven Yeun - Minari


Migliore attrice non protagonista
Maria Bakalova - Borat - Seguito di Film Cinema - FEDE
Glenn Close - Elegia Americana
Olivia Colman - The Father
Amanda Seyfried - Mank
Yoon Yeo-jeong - Minari - FRA


Migliore attore non protagonista
Sacha Baron Cohen - Il Processo ai Chicago 7
Daniel Kaluuya - Judas and the Black Messiah - FEDE / FRA
Leslie Odom Jr. - Quella notte a Miami...
Paul Raci - Sound of Metal
Lakeith Stanfield - Judas and the Black Messiah

Miglior film d'animazione
Onward - Oltre la Magia, regia di Dan Scanlon
Over the Moon - Il Fantastico Mondo di Lunaria, regia di Glen Keane
Shaun, Vita da Pecora: Farmageddon - Il film, regia di Will Becher e Richard Phelan
Soul, regia di Pete Docter - FEDE / FRA
Wolfwalkers - Il Popolo dei Lupi, regia di Tomm Moore e Ross Stewart

Miglior film internazionale
Un Altro Giro, regia di Thomas Vinterberg (Danimarca) - FEDE / FRA
Collective, regia di Alexander Nanau (Romania)
The Man Who Sold His Skin, regia di Kaouther Ben Hania (Tunisia)
Quo vadis, Aida?, regia di Jasmila Žbanić (Bosnia ed Erzegovina)
Shàonián de nǐ, regia di Derek Tsang (Hong Kong)

Migliore sceneggiatura originale
Will Berson, Shaka King, Kenny Lucas e Keith Lucas - Judas and the Black Messiah
Lee Isaac Chung - Minari
Emerald Fennell - Promising young woman-Una Donna Promettente- FRA
Darius Marder, Abraham Marder e Derek Cianfrance - Sound of Metal
Aaron Sorkin - Il Processo ai Chicago 7 - FEDE

Migliore sceneggiatura non originale
Ramin Bahrani - The White Tiger-La Tigre Bianca
Sacha Baron Cohen, Anthony Hines, Dan Swimer, Peter Baynham, Erica Rivinoja, Dan Mazer, Jena Friedman, Lee Kern e Nina Pedrad - Borat - Seguito di Film Cinema - FRA
Christopher Hampton e Florian Zeller - The Father - Nulla è come sembra - FEDE
Kemp Powers - Quella Notte a Miami... (One Night in Miami...)
Chloé Zhao - Nomadland


Migliore colonna sonora
Terence Blanchard - Da 5 Bloods
Emile Mosseri - Minari
James Newton Howard - Notizie dal Mondo (News of the World)
Trent Reznor e Atticus Ross - Mank - FEDE
Trent Reznor, Atticus Ross e Jon Batiste - Soul - FRA


Migliore canzone
Fight For You (musiche di H.E.R. e Dernst Emile II, testo di H.E.R. e Tiara Thomas) - Judas and the Black Messiah
Hear My Voice (musiche di Daniel Pemberton, testo di Daniel Pemberton e Celeste Waite) - Il Processo ai Chicago 7 - FEDE
Husavik (musiche e testo di Savan Kotecha, Fat Max Gsus e Rickard Göransson) - Eurovision Song Contest: The Story of Fire Saga
Io sì (Seen) (musiche di Diane Warren, testo di Diane Warren e Laura Pausini) - La vita davanti a sé - FRA
Speak Now (musiche e testo di Leslie Odom Jr. e Sam Ashworth) - Quella Notte a Miami (One Night in Miami)

Migliore fotografia
Sean Bobbitt - Judas and the Black Messiah
Erik Messerschmidt - Mank
Phedon Papamichael - Il Processo ai Chicago 7
Joshua James Richards - Nomadland - FRA
Dariusz Wolski - Notizie dal Mondo (News of the World) - FEDE

Migliore scenografia
Donald Graham Burt e Jan Pascale - Mank - FEDE / FRA
David Crank ed Elizabeth Keenan - Notizie dal Mondo
Nathan Crowley e Kathy Lucas - Tenet
Peter Francis e Cathy Featherstone - The Father
Mark Ricker, Karen O'Hara e Diana Stoughton - Ma Rainey's Black Bottom

Miglior montaggio
Alan Baumgarten - Il Processo ai Chicago 7 - FRA
Giōrgos Lamprinos - The Father
Mikkel E. G. Nielsen - Sound of Metal
Frédéric Thoraval - Una Donna Promettente (Promising Young Woman)
Chloé Zhao - Nomadland - FEDE



Migliori effetti speciali
Nick Davis, Greg Fisher, Ben Jones e Santiago Colomo Martinez - L'unico e insuperabile Ivan
Sean Faden, Anders Langlands, Seth Maury e Steve Ingram - Mulan
Andrew Jackson, David Lee, Andrew Lockley e Scott Fisher - Tenet
- FEDE / FRA
Matthew Kasmir, Christopher Lawrence, Max Solomon e David Watkins - The Midnight Sky
Matt Sloan, Genevieve Camilleri, Matt Everitt e Brian Cox - Love and Monsters

Miglior sonoro
Nicolas Becker, Jaime Baksht, Michelle Couttolenc, Carlos Cortés e Phillip Bladh - Sound of Metal - FEDE / FRA
Ren Klyce, Coya Elliott e David Parker - Soul
Ren Klyce, Jeremy Molod, David Parker, Nathan Nance e Drew Kunin - Mank
Warren Shaw, Michael Minkler, Beau Borders e David Wyman - Greyhound
Oliver Tarney, Mike Prestwood Smith, William Miller e John Pritchett - Notizie dal Mondo

Migliori costumi
Alexandra Byrne - Emma
Massimo Cantini Parrini - Pinocchio
Bina Daigeler - Mulan
Ann Roth - Ma Rainey's Black Bottom - FEDE / FRA
Trish Summerville - Mank

Miglior trucco e acconciatura
Mark Coulier, Dalia Colli e Francesco Pegoretti - Pinocchio
Eryn Krueger Mekash, Matthew Mungle e Patricia Dehaney - Elegia Americana
Marese Langan, Laura Allen e Claudia Stolze - Emma
Sergio Lopez-Rivera, Mia Neal e Jamika Wilson - Ma Rainey's Black Bottom - FRA
Gigi Williams, Kimberley Spiteri e Colleen LaBaff - Mank - FEDE


Miglior documentario

El agente topo, regia di Maite Alberdi

Collective (Colectiv), regia di Alexander Nanau

Crip Camp: disabilità rivoluzionarie (Crip Camp), regia di Nicole Newnham e Jim LeBrecht

Il mio amico in fondo al mare (My Octopus Teacher), regia di Pippa Ehrlich e James Reed - FEDE / FRA

Time, regia di Garrett Bradley


Miglior cortometraggio documentario

Colette, regia di Anthony Giacchino

A Concerto Is a Conversation, regia di Kris Bowers e Ben Proudfoot - FRA

Do Not Split, regia di Anders Hammer

Hunger Ward, regia di Skye Fitzgerald

A Love Song for Latasha, regia di Sophia Nahli Allison - FEDE


Miglior cortometraggio

Feeling Through, regia di Doug Roland

The Letter Room, regia di Elvira Lind, con Oscar Isaac - FEDE

The Present, regia di Farah Nabulsi

Two Distant Strangers, regia di Travon Free e Martin Desmond Roe - FRA

White Eye, regia di Tomer Shushan


Miglior cortometraggio d'animazione

Genius loci, regia di Adrien Mérigeau

Yes-People (Já-Fólkið), regia di Gísli Darri Halldórsson

Opera, regia di Erick Oh - FEDE

Se succede qualcosa, vi voglio bene (If Anything Happens I Love You), regia di Michael Govier e Will McCormack - FRA

La Tana (Burrow), regia di Madeline Sharafian


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giovedì 22 aprile 2021

OSCAR 2021. NOMINATION: FILM E REGIA



E se, a Hollywood, i festival avessero inziato a portare fortuna?

Forse è così: negli ultimi anni - assai diversamente da quanto avveniva in passato - a trionfare durante la Notte degli Oscar sono state, in diverse occasioni, pellicole precedentemente insignite nelle più celebri kermesse cinematografiche.

Nel 2018 successe con The Shape of Water (prima Leone d'Oro e poi Oscar), lo scorso anno con Parasite (prima Palma d'Oro e poi Oscar).

Un caso analogo avvenne con Roma: vincitore morale nel 2019, era già stato premiato col massimo riconoscimento a Venezia 2018.

Quest'anno la stessa cosa potrebbe accadere a Nomadland.
Il lungometraggio on the road firmato dalla cineasta cinese Chloé Zhao ha vinto il Leone d'Oro alla scorsa Mostra del Cinema lagunare e parte ampiamente in testa nella corsa agli Academy Awards.



Attenzione, però: non sempre il favoritissmo alla vigilia riesce a conquistare la statuetta più ambita.
Ricordate i casi di La La Land e del succitato Roma?

Per entrambi l'Oscar come miglior film era dato per scontato, invece si videro sorpassare a destra rispettivamente da Moonlight e da Green Book (il tempo è stato galantuomo: i "perdenti" sono entrati di diritto nella storia del cinema, i "vincitori" sono finiti presto nel dimenticatorio, specie il primo).

Nel caso attuale, il più forte contendente di Nomadland è probabilmente Mank.
Forte del maggior numero di nomination complessive (ben 10), il controverso biopic di David Fincher paga tuttavia il ritratto dissacrante che fa di Orson Welles, cosa che ha attirato le critiche sdegnate di molti cinefili e addetti ai lavori.

Tra gli altri lungometraggi in gara, Il Processo ai Chicago 7 gode di qualche credito, ma è abbastanza improbabile che prevalga.
I restanti concorrenti sembrano avere ancora meno chance.



Per la miglior regia la sfida è sostanzialmente ancora tra Zhao e Fincher.
Tra l'emergente di Pechino (finora ha girato solo 3 lungometraggi) e il veterano di Denver (molti filmoni a curriculum: da Seven a Fight Club, da Zodiac a Il Social Network), la favorita è la prima.

Gli altri candidati sono in pratica fuori dai giochi, ma è interessante - scorrendo la lista - la presenza di Thomas Vinterberg.
Come saprete avendo letto il nostro precedente post dedicato, il cineasta danese è in pole position per l'Oscar al miglior film internazionale col suo acclamato Un Altro Giro.

Non pensiamo che possa "scippare" la statuetta ai suoi colleghi, però la sua candidatura è un indice di come gli Academy Awards si stiano globalizzando, riconoscendo sempre di più il giusto spazio anche a lavori e autori non per forza americani o anglosassoni.

Il caso di Parasite, solo un anno fa, è stato esemplare.
Sarà così anche questa volta?

Lo scopriremo insieme, tra pochi giorni.
Intanto, di seguito trovate l'elenco completo delle nomine!



Miglior film


Una Donna Promettente, regia di Emerald Fennell


The Father, regia di Florian Zeller


Judas and the Black Messiah, regia di Shaka King


Mank, regia di David Fincher


Minari, regia di Lee Isaac Chung


Nomadland, regia di Chloé Zhao


Il Processo ai Chicago 7, regia di Aaron Sorkin


Sound of Metal, regia di Darius Marder



Miglior regia

Lee Isaac Chung - Minari

Emerald Fennell - Una Donna Promettente

David Fincher - Mank

Thomas Vinterberg - Un Altro Giro

Chloé Zhao - Nomadland



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martedì 20 aprile 2021

OSCAR 2021. NOMINATION: ATTRICI E ATTORI



Come dimostrano le statistiche di questo blog, le candidature relative alle interpretazioni sono quelle più apprezzate dai nostri lettori!

Non c'è da stupirsi: attrici e attori sono coloro che, in base alla propia bravura o al proprio carisma, sono in grado di trasformare un buon film in un grande successo.

Quest'anno la corsa alle statuette per queste categorie è particolarmente interessante: nonostante le consuete "anticipazioni" dei Golden Globe, i verdetti non paiono affatto scontati.

Frances McDormand si porterà a casa un altro Oscar, dopo i due conquistati in precedenza per Fargo e Tre Manifesti a Ebbing, Missouri?
Assai probabile, eppure la giuria dei Globes le aveva preferito Andra Day.

Anche le altre contendenti non scherzano, specie la voluminosa Viola Davis di Ma Rainey's Black Bottom.

Tra le non protagoniste, la disfida è - se possibile - ancora più incerta.
Glenn Close e l'emergente Yoon Yeo-jeong sono molto quotate, ma la già oscarizzata Olivia Colman potrebbe batterle al fotofinish.

E se Amanda Seyfried scalpita perché sia concesso un riconoscimento al discusso Mank, la vera sorpresa potrebbe essere Maria Bakalova.

La giovanissima attrice bulgara è stata la rivelazione di Borat - Seguito di Film Cinema: non ci soprenderemmo se alla fine l'Academy scegliesse proprio lei.



Per quanto concerne gli uomini, la domanda sulla bocca di tutti è se verrà concessa o meno una gratifica postuma a Sua Maestà Black Panther, ossia il compianto Chadwick Boseman.

L'ex Avenger è in lizza con la sua sofferta, ultima interpretazione, quella del tormentato trombettista di Ma Rainey's Black Bottom.
Il finale sarà simile a quello di Heath Ledger con Il Cavaliere Oscuro o a quello di Massimo Troisi con Il Postino?

In alternativa, i voti potrebbero confluire sul veterano Anthony Hopkins (struggente in The Father) o sul poliedrico Gary Oldman (istrionico in Mank), ma attenzione a non sottovalutare l'outsider Riz Ahmed di Sound of Metal.

Nei ruoli di supporto, tra i sue litiganti - ovvero Daniel Kaluuya (lo ricordate in Get Out?) e Lakeith Stanfield, entrambi per la medesima pellicola - potrebbe godere il terzo: l'irriverente comico ebreo Sacha Baron Cohen si rifarebbe con Il Processo ai Chicago 7 della mancata candidatura come attore protagonista di Borat - Seguito di Film Cinema.

Ma è facile che anche quest'anno l'Academy voglia premiare ad ogni costo un attore afro: ma allora - anziché i due suddetti interpreti di Judas and the Black Messiah - perché non Leslie Odom Jr., distintosi brillantemente in Quella notte a Miami...?

Tuttavia, c'è ancora tempo per scoprire quali stelle brilleranno nella Notte degli Oscar.
Nell'attesa, leggete qui di seguito l'elenco completo dei candidati e cliccate sui link che trovate.
Ne vedrete delle belle!




Migliore attrice protagonista
Viola Davis - Ma Rainey's Black Bottom
Andra Day - The United States vs. Billie Holiday
Vanessa Kirby - Pieces of a Woman
Frances McDormand - Nomadland
Carey Mulligan - Una Donna Promettente


Migliore attore protagonista
Riz Ahmed - Sound of Metal
Chadwick Boseman - Ma Rainey's Black Bottom
Anthony Hopkins - The Father
Gary Oldman - Mank
Steven Yeun - Minari


Migliore attrice non protagonista
Maria Bakalova - Borat - Seguito di Film Cinema
Glenn Close - Elegia Americana
Olivia Colman - The Father
Amanda Seyfried - Mank
Yoon Yeo-jeong - Minari


Migliore attore non protagonista
Sacha Baron Cohen - Il Processo ai Chicago 7
Daniel Kaluuya - Judas and the Black Messiah
Leslie Odom Jr. - Quella notte a Miami...
Paul Raci - Sound of Metal
Lakeith Stanfield - Judas and the Black Messiah


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