CINEMA A BOMBA!

martedì 26 maggio 2026

CANNES 2026. QUANTI PAREGGI

Dall'alto: Cristian Mungiu con la Palma d'Oro, in mezzo al cast del suo Fjord; Tao Okamoto e Virginie Efira, migliori attrici; Peter Jackson (a destra) premiato alla carriera da Elijah Wood.


L'edizione numero 79 del Festival di Cannes è stata vinta da Fjord, che come il titolo suggerisce è un dramma d'ambientazione scandinava (Norvegia, per la precisione), benché diretto da un cineasta rumeno.
Cristian Mungiu, che avevamo correttamente indicato come uno dei favoriti alla Palma d'Oro, è un abitué della Croisette e nel 2012 l'avevamo visto conquistare il Prix du scénario, come ricorderete.

Scorrendo l'elenco dei vincitori salta all'occhio quanti premi siano stati assegnati ex aequo, come se il regista Park Chan-wook e la Giuria da lui capitanata - di cui facevano parte, tra gli altri, anche la collega Chloé Zhao, lo sceneggiatore/avvocato Paul Laverty e l'attore Isaach de Bankolé - non avesse voluto far torto a nessuno.

Un "cerchiobottismo" che purtroppo abbiamo già pervenuto altre volte in questa kermesse e va di pari passo con una penuria quasi cronica di opere e autori "forti" in competizione.
Da diversi anni ormai i divi e i cineasti di prima sembrano prediligere la concorrente Mostra del Cinema di Venezia, con grande scorno dell'eterno direttore artistico di Cannes, Thierry Frémaux.

In attesa di scoprire quali assi nella manica tirerà fuori l'omologo Alberto Barbera per la Laguna, dall'altra parte delle Alpi nessuno ha obiettato per il premio assegnato alle protagoniste Tao Okamoto e Virginie Efira di Kyū ni guai ga waruku naru (traducibile come: "sentirsi male all'improvviso"), mentre il contentino a Hollywood è arrivato dalle Palme alla carriera.

Assente la "cantattrice" Barbra Streisand per problemi personali, a ritirare il riconoscimento sono stati John Travolta, che ha presentato il proprio esordio dietro la cinepresa (una commedia dal bizzarro titolo Propeller One-Way Night Coach), e Peter Jackson.
Il regista neozelandese de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit ha ricevuto il premio dalla mani di uno dei suoi attori prediletti, Elijah Wood, in quello che è stato uno dei momenti più toccanti della rassegna.

Poco altro da segnalare in questa edizione, tra le più incolori degli ultimi anni. Ci si rifarà l'anno prossimo?
Intanto vedremo come andrà, tra pochi mesi, la Mostra di Venezia.


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venerdì 27 febbraio 2026

OSCAR 2026. NOMINATION: FILM E REGIA

Dall'alto: Steven Spielberg con la collega Chloé Zhao; P.T. Anderson dirige Leonardo diCaprio; Ryan Coogler (a destra) sul set de I Peccatori.


Ci sono anni in cui la Notte delle Stelle regala sorprese (a volte non proprio gradite) e altri in cui il verdetto è praticamente scontato.
Il 2026 sembra appartenere al secondo caso.

Tutto fa credere che Una Battaglia dopo l'Altra - "magnum opus" di P.T. Anderson, degno erede di Robert Altman - non avrà problemi ad aggiudicarsi né l'Oscar per il miglior film né quello per la miglior regia, ma la concorrenza rimane agguerrita.

I Peccatori è stato un caso, avendo diviso nettamente la critica tra estimatori adoranti e severi detrattori, terzium non datur.
Resta difficile immaginare che l'Academy voglia incensare un horror in costume con più di qualche debito da Dal Tramonto all'Alba.

Hamnet è un drammone sulla vita di William Shakespeare con regista l'oscarizzata Chloé Zhao, oltre a Sam Mendes (American Beauty, Spectre) e il mitico Steven Spielberg come produttori.
Troppa grazia: basterà a convincere i giurati?

Gli altri concorrenti paiono avere meno chance, dal Frankenstein targato Guillermo del Toro (niente nomina alla regia, sul serio?) allo sportivo Marty Supreme diretto dal cineasta indie Josh Safdie (fratello di quel Bennie Safdie che avevamo visto l'estate scorsa come cattivo di Un Tipo Imprevedibile 2).

Non resta che provare a scommettere - senza soldi, eh - su chi vincerà il 15 marzo, ricordandovi che il prossimo post è... proprio quello con i nostri pronostici!
Nel frattempo, leggete qui sotto i candidati di queste ultime categorie e cliccate sui link per approfondire un po'.


Miglior film
Bugonia, prodotto da Ed Guiney, Lars Knudsen, Yorgos Lanthimos, Andrew Lowe ed Emma Stone
F1-Il film, prodotto da Jerry Bruckheimer, Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Joseph Kosinski, Chad Oman e Brad Pitt
Frankenstein, prodotto da J. Miles Dale, Guillermo del Toro e Scott Stuber
Hamnet, prodotto da Nicolas Gonda, Pippa Harris, Liza Marshall, Sam Mendes e Steven Spielberg
Marty Supreme, prodotto da Eli Bush, Ronald Bronstein, Timothée Chalamet, Anthony Katagas e Josh Safdie
Una Battaglia dopo l'Altra, prodotto da Paul Thomas Anderson, Sara Murphy e Adam Somner
L'Agente Segreto, prodotto da Emilie Lesclaux
Sentimental Value, prodotto da Maria Ekerhovd e Andrea Berentsen Ottmar
I Peccatori (Sinners), prodotto da Ryan Coogler, Zinzi Coogler e Sev Ohanian
Train Dreams, prodotto da Michael Heimler, Will Janowitz, Marissa McMahon, Ashley Schlaifer e Teddy Schwarzman

Miglior regista
Paul Thomas Anderson – Una Battaglia dopo l'Altra
Ryan Coogler – I Peccatori
Josh Safdie – Marty Supreme
Joachim Trier – Sentimental Value
Chloé Zhao – Hamnet


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lunedì 12 gennaio 2026

GOLDEN GLOBE 2026. I VINCITORI

(Dall'alto: Nikki Glaser, Paul Thomas Anderson, Wagner Moura). 


Come previsto, la serata di ieri non ha regalato sorprese.
Nella 83a edizione dei Golden Globe - i premi cinematografici assegnati a Hollywood da una selezione della stampa estera, che spesso fungono da anteprima degli Oscar - tutto è andato secondo copione.

Mentre la bella comedian Nikki Glaser, confermata alla conduzione dopo lo scorso anno, sferzava la platea col suo consueto umorismo tagliente, uno dopo l'altro i Globi finivano nella mani dei favoriti, senza colpi di scena.

Che questo sia l'anno di P.T. Anderson l'hanno capito anche i sassi.
Una Battaglia dopo l'Altra, thriller politico con Leo DiCaprio e Sean Penn, ha infatti capitalizzato 4 delle 9 nomination della vigilia: miglior film commedia, regia, sceneggiatura e attrice non protagonista.

L'autore di Magnolia e The Master ha lasciato alla concorrenza poco più che briciole: 2 riconoscimenti a Hamnet di Chloé Zhao (la pellicola della regista premio Oscar di Nomadland ed Eternals ha vinto miglior film drammatico e miglior attrice), altrettanti all'incensato I Peccatori di Ryan Coogler (quello del dittico di Black Panther).

Non stupisce neppure che Kpop Demon Hunter abbia sbaragliato la potente Disney, che si presentava con il seguito di Zootropolis.
Trainato dal singolo-tormentone Golden, il popolare cartone targato Netflix si è aggiudicato miglior film d'animazione e - ovvio - miglior canzone.

Forse l'unica sorpresa è stata L'Agente Segreto, pellicola battente bandiera brasiliana che ha prevalso come miglior film straniero e miglior attore drammatico (Wagner Moura, già protagonista di Tropa de Elite e Civil War).

E se il Globe assegnato a Timothée Chalamet sembra un premio di consolazione dopo averglielo negato l'anno scorso per A Complete Unknown, ci dispiace per il comico Adam Sandler che gareggiava come non protagonista e avrebbe potuto "sdoganarsi" una volta per tutte come interprete drammatico.

Tra poche settimane scopriremo se questi verdetti verranno confermati agli Academy Awards.
Nell'attesa, leggete qui sotto l'elenco dei vincitori (in corsivo e grassetto) e cliccate sui link che trovate.


Miglior film drammatico
L'Agente Segreto, regia di Kleber Mendonça Filho
Frankenstein, regia di Guillermo del Toro
Hamnet-Nel Nome del Figlio, regia di Chloé Zhao
I Peccatori-Sinners, regia di Ryan Coogler
Sentimental Value, regia di Joachim Trier
Un Semplice Incidente, regia di Jafar Panahi

Miglior film commedia o musicale
Una Battaglia dopo l'Altra, regia di Paul Thomas Anderson
Blue Moon, regia di Richard Linklater
Bugonia, regia di Yorgos Lanthimos
Marty Supreme, regia di Josh Safdie
No Other Choice, regia di Park Chan-wook
Nouvelle Vague, regia di Richard Linklater

Miglior regista
Paul Thomas Anderson – Una Battaglia dopo l'Altra
Ryan Coogler – I Peccatori
Guillermo del Toro – Frankenstein
Jafar Panahi – Un Semplice Incidente
Joachim Trier – Sentimental Value
Chloé Zhao – Hamnet-Nel Nome del Figlio

Migliore attore in un film drammatico
Joel Edgerton – Train Dreams
Oscar Isaac – Frankenstein
Dwayne Johnson – The Smashing Machine
Michael B. Jordan – I Peccatori
Wagner Moura – L'Agente Segreto
Jeremy Allen White – Springsteen: Liberami dal Nulla

Migliore attrice in un film drammatico
Jessie Buckley – Hamnet-Nel Nome del Figlio
Jennifer Lawrence – Die My Love
Renate Reinsve – Sentimental Value
Julia Roberts – After the Hunt-Dopo la Caccia
Tessa Thompson – Hedda
Eva Victor – Sorry, Baby

Migliore attore in un film commedia o musicale
Timothée Chalamet – Marty Supreme
George Clooney – Jay Kelly
Leonardo DiCaprio – Una Battaglia dopo l'Altra
Ethan Hawke – Blue Moon
Lee Byung-hun – No Other Choice
Jesse Plemons – Bugonia

Migliore attrice in un film commedia o musicale
Rose Byrne – If I Had Legs I'd Kick You
Cynthia Erivo – Wicked-Parte 2
Kate Hudson – Song Sung Blue
Chase Infiniti – Una Battaglia dopo l'Altra
Amanda Seyfried – Il Testamento di Ann Lee
Emma Stone – Bugonia

Migliore attore non protagonista
Benicio del Toro – Una Battaglia dopo l'Altra
Jacob Elordi – Frankenstein
Paul Mescal – Hamnet-Nel Nome del Figlio
Sean Penn – Una Battaglia dopo l'Altra
Adam Sandler – Jay Kelly
Stellan Skarsgård – Sentimental Value

Migliore attrice non protagonista
Emily Blunt – The Smashing Machine
Elle Fanning – Sentimental Value
Ariana Grande – Wicked: Parte 2
Inga Ibsdotter Lilleaas – Sentimental Value
Amy Madigan – Weapons
Teyana Taylor – Una Battaglia dopo l'Altra

Miglior film in lingua straniera
Sentimental Value (Affeksjonsverdi), regia di Joachim Trier
L'Agente Segreto (O agente secreto), regia di Kleber Mendonça Filho
No Other Choice (Eojjeol suga eopda), regia di Park Chan-wook
Un Semplice Incidente (Yak taṣādof-e sāde), regia di Jafar Panahi
Sirât, regia di Óliver Laxe
La voce di Hind Rajab (Ṣawt al-Hind Rajab) regia di Kawthar ibn Haniyya

Miglior film d'animazione
Arco, regia di Ugo Bienvenu
Demon Slayer: Il Castello dell'Infinito, regia di Haruo Sotozaki
Elio, regia di Adrian Molina, Domee Shi e Madeline Sharafian
KPop Demon Hunters, regia di Maggie Kang e Chris Appelhans
La piccola Amélie, regia di Maïlys Vallade e Liane-Cho Han
Zootropolis 2, regia di Byron Howard e Jared Bush

Migliore sceneggiatura
Paul Thomas Anderson – Una Battaglia dopo l'Altra
Ronald Bronstein e Josh Safdie – Marty Supreme
Ryan Coogler – I Peccatori
Jafar Panahi – Un Semplice Incidente
Eskil Vogt e Joachim Trier – Sentimental Value
Chloé Zhao e Maggie O'Farrell – Hamnet-Nel Nome del Figlio

Migliore colonna sonora originale
Alexandre Desplat – Frankenstein
Ludwig Göransson – I Peccatori
Jonny Greenwood – Una Battaglia dopo l'Altra
Kangding Ray – Sirât
Max Richter – Hamnet-Nel Nome del Figlio
Hans Zimmer – F1-Il film

Migliore canzone originale
Dream as One (Miley Cyrus, Andrew Wyatt, Mark Ronson e Simon Franglen) – Avatar-Fuoco e Cenere
The Girl in the Bubble (Stephen Schwartz) – Wicked-Parte 2
Golden (Ejae, Mark Sonnenblick, Ido, 24 e Teddy Park) – KPop Demon Hunters
I Lied to You (Raphael Saadiq e Ludwig Göransson) – I Peccatori
No Place Like Home (Stephen Schwartz) – Wicked-Parte 2
Train Dreams (Nick Cave e Bryce Dessner) – Train Dreams

Miglior risultato al cinema e al box office
Avatar-Fuoco e Cenere, regia di James Cameron
F1-Il film, regia di Joseph Kosinski
KPop Demon Hunters, regia di Maggie Kang e Chris Appelhans
Mission: Impossible-The Final Reckoning, regia di Christopher McQuarrie
I Peccatori, regia di Ryan Coogler
Weapons, regia di Zach Cregger
Wicked-Parte 2, regia di Jon M. Chu
Zootropolis 2, regia di Byron Howard e Jared Bush


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venerdì 12 novembre 2021

ETERNALS, ETERNA MARVEL (MA LA RESISTENZA DEGLI SPETTATORI?)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2021
157'
Regia: Chloé Zhao
Interpreti: Richard Madden, Gemma Chan, Angelina Jolie, Kit Harington, Salma Hayek, Harry Styles, Mahershala Ali (voce).


Gli Eterni sono un gruppo di esseri sovrannaturali che da millenni difende la Terra dai mostruosi Devianti, senza tuttavia interferire con la vita e la storia degli esseri umani.

Sventato il pericolo una volta per tutte (?), gli eroi si mescolano, vivono insieme e si affezionano agli altri abitanti del nostro pianeta.

Ma quando un nuovo pericolo minaccia l'umanità, si riuniscono tutti per un'ultima missione, la più ambiziosa: salvare il mondo dall'Emersione, l'evento catastrofico dal quale nascerebbe un nuovo Celestiale...



Iniziata la Fase 4 del Marvel Cinematic Universe - per gli amici MCU - col precedente Black Widow, il potente produttore Kevin Feige e gli studios che rappresenta hanno pensato bene di unire l'utile al dilettevole, ossia di accoppiare il film di genere col cinema d'autore.

E per riuscire nell'intento, quale idea migliore che affidare la regia del nuovo blockbuster alla fresca vincitrice del Premio Oscar?
Ecco quindi la lanciatissima Chloé Zhao, anche co-sceneggiatrice, alle prese con una pellicola che più agli antipodi di Nomadland non potrebbe essere.

O quasi: va detto che la cineasta di origine cinese si impegna molto a iniettare un po' del proprio stile contemplativo nella matrice supereroistica, col risultato di fare sembrare Eternals un capitolo un po' a sé stante nell'universo "marveliano".

Si tratta in sostanza del tentativo di replicare l'épos di Avengers: Endgame, però con nuovi personaggi ai quali il pubblico non è (ancora?) affezionato.
La parte migliore? I dialoghi, con battute spiritose in puro stile MCU.

Per il resto, si possono trovare: due reduci da Il Trono di Spade che rivaleggiano, evocative immagini naturalistiche, spettacolari sequenze d'azione e combattimenti coreografici con echi da The Revenant.



Oltre ad una bella sfida tra due dive diversissime e complementari: mentre la mora Salma Hayek mostra un invidiabile aspetto fisico (in pratica lo stesso che sfoggiava in Dal Tramonto all'Alba: come fa a non invecchiare?!?), la bionda Angelina Jolie vince ai punti in termini di presenza scenica (rivedremo la sua tormentata dea guerriera Thena nei prossimi capitoli della serie?).

La rivelazione è tuttavia Gemma Chan, che alcuni forse ricorderanno - benché in parti marginali - in Animali Fantastici e Dove Trovarli e soprattutto in Captain Marvel.
L'attrice londinese è la vera protagonista del film: tenetela d'occhio, questo potrebbe essere il trampolino di lancio di una brillante carriera.

Nonostante la durata eccessiva e diversi momenti a rischio di colpo di sonno (specie nella prima metà), Eternals potrebbe attirare spettatori non avezzi all'universo Marvel e al contempo i fan più oltranzisti dovrebbero rimanere appagati dai due segmenti mid- e post-credits.

Nel primo compare il cantante Harry Styles degli One Direction nei panni del fratello di Thanos (!), mentre nel secondo si registra addirittura l'esordio (vocale) del prossimo Blade.

Il due volte oscarizzato Mahershala Ali sarà infatti il nuovo volto dell'ammazzavampiri nel reboot di prossima uscita.
E le implicazioni della sua apparizione in questa pellicola sono ancora tutte da scoprire...



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mercoledì 28 aprile 2021

OSCAR 2021. LA NOTTE DEI GUASTAFESTE




Dall'alto: Frances McDormand e Chloé Zhao; Joaquin Phoenix in procinto di annunciare l'Oscar per il miglior attore protagonista; Emerald Fennell con la statuetta per la migliore sceneggiatura originale.


L'Academy of Motion Picture Arts And Sciences, l'organizzazione professionale che attribuisce ogni anno i Premi Oscar, non è nuova a figuracce epiche.

Nel 2017 l'Oscar come miglior film venne attribuito prima al bellissimo La La Land poi, con un clamoroso e imbarazzato dietrofront, a Moonlight.

Quest'anno, dalle parti di Hollywood, ci si aspettava l'Oscar a Chadwick Boseman, per la sua ultima interpretazione (in Ma Rainey's Black Bottom), e tutto era stato predisposto per un tributo postumo al popolare protagonista di Black Panther: dalla chiusura del filmato dedicato ai morti del mondo del cinema degli ultimi mesi - ricordiamo soltanto Ennio Morricone, Giuseppe, Rotunno, Sean Connery, Max von Sydow, Ian Holm, Olivia de Havilland, Christopher Plummer, Carl Reiner, Kim Ki-duk, Michel Piccoli, Michael Apted - alla chiusura della stessa cerimonia, con la premiazione del miglior attore protagonista (categoria dov'era candidato Boseman) anziché del miglior film (come vuole la tradizione).

La narrazione strappalacrime del giovane nero che riesce a vincere una meritata statuetta dopo la sua tragica morte si è però schiantata contro Sir Anthony Hopkins.



Il grande interprete gallese, bianco di pelle e di capelli, ha sbaragliato la concorrenza e a 83 anni è diventato l'attore più anziano ad aggiudicarsi una statuetta, grazie alla sua magistrale prova in The Father.

Non essendo egli presente a ritirare il premio, la regia della cerimonia ha tagliato corto immediatamente dopo la proclamazione e non si è neppure collegata a distanza con il vincitore - che con molto fair play il giorno successivo ha risposto allo sgarbo con un video di ringraziamento rivolto all'Academy e di apprezzamento per Boseman.

Subito prima di Hopkins una scarmigliata Frances McDormand si era aggiudicata la categoria della migliore attrice (per Nomadland), vanificando già in parte quello che avrebbe dovuto essere il trionfo della nuova Hollywood più inclusiva: si ha avuto il sospetto (fondato) che la scaletta fosse stata pensata per far terminare il tutto con la premiazione di ben 3 attori neri - Daniel Kaluuya (dato per certo tra i non protagonisti - e infatti alla fine è stato premiato), Viola Davis (tra le favorite come attrice protagonista) e il rimpianto Boseman (anche in questo caso, vincitore molto probabile).

La coreana Yoon Yeo-jeong, poi in effetti migliore attrice non protagonista, sarebbe stata la classica ciliegina sulla torta.

Le vittorie - pur strameritate - di Hopkins e McDormand hanno quindi rovinato la festa agli organizzatori della cerimonia, che avevano in mente un finale, un climax e un pathos ben diversi.

L'impressione che ha lasciato la serata è stata di un pasticcio, di un patetico tentativo di far vedere quanto il mondo del cinema stia cambiando e migliorando (?), dopo le accuse di pochissimi anni fa in merito ai cosiddetti Oscars so white, cioè di snobbare attrici, attori, registi non bianchi e non di lingua inglese.

L'affermazione dei due antidivi ci ha quindi evitato, almeno per quest'anno (ma non siamo tanto ottimisti sui prossimi), un profluvio di melassa e di stucchevole politamente corretto.

Questo sgradevole senso di ipocrisia ha rovinato una premiazione che comunque ha mostrato spunti interessanti.



Detto di attrici e attori, i due riconoscimenti più importanti se li è aggiudicati (e ne siamo contenti) Nomadland, che già aveva vinto Leone d'Oro a Venezia (come The Shape of Water. Non smetteremo di ripeterlo: la Mostra porta bene a chi ha ambizioni da Oscar!) e Golden Globe, opera seconda della sino-americana Chloé Zhao, che è diventata (solo) la seconda donna ad essersi aggiudicata la statuetta per la migliore regia (dopo Kathryn Bigelow, nel 2010, per The Hurt Locker).

Curiosità: la statuetta per il miglior film è andata anche a McDormand, produttrice, che così, aggiunge i due Oscar vinti nella serata agli altri due che ha già in casa (per Fargo nel 1997 e per Tre Manifesti a Ebbing, Missouri nel 2018) ed eguaglia quindi il marito Joel (uno dei fratelli Coen).

Una coppia da 8 Oscar!

Due esordienti si sono invece aggiudicati i riconoscimenti per le sceneggiature.

Emerald Fennell, nota al pubblico televisivo come Camilla Parker Bowles nella serie Tv The Crown, si è imposta per quella originale con Promising Young Woman-Una Donna Promettente, divisiva sua opera d'esordio dietro alla macchina da presa; anche il francese Florian Zeller è alla sua prima regia e all'adattamento in lingua inglese della sua opera teatrale The Father ha lavorato fianco a fianco con il veterano Christopher Hampton.

Sfumato il premio a Viola Davis e Chadwick Boseman, Ma Rainey's Black Bottom si è dovuto accontentare di due riconoscimenti, per costumi e trucco (in entrambi i casi ha battuto il Pinocchio di Matteo Garrone), così come Sound of Metal (montaggio e sonoro), Mank (partito con ben 10 nomine, ha preso solo scenografia e fotografia), Judas and the Black Messiah (Kaluuya non protagonista e migliore canzone, categoria nella quale ha battuto la nostra Laura Pausini), Soul (film d'animazione e colonna sonora).

Il danese Un Altro Giro di Thomas Vinterberg è il miglior film internazionale; Tenet ha i migliori effetti speciali; My Octopus Teacher è il miglior documentario, mentre il corto documentario dell'anno è Colette; lo struggente If Anything Happens, I Love You è il miglior corto animato, mentre il miglior cortometraggio è l'angosciante Two Distant Strangers.

Sono rimasti purtroppo a bocca asciutta, tra gli altri, One Night in Miami (3 nomination, era dato in piena corsa per la migliore canzone), News of The World (western con Tom Hanks da 4 nomine) e soprattutto Il Processo ai Chicago 7 di Aaron Sorkin (6 candidature, neppure un riconoscimento).

Ma in una cerimonia così disastrosa (anche dal punto di vista dello share televisivo, mai così basso) quasi nessuno se n'è accorto - e forse è meglio così.



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lunedì 26 aprile 2021

OSCAR 2021. I VINCITORI

Chloe Zhao con 1 dei 3 Oscar vinti da Nomadland.  


Come volevasi dimostrare: Nomadland ha vinto la 93a edizione degli Academy Awards, conquistando 3 statuette.

Noi di CINEMA A BOMBA! abbiamo complessivamente azzeccato 18 previsioni su 23!
FRAN di più di tutti: 16 su 23!

Presto, come ogni anno, commenteremo vincitori e vinti in un successivo post dedicato (e ponderato).
Per il momento, leggete di deguito TUTTI gli oscarizzati di quest'anno!



Miglior film

Nomadland, regia di Chloé Zhao

Miglior regia
Chloé Zhao - Nomadland

Migliore attrice protagonista
Frances McDormand - Nomadland

Migliore attore protagonista
Anthony Hopkins - The Father

Migliore attrice non protagonista
Yoon Yeo-jeong - Minari

Migliore attore non protagonista
Daniel Kaluuya - Judas and the Black Messiah

Miglior film d'animazione
Soul, regia di Pete Docter

Miglior film internazionale
Un Altro Giro, regia di Thomas Vinterberg (Danimarca)

Migliore sceneggiatura originale
Emerald Fennell - Promising young woman-Una Donna Promettente

Migliore sceneggiatura non originale
Christopher Hampton e Florian Zeller - The Father - Nulla è come sembra

Migliore colonna sonora
Trent Reznor, Atticus Ross e Jon Batiste - Soul

Migliore canzone
Fight For You (musiche di H.E.R. e Dernst Emile II, testo di H.E.R. e Tiara Thomas) - Judas and the Black Messiah

Migliore fotografia
Erik Messerschmidt - Mank

Migliore scenografia
Donald Graham Burt e Jan Pascale - Mank

Miglior montaggio
Mikkel E. G. Nielsen - Sound of Metal

Migliori effetti speciali
Andrew Jackson, David Lee, Andrew Lockley e Scott Fisher - Tenet

Miglior sonoro
Nicolas Becker, Jaime Baksht, Michelle Couttolenc, Carlos Cortés e Phillip Bladh - Sound of Metal

Migliori costumi
Ann Roth - Ma Rainey's Black Bottom

Miglior trucco e acconciatura
Sergio Lopez-Rivera, Mia Neal e Jamika Wilson - Ma Rainey's Black Bottom

Miglior documentario
Il mio amico in fondo al mare (My Octopus Teacher), regia di Pippa Ehrlich e James Reed

Miglior cortometraggio documentario
Colette, regia di Anthony Giacchino

Miglior cortometraggio
Two Distant Strangers, regia di Travon Free e Martin Desmond Roe

Miglior cortometraggio d'animazione
Se succede qualcosa, vi voglio bene (If Anything Happens I Love You), regia di Michael Govier e Will McCormack


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sabato 24 aprile 2021

OSCAR 2021. LE NOSTRE PREVISIONI



La 93a edizione degli Academy Awards - comunemente noti come Premi Oscar - avrà luogo domenica.

Anche oggi, come ogni anno, proviamo a prevederne vincitori e vinti.

Voi che cosa ne pensate?
Quali sono le vostre scelte?

Scorrete l'elenco completo dei nominati e ricordate di cliccare sui link per ulteriori approfondimenti!



Miglior film


Una Donna Promettente, regia di Emerald Fennell


The Father, regia di Florian Zeller


Judas and the Black Messiah, regia di Shaka King


Mank, regia di David Fincher


Minari, regia di Lee Isaac Chung


Nomadland, regia di Chloé Zhao - FEDE / FRA


Il Processo ai Chicago 7, regia di Aaron Sorkin


Sound of Metal, regia di Darius Marder



Miglior regia

Lee Isaac Chung - Minari

Emerald Fennell - Una Donna Promettente

David Fincher - Mank

Thomas Vinterberg - Un Altro Giro

Chloé Zhao - Nomadland
- FEDE / FRA




Migliore attrice protagonista
Viola Davis - Ma Rainey's Black Bottom - FRA
Andra Day - The United States vs. Billie Holiday
Vanessa Kirby - Pieces of a Woman
Frances McDormand - Nomadland - FEDE
Carey Mulligan - Una Donna Promettente


Migliore attore protagonista
Riz Ahmed - Sound of Metal
Chadwick Boseman - Ma Rainey's Black Bottom - FEDE / FRA
Anthony Hopkins - The Father
Gary Oldman - Mank
Steven Yeun - Minari


Migliore attrice non protagonista
Maria Bakalova - Borat - Seguito di Film Cinema - FEDE
Glenn Close - Elegia Americana
Olivia Colman - The Father
Amanda Seyfried - Mank
Yoon Yeo-jeong - Minari - FRA


Migliore attore non protagonista
Sacha Baron Cohen - Il Processo ai Chicago 7
Daniel Kaluuya - Judas and the Black Messiah - FEDE / FRA
Leslie Odom Jr. - Quella notte a Miami...
Paul Raci - Sound of Metal
Lakeith Stanfield - Judas and the Black Messiah

Miglior film d'animazione
Onward - Oltre la Magia, regia di Dan Scanlon
Over the Moon - Il Fantastico Mondo di Lunaria, regia di Glen Keane
Shaun, Vita da Pecora: Farmageddon - Il film, regia di Will Becher e Richard Phelan
Soul, regia di Pete Docter - FEDE / FRA
Wolfwalkers - Il Popolo dei Lupi, regia di Tomm Moore e Ross Stewart

Miglior film internazionale
Un Altro Giro, regia di Thomas Vinterberg (Danimarca) - FEDE / FRA
Collective, regia di Alexander Nanau (Romania)
The Man Who Sold His Skin, regia di Kaouther Ben Hania (Tunisia)
Quo vadis, Aida?, regia di Jasmila Žbanić (Bosnia ed Erzegovina)
Shàonián de nǐ, regia di Derek Tsang (Hong Kong)

Migliore sceneggiatura originale
Will Berson, Shaka King, Kenny Lucas e Keith Lucas - Judas and the Black Messiah
Lee Isaac Chung - Minari
Emerald Fennell - Promising young woman-Una Donna Promettente- FRA
Darius Marder, Abraham Marder e Derek Cianfrance - Sound of Metal
Aaron Sorkin - Il Processo ai Chicago 7 - FEDE

Migliore sceneggiatura non originale
Ramin Bahrani - The White Tiger-La Tigre Bianca
Sacha Baron Cohen, Anthony Hines, Dan Swimer, Peter Baynham, Erica Rivinoja, Dan Mazer, Jena Friedman, Lee Kern e Nina Pedrad - Borat - Seguito di Film Cinema - FRA
Christopher Hampton e Florian Zeller - The Father - Nulla è come sembra - FEDE
Kemp Powers - Quella Notte a Miami... (One Night in Miami...)
Chloé Zhao - Nomadland


Migliore colonna sonora
Terence Blanchard - Da 5 Bloods
Emile Mosseri - Minari
James Newton Howard - Notizie dal Mondo (News of the World)
Trent Reznor e Atticus Ross - Mank - FEDE
Trent Reznor, Atticus Ross e Jon Batiste - Soul - FRA


Migliore canzone
Fight For You (musiche di H.E.R. e Dernst Emile II, testo di H.E.R. e Tiara Thomas) - Judas and the Black Messiah
Hear My Voice (musiche di Daniel Pemberton, testo di Daniel Pemberton e Celeste Waite) - Il Processo ai Chicago 7 - FEDE
Husavik (musiche e testo di Savan Kotecha, Fat Max Gsus e Rickard Göransson) - Eurovision Song Contest: The Story of Fire Saga
Io sì (Seen) (musiche di Diane Warren, testo di Diane Warren e Laura Pausini) - La vita davanti a sé - FRA
Speak Now (musiche e testo di Leslie Odom Jr. e Sam Ashworth) - Quella Notte a Miami (One Night in Miami)

Migliore fotografia
Sean Bobbitt - Judas and the Black Messiah
Erik Messerschmidt - Mank
Phedon Papamichael - Il Processo ai Chicago 7
Joshua James Richards - Nomadland - FRA
Dariusz Wolski - Notizie dal Mondo (News of the World) - FEDE

Migliore scenografia
Donald Graham Burt e Jan Pascale - Mank - FEDE / FRA
David Crank ed Elizabeth Keenan - Notizie dal Mondo
Nathan Crowley e Kathy Lucas - Tenet
Peter Francis e Cathy Featherstone - The Father
Mark Ricker, Karen O'Hara e Diana Stoughton - Ma Rainey's Black Bottom

Miglior montaggio
Alan Baumgarten - Il Processo ai Chicago 7 - FRA
Giōrgos Lamprinos - The Father
Mikkel E. G. Nielsen - Sound of Metal
Frédéric Thoraval - Una Donna Promettente (Promising Young Woman)
Chloé Zhao - Nomadland - FEDE



Migliori effetti speciali
Nick Davis, Greg Fisher, Ben Jones e Santiago Colomo Martinez - L'unico e insuperabile Ivan
Sean Faden, Anders Langlands, Seth Maury e Steve Ingram - Mulan
Andrew Jackson, David Lee, Andrew Lockley e Scott Fisher - Tenet
- FEDE / FRA
Matthew Kasmir, Christopher Lawrence, Max Solomon e David Watkins - The Midnight Sky
Matt Sloan, Genevieve Camilleri, Matt Everitt e Brian Cox - Love and Monsters

Miglior sonoro
Nicolas Becker, Jaime Baksht, Michelle Couttolenc, Carlos Cortés e Phillip Bladh - Sound of Metal - FEDE / FRA
Ren Klyce, Coya Elliott e David Parker - Soul
Ren Klyce, Jeremy Molod, David Parker, Nathan Nance e Drew Kunin - Mank
Warren Shaw, Michael Minkler, Beau Borders e David Wyman - Greyhound
Oliver Tarney, Mike Prestwood Smith, William Miller e John Pritchett - Notizie dal Mondo

Migliori costumi
Alexandra Byrne - Emma
Massimo Cantini Parrini - Pinocchio
Bina Daigeler - Mulan
Ann Roth - Ma Rainey's Black Bottom - FEDE / FRA
Trish Summerville - Mank

Miglior trucco e acconciatura
Mark Coulier, Dalia Colli e Francesco Pegoretti - Pinocchio
Eryn Krueger Mekash, Matthew Mungle e Patricia Dehaney - Elegia Americana
Marese Langan, Laura Allen e Claudia Stolze - Emma
Sergio Lopez-Rivera, Mia Neal e Jamika Wilson - Ma Rainey's Black Bottom - FRA
Gigi Williams, Kimberley Spiteri e Colleen LaBaff - Mank - FEDE


Miglior documentario

El agente topo, regia di Maite Alberdi

Collective (Colectiv), regia di Alexander Nanau

Crip Camp: disabilità rivoluzionarie (Crip Camp), regia di Nicole Newnham e Jim LeBrecht

Il mio amico in fondo al mare (My Octopus Teacher), regia di Pippa Ehrlich e James Reed - FEDE / FRA

Time, regia di Garrett Bradley


Miglior cortometraggio documentario

Colette, regia di Anthony Giacchino

A Concerto Is a Conversation, regia di Kris Bowers e Ben Proudfoot - FRA

Do Not Split, regia di Anders Hammer

Hunger Ward, regia di Skye Fitzgerald

A Love Song for Latasha, regia di Sophia Nahli Allison - FEDE


Miglior cortometraggio

Feeling Through, regia di Doug Roland

The Letter Room, regia di Elvira Lind, con Oscar Isaac - FEDE

The Present, regia di Farah Nabulsi

Two Distant Strangers, regia di Travon Free e Martin Desmond Roe - FRA

White Eye, regia di Tomer Shushan


Miglior cortometraggio d'animazione

Genius loci, regia di Adrien Mérigeau

Yes-People (Já-Fólkið), regia di Gísli Darri Halldórsson

Opera, regia di Erick Oh - FEDE

Se succede qualcosa, vi voglio bene (If Anything Happens I Love You), regia di Michael Govier e Will McCormack - FRA

La Tana (Burrow), regia di Madeline Sharafian


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giovedì 22 aprile 2021

OSCAR 2021. NOMINATION: FILM E REGIA



E se, a Hollywood, i festival avessero inziato a portare fortuna?

Forse è così: negli ultimi anni - assai diversamente da quanto avveniva in passato - a trionfare durante la Notte degli Oscar sono state, in diverse occasioni, pellicole precedentemente insignite nelle più celebri kermesse cinematografiche.

Nel 2018 successe con The Shape of Water (prima Leone d'Oro e poi Oscar), lo scorso anno con Parasite (prima Palma d'Oro e poi Oscar).

Un caso analogo avvenne con Roma: vincitore morale nel 2019, era già stato premiato col massimo riconoscimento a Venezia 2018.

Quest'anno la stessa cosa potrebbe accadere a Nomadland.
Il lungometraggio on the road firmato dalla cineasta cinese Chloé Zhao ha vinto il Leone d'Oro alla scorsa Mostra del Cinema lagunare e parte ampiamente in testa nella corsa agli Academy Awards.



Attenzione, però: non sempre il favoritissmo alla vigilia riesce a conquistare la statuetta più ambita.
Ricordate i casi di La La Land e del succitato Roma?

Per entrambi l'Oscar come miglior film era dato per scontato, invece si videro sorpassare a destra rispettivamente da Moonlight e da Green Book (il tempo è stato galantuomo: i "perdenti" sono entrati di diritto nella storia del cinema, i "vincitori" sono finiti presto nel dimenticatorio, specie il primo).

Nel caso attuale, il più forte contendente di Nomadland è probabilmente Mank.
Forte del maggior numero di nomination complessive (ben 10), il controverso biopic di David Fincher paga tuttavia il ritratto dissacrante che fa di Orson Welles, cosa che ha attirato le critiche sdegnate di molti cinefili e addetti ai lavori.

Tra gli altri lungometraggi in gara, Il Processo ai Chicago 7 gode di qualche credito, ma è abbastanza improbabile che prevalga.
I restanti concorrenti sembrano avere ancora meno chance.



Per la miglior regia la sfida è sostanzialmente ancora tra Zhao e Fincher.
Tra l'emergente di Pechino (finora ha girato solo 3 lungometraggi) e il veterano di Denver (molti filmoni a curriculum: da Seven a Fight Club, da Zodiac a Il Social Network), la favorita è la prima.

Gli altri candidati sono in pratica fuori dai giochi, ma è interessante - scorrendo la lista - la presenza di Thomas Vinterberg.
Come saprete avendo letto il nostro precedente post dedicato, il cineasta danese è in pole position per l'Oscar al miglior film internazionale col suo acclamato Un Altro Giro.

Non pensiamo che possa "scippare" la statuetta ai suoi colleghi, però la sua candidatura è un indice di come gli Academy Awards si stiano globalizzando, riconoscendo sempre di più il giusto spazio anche a lavori e autori non per forza americani o anglosassoni.

Il caso di Parasite, solo un anno fa, è stato esemplare.
Sarà così anche questa volta?

Lo scopriremo insieme, tra pochi giorni.
Intanto, di seguito trovate l'elenco completo delle nomine!



Miglior film


Una Donna Promettente, regia di Emerald Fennell


The Father, regia di Florian Zeller


Judas and the Black Messiah, regia di Shaka King


Mank, regia di David Fincher


Minari, regia di Lee Isaac Chung


Nomadland, regia di Chloé Zhao


Il Processo ai Chicago 7, regia di Aaron Sorkin


Sound of Metal, regia di Darius Marder



Miglior regia

Lee Isaac Chung - Minari

Emerald Fennell - Una Donna Promettente

David Fincher - Mank

Thomas Vinterberg - Un Altro Giro

Chloé Zhao - Nomadland



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