Sapete, a livello statistico, quale post del nostro annuale Speciale Oscar è tradizionalmente più apprezzato e letto?
Indovinato: quallo relativo alle/agli interpreti!
Se il recente verdetto dei Golden Globe può dare un'idea di chi parta in vantaggio nella corsa alle statuette, a questo giro le scelte dell'Academy potrebbero non risultare affatto scontate.
La "sfida del secolo" è ovviamente quella tra due dive tra le nostre preferite in assoluto: l'australiana Nicole Kidman (già memorabile in Bombshell) e colei che molti considerano la sua erede, Jessica Chastain.
La prima è leggermente favorita; la seconda è alla terza nomina, dopo due "scippi" clamorosi e ingiusti (nel 2012 e nel 2013, ricordate?).
Questa sarà la volta buona?
Entrambe dovranno guardarsi dall'ex vampira Kristen Stewart (quotatissima grazie al proprio ritratto di Lady Diana Spencer nell'omonimo biopic), mentre le già oscarizzate Olivia Colman e Penelope Cruz fungono da outsider.
Tra le non protagoniste, i riflettori sono puntati su Ariana DeBose: attrice afro, ma di lontane origini italiane, è in lizza col nuovo West Side Story firmato Steven Spielberg (la sua compagna di pellicola Rachel Zegler non è invece riuscita ad ottenere la candidatura, benché entrambe siano state incensate coi Globes).
A contenderle la stauetta ci sono Kristen Dunst (quanto tempo è passato dai primi Spider-Man!) e soprattutto Aunjanue Ellis, in gara con un'altra opera biografica, incentrata sulla vera storia delle sorelle Williams, campionesse di tennis.
Per lo stesso film sportivo potrebbe fare il bis un ex Principe (di Bel Air) diventato King (Richard).
Stiamo parlando ovviamente di Will Smith, ma la star di Independence Day e Suicide Squad si trova sul cammino due colleghi britannici pronti a dargli filo da torcere: da un lato Andrew Garflied, dall'altro Benedict Cumberbatch.
L'ex (?) Spider-Man ha raccolto il plauso della critica internazionale col musicale Tick, Tick... Boom! (l'ennesimo biopic in concorso), mentre il Dottor Strange - che avevamo incontrato a Venezia un po' di anni fa, per chi se lo fosse dimenticato - gareggia col favoritissimo Il Potere del Cane.
E proprio in merito allo psico-western diretto da Jane Campion, va registrato un derby fratricida tra comprimari: Kodi Smit-McPhee (un Globo d'Oro anche per lui a gennaio) contro il collega Jesse Plemons.
Ma tra i due litiganti il terzo potrebbe godere, e questi potrebbe forse essere J.K. Simmons, già oscarizzato per il bellissimo Whiplash.
Insomma, le quattro competizioni sembrano sulla carta abbastanza equilibrate.
Chi la spunterà?
Leggete tutte le nomination qui sotto e scatenatevi coi pronostici!
Migliore attrice protagonista
Nicole Kidman - A Proposito dei Ricardo Jessica Chastain - Gli Occhi di Tammy Faye
Olivia Colman - La Figlia Oscura
Penélope Cruz - Madres Paralelas
Kristen Stewart - Spencer
Migliore attore protagonista
Javier Bardem - A Proposito dei Ricardo
Benedict Cumberbatch - Il Potere del Cane
Andrew Garfield - Tick, Tick... Boom!
Will Smith - Una Famiglia Vincente (King Richard)
Denzel Washington - Macbeth
Migliore attrice non protagonista
Jessie Buckley - La Figlia Oscura
Ariana DeBose - West Side Story
Judi Dench - Belfast
Kirsten Dunst - Il Potere del Cane
Aunjanue Ellis - Una Famiglia Vincente (King Richard)
Migliore attore non protagonista
Ciarán Hinds - Belfast
Troy Kotsur - I Segni del Cuore
J.K. Simmons - A Proposito dei Ricardo
Jesse Plemons - Il Potere del Cane
Kodi Smit-McPhee - Il Potere del Cane
Gli scandali - in passato voti poco trasparenti (ecco spiegati molti premi senza senso!), di fatto nessuna rappresentatività delle minoranze nelle giurie, con le conseguenti accuse di razzismo - , l'assenza di diretta Tv (la NBC si è sfilata) e di streaming in tempo reale, il fuggi fuggi dei divi che hanno preso le distanze dall'organizzazione, la mancanza di pubblico per le restrizioni dovute all'emergenza epidemiologica ne hanno minato la visibilità e la credibilità.
Risultato? Non se li è filati praticamente nessuno.
Fino a qualche anno fa, almeno, erano considerati come una sorta di anteprima degli Oscar; ma già da un po' di anni non è che offrissero un'idea tanto precisa circa l'esito degli Acdemy Award e quindi l'interesse nel pubblico è andato vieppiù scemando.
Scorrendo l'elenco dei vincitori di quest'anno viene quindi da chiedersi: si verificherà anche quest'anno un "effetto Nomadland"?
The Power of the Dog-Il Potere del Cane - considerato da alcuni il nuovo Brokeback Mountain - partirà forse da favorito dopo essersi aggiudicato domenica 3 riconoscimenti "pesanti" (miglior film drammatico, miglior regia e miglior attore non protagonista): se il verdetto venisse confermato dall'Academy, Jane Campion diventerebbe la seconda donna consecutiva ad aggiudicarsi la statuetta, dopo Chloé Zhao lo scorso anno, e solo la terza nella storia.
Ma se la cineasta cinese di Eternals non aveva praticamente avuto concorrenti, la sua collega neozelandese dovrà vedersela con un signore di nome Steven Spielberg.
L'autore de Lo Squalo, Indiana Jones e Ready Player One è immarcescibile: il suo rifacimento di West Side Story sarà pure un fiasco al botteghino, ma la critica sta gridando al capolavoro, al punto che molti lo reputano persino superiore all'originale.
Con 3 Globi in dote (miglior film commedia/musicale e migliori attrici), è il secondo favorito nella corsa agli Oscar.
Occorre tuttavia non dare per spacciato il quasi autobiografico in bianco e nero Belfast di Kenneth Branagh, mentre l'ambizioso remake di Dune è uscito ridimensionato nelle proprie aspettative (premio solo per la colonna sonora di Hans Zimmer).
In ottica Oscar, le sfide tra gli attori hanno presentato spunti molto interessanti.
L'irriconoscibile Nicole Kidman di Being the Ricardos e Will Smith sono in rampa di lancio, avendo sbaragliato una concorrenza di ottimo livello.
La diva di Lion (per il quale si guadagnò quella che finora è la sua ultima nomination) si è imposta nella categoria dei film drammatici su quella che da molti è considerata la sua erede, Jessica Chastain, su Olivia Colman (la ricordate in The Favourite?), su Kristen Stewart e sulla favorita della vigilia, l'oscarizzata Lady Gaga.
Il Principe di Bel Air è invece salito al trono diventando Re Richard (ossia il padre delle sorelle Williams, campionesse di tennis) dopo essersela vista con Mahershala Ali e Javier Bardem, ma soprattutto con Denzel Washington e Benedict Cumberbatch.
Chissà tuttavia se il suo futuro, principale rivale arriverà dalla categoria commedie/musical...
Qui si è imposto il già Spider-Man Andrew Garfield (che ha battuto, tra gli altri, nientemeno che Leonardo DiCaprio), suscitando un tripudio nei social.
A proposito di supereroi, la Marvel è tornata a casa a bocca asciutta: detto di Cumberbatch (noto ai più come Doctor Strange), nessun globo è andato alla bellissima miniserie post-EndgameWandaVision.
Dal canto suo, il già Batman Michael Keaton si è aggiudicato il premio come miglior attore in una miniserie/film per la Tv.
Per lui è il secondo riconoscimento in questa kermesse, dopo il trionfo di Birdman qualche anno or sono.
Casa Disney può consolarsi con il premio per il miglior cartone animato: Encanto ha vinto il derby con il "ligure" Luca (un vero peccato per il bel cartoon di Enrico Casarosa).
L'Italia esce delusa anche per la mancata vittoria di Paolo Sorrentino con il suo struggente E' stata la mano di Dio.
La nuova opera dell'autore de La Grande Bellezza ha ceduto il premio per il miglior film straniero al giapponese Drive My Car.
I Golden Globe, quest'anno, hanno provato a presentarsi con una ventata di freschezza: Ariana DeBose (classe 1991), Kodi Smit-McPhee (classe 1996) e soprattutto Rachel Zegler (millennial classe 2001!) hanno vinto rispettivamente come migliore attrice non protagonista, miglior attore non protagonista e migliore attrice di commedie/musical, imponendosi su colleghi molto più noti e affermati (alcuni nomi: Kirsten Dunst; Ben Affleck, Jamie Dornan; Emma Stone, Jennifer Lawrence, Marion Cotillard).
Ecco: far dimenticare gli scandali, puntare sui giovani (senza tralasciare i divi di grande richiamo), proporre delle novità.
Se i Golden Globe vogliono sopravvivere, è meglio che cambino un po' di cose.
Dall'alto: Kodi Smit-McPhee e Benedict Cumberbatch in The Power of the Dog-Il Potere del Cane; Spielberg tra Ariana DeBose (a sinistra) e Rachel Zegler (a destra); Will Smith in King Richard; Nicole Kidman in Being the Ricardos.
Jane Campion e Steven Spielberg.
Sono stati questi due veterani del cinema - soprattutto la prima - a vincere la 79a edizione dei prestigiosi Golden Globe.
Entrambi i lungometraggi da loro diretti - Il Potere del Cane e West Side Story, rispettivamente - hanno conquistato 3 premi, ma quelli più "pesanti" sono andati all'opera diretta dalla regista neozelandese.
Tra gli altri vincitori, segnaliamo il già Spider-Man Andrew Garfield (miglior attore in film commedia/musicale) e il già Batman Micheal Keaton (miglior attore in miniserie/film televisivo), ma c'è stata gloria anche per Hans Zimmer e le musiche di Dune che portano la sua firma.
Di seguito trovate l'elenco dei vincitori.
Per i commenti, come di consueto, seguirà un altro post!
USA, 2016
161'
Regia: Martin Scorsese
Interpreti: Andrew Garfield, Adam Driver, Liam Neeson, Ciarán Hinds, Issei Ogata, Yōsuke Kubozuka, Tadanobu Asano, Shinya Tsukamoto, Yoshi Oida
Giappone, XVII secolo.
Gli shogun (la casta dominante,) stanno perseguendo i Cristiani presenti nel Paese, per la maggior parte contadini di villaggi remoti: li torturano e li obbligano ad abiurare, pena una morte lenta e tra mille tormenti (fisici e psicologici).
Due giovani gesuiti, padre Rodrigues (Garfield) e padre Garupe (Driver), decidono di andare a cercare il loro mentore, padre Ferreira (Neeson), del quale sanno poco o nulla.
È vero, come dicono, che abbia rinnegato la propria fede? È ancora vivo?
Affronteranno una realtà ancora più dura di quanto pensassero.
Il 24° lungometraggio di Martin Scorsese è la realizzazione di un progetto dalla gestazione pluridecennale: l'adattamento di un romanzo storico nipponico del 1966 scritto dal cattolico Shūsaku Endō (da molti considerato il Graham Greene del Sol Levante per affinità stilistiche, tematiche e biografiche).
In forma epistolare, in esso vengono trattati i tormenti di uomini che devono scegliere se venire meno alla propria fede e salvare vite umane (anche le proprie), oppure scegliere di essere coerenti e condannare di conseguenza altre persone al martirio e alla gloria di Dio.
Bella sfida per il cineasta italo-americano, che riguardo al Cattolicesimo ha sempre avuto un rapporto contrastato e ambivalente: in molte sue opere si sente una fascinazione per il sacro, per il bene; ma nello stesso tempo si avverte una presa di distanza e una posizione critica.
L'aver voluto presentare questa pellicola in anteprima ai Gesuiti e a Papa Francesco è forse segno, però, che certe rigidità e diffidenze sono venute meno e che si tratti di un ulteriore passo verso la riscoperta della propria fede.
Non sfugge il fatto che questa pare essere un'opera molto personale, pensata più per sé e per un pubblico che ha più dimestichezza di concetti quali "peccato", "colpa", "misericordia", "martirio", che per una platea più ampia.
Scarso il successo al botteghino, mentre la critica, più benevola, si è soffermata maggiormente sulla maestria registica, sulla splendida fotografia di Rodrigo Prieto ( Argo, The Wolf of Wall Street, The Audition) - non per niente candidata all'Oscar, ingiustamente unica nomination per la pellicola - , sulle scenografie e costumi dei sempre ottimi Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo (coppia da ben tre Oscar, di cui l'ultimo nel 2012), sul montaggio di Thelma Schoonmaker (Leone d'oro alla carriera a Venezia 2014), piuttosto che sulla storia in sé - decisamente drammatica.
Il fatto è che Silence è impegnativo e talmente ricco di temi da prestarsi a numerose letture: è un pugno nello stomaco che fa riflettere, che lascia mille interrogativi, mille dubbi sull'interpretazione di ciò che viene narrato - non propriamente un film d'intrattenimento, quindi.
A titolo di esempio, il personaggio di Kichijiro (il malpresissimo accompagnatore dei due giovani Gesuiti interpretato da Kubozuka, che era nel cast di Himizu, in concorso alla Mostra di Venezia 2011) - senza spoilerare nulla - è davvero un disgraziato da disprezzare? O è un uomo che, pur conscio dei propri (tanti) limiti, ciononostante (e forse proprio per questo) ha bisogno del conforto della fede?
Può essere ridotto a macchietta uno che si chiede umilmente "Dov'è il posto per un debole come me in un mondo come questo?", domanda che può fornire in fondo una delle chiavi di lettura per comprendere ciò che vuole esprimere il regista?
In realtà, nessuno dei personaggi principali è monodimensionale.
Affidarli ad attori che potessero coglierne le sfumature era pertanto una necessità.
Nella parte dei due giovani sono stati scelti due interpreti che sono tra i più apprezzati della loro generazione.
Andrew Garfield, oltre ai due The Amazing Spider-Man, si è fatto notare in The Social Network (nomina come non protagonista ai Golden Globe 2011) e, più recentemente, in La Battaglia di Hacksaw Ridge (presentato a Venezia 2016, gli è valso la seconda nomination ai Globes quest'anno e la candidatura ai recenti Academy Award come attore protagonista).
Offre una prova convincente e matura, riuscendo così a incarnare efficacemente i tormenti del suo personaggio.
Adam Driver, per molti, è l'odiato Kylo Ren di Star Wars: Il Risveglio della Forza, ma noi lo ricordiamo anche come vincitore della Coppa Volpi come miglior attore alla Mostra di Venezia nel 2014 per Hungry Heart di Saverio Costanzo.
Qui conferma le sue doti recitative.
Stesso riconoscimento lo aveva vinto anche Liam Neeson (nel 1996, per il Michael Collins di Neil Jordan che si era aggiudicato anche il Leone d'Oro).
Finalmente il divo irlandese si ricorda di essere un buon attore: tra un film d'azione e l'altro ci eravamo scordati delle sue 3 nomine ai globi d'oro e della candidatura all'Oscar (per Schindler's List).
Per quel che riguarda l'adeguato cast nipponico, se vi state chiedendo dove avete già visto Tadanobu Asano la risposta è... in Thor e Thor: The Dark World; Issei Ogata e Yoshi Oida sono attori noti in patria, mentre Shinya Tsukamoto è un regista famoso in Giappone per film di genere cyberpunk.
Ma ciò che più emerge nel film è il silenzio, che non è solo reso da una colonna sonora ridotta ai minimi termini, ma anche da un senso di attesa, di sospensione, che permea tutto il film.
Un silenzio che rappresenta il silenzio di Dio di fronte alle sofferenze dei suoi fedeli, ma non una Sua assenza: è il dolore e il pianto senza voce di un padre che vede i propri figli sofferenti a causa dei fratelli, una muta condivisione dei loro strazi e tormenti,
E in silenzio è l'atteggiamento nel quale mettersi per cercare di rispondere ai tanti interrogativi che il film di Scorsese pone.
Il Padre pronunciò una parola, che fu suo Figlio, e sempre la ripete in un eterno silenzio; perciò in silenzio essa deve essere ascoltata dall'anima. [San Giovanni della Croce]
OSCAR 2017. LA BATTAGLIA DI HACKSAW RIDGE, LA GUERRA DI MEL
(Clicca sulla locandina per vedere il trailer).
USA/Australia, 2016
139'
Regia: Mel Gibson
Interpreti: Andrew Garfield, Teresa Palmer, Luke Bracey, Vince Vaughn, Sam Worthington, Hugo Weaving, Rachel Griffiths, Nathaniel Buzolic, Ryan Corr.
Desmond Doss (Garfiled), cristiano avventista. è un giovane fermamente contrario ad uccidere il prossimo.
Quando gli USA decidono di entrare nella Seconda Guerra Mondiale, egli decide di arruolarsi per dare il proprio contributo, a condizione di non imbracciare un fucile, ma operando come soccorritore militare.
La sua obiezione di coscienza non verrà presa bene dai commilitoni e dai propri superiori; ma, impegnato nella difesa della scarpata di Maeda (la cosiddetta "Hacksaw Ridge" - letteralmente, la cresta del seghetto - del titolo) durante la massacrante battaglia di Okinawa (Giappone), egli riuscirà a salvare la vita di molti dei suoi compagni.
Alla fine delle ostilità verrà premiato con la medaglia d'onore, la più alta decorazione militare assegnata dal governo statunitense.
Senza aver mai sparato un colpo d'arma da fuoco.
Alla fine della cerimonia di premiazione degli Academy Award, due sono state le statuette vinte, per le ultime due categorie.
I contributi tecnici sono eccellenti, in effetti (Oscar strameritati), e il cast è incisivo: bravo Andrew Garfield - che col tempo sta facendo dimenticare il suo Spider-Man - ma anche la bella Teresa Palmer (già vista in Knight of Cups), Sam Worthington (Avatar, Texas Killing Fields), l'australiano Luke Bracey e un insolito Vince Vaughn se la cavano egregiamente.
La regia di Mel Gibson, poi, è una garanzia: riesce a incollare allo schermo lo spettatore e a coinvolgerlo emotivamente in modo efficace.
Gli scorsi anni del divo avevamo sentito parlare solo per gli innumerevoli scandali e per una serie di film interpretati non proprio di eccelsa qualità.
Ma come cineasta ha sempre saputo dimostrare un talento e una sensibilità eccezionali.
Molti critici gli imputano un'eccessiva violenza nelle sue pellicole, spesso additata come fine a se stessa.
Soffermarsi sulle scene brutali, secondo noi, non rende giustizia alla sua narrazione e ai temi trattati, che sono profondi e affrontati con rigore.
Ad esempio, quello della morte, fil rouge che in un modo o nell'altro unisce tutte le sue opere.
In L'Uomo Senza Volto (suo esordio dietro alla macchina da presa nel 1993), l'aver causato la morte in un incidente segna indelebilmente la vita del protagonista, che cerca poi di redimersi.
In Braveheart - 5 Oscar nel 1996, tra i quali film e regia allo stesso Gibson - la morte è l'inevitabile destino al quale va incontro l'eroe William Wallace, destinato però a rimanere nella Storia.
In La Passione di Cristo (2004) la morte è sconfitta dalla resurrezione di Gesù.
In Apolcalypto un giovane indio scappa da una spietata caccia all'uomo intrapresa da un guerriero Maya che vuole ucciderlo; il tutto alla vigilia della fine del loro mondo.
E in La Battaglia di Hacksaw Ridge la morte incombe sui soldati in guerra.
Quest'ultima non è trattata con indulgenza: è morte, appunto, distruzione, annichilimento, mutilazioni, sangue, violenza, disperazione, terrore.
Eppure...
Eppure, anche in un evento così traumatico, resiste qualche barlume di umanità, alimentato dalla fede: il soldato Doss, considerato un vigliacco, a rischio della propria esistenza non esiterà a gettarsi nel pericolo pur di salvare delle vite.
Il suo esempio sarà di conforto per i compagni a non lasciarsi sopraffare dal panico e gli guadagnerà il meritato rispetto.
Quante e quali cose può fare un uomo con la speranza in Dio, quante difficoltà può superare affidandosi a Lui...
Mel, se i tuoi film sono sinceri, ricordati che non sarai mai solo nella lotta contro i tuoi demoni.
Dall'alto: Spider-Man interpretato rispettivamente da Tobey Maguire, Andrew Garfield, Tom Holland.
"Da un grande potere derivano grandi responsabilità".
Continuiamo lo Speciale Marvel con uno dei suoi personaggi "solisti" più rappresentativi e celebri: Spider-Man (conosciuto in Italia anche come Uomo Ragno).
Creato nel 1962 da Stan Lee (testi) e Steve Ditko (disegni), gli sono state dedicate numerose testate e albi a fumetti, cartoni animati, videogiochi, giocattoli, film e persino uno spettacolo di Broadway con musiche degli U2.
Travalicando di molto le sue origini fumettistiche, il supereroe è diventato uno dei più riconoscibili fenomeni mediatici degli ultimi 50 anni.
E il suo, successo,come vedremo, è destinato probabilmente a consolidarsi.
La sua storia, ormai, è nota.
Peter Parker è un adolescente studioso, ma sfigato e impacciato. Vive con gli zii Ben e May e ha un'esistenza normale fino a quando non è morso da un ragno radioattivo.
Ciò gli provoca poteri insperati: agilità, forza, capacità di aderire alle pareti e arrampicarvicisi, riflessi particolarmente acuiti.
Il senso di colpa per non aver voluto fermare durante una rapina il malvivente che poi ucciderà suo zio Ben lo spingerà a mettere a servizio degli altri le sue abilità, lavorando però in incognito sotto il costume e la maschera di Spider-Man e muovendosi tra un grattacielo e l'altro utilizzando delle resistentissime reti di ragno che gli escono dai polsi.
Il cinema mostrò subito interesse per il personaggio: già nel 1969 vi fu dedicato un cortometraggio, seguito da film con attori in carne ed ossa - il primo ad opera di alcuni studenti di cinematografia della New York University - tutti dimenticabili, a dire il vero.
Non vennero mai alla luce, invece, progetti che vedevano coinvolti a vario titolo James Cameron (sì, proprio il futuro autore di Terminator, Titanic e Avatar!), Tobe Hooper (Non aprite quella porta, Poltergeist-Demoniache presenze), i registi di B-movies Ruggero Deodato, Joseph Zito, Stephen Herek.
Dopodiché arrivarono finalmente i film di Sam Raimi.
La scelta di tale cineasta risultò subito piuttosto spiazzante: "Ma come - si disse - si affida una mega produzione ambiziosa ad un regista di film horror? Non snaturerà il personaggio?".
Come vedremo, i detrattori più prevenuti si sbagliavano.
Innanzitutto, egli aveva già dimostrato il suo valore con La Casa, La Casa 2 e L'Armata delle Tenebre - alla celebre trilogia del terrore avevamo dedicato uno Speciale, come ricorderete - inventivi, avvincenti,scanzonati e divertenti.
Egli poi si era già cimentato con i supereroi, scrivendo e dirigendo il cupo Darkman con Liam Neeson nel 1990.
C'era quindi molta curiosità all'uscita del primo Spider-Man nel 2002.
Spider-Man (2002)
Il trailer di Spider-Man.
La trama narra di come Peter Parker sia diventato Spider-Man e di come si sia trovato a combattere il crimine e il terribile Goblin (uno straordinario Willem Dafoe, già villain memorabile in Vivere e Morire a Los Angeles del Maestro William Friedkin).
Il successo fu subito travolgente.
Effetti speciali di altissimo livello, una storia avvincente e condotta con un ottimo ritmo, divertimento, commozione (c'è un rapido ma significativo omaggio di Raimi alle Torri Gemelle, abbattute solo un anno prima da un attacco terroristico).
E un cast di giovani attori azzeccato.
Tobey Maguire risulta infatti molto efficace nei panni dell'eroe-della-porta-accanto (lo stesso Spidey si definisce "il vostro amichevole Spider-Man di quartiere"), non bello, un po' secchione e sfigato, sconvolto da trasformazioni fisiche e caratteriali (chiaro riferimento all'adolescenza).
Si era già fatto conoscere per Pleasantville del 1998 e Le Regole della Casa del Sidro del 1999, ma è questo il ruolo che ha definito la sua carriera - nel bene e nel male.
Spider-Man è stato un vero e proprio trampolino di lancio, invece, per James Franco: la notorietà acquisita per la parte del ricco amico di Peter Parker Harry Osborn (figlio di quel Norman Osborn che è poi il Goblin) gli ha poi permesso di diventare un prezzemolino da festival cinematografici (in veste di attore e di regista; lo abbiamo incontrato anche noi della redazione di CINEMA A BOMBA! alla Mostra di Venezia del 2011).
Kirsten Dunst era un'ex bambina-prodigio con un curriculum già impressionante (Intervista col Vampiro di Neil Jordan, Jumanji di Joe Johnson, Sesso & Potere di Barry Levinson, Small Soldiers di Joe Dante, Il Giardino delle Vergini Suicide di Sofia Coppola).
Ma la scena in cui la sua Mary-Jane bacia uno Spider-Man a testa in giù è diventata iconica e ha fatto di lei una superstar.
Il rapporto fra i tre personaggi si svilupperà anche nel corso di altri due film.
Spider-Man 2 (2004)
Il trailer di Spider-Man 2.
Spider-Man 2 accentua maggiormente la componente "esistenziale": Peter Parker è già in crisi in quanto non riesce più a conciliare la sua incasinata vita privata con la lotta al crimine; Mary-Jane è stata scaricata da Peter (che pensa così di metterla a sicuro dalle eventuali rappresaglie dei nemici di lui) ed è un po' disorientata; Harry vuole vendicare la morte del padre e quando scopre che il responsabile è il suo miglior amico...
Per molti critici questo è considerato il miglior capitolo della trilogia, per la complessità delle vicende trattate, l'intreccio e gli effetti speciali.
Senza contare il maggior romanticismo.
A noi è piaciuto molto, ma preferiamo il primo, in base al principio secondo il quale più un cattivo è carismatico e temibile, più interessante si fa il film.
Non che il Doctor Octopus di Alfred Molina sia un antagonista dimenticabile, anzi; solo, preferiamo il Goblin.
Il capitolo villain è invece uno dei punti più deboli di Spider-Man 3
Spider-Man 3 (2007)
Il trailer di Spider-Man 3.
Il film è incentrato sul "lato oscuro" di Peter.
Ma è troppo.
Troppi i cattivi - 3: l'Uomo Sabbia (il Thomas Haden Church di Killer Joe), Venom (entità aliena che ad un certo punto si impadronisce del corpo del personaggio interpretato da Topher Grace), Harry Osborn (nel costume di Goblin per onorare la figura paterna).
Troppo ingarbugliata e pasticciata la trama.
Troppi gli effetti speciali - la pellicola quando uscì risultò la più costosa di sempre (attualmente è comunque nella Top 10)!
Troppi colpi di scena.
Troppo lungo (139 minuti) e stancante da seguire.
Nonostante tutto, anche in questo caso gli incassi furono ottimi e ciò lasciava presagire la continuazione della saga.
Che avvenne, sì, ma come reboot: contrasti tra la produzione e Raimi portarono alla rinuncia di quest'ultimo e alle successive defezioni di Maguire e Dunst.
The Amazing Spider-Man (2012)
Il trailer di The Amazing Spider-Man.
I nuovi film diretti entrambi da Marc Webb si concentrano su un Peter Parker impegnato ad indagare sulla misteriosa morte dei propri genitori e su ciò che gravita attorno alla temibile e potente Oscorp.
In The Amazing Spider-Man dovrà scontrarsi con uno scienziato pazzo che si trasforma nel bestiale Lizard (Rhys Ifans), praticamente un uomo lucertola.
Ad interpretare Spidey questa volta tocca all'emergente Andrew Garfield - prima di questo, tra i protagonisti di The Social Network di David Fincher; prossimamente in Hacksaw Ridge di Mel Gibson (presentato con successo alla Mostra di Venezia di quest'anno) e nell'attesissimo Silence di Martin Scorsese.
Niente Mary-Jane stavolta, sostituita dal personaggio di Gwen Stacy, personificato da Emma Stone (che poi brillerà in Magic in the Moonlight di Woody Allen, Birdman di Alejandro González Iñárritu e nel prossimo La La Land di Damien Chazelle, degna apertura di Venezia 2016).
Niente male, però non al livello delle prime due pellicole di Sam Raimi.
Ma a quanto pare, non siamo gli unici a pensarlo: gli spettatori non sono corsi a vederlo, sebbene ci siano molti fan che lo considerano più fedele al'originale fumettistico.
Discorso simile per The Amazing Spider-Man 2-Il Potere di Electro.
The Amazing Spider-Man 2-Il Potere di Electro (2014)
Il trailer di The Amazing Spider-Man 2-Il Potere di Electro.
Qui, il nostro scoprirà le macchinazioni della Oscorp e dovrà fronteggiare il potente Electro (Jamie Foxx).
Anche in questo caso, gli effetti speciali e il ritmo ci sono, ma non l'attenzione del pubblico: come nel predecessore, l'assenza di personaggi di alleggerimento come il J.J. Jameson del futuro Premio Oscar J.K. Simmons (per Whiplash) e quelli interpretati da uno spassoso e ironico Bruce Campbell si fa pesantemente sentire.
Quest'ultimo, che ha sempre fatto dell'ironia e dell'autoironia la sua arma vincente (si vedano La Casa, La Casa 2 e L'Armata delle Tenebre, nonché My Name is Bruce e Il Grande e Potente Oz) ci manca particolarmente: pur impegnato i ruoli molto marginali - rispettivamente, il presentatore di un incontro di wrestling, l'usciere di un teatro, il maître di un ristorante di lusso - era riuscito a ritagliarsi un suo spazio ed ogni sua apparizione era attesa dai fan (e non solo) con curiosità e impazienza.
Meno male che continua invece la tradizione delle comparsate di Stan Lee, sebbene non bastino.
Accantonati eventuali seguiti dei film di Webb, il presente e il futuro prossimo di Spider-Man si chiamano invece Tom Holland.
Il nuovo Uomo Ragno abbiamo l'idea che sarà più ragazzino, logorroico, casinista e meno tormentato dei predecessori.
O almeno, così ci è parso nella breve ma promettente apparizione in Captain America: Civil War, dove si ritaglia subito un ruolo da star.
Per vederlo in opera in un film "solista" non dovremo attendere molto: l'uscita di Spider-Man: Homecoming è prevista nel 2017.
Avversario designato nientemeno che l'ex Batman per eccellenza: Michael Keaton!
Negli anni Novanta gli 883 cantavano Hanno ucciso l'Uomo Ragno.
A noi sembra che il personaggio goda di ottima salute: bah, si tratterà del solito fake...