CINEMA A BOMBA!

sabato 14 marzo 2026

OSCAR 2026. LE NOSTRE PREVISIONI



Le Idi di Marzo si avvicinano e con esse la 98a edizione degli Academy Awards, volgarmente conosciuti come Premi Oscar.

Noi di CINEMA A BOMBA dedichiamo annualmente all'evento uno Speciale fin dagli albori del blog, nel 2012, divertendoci a cercare di indovinare chi vincerà che cosa.

Senza modestia, spesso ci azzecchiamo.
Solo lo scorso anno - per dire - abbiamo previsto correttamente 21 categorie su 23 totali, nel 2024 addirittura 22 su 23 (non male, vero?).

Stavolta sarà più difficile, anche perché gli Oscar assegnati saranno... 24!
Come saprete già avendo letto il nostro precedente post dedicato, quest'anno è stata introdotta anche la nomination per il miglior casting.

Volete cimentarvi con noi? Scriveteci le vostre previsioni nei commenti!
Nel frattempo leggete qui sotto quali sono le nostre scelte e cliccate sui link per eventuali approfondimenti.


Miglior film
Bugonia
F1-Il film
Frankenstein
Hamnet
Marty Supreme - ANG
Una Battaglia dopo l'Altra – FEDE, FRA
L'Agente Segreto
Sentimental Value
I Peccatori (Sinners)
Train Dreams

Miglior regia
Paul Thomas Anderson – Una Battaglia dopo l'Altra – FEDE, ANG, FRA
Ryan Coogler – I Peccatori
Josh Safdie – Marty Supreme
Joachim Trier – Sentimental Value
Chloé Zhao – Hamnet

Miglior attrice protagonista
Jessie Buckley – Hamnet – FEDE, FRA
Rose Byrne – Se solo Potessi ti Prenderei a Calci – ANG
Kate Hudson – Song Sung Blue
Renate Reinsve – Sentimental Value
Emma Stone – Bugonia

Miglior attore protagonista
Timothée Chalamet – Marty Supreme – ANG
Leonardo DiCaprio – Una Battaglia dopo l'Altra
Ethan Hawke – Blue Moon
Michael B. Jordan – I Peccatori (Sinners) – FEDE, FRA
Wagner Moura – L'Agente Segreto

Miglior attrice non protagonista
Elle Fanning – Sentimental Value – ANG
Inga Ibsdotter Lilleaas – Sentimental Value
Amy Madigan – Weapons - FRA
Wunmi Mosaku – I Peccatori
Teyana Taylor – Una Battaglia dopo l'Altra - FEDE

Miglior attore non protagonista
Benicio del Toro – Una Battaglia dopo l'Altra
Jacob Elordi – Frankenstein
Delroy Lindo – I Peccatori - FRA
Sean Penn – Una Battaglia dopo l'Altra - FEDE
Stellan Skarsgård – Sentimental Value – ANG

Miglior sceneggiatura originale
Robert Kaplow – Blue Moon
Jafar Panahi, Shadmehr Rastin, Nader Saivar e Mehdi Mahmudiyan – Un Semplice Incidente
Ronald Bronstein e Josh Safdie – Marty Supreme – FEDE, ANG
Eskil Vogt e Joachim Trier – Sentimental Value
Ryan Coogler – I Peccatori – FRA

Migliore sceneggiatura non originale
Will Tracy – Bugonia
Guillermo del Toro – Frankenstein
Chloé Zhao e Maggie O'Farrell – Hamnet
Paul Thomas Anderson – Una Battaglia dopo l'Altra – FEDE, FRA
Greg Kwedar e Clint Bentley – Train Dreams – ANG

Miglior film internazionale
L'Agente Segreto, regia di Kleber Mendonça Filho (Brasile) – FEDE, FRA
Un Semplice Incidente, regia di Jafar Panahi (Francia)
Sentimental Value, regia di Joachim Trier (Norvegia)
Sirāt, regia di Óliver Laxe (Spagna) – ANG
La voce di Hind Rajab, regia di Kawthar ibn Haniyya (Tunisia)

Miglior film d'animazione
Zootropolis 2, regia di Byron Howard e Jared Bush
KPop Demon Hunters, regia di Maggie Kang e Chris Appelhans – FEDE, FRA
La piccola Amélie, regia di Maïlys Vallade e Liane-Cho Han
Elio, regia di Domee Shi, Madeline Sharafian e Adrian Molina
Arco-Un'Amicizia per Salvare il Futuro, regia di Ugo Bienvenu - ANG

Miglior colonna sonora originale
Jerskin Fendrix – Bugonia
Alexandre Desplat – Frankenstein – ANG
Max Richter – Hamnet
Jonny Greenwood – Una Battaglia dopo l'Altra
Ludwig Göransson – I Peccatori (Sinners) – FEDE, FRA

Miglior canzone originale
Dear Me (testo e musica: Diane Warren) – Diane Warren: Relentless
Golden (testo e musica: Ejae, Mark Sonnenblick, 24, Ido, Teddy Park e Ian Eisendrath) – KPop Demon Hunters – FEDE, FRA
I Lied to You (testo e musica: Raphael Saadiq e Ludwig Göransson) – I Peccatori
Sweet Dreams of Joy (testo e musica: Nicholas Pike) – Viva Verdi!
Train Dreams (musica: Nick Cave e Bryce Dessner; testo: Nick Cave) – Train Dreams – ANG

Miglior casting
Nina Gold – Hamnet – FEDE, ANG
Jennifer Venditti – Marty Supreme
Cassandra Kulukundis – Una Battaglia dopo l'Altra
Gabriel Domingues – L'Agente Segreto
Francine Maisler – I Peccatori - FRA

Miglior montaggio
Stephen Mirrione – F1-Il film
Ronald Bronstein e Josh Safdie – Marty Supreme – ANG
Andy Jurgensen – Una Battaglia dopo l'Altra - FEDE
Olivier Bugge Coutté – Sentimental Value
Michael P. Shawver – I Peccatori - FRA

Miglior scenografia
Tamara Deverell (scenografia) e Shane Vieau (arredamento) – Frankenstein – FEDE, ANG, FRA
Fiona Crombie (scenografia) e Alice Felton (arredamento) – Hamnet
Jack Fisk (scenografia) e Adam Willis (arredamento) – Marty Supreme
Florencia Martin (scenografia) e Anthony Carlino (arredamento) – Una Battaglia dopo l'Altra
Hannah Beachler (scenografia) e Monique Champagne (arredamento) – I Peccatori

Miglior fotografia
Dan Laustsen – Frankenstein
Darius Khondji – Marty Supreme
Michael Bauman – Una Battaglia dopo l'Altra – FEDE, ANG
Autumn Durald Arkapaw – I Peccatori (Sinners) - FRA
Adolpho Veloso – Train Dreams

Migliori costumi
Deborah L. Scott – Avatar: Fuoco e Cenere
Kate Hawley – Frankenstein - FRA
Małgosia Turzańska – Hamnet
Miyako Bellizzi – Marty Supreme – FEDE, ANG
Ruth E. Carter – I Peccatori

Miglior trucco e acconciatura
Mike Hill, Jordan Samuel e Cliona Furey – Frankenstein – ANG, FRA
Kyoko Toyokawa, Naomi Hibino e Tadashi Nishimatsu – Kokuho
Ken Diaz, Mike Fontaine e Shunika Terry – I Peccatori
Kazu Hiro, Glen Griffin e Bjoern Rehbein – The Smashing Machine - FEDE
Thomas Foldberg e Anne Cathrine Sauerberg – The Ugly Stepsister

Migliori effetti speciali
Joe Letteri, Richard Baneham, Eric Saindon e Daniel Barrett – Avatar: Fuoco e Cenere – ANG, FRA
Ryan Tudhope, Robert Harrington, Nicolas Chevallier e Keith Dawson – F1-Il film
David Vickery, Stephen Aplin, Charmaine Chan e Neil Corbould – Jurassic World-La Rinascita
Charlie Noble, David Zaretti, Russell Bowen e Brandon K. McLaughlin – The Lost Bus
Michael Ralla, Espen Nordahl, Guido Wolter e Donnie Dean – I Peccatori - FEDE

Miglior sonoro
Gareth John, Al Nelson, Gwendolyn Yates Whittle, Gary Rizzo e Juan Peralta – F1-Il film - FRA
Greg Chapman, Nathan Robitaille, Nelson Ferreira, Christian Cooke e Brad Zoern – Frankenstein
José Antonio García, Christopher Scarabosio e Tony Villaflor – Una Battaglia dopo l'Altra – FEDE, ANG
Chris Welcker, Benjamin A. Burtt, Felipe Pacheco, Brandon Proctor e Steve Boeddeker – I Peccatori
Amanda Villavieja, Laia Casanovas e Yasmina Praderas – Sirāt

Miglior documentario
The Alabama Solution, regia di Andrew Jarecki e Charlotte Kaufman
Come See Me in the Good Light, regia di Ryan White, Jessica Hargrave, Tig Notaro e Stef Willen
Cutting Through Rocks, regia di Sara Khaki e Mohammadreza Eyni
Mr Nobody Against Putin, regia di David Borenstein - FEDE
The Perfect Neighbor, regia di Geeta Gandbhir, Alisa Payne, Nikon Kwantu e Sam Bisbee – ANG, FRA

Miglior cortometraggio documentario
All the Empty Rooms, regia di Joshua Seftel e Conall Jones - FRA
Armed Only with a Camera: The Life and Death of Brent Renaud, regia di Craig Renaud e Juan Arredondo – ANG
Children No More: "Were and Are Gone";, regia di Hilla Medalia e Sheila Nevins
The Devil Is Busy, regia di Christalyn Hampton e Geeta Gandbhir
Perfectly a Strangeness, regia di Alison McAlpine - FEDE

Miglior cortometraggio
Butcher's Stain, regia di Meyer Levinson-Blount e Oron Caspi
A Friend of Dorothy, regia di Lee Knight e James Dean - FEDE
Jane Austen's Period Drama, regia di Julia Aks e Steve Pinder - ANG
The Singers, regia di Sam A. Davis and Jack Piatt
Two People Exchanging Saliva, regia di Alexandre Singh e Natalie Musteata - FRA

Miglior cortometraggio d'animazione
Butterfly, regia di Florence Miailhe e Ron Dyens - ANG
Forevergreen, regia di Nathan Engelhardt e Jeremy Spears
La jeune fille qui pleurait des perles, regia di Chris Lavis e Maciek Szczerbowski – FEDE, FRA
Retirement Plan, regia di John Kelly e Andrew Freedman
The Three Sisters, regia di Konstantin Bronzit


Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

venerdì 20 febbraio 2026

OSCAR 2026. NOMINATION: ATTRICI E ATTORI

(Dall'alto: Jessie Buckley; Timothée Chalamet; Teyana Taylor; Jacob Elordi in Frankenstein).


Come sappiamo, per prevedere chi vincerà gli Oscar relativi alla recitazione un buon punto di partenza è guardare chi l'ha spuntata ai Golden Globe.
Con una differenza sostanziale: là si fa una distinzione tra film drammatici e commedie/musical, qui no.

Il risultato è che dalla Notte delle Stelle solo 4 persone - anziché 6 - torneranno a casa con la statuetta in saccoccia, sicché la competizione sarà più dura.
Quantomeno in ambito maschile, perché tra le donne i giochi sembrano già fatti.

Come miglior attrice protagonista è chiaro che la disfida sia tra l'emergente Jessie Buckley con Hamnet e la veterana Rose Byrne con Se solo Potessi ti Prenderei a Calci (sì, è proprio quella del dittico di Peter Rabbit), con la prima leggermente favorita.

Tra le comprimarie invece non ci sono dubbi: Teyana Taylor, che abbiamo visto recentemente in The Rip, non dovrebbe avere rivali.
Specie se I Peccatori, pellicola blaxlpoitation che ha fatto record di nomine, non dovesse vincere molto (l'Academy è tradizionalmente molto attenta a non scontentare la comunità afroamericana).

Per quanto concerne gli uomini, i pronostici sono più complessi.
Ai Globi dorati avevano trionfato Wagner Moura con L'Agente Segreto e Timothée Chalamet con Marty Supreme, ma non è detto che il verdetto venga confermato: il primo - che ricordiamo per i due Tropa d'Elite e per Civil War - è brasiliano ed è possibile che i giurati gli preferiscano una scelta più campanilistica; il secondo non sembra godere di molte simpatie nella Hollywood che conta.

L'attore di Wonka potrebbe però essere premiato come consolazione del "furto" dello scorso anno, quando concorreva nei panni di Bob Dylan col biopic A Complete Unknown.
Come ricorderete, al suo posto l'Academy scelse Adrien Brody con la voce modificata dall'AI, e molti - noi compresi - storsero il naso.

Ma gli altri concorrenti non partono indietro nella corsa, in particolare Leo DiCaprio versione hippy di Una Battaglia dopo l'Altra e il pompatissimo Michael B. Jordan (era il cattivo di Black Panther) in doppio ruolo nel succitato I Peccatori.

Anche tra i non protagonisti è difficile stabilire un frontrunner.
Nel derby tra Benicio del Toro e Sean Penn occhio al terzo incomodo, ossia il lanciato Jacob Elordi di Frankenstein, ma non dimenticate che a gennaio la stampa estera ha selezionato lo svedese Stellan Skarsgård.

Insomma, abbiamo l'impressione che alle Idi di Marzo - le cerimonia è prevista esattamente per il 15 del mese - ne vedremo delle belle.
Qui sotto ci sono tutti i candidati: voi su chi scommettereste?


Migliore attrice protagonista
Jessie Buckley – Hamnet
Rose Byrne – Se solo Potessi ti Prenderei a Calci
Kate Hudson – Song Sung Blue
Renate Reinsve – Sentimental Value
Emma Stone – Bugonia

Migliore attore protagonista
Timothée Chalamet – Marty Supreme
Leonardo DiCaprio – Una Battaglia dopo l'Altra
Ethan Hawke – Blue Moon
Michael B. Jordan – I Peccatori (Sinners)
Wagner Moura – L'Agente Segreto

Migliore attrice non protagonista
Elle Fanning – Sentimental Value
Inga Ibsdotter Lilleaas – Sentimental Value
Amy Madigan – Weapons
Wunmi Mosaku – I Peccatori
Teyana Taylor – Una Battaglia dopo l'Altra

Migliore attore non protagonista
Benicio del Toro – Una Battaglia dopo l'Altra
Jacob Elordi – Frankenstein
Delroy Lindo – I Peccatori
Sean Penn – Una Battaglia dopo l'Altra
Stellan Skarsgård – Sentimental Value


Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , ,

lunedì 12 gennaio 2026

GOLDEN GLOBE 2026. I VINCITORI

(Dall'alto: Nikki Glaser, Paul Thomas Anderson, Wagner Moura). 


Come previsto, la serata di ieri non ha regalato sorprese.
Nella 83a edizione dei Golden Globe - i premi cinematografici assegnati a Hollywood da una selezione della stampa estera, che spesso fungono da anteprima degli Oscar - tutto è andato secondo copione.

Mentre la bella comedian Nikki Glaser, confermata alla conduzione dopo lo scorso anno, sferzava la platea col suo consueto umorismo tagliente, uno dopo l'altro i Globi finivano nella mani dei favoriti, senza colpi di scena.

Che questo sia l'anno di P.T. Anderson l'hanno capito anche i sassi.
Una Battaglia dopo l'Altra, thriller politico con Leo DiCaprio e Sean Penn, ha infatti capitalizzato 4 delle 9 nomination della vigilia: miglior film commedia, regia, sceneggiatura e attrice non protagonista.

L'autore di Magnolia e The Master ha lasciato alla concorrenza poco più che briciole: 2 riconoscimenti a Hamnet di Chloé Zhao (la pellicola della regista premio Oscar di Nomadland ed Eternals ha vinto miglior film drammatico e miglior attrice), altrettanti all'incensato I Peccatori di Ryan Coogler (quello del dittico di Black Panther).

Non stupisce neppure che Kpop Demon Hunter abbia sbaragliato la potente Disney, che si presentava con il seguito di Zootropolis.
Trainato dal singolo-tormentone Golden, il popolare cartone targato Netflix si è aggiudicato miglior film d'animazione e - ovvio - miglior canzone.

Forse l'unica sorpresa è stata L'Agente Segreto, pellicola battente bandiera brasiliana che ha prevalso come miglior film straniero e miglior attore drammatico (Wagner Moura, già protagonista di Tropa de Elite e Civil War).

E se il Globe assegnato a Timothée Chalamet sembra un premio di consolazione dopo averglielo negato l'anno scorso per A Complete Unknown, ci dispiace per il comico Adam Sandler che gareggiava come non protagonista e avrebbe potuto "sdoganarsi" una volta per tutte come interprete drammatico.

Tra poche settimane scopriremo se questi verdetti verranno confermati agli Academy Awards.
Nell'attesa, leggete qui sotto l'elenco dei vincitori (in corsivo e grassetto) e cliccate sui link che trovate.


Miglior film drammatico
L'Agente Segreto, regia di Kleber Mendonça Filho
Frankenstein, regia di Guillermo del Toro
Hamnet-Nel Nome del Figlio, regia di Chloé Zhao
I Peccatori-Sinners, regia di Ryan Coogler
Sentimental Value, regia di Joachim Trier
Un Semplice Incidente, regia di Jafar Panahi

Miglior film commedia o musicale
Una Battaglia dopo l'Altra, regia di Paul Thomas Anderson
Blue Moon, regia di Richard Linklater
Bugonia, regia di Yorgos Lanthimos
Marty Supreme, regia di Josh Safdie
No Other Choice, regia di Park Chan-wook
Nouvelle Vague, regia di Richard Linklater

Miglior regista
Paul Thomas Anderson – Una Battaglia dopo l'Altra
Ryan Coogler – I Peccatori
Guillermo del Toro – Frankenstein
Jafar Panahi – Un Semplice Incidente
Joachim Trier – Sentimental Value
Chloé Zhao – Hamnet-Nel Nome del Figlio

Migliore attore in un film drammatico
Joel Edgerton – Train Dreams
Oscar Isaac – Frankenstein
Dwayne Johnson – The Smashing Machine
Michael B. Jordan – I Peccatori
Wagner Moura – L'Agente Segreto
Jeremy Allen White – Springsteen: Liberami dal Nulla

Migliore attrice in un film drammatico
Jessie Buckley – Hamnet-Nel Nome del Figlio
Jennifer Lawrence – Die My Love
Renate Reinsve – Sentimental Value
Julia Roberts – After the Hunt-Dopo la Caccia
Tessa Thompson – Hedda
Eva Victor – Sorry, Baby

Migliore attore in un film commedia o musicale
Timothée Chalamet – Marty Supreme
George Clooney – Jay Kelly
Leonardo DiCaprio – Una Battaglia dopo l'Altra
Ethan Hawke – Blue Moon
Lee Byung-hun – No Other Choice
Jesse Plemons – Bugonia

Migliore attrice in un film commedia o musicale
Rose Byrne – If I Had Legs I'd Kick You
Cynthia Erivo – Wicked-Parte 2
Kate Hudson – Song Sung Blue
Chase Infiniti – Una Battaglia dopo l'Altra
Amanda Seyfried – Il Testamento di Ann Lee
Emma Stone – Bugonia

Migliore attore non protagonista
Benicio del Toro – Una Battaglia dopo l'Altra
Jacob Elordi – Frankenstein
Paul Mescal – Hamnet-Nel Nome del Figlio
Sean Penn – Una Battaglia dopo l'Altra
Adam Sandler – Jay Kelly
Stellan Skarsgård – Sentimental Value

Migliore attrice non protagonista
Emily Blunt – The Smashing Machine
Elle Fanning – Sentimental Value
Ariana Grande – Wicked: Parte 2
Inga Ibsdotter Lilleaas – Sentimental Value
Amy Madigan – Weapons
Teyana Taylor – Una Battaglia dopo l'Altra

Miglior film in lingua straniera
Sentimental Value (Affeksjonsverdi), regia di Joachim Trier
L'Agente Segreto (O agente secreto), regia di Kleber Mendonça Filho
No Other Choice (Eojjeol suga eopda), regia di Park Chan-wook
Un Semplice Incidente (Yak taṣādof-e sāde), regia di Jafar Panahi
Sirât, regia di Óliver Laxe
La voce di Hind Rajab (Ṣawt al-Hind Rajab) regia di Kawthar ibn Haniyya

Miglior film d'animazione
Arco, regia di Ugo Bienvenu
Demon Slayer: Il Castello dell'Infinito, regia di Haruo Sotozaki
Elio, regia di Adrian Molina, Domee Shi e Madeline Sharafian
KPop Demon Hunters, regia di Maggie Kang e Chris Appelhans
La piccola Amélie, regia di Maïlys Vallade e Liane-Cho Han
Zootropolis 2, regia di Byron Howard e Jared Bush

Migliore sceneggiatura
Paul Thomas Anderson – Una Battaglia dopo l'Altra
Ronald Bronstein e Josh Safdie – Marty Supreme
Ryan Coogler – I Peccatori
Jafar Panahi – Un Semplice Incidente
Eskil Vogt e Joachim Trier – Sentimental Value
Chloé Zhao e Maggie O'Farrell – Hamnet-Nel Nome del Figlio

Migliore colonna sonora originale
Alexandre Desplat – Frankenstein
Ludwig Göransson – I Peccatori
Jonny Greenwood – Una Battaglia dopo l'Altra
Kangding Ray – Sirât
Max Richter – Hamnet-Nel Nome del Figlio
Hans Zimmer – F1-Il film

Migliore canzone originale
Dream as One (Miley Cyrus, Andrew Wyatt, Mark Ronson e Simon Franglen) – Avatar-Fuoco e Cenere
The Girl in the Bubble (Stephen Schwartz) – Wicked-Parte 2
Golden (Ejae, Mark Sonnenblick, Ido, 24 e Teddy Park) – KPop Demon Hunters
I Lied to You (Raphael Saadiq e Ludwig Göransson) – I Peccatori
No Place Like Home (Stephen Schwartz) – Wicked-Parte 2
Train Dreams (Nick Cave e Bryce Dessner) – Train Dreams

Miglior risultato al cinema e al box office
Avatar-Fuoco e Cenere, regia di James Cameron
F1-Il film, regia di Joseph Kosinski
KPop Demon Hunters, regia di Maggie Kang e Chris Appelhans
Mission: Impossible-The Final Reckoning, regia di Christopher McQuarrie
I Peccatori, regia di Ryan Coogler
Weapons, regia di Zach Cregger
Wicked-Parte 2, regia di Jon M. Chu
Zootropolis 2, regia di Byron Howard e Jared Bush


Etichette: , , , , , , , , , , , , , ,

martedì 4 marzo 2025

OSCAR 2025. S'È FATTA UNA CERTA (AN)ORA

(Dall'alto: Sean Baker con le sue 4 statuette; attrici e attori coi rispettivi Oscar; una scena di Flow, premiato come miglior cartone).


Come si può evincere andando a rileggersi i nostri pronostici, anche quest'anno - modestia a parte - avevamo previsto (quasi) tutto.

Il che non significa che siano mancate le sorprese, anzi.
Confrontando il verdetto di questi Academy Awards con quello dei Golden Globe di poco precedenti, è facile notare come l'uno non abbia confermato l'altro, con qualche eccezione.

Certo, le vittorie di Zoe Saldana e Kieran Culkin come non protagonisti erano scontate (a proposito: complimenti a Gamora dei Guardiani della Galassia e a Fuller di Mamma ho Perso l'Aereo!), quella di Adrien Brody no.

Per conquistare la 2a statuetta della propria carriera, il protagonista di The Brutalist (ma lo ricordiamo anche per Grand Budapest Hotel e Midnight in Paris) ha combattuto fino all'ultimo round contro Timothée Chalamet/Bob Dylan di A Complete Unknown.

Il biopic diretto dal regista dell'ultimo Indiana Jones - James Mangold - ci era piaciuto molto e pensiamo sinceramente che avrebbe meritato di più.

Le stesse aspettative che evidentemente aveva su se stessa la rediviva Demi Moore, il cui sorriso è sparito quando al suo posto è stata chiamata la giovane Mikey Madison di Anora (l'attrice di C'era una Volta... a Hollywood è stata una delle rivelazioni della serata).

E a proposito di delusioni, come si sentirà Diane Warren? La navigata songwriter americana ha collezionato 16 candidature - di cui 6 consecutive - tutte andate a vuoto!
Anziché alla sua canzone, l'Academy ha preferito dare un contentino a Emilia Pérez.

E qui veniamo al film che è stato il grande sconfitto della Notte delle Stelle.
Partito forte grazie ai Globes e alle 13 nomination ottenute, nel giro di poche settimane il musical francese è passato dall'essere il favorito all'essere il più odiato.

Colpa di una clamorosa campagna d'odio online che ha investito sia la protagonista transgender Karla Sofía Gascón sia la pellicola stessa: la prima a causa di una serie di dichiarazioni discutibili; la seconda perché ritenuta irrispettosa nei confronti degli ispanici (è ambientata in Messico), delle vittime dei narcos e - ironia della sorte - della stessa comunità trans.

Chi invece è tornato a casa a testa alta è Flow, lungometraggio d'animazione muto che batte bandiera lettone(!) e da buon Davide ha sconfitto Golia, cioé la corazzata Disney che col seguito di Inside Out sperava di interrompere un digiuno da Oscar che dura dal 2021.

Idem si può dire di No Other Land, documentario israelo-palestinese la cui vittoria nella categoria è una speranza di pace per la striscia di terra più martoriata del Medioriente.
I membri dell'Academy sono stati coraggiosi a premiare un'opera che denuncia apertamente le brutalità dei fanatici sionisti, alleati storici dei vari governi USA.

Infine, veniamo ai grandi vincitori della serata: Sean Baker e il suo Anora.
Nonostante la Palma d'Oro a Cannes 2024, chi avrebbe scommesso fino a qualche settimana fa che questo autore indie si sarebbe messo in saccoccia 4 dei 5 Oscar vinti dal suo lungometraggio (oltra a film e regia, anche sceneggiatura e montaggio)?

Anora, una sorta di anti- Pretty Woman arricchita dall'interpretazione convincente della Madison, è stata la sorpresa che tanti non hanno visto arrivare.
Tanti, ma non CINEMA A BOMBA!


Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

sabato 1 marzo 2025

OSCAR 2025. LE NOSTRE PREVISIONI



L'edizione numero 97 degli Academy Awards - meglio conosciuti come Premi Oscar - si terrà domenica.
Un'appuntamento imperdibile per qualsiasi cinefilo degno di questo titolo, e noi di CINEMA A BOMBA non facciamo eccezione (ovvio).

Come ogni anno, anche stavolta ci sbilanceremo cercando di indovinare chi vincerà nelle varie categorie.
Di solito ci azzecchiamo o ci andiamo molto vicino: nel 2024 abbiamo indovinato 22 nomination su 23, tanto per dire...

Questa volta i pronostici sono decisamente più difficili e incerti, ma ci proveremo lo stesso.
Un "giochino" che vorremmo condividere con voi: scriveteci le vostre previsioni nei commenti!

Nel frattempo, qui sotto trovate l'elenco completo della candidature: cliccate sui link - specie quelli in grassetto - per maggiori approfondimenti.
In bocca al lupo e via il lupo!


Miglior film
Anora, regia di Sean Baker - FRA, FEDE
The Brutalist, regia di Brady Corbet
A Complete Unknown, regia di James Mangold - ANG
Dune - Parte due, regia di Denis Villeneuve
Conclave, regia di Edward Berger
Emilia Pérez, regia di Jacques Audiard
Io sono ancora qui, regia di Walter Salles
Nickel Boys, regia di RaMell Ross
The Substance, regia di Coralie Fargeat
Wicked, regia di Jon M. Chu

Miglior regista
Jacques Audiard – Emilia Pérez
Sean Baker – Anora - FRA, ANG
Brady Corbet – The Brutalist - FEDE
Coralie Fargeat – The Substance
James Mangold – A Complete Unknown

Miglior attrice protagonista
Cynthia Erivo – Wicked
Karla Sofía Gascón – Emilia Pérez - ANG
Mikey Madison – Anora
Demi Moore – The Substance - FRA, FEDE
Fernanda Torres – Io sono ancora qui

Miglior attore protagonista
Adrien Brody – The Brutalist - FRA
Timothée Chalamet – A Complete Unknown - FEDE
Colman Domingo – Sing Sing - ANG
Ralph Fiennes – Conclave
Sebastian Stan – The Apprentice

Miglior attrice non protagonista
Monica Barbaro – A Complete Unknown
Ariana Grande – Wicked
Felicity Jones – The Brutalist
Isabella Rossellini – Conclave
Zoe Saldana – Emilia Pérez - FRA, FEDE, ANG

Miglior attore non protagonista
Jurij Borisov – Anora
Kieran Culkin – A Real Pain - FRA, FEDE
Edward Norton – A Complete Unknown
Guy Pearce – The Brutalist - ANG
Jeremy Strong – The Apprentice

Migliore sceneggiatura originale
Sean Baker – Anora - FRA, FEDE
Moritz Binder, Tim Fehlbaum e Alex David – September 5-La Diretta che cambiò la Storia
Brady Corbet e Mona Fastvold – The Brutalist - ANG
Jesse Eisenberg – A Real Pain
Coralie Fargeat – The Substance

Migliore sceneggiatura non originale
Jacques Audiard, Thomas Bidegain, Léa Mysius e Nicolas Livecchi – Emilia Pérez
Greg Kwedar, Clint Bentley, Clarence Maclin e John "Divine G" Whitfield – Sing Sing
James Mangold e Jay Cocks – A Complete Unknown - ANG
RaMell Ross e Joslyn Barnes – Nickel Boys
Peter Straughan – Conclave - FRA, FEDE

Miglior film internazionale
Emilia Pérez, regia di Jacques Audiard (Francia) - FEDE
Flow - Un Mondo da Salvare, regia di Gints Zilbalodis (Lettonia)
Io sono ancora qui, regia di Walter Salles (Brasile) - FRA
Pigen med nålen, regia di Magnus von Horn (Danimarca)
Il Seme del Fico Sacro, regia di Mohammad Rasoulof (Germania) - ANG

Miglior film d'animazione
Flow - Un Mondo da Salvare, regia di Gints Zilbalodis - FEDE, ANG
Inside Out 2, regia di Kelsey Mann
Memoir of a Snail, regia di Adam Elliot
Il Robot Selvaggio (The Wild Robot), regia di Chris Sanders - FRA
Wallace & Gromit - Le Piume della Vendetta, regia di Nick Park e Merlin Crossingham

Miglior colonna sonora originale
Volker Bertelmann – Conclave
Daniel Blumberg – The Brutalist - FRA
Kris Bowers – Il Robot Selvaggio (The Wild Robot)
Camille e Clément Ducol – Emilia Pérez
John Powell e Stephen Schwartz – Wicked - FEDE, ANG

Miglior canzone originale
The Journey (testo e musica: Diane Warren) – The Six Triple Eight - FRA
Like a Bird (testo e musica: Abraham Alexander, Adrian Quesada) – Sing Sing
El mal (testo: Clément Ducol, Camille, Jacques Audiard – musica: Clément Ducol, Camille) – Emilia Pérez - FEDE
Mi camino (testo e musica: Clément Ducol, Camille) – Emilia Pérez - ANG
Never Too Late (testo e musica: Elton John, Brandi Carlile, Andrew Watt, Bernie Taupin) – Elton John: Never Too Late

Miglior montaggio
Sean Baker – Anora - ANG
Dávid Jancsó – The Brutalist - FEDE
Nick Emerson – Conclave - FRA
Myron Kerstein – Wicked
Juliette Welfling – Emilia Pérez

Miglior scenografia
Judy Becker (scenografia) e Patricia Cuccia (arredamento) – The Brutalist - FRA, FEDE
Nathan Crowley (scenografia) e Lee Sandales (arredamento) – Wicked - ANG
Suzie Davies (scenografia) e Cynthia Sleiter (arredamento) – Conclave
Craig Lathrop (scenografia) e Beatrice Brentnerová (arredamento) – Nosferatu
Patrice Vermette (scenografia) e Shane Vieau (arredamento) – Dune: Parte 2

Miglior fotografia
Jarin Blaschke – Nosferatu
Lol Crawley – The Brutalist - FRA, FEDE
Greig Fraser – Dune: Parte 2 - ANG
Paul Guilhaume – Emilia Pérez
Edward Lachman – Maria

Migliori costumi
Lisy Christl – Conclave - ANG
Linda Muir – Nosferatu
Arianne Phillips – A Complete Unknown
Paul Tazewell – Wicked - FRA, FEDE

Miglior trucco e acconciatura
Julia Floch Carbonel, Emmanuel Janvier e Jean-Christophe Spadaccini – Emilia Pérez
Frances Hannon, Laura Blount e Sarah Nuth – Wicked - FRA
Mike Marino, David Presto e Crystal Jurado – A Different Man
Pierre-Oliver Persin, Stéphanie Guillon e Marilyne Scarselli – The Substance - FEDE
David White, Traci Loader e Suzanne Stokes-Munton – Nosferatu - ANG

Migliori effetti speciali
Eric Barba, Nelson Sepúlveda-Fauser, Daniel Macarin e Shane Mahan – Alien: Romulus
Pablo Helman, Jonathan Fawkner, David Shirk e Paul Corbould – Wicked
Paul Lambert, Stephen James, Rhys Salcombe e Gerd Nefzer – Dune: Parte 2 - FRA, FEDE
Luke Millar, David Clayton, Keith Herft e Peter Stubbs – Better Man - ANG
Erik Winquist, Stephen Unterfranz, Paul Story e Rodney Burke – Il Regno del Pianeta delle Scimmie

Miglior sonoro
Simon Hayes, Nancy Nugent Title, Jack Dolman, Andy Nelson e John Marquis – Wicked - FRA
Gareth John, Richard King, Ron Bartlett e Doug Hemphill – Dune: Parte 2 - FEDE, ANG
Erwan Kerzanet, Aymeric Devoldère, Maxence Dussère, Cyril Holtz e Niels Barletta – Emilia Pérez
Tod A. Maitland, Donald Sylvester, Ted Caplan, Paul Massey e David Giammarco – A Complete Unknown
Randy Thom, Brian Chumney, Gary A. Rizzo e Leff Lefferts – Il Robot Selvaggio

Miglior documentario
Black Box Diaries, regia di Shiori Itō
No Other Land, regia di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor ed Hamdan Ballal - FEDE
Porcelain War, regia di Brendan Bellomo e Slava Leont'jev - FRA
Soundtrack to a Coup d'Etat, regia di Johan Grimonprez
Sugarcane, regia di Julian Brave NoiseCat e Emily Kassie - ANG

Miglior cortometraggio documentario
Death by Numbers, regia di Kim A. Snyder - ANG
I Am Ready, Warden, regia di Smriti Mundhra - FRA
Incident, regia di Bill Morrison
Instruments of a Beating Heart, regia di Ema Ryan Yamazaki
The Only Girl in the Orchestra, regia di Molly O'Brien - FEDE

Miglior cortometraggio
A Lien, regia di Sam e David Cutler-Kreutz
Anuja, regia di Adam J. Graves - FRA
Čovjek koji nije mogao šutjeti, regia di Nebojša Slijepčević
I'm not a Robot, regia di Victoria Warmerdam - ANG
The Last Ranger, regia di Cindy Lee - FEDE

Miglior cortometraggio d'animazione
Amedama, regia di Daisuke Nishio - ANG
Beautiful Men, regia di Nicolas Keppens - FRA
Beurk!, regia di Loïc Espuche
Dar sāye sarv, regia di Hossein Molayemi e Shirin Sohani
Wander to Wonder, regia di Nina Gantz - FEDE


Etichette: , , , , , , , , , , , , , , ,

giovedì 20 febbraio 2025

OSCAR 2025. NOMINATION: ATTRICI E ATTORI

(Dall'alto: Zoe Saldana; Timothée Chalamet nei panni di Bob Dylan; Demi Moore; Sebastian Stan in versione Donald Trump).


Tradizionalmente, tra i post più apprezzati da chi legge CINEMA A BOMBA - almeno in termini di visualizzazioni - c'è quello relativo alle nomination legate alla recitazione!

Per capire chi vincerà gli Oscar in questa categoria una cosa utile può essere partire dai Golden Globe, benchè l'Academy distingua solo tra protagoniste/i e non, mentre i "globi" raddoppiano, separando film drammatici e commedie.

Ormai probabilmente eliminata dalla corsa Karla Sofía Gascón, sommersa dalle polemiche per alcuni discutibilissimi tweet, la sfida al femminile è tra Fernanda Torres e Demi Moore, guarda a caso proprio le attrici selezionate dalla stampa estera il mese scorso.
La prima è una rivelazione solo per chi non conosce la sua lunga carriera in Brasile; la seconda è tornata alla ribalta dopo essere quasi finita nel dimenticatoio.

Tra le non protagoniste invece non dovrebbe esserci storia: Zoe Saldana parte nettamente favorita.
A sfidare l'attrice del dittico di Avatar e della trilogia dei Guardiani della Galassia c'è però Isabella Rossellini, ex compagna storica del compianto David Lynch e unica candidatura tricolore di questa edizione.

Tra gli uomini l'esito è più incerto: la competizione sembrava tra la "sorpresa" Sebastian Stan e il redivivo Adrien Brody, ma tra il Soldato d'Inverno e il premio Oscar per The Pianist potrebbe insinuarsi... Bob Dylan!
Dopo aver visto Timothée Chalamet nei panni del grande artista folk in A Complete Unknown, ci resta difficile credere che possa essere qualcun'altro a vincere l'Oscar.

Il biopic diretto dal James Mangold di Indiana Jones 5 è ben rappresentato in queste categorie: oltre al protagonista di Wonka e Dune, hanno ricevuto una nomina anche Monica Barbato/Joan Baez e Edward Norton/Pete Seeger.
Quest'ultimo dovrebbe avere qualche chance, ma Kieran Culkin è quotatissimo, anche in virtù - indovinate un po' - del Globo d'Oro vinto per A Real Pain.

Insomma, la competizione è come sempre serratissima, ma per scoprire chi riuscirà a portarsi a casa la statuetta dovremo aspettare ancora un po'.
Nel frattempo leggete qui sotto tutti i nomi delle/dei candidate/i e continuate a seguirci!


Migliore attrice protagonista
Cynthia Erivo – Wicked
Karla Sofía Gascón – Emilia Pérez
Mikey Madison – Anora
Demi Moore – The Substance
Fernanda Torres – Io sono ancora qui

Migliore attore protagonista
Adrien Brody – The Brutalist
Timothée Chalamet – A Complete Unknown
Colman Domingo – Sing Sing
Ralph Fiennes – Conclave
Sebastian Stan – The Apprentice

Migliore attrice non protagonista
Monica Barbaro – A Complete Unknown
Ariana Grande – Wicked
Felicity Jones – The Brutalist
Isabella Rossellini – Conclave
Zoe Saldana – Emilia Pérez

Migliore attore non protagonista
Jurij Borisov – Anora
Kieran Culkin – A Real Pain
Edward Norton – A Complete Unknown
Guy Pearce – The Brutalist
Jeremy Strong – The Apprentice


Etichette: , , , , , , , , , , , , , , ,

giovedì 30 gennaio 2025

A COMPLETE UNKNOWN, BOB DYLAN DA PROFETA A GIUDA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2024
140'
Regia: James Mangold
Interpreti: Timothée Chalamet, Edward Norton, Monica Barbaro, Elle Fanning, Dan Fogler, Boyd Holbrook.


Si racconta la prima parte della carriera di Bob Dylan, all'inizio degli anni 60: dagli esordi folk nel Greenwich Village, passando per la rapidissima ascesa a (riluttante) "voce di una generazione", fino alla controversa svolta rock di Newport che divise i suoi fan.

In mezzo ci sono le sue burrascose relazioni: con colleghi, manager, ragazze (l'italoamericana Suze Rotolo, che qui si chiama Sylvie Russo, e la cantautrice Joan Baez) e il proprio pubblico.


A James Mangold devono piacere i biopic sui musicisti famosi: anni fa girò Walk the Line su Johnny Cash, stavolta ha alzato il tiro occupandosi addirittura di un mostro sacro come Bob Dylan.
Cash - amico di Dylan - compare anche qui, ma anziché dal premio Oscar Joaquin Phoenix stavolta è interpretato - piuttosto bene - da Boyd Holbrook.

L'attore di The Sandman non è l'unico a meritare elogi: complici trucco e costumi, l'abilità mimetica del cast è stupefacente.
E se le interpreti femminili - per quanto brave - in verità non assomigliano moltissimo alle loro controparti reali (specie Fanning/Rotolo), Norton nei panni di Pete Seeger e Chalamet come Dylan lasciano a bocca aperta.

Il protagonista di Dune e Wonka non solo ha una buona somiglianza con Bob da giovane, ma si capisce che lo ha studiato a fondo: imita alla perfezione il suo modo di parlare e camminare, la sua postura, le sue espressioni facciali.
E canta esattamente come lui.

Qui sta il bello: gli attori nel film non solo cantano davvero, ma riecono pure a farlo copiando lo stile vocale dei personaggi!
Le canzoni, benché in versioni un po' scorciate, vengono proposte per intero e sono così frequenti che la pellicola potrebbe quasi essere catalogata come un musical.

Il regista di Logan e di Indiana Jones 5, anche co-sceneggiatore, si concentra sulla parte personale e artistica di Bob, trascurando quella socio-politica: si vede il protagonista diventare il riferimento della scena folk, ma non - come nella realtà - anche del contiguo movimento dei diritti civili.

Grazie anche ad un'accurata ricostruzione storica (ottimi costumi e scenografie), ci troviamo di fronte a uno dei film dell'anno, con un Chamalet magistrale che ha già le mani sull'Oscar, al netto della proverbiale miopia dell'Academy.

Rimane intatto il "mistero Dylan" che il film non cerca neppure di scalfire molto: un personaggio contraddittorio ed enigmatico, amato e odiato in maniera altrettanto esagerata, capace però col proprio genio compositivo di cambiare la storia della musica (e non solo: è l'unica persona ad aver vinto il premio Oscar, il premio Pulitzer e persino il premio Nobel alla letteratura!).

Un uomo che, nonostante la fama e il valore del proprio contributo artistico, per il grande pubblico risulta ancora oggi - come esplicitato dal titolo - "un completo sconosciuto".


Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

lunedì 16 dicembre 2024

I CLASSICI: WONKA, LA FAVOLA DI CIOCCOLATA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/UK, 2023
116'
Regia: Paul King
Interpreti: Timothée Chalamet, Hugh Grant, Calah Lane, Keegan-Michael Key, Olivia Colman, Simon Farnaby, Sally Hawkins, Rowan Atkinson.


Il giovane Willy Wonka (Chalamet) arriva in una città con un sogno: aprire una cioccolateria gourmet.

Ma deve fare i conti col cartello del cioccolatai, i quali - invidiosi e preoccupati della sua concorrenza - hanno a libro paga la polizia e la Chiesa locali.

Tuttavia il nostro può contare su due strani alleati: una ragazzina in cerca della propria madre (Lane) e uno scorbutico folletto Oompa-Loompa (Grant)...


Uscito un anno fa coi favori della critica, questo è il terzo adattamento per il grande schermo del classico letterario La Fabbrica di Cioccolata di Roald Dahl.
In verità è una storia originale prequel, che ha più in comune con la pellicola originale del 1971 con Gene Wilder che non col successivo remake di Tim Burton con Johnny Depp.

Ne sono autori il regista King e il co-sceneggiatore/attore Farnaby, ossia lo stesso team dei due Paddington, come al solito coadiuvati dal produttore David Heyman (quello dei film di Harry Potter).

La loro versione del personaggio - complice l'insolita scelta di affidarne il ruolo all'ubiquo Chalamet di Dune - è sobria, family-friendly, quasi "disneiana".
Questo Wonka è più giovane, forse meno eccentrico e di certo meno inquietante di quello immortalato dai predecessori.

Ma sottostante la superficie "leggera", la pellicola serba un'anima satirica, non lesinando frecciatine alla società dei consumi, alle corporazioni economiche, alle forze dell'ordine e alle istituzioni ecclesiali.

Oltre al protagonista, nel cast si segnalano Grant in un ruolo agli antipodi del libraio di Notting Hill e Key, metà del duo comico americano Key & Peele (l'altro è il regista premio Oscar di Get Out).
Occhio anche ai cammei di Hawkins (dopo i fasti di The Shape of Water) e di Atkinson (alias Mr. Bean).

A metà strada tra musical fiabesco e commedia di buoni sentimenti, con un pizzico di neo-realismo (i dolci che si vedono nel film sono veri e sono stati realizzati appositamente da una maître chocolatier italiana!), Wonka è un gradevolissimo lungometraggio adatto a tutti.

E chissà che guardandolo, in attesa dell'inevitabile seguito, non vi venga voglia - come è successo a noi - di prepararvi una bella tazza di cioccolata calda.


Etichette: , , , , , , , , , , , ,

giovedì 14 marzo 2024

DUNE - PARTE 2, L'INFLUENCER DEL PIANETA DESERTICO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2024
165'
Regia: Denis Villeneuve
Interpreti: Timothée Chalamet, Zendaya, Austin Butler, Rebecca Ferguson, Javier Bardem, Josh Brolin, Stellan Skarsgård, Dave Bautista, Charlotte Rampling, Christopher Walken, Florence Pugh, Léa Seydoux, Anya Taylor-Joy.


A seguito delle vicende narrate nella prima parte, i sopravvissuti di Casa Atreides - Paul (Chalamet) e sua madre Jessica (Ferguson), con in grembo la secondogenita Alia (Taylor-Joy) - si sono uniti ai guerrieri Fremen guidati dal coraggioso Stilgar (Bardem).

Il giovane principe si lega alla fiera Chani (Zendaya) e preparara la propria vendetta contro i perfidi Harkonnen, il cui Barone (Skarsgård) ha indentificato come proprio erede il violento e disturbato Feyd-Rautha (Butler).
E qual è il ruolo dell'imperatore (Walken), di sua figlia Irulan (Pugh) e della strega Mohiam (Rampling) nella vicenda?


Per descrivere questa pellicola, c'è chi ha tirato in ballo L'Impero Colpisce Ancora, il primo seguito della saga di Star Wars, chi invece Le Due Torri, secondo capitolo della trilogia de Il Signore degli Anelli.
Paragoni azzardati?

Non del tutto, per diverse ragioni: Dune-Parte 2 è più ricco di azione rispetto al precedente, i protagonisti e le loro motivazioni sono sviluppati e approfonditi, nuovi personaggi vengono introdotti e, benché il grosso dell'intreccio narrativo venga risolto, rimane aperta - anzi, spalancata - la porta a una terza parte (con ogni probabilità basata sul secondo romanzo del romanziere-ideatore Frank Herbert).

L'ambizioso e visionario Denis Villeneuve rinuncia almeno in parte al lirismo contemplativo che appesantiva un po' il primo capitolo, accelerando il ritmo e indugendo maggiormente sui combattimenti, splendidamente coreografati.
Non che abbia trasformato l'opera in un blockbuster "picchiatutto": i momenti di riflessione non mancano e sono piuttosto profondi.

Tra le righe del racconto c'è una critica mica tanto velata al potere (religioso, politico, economico) e soprattuto un'analisi alquanto cruda del fanatismo.
Paul è un messia riluttante, un giovane uomo animato da buone intenzioni e sinceramente affezionato ai propri amici, il che però non gli impedisce di sfruttare la loro supersitizione a proprio vantaggio.

In questo personaggio complesso (bravo Chalamet nell'esprimerne l'ambiguità etica) non è difficile individuare uno specchio della nostra società, dominata da pletore di influencer, divi, uomini (o donne) "forti" al comando, tutte/i accompagnati da un'idolatria che finisce per fomentare ego ipertrofico e culto della personalità.

Entrano a far parte del cast, tra gli altri, gli emergenti Butler (vincitore di un Golden Globe l'anno scorso), Pugh (già vista in Black Widow e Oppenheimer) e Taylor-Joy (la ricordate in The Northman?), mentre tra i "confermati" stavolta hanno più spazio Bardem e Zendaya (la MJ degli ultimi Spider-Man è praticamente una co-protagonista).

Come sempre notevoli i contributi tecnici, specie scenografie, costumi e fotografia (la battaglia nell'arena in bianco e nero è visivamente suggestiva), ma le musiche di Hans Zimmer - che la volta scorsa si aggiudicarono addirittura un Oscar! - continuano a sembrarci fastidiosamente assordanti.

Accantonati i tempi laschi di Blade Runner 2049 (un'altra controversa pellicola del regista canadese) e del precedente Dune - Parte 1, Villeneuve ha trovato il passo giusto e firmato quello che facilmente può essere considerato il suo capolavoro.

I fan della serie letteraria di Herbert possono dormire sonni tranquilli: la loro opera preferita è in buone mani.


[PS: ai cinefili più attenti non sfuggirà un omaggio esplicito al mitico David Lynch, il primo ad adattare Dune per il grande schermo esattamente 40 anni fa (battendo sul tempo Alejandro Jodorowsky, se ricordate); vi invitiamo a scovarlo, suggerendovi di aguzzare la vista e sopratutto prestare... orecchio.]


Etichette: , , , , , , , , , , , , , , ,

mercoledì 14 settembre 2022

VENEZIA 2022. I VINCITORI AL LIDO (CON VISTA SU HOLLYWOOD)

Dall'alto: la regista Laura Poitras (a destra) con la fotografa e attivista Nan Goldin, protagonista del documentario vincitore del Leone d'Oro, All the Beauty and the Bloodshed; Luca Guadagnino con il Leone d'Argento per la migliore regia; Cate Blanchett con la Coppa Volpi per la migliore attrice; Martin McDonagh con il premio per la migliore sceneggiatura. 



Leone d'oro al miglior film: All the Beauty and the Bloodshed, regia di Laura Poitras
Leone d'argento - Gran premio della giuria: Saint-Omer, regia di Alice Diop
Leone d'argento per la miglior regia: Luca Guadagnino per Bones and All
Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile: Cate Blanchett per Tár
Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile: Colin Farrell per Gli spiriti dell'isola (The Banshees of Inisherin)
Premio Osella per la migliore sceneggiatura: Martin McDonagh per Gli spiriti dell'isola (The Banshees of Inisherin)
Premio speciale della giuria: Gli orsi non esistono (Khers nist), regia di Jafar Panahi
Premio Marcello Mastroianni ad un attore o attrice emergente: Taylor Russell per Bones and All

Questi i responsi della 79a edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

Che offrono interessanti spunti di riflessione.

Innanzitutto il feeling che la Mostra di Venezia ha con le opere non di finzione, soprattutto nell'era Barbera.

Molti sono sempre i documentari presenti in cartellone - qualcuno anche "promosso" nella selezione ufficiale, come quest'anno è successo a All the Beauty and the Bloodshed di Laura Poitras (già Premio Oscar nel 2015 per Citizenfour, su Edward Snowden).

E proprio questo omaggio alla vita della fotografa e attivista Nan Goldin ha convinto la giuria capitanata da Julianne Moore a tal punto da portarsi a casa il riconoscimento più ambito, quel Leone d'Oro che solo un'altra volta in precedenza era andato ad un documentario (nel 2013 a Sacro GRA del nostro Gianfranco Rosi, che quest'anno invece era fuori concorso con In viaggio, su Papa Francesco).

Chissà se riuscirà a convincere anche i membri dell'Academy Award...

Eh sì, perché dall'altra parte dell'Oceano si guarda sempre con molto interesse alle pellicole presentate come in odore di Oscar e si analizzano le reazioni del pubblico a questo o a quel titolo.

Il palmarès può fornire qualche indicazione per individuare un papabile almeno a qualche nomination, anche se le scelte delle giurie da festival, così eterogenee e cosmopolite, quasi mai coincidono con i gusti dell'Academy.

Ma quest'anno, oltre al Leone d'Oro, consiglieremmo di dare un'occhiata a chi ha vinto le Coppe Volpi: due pesi massimi di Hollywood.

Cate Blanchett ha convinto tutti in Tár di Todd Field e ha sbaragliato un'agguerrita concorrenza, che comprendeva, tra le altre, le acclamate Ana de Armas (nei panni di Marilyn Monroe nel discusso Blonde), la camaleontica Tilda Swinton e - attenzione! - la transgender Trace Lysette.

Colin Farrell, invece, ha vinto una sfida che potrebbe riproporsi al momento degli Oscar: quella col rilanciato Brendan Fraser, irriconoscibile in The Whale di Darren Aronofsky.

Il film per il quale è stato premiato, The Banshees of Inisherin, è uno di quelli che ha maggiormente messo d'accordo critica e pubblico e non dubitiamo del fatto che nei prossimi mesi se ne sentirà ancora parlare.

D'altra parte il regista non è altro che Martin McDonagh, il brillante autore di veri e propri cult quali Six Shooter, In Bruges (anche questo con la coppia Colin Farrell - Brendan Gleeson), 7 Psicopatici e soprattutto Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, che gli valse proprio a Venezia il riconoscimento per la migliore sceneggiatura, bissato quest'anno.

Difficile che in America si guardi con molto interesse ai prestigiosi premi andati pur meritatamente alla giovane franco-senegalese Alice Diop e al cineasta iraniano dissidente e perseguitato Jafar Panahi.

Molto interesse hanno al contrario suscitato quelle pellicole che hanno portato al Lido orde di fan, il non-così-eccezionale Don't worry darling, con il suo stucchevole codazzo di polemiche e gossip che hanno coinvolto a diverso titolo la regista Olivia Wilde e gli attori Harry Styles, Florence Pugh, Chris Pine, Shia LaBeouf, ma soprattutto il molto più lodato Bones and all, con la superstar Timothée Chalamet.

Questa atipica (così definita per non vi spoilerarvi la trama) storia d'amore si è portata a casa due riconoscimenti: la Coppa Mastroianni per la migliore attrice emergente a Taylor Russell (nel passato se l'erano aggiudicata attori del calibro di, in ordine sparso, Jennifer Lawrence, Gael Garcìa Bernal, Diego Luna, Mila Kunis, Tye Sheridan, Charlie Plummer. Che le sia di buon auspicio) e il Leone d'Argento per la migliore regia a Luca Guadagnino.

La precedente collaborazione tra il cineasta siciliano e il protagonista di Dune, Chiamami col tuo nome, aveva portato parecchia notorietà a entrambi ed aveva guadagnato 4 nomination agli Oscar (film, attore protagonista, canzone, sceneggiatura - poi vinta da James Ivory).

Chissà se il successo si ripeterà; ma noi tifiamo comunque per questo regista così poco considerato in patria (si veda la tiepida accoglienza riservata agli altri suoi lavori, Io sono l'amore, A bigger splash, Suspiria, tutti e tre con un'attrice del calibro di Tilda Swinton) quanto apprezzato negli Stati Uniti.

Il premio per la migliore regia è meritato ed è una bella rivincita nei confronti di chi nell'industria e nella critica cinematografica italiana lo ha liquidato con troppa sufficienza e gli ha preferito autori che al di fuori dei confini nazionali solo pochissimi conoscono.

Insomma, anche quest'anno la Mostra di Venezia ha saputo suscitare interesse e curiosità all'estero, ha portato molto pubblico al Lido, ha fatto parlare di sé e dei suoi film, ha creato aspettative, ha cercato di rilanciare un cinema sempre più in crisi.

Il direttore Alberto Barbera ha fatto di nuovo un ottimo lavoro.

E noi non vediamo già l'ora di conoscere il programma della prossima edizione.


Etichette: , , , , , , , , , , , , , ,

domenica 10 ottobre 2021

DUNE, LE NOUVEAU PARFUM BY DENIS VILLENEUVE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA/Ungheria/Canada, 2021
155'
Regia: Denis Villeneuve
Interpreti: Timothée Chalamet, Rebecca Ferguson, Oscar Isaac, Zendaya, Josh Brolin, Jason Momoa, Stellan Skarsgård, Dave Bautista, Charlotte Rampling, Javier Bardem


Arrakis (detto Dune) è un pianeta desolato, arido, popolato da vermoni giganteschi e voraci e dal selvaggio e fiero popolo dei Fremen.

Ma è anche pieno di spezia, una sostanza necessaria per i viaggi interstellari e quindi di vitale importanza per l'impero intergalattico.

Per volere dell'Imperatore, lo sfruttamento del pianeta passa dalla crudele casata degli Harkonnen - guidata dal Barone Vladimir (Skarsgård) e dal suo braccio destro Rabban (Bautista) - a quella degli Atreides.

Questa è composta dal Duca Leto (Isaac), dalla moglie Lady Jessica (Ferguson) - che fa parte della misteriosa sorellanza delle Bene Gesserit - e dal loro gracile erede Paul (Chalamet), che fa strani sogni ricorrenti nei quali vede una ragazza Fremen (Zendaya) e terribili avveninenti (probabilmente futuri).

Tale decisione porterà ad una sanguinosa guerra tra le due famiglie, tra intrighi di potere, interessi economici, rivalità personali.

La popolazione locale, intanto, pensa che finalmente sia giunto il salvatore che li libererà dalla schiavitù.



Presentato in anteprima alla 78a Mostra del Cinema di Venezia - dove era il titolo più atteso della vigilia - Dune è l'adattamento cinematografico del noto omonimo romanzo di fantascienza di Frank Herbert, parte di una fortunata saga.

Per molti anni l'opera di Herbert è stata considerata infilmabile, sia per il numero di effetti speciali che sarebbero stati necessari per ricrearne l'articolato mondo, sia per la complessità della trama e per il numero di personaggi, sia sulla difficoltà di rendere i tanti monologhi interiori che ne caratterizzano la narrazione.

A cimentarsi nella (difficile) trasposizione per il grande schermo del complesso libro ci avevano già provato Alejandro Jodorowsky nel 1975 - con un visionario e ambizioso progetto che purtroppo non vide mai la luce e che avrebbe dovuto contare sulla presenza di Salvador Dalì, Mick Jagger e Orson Welles come attori e del disegnatore Moebius e dei Pink Floyd come collaboratori; ne rimane solo uno storyboard e un documentario che ne parla - e David Lynch - che nel 1984 ne firmò una versione non particolarmente fedele, massacrata dagli interventi della produzione e che si rivelò un flop al botteghino (salvo poi assumere negi anni lo status di cult).

La serie di libri è stata comunque costante fonte di ispirazione per diversi autori - tra i quali George Lucas per il suo storico Star Wars e per la conseguente saga di successo, che ha attinto ai romanzi e ai disegni preparatori del Dune di Jodorowsky.

Villeneuve aveva in mente già da tempo idee per trasferire sullo schermo lo spirito e l'immaginario dei romanzi herbertiani, da lui molto apprezzati.

Il risultato è un film tutto sommato fedele al materiale originario, sebbene limitato ad una parte del primo romanzo della saga e con qualche limite.

La descrizione del fantasioso mondo di Dune occupa gran parte del film: molto suggestiva e affascinante, attenta anche ai minimi particolari, essa però rallenta la narrazione, già caratterizzata da scarni dialoghi e lunghi silenzi (intendiamoci: questi non sono necessariamente dei difetti), con lunghi piani sequenza.

Le ripetute immagini di tramonti e albe nel deserto, poi, con vesti svolazzanti e il volto glam di una Zendaya con insoliti occhi azzurri, danno a lungo andare l'impressione quasi di trovarsi di fronte ad una insistente pubblicità di profumi.

La colonna sonora di Hans Zimmer è straniante e ricorda quella "industriale" di Ludwig Göransson per Tenet, non risultando tuttavia eccessivamente invadente.

La fotografia, la scenografia e i costumi sono sontuosi, adatti ad un kolossal come questo.

Per ciò che concerne gli attori, paradossalmente Brolin e Momoa sarebbero stati quasi perfetti a personaggi invertiti; ma per il resto, il cast è azzeccato.

Chalamet si dimostra una buona scelta, come protagonista (era stato efficace anche in Interstellar); Isaac è molto espressivo (ma che sia anche bravo lo sappiamo già: si veda A Most Violent Year), Ferguson fin troppo (non è un bene); Zendaya (ricordate gli Spider-Man con Tom Holland?), Rampling e Bardem sono incisivi, ma compaiono poco; Skarsgård e Bautista sono cattivi piuttosto convincenti.

La versione del regista canadese è forse meno mistica e lisergica rispetto all'originale letterario, ma presenta comunque stimolanti agganci con la contemporaneità: la crisi climatica, lo sfruttamento delle risorse e del lavoro, il potere invasivo di gruppi economici sempre più ricchi, la manipolazione delle menti, i giochi di potere, la dipendenza sempre più necessaria (o patologica?) dalla tecnologia...

Dune è un Villeneuve al 100%, nel bene e nel male: egli è uno dei registi più ricchi di immaginazione, più dotati di talento in circolazione, capace di utilizzare al meglio gli effetti speciali e di costruire scene di sicuro impatto, nonché di stimolare riflessioni non banali sul nostro mondo; i suoi film però sono lenti, con poco ritmo e pochissime battute di alleggerimento, e richiedono molta concentrazione e attenzione - si vedano Arrival e Blade Runner 2049.

Insomma, non lo consiglieremmo a chi al cinema cerca intrattenimento facile e ritmo forsennato.

Per quel che riguarda un giudizio complessivo sul film che stiamo recensendo, beh, in tutta onestà, considerato la mancanza di finale che lascia sospesa la trama, aspettiamo di vederne il seguito, che speriamo si faccia, per valutare per intero se il progetto di Villeneuve sia una grandiosa e memorabile operazione cinefila, il riuscito omaggio di un fan ad una saga letteraria amata, oppure un coraggioso ma deludente tentativo di adattare per il cinema l'intricatissimo mondo di Frank Herbert.

Vedremo (speriamo presto).



Etichette: , , , , , , , , , , , ,