CINEMA A BOMBA!

domenica 10 maggio 2026

I CLASSICI: SOLO DIO PERDONA, FACCIO A PUGNI CON TE (POI TI VENGO A CERCARE)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Danimarca/Francia, 2013
90'
Regia: Nicolas Winding Refn
Interpreti: Ryan Gosling, Vithaya Pansringarm, Rhatha Phongam, Gordon Brown, Tom Burke, Kristin Scott Thomas.


Bangkok. Due fratelli americani gestiscono una palestra di Muay Thai che in realtà è una facciata per il traffico di droga.

Quando uno, psicopatico e violento, viene giustiziato per aver ucciso una prostituta minorenne, l'altro (Gosling, più laconico del solito) viene costretto dalla madre criminale (Scott Thomas, a metà tra Lady Macbeth e Donatella Versace) a vendicarlo.

Ma il responsabile dell'omicidio del congiunto non è una persona qualsiasi: è un poliziotto in pensione con l'hobby del karaoke che funge da vigilante e Angelo della Morte (Pansringarm)...


Dimenticate Drive.
Due anni dopo quel cult movie ritorna la coppia attore-regista Gosling-Refn, ma il tono è molto diverso, più vicino alle precedenti pellicole del controverso cineasta danese, tipo la trilogia Pusher o Walhalla Rising.

Intinto in un'atmosfera plumbea e buia, illuminata solo da luci al neon, il film mette insieme poliziesco e arti marziali, thriller e melodramma.
E lo fa con quel citazionismo post-moderno che è il marchio di fabbrica del suo autore.

Infatti, i riferimenti stilistici sono orgogliosamente e arrogantemente evidenti: i ralenti epici di Sam Peckinpah, la violenza belluina di Gaspar Noé, il misticismo visionario di Alejandro Jodorowsky.
L'ambizioso regista si è persino arrischiato a paragonare la propria pellicola a Il Salario della Paura del mitico William Friedkin (anche meno, Nic).

Moderno western - anzi, eastern - con Ryan Gosling novello cowboy, vorrebbe essere una parabola esistenziale, una storia di redenzione, un'interrogazione sul silenzio di Dio il cui climax è la scazzottata finale tra i due protagonisti e avversari.

Uno scontro di thai boxe in preparazione del quale Ryan si era sottoposto a sessioni intensive di allenamento (il che è tanto paradossale quanto sconcertante, se avete visto la scena nel film).

Presentato in concorso al Festival di Cannes nel 2013, dove fu per lo più coperto di fischi, Solo Dio Perdona è un'opera che nasconde temi grandi sotto un'estetica patinata e dentro una cornice compositiva ricercata e compiaciuta.

Principale estimatore di se stesso, NWR ha fatto un lungometraggio consigliabile solo ai suoi fan più indefessi o a cinefili dallo stomaco forte che prediligono la forma al contenuto.
Un cult degli anni 10, nel bene e nel male.


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giovedì 23 gennaio 2014

OSCAR 2014. NOMINATION: I PREMI MUSICALI

Dall'alto: gli U2 con il Golden Globe vinto per "Ordinary Love"; Pharrell Williams con un Minion; Frozen


Sorpresa: Alex Ebert, fresco vincitore - con All is Lost - del Golden Globe per la miglior colonna sonora, è stato escluso dalle nomine ai premi Oscar.
Ne ignoriamo le ragioni, ma una cosa è certa: i cinque contendenti alla statuetta - tra i quali il veterano John Williams (giunto alla 49a candidatura, con 5 statuette già in saccoccia!) e gli Arcade Fire di Her - devono aver tirato un sospiro di sollievo.

Nella sezione destinata alla miglior canzone originale, si nota l'assenza di Inside Llewyn Davis dei fratelli Coen, Gran Premio della Giuria all'ultimo Festival di Cannes e liberamente ispirato alla vita del cantautore Dave Van Ronk.
La Disney punta tutto sul musical Frozen, in lizza anche come miglior film d'animazione, mentre gli U2 vogliono chiaramente confermare il globo dorato recentissimamente conquistato.

Ma c'è ancora molto tempo prima di scoprire chi vincerà in queste categorie.
Nell'attesa potete godervi le musiche e le canzoni in concorso...semplicemente cliccando sui link che trovate qui sotto!


MIGLIOR COLONNA SONORA
John Williams – The Book Thief
Steven Price – Gravity
William Butler e Owen Pallett – Her
Alexandre Desplat – Philomena
Thomas Newman – Saving Mr. Banks

MIGLIOR CANZONE
Alone, Yet Not Alone da Alone Yet Not Alone – Bruce Broughton e Dennis Spiegel [NOMINATION REVOCATA]
Happy da Cattivissimo Me (Despicable Me 2) – Pharrell Williams
Let It Go da Frozen – Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez
The Moon Song da Her – Karen Orzolek and Spike Jonze
Ordinary Love da Mandela: Long Walk to Freedom – U2

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mercoledì 15 gennaio 2014

LA GRANDE BELLEZZA, LA ROMA BELLA E STRACAFONAL DI SORRENTINO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

Italia/Francia, 2013
142'
Regia: Paolo Sorrentino
Interpreti: Toni Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Carlo Buccirosso, Iaia Forte, Pamela Villoresi, Galatea Ranzi, Isabella Ferrari, Giorgio Pasotti, Massimo Popolizio, Serena Grandi, Pasquale Petrolo (Lillo), Roberto Herlitzka, Fanny Ardant, Antonello Venditti.


Quest'anno, finalmente, l'Italia ha buone possibilità di tornare nel gotha del cinema internazionale.
La Grande Bellezza, ultima ambiziosa opera firmata Paolo Sorrentino, è la speranza tricolore all'ormai prossima notte degli Oscar, forte degli osanna tributatigli l'anno scorso al Festival di Cannes, del successo di pubblico e critica che sta ottenendo negli States e soprattutto dal recentissimo Golden Globe conquistato come miglior film straniero.

La pellicola ruota intorno a Jep Gambardella (Servillo), un tempo promessa della letteratura italiana grazie ad un unico romanzo di grande successo, ora intervistatore a tempo perso e "re dei mondani" a tempo pieno.
Tra un festino e l'altro il nostro ha diversi incontri più o meno surreali, ma la notizia della morte della mai dimenticata fidanzata di gioventù lo scuote dal torpore e lo spinge a dare una svolta alla propria vita.

La cosa che più balza all'occhio è che, una volta tanto, in questo film complesso e apparentemente privo di una trama lineare l'Italia non è rappresentata come una nazione che si piange addosso e fa sfoggio unicamente delle proprie magagne.
Questa eterna autoindulgenza è il reato principale della cinematografia nostrana degli ultimi decenni, peccato gravissimo per un'industria capace in passato di innovare come pochi il linguaggio filmico: basti pensare alla narrazione universale del Neorealismo, ma pure alle pellicole di genere degli anni 60-70 (Tarantino aveva ragione, e la cosa brucia ancora a certi miopi campanilisti).

Ciò non toglie che il talentuoso regista napoletano sia spesso impietoso nella descrizione del mondo intellectual-chic - o meglio, "intellettualoid-chic" - della Capitale, tanto snob quanto volgare, fatuo, vuoto.
Spassose in questi termini almeno due sequenze: quella dell' intervista del protagonista all'emula di Marina Abramović e quella della metodica demolizione della matrona altoborghese fintamente impegnata.

Tuttavia, ciò che rende più profondo il suo sguardo è la proibita fascinazione - in fondo, comprensione - verso questo mondo "altro", fatto di "trenini che non vanno da nessuna parte" e di feste rutilanti piene di musica, luci, colori sulle terrazze di attici dalla vista spettacolare (il Colosseo compare spesso, sullo sfondo), dove si mischiano starlette, donne avvenenti e disponibili, imprenditori, poeti silenziosi, cardinali gastronomi, nobili decaduti, scrittori da quattro soldi, parvenu...

Forse perché, per riuscire a catturare qualche sprazzo di sincerità e bellezza, bisogna prima immergersi in questo inferno di miseria spirituale e poi liberarsene; come fa il protagonista, prima nauseato dallo squallore e dall'ipocrisia di una classe sociale oziosa e velleitaria, e infine proiettato verso una dimensione più autentica della propria esistenza.

Già, la bellezza: grazie alla fotografia dell'ottimo Luca Bigazzi, era da tempo che Roma non veniva rappresentata così piena di charme, poesia, arte, mistero: i suoi scorci sono uno spettacolo nello spettacolo e riescono a far dimenticare la versione maldestra e anacronistica che Woody Allen aveva cercato di immortalare lo scorso anno con l'irrisolto To Rome with Love.

Un paio di note sugli attori: la prima riguarda il massiccio utilizzo di professionisti di estrazione teatrale, tra i quali il sempre bravissimo Servillo, oramai il più importante interprete del nostro Paese; la seconda il fatto - piuttosto curioso - che Carlo Verdone e Sabrina Ferilli, alfieri della romanità, interpretano personaggi che si chiamano rispettivamente Romano e Ramona (anagramma di "romana"). Una coincidenza?

Abbiamo sorvolato volutamente sul parallelismo tra La Grande Bellezza e l'immortale capolavoro felliniano La Dolce Vita: troppo diversi gli stili registici, troppo lontane le epoche in cui sono stati girati, troppo fuorviante il dibattito in cui si è infognata buona parte della critica per poter confrontare le due opere.
Ora è il momento di concentrarsi sull'Oscar, una statuetta che manca all'Italia da un quindicennio.
Forza, Paolo. Se non ci riesci tu, chi può?

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lunedì 13 gennaio 2014

GOLDEN GLOBE 2014. I VINCITORI

Dall'alto: Paolo Sorrentino col Golden Globe per il miglior film straniero; Amy Adams miglior attrice per American Hustle; cast e regista di 12 Anni Schiavo; Matthew McConaughey miglior attore drammatico; Jennifer Lawrence miglior attrice non protagonista.


Tutto come previsto, o quasi.
La notizia del giorno è di sicuro il Golden Globe come miglior film straniero vinto dal nostro Paolo Sorrentino con La Grande Bellezza.
Non possiamo che rallegrarcene, per almeno 3 ragioni:
- all'ultimo Festival di Cannes la pellicola era stata malamente snobbata dalla giuria in favore di La Vie d'Adèle (eh?);
- il "girone" relativo ai film stranieri era il più combattuto, con altri 4 "pezzi da novanta" su cui non era affatto facile spuntarla;
- La Grande Bellezza è davvero un'opera riuscita (presto ne pubblicheremo la recensione!) e conferma Sorrentino come il più originale regista del nostro paese, l'unico in grado di essere competitivo anche oltreoceano.
Bravo Paolo, e speriamo che questo successo sia di buon auspicio per gli Oscar 2014.

Quanto al resto, i premi confermano in buona parte le previsioni della vigilia, con la sensazione che i 90 giurati della stampa estera abbiano voluto accontentare un po' tutti.
Ecco allora American Hustle e 12 Anni Schiavo che tornano a casa coi globi più ambiti (a differenza degli Oscar, i GG distinguono tra film drammatici e commedie), col messicano Alfonso Cuaron di Gravity come terzo incomodo.

Se per le attrici i verdetti erano scontati - dall'alleniana Cate Blanchett alla determinata Amy Adams, passando per la lanciatissima Jennifer Lawrence, già oscarizzata l'anno passato (ma spiace per la Julie Delpy di Before Midnight, rimasta a bocca asciutta) - più interessanti risultano quelli per i migliori attori.

Leo DiCaprio, che invecchia come il buon vino, sbaraglia l'agguerritissima concorrenza e - giudato ancora una volta dal mentore/amico Martin Scorsese - con The Wolf of Wall Street si piazza in prima fila nella corsa per quella statuetta che troppo a lungo gli è stata negata.
Sorvolando sul premio assegnato a Jared Leto per Dallas Buyers Club (una concessione alle ragazzine che lo idolatrano come cantante rock?), che ha prevalso a sorpresa sul favoritissimo Michael Fassbender di 12 Anni Schiavo, notevole è il Globe come protagonista drammatico conquistato da Matthew McConaughey per lo stesso film: l'ex bellimbusto texano, da quando ha incrociato la propria strada con quella del maestro William Friedkin (vedi Killer Joe), si è riscoperto attore credibile e "serio".

Ultima nota: l'assenza della superdiva Jessica Chastain.
Dopo il GG conquistato a furor di popolo con Zero Dark Thirty l'anno scorso e due nomination consecutive agli Oscar andate inspiegabilmente a vuoto, la rossa attrice californiana ha scelto di tenersi lontana dalle competizioni, in attesa di tornare alla grande con l'attesissimo Interstellar di Christopher Nolan (quello dell'ultimo Batman).
Saranno loro i vincitori del prossimo anno?

Di seguito l'elenco dei premiati: cliccate sui link per accedere a trailer, interviste e curiosità!


MIGLIOR FILM DRAMMATICO
- 12 Anni Schiavo

MIGLIOR COMMEDIA
- American Hustle

MIGLIOR REGIA
- Alfonso Cuaron, Gravity

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA IN UN FILM DRAMMATICO
- Matthew McConaughey, Dallas Buyers Club

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA IN UN FILM DRAMMATICO
- Cate Blanchett, Blue Jasmine

MIGLIOR ATTORE IN COMMEDIA O MUSICAL
- Leonardo DiCaprio, The Wolf of Wall Street

MIGLIORE ATTRICE IN COMMEDIA O MUSICAL
- Amy Adams, American Hustle

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
- Jared Leto, Dallas Buyers Club

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
- Jennifer Lawrence, American Hustle

MIGLIORE SCENEGGIATURA
- Spike Jonze, Her

MIGLIORE COLONNA SONORA
- Alex Ebert, All Is Lost

MIGLIOR CANZONE
- Ordinary Love degli U2, Mandela: Long Walk To Freedom

MIGLIOR FILM DI ANIMAZIONE
- Frozen

MIGLIOR FILM STRANIERO
- La Grande Bellezza (Italia)

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domenica 3 novembre 2013

GLI INEDITI: CRISTIADA, CHI HA PAURA DEI CRISTEROS?

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA/Messico, 2011
143'
Regia: Dean Wright
Interpreti: Andy Garcia, Eva Longoria, Oscar Isaac, Bruce Greenwood, Nestor Carbonell, Bruce McGill, Rubén Blades, Peter O'Toole.


Messico, 1926. Il presidente massone e anticlericale Calles impone una legge molto repressiva della libertà di religione: i sacerdoti sono deportati o ammazzati; ogni forma di culto viene bandita; i fedeli sono arrestati, torturati o fucilati; le chiese vengono chiuse, saccheggiate e profanate.

Scoppia la Cristiada, cioè la rivolta di una numerosa parte della popolazione cattolica contro il terrore e le vessazioni perpetrati dal governo: al grido di "¡Viva Cristo Rey!" (ovvero: "Viva Cristo Re!") i ribelli - detti Cristeros - ingaggiano una vera e propria guerra contro l'esercito regolare, durante la quale essi combatteranno eroicamente per 3 anni, senza però riuscire a prevalere.
Molti dei martiri di questa sollevazione verranno successivamente canonizzati e beatificati dai papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Tra di loro, il quattordicenne José Sánchez del Río.

A questa pagina sanguinosa - i morti furono parecchie decine di migliaia di persone - della storia del secolo scorso si è ispirato questo film del 2011, grande successo di pubblico in Messico (e negli USA, dove è uscito col titolo For Greater Glory), ma in Italia rimasto incredibilmente inedito.

Non si capisce infatti come mai non sia stato distribuito nel nostro Paese.
Tema troppo scottante? Cristiani che difendono la propria fede e la propria libertà religiosa: se si trattasse di una censura su questo argomento saremmo di fronte ad un caso di pura imbecillità ideologica da parte dei distributori nostrani, di pregiudizi anticattolici indegni di un Paese civile.
Scarso appeal commerciale? Andiamo, nelle nostre sale vengono proiettate pellicole che attirano solo poche decine di persone. Questa ha un cast accattivante con almeno due nomi di grande richiamo (Andy Garcia ed Eva Longoria).

Scarsa qualità artistica? Beh, il regista è un esordiente - precedentemente ha curato gli effetti speciali delle ultime due parti della trilogia di Il Signore degli Anelli - e la sua direzione è diligente ma senza guizzi; il ritmo non è molto sostenuto, se non verso la fine.
Ma la fotografia è curata; le interpretazioni sono dignitose - bravi, in particolare, il divo Garcia e quell'Oscar Isaac che tanto ha impressionato nell'edizione di quest'anno del Festival di Cannes; la colonna sonora è curata nientepopodimeno che da James Horner (quello di Braveheart, Titanic e Avatar, per intenderci).

Insomma, pur non potendo definire Cristiada un film perfetto, non possiamo non consigliarlo, nonostante tutto.
Se non altro, perché rappresenta una testimonianza importante su un periodo oscuro della storia del Novecento, un periodo di barbarie indicibile macchiato dal sangue di tanti innocenti: alla fine della pellicola scorrono foto e filmati d'epoca con i volti dei veri protagonisti della vicenda, immagini impressionanti di un passato dimenticato e rimosso.
Anche dai cinema italiani, purtroppo.

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sabato 1 giugno 2013

CANNES 2013. HA VINTO L'AMORE "DIVERSO"



Dall'alto: Adèle Exarchopoulos, Abdellatif Kechiche, Léa Seydoux festeggiano La Vie d'Adèle; Bruce Dern in una scena di Nebraska; Bérénice Bejo con il premio per la migliore attrice. 


Ha vinto uno dei più acclamati. Sicuramente, il più discusso.
La Vie d'Adèle del regista franco-tunisino Abdellatif Kechiche - racconto di formazione su un amore saffico - ha trionfato, conquistando sia l'ambita Palma d'Oro sia il Premio Fipresci (nella sezione indipendente), oltre ad un premio speciale per le due protagoniste: Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos.

La giuria presieduta da Steven Spielberg - e composta, tra gli altri, da Nicole Kidman e dal Christoph Waltz di Django Unchained - ha voluto così prendere posizione sullo scottante argomento che sta infiammando le piazze di tutta la Francia: il riconoscimento dei matrimoni omosessuali e la possibilità di adottare bambini da parte delle coppie gay.
Un tema piuttosto sensibile per mastro Steven, che da anni si batte per la parità dei diversi orientamenti sessuali all'interno del movimento scout, di cui fa parte (l'associazione proprio in questi giorni gli ha dato ragione, per la cronaca).

Non avendo visto il film non possiamo dire se fosse davvero il migliore di un concorso comunque scarno di titoli di rilievo (è un'annata di magra o dobbiamo aspettarci una Mostra del Cinema di Venezia strepitosa? Speriamo nella seconda ipotesi...); ma non possiamo non rimarcare la forte valenza politica - smentita, peraltro, dallo stesso Spielberg durante la conferenza stampa finale - che si è voluto dare al premio.

Oltre alla vittoria del film-scandalo (chissà perché nei festival cinematografici non mancano mai pellicole che destano scalpore...), un grosso punto interrogativo sui riconoscimenti al messicano Amat Escalante (miglior regia per Heli), al cinese Jia Zhangke (miglior sceneggiatura per A Touch of Sin) e al giapponese Hirozaku Kore-eda (al suo Like Father Like Son il Premio della Giuria).

Fanno invece piacere i riconoscimenti, come migliori attori, all'anziano Bruce Dern (è come il vino: invecchiando, migliora; a conferma di ciò, basta vedere i recenti Twixt di Francis Ford Coppola e il già citato Django Unchained di Quentin Tarantino) e alla deliziosa Bérénice Bejo, che dopo aver sfiorato l'Oscar 2012 come miglior attrice non protagonista per The Artist, conferma il proprio talento anche in Le Passé di Asghar Farhadi, già autore di Una Separazione (miglior film straniero proprio agli Oscar 2012).

Da notare inoltre il perpetuarsi di una tradizione: premiare i fratelli Coen ogni volta che presentano una pellicola.
Quest'anno è capitato a Inside Llewyn Davis, storia dolceamara di un musicista folk - liberamente ispirato a Dave Van Ronk - e delle sue disavventure nel Greenwich Village dei primi anni 60.

E gli sconfitti?
Anzitutto Paolo Sorrentino, che nonostante i numerosi apprezzamenti che hanno accolto La Grande Bellezza è rimasto a bocca asciutta. Peccato, perché il regista napoletano è uno dei migliori cavalli della nostra scuderia, uno dei pochissimi - se non l'unico - in grado di competere coi grandi autori di Hollywood.
E poi il danese Nicolas Winding Refn: 2 anni fa con l'osannato Drive si era aggiudicato il premio alla miglior regia proprio sulla Croisette, proponendosi come il nuovo William Friedkin. Ma il suo nuovo lavoro Only God Forgives ha deluso tutti, per la gioia dei suoi detrattori.

Ma Sorrentino e NWR sono in buona compagnia: neppure Soderbergh, Polański, Gray e Jarmusch sono riusciti a convincere i giurati.
Né ce l'hanno fatta, tra gli attori, il prezzemolino da cinema d'autore Toni Servillo (comunque sempre bravo), Michael Douglas, Ryan Gosling, Benicio Del Toro, la rivelazione Oscar Isaac (protagonista della pellicola dei Coen), Kristin Scott Thomas, Marion Cotillard, Emmanuelle Seigner.

Insomma: verdetti discutibili, film in buona parte deludenti.
Da Cannes ci saremmo aspettati di meglio.

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domenica 26 maggio 2013

CANNES 2013. I VINCITORI

Dall'alto: le protagoniste di La Vie d'Adèle; Bruce Dern con la figlia Laura; i fratelli Coen. 


La Vie d'Adèle del tunisino Abdellatif Kechiche ha vinto la Palma d'Oro alla 66a edizione del Festival di Cannes, oltre ad una menzione eccezionale per le sue due protagoniste, Léa Seydoux (già vista in Midnight in Paris di Woody Allen) e Adèle Exarchopoulos.

Come previsto da CINEMA A BOMBA! nel nostro precedente post, i fratelli Coen sono riusciti a non tornare a casa a mani vuote, conquistando il Gran Prix della Giuria con la loro commedia "beat" Inside Llewyn Davis.

Da segnalare anche i premi agli interpreti: il veterano Bruce Dern di Nebraska e la sempre più lanciata Bérénice Bejo (ve la ricordate in The Artist?) di Le passé.

I grandi sconfitti sono stati invece il nostro Paolo Sorrentino (La Grande Bellezza) e il danese Nicolas Winding Refn (Only God Forgives), che solo 2 anni fa era stato consacrato proprio sulla Croisette - col premio alla regia - per Drive.

Di seguito riportiamo l'elenco dei premi principali.

Palma d'Oro al miglior film: La Vie d'Adèle di Abdellatif Kechiche
Palma d'Oro speciale: Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos (La Vie d'Adèle)
Grand Prix Speciale della Giuria (assegnato al film che mostra maggiore originalità o spirito di ricerca): Inside Llewyn Davis di Joel & Ethan Coen
Prix d'interprétation féminine (assegnato alla migliore attrice): Bérénice Bejo ( Le Passé)
Prix d'interprétation masculine (assegnato al miglior attore): Bruce Dern ( Nebraska)
Prix de la mise en scène (assegnato al miglior regista): Amat Escalante ( Heli)
Prix du scénario (assegnato al miglior sceneggiatore): Jia Zhangke ( A Touch of Sin (Tian Zhu Ding))
Premio della giuria: Hirokazu Kore-eda ( Like Father, Like Son (Soshite Chichi Ni Naru))

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mercoledì 15 maggio 2013

CANNES 2013. I FILM IN PROGRAMMA

Dall'alto: la locandina di Il Grande Gatsby con gli attori principali; una scena con Oscar Isaac tratta da Inside Llewyn Davis; Ryan Gosling in Only God Forgives



E dopo le considerazioni del post precedente, ora entriamo nel dettaglio della 66esima edizione del Festival di Cannes, che si preannuncia come sempre ricca di grandi nomi.
A partire dalla Giuria.

Ebbene sì: a decretare il vincitore della Palma d'Oro e degli altri premi saranno registi come Steven Spielberg (in qualità di presidente; ottima scelta, tra l'altro), Ang Lee (fresco del secondo Oscar alla regia), Cristian Mungiu, Naomi Kawase, Lynne Ramsay, e attori quali Nicole Kidman, Christoph Waltz, Daniel Auteuil, Vidya Balan.
Nelle altre sezioni troviamo invece il danese Thomas Vinterberg (Un Certain Regard), Agnès Varda, Jane Campion, Zhang Ziyi e la nostra Nicoletta Braschi.

E per quanto riguarda le pellicole in programma?
In prima fila troviamo Nicolas Winding Refn con Only God Forgives e i fratelli Coen con Inside Llewyn Davis: il primo dovrà dimostrare di essere in grado di replicare l'incoraggiante prova di Drive, i secondi a Cannes sono di casa (in passato hanno vinto tutti i premi possibili) e difficilmente torneranno a casa a mani vuote.

Subito dietro ci sono gli intellettuali: Steven Soderbergh, che ha annunciato che Behind the Candelabra - girato per la TV - sarà il suo ultimo film, e l'autore cult Jim Jarmusch, che presenterà il vampiresco Only Lovers Left Alive, messo in scaletta solo all'ultimo minuto.
Strana l'assenza nella rassegna principale dell'atteso The Bling Ring di Sofia Coppola: solitamente ogni suo film ai festival diventa un evento, ma questa volta la figlia del grande Francis Ford (a sua volta regista, tra le altre cose, del fascinoso Twixt) è rimasta nelle retrovie, così come l'israeliano Ari Folman - già autore dell'osannato Valzer con Bashir - che sulla Croisette presenta l'ambizioso The Congress.

Il cinema italiano generalmente a Cannes piace, ma considerate le reazioni al prestigiosissimo Gran Prix Speciale assegnato l' anno scorso dalla giuria presieduta da Nanni Moretti a Reality di Matteo Garrone, si ha l'impressione che La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino avrà la strada in salita nella corsa alla Palma d'Oro.
Né, sulla carta, sembra avere maggiori possibilità di vittoria Valeria Bruni Tedeschi - sorella dell'ex première dame Carla Bruni e naturalizzata francese - con la sua storia semi-autobiografica ambientata nei pressi di Torino.

Rimangono gli outsider: l'indipendente americano James Gray gode di più considerazione in Europa che in patria; il prolifico Takashi Miike è un altro "animale da festival" che potrebbe finalmente imbroccare la pellicola giusta.
Per non parlare dell'immarcescibile Roman Polański: ha fatto i salti mortali per presentare in tempo il proprio ultimo lavoro e presumibilmente non si accontenterà di una banale passerella.


FILM IN CONCORSO
Un Château en Italie, regia di Valeria Bruni Tedeschi (Francia)
Inside Llewyn Davis, regia di Joel ed Ethan Coen (Stati Uniti d'America)
Michael Kohlhaas, regia di Arnaud Despallieres (Francia/Germania)
Jimmy P. (Psychotherapy of a Plains Indian), regia di Arnaud Desplechin (Francia/Stati Uniti d'America)
Heli, regia di Amat Escalante (Messico)
Le Passé, regia di Asghar Farhadi (Francia)
The Immigrant, regia di James Gray (Stati Uniti d'America)
Grisgris, regia di Mahamat-Saleh Haroun (Francia/Ciad)
A Touch of Sin (Tian Zhu Ding), regia di Jia Zhangke (Cina)
Like Father, Like Son (Soshite Chichi Ni Naru), regia di Hirokazu Kore-eda (Giappone)
La Vie d'Adèle, regia di Abdellatif Kechiche (Francia/Belgio/Spagna)
Straw Shield (Wara No Tate), regia di Takashi Miike (Giappone)
Jeune et Jolie, regia di François Ozon (Francia)
Nebraska, regia di Alexander Payne (Stati Uniti d'America)
La Vénus à la Fourrure, regia di Roman Polański (Francia)
Behind the Candelabra, regia di Steven Soderbergh (Stati Uniti d'America)
La Grande Bellezza, regia di Paolo Sorrentino (Italia/Francia)
Borgman, regia di Alex Van Warmerdam (Paesi Bassi)
Only God Forgives, regia di Nicolas Winding Refn (Francia/Danimarca)
Only Lovers Left Alive, regia di Jim Jarmusch (Stati Uniti d'America)

Tra i film non in concorso o presenti in altre categorie, i più interessanti potrebbero essere:
Il grande Gatsby (The Great Gatsby), regia di Baz Luhrmann (Australia/Stati Uniti d'America) - film d'apertura
All Is Lost, regia di J.C. Chandor (Stati Uniti d'America)
Muhammad Ali's Greatest Fight, regia di Stephen Frears (Stati Uniti d'America)
Weekend of a Champion, regia di Roman Polański
The Bling Ring, regia di Sofia Coppola (Stati Uniti d'America)
Fruitvale Station, regia di Ryan Coogler (Stati Uniti d'America)
As I Lay Dying, regia di James Franco (Stati Uniti d'America)
Miele, regia di Valeria Golino (Italia/Francia)
The Congress, regia di Ari Folman (Germania/Israele/Polonia/Francia/Belgio/Lussemburgo)
La danza de la realidad, regia di Alejandro Jodorowsky (Cile)

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martedì 14 maggio 2013

CANNES 2013. UNA FESTA PER SOLI INVITATI E ACCREDITATI

Nella locandina di Cannes 2013 l'immagine di un bacio tra Paul Newman e la moglie Joanne Woodward. 


Ah, le Festival!
Quella di Cannes - che durerà dal 15 al 26 Maggio - è senza dubbio la manifestazione cinematografica più mondana del mondo, quella nella quale i film hanno un'importanza del tutto secondaria rispetto a quello che dovrebbe esserne invece il contorno: sfilata di divi, glamour, gossip, paparazzi, flash di fotografi professionisti e dilettanti...

Ma è anche la più elitaria.
Scordatevi proiezioni aperte al pubblico, come a Venezia, Berlino, Locarno: i film in programmazione li possono vedere soltanto gli accreditati o gli invitati.

In poche parole, se non sei parte dell'aristocrazia, del jet set, della casta cinematografici - o più semplicemente non sei del settore - non sei gradito.
Insomma, caro spettatore comune, appassionato, curioso: le pellicole te le vedi al cinema quando e se usciranno, come tutti gli altri.

Ecco perché noi di CINEMA A BOMBA! pensiamo che la Mostra del Cinema di Venezia sia molto meglio: al Lido i divi li vedi sul red carpet, ma puoi trovarli anche per strada - o addirittura in sala a vedersi un film, come è successo a noi con James Franco (vedi nostro post).
E le pellicole, molto spesso di ottimo livello (in quanto a qualità e prestigio, il festival lagunare non è certo secondo a quello rivierasco)? Chiunque può vederle, anche in anteprima mondiale alla presenza di registi e interpreti (a noi è capitato in occasione della proiezione di Alois Nebel e di Cime Tempestose).

Non pensate, però, che queste opinioni siano frutto di campanilismo o nazionalismo: le nostre considerazioni sono dettate dall'idea che una manifestazione cinematografica debba essere aperta a tutti, in modo da far conoscere ad un pubblico il più vasto possibile film che altrimenti non avrebbero visibilità (chi andrebbe a vedere al cinema un'opera filippina o taiwanese?).

Un consiglio, quindi, agli organizzatori del Festival di Cannes: tiratevela di meno.
La cultura, per non essere frivola e sterile esibizione, ha bisogno di essere condivisa. Democraticamente.

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