OSCAR 2022. CHI È SENZA PECCATO LANCI LA PRIMA SBERLA
(Dall'alto: la bellissima Jessica Chastain posa col proprio Oscar; Will Smith schiaffeggia Chris Rock; Nicole Kidman non riesce a crederci).
La 94a edizione degli Oscar - i premi cinematografici assegnati dalla Academy of Motion Picture Arts And Sciences - passerà alla storia soprattutto per lo schiaffone rifilato in diretta da un imbufalito Will Smith al comico Chris Rock, reo di aver fatto una battuta infelice sulla moglie del collega.
Un confronto all black che ha finito per mettere in ombra la vittoria del protagonista di Independence Day, così come quelle degli altri trionfatori della Notte delle Stelle, a partire dalla divina Jessica Chastain.
Gucci-vestita e bellissima come sempre, la rossa attrice californiana (e beniamina del nostro blog) l'ha spuntata nella "sfida del secolo": quella contro la bionda diva Nicole Kidman, che invece aveva prevalso ai Golden Globe.
Il biografico Gli Occhi di Tammy Faye ha finalmente permesso a Jessica di conquistare il riconoscimento che le spettava di diritto da un decennio, dopo che per ben due volte di fila si era vista soffiare la statuetta da attrici che avevano meritato meno di lei.
Ma non tutti i verdetti sono stati scontati, anzi: pochi - tra questi non c'è, modestia a parte, la nostra Redazione - si erano aspettati il trionfo del fantascientifico Dune (maggior numero di statuette vinte, per quanto tecniche) e del drammatico I Segni del Cuore (miglior film e miglior attore non protagonista allo spigoloso Troy Kotsur).
Due remake che evidenziano - più che altro nel secondo caso - scelte poco coraggiose o originali da parte dell'Academy, anche quest'anno più preocupata del "politicamente corretto" che dell'effettiva qualità delle pellicole in gara.
Così a pagare sono stati i film più amati dalla critica specializzata: il favoritissimo Il Potere del Cane e l'apprezzato West Side Story firmato Steven Spielberg.
Un solo Oscar ciascuno, benché "pesante": miglior regia al primo (Jane Campion, seconda donna consecutiva e terza assoluta, dopo Katherine Bigelow e Chloé Zhao) e miglior attrice non protagonista al secondo (Ariana DeBose, afro-portoricana di lontane origini italiane).
Se da un lato è curioso che sia stato premiato, tra gli altri, il cattivo di Venom (il rapper Riz Ahmed, co-autore del cortometraggio The Long Goodbye), dall'altro non c'è da stupirsi per i riconoscimenti ottenuti da Encanto (miglior film animato) e Drive My Car (miglior film internazionale).
Peccato per gli italiani Enrico Casarosa e Paolo Sorrentino, che concorrevano rispettivamente con Luca e È stata la Mano di Dio.
Non ce l'ha fatta nemmeno Spider-Man: No Way Home, a riprova del fatto che l'Academy non sia ancora pronta per incensare le opere di grande impatto popolare.
E l'attesissimo collegamento video col presidente ucraino Volodymyr Zelensky?
Neppure una menzione, con grande scorno di Sean Penn che l'aveva sponsorizzato molto.
Ci si può indignare per la battutaccia di un comico, ma non per una guerra che coinvolge - piaccia o meno - l'Occidente.
Anche questa è Hollywood.
In un'edizione che verrà ricordata più per lo schiaffo dell'oscarizzato Will Smith al presentatore Chris Rock che per le pellicole premiate, le sorprese non sono mancate.
A vincere sono state I Segni del Cuore (miglior film) e Dune (maggior numero di statuette: ben 6), ma soprattutto la divina Jessica Chastain, finalmente insignita del riconoscimento che le spettava da un decennio.
Esce invece sconfitto il film che era strafavorito fino alla vigilia: Il Potere del Cane si deve accontentare di un solo Oscar, per la miglior regia (Jane Campion, seconda donna di fila a trionfare nella categoria).
E le previsioni di CINEMA A BOMBA?
Quest'anno ne abbiamo azzeccate complessivamente 21 su 23!
Il migliore della Redazione?
Fra ha battuto Fede di poco, 16 a 13.
Leggete tutti i premiati nell'elenco qui sotto e cliccate sui link per maggiori approfondimenti!
Miglior film:
CODA-I Segni del Cuore, regia di Sian Heder - FRA
Miglior regia:
Jane Campion - Il Potere del Cane - FEDE, FRA
Migliore attrice protagonista Jessica Chastain - Gli Occhi di Tammy Faye - FEDE, FRA
Migliore attore protagonista
Will Smith - Una Famiglia Vincente (King Richard) - FEDE, FRA
Migliore attrice non protagonista
Ariana DeBose - West Side Story - FEDE, FRA
Migliore attore non protagonista
Troy Kotsur - I Segni del Cuore - FEDE, FRA
Miglior film d'animazione
Encanto, regia di Byron Howard e Jared Bush - FEDE, FRA
Miglior film internazionale
Drive My Car (Doraibu mai kā), regia di Ryūsuke Hamaguchi (Giappone) - FEDE, FRA
Una Famiglia Vincente (King Richard), regia di Reinaldo Marcus Green
Licorice Pizza, regia di Paul Thomas Anderson
Nightmare Alley-La Fiera delle Illusioni, regia di Guillermo del Toro
The Power of the Dog-Il Potere del Cane, regia di Jane Campion - FEDE
West Side Story, regia di Steven Spielberg
Miglior regia:
Kenneth Branagh - Belfast
Ryūsuke Hamaguchi - Drive My Car
Paul Thomas Anderson - Licorice Pizza
Jane Campion - Il Potere del Cane - FEDE, FRA
Steven Spielberg - West Side Story
Migliore attrice protagonista
Nicole Kidman - A Proposito dei Ricardo Jessica Chastain - Gli Occhi di Tammy Faye - FEDE, FRA
Olivia Colman - La Figlia Oscura
Penélope Cruz - Madres Paralelas
Kristen Stewart - Spencer
Migliore attore protagonista
Javier Bardem - A Proposito dei Ricardo
Benedict Cumberbatch - Il Potere del Cane
Andrew Garfield - Tick, Tick... Boom!
Will Smith - Una Famiglia Vincente (King Richard) - FEDE, FRA
Denzel Washington - Macbeth
Migliore attrice non protagonista
Jessie Buckley - La Figlia Oscura
Ariana DeBose - West Side Story - FEDE, FRA
Judi Dench - Belfast
Kirsten Dunst - Il Potere del Cane
Aunjanue Ellis - Una Famiglia Vincente (King Richard)
Migliore attore non protagonista
Ciarán Hinds - Belfast
Troy Kotsur - I Segni del Cuore - FEDE, FRA
J.K. Simmons - A Proposito dei Ricardo
Jesse Plemons - Il Potere del Cane
Kodi Smit-McPhee - Il Potere del Cane
Miglior film d'animazione
Encanto, regia di Byron Howard e Jared Bush - FEDE, FRA
Flee (Flugt), regia di Jonas Poher Rasmussen Luca, regia di Enrico Casarosa
I Mitchell contro le Macchine (The Mitchells vs the Machines), regia di Mike Rianda e Jeff Rowe
Raya e l'ultimo Drago (Raya and the Last Dragon), regia di Don Hall e Carlos López Estrada
Miglior film internazionale
Drive My Car (Doraibu mai kā), regia di Ryūsuke Hamaguchi (Giappone) - FEDE, FRA
Flee (Flugt), regia di Jonas Poher Rasmussen (Danimarca)
È stata la mano di Dio, regia di Paolo Sorrentino (Italia)
Lunana: a Yak in the Classroom, regia di Pawo Choyning Dorji (Bhutan)
La Persona Peggiore del Mondo (Verdens verste menneske), regia di Joachim Trier (Norvegia)
Migliore sceneggiatura originale
Kenneth Branagh - Belfast - FEDE
Adam McKay, soggetto di Adam McKay e David Sirota - Don't Look Up - FRA
Zach Baylin - Una Famiglia Vincente (King Richard)
Paul Thomas Anderson - Licorice Pizza
Eskil Vogt e Joachim Trier - La Persona Peggiore del Mondo (Verdens verste menneske)
Migliore sceneggiatura non originale
Sian Heder - I Segni del Cuore (CODA) - FEDE
Ryusuke Hamaguchi e Takamasa Oe - Drive My Car (Doraibu mai kā)
Jon Spaihts e Denis Villeneuve e Eric Roth - Dune (Dune: Part One)
Maggie Gyllenhaal - La Figlia Oscura (The Lost Daughter) - FRA
Jane Campion - Il Potere del Cane (The Power of the Dog)
Migliore colonna sonora
Nicholas Britell - Don't Look Up
Hans Zimmer - Dune
Germaine Franco - Encanto - FRA
Alberto Iglesias - Madres paralelas
Jonny Greenwood - Il Potere del Cane - FEDE
Migliore canzone
Be Alive (musiche e testo di Beyoncé e DIXSON) - Una Famiglia Vincente (King Richard)
Dos Oruguitas (musiche e testo di Lin-Manuel Miranda) - Encanto - FRA
Down to Joy (musiche e testo di Van Morrison) - Belfast
No Time To Die (musiche di Billie Eilish; testo di Billie Eilish e Finneas O'Connell) - No Time To Die - FEDE
Somehow You Do (musiche e testo di Diane Warren) - Quattro Buone Giornate
Migliore fotografia
Greig Fraser - Dune - FRA
Dan Laustsen - La Fiera delle Illusioni
Ari Wegner - Il Potere del Cane - FEDE
Bruno Delbonnel - Macbeth
Janusz Kaminski - West Side Story
Migliore scenografia
Patrice Vermette - Dune- FRA
Tamara Deverell - La Fiera delle Illusioni
Grant Major - Il Potere del Cane
Stefan Dechant - Macbeth
Adam Stockhausen - West Side Story - FEDE
Miglior montaggio
Hank Corwin - Don't Look Up
Joe Walker - Dune - FRA
Pamela Martin - Una Famiglia Vincente - FEDE
Peter Sciberras - Il Potere del Cane
Myron Kerstein e Andrew Weisblum - Tick, Tick... Boom!
Migliori effetti speciali
Paul Lambert, Tristen Myles, Brian Connor e Gerd Nefzer - Dune - FEDE, FRA
Swen Gillberg, Bryan Grill, Nikos Kalaitzidis e Dan Sudick - Free Guy
Charlie Noble, Joel Green, Jonathan Fawkner e Chris Corbould - No Time to Die
Christopher Townsend, Joe Farrell, Sean Noel Walker e Dan Oliver - Shang Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli
Kelly Port, Chris Waegner, Scott Edelstein e Dan Sudick - Spider-Man: No Way Home
Miglior sonoro
Denise Yarde, Simon Chase, James Mather, Niv Adiri - Belfast
Mac Ruth, Mark Mangini, Theo Green, Doug Hemphill, Ron Bartlett - Dune - FRA
Simon Hayes, Oliver Tarney, James Harrison, Paul Massey, Mark Taylor - No Time To Die
Richard Flynn, Robert Mackenzie, Tara Webb - Il Potere del Cane - FEDE
Tod A. Maitland, Gary Rydstrom, Brian Chumney, Andy Nelson, Shawn Murphy - West Side Story
Migliori costumi
Jenny Beavan - Crudelia - FRA
Massimo Cantini Parrini e Jacqueline Durran - Cyrano
Jacqueline West e Bob Morgan - Dune
Luis Sequeira - La Fiera delle Illusioni - FEDE
Paul Tazewell - West Side Story
Miglior trucco e acconciatura
Mike Marino, Stacey Morris e Carla Farmer - Il Principe cerca Figlio
Nadia Stacey, Naomi Donne e Julia Vernon - Crudelia - FRA
Donald Mowat, Love Larson e Eva von Bahr - Dune
Linda Dowds, Stephanie Ingram e Justin Raleigh - Gli Occhi di Tammy Faye - FEDE
Göran Lundström, Anna Carin Lock e Frederic Aspiras - House of Gucci
Miglior documentario
Ascension, regia di Jessica Kingdon, Kira Simon-Kennedy e Nathan Truesdell
Attica, regia di Stanley Nelson e Traci A. Curry
Flee, regia di Jonas Poher Rasmussen, Monica Hellström, Signe Byrge Sørensen e Charlotte De La Gournerie - FEDE
Summer of Soul, regia di Questlove, Joseph Patel, Robert Fyvolent e David Dinerstein - FRA
Writing with Fire, regia di Rintu Thomas e Sushmit Ghosh
Miglior cortometraggio documentario
Audible, regia di Matthew Ogens e Geoff McLean - FEDE
Lead Me Home, regia di Pedro Kos e Jon Shenk
The Queen of Basketball, regia di Ben Proudfoot - FRA
Three Songs for Benazir, regia di Elizabeth Mirzaei e Gulistan Mirzaei
When We Were Bullies, regia di Jay Rosenblatt
Miglior cortometraggio
Ala Kachuu - Take and Run, regia di Maria Brendle e Nadine Lüchinger
The Dress, regia di Tadeusz Łysiak e Maciej Ślesicki
The Long Goodbye, regia di Aneil Karia e Riz Ahmed - FEDE
On My Mind, regia di Martin Strange-Hansen e Kim Magnusson
Please Hold, regia di K.D. Dávila e Levin Menekse - FRA
Miglior cortometraggio d'animazione
Affairs of the Art, regia di Joanna Quinn e Les Mills
Bestia, regia di Hugo Covarrubias e Tevo Díaz
Boxballet, regia di Anton Dyakov
Robin Robin, regia di Dan Ojari e Mikey Please - FEDE, FRA
The Windshield Wiper, regia di Alberto Mielgo e Leo Sanchez
Sapete, a livello statistico, quale post del nostro annuale Speciale Oscar è tradizionalmente più apprezzato e letto?
Indovinato: quallo relativo alle/agli interpreti!
Se il recente verdetto dei Golden Globe può dare un'idea di chi parta in vantaggio nella corsa alle statuette, a questo giro le scelte dell'Academy potrebbero non risultare affatto scontate.
La "sfida del secolo" è ovviamente quella tra due dive tra le nostre preferite in assoluto: l'australiana Nicole Kidman (già memorabile in Bombshell) e colei che molti considerano la sua erede, Jessica Chastain.
La prima è leggermente favorita; la seconda è alla terza nomina, dopo due "scippi" clamorosi e ingiusti (nel 2012 e nel 2013, ricordate?).
Questa sarà la volta buona?
Entrambe dovranno guardarsi dall'ex vampira Kristen Stewart (quotatissima grazie al proprio ritratto di Lady Diana Spencer nell'omonimo biopic), mentre le già oscarizzate Olivia Colman e Penelope Cruz fungono da outsider.
Tra le non protagoniste, i riflettori sono puntati su Ariana DeBose: attrice afro, ma di lontane origini italiane, è in lizza col nuovo West Side Story firmato Steven Spielberg (la sua compagna di pellicola Rachel Zegler non è invece riuscita ad ottenere la candidatura, benché entrambe siano state incensate coi Globes).
A contenderle la stauetta ci sono Kristen Dunst (quanto tempo è passato dai primi Spider-Man!) e soprattutto Aunjanue Ellis, in gara con un'altra opera biografica, incentrata sulla vera storia delle sorelle Williams, campionesse di tennis.
Per lo stesso film sportivo potrebbe fare il bis un ex Principe (di Bel Air) diventato King (Richard).
Stiamo parlando ovviamente di Will Smith, ma la star di Independence Day e Suicide Squad si trova sul cammino due colleghi britannici pronti a dargli filo da torcere: da un lato Andrew Garflied, dall'altro Benedict Cumberbatch.
L'ex (?) Spider-Man ha raccolto il plauso della critica internazionale col musicale Tick, Tick... Boom! (l'ennesimo biopic in concorso), mentre il Dottor Strange - che avevamo incontrato a Venezia un po' di anni fa, per chi se lo fosse dimenticato - gareggia col favoritissimo Il Potere del Cane.
E proprio in merito allo psico-western diretto da Jane Campion, va registrato un derby fratricida tra comprimari: Kodi Smit-McPhee (un Globo d'Oro anche per lui a gennaio) contro il collega Jesse Plemons.
Ma tra i due litiganti il terzo potrebbe godere, e questi potrebbe forse essere J.K. Simmons, già oscarizzato per il bellissimo Whiplash.
Insomma, le quattro competizioni sembrano sulla carta abbastanza equilibrate.
Chi la spunterà?
Leggete tutte le nomination qui sotto e scatenatevi coi pronostici!
Migliore attrice protagonista
Nicole Kidman - A Proposito dei Ricardo Jessica Chastain - Gli Occhi di Tammy Faye
Olivia Colman - La Figlia Oscura
Penélope Cruz - Madres Paralelas
Kristen Stewart - Spencer
Migliore attore protagonista
Javier Bardem - A Proposito dei Ricardo
Benedict Cumberbatch - Il Potere del Cane
Andrew Garfield - Tick, Tick... Boom!
Will Smith - Una Famiglia Vincente (King Richard)
Denzel Washington - Macbeth
Migliore attrice non protagonista
Jessie Buckley - La Figlia Oscura
Ariana DeBose - West Side Story
Judi Dench - Belfast
Kirsten Dunst - Il Potere del Cane
Aunjanue Ellis - Una Famiglia Vincente (King Richard)
Migliore attore non protagonista
Ciarán Hinds - Belfast
Troy Kotsur - I Segni del Cuore
J.K. Simmons - A Proposito dei Ricardo
Jesse Plemons - Il Potere del Cane
Kodi Smit-McPhee - Il Potere del Cane
Gli scandali - in passato voti poco trasparenti (ecco spiegati molti premi senza senso!), di fatto nessuna rappresentatività delle minoranze nelle giurie, con le conseguenti accuse di razzismo - , l'assenza di diretta Tv (la NBC si è sfilata) e di streaming in tempo reale, il fuggi fuggi dei divi che hanno preso le distanze dall'organizzazione, la mancanza di pubblico per le restrizioni dovute all'emergenza epidemiologica ne hanno minato la visibilità e la credibilità.
Risultato? Non se li è filati praticamente nessuno.
Fino a qualche anno fa, almeno, erano considerati come una sorta di anteprima degli Oscar; ma già da un po' di anni non è che offrissero un'idea tanto precisa circa l'esito degli Acdemy Award e quindi l'interesse nel pubblico è andato vieppiù scemando.
Scorrendo l'elenco dei vincitori di quest'anno viene quindi da chiedersi: si verificherà anche quest'anno un "effetto Nomadland"?
The Power of the Dog-Il Potere del Cane - considerato da alcuni il nuovo Brokeback Mountain - partirà forse da favorito dopo essersi aggiudicato domenica 3 riconoscimenti "pesanti" (miglior film drammatico, miglior regia e miglior attore non protagonista): se il verdetto venisse confermato dall'Academy, Jane Campion diventerebbe la seconda donna consecutiva ad aggiudicarsi la statuetta, dopo Chloé Zhao lo scorso anno, e solo la terza nella storia.
Ma se la cineasta cinese di Eternals non aveva praticamente avuto concorrenti, la sua collega neozelandese dovrà vedersela con un signore di nome Steven Spielberg.
L'autore de Lo Squalo, Indiana Jones e Ready Player One è immarcescibile: il suo rifacimento di West Side Story sarà pure un fiasco al botteghino, ma la critica sta gridando al capolavoro, al punto che molti lo reputano persino superiore all'originale.
Con 3 Globi in dote (miglior film commedia/musicale e migliori attrici), è il secondo favorito nella corsa agli Oscar.
Occorre tuttavia non dare per spacciato il quasi autobiografico in bianco e nero Belfast di Kenneth Branagh, mentre l'ambizioso remake di Dune è uscito ridimensionato nelle proprie aspettative (premio solo per la colonna sonora di Hans Zimmer).
In ottica Oscar, le sfide tra gli attori hanno presentato spunti molto interessanti.
L'irriconoscibile Nicole Kidman di Being the Ricardos e Will Smith sono in rampa di lancio, avendo sbaragliato una concorrenza di ottimo livello.
La diva di Lion (per il quale si guadagnò quella che finora è la sua ultima nomination) si è imposta nella categoria dei film drammatici su quella che da molti è considerata la sua erede, Jessica Chastain, su Olivia Colman (la ricordate in The Favourite?), su Kristen Stewart e sulla favorita della vigilia, l'oscarizzata Lady Gaga.
Il Principe di Bel Air è invece salito al trono diventando Re Richard (ossia il padre delle sorelle Williams, campionesse di tennis) dopo essersela vista con Mahershala Ali e Javier Bardem, ma soprattutto con Denzel Washington e Benedict Cumberbatch.
Chissà tuttavia se il suo futuro, principale rivale arriverà dalla categoria commedie/musical...
Qui si è imposto il già Spider-Man Andrew Garfield (che ha battuto, tra gli altri, nientemeno che Leonardo DiCaprio), suscitando un tripudio nei social.
A proposito di supereroi, la Marvel è tornata a casa a bocca asciutta: detto di Cumberbatch (noto ai più come Doctor Strange), nessun globo è andato alla bellissima miniserie post-EndgameWandaVision.
Dal canto suo, il già Batman Michael Keaton si è aggiudicato il premio come miglior attore in una miniserie/film per la Tv.
Per lui è il secondo riconoscimento in questa kermesse, dopo il trionfo di Birdman qualche anno or sono.
Casa Disney può consolarsi con il premio per il miglior cartone animato: Encanto ha vinto il derby con il "ligure" Luca (un vero peccato per il bel cartoon di Enrico Casarosa).
L'Italia esce delusa anche per la mancata vittoria di Paolo Sorrentino con il suo struggente E' stata la mano di Dio.
La nuova opera dell'autore de La Grande Bellezza ha ceduto il premio per il miglior film straniero al giapponese Drive My Car.
I Golden Globe, quest'anno, hanno provato a presentarsi con una ventata di freschezza: Ariana DeBose (classe 1991), Kodi Smit-McPhee (classe 1996) e soprattutto Rachel Zegler (millennial classe 2001!) hanno vinto rispettivamente come migliore attrice non protagonista, miglior attore non protagonista e migliore attrice di commedie/musical, imponendosi su colleghi molto più noti e affermati (alcuni nomi: Kirsten Dunst; Ben Affleck, Jamie Dornan; Emma Stone, Jennifer Lawrence, Marion Cotillard).
Ecco: far dimenticare gli scandali, puntare sui giovani (senza tralasciare i divi di grande richiamo), proporre delle novità.
Se i Golden Globe vogliono sopravvivere, è meglio che cambino un po' di cose.
Dall'alto: Kodi Smit-McPhee e Benedict Cumberbatch in The Power of the Dog-Il Potere del Cane; Spielberg tra Ariana DeBose (a sinistra) e Rachel Zegler (a destra); Will Smith in King Richard; Nicole Kidman in Being the Ricardos.
Jane Campion e Steven Spielberg.
Sono stati questi due veterani del cinema - soprattutto la prima - a vincere la 79a edizione dei prestigiosi Golden Globe.
Entrambi i lungometraggi da loro diretti - Il Potere del Cane e West Side Story, rispettivamente - hanno conquistato 3 premi, ma quelli più "pesanti" sono andati all'opera diretta dalla regista neozelandese.
Tra gli altri vincitori, segnaliamo il già Spider-Man Andrew Garfield (miglior attore in film commedia/musicale) e il già Batman Micheal Keaton (miglior attore in miniserie/film televisivo), ma c'è stata gloria anche per Hans Zimmer e le musiche di Dune che portano la sua firma.
Di seguito trovate l'elenco dei vincitori.
Per i commenti, come di consueto, seguirà un altro post!
INDEPENDENCE DAY: RIGENERAZIONE, BENTORNATI SULLA TERRA!
(Clicca sulla locandina per vedere il trailer).
USA, 2016
120'
Regia: Roland Emmerich
Interpreti: Jeff Goldblum, Bill Pullman, Judd Hirsch, Brent Spiner, Liam Hemsworth, Charlotte Gainsbourg, William Fichtner, Jessie T. Usher, Maika Monroe, Sela Ward, Robert Loggia, Vivica A. Fox.
2 Luglio 2016: le Nazioni Unite - Stati Uniti in primis - si apprestano a festeggiare il ventennale della vittoria contro gli alieni invasori.
Però lo scienziato David Levinson (Goldblum) intuisce un imminente nuovo attacco, paventato anche dalle premonizioni dell'ex Presidente (Pullman).
Nel frattempo si sveglia dal coma il Dott. Okun (Spiner) e apprendiamo della rivalità tra due giovani piloti: il "figlio d'arte" afroamericano Dylan (Usher) e il belloccio caucasico Jake (Hemsworth).
Ma quale ruolo ha la misteriosa sfera bianca che anticipa il nuovo arrembaggio extraterrestre?
Si sa, è tempo di revival in casa hollywoodiana. Quando non si tratta di remake (solitamente tristissimi), prequel o reboot, la scelta ricade sui seguiti.
Sorvolando sul tema dell'attuale crisi creativa degli sceneggiatori (sarebbe come sparare sulla Croce Rossa), la domanda da porsi è: era necessario dare una continuazione a un film di 20 anni fa?
La risposta è ovviamente no, ma ciò non significa che sia stata per forza una scelta infelice.
La premiata ditta Emmerich & Devlin (il primo regista/sceneggiatore, il secondo sceneggiatore/produttore) aveva realizzato con Independence Day una pellicola epocale che avrebbe potuto sfruttare subito per fare cassetta.
Invece i due hanno rifiutato offerte stellari, scrivendo e riscrivendo il nuovo copione per perfezionarlo e renderlo attuale, in attesa che i tempi fossero maturi.
Eccetto Will Smith (pare che avesse chiesto 50 milioni di dollari di ingaggio!), anche molti degli attori originali sono tornati: alcuni sono appena delle comparse (Vivica A. Fox e il Robert Loggia di Porgi l'altra guancia), ma almeno la presenza di Pullman e Goldblum è in grado di quietare i fan più oltranzisti.
Peccato che la vecchia guardia sia costretta a lasciare molto spazio alle nuove leve, le quali però - con l'eccezione del simpatico ragazzone Liam Hemsworth (fratello di Chris, alias Thor degli Avengers) - non riescono a lasciare il segno.
A rimetterci è soprattutto Bill Pullman, sottoutilizzato rispetto agli altri.
Anche se la storia è ovviamente simile a quella precedente e i riferimenti all'attualità lasciano un po' il tempo che trovano (la "Presidenta" Lanford sarebbe Hillary Clinton?), Rigenerazione non fa invece rimpiangere l'originale per quanto concerne spettacolarità e umorismo.
Le scene d'azione e quelle catastrofiche sono grandiose (su tutte l'inversione di gravità, con l'astronave aliena a mo' di nucleo), mentre gli alleggerimenti comici confermano un dato importante: il regista e i suoi soci non vogliono prendersi troppo sul serio.
Meglio il primo film? Sì, come molto spesso accade.
Ma il divertimento è assicurato, e in alcuni momenti ci si dimentica pure che manca Will Smith.
SUICIDE SQUAD, QUELLA SPORCA (E CATTIVA) MEZZA DOZZINA
(Clicca sulla locandina per vedere il trailer).
USA, 2016
123'
Regia: David Ayer
Interpreti: Margot Robbie, Will Smith, Jared Leto, Viola Davis, Joel Kinnaman, Jai Courtney, Jay Hernandez, Scott Eastwood, Cara Delevingne, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Karen Fukuhara, Common, Ezra Miller, Ben Affleck.
Superman è un alieno dotato di poteri ben superiori a quelli degli uomini. Però - per fortuna - sta dalla loro parte.
Ma cosa succederebbe se la Terra dovesse affrontare un'entità altrettanto potente ma più ostile?
Naturalmente, è proprio ciò che accade: una strega malvagia entra nel corpo di un'archeologa (Delevingne) e decide di distruggere la razza umana.
Per fermarla, un'agente governativa senza scrupoli (Davis) fa allestire a o' surdato 'nnamurato Rick Flagg (Kinnaman, già inespressivo nuovo RoboCop) una squadra composta di supercriminali pronti a tutto: alcuni umani, altri solo per metà (infatti sono chiamati "metaumani").
Ecco allora il cecchino infallibile Deadshot (Smith, con un look alla Isaac Hayes), la squinternata Harley Quinn (Robbie) - fidanzata del Joker (Leto) -, l'australiano Captain Boomerang (Courtney), la giapponese Katana (Fukuhara), l'incendiario El Diablo (Hernendez) e l'uomo-coccodrillo Killer Croc (Akinnuoye-Agbaje; il Mr. Eko di Lost, per intenderci).
Suicide Squad è il terzo film del franchise DC Extended Universe, il primo non diretto da Zack Snyder.
Prima c'erano stati Man of Steel-L'Uomo d'Acciaio del 2013 e Batman v Superman: Dawn of Justice di pochi mesi fa. Questo è invece una sorta di spin-off: i protagonisti sono quasi tutti antagonisti dell'Uomo Pipistrello & C.
L'idea di fondo era quindi stuzzicante: mettere insieme una squadra di super cattivoni per vedere se insieme riescono a combinare qualcosa di buono.
Ovviamente era facile prevedere un piacevole intrattenimento: si sa, i buoni dormono meglio, ma i cattivi da svegli si divertono di più (cit. Woody Allen).
Tuttavia, il risultato complessivo è un po' al di sotto delle aspettative.
La trama sembra un semplice pretesto per presentare la squadra e mettere in piedi una baraonda fracassona e confusionaria condita con una scatenata colonna sonora pop.
L'anello debole è la sceneggiatura, riscritta: quella precedente era più "seria", ma dopo il mezzo flop di BvS, a cui era stato imputato di essere poco divertente, i produttori hanno deciso di dare alla pellicola un tocco più brillante.
Ma la fretta, com'è noto, è una cattiva consigliera: Ayer - che già aveva scritto Training Day e diretto gli apprezzati End of Watch e Fury - ha dovuto in fretta e furia rimettere mano allo script, con il risultato che questo, alla fine, conserva delle sequenze drammatiche che mal si amalgamano con quelle più scanzonate, risultando poco fluido e non molto coerente.
Guardando il film con attenzione si possono quasi distinguere quali scene sono state girate prima della revisione e quali dopo.
Anche lo spazio dato ai singoli personaggi probabilmente risente del cambio.
Compaiono molto, giustamente, il Deadshot di Will Smith - un protagonista di tipo tradizionale, cioè carismatico e trascinatore - e la Harley Quinn di Margot Robbie.
Ci permettiamo, a proposito, di spendere due parole a favore della bellissima australiana, lanciata da Martin Scorsese in The Wolf of Wall Street e ora attrice molto richiesta.
Nel suo ruolo non mette in mostra solo il fisico statuario, ma anche una vitalità esuberante da bad girl innamorata, "maledetta" e imprevedibile, risultando il vero motore comico del film.
Una scelta azzeccata, quella di affidarle la parte e di fare del suo personaggio - già iconico - l'effettivo fulcro della pellicola, ma che ha portato al risultato di oscurare il suo partner sullo schermo: il Joker in versione metrosexual di Jared Leto.
L'attore premio Oscar per Dallas Buyers Club ha cercato di distinguersi dai predecessori Jack Nicholson (nel Batman di Tim Burton) e Heath Ledger (in The Dark Knight-Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan): il suo villain è meno esuberante e oscuro dei suoi antecedenti, semmai più dandy, romantico e decadente.
Tuttavia i suoi sforzi sono stati vanificati dai tanti tagli in fase di montaggio che ne riducono il ruolo a semplice comparsa, tra l'altro superflua ai fini narrativi. Con suo grande disappunto, rimarcato più volte nelle interviste.
Non possiamo giudicarlo appieno: compare troppo poco.
Non così necessarie, ma funzionali alla continuità dell'universo DC, sono invece le brevi apparizioni di Ben Affleck nei panni di Batman (quattro in tutto) e di Ezra Miller in quelli di Flash (una, giustamente molto... rapida).
Il Batfleck è ormai oggetto di culto, le sue comparsate sono spesso accompagnate da vere e proprie ovazioni; il velocista rosso è trainato dalla popolare serie tv (dove però è interpretato da un altro attore).
E gli altri?
Praticamente non pervenuto il personaggio di Slipknot, trovano troppo poco spazio Captain Boomerang e Killer Croc, mentre è adeguato quello riservato all'agente Waller e a El Diablo e Katana.
Eccessivo, al contrario, quello concesso al Rick Flagg di Kinnaman e alla spietata Incantatrice della celebre top model Cara Delevingne, che ancheggia e bamboleggia senza costrutto per metà film ed è surclassata in ogni campo dalla Robbie.
Detto questo, tuttavia, non ce la sentiamo di stroncare del tutto Suicide Squad come la stragrande maggioranza dei critici cinematografici, e neppure di incensarlo come hanno fatto Kevin Smith e i fan oltranzisti.
Questi ultimi hanno addirittura promosso una petizione per chiedere la chiusura del sito di aggregazione di recensioni Rotten Tomatoes, reo di aver bocciato senza appello la pellicola.
Insomma, siamo di fronte pur sempre ad un tipico prodotto hollywoodiano di intrattenimento senza impegno, benché certamente, a livello di spasso goliardico, I Guardiani della Galassia e Deadpool siano un'altra cosa.
Però il divertimento alla fine c'è, l'azione pure, i personaggi sono sufficientemente accattivanti e simpatici.
Da una pellicola espressamente pensata per la stagione estiva non si può pretendere molto di più.
Anche perché quella sporca mezza dozzina, in fondo, tanto cattiva non è.
I CLASSICI: INDEPENDENCE DAY, INCONTRI RAVVICINATI DEL 4 LUGLIO
(Clicca sulla locandina per vedere il trailer).
USA, 1996
145'
Regia: Roland Emmerich
Interpreti: Will Smith, Jeff Goldblum, Bill Pullman, Robert Loggia, Vivica A. Fox, Judd Hirsch, Margaret Colin, Mary McDonnell, Adam Baldwin, Brent Spiner, Randy Quaid.
2 Luglio 1996: una gigantesca astronave extra-terrestre copre il cielo. Sta per scatenarsi un terribile attacco contro la Terra e i suoi abitanti.
Lo capisce per primo uno scienziato (Goldblum), che riesce ad avvertire e convincere il Presidente degli Stati Uniti (Pullman).
Troppo tardi: gli alieni fanno un strage.
I paesi di tutto il mondo si uniscono allora per fronteggiare la minaccia, e mentre il Presidente in persona guida la Resistenza, lo scienziato - insieme a un estroso pilota aeronautico (Smith) - si incarica di attaccare direttamente la nave madre.
La resa dei conti avviene il 4 Luglio (il Giorno dell'Indipendenza negli USA, da cui il titolo della pellicola).
La Casa Bianca a Washington e l'Empire State Building a New York polverizzati da potenti raggi laser.
Astronavi immense che coprono il cielo.
Scene di distruzione e panico nelle città.
Mostruosi e cattivissimi mostri alieni (uno dei quali viene malmenato da Will Smith!).
Ma anche...
Bandiere a stelle e strisce che sventolano a profusione.
Gli USA che salvano il mondo, guidati da un Presidente coraggioso coadiuvato da un militare testa calda, un uomo di scienza fuori dagli schemi e un campagnolo apparentemente un po' tocco - tutti eroici, però.
E lo salvano proprio in concomitanza con la festa più patriottica.
Retorica e propaganda filo-americana, ne abbiamo? Eccome: ne è infarcita tutta la pellicola!
È un male? Non necessariamente.
Gli Americani avevano, in quel periodo, un gran bisogno di sentirsi uniti: basti pensare alla strage di Oklahoma City (più di un centinaio di morti in un attentato terroristico ad un edificio governativo) di appena un anno precedente all'uscita del film.
Independence Day, di conseguenza, rispondeva all'appello del motto United we stand, divided we fall (Uniti vinciamo, divisi perdiamo) invocato da più parti: di fronte ad una minaccia il popolo americano sa reagire, e alla grande.
Ovvio, non è solo questo il motivo dello straordinario successo al botteghino; però pensiamo possa aver aiutato (almeno in patria).
Inoltre c'era la scommessa - vinta - di realizzare il più colossale disaster movie fino a quel momento.
Reduci dal successo di Stargate, il regista/sceneggiatore Roland Emmerich e lo sceneggiatore/produttore Dean Devlin hanno fatto fruttare ogni centesimo dell'ingente budget a propria disposizione.
Certo, le ingenuità - come dicevamo: nazionalismo spinto, manicheismo, luoghi comuni - non mancano, ma a salvare la pellicola non sono solo gli effetti speciali.
Basta scegliere gli attori giusti per i ruoli giusti.
Lo spilungone Jeff Goldblum - che ricorderete in L'Uomo dell'Anno a fianco del compianto Robin Williams e in Grand Budapest Hotel - interpreta praticamente lo stesso personaggio di Jurassic Park, con la differenza che qui combatte contro gli alieni anziché contro i dinosauri, ma come sempre non gli mancano ironia e zelo (almeno metà dei suoi dialoghi con gli altri attori sono improvvisati).
Che strano vedere poi l'indimenticato Stella Solitaria di Balle Spaziali - ossia lo sfrontato e carismatico Bill Pullman - vestire i panni di un ultra-idealizzato Presidente degli Stati Uniti.
Il discorso che fa alle truppe nel finale, prima di salire su un caccia e andare a combattere in prima persona (cosa che farebbe qualsiasi vero capo di stato, no?), è uno dei momenti di culto della pellicola.
Tra i non protagonisti spicca invece Randy Quaid come pilota alcolizzato che si redime per amore dei propri figli: il grosso attore texano inietta alla storia una buona dose di umorismo, proprio come aveva fatto in Christmas Vacation e Cronisti d'Assalto.
Discorso a parte per Will Smith: ai tempi era solamente un rapper prestato alla TV (Willy, Principe di Bel Air), ma questo fu per lui il trampolino di lancio di una carriera cinematografica ancora oggi straordinaria.
Affermazione meritata: la scena in cui il nostro abbatte un velivolo nemico e poi con un cazzotto stende il suo mostruoso pilota dicendo "Benvenuto sulla Terra!" varrebbe da sola tutto il film.
Nel seguito uscito in questi giorni nelle sale - Independence Day: Resurgence (in Italia, Independence Day: Rigenerazione), sempre diretto da Emmerich - l'attore afroamericano purtroppo non c'è (per eccessive pretese economiche, pare) ed è plausibile che se ne sentirà la mancanza.
Ma lo staff tecnico e una buona fetta del cast originale (confermati Fox, Hirsch, Spiner e sopratutto Goldblum e Pullman) sono gli stessi di 20 anni fa.