CINEMA A BOMBA!

giovedì 9 luglio 2020

GLI INEDITI: BOMBSHELL, 3 BOMBE BIONDE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Canada, 2019
109'
Regia: Jay Roach
Interpreti: Charlize Theron, Nicole Kidman,, Margot Robbie, Allison Janney, John Lithgow, Alice Eve, Kate McKinnon, Mark Duplass, Malcolm McDowell, Rob Delaney, Ashley Greene, Spencer Garrett, Richard Kind, Bree Condon


Tre donne lavorano al canale televisivo Fox.

Megyn Kelly (Theron) è una conduttrice di punta del notiziario, tanto è vero che viene scelta per moderare un dibattito con il candidato repubblicano alla Presidenza Donald Trump.

Una domanda scomoda al magnate - lo accusa di avere comportamenti sessisti e discriminatori nei confronti delle donne - provocherà tuttavia una reazione scomposta del potente uomo d'affari e forte imbarazzo nel network, di impronta conservatrice.

Kayla Pospisil (Robbie) è giovane e ambiziosa e la sua avvenenza non passa inosservata.

Gretchen Carlson (Kidman) è un ex volto noto della rete, relegata però ad una fascia oraria molto poco appetibile e dalla scarsa visibilità.

Tutte e tre hanno in comune una cosa, oltre al fatto di essere bionde e bellissime: sono state molestate sessualmente dal potentissimo presidente e amministratore delegato dell'emittente, Roger Ailes (Lithgow).

Ma il muro di timore e omertà verrà infranto da una delle tre, che trova il coraggio di denunciarlo.






Bombshell è un termine che, tradotto, potrebbe essere reso nella nostra lingua come "donna molto attraente", ma anche come "notizia bomba".

Il titolo appare quindi particolarmente efficace per descrivere i fattacci intorno al caso Roger Ailes e allo scontro Megyn Kelly - Donald Trump, fattacci che si sono incrociati e mescolati, facendo emergere un contesto molto preoccupante in ambito giornalistico fatto di sessismo, minacce, prevaricazione, potere, violenze verbali e fisiche, omertà.

La vicenda è scoppiata nel 2016 (nel pieno, quindi, della campagna presidenziale) e pertanto il film - rimasto inedito in Italia a causa del coronavirus, che ha causato l'annullamento della distribuzione nei cinema - racconta eventi che sono ancora freschi nella memoria degli Americani, grazie anche alla notorietà delle persone coinvolte.

A questo proposito, va elogiato il lavoro di truccatori (due donne e un uomo) - molto meritatamente premiati con un Oscar - e della costumista Colleen Atwood (tra i suoi tanti lavori, citiamo quelli per molti film di Tim Burton - tra i quali il più recente, Dumbo - e per The Rum Diary, Animali Fantastici, Supergirl).

Grazie a loro, gli attori hanno preso le sembianze dei personaggi interpretati in modo molto credibile ed efficace - impressionante, in particolar modo, la trasformazione di Charlize Theron in Megyn Kelly.

La protagonista di Mad Max: Fury Road offre un'altra interpretazione magistrale, che le ha fruttato la sesta nomination ai Golden Globe e la terza agli Oscar (li ha già vinti entrambi, nel 2004, per Monster).

Nicole Kidman la conosciamo tutti e notiamo che dall'anno del suo rilancio (il 2017) ha sbagliato poco.

E che dire di Margot Robbie?

Da The Wolf of Wall Street di Scorsese, che l'ha lanciata nel 2013, l'australiana classe 1990 ha inanellato numerose parti - citiamo Suicide Squad, I, Tonya (prima nomina agli Oscar, nel 2018), C'Era Una Volta a...Hollywood - che l'hanno resa una delle attrici più riconoscibili e ricercate degli ultimi anni.

E proprio per il film che stiamo recensendo ha ricevuto la sua seconda candidatura agli Academy Award.

Peccato solo che il suo personaggio sia uno dei pochi inventati appositamente per il film.

Le protagoniste reali, comunque, non sono rimaste molto soddisfatte dalla rappresentazione fatta dalla pellicola, accusando regista e sceneggiatori (in entrambi i casi, uomini) di aver avuto mano leggera nel descrivere Ailes (morto nel frattempo nel 2017).

Al di là delle critiche, va riconosciuto lo sforzo di mettere al centro dell'attenzione la condizione delle donne nell'ambiente lavorativo, troppo spesso scavalcate da uomini per le posizioni prestigiose, oggetto di battute o comportamenti sessisti, considerate solamente per l'aspetto fisico, discriminate in ambito salariale...

Senza contare che le stesse non riescono a fare squadra - se proprio non sono le une contro le altre armate.

Ma Bombshell dimostra, pur tra mille distinguo e motivazioni diverse, che la solidarietà femminile può infrangere pregiudizi e dare sostegno alle donne che osano ribellarsi a situazioni ingiuste e umilianti.

Ce n'è bisogno.




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mercoledì 5 febbraio 2020

OSCAR 2020. NOMINATION: ATTRICI E ATTORI



Le candidature che, in genere, interessano di più al pubblico sono quelle relative alle interpretazioni.
Attrici e attori sono in grado, con la propria bravura o il proprio carisma, di cambiare le sorti di un film.

Dopo i recenti Golden Globe, quest'anno i verdetti paiono già scritti (a scanso di sorprese clamorose).

Renée Zellweger porterà a casa il suo secondo Oscar, anni dopo quello ottenuto come non protagonista per Ritorno a Cold Mountain?
A Hollywood (e all'Academy) piacciono i biopic: la sua interpretazione della leggendaria Judy Garland - madre di Liza Minnelli e piccola star di Il Mago di Oz - è già data per vincente.

Un peccato per le altre attrici in lizza: la cantante Cynthia Erivo è l'unica "quota black", mentre Saoirse Ronan conquista la sua nomina numero 4 a poco meno di 26 anni.
Scarlett Johansson (presente in due categorie!) e Charlize Theron hanno dimostrato di non essere soltanto belle.

A proposito, tra i ruoli di supporto spicca un'altra bellissima: Margot Robbie.
Guai a liquidarla come una bambolina: la critica si è finalmente accorta delle qualità recitative della bionda di The Wolf of Wall Street e Suicide Squad.

Anche lei però rimarrà probabilmente a bocca asciutta: la strafavorita in questa categoria è Laura Dern.
Forse solo la sottovalutata Kathy Bates potrebbe essere capace di contendere il premio alla musa di David Lynch.
Occhio comunque alla stella in super ascesa Florence Pugh: la nomination le farà da trampolino definitivo?






In ambito maschile, solo un grosso dispetto potrebbe far perdere l'Oscar allo strepitoso Joaquin Phoenix di Joker.
In alternativa, una chance potrebbe averla il nasuto Adam Driver (sì, proprio Kylo Ren/Ben Solo di Star Wars).

Più difficile che la statuetta vada a DiCaprio (7a candidatura per lui: 6 da attore + 1 da produttore), Pryce o Banderas.
E pensare che quest'ultimo è - incredibilmente - solo alla sua prima nomina, dopo una carriera piena di soddisfazioni e successi.

Pochissimi dubbi anche sul trionfo di Brad Pitt nella categoria relativa ai non protagonisti.
In C'era una Volta... a Hollywood Quentin Tarantino gli ha cucito addosso il ruolo della vita: non assegnargli l'Oscar - potenzialmente il suo secondo, dopo quello conquistato come produttore di 12 Anni Schiavo - sarebbe sacrilego.

Eppure la concorrenza è da leccarsi i baffi: da Anthony Hopkins (Papa Benedetto XVI per un film Netflix che è tra le rivelazioni di questa edizione) a Tom Hanks (6 nomination in carriera, di cui 2 andate a segno; ne avrebbe meritate di più), passando per la coppia di The Irishman, Al Pacino (nei panni del controverso sindacalista Jimmy Hoffa, scomparso misteriosamente) e il redivivo Joe Pesci (terza nomina per lui; aveva vinto per Quei Bravi Ragazzi).

In attesa di scoprire quali stelle riusciranno a brillare nella Notte degli Oscar, cliccate sui link che trovate qui sotto e godetevi lo spettacolo!






Migliore attrice protagonista


Cynthia Erivo – Harriet
Scarlett Johansson – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Saoirse Ronan – Piccole donne (Little Women)
Charlize Theron – Bombshell
Renée Zellweger – Judy

Migliore attore protagonista


Antonio Banderas – Dolor y gloria
Leonardo DiCaprio – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)
Adam Driver – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Joaquin Phoenix Joker
Jonathan Pryce – I due papi (The Two Popes)

Migliore attrice non protagonista


Kathy Bates – Richard Jewell
Laura Dern – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Scarlett Johansson - Jojo Rabbit
Florence Pugh - Piccole donne (Little Women)
Margot Robbie – Bombshell

Migliore attore non protagonista


Tom Hanks – Un amico straordinario (A Beautiful Day in the Neighborhood)
Anthony Hopkins – I due papi (The Two Popes)
Al Pacino – The Irishman
Joe Pesci – The Irishman
Brad Pitt – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)




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lunedì 21 marzo 2016

OSCAR 2016. MAD MAX: FURY ROAD, NELLA TESTA DI GEORGE MILLER

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Australia/USA, 2015
120'
Regia: George Miller
Interpreti: Tom Hardy, Charlize Theron, Nicholas Hoult, Hugh Keays-Byrne, Josh Helman, Rosie Huntington-Whiteley, Zoë Kravitz, Megan Gale, iOTA.


Fury Road è la strada che attraversa un arido deserto di sabbia che si estende a perdita d'occhio.
Al suo termine c'è la Cittadella, l'unico posto dove sopravvive un po' di vegetazione.

La Cittadella è controllata da Immortan (sic) Joe (Keays-Byrne), che ha a sua disposizione - oltre ad acqua, cibo, mezzi di trasporto - un esercito di Figli della Guerra che hanno costante bisogno di trasfusioni da persone sane e un harem personale di belle ragazze da ingravidare.

Un giorno una di queste, l'intrepida Furiosa (Theron), si impossessa di un'autocisterna e cerca di scappare con le sue giovani compagne.

Ad aiutarla nella fuga, un ragazzo malato della Cittadella (Hoult) e soprattutto un prigioniero costretto a fare da sacca di sangue vivente: Max "Mad Max" Rockatansky (Hardy), uomo in cerca di redenzione dopo la morte dei propri familiari.

Nella testa del settantunenne regista australiano George Miller ci deve essere un bel guazzabuglio di idee.

L'autore di pellicole quali la commedia nera Le Streghe di Eastwick (1987), il drammatico L'Olio di Lorenzo (1992) e i buffi e divertenti Babe, Maialino Coraggioso (1995. Non lo ha diretto, ma solo sceneggiato e prodotto), Babe Va in Città (1998), Happy Feet (2006, Oscar come miglior film d'animazione), Happy Feet 2 (2011), è infatti lo stesso che, con i primi tre film della saga dedicata a Mad Max, era riuscito a re-inventare la fantascienza immettendovi forti dosi di ritmo forsennato (con un montaggio velocissimo), aggressività, violenza e pessimismo.

Trent'anni dopo Mad Max-Oltre la Sfera del Tuono (1985), che era l'ultimo della serie - gli altri sono il capostipite Interceptor del 1979 e Interceptor-Il Guerriero della Strada del 1981 - il buon Miller decide di rimettersi nuovamente in gioco.

Non proponendo un semplice reboot - cioè, un riscrivere le origini di un personaggio utilizzando però un canovaccio facilmente riconoscibile dai fan - ma re-inventando il mondo che lo aveva reso celebre, pur restando fedele al proprio stile e senza disdegnare, qua e là, citazioni dai suoi lavori precedenti.

La gestazione di Mad Max: Fury Road è stata piuttosto lunga: l'idea era venuta al nostro George circa dodici anni fa, ma problemi produttivi e organizzativi di varia natura - tra i quali la defezione di Mel Gibson - hanno finito per posticiparne la realizzazione.

Visti però i risultati, l'attesa è stata ben ripagata: la presentazione a Cannes 2015 (l'anteprima era però avvenuta a Hollywood qualche giorno prima) è stata un tripudio, così come la risposta del pubblico e della critica, culminata con ben 10 nomination agli Oscar: per film, regia e tutti i premi tecnici (fotografia, montaggio, sonoro, montaggio sonoro, scenografia, costumi, trucco & parrucco, effetti speciali).

Queste 10 nomine si sono infine concretizzate in ben 6 Oscar - tutti quelli delle categorie tecniche, tranne effetti speciali e fotografia - che ne hanno fatto quasi il vincitore morale (si veda il nostro post precedente), specie considerando che Revenant-Redivivo ne ha vinti solo 3 e che Il Caso Spotlight - miglior film, a sorpresa - si è addirittura fermato a 2.

Non male per una pellicola dove ciò che conta non è tanto la trama o i dialoghi o un discorso "alto" da veicolare; bensì l'azione, la velocità, le immagini - splendide, tra l'altro: complimenti al direttore di fotografia John Seale, che si è ritirato dalla pensione per lavorare a quest'opera!

La visionarietà di George Miller è in effetti notevole e deve molto all'immaginario heavy metal e steampunk, coi colori che passano dal livido al vivido senza tante sfumature.

Questo stile raggiunge il culmine nelle scene di inseguimento: pensate ad un western tipo Ombre Rosse.
Con moto, camion, auto corazzate, alte pertiche alle quali sono appesi uomini armati, guerrieri dipinti di bianco e un mostruoso chitarrista metal che - sospeso con corde elastiche su un gigantesco palco mobile - suona una chitarra elettrica che lancia fiamme (personaggio geniale incarnato dal musicista australiano iOTA).

Grazie all'apporto di acrobati del Cirque du Soleil, di atleti olimpici, di stuntmen e di pochissimi effetti speciali digitali, la coreografia e lo spettacolo sono garantiti a livelli di altissima professionalità e spettacolarità.

Il ritmo è incalzante e degno del William Friedkin di Il Braccio Violento della Legge, Vivere e Morire a Los Angeles e Jade.

Per quel che riguarda gli attori, Tom Hardy - nonostante alcuni dissidi col regista (dei quali comunque si è pentito) - si cala molto bene nel ruolo del protagonista, tanto da non far rimpiangere troppo Mel Gibson, che lo aveva personificato nelle tre pellicole precedenti.
C'è anche da dire che il Mad Max dell'inglese sembra un altro personaggio rispetto a quello dell'australiano d'adozione: d'altra parte era proprio l'intento di Miller quello di re-inventare la saga, a partire dal suo eroe.

Poi c'è Charlize Theron.
La sudafricana si inserisce a pieno titolo nel novero delle attrici in grado di essere credibili nella parte di eroine di action movie di fantascienza, in compagnia della Sigourney Weaver di Alien, della Linda Hamilton di Terminator e, più recentemente, della Jennifer Lawrence di The Hunger Games e della Daisy Ridley di Star Wars-Il Risveglio della Forza.

Rasata e senza un braccio, perde qualcosa della sua leggendaria bellezza; ciononostante riesce a rubare la scena a tutti con grinta e personalità, risultando il vero motore dell'azione.
La mancata candidatura agli Oscar per la sua prova è una nota stonata, ma il tempo saprà essere galantuomo con lei.

Detto questo, Mad Max: Fury Road è soprattutto un trionfo per il regista; che lo ha pensato nei minimi dettagli, ci ha creduto, ci ha messo se stesso, il suo entusiasmo, la sua esperienza.

"Non sei in un film, sei nella testa di George", ha sentenziato Hardy in un'intervista.

Volenti o nolenti, siamo finiti veramente nella testa di George Miller!
E abbiamo visto cose mirabolanti.

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