CINEMA A BOMBA!

lunedì 23 dicembre 2024

I CORTI: DEADPOOL & KIDPOOL HELP SICKKIDS, CI PENSA IL BABBO NATALE DELLA MARVEL

(Clicca sui Deadpool per vedere il cortometraggio). 

USA, 2024
2'
Regia: Ryan Reynolds (non accreditato)
Interpreti: Ryan Reynolds, Inez Reynolds, Lynda Carter.


Deadpool (R.Reynolds) e la piccola Kidpool (I.Reynolds) hanno sostituito - diciamo così - Babbo Natale e devono portare i doni ai bambini malati.
Ma da soli non ce la possono fare, così chiedono aiuto a Lynda Carter, la Wonder Woman dello storico telefilm degli anni 70...


2016 - Deadpool.
2017 - Deadpool: No Good Deed.
2018 - Deadpool 2.
2024 - Deadpool & Wolverine.

Questa è ufficialmente la 5a apprizione in 8 anni del Mercenario più logorroico della Marvel, creato oltre 30 anni fa dal fumettista Rob Liefeld e come sempre interpretato da Ryan Reynolds (in verità l'attore di Detective Pikachu qualche anno prima aveva già vestito i panni di una versione alternativa del personaggio, nel primo film "solista" di Wolverine).

Qui l'antieroe mascherato è affiancato da una versione "mini" di se stesso (interpretata dalla figlia di Ryan, che riprende il ruolo di Deadpool & Wolverine) e dalla mitica Lynda Carter, che avevamo visto le ultime volte in un episodio di Supergirl e nella scena post-credits di Wonder Woman 1984 (un cammeo che lasciava presagire un seguito che non è mai stato fatto e probabilmente non si farà mai).

Ma lo scopo di questo improbabile trio non è solo strapparci qualche sana risata; in realtà il cortometraggio in questione è un promo benefico, ideato per raccogliere fondi destinati a SickKids, associazione che - come il nome suggerisce - si occupa di bambini malati tramite un ospedale fondato a Toronto nel lontano 1875.

Una buona causa che fa onore a chi la sostiene, ma anche un'occasione per vedere il popolarissimo Deadpool in una versione finalmente family friendly (o quasi: le parolacce sono opportunamente "beepate"!).
Il che alimenta l'annoso dibattito sulla necessità o meno di un'eventuale edulcorazione del personaggio, specie a seguito della sua acquisizione da parte della Disney.

Di certo gli spettatori di questo minifilm hanno di che divertirsi, in particolare per i commenti meta del protagonista, che non risparmia frecciate alla concorrenza DC, rea del cattivo trattamento riservato alle star - e ai fan - del defunto Extended Universe (con un riferimento indiretto al già leggendario Cavillrine, ossia la geniale comparsata dell'ex Superman Henry Cavill nel sopraccitato D&W).

Riuscito mix di beneficienza e umorismo non esattamente corretto, Deadpool & Kidpool Help SickKids è un buon antipasto per il pranzo - o la cena - della previgilia.
E per ulteriori corti e lungometraggi natalizi, vi rimandiamo alle recensioni degli scorsi anni (qui sotto): leggetele tutte e scriveteci nei commenti qual è la vostra preferita!

Vigilia 2012: Una Poltrona per Due.
Vigilia 2013: National Lampoon's Christmas Vacation.
Vigilia 2014: Canto di Natale di Topolino.
Vigilia 2015: Star Wars-Holiday Special.
Pre-Vigilia 2016: Iron Man 3.
Vigilia 2017: Festa in Casa Muppet.
Vigilia 2018: Silent Night, Deadly Night III.
Vigilia 2019: Nightmare Before Christmas.
Pre-Vigilia 2020: Rudolph, il Cucciolo dal Naso Rosso.
Vigilia 2020: Polar Express.
Vigilia 2021: A Very Murray Christmas.
Vigilia 2022: Guardiani della Galassia: Holiday Special.
Vigilia 2023: The Christmas Aliens.


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martedì 30 luglio 2024

DEADPOOL & WOLVERINE, COME TI SALVIAMO IL MCU

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2024
128'
Regia: Shawn Levy
Interpreti: Ryan Reynolds, Hugh Jackman, Matthew Macfadyen, Emma Corrin, Morena Baccarin, Dafne Keen, Jennifer Garner, Channing Tatum, Wesley Snipes, Jon Favreau, Chris Evans, Tyler Mane, Henry Cavill.
Voci originali: Blake Lively, Nathan Fillion, Matthew McConaughey.


Deadpool (Reynolds) viene reclutato da Mr. Paradox (Macfadyen) e scopre che il proprio mondo sta per scomparire.
L'unico modo per salvarlo - e con esso tutte le persone che ama - è viaggiare attraverso gli universi paralleli e trovare l'unico Wolverine (Jackman) in grado di aiutarlo.

I due però finiscono nel Vuoto, una specie di limbo post-apocalittico governato dalla crudele Cassandra (Corrin).
Riuscirà questa coppia improbabile a mettere a posto le cose e tornare a casa?


Deadpool
Deadpool: No Good Deed
Deadpool 2

X-Men
X-Men 2
X-Men: Conflitto Finale
X-Men: L'Inizio
X-Men: Giorni di un Futuro Passato
X-Men: Apocalisse
Wolverine: Le Origini
Wolverine: L'Immortale

Logan

Per Ryan Reynolds e Hugh Jackman questa è la quarta e la decima apparizione come Deadpool e Wolverine, rispettivamente.
Il primo interpreta il mercenario chiaccherone già da 8 anni, il secondo addirittura da... 24!

Il versatile attore australiano (ricordiamo che è anche un brillante cantante di musical) si era ufficialmente ritirato nel 2017, ma ha deciso di tornare a vestire i panni dell'X-Man che lo ha reso celebre, proprio nel momento in cui il suo personaggio e quello di Reynolds sono entrati finalmente a far parte del Marvel Cinematic Universe.

Questo significa non soltanto che la Disney ha inserito i due - avendone riscattato i diritti dalla 20th Century Fox - nell'universo "ufficiale" (quello degli Avengers, per capirci), ma anche che con loro può (potrà) risollevare le sorti di un franchise che negli ultimi anni sta dando gravi segnali di debolezza.

Dopo il capolavoro pop di Avengers: Endgame, i Marvel Studios hanno avuto un crollo verticale qualitativo, con poche eccezioni.
L'intreccio incentrato sul Multiverso non ha funzionato a dovere e Kang, che doveva essere il "nuovo" Thanos, è stato fatto fuori a causa di una condanna per violenza domestica che ha travolto l'attore che lo interpretava (ma era comunque un cattivo scialbissimo).

Imbarcare i due amatissimi mutanti era quindi la mossa più ovvia per convincere anche i più scettici.
Il risultato è un paio d'ore di fan service e Easter egg talmente a profusione da essere quasi insostenibile (in senso buono), condito da prevedibili e copiose dosi di emoglobina e turpiloquio.

Un film sconsigliato a bambini e moviegoers occasionali, ma imperdibile per gli adulti appassionati.
Senza spoilerare nulla che non sia già apparso nei trailer ufficiali, possiamo dire che le sorprese e le comparsate sono entusiasmanti (c'è un colpo di scena verso la fine che ha letteralmente sollevato gli spettatori dalle poltoncine del cinema, noi compresi) e, benché non aggiungano molto al futuro del MCU, chiudono degnamente il ciclo delle pellicole Fox.

Tra le new entry segnaliamo almeno il brutto e adorabile Dogpool, amico a quattro zampe come Lucky il Cane della Pizza (dalla miniserie Hawkeye) e Cosmo (vedi gli ultimi Guardiani della Galassia), mentre sui geniali recuperi vintage preferiamo mantenere il riserbo.

Spassoso benché sboccato, epico ancorché dissacrante, questo lungometraggio funge da corrispettivo Marvel di Batman v Superman (ah no, quello era già Civil War) o di Godzilla e Kong, con omaggi anche a Lost e Mad Max: Fury Road.

È il film definitivo di Wolverine (Jackman è insostituibile) e forse anche di Deadpool (bravo Reynolds, anche sceneggiatore e produttore, ad averlo fortemente voluto), comunque il miglior prodotto MCU da Doctor Strange nel Multiverso della Follia.

Se questo è il futuro, i fan - e gli executive - possono dormire tra due guanciali.
Il loro universo preferito è ora nelle mani dei suoi salvatori.


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mercoledì 1 febbraio 2023

I CLASSICI: TOM & JERRY, IL GATTO IL TOPO E L'ELEFANTE (NON MANCA PIÙ NESSUNO)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2021
101'
Regia: Tim Story
Interpreti: Chloë Grace Moretz, Michael Peña, Rob Delaney, Pallavi Sharda, Ken Jeong.
Voci originali: William Hanna, Bobby Cannavale, Lil Rel Howery, Tim Story.


Manhattan, New York. Con uno stratagemma, la giovane e furbetta Kayla (Moretz) ottiene un posto di lavoro presso il più prestigioso albergo della città.

Qui le tocca organizzare le sfarzosissime nozze di una famosa coppia di influencer che, tra le altre cose, vorrebbe sposarsi in groppa ad un elefante.

Peccato che nello stesso hotel arrivino anche una coppia di litigiosi animali: il goffo gatto Tom e lo scaltro topo Jerry.
Risultato? Guai e pasticci a non finire!


Prendete il regista del dittico sui Fantastici 4, la tecnica di animazione mista di Chi ha Incastrato Roger Rabbit? (cartoni che interagiscono con attori in carne ed ossa) e due personaggi tra i più amati di sempre.
Mettete tutto insieme e otterrete una pellicola di straordinario successo.

Tom e Jerry - da decenni una delle coppie di cartoon più famose e seguite della televisione, e punta di diamante della premiata ditta Hanna & Barbera (tra le poche a saper concorrere con la Disney) - non potevano avere una rentrée migliore.

Nonostante l'accoglienza fredda della critica, il loro ultimo film ha incassato oltre 136 milioni di dollari, pur essendo stato distribuito nel pieno della Pandemia.

Un risultato niente affatto scontato: d'altronde i due personaggi esistono da oltre 80 anni e il pubblico di ogni età è abituato a vederli all'opera in brevi cortometraggi.
"Stirare" la loro comicità slapstick per la durata di un lungometraggio poteva non funzionare, ma è una sfida che Tim Story e la Warner Bros. hanno vinto.

Con la sola eccezione della comparsata fuori contesto di un noto conduttore televisivo italiano, che per un attimo abbassa il livello della pellicola a quello di un qualsiasi cinepanettone, il film funziona e diverte davvero.

Dal cast "umano" - in larga parte proveniente dal cinema supererositico Marvel: avevamo già visto Peña in Ant-Man, Delaney in Deadpool 2 e Jeong in Avengers: Endgame - emerge la pimpante Moretz.
La giovane protagonista (era la bambina de Le Paludi della Morte, ricordate?) deve però dividere la gloria con i veri mattatori della pellicola: Tom e Jerry, ovviamente!

I due non tradiscono le aspettative e, forti anche di una grafica definita e curata, rubano la scena a tutti: le scene più spassose - fedeli nello stile e nello spirito ai loro vecchi corti - sono ovviamente quelle che li vedono in primo piano.
La migliore? Sicuramente l'inseguimento dell'auto verso la fine è il momento in cui si ride di più.

Con qualche omaggio cinefilo che possono cogliere gli adulti (uno su tutti: Tom che si staglia sulla luna come il batwing di Michael Keaton in Batman), Tom & Jerry è un film da non sottovalutare, consigliato ai bambini e non solo a loro.


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mercoledì 4 maggio 2022

I CLASSICI: VENOM-LA FURIA DI CARNAGE, ABBIAMO TROPPE COSE INSIEME

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2021
97'
Regia: Andy Serkis
Con: Tom Hardy, Woody Harrelson, Michelle Williams, Naomie Harris, Reid Scott, Stephen Graham.


San Francisco. Dopo gli eventi del film precedente, il giornalista investigativo Eddie Brock (Hardy) si reca in carcere per intervistare lo psicopatico serial killer Cletus Kasady (Harrelson).
Durante una breve collutazione, questi lo morsica ingerendo una piccola parte del simbionte alieno Venom, trasformandosi così nel mostruoso Carnage e riuscendo a fuggire.

Mentre Cletus si mette alla ricerca della mutante Shriek (Harris), suo amore di gioventù, Eddie deve affrontare una doppia crisi sentimentale: con l'ex fidanzata Anne (Williams), prossima alle nozze con l'attuale compagno, e con Venom stesso, con cui ha un rapporto reciprocamente affettuoso ma a dir poco turbolento...


Film supereroistico? Fanta-horror?
Nessuna delle due cose: questa è una commedia romantica, né più né meno.

Sì, avete capito bene: La Furia di Carnage è una tenera, bizzarra, esilarante storia d'amore tra un uomo e il proprio simbionte, con tanto di coming-out nella scena del rave party, sequenza-chiave che fa del linguacciuto alieno un'icona e un paladino dei diritti LGBTQI+.

Rispetto al primo capitolo, qui si insiste ancora di più sugli elementi comici (Venom & Eddie sono una "strana coppia" da MTV Movie Awards), nel tentativo di realizzare un prodotto maggiormente per famiglie e di trasformare il protagonista in un idolo dei bambini.
Vi immaginate i suoi giocattoli sugli scaffali dei negozi, tra le auto dei Paw Patrol e i peluche di SpongeBob?

Ma questa non è l'unica novità: ad esempio, il sempre più consolidato Tom Hardy è stato promosso co-sceneggiatore, come Paul Rudd dei due Ant-Man e Ryan Reynolds di Deadpool 2.
Il massiccio attore inglese - che ricordiamo per Inception, Il Cavaliere Oscuro-Il Ritorno, The Revenant... - in realtà non ha scritto una linea di dialogo, ma ha contribuito attivamente a definire la trama e la direzione da dare al franchise.

In cabina di regia è subentrato inoltre Andy Serkis, scelta alquanto insolita.
Visto recentemente in The Batman nei panni di Alfred e noto nel Marvel Cinematic Universe come uno dei cattivi di Black Panther, l'ex Gollum della saga della Terra di Mezzo è praticamente un esordiente dietro la macchina da presa, ma se la cava meglio di quanto ci si sarebbe potuto aspettare.

Infine, ci sono molti più riferimenti all'Arrampicamuri per eccellenza: dalla scena post-credits, che funge da ponte tra il finale di Far From Home e quello del successivo No Way Home, alla sequenza nella chiesa tra Venom e Anne che rieccheggia esplicitamente quella tra Peter e Gwen durante il climax di Amazing Spider-Man 2.

A proposito dell'Uomo Ragno interpretato dal recentemente globizzato Andrew Garfield, non è da escludere un futuro team-up tra i due protagonisti.

Pensateci: il nostro Venom-Hardy di certo non appartiene al MCU né all'universo della trilogia di Sam Raimi con Tobey Maguire (il personaggio compariva in Spider-Man 3 interpretato da Topher Grace, il cattivo di BlacKkKlansman), ma potrebbe benissimo esistere nel mondo del dittico diretto da Marc Webb.

Per scorprire se la nostra teoria verrà confermata o smentita dagli executive Marvel-Sony, restiamo in attesa di un nuovo capitolo della serie dedicata al mostro mangiateste più family-friendly della storia del cinema.
Con o senza un Ragnetto di spalla...


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martedì 15 ottobre 2019

JOKER, SIAMO TUTTI CLOWN?

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2019
123'
Regia: Todd Phillips
Interpreti: Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Frances Conroy, Brett Cullen, Douglas Hodge, Dante Pereira-Olson, Shea Whigham, Bill Camp, Marc Maron, Bryan Callen


A Gotham City le profonde e durature disparità economiche hanno incattivito le persone: la criminalità dilaga indisturbata, i ricchi arroganti e strafottenti palesemente disprezzano e discriminano i più bisognosi, le periferie sono abbandonate al degrado e alla sporcizia.

Arthur Fleck (Phoenix) è un poveraccio con problemi psichici (che lo fanno ridere in modo parossistico e involontario) che vive con la madre (Conroy), anch'essa poco lucida, in uno squallido appartamentino in un edificio mal tenuto - dove vive anche la comprensiva ragazza-madre Sophie (Beetz) - e che guadagna qualche soldo facendo il clown in strada e in ospedale.

Il suo desiderio sarebbe quello di diventare un cabarettista - su modello del brillante conduttore televisivo Murray Franklin (De Niro) - ma la sua condizione mette a disagio le persone e in pubblico egli appare goffo e poco buffo.

La sua vita, poi, non è di certo una commedia: maltrattato da bambino, pure da adulto subisce ogni sorta di angheria e prepotenza.

Finché un giorno riesce a reagire all'ennesimo sopruso, scatenando un effetto domino sulla sua vita e su quella della città.






Preannunciato dalla clamorosa vittoria del prestigiosissimo Leone d'Oro alla Mostra del Cinema di Venezia, da un nugolo di polemiche per un presunto incitamento alla violenza e dal timore di atti emulativi (soprattutto negli Stati Uniti), è arrivato come una bomba Joker, film sulla genesi del principale antagonista di Batman.

Grossi incassi finora al botteghino in tutto il mondo, fiumi di inchiostro sui giornali, in tendenza in tutti i social network, pubblico in visibilio, critici sommersi di...critiche in caso di recensioni non entustiastiche e comunque molto divisi (soprattutto in patria; in Italia invece il consenso è stato quasi unanime): poche opere riescono a suscitare reazioni così viscerali - ed il cinema, in crisi, ha un gran bisogno di ritrovare passione e idee, schiacciato com'è dalla concorrenza spietata delle Tv e delle piattaforme di streaming (si veda il caso Netflix, capace di sfornare ottimi lavori quali Roma di Alfonso Cuarón, La Ballata di Buster Scruggs dei fratelli Coen e il prossimo e già acclamato The Irishman di Martin Scorsese).

È vero, pochi mesi fa Avengers: Endgame ha spinto milioni di persone nelle sale ed è divenuto il film che ha incassato di più nella storia del cinema; ma si tratta del frutto di una programmazione attenta alla fidelizzazione degli spettatori (e quindi finalizzata soprattutto a fare profitti): prodotto rassicurante per i fan, molto gradevole, fatto molto bene, ricco di effetti speciali, con attori belli e scanzonati.

Recentemente Scorsese ha definito le pellicole Marvel come un parco divertimenti, come un puro intrattenimento senza alcuna pretesa artistica.
Si può essere d'accordo o meno con il pensiero di un cineasta così illustre - un vero appassionato, comunque, della Settima Arte - ma non si può non notare la penuria di "cose nuove" e di progetti audaci in campo cinematografico.

Ecco che allora Joker rappresenta una novità, un qualcosa di visto pochissime altre volte (e mai in modo così efficace): il tentativo di proporre un film d'autore, un film di denuncia a basso budget, camuffandolo da cinecomics, da film popolare.

Come si fa a rendere interessante ad un ampio pubblico la storia di un uomo solo e con problemi psichici in balia della violenza, dell'indifferenza, del disprezzo?
Sarebbero in pochi quelli disposti a vedere una pellicola che tratta un argomento così duro e crudo.

Ma se quest'uomo così disgraziato diventasse poi un personaggio iconico e carismatico, principale antagonista di uno dei supereroi più celebri del mondo...

La rivincita di Arthur Fleck - avete notato che "A. Fleck" richiama il cognome del celebre attore che impersona l'Uomo Pipistrello nel ciclo della Justice League? - sulla società che lo ha così maltrattato, proprio in virtù del suo destino (da perdente sappiamo che diverrà un numero uno - sebbene del crimine), rappresenta allora un più potente megafono della protesta degli ultimi.

Chi, preoccupandosi, ha interpretato Joker come una chiamata alle armi rivolta a disagiati, però a nostro avviso non ha centrato il punto: con il pretesto del racconto delle origini di un cattivo, si affrontano i temi della malattia mentale, dell'emarginazione, della sopraffazione in un modo che possa arrivare diritto come un pugno agli stomaci degli spettatori.

Chi entra in sala convinto di vedere lo spin-off di un film di supereroi, si ritrova invece catapultato nella vita disgraziata di un pover'uomo e viene portato a trovare comprensione, rispetto, tenerezza per lui.

Il deflagrare della violenza, così, diventa la goccia che fa traboccare un vaso pieno di frustazione e, lungi dal giustificarne gli atti, diviene un urlo di rivolta liberatorio nei confronti di un mondo ingiusto in cui gli ultimi sono abbandonati a se stessi e i ricchi si permettono di deriderli o di liquidare le loro istanze come pretese irrealizzabili e comunque non prioritarie, se non addirittura come pericolose.

Joker ci avvisa: il mondo è in fermento, guai a far finta di nulla.






Todd Phillips non sbaglia niente, nella rappresentazione della sua visione: lasciati da parte Una Notte da Leoni e i suoi seguiti, ispirandosi a due classici del calibro di Taxi Driver e Re Per Una Notte di Scorsese, egli opta per un ritratto cupo, crudo, pessimistico della società.

La regia è grezza e realistica, ben lontana dalle esagerazioni dei cinecomics - apprezzabili, in questo contesto, la mancanza di effetti speciali fracassoni e invadenti e la fotografia "sporca" di Lawrence Sher.

La straordinaria colonna sonora composta dall'islandese Hildur Guðnadóttir è eterea e straniante; le canzoni That's Life e Send In The Clowns, rese universalmente note da Frank Sinatra, e Smile di Charlie Chaplin offrono un contrappunto ironico, mentre Rock & Roll Part 2 del molto discusso Gary Glitter e White Room dei Cream sono in sottofondo a due scene divenute iconiche - rispettivamente, quella della scalinata e quella dell'insurrezione.

Il trucco di Nicki Ledermann e Kay Georgiou e i costumi di Mark Bridges dovevano discostarsi in modo significativo da quelli delle personificazioni precedenti del personaggio: missione compiuta, sono stati apprezzati dal pubblico e sono divenuti riconoscibili e popolari.

Bravissimi gli attori "di contorno": Robert De Niro, quando vuole, sa essere straordinario (questa è la conferma); Zazie Beetz (già vista in Deadpool 2) ha una faccia che funziona; Frances Conroy (la madre di Arthur) e Brett Cullen (Thomas Wayne) sono convincenti.

Ma Joker, volenti o nolenti, è il film "di" Joaquin Phoenix.

Che fosse un interprete eccellente lo sapevamo già - è a dir poco strepitoso in Lei-Her di Spike Jonze e in The Master di Paul Thomas Anderson, giusto per fare due esempi.

Ma che fosse così bravo...

Non è molto corretto fare accostamenti con Jack Nicholson e col rimpianto Heath Ledger, che avevano già portato sullo schermo il personaggio, rispettivamente in Batman di Tim Burton e Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, anche perché i due erano co-protagonisti (sebbene molto carismatici e incisivi), mentre Phoenix è il fulcro dell'intero film, capace di reggerne il peso dalla prima all'ultima scena.

Scheletrico, nevrotico, sofferto, sgraziato, ferito, deformato, il corpo di Joaquin Phoenix si fa rappresentazione del dolore e dell'ingiustizia, così come il suo volto dolente è una smorfia di una sofferenza anche interiore e non un sorriso o un ghigno.

L'attore nato a Porto Rico dà un'interpretazione viscerale e totalmente immersiva, tanto da diventare lui stesso il personaggio che porta in scena, in una trasformazione che è impressionante: non si tratta di un semplice gigioneggiare in modo istrionico, né di un'adesione totale al Metodo Stanislavskij di immedesimazione maniacale.

È come se trasferisse tutti suoi demoni interiori, il suo vissuto, nel dolore, nella maschera, nella risata terrificante e straziante di Arthur Fleck.

Praticamente tutti quelli che hanno visto il film concordano sul fatto che egli meriterebbe ampiamente l'Oscar come miglior attore protagonista, ma indipendentemente dalla sua vittoria o dalla sua sconfitta sappiamo già che la sua magistrale prova attoriale sarà ricordata a lungo, tanto è incisiva, disperata, viva e sconvolgente.

Sicuramente la sua recitazione è l'asso vincente di un film che non esitiamo a definire un capolavoro incendiario - tanto è potente e in grado di generare discussioni.

Certo la scelta dei produttori di discostarsi dalla travagliata serie DC Extended Universe (L'Uomo d'Acciaio, Batman v Superman, Suicide Squad, Wonder Woman, Justice League, Aquaman, Shazam!) si è già rivelata un azzardo vincente.

Solo tra qualche anno vedremo se Joker resterà un caso isolato o se assumerà il titolo di precursore di un nuovo modo di intendere i cinecomics.

Noi tifiamo per quest'ultima ipotesi.




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venerdì 6 luglio 2018

I CLASSICI: LOGAN, E TU QUALE WOLVERINE SEI?

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2017
137'
Regia: James Mangold
Interpreti: Hugh Jackman, Patrick Stewart, Dafne Keen, Boyd Holbrook, Stephen Merchant, Richard E. Grant, Eriq La Salle.


2029: gli X-Men sono morti e i mutanti pressoché estinti.

Un barbuto e indebolito Logan (Jackman) campa facendo l'autista di limousine e si prende cura di un vecchissimo Professor Xavier (Stewart), affetto da demenza senile.

Le cose precipitano quando nella loro vita piombano all'improvviso una bambina ispanica molto particolare (Keen) e i malvagi Reavers che vogliono catturarla...






Chi è davvero Wolverine?
L'ultimo capitolo della trilogia dedicata all'artigliato canadese pare incentrarsi su questa domanda.
Ma è una domanda sbagliata.
Il vero quesito che bisogna porsi è: quale Wolverine è QUESTO?

Quello originale, protagonista dei primi capitoli della saga degli X-Men e delle precedenti pellicole "soliste"?
Quello della realtà alternativa di Giorni di un Futuro Passato?
Quello fugacemente comparso in X-Men: Apocalisse col nome di Arma X?

La partecipazione di Stewart e la presenza del personaggio di Calibano interpretato da un attore diverso rispetto a X-Men: Apocalisse farebbero propendere per la prima o la seconda ipotesi; la pressoché totale assenza di riferimenti alle pellicole precedenti e il drastico mutamento di stile e tono rispetto ad esse avvalorerebbero invece la terza.

La controversia è stata risolta da James Mangold: nessuna delle tre.
Per il regista, che aveva già firmato Wolverine-L'Immortale nel 2013, Logan è da considerarsi un episodio a sé stante, slegato dalla "continuità" della serie.






Quel che conta è che si tratti della nona e ultima volta di Hugh Jackman nel ruolo di Wolverine, dopo 17 lunghi anni, nonché dell'ultima apparizione come Professor Xavier da parte di Patrick Stewart.

Il primo in particolare offre un'interpretazione crepuscolare e sofferta, non dissimile da quella di Les Misérables con cui qualche anno fa si guadagnò il Golden Globe.
La sua assenza nei prossimi film della serie - è attualmente in produzione X-Men: Dark Phoenix, primo capitolo di una nuova trilogia - peserà come un macigno.

Forse verrà sostituito da Tom Hardy o forse no (l'ex Bane de Il Cavaliere Oscuro-Il Ritorno è già impegnato come protagonista di un'altra pellicola targata Marvel: l'attesa Venom), ma una cosa è certa: nessuno potrà mai interpretare Wolvie meglio di lui.

In Logan, il divo australiano dimostra una volta per tutte di essere nato per il ruolo.
Su tutte le scene, vale la pena ricordare almeno le violente battaglie tra il nostro eroe e il suo clone malvagio X-24 (interpretato - idea geniale - dallo stesso Jackman) e le sue interazioni con la piccola ma tutt'altro che indifesa X-23.






Domanda: che cosa manca allora al film per essere ricordato come uno dei più riusciti della saga?
Risposta: gli altri X-Men e un po' di umorismo.

L'assenza del resto del team è un vero peccato: almeno la Jean Grey di Famke Janssen avrebbe avuto un senso.
Per non dire del tono troppo serioso della sceneggiatura (nonostante ciò candidata all'Oscar): la storia forse lo richiedeva, ma Deadpool - giusto per nominare l'altra famosa co-produzione Marvel-Fox - è un'altra cosa.

Non è un caso infatti che nei cinema la proiezione di Logan sia stata preceduta dal divertente No Good Deed, cortometraggio dedicato proprio all'irriverente mercenario chiaccherone.
Un tentativo (riuscito) di alleggerire i toni del lungometraggio, altrimenti un po' troppo cupi.

Non rivedremo quindi più Hugh Jackman nelle vesti dell'eroe che lo ha reso celebre?
Mai dire mai: il nostro ha giurato e spergiurato, tuttavia ha lasciato aperta la porta ad un'eventuale collaborazione con gli Avengers (magari!) o ad una comparsata in un film di Deadpool.

Difficile che si realizzi la prima ipotesi, ma alla seconda ci siamo arrivati vicino (in Deadpool 2 Wolverine appare in immagini di repertorio, opportunamente modificate, da X-Men: Le Origini).

E se Logan non fosse l'ultimo capitolo della storia?




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domenica 27 maggio 2018

DEADPOOL 2, ARLECCHINO MUTANTE (E SGUAIATO)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2018
119'
Regia: David Leitch
Interpreti: Ryan Reynolds, Josh Brolin, Julian Dennison, Morena Baccarin, Zazie Beetz, T.J. Miller, Matt Damon, Brad Pitt, Eddie Marsan, Terry Crews, Bill Skarsgård, Rob Delaney


Deadpool (Reynolds), in seguito ad un dramma, decide di farla finita: si fa esplodere nel suo appartamento, ma non riesce a morire.

Viene raccolto dall'uomo d'acciaio Colosso e portato nella sede degli X-Men, nella speranza che possa entrare nel gruppo.

Chiamato a fronteggiare la sua prima esperienza - un orfano mutante adolescente (Dennison) ha il potere di bruciare tutto ciò che vuole e decide di utilizzarlo contro il direttore e il personale della struttura che lo ospita - egli però finirà per farsi arrestare insieme al ragazzo.

Nella galera che li tiene imprigionati fa però irruzione Cable (Brolin), un killer venuto dal futuro intenzionato a uccidere il giovane.






Volgare, violento, irriverente, politicamente scorretto (ma senza esagerare: minoranze e omosessuali sono risparmiati in modo un po' ruffiano): è tornato Deadpool, il personaggio creato dai fumettisti Fabian Nicieza e Rob Liefeld!

Questa volta l'improbabile supereroe si accompagna con X-Force, una scalcagnata banda di mutanti dai poteri non così straordinari: la sexy Domino (Beetz), che ha la caratteristica di essere super fortunata; Bedlam (Crews), capace di intervenire sui campi magnetici; Shatterstar, che pensa di essere migliore di tutti (mah...); Zeitgeist (Skarsgård, il protagonista dell'ultimo It), che vomita un liquido corrosivo; Svanitore (buffo cammeo di Brad Pitt), una sorta di uomo invisibile; Peter, un normale uomo di mezza età.

Non vi diremo come andrà a finire; ma anticipiamo soltanto che gli X-Men, ai quali X-Force fa riferimento, sono decisamente un'altra cosa.

Aumentano quindi i comprimari, ma non cambia la sostanza di questo film scacciapensieri, senza alcuna ambizione autoriale (vedi Logan, che recensiremo a breve) o epica ( Avengers:Infinity War non è distante solo per il budget).

Sostanza, in realtà, ce n'è ben poca: il prodotto è pensato con il solo scopo di intrattenere il pubblico.

E ci riesce, nonostante le trappole che un seguito generalmente porta con sé: ripetere il successo di un precedente non è mai troppo facile, soprattutto perché viene a mancare l'effetto novità.

Evitati gli eccessi, per esempio, di Scemo & + Scemo 2 - che nell'esagerare situazioni e battute ha finito per risultare grottesco e patetico -, Deadpool 2 ha risolto il problema nella continuità con il capostipite (soluzione già adottata con successo per Guardiani della Galassia Vol. 2).

Certo, la natura del personaggio aiuta, strabordante com'è anche al di fuori dello schermo - è molto presente, oltre che (ovviamente) nei fumetti, anche in meme, video demenziali (il cortometraggio No Good Dead, ma non solo), social network...

Bisogna pure ammettere che, nel pur affollato universo Marvel, questo Arlecchino mutante - meno colorato, ma non meno irridente e beffardo - è riuscito a ritagliarsi un proprio spazio con esuberanza e con numeri da grand guignol e un po' grossolani e sguaiati (il modo in cui viene affrontato il super cattivo Juggernaut/Fenomeno è più degno di Porky's che di un film Marvel).

D'altra parte il divieto imposto negli USA ai minori di 17 anni non accompagnati da adulti (ma in Italia non è stato vietato) la dice lunga sul fatto che questa pellicola non è propriamente adatta alle famiglie.

Ciononostante, gli incassi negli States e nel resto del mondo sono finora abbastanza buoni, sebbene gli introiti iniziali siano risultati un po' minori di quanto ci si aspettava.

Anche perché il film fa ridere e diverte - certi momenti di ironia e autoironia sono spassosi (si veda per esempio una delle scene post-credit con protagonista Ryan Reynolds nella parte di se stesso) - e conta su avvincenti scene d'azione volutamente inverosimili e iperboliche che esaltano la buffoneria istrionica del protagonista.

L'introduzione poi del personaggio di Cable - incisivo, Josh Brolin! - è azzeccata e potrebbe portare a sviluppi interessanti, in prospettiva.

Insomma, non aspettatevi da Deadpool 2 un capolavoro o un film indimenticabile.
E se avete gusti raffinati in fatto di cinema... ehm... beh...

Ma Deadpool è fatto così.
Come si fa a non amarlo?




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