CINEMA A BOMBA!

venerdì 18 luglio 2025

LILO & STITCH, NON TUTTI I REMAKE VENGONO PER NUOCERE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2025
108'
Regia: Dean Fleischer Camp
Interpreti: Maia Kealoha, Sydney Elizebeth Agudong, Courtney B. Vance, Jason Scott Lee, Tia Carrere, Billy Magnussen, Zach Galifianakis.
Voci originali: Chris Sanders, Billy Magnussen, Zach Galifianakis.


L'alieno Stitch (Sanders) fugge con una navicella dallo spazio e atterra alle Hawaii.
Qui fa amicizia con la piccola Lilo (Kealoha), che vive da sola con la sorella maggiore Nani (Agudong).

Ma sul nostro pianeta arrivano anche, sotto mentite spoglie, lo scienziato che lo ha creato (Galifianakis) e un "esperto della Terra" (Magnussen), col compito di catturarlo e riportarlo indietro...


Udite udite! Non tutti gli auto-remake della Disney sono orrendi!
Dopo una sequela apparentemente infinita e inspiegabilmente masochista di massacri dei propri classici (il recente e contestatissimo Biancaneve è probabilmente il punto più basso), la Casa di Topolino ha sfornato un rifacimento riuscito.

Fedele al cartone originale (Sanders torna persino a dare la voce al protagonista), questo lungometraggio in carne-ed-ossa risulta sorprendentemente appassionante, spassoso, commovente.

Gli spettatori affezionati al film d'animazione del 2002 - e non solo loro - possono apprezzarne la delicatezza nel trattare temi drammatici, il ritmo delle gag, l'ambientazione affascinante e la composizione del cast.

A proposito degli interpreti, le due protagoniste femminili brillano, ma in ruoli di contorno si fanno notare anche Galifianakis di Una Notte da Leoni e Carrere di Sol Levante (era la voce di Nani nell'originale).
Anche Lee, che aveva doppiato David nel cartone, fa un cammeo come proprietario del locale che Stitch mette involontariamente a ferro e fuoco.

E infine c'è proprio lui: il piccolo extraterrestre blu che funge da catalizzatore della trama e mattatore della pellicola.
Anche in versione 3D, resta uno dei personaggi Disney più adorabili e geniali mai creati.

Continuiamo a pensare che persistere a ripetere all'infinito sempre gli stessi soggetti, anziché sforzarsi di inventare qualcosa di nuovo, sia il grado zero della creatività (chissà quanto durerà quest'éra di remake/reboot/sequel/prequel...), ma questo film è l'esempio che un'idea non originale non sia per forza una cattiva idea.

Lilo & Stitch è miglior live action-da-cartone Disney da Alice in Wonderland ad oggi.
Nel frattempo sono passati 15 anni, ma è meglio tardi che mai.


Etichette: , , , , , , , ,

lunedì 4 aprile 2022

I CLASSICI: LEGO BATMAN-IL FILM, QUESTO EROE BAT-TUTARO NON SI BAT-TE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Australia/Danimarca, 2017
104'
Regia: Chris McKay
Voci originali: Will Arnett, Rosario Dawson, Ralph Fiennes, Zach Galifianakis, Michael Cera, Mariah Carey, Jonah Hill, Channing Tatum, Conan O'Brien, Zoë Kravitz, Brent Musburger, Ralph Garman, Billy Dee Williams.


Batman (Arnett) è il supereroe che difende la caotica Gotham City da supercriminali come il Joker (Galifianakis).
La sua vera identità è Bruce Wayne, milionario senza amici e un po' depresso che vive in un enorme maniero isolato con la sola compagnia del fido maggiordomo Alfred (Fiennes).

Quando però Joker e altri cattivoni (alcuni provenienti da altri franchise) provano a distruggere la metropoli, l'Uomo Pipistrello avrà bisogno dell'aiuto di Robin (Cera) - giovane orfano da lui distrattamente adottato - e Batgirl (Dawson) - alias Barbara Gordon, commissario di polizia di fresca nomina - per salvare capra e cavoli.


Dimenticate il dittico gotico di Tim Burton con Michael Keaton.
Dimenticate i due episodi campy di Joel Schumacher con, rispettivamente, Val Kilmer e George Clooney.
Dimenticate la trilogia di Christopher Nolan con Christian Bale.
Dimenticate persino il Batfleck e il recentissimo Batman "articolato" - nel senso di "con l'articolo" - con Robert Pattinson.

Dimenticateli tutti, perché la miglior versione cinematografica di Batman è... questa.

Parola di Morgan Freeman, uno che un po' se ne intende (è stato l'inventore Julius Fox in tutti e 3 i capitoli del Cavaliere Oscuro) ed è rimasto estasiato lavorando con Will Arnett in The LEGO Movie, di cui questo lungometraggio è un fiero spin-off.

Comedian canadese tra i protagonisti degli ultimi due film delle Tartarughe Ninja, Arnett è stato così apprezzato nel cartone diretto da Lord & Miller da convincere la produzione a dedicare al suo personaggio una pellicola "solista".

Ad accompagnarlo - nella versione originale - un cast vocale da far drizzare i peli sulla lingua: dal Galifianakis di Una Notte da Leoni al Cera di A Very Murray Christmas, dal Williams di Star Wars alla Dawson di Clerks II, passando per Musburger e Garman che ricordiamo rispettivamente per Cars/Planes e Hollyweed.

Ma l'ingaggio più clamoroso è Fiennes nel ruolo che era stato di Michael Caine prima e di Jeremy Irons poi.
Il grande attore inglese, noto ai più per la saga di Harry Potter, interpreta Alfred con (auto)ironia e conferendo un personale tocco "teatrale" al personaggio.

Abbondante di riferimenti/ammiccamenti fumettistici e meta-cinematografici (avete notato che il complesso lounge che suona al galà è lo stesso che si sente in sottofondo nel party organizzato da Lex Luthor in Batman v Superman?), LEGO Batman forse non è esilarante come The LEGO Movie, però non manca certo di ghiottonerie per i fan.

Tra le scene migliori ricordiamo la festa di anniversario della Justice League nella fortezza di ghiaccio di Superman e lo scontro/confronto finale tra i buoni e i cattivi (Godzilla che colpisce inavvertitamente Sauron con uno dei propri sputi radioattivi è una delle gag di maggiore spasso).

Tuttavia, sorprendentemente, il pregio principale della pellicola risiede nei suoi momenti "seri".
Il rapporto fra Bruce e i defunti genitori - con il derivante senso di colpa del primo e la sua paura di affezionarsi ad altre persone - non era mai stato elaborato sul grande schermo in modo più toccante e sincero.

In attesa dell'annunciato seguito (al momento la produzione è in stallo), il Batman LEGO è tornato in The LEGO Movie 2, un altro "classico" che presto o tardi vi recensiremo.

Ma è qui che potete scoprire se siete davvero esperti ed appassionati dell'eroe incappucciato, provando a individuare tutte le citazioni e i riferimenti di cui il film è disseminato.

Un film per veri Bat-fan.


Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , ,

venerdì 10 aprile 2015

MICHAEL KEATON. BIRDMAN, KEATON E IÑÁRRITU VOLANO ALTO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2014
119'
Regia: Alejandro González Iñárritu
Interpreti: Michael Keaton, Edward Norton, Emma Stone, Naomi Watts, Zach Galifianakis, Andrea Riseborough, Amy Ryan, Martin Scorsese.


Tu sei Riggan Thompson: pensi che sia facile reinventarsi una carriera? Da più di vent'anni sei per tutti Birdman, il protagonista di una saga campione d'incassi.
Che cosa ti spinge a cimentarti in una trasposizione teatrale del racconto di Raymond Carver What We Talk About (When We Talk About Love) ["Di che cosa parliamo (quando parliamo d'amore)"], se non riesci a scrollarti di dosso la tentazione di tornare al successo di una volta riprendendo il personaggio che ti ha dato la fama?

Perché ti sei ridotto a stare in camerini maleodoranti, ad avere a che fare con attori vanesi pieni di fisime, con una figlia tossicodipendente che non riesce a disintossicarsi, con critici prevenuti che pregustano la tua caduta, con gente che non ti capisce?
Tu sei una star cinematografica, non appartieni al mondo spocchioso del teatro: vuoi rischiare che Broadway ti massacri e ti faccia sprofondare nell'abisso dell'oblio e del fallimento o preferisci rinunciare alle tue ambizioni e tornare a risplendere a Hollywood?

Un ex-attore di film supereroistici che cerca di riproporsi come interprete e autore serio: chi se non Michael Keaton - il Batman per antonomasia - poteva impersonarlo?
E chi poteva altrimenti farlo in modo così magistrale?

Birdman, inizialmente snobbato a Venezia 2014, è diventato il film dell'anno grazie a 4 Oscar (miglior film, regia, sceneggiatura originale e fotografia), 2 Golden Globe (miglior attore protagonista, sceneggiatura) e innumerevoli altri premi raccolti in giro per il mondo.
È mancata però la statuetta a Keaton: al suo posto è stato scelto Eddie Redmayne per La Teoria del Tutto.

Una svista imperdonabile per l'Academy: Michael è il motore e l'anima della pellicola, il vero motivo del suo successo.
Mai così bravo, il nostro si è calato in un personaggio che - ipse dixit - è il più lontano possibile da se stesso ("il ruolo più impegnativo della mia carriera", ha detto in un'intervista).
Una scommessa vinta: il trionfatore morale di quest'ultima edizione degli Academy Awards è lui, senza alcun dubbio.

Ma se Birdman è diventato, un po' a sorpresa, il film dell'anno, il merito è anche di Alejandro G. Iñárritu, del resto del cast e dei contributi tecnici.

L'autore di 21 Grammi si è preso una bella soddisfazione, portandosi a casa 3 statuette su 4: miglior film (in qualità di co-produttore), miglior regia (è il secondo messicano consecutivo a emergere in questa categoria, dopo Alfonso Cuarón con Gravity) e miglior sceneggiatura.
Alla faccia di quelli che, dopo la traumatica separazione artistica con lo scrittore e amico Guillermo Arriaga, suo collaboratore da Amores Perros a Babel, lo davano per finito (a cominciare dallo stesso Arriaga).

Iñárritu si è assicurato il miglior direttore di fotografia sulla piazza - Emmanuel Lubezki, messicano anch'egli e artigiano caro a Terrence Malick (vedi The Tree of Life e To The Wonder) - e ha girato Birdman come un unico piano sequenza.
Si tratta in realtà di un insieme di scene nelle quali gli stacchi sono abilmente nascosti (ma noi ne abbiamo scoperti almeno un paio visibili): una prova di precisione e perizia artistica che non ha lasciato indifferenti i professionisti del mestiere.

Risultato: un'azione che viene resa fluida da un montaggio che non sembra neppure un montaggio tanto è ben camuffato, e che catapulta lo spettatore in scena assieme ai protagonisti e lo trascina nel ritmo del film, imprevedibile come un'improvvisazione jazzistica (non è un caso che la colonna sonora sia costituita da assoli di batteria degni di Whiplash).

Una tecnica virtuosistica che riporta sicuramente a Nodo alla Gola del maestro inglese Alfred Hitchcock - la prima pellicola di questo tipo - e che ha come predecessore più congruo Running Time, misconosciuto ma interessante B movie del 1997 con Bruce Campbell (chissà, forse un giorno ve lo proporremo nella sezione GLI INEDITI).

Ma l'alta qualità formale non è il solo fiore all'occhiello di Birdman: lo straordinario Michael Keaton è circondato da uno stuolo di comprimari da leccarsi i baffi.
Tra Edward Norton che gioca coi propri tic e manie (ha fama di essere insopportabilmente pedante) e Naomi Watts che si concede una piccante autocitazione (da Mulholland Drive di David Lynch), spiccano Emma Stone e Zach Galifianakis in personaggi lontani anni luce da quelli rispettivamente impersonati in Magic in the Moonlight e Una Notte da Leoni.

E occhio a Martin Scorsese: compare per un attimo tra la folla quando Riggan/Keaton attraversa Times Square in mutande, una delle scene più divertenti e dinamicamente coinvolgenti del film.
Il grande autore italoamericano è inoltre esplicitamente tirato in ballo nei dialoghi, e non è l'unico: nel corso della pellicola si fanno spesso nomi e cognomi di attori e registi davvero esistenti, non senza una dissacrante ironia.

Il mondo dello spettacolo e ciò che gli gravita attorno non ne esce benissimo: attori dissociati da una vita normale megalomani ed egocentrici, critici snob, agenti senza scrupoli, fan superficiali che incatenano i loro idoli in cliché ripetuti all'infinito.
Il tutto all'interno e nei pressi di un teatro di Broadway che esiste davvero: l'onusto di gloria St.James Theater al numero 246 della 44a Ovest, tra la 7th e l'8th Avenue.

D'altra parte, in questo contesto di verosimiglianza, Iñárritu ha innestato inaspettati elementi fantastici: da buon latino-americano, il cineasta messicano ha realizzato una storia che ha molto di quel realismo magico che caratterizza le migliori opere di Gabriel García Márquez, Jorge Luis Borges, Luis Sepúlveda, ma anche di William Faulkner e dei nostri Dino Buzzati, Italo Calvino, Gianni Rodari.

In definitiva, ci troviamo di fronte a un'opera che parla a nuora perché suocera intenda: la vicenda è ambientata nel mondo del teatro, ma è di cinema che si tratta.
Broadway diventa dunque lo specchio di Hollywood, così come la storia di Riggan Thompson rieccheggia quella del suo interprete.

Ma tu sei Michael Keaton: non hai bisogno di un Oscar.
La tua carriera è appena ricominciata.

Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , ,

martedì 7 agosto 2012

I CLASSICI: UNA NOTTE DA LEONI, LAS VEGAS NON SI SCORDA (QUASI) MAI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2009
100'
Regia: Todd Phillips
Interpreti: Bradley Cooper, Ed Helms, Zach Galifianakis, Heather Graham, Justin Bartha, Sasha Barrese, Ken Jeong, Mike Tyson.


A chi non è mai capitato di esagerare un po’ durante una festa, e magari svegliarsi il mattino dopo e non ricordarsi nulla o quasi della notte passata?
E’ quello che capita a tre amici, in trasferta a Las Vegas per l’addio al celibato del futuro cognato di uno di loro, che si ritrovano il mattino seguente a dover affrontare un dopo-sbornia da paura, la misteriosa scomparsa del futuro sposo e una sequela di situazioni fuori controllo da loro stessi generate.
Come faranno a ritrovare il loro amico in tempo per il matrimonio, se non ricordano niente di quanto è accaduto?

Uno dei successi più clamorosi e inaspettati degli ultimi anni, una commedia goliardica e divertente come non se ne vedeva dai tempi di Ti Presento i Miei (col quale, purtroppo, condivide anche la sfortuna di aver avuto un seguito per nulla all'altezza dell'originale, ma ne riparleremo in fondo).

I meriti principali sono di uno script ben congegnato (di Jon Lucas & Scott Moore, con aggiunte non accreditate di Jeremy Garelick & Todd Phillips), di una regia svelta e attenta ai tempi comici, e di un bel cast di attori affiatati e simpatici.
Tra questi vale la pena di segnalare Heather Graham e Bradley Cooper, "belloni" con animo brillante, Ken Jeong (il mitico Señor Chang di Community), e più di tutti Ed Helms, comico televisivo da tenere d'occhio.
Meno incisivi Zach Galifianakis, emergente panzone barbuto, e Justin Bartha, visto a Venezia 2011 nel grottesco Dark Horse.

Tra le sequenze più spassose ricordiamo invece: il risveglio nella suite devastata, la visita in ospedale col medico scontroso, la "Canzone di Stu" (improvvisata da Helms sul set), la parte con Tyson e la tigre, l'incontro con la spogliarellista.
Ma la ciliegina sulla torta è rappresentata dai titoli di coda, dove finalmente scorrono i fotogrammi che ricostruiscono la notte brava.

Vogliamo trovare una nota dolente? Il seguito.
Come dicevamo all'inizio, tanto l'originale è intelligente e abile nello schivare la comicità "facile", tanto Una Notte da Leoni 2 - girato con molta fretta e poca voglia, per sfruttare il successo del primo film - si perde in volgarità desolanti e cattivo gusto.
Se vi è piaciuto Una Notte da Leoni, fidatevi di CINEMA A BOMBA! e fermatevi a questo.
Ci ringrazierete.

Etichette: , , , , , , , , , ,