CINEMA A BOMBA!

mercoledì 4 maggio 2022

I CLASSICI: VENOM-LA FURIA DI CARNAGE, ABBIAMO TROPPE COSE INSIEME

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2021
97'
Regia: Andy Serkis
Con: Tom Hardy, Woody Harrelson, Michelle Williams, Naomie Harris, Reid Scott, Stephen Graham.


San Francisco. Dopo gli eventi del film precedente, il giornalista investigativo Eddie Brock (Hardy) si reca in carcere per intervistare lo psicopatico serial killer Cletus Kasady (Harrelson).
Durante una breve collutazione, questi lo morsica ingerendo una piccola parte del simbionte alieno Venom, trasformandosi così nel mostruoso Carnage e riuscendo a fuggire.

Mentre Cletus si mette alla ricerca della mutante Shriek (Harris), suo amore di gioventù, Eddie deve affrontare una doppia crisi sentimentale: con l'ex fidanzata Anne (Williams), prossima alle nozze con l'attuale compagno, e con Venom stesso, con cui ha un rapporto reciprocamente affettuoso ma a dir poco turbolento...


Film supereroistico? Fanta-horror?
Nessuna delle due cose: questa è una commedia romantica, né più né meno.

Sì, avete capito bene: La Furia di Carnage è una tenera, bizzarra, esilarante storia d'amore tra un uomo e il proprio simbionte, con tanto di coming-out nella scena del rave party, sequenza-chiave che fa del linguacciuto alieno un'icona e un paladino dei diritti LGBTQI+.

Rispetto al primo capitolo, qui si insiste ancora di più sugli elementi comici (Venom & Eddie sono una "strana coppia" da MTV Movie Awards), nel tentativo di realizzare un prodotto maggiormente per famiglie e di trasformare il protagonista in un idolo dei bambini.
Vi immaginate i suoi giocattoli sugli scaffali dei negozi, tra le auto dei Paw Patrol e i peluche di SpongeBob?

Ma questa non è l'unica novità: ad esempio, il sempre più consolidato Tom Hardy è stato promosso co-sceneggiatore, come Paul Rudd dei due Ant-Man e Ryan Reynolds di Deadpool 2.
Il massiccio attore inglese - che ricordiamo per Inception, Il Cavaliere Oscuro-Il Ritorno, The Revenant... - in realtà non ha scritto una linea di dialogo, ma ha contribuito attivamente a definire la trama e la direzione da dare al franchise.

In cabina di regia è subentrato inoltre Andy Serkis, scelta alquanto insolita.
Visto recentemente in The Batman nei panni di Alfred e noto nel Marvel Cinematic Universe come uno dei cattivi di Black Panther, l'ex Gollum della saga della Terra di Mezzo è praticamente un esordiente dietro la macchina da presa, ma se la cava meglio di quanto ci si sarebbe potuto aspettare.

Infine, ci sono molti più riferimenti all'Arrampicamuri per eccellenza: dalla scena post-credits, che funge da ponte tra il finale di Far From Home e quello del successivo No Way Home, alla sequenza nella chiesa tra Venom e Anne che rieccheggia esplicitamente quella tra Peter e Gwen durante il climax di Amazing Spider-Man 2.

A proposito dell'Uomo Ragno interpretato dal recentemente globizzato Andrew Garfield, non è da escludere un futuro team-up tra i due protagonisti.

Pensateci: il nostro Venom-Hardy di certo non appartiene al MCU né all'universo della trilogia di Sam Raimi con Tobey Maguire (il personaggio compariva in Spider-Man 3 interpretato da Topher Grace, il cattivo di BlacKkKlansman), ma potrebbe benissimo esistere nel mondo del dittico diretto da Marc Webb.

Per scorprire se la nostra teoria verrà confermata o smentita dagli executive Marvel-Sony, restiamo in attesa di un nuovo capitolo della serie dedicata al mostro mangiateste più family-friendly della storia del cinema.
Con o senza un Ragnetto di spalla...


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martedì 23 ottobre 2018

VENOM, UNO SBRANO ALIENO

(Clicca sulla locandina per sentire il podcast e vedere il trailer). 

USA, 2018
112'
Regia: Ruben Fleischer
Interpreti: Tom Hardy, Michelle Williams, Riz Ahmed, Woody Harrelson, Jenny Slate, Reid Scott, Scott Haze, Stan Lee.


Eddie Brock (Hardy) è un giornalista freelance d'assalto.

Un giorno si trova tra le mani notizie riguardanti morti sospette avvenute nei laboratori del magnate aerospaziale Carlton Drake (Ahmed) che, messo alle strette, negherà tutto ma farà licenziare il reporter.

Costui perderà tutto, compresa la fidanzata (Williams), ma continuerà a investigare scoprendo che il miliardario ha portato dallo spazio creature aliene, i simbionti, che per sopravvivere sulla Terra devono abitare corpi umani, distruggendoli di volta in volta.

Uno di questi, Venom, entra in Brock.

I due stabiliranno un'alleanza: il giornalista acquisirà poteri superumani, l'extraterrestre potrà vivere in un corpo sano e forte.

Insieme, combatteranno i cattivi.
Con i metodi di Venom.






Nato negli anni Ottanta da testi di David Michelinie e disegni di Todd McFarlane (quello di Spawn), Venom è uno dei cattivi - meglio: antieroi - più famosi del mondo dei fumetti.

Pensato come nemesi dell' Uomo Ragno, il personaggio ha avuto fin da subito un tale successo da spingere la Marvel a dargli sempre maggiore spazio.

L'esordio al cinema è avvenuto nel 2007 con Spider-Man 3, ma sia il ruolo da comprimario del villain Sandman sia la rappresentazione fattane da Topher Grace (troppo "gracile") ha eufemisticamente fatto storcere il naso ai fan.

Molta attesa aveva invece suscitato l'uscita di questo film solista, nel quale a vestire i panni del protagonista era stato chiamato il ben più prestante Tom Hardy, attore comunque tra i più notevoli in circolazione - basti pensare alle ottime prove in Bronson, La Talpa, Il Cavaliere Oscuro-Il Ritorno, Mad Max: Fury Road, Revenant (per il quale è stato candidato agli Oscar come migliore attore non protagonista), Dunkirk.

La presenza di un interprete così apprezzato e di Michelle Williams - una che è stata nominata agli Academy Award per ben quattro volte - in un film accusato di essere smaccatamente commerciale, chiassoso (quello che in gergo viene definito "un'americanata") e molto più superficiale delle precedenti pellicole targate Marvel (sebbene non faccia parte ufficialmente del Marvel Cinematic Universe), ha fatto inorridire i critici cinematografici.

Ma il loro giudizio non ha influito sul pubblico, che è accorso numeroso nelle sale - gli incassi sono finora ottimi anche in Italia.

Né sul nostro.

Venom, a parte qualche scena un po' impressionante all'inizio e qualche incongruenza (perché nel film dedicato ad uno dei principali antagonisti di Spider-Man quest'ultimo non compare né viene menzionato?), scorre via in modo gradevole, tra battute, effetti speciali, azione, ritmo sostenuto.

Un classico prodotto di intrattenimento forse non originalissimo, ma di certo ben congegnato e impreziosito proprio dalle interpretazioni dei due protagonisti - in particolare quella di Hardy (doppiato in italiano da Adriano Giannini), che dona a Brock un fascino un po' gaglioffo e rude e al famelico Venom un istrionismo funambolico.

Le impressioni che avevamo raccolto nel nostro podcast - nel quale avevamo recensito il trailer del film - sono state confermate.

E ne siamo molto soddisfatti.

D'altra parte, chi non immagina di staccare la testa a morsi (in senso metaforico, eh...) ai propri nemici/antagonisti?

Nel lancio pubblicitario è stata utilizzata la tagline "Noi siamo Venom!".

Non prendetela troppo alla lettera, mi raccomando...

[PS: se vi state chiedendo se e quando appare il patron della Marvel Stan "The Man" Lee nel proprio tradizionale cameo, la risposta è: sì, ma dovete aspettare fino alla fine!]



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giovedì 7 giugno 2018

SOLO: A STAR WARS STORY, HAN TI PRESENTO CHEW

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2018
135'
Regia: Ron Howard
Interpreti: Alden Ehrenreich, Emilia Clarke, Woody Harrelson, Thandie Newton, Paul Bettany, Donald Glover, Joonas Suotamo, Phoebe Waller-Bridge, Warwick Davis, Anthony Daniels, Ray Park.


Il giovane Han Solo (Ehrenreich) è un criminale di piccola tacca che vive nel pianeta di Corellia.

Cerca di andarsene, ci riesce, ma è costretto a dividersi dalla sua bella, Qi'ra (Clarke).

Per tornare da lei, dapprima si arruola nella fanteria dell'Impero - dove conosce il gigante peloso Chewbacca (Suotamo) - e poi entra in una banda di criminali spaziali guidata da Tobias Beckett (Harrelson), che lavora per il boss malavitoso Dryden Vos (Bettany).

Un colpo andato a male tuttavia fa precipitare la situazione.






Decimo capitolo del franchise Star Wars e secondo dell'antologia dedicata agli approfondimenti di fatti e personaggi della saga, Solo (che titolo infelice: nello slang giovanile dei paesi anglofoni il termine indica l'atto dell'onanismo) narra la storia di uno dei personaggi più iconici, quel Han Solo (in Italia conosciuto anche come Ian) impersonato sul grande schermo da Harrison Ford.

Per ovvie ragioni, il divo noto anche come interprete di Indiana Jones non ha partecipato alla realizzazione del film, ma ha espresso apprezzamenti per la scelta di Alden Ehrenreich come sua versione "giovane".

Questi, in effetti, pur non assomigliando moltissimoo a Ford, cerca di non farlo rimpiangere in quanto a verve spaccona da simpatico sbruffone - e se la cava bene.

Speriamo che questa parte gli faccia da trampolino di lancio: per ora non è notissimo, ma ha già al suo attivo partecipazioni convincenti in pellicole di Francis Ford Coppola (Affari di Famiglia e Twixt), di Woody Allen (Blue Jasmine) e dei fratelli Coen (Ave, Cesare!).

E ora, pure di Ron Howard.

Il regista - di Night Shift-Turno di Notte, Cocoon, Cuori Ribelli, Cronisti d'Assalto, Apollo 13, A Beautiful Mind (che gli valse gli Oscar per il miglior film e la migliore regia nel 2002), Rush, tra i tanti successi - in realtà non era la prima scelta.

Egli infatti è subentrato a Phil Lord e Christopher Miller, licenziati per divergenze creative - leggansi contrasti con la produzione e con gli sceneggiatori Lawrence e Jon Kasdan: sembra che il duo del geniale The LEGO Movie volesse stravolgere storia e personaggi della serie, con una potenziale e conseguente rivolta dei fan.

Howard è corso ai ripari rigirando circa il 70% del film (dei colleghi sono state salvate praticamente solo le scene più problematiche da rifare) e facendosi aiutare dal grande montatore Pietro Scalia (due Oscar per JFK-Un Caso Ancora Aperto e Black Hawk Down, due ulteriori nomination per Will Hunting-Genio Ribelle e Il Gladiatore).

Il frutto di tali traversie produttive è una regia fluida, professionale, senza tanti guizzi né invenzioni, ma gradevole e leggera (in pieno stile Ron Howard, quindi); una storia fedele alla continuitas della saga, che non aggiunge elementi di novità né stravolgimenti né colpi di scena clamorosi.
Senza contare l'assenza di scene madri.

La sceneggiatura lineare ed ortodossa ha però appiattito un po' gli altri personaggi, affidati ad un cast fatto per strizzare l'occhio al pubblico.

Donald Glover è una delle personalità del mondo dello spettacolo più influenti del momento - dopo esser diventato noto come Troy in Community, ha ideato e interpretato un'altra serie Tv (la pluripremiata Atlanta), è comparso in blockbuster quali Sopravvissuto-The Martian e Spider-Man: Homecoming, ed è un rapper di successo (con lo pseudonimo di Childish Gambino).

Nel ruolo di Lando Calrissian (nella prima trilogia era Billy Dee Williams), un briccone fascinoso e pieno di sé amico/rivale di Han, il poliedrico artista sembra un po' frenato nel suo potenziale dallo script e pertanto la sua interpretazione risulta non più che diligente.

Emilia Clarke, la Daenerys Targaryen di Il Trono di Spade, è tanto caruccia, ma il personaggio che incarna non ha il carisma e la personalità di quello che l'ha fatta diventare una star.

Thandie Newton è stata rilanciata recentemente dalla serie Tv Westworld, ma il suo spazio qui è poco, al contrario di quello riservato al suo partner di scena, Woddy Harrelson (reduce dalla nomination come attore non protagonista per Tre Manifesti a Ebbing Missouri), che gigioneggia come al solito.

Paul Bettany ha raggiunto notorietà come Visione nei film degli Avengers.
Qui fa il cattivo, ma purtroppo non è memorabile.

Tra gli altri soggetti, segnaliamo il pilota della banda di Beckett, una buffa scimmietta con tre paia di zampe, più utile al merchandise che alla trama; e la robot paladina dei diritti dei droidi, tanto politicamente corretta da risultare stucchevole.

Rogue One, primo racconto dell'antologia, aveva dimostrato che anche proponendo protagonisti e vicende nuovi si poteva fare un prodotto avvincente e gradito ai fan.

Con Solo si è preferito andare su binari sicuri, ma il risultato finale è stato un film che alla fin fine non risulta indispensabile per il corpus di Star Wars, come si sono accorti i tanti spettatori che hanno disertato i cinema - gli incassi sono buoni, ma al di sotto delle aspettative e comunque bassi per gli standard del franchise.

Peccato, Han Solo avrebbe meritato di più - il potenziale c'era - e la pellicola, pur nei suoi difetti, in fondo è una piacevole storia di avventura e azione.

E Chewbacca, il braccio destro del protagonista?
Calmi, non ci siamo dimenticati di lui.

A dargli corpo e movenze è l'ex cestista finlandese Joonas Suotamo - che aveva sostituito lo storico Peter Mayhew a partire da Star Wars-Gli Ultimi Jedi - ma la simpatia del personaggio rimane invariata.

A quando uno spin-off dedicato al gigante peloso?

La risposta che darebbe Chew non potrebbe che essere: Ghrhwrhwrhwrh!

Più chiaro di così...




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domenica 18 marzo 2018

OSCAR 2018. TRE MANIFESTI A EBBING MISSOURI, LA GUERRA DI MILDRED

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Regno Unito, 2017
115'
Regia: Martin McDonagh
Interpreti: Frances McDormand, Sam Rockwell, Woody Harrelson, Caleb Landry Jones, John Hawkes, Lucas Hedges, Peter Dinklage, Abbie Cornish, Samara Weaving, Željko Ivanek.


Nel paesino (immaginario) di Ebbing nel Missouri, Mildred Hayes (McDormand) non riesce a darsi pace per la morte della figlia, barbaramente uccisa.

L'assassino non è stato ancora individuato e le indagini sono a un punto morto; così la donna affitta tre spazi pubblicitari e affigge altrettanti grossi cartelloni che puntano il dito contro la polizia locale, accusata di non aver fatto abbastanza per trovare il colpevole.

Ad essere chiamato in causa, in particolare, è lo sceriffo Willoughby (Harrelson), membro rispettato della comunità e padre e marito esemplare.

Costui ha già le sue grane, essendo malato di cancro in fase terminale ed essendo alle prese con le continue intemperanze del giovane agente Dixon (Rockwell), alcoolizzato, razzista e violento.

L'iniziativa della donna scatenerà una catena di eventi che cambieranno la vita di tutte le persone coinvolte.







Presentato in anteprima tra gli applausi a Venezia 2017 (dove ha vinto il premio per la sceneggiatura), Tre Manifesti a Ebbing, Missouri ha poi trionfato ai successivi Golden Globe (miglior film drammatico, migliore sceneggiatura, migliore attrice protagonista e miglior attore non protagonista), mentre agli Oscar si è dovuto "accontentare" delle statuette per la McDormand e Rockwell dopo aver raggranellato ben 7 nomination - film, sceneggiatura originale (di Martin McDonagh, clamorosamente escluso, invece, tra i registi), attrice protagonista (McDormand), attore non protagonista (Rockwell), attore non protagonista (Harrelson), montaggio e colonna sonora (di Carter Burwell).

Questa messe abbondante di premi non si è tramutata però in un successo travolgente di pubblico - ed è un vero peccato.

Già, anche perché solo lo script dovrebbe essere studiato nei corsi di sceneggiatura, ricco com'è di profondità, sfumature, colpi di scena, svolte improvvise di tono e di trama, personaggi interessanti e sfaccettati, dialoghi caustici, umorismo nero, pathos, pietas.

[Se volete leggerlo, cliccate qui.]

Il suo autore, Martin McDonagh, è un drammaturgo tra i più apprezzati del teatro mondiale - e non fatichiamo a capire perché - che ha saputo dire la sua anche dietro ad una macchina da presa.

Basti ricordare il suo cortometraggio Six Shooter (per il quale vinse un Oscar), ma anche i premiatissimi In Bruges (candidatura all'Oscar per la sceneggiatura originale nel 2009 e Golden Globe a Colin Farrell) e 7 Psicopatici (uscito nel 2012), black comedy con una vena sovversiva e nelle quali è bandito il politicamente corretto.

Anche in Tre Manifesti ci si diverte, ci si commuove, si riflette - e tutto ciò in un unico film, che pure ha una linearità e un equilibrio impeccabili.

E una storia che coinvolge, originale e ben congegnata, che porta ad un anticlimax finale che rappresenta la giusta conclusione per la vicenda.

Oltre a McDonagh, il merito della riuscita del film è da attribuire a contributi tecnici di grande livello e alle interpretazioni di un cast in stato di grazia.

Nelle parti di contorno funzionano molto bene John Hawkes (uno dei volti più noti del cinema indie USA, comparso anche nel Lincoln di Steven Spielberg), Peter Dinklage (uno dei protagonisti di Il Trono di Spade), Abbie Cornish (vista nel RoboCop del 2014), Željko Ivanek ( Argo e X-Men-Apocalisse) e i giovani Lucas Hedges (candidato all'Oscar come miglior attore non protagonista l' anno scorso), Caleb Landry Jones (è presente anche in Get Out) e Samara Weaving (spassosa!).

Ma è il terzetto di testa a fare la differenza - non per niente tutti e 3 gli interpreti principali sono stati candidati all'Oscar.

Woody Harrelson gigioneggia da par suo, ma riesce a dare al suo sceriffo Willoughby una dolente umanità.

Sam Rockwell, nella parte dell'agente Dixon, all'inizio è sopra le righe, volutamente esagerato; ma nel corso del film assistiamo ad una sorprendente evoluzione che porta infine ad un ribaltamento del suo personaggio.
Una prova attoriale straordinaria, che gli è valsa numerosi riconoscimenti, tra i quali una meritata statuetta nella Notte delle Stelle.

Statuetta sacrosanta anche per Frances McDormand, che ha fatto così il bis dopo la vittoria nel 1997 per Fargo, diretta dal marito Joel Coen (uno dei fratelli Coen).

Il suo personaggio è stato da più parti liquidato come una sorta di John Wayne al femminile, grezzo, turpiloquente e duro, assetato di vendetta e di giustizia.

Ma l'attrice di Chicago riesce a far trapelare le debolezze e la sensibilità di una donna che si è autocostretta ad essere forte per non sprofondare nella disperazione, di una donna che nonostante tutto non ha perso l'umanità, di una madre che si fa coriacea per non farsi sopraffare dai sensi di colpa.

I tre manifesti sono il suo urlo di rabbia e di dolore contro il mondo.

Ci sono dei film, magari non troppo noti né di grande successo commerciale, che riescono a colpirti e non ti escono più dalla testa.

Pochi anni fa ci era successo con Whiplash, che aveva rivelato il talento di Damien Chazelle - poi divenuto il più giovane vincitore dell'Oscar per la migliore regia nella storia di Hollywood grazie a La La Land.

Quest'anno è stata la volta di Tre Manifesti a Ebbing, Missouri.

Ne facessero, di film così...





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lunedì 26 febbraio 2018

OSCAR 2018. NOMINATION: ATTRICI ED ATTORI



Se attrici e attori sono il "cuore" di un film, allora la loro recitazione è l'ossigeno che permette di portare "sangue" a tutto il "corpo".

Quest'anno, la competizione per assicurarsi quello che è ancora il premio cinematografico più ambito (non necessariamente il più importante) è serratissima, specie in ambito femminile.

Tra le protagoniste, Frances McDormand è superfavorita, ma si trova a fronteggiare avversarie agguerritissime.
Sally Hawkins e soprattutto Saoirse Ronan sono state incensate dalla critica e potrebbero dare del filo da torcere alla Signora Coen.

Margot Robbie e Meryl Streep sulla carta hanno meno chance, tuttavia non vanno sottovalutate.
La statuaria bionda di The Wolf of Wall Street e Suicide Squad sta dimostrando di non possedere soltanto doti fisiche, mentre l'immarcescibile diva del New Jersey è giunta alla 21a candidatura in 40 anni: un mito, prima ancora che un'attrice.

Per quanto concerne i ruoli di contorno, la competizione è più incerta.
La poco nota Allison Janney parte in pole position, anche in virtù del Golden Globe conquistato poche settimane fa, però occhio a Mary J. Blige e Octavia Spencer, fiere rappresentanti della comunità afroamericana per la quale l'Academy negli ultimi anni sembra avere un debole.






Passando agli uomini, l'unico in grado di impensierire Gary Oldman - l'ex Commissario Gordon ha mandato in visibilio la critica nei panni dello statista britannico Winston Churchill - è Daniel Day-Lewis.

La star irlandese è il solo attore nella storia del cinema ad aver vinto 3 Oscar come protagonista; quella de Il Filo Nascosto sarà - lo ha annunciato egli stesso da tempo - la sua ultima interpretazione: riuscirà a convincere l'Academy a concedergli la quarta statuetta?

La sorpresa è rappresentata da Timothée Chalamet: a 22 anni è uno degli interpreti più giovani nella storia di Hollywood ad aver ricevuto una nomina.

Infine, tra i non protagonisti tiene banco il "derby" tra Sam Rockwell e Woody Harrelson: entrambi sono candidati per Tre Manifesti del regista Martin McDonagh (quello di Six Shooter e In Bruges), ma sarà probabilmente il primo a portare a casa l'ambito riconoscimento.

Degna di nota è anche la presenza, nella categoria, di Christopher Plummer: con i suoi 88 anni (portati benissimo) è l'attore più anziano mai candidato ad una statuetta.

Comunque andrà, potete attendere i verdetti sollazzandovi con le clip che trovate qui sotto.
Cliccate sui link e... rimanete incantati.






Da sinistra: Sally Hawkins, Frances Mc Dormand, Margot Robbie, Saoirse Ronan, Meryl Streep.  

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Sally Hawkins - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)
Frances McDormand - Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)
Margot Robbie - I, Tonya
Saoirse Ronan - Lady Bird
Meryl Streep - The Post

Da sinistra: Timothée Chalamet, Daniel Day-Lewis, Daniel Kaluuya, Gary Oldman, Denzel Washington.  

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Timothée Chalamet - Chiamami col tuo nome (Call Me by Your Name)
Daniel Day-Lewis - Il filo nascosto (Phantom Thread)
Daniel Kaluuya - Scappa - Get Out (Get Out)
Gary Oldman - L'ora più buia (Darkest Hour)
Denzel Washington - Roman J. Israel, Esq.

Da sinistra: Mary J. Blige, Allison Janney, Lesley Manville, Laurie Metcalf, Octavia Spencer.  

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Mary J. Blige - Mudbound
Allison Janney - I, Tonya
Lesley Manville - Il filo nascosto (Phantom Thread)
Laurie Metcalf - Lady Bird
Octavia Spencer - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)

Da sinistra: Willem Dafoe, Woody Harrelson, Richard Jenkins, Christopher Plummer, Sam Rockwell.  

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Willem Dafoe - The Florida Project
Woody Harrelson - Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)
Richard Jenkins - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)
Christopher Plummer - Tutti i soldi del mondo (All the Money in the World)
Sam Rockwell - Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)




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