CINEMA A BOMBA!

giovedì 24 dicembre 2020

I CLASSICI: POLAR EXPRESS, TUTTI IN CARROZZA!

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2004
100'
Regia: Robert Zemeckis
Con: Tom Hanks, Nona Gaye, Peter Scolari, Eddie Deezen, Michael Jeter, Steven Tyler.


1955, la notte di Natale.
Un bambino in età scolare viene svegliato all'improvviso da luci e rumori provenienti dall'esterno della propria casa.
Esce in giardino e davanti a sé trova... un lungo treno a vapore su rotaie!

Si tratta del Polar Express, diretto al Polo Nord, più precisamente al Villaggio di Babbo Natale.
Il bimbo sale quindi in carrozza: conoscerà nuovi amici e vivrà diverse avventure prima di poter tornare al focolare domestico.



Vigilia 2012: Una Poltrona per Due.
Vigilia 2013: National Lampoon's Christmas Vacation.
Vigilia 2014: Canto di Natale di Topolino.
Vigilia 2015: Star Wars-Holiday Special.
Pre-Vigilia 2016: Iron Man 3.
Vigilia 2017: Festa in Casa Muppet.
Vigilia 2018: Silent Night, Deadly Night III.
Vigilia 2019: Nightmare Before Christmas.

Quest'anno, dopo la recensione della pre-Vigilia (vedi Rudolph, il Cucciolo dal Naso Rosso) facciamo il bis con un'altra recensione natalizia!

Poche altre pellicole hanno saputo catturare lo spirito della ricorrenza più amata come Polar Express, primo film completamente in motion capture della storia del cinema.

Una tecnica - ai tempi - innovativa e stupefacente, che oggi può sembrare un po' datata (oggetti e animali sono stupendamente dettagliati, però le espressioni dei personaggi umani risultano ancora approssimative), ma è adattissima per raccontare favole edificanti come questa.



La tematica che emerge dall'intreccio - piuttosto semplice, ma non scontato - è la fede contro lo scetticismo, l'importanza di mantenere nei confronti della "magia" del Natale un atteggiamento fanciullesco e idealista, anziché abbandonarsi al disincanto tipico dell'età adulta.

Un messaggio condivisibile, che passa forte e chiaro grazie anche alla molteplice performance di Tom Hanks e all'inventiva visionaria di Robert Zemeckis.

Il protogonista di Sully, Saving Mr. Banks e Il Ponte delle Spie dà sembianze e/o voce ad una miriade di personaggi (il narratore, il capotreno, il vagabondo, Babbo Natale, il papà...), regalandoci l'ennesima prova del proprio ammirevole istrionismo recitativo.

Dal canto suo, il regista mette a frutto l'esperienza nel far convivere live action e animazione (ricordate Chi ha incastrato Roger Rabbit?, vero?), attingendo ai ricordi della propria infanzia e divertendosi a nascondere qua e là una bella serie di autocitazioni.

Ecco i riferimenti ad altre opere di Zemeckis che siamo riusciti a scovare:
- il biglietto che vola ricorda la piuma di Forrest Gump;
- il bambino fa fischiare il treno come Doc in Ritorno al Futuro - Parte III (fa persino la stessa battuta), la storia è ambientata nel 1955 e ad un certo punto si scorge pure il flusso canalizzatore della DeLorean;
- la marionetta di Ebenezer Scrooge è un'anticipazione di A Christmas Carol, che proprio Robert girerà pochi anni dopo con Jim Carrey.



A proposito del grande classico letterario di Charles Dickens (portato sul grande schermo, come sappiamo, anche dalla Disney e dal Jim Henson Studio), e se questo film ne fosse l'ennesimo adattamento?

Il giovane protagonista potrebbe essere una variante di Scrooge: scettico e disilluso all'inizio e, dopo una notte della Vigilia particolarmente movimentata, come rinato e nuovamente saldo nella propria "fede".
Il Fantasma del Natale Passato potrebbe essere l'Angelo/Vagabondo, quello del Natale Presente il Capotreno e quello del Natale Futuro il buon vecchio Babbo Natale.

Sorvolando sulla teoria secondo cui il treno sarebbe una macchina del tempo e il Capotreno una versione adulta del bambino protagonista tornato nel proprio passato (ipotesi fantasiosa, ma non impossibile), consigliamo di vedere Polar Express in compagnia, meglio ancora in famiglia, preferibilmente durante la sera della Viglilia...

Buon divertimento e BUON NATALE dalla Redazione di CINEMA A BOMBA!

[PS: verso la fine, il riferimento degli elfi a un tale "Steven del New Jersey" che si diverte a spaventare le proprie sorelline è un affettuoso omaggio di Zemeckis all'amico e mentore Steven Spielberg (cresciuto infatti nel NJ con due sorelle minori).]


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mercoledì 18 novembre 2020

BORAT-SEGUITO DI FILM CINEMA, OFFRESI FIGLIA DISPERATAMENTE

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



Regno Unito/USA, 2020
96'
Regia: Jason Woliner
Interpreti: Sacha Baron Cohen, Maria Bakalova, Rudolph Giuliani, Michael Pence, Dani Popescu, Tom Hanks


Anni dopo il suo reportage dagli USA, il giornalista kazako Borat Sagdiyev è caduto in disgrazia: il suo Paese ha attirato insulti e derisione, mettendo in imbarazzo i pezzi grossi del regime.

Il presidente del Kazakistan gli offre però un'occasione per redimersi: portare un prezioso dono a Trump o a qualcuno del suo entourage per ingraziarsi i favori degli Stati Uniti. 

All'arrivo in America, Borat scopre che sua figlia (Bakalova) si è imbucata clandestinamente. E così gli viene in mente un'idea. 


A ben 14 anni dall'uscita del primo film, è tornato Borat, con un seguito giunto a sorpresa, girato in gran segreto.

E a pochi giorni dalle elezioni presidenziali americane, che a distanza di settimane non hanno ancora un risultato definitivo - sebbene sembri certa la sconfitta di Trump e l'affermazione di Joe Biden.

Sacha Baron Cohen, dopo aver irriso l'american way of life, qui mette nel mirino il trumpismo e la risposta USA all'emergenza epidemiologica legata al Covid-19.

Il metodo è simile a quello del predecessore - una sorta di candid camera che coinvolge gente ignara, con scene montate nel contesto di una narrazione cinematografica - ma con risultati diversi.

E discontinui: sebbene le parti con gente comune risultino meno credibili e spontanee, rimangono più impresse invece quelle che vedono protagonisti loro malgrado Michael Pence e Rudolph Giuliani.

Il vicepresidente è quello che ha avuto meno problemi, essendo stato vittima di un'incursione, durante un comizio, del comico inglese vestito da Trump, con in spalla la brava e simpatica Bakalova, pronta per essergli offerta in dono.

Il servizio di sicurezza, in questo caso, è riuscito a sventare la boutade

L'ex sindaco di New York, invece, è finito nei guai.

Ha iniziato una finta intervista in una stanza d'albergo con la Bakalova nei panni della figlia di Borat, mentre questa cercava di sedurlo (pur dichiarando di essere minorenne), e l'ha continuata nella stanza da letto; qui si è sdraiato e ha cominciato a trafficare dentro i pantaloni. 

A questo punto ha fatto irruzione Baron Cohen impersonando Borat, e gli ha offerto la ragazza.

Giuliani si è poi difeso affermando di aver agito così per togliersi il microfono, ma non sono in pochi a non aver creduto a questa versione - a noi la mente è andata a un film come Bombshell.

Fatto sta che l'avvocato personale di Trump è stato sommerso dalle polemiche, proprio a pochi giorni dal voto, scatenando anche le ire del tycoon, che si è sentito attaccato, seppure indirettamente. 

Non sappiamo quanto il clamore dello scandalo abbia danneggiato The Donald, ma di certo è servito come pubblicità per il film, che è andato direttamente in streaming su Amazon Prime Video e che sta riscuotendo un ottimo successo sia di critica che di pubblico.

Qualcuno parla anche di chance di Oscar, ma sinceramente la cosa ci sembra un tantino esagerata: rispetto all'originale, questo seguito è  inferiore per mordente, ritmo, originalità e irriverenza.

Tuttavia l'aver osato contaminare farsa cinematografica e politica reale rappresenta una presa di posizione militante molto coraggiosa e sicuramente più efficace di tanti discorsi di star hollywoodiane. 

Da questo punto di vista, Borat-Seguito di Film Cinema potrebbe aprire la strada ad un nuovo e più aggressivo modo di fare satira.

Chissà se Baron Cohen tra qualche anno sarà considerato un pioniere o solo un caso isolato.

O peggio.

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mercoledì 5 febbraio 2020

OSCAR 2020. NOMINATION: ATTRICI E ATTORI



Le candidature che, in genere, interessano di più al pubblico sono quelle relative alle interpretazioni.
Attrici e attori sono in grado, con la propria bravura o il proprio carisma, di cambiare le sorti di un film.

Dopo i recenti Golden Globe, quest'anno i verdetti paiono già scritti (a scanso di sorprese clamorose).

Renée Zellweger porterà a casa il suo secondo Oscar, anni dopo quello ottenuto come non protagonista per Ritorno a Cold Mountain?
A Hollywood (e all'Academy) piacciono i biopic: la sua interpretazione della leggendaria Judy Garland - madre di Liza Minnelli e piccola star di Il Mago di Oz - è già data per vincente.

Un peccato per le altre attrici in lizza: la cantante Cynthia Erivo è l'unica "quota black", mentre Saoirse Ronan conquista la sua nomina numero 4 a poco meno di 26 anni.
Scarlett Johansson (presente in due categorie!) e Charlize Theron hanno dimostrato di non essere soltanto belle.

A proposito, tra i ruoli di supporto spicca un'altra bellissima: Margot Robbie.
Guai a liquidarla come una bambolina: la critica si è finalmente accorta delle qualità recitative della bionda di The Wolf of Wall Street e Suicide Squad.

Anche lei però rimarrà probabilmente a bocca asciutta: la strafavorita in questa categoria è Laura Dern.
Forse solo la sottovalutata Kathy Bates potrebbe essere capace di contendere il premio alla musa di David Lynch.
Occhio comunque alla stella in super ascesa Florence Pugh: la nomination le farà da trampolino definitivo?






In ambito maschile, solo un grosso dispetto potrebbe far perdere l'Oscar allo strepitoso Joaquin Phoenix di Joker.
In alternativa, una chance potrebbe averla il nasuto Adam Driver (sì, proprio Kylo Ren/Ben Solo di Star Wars).

Più difficile che la statuetta vada a DiCaprio (7a candidatura per lui: 6 da attore + 1 da produttore), Pryce o Banderas.
E pensare che quest'ultimo è - incredibilmente - solo alla sua prima nomina, dopo una carriera piena di soddisfazioni e successi.

Pochissimi dubbi anche sul trionfo di Brad Pitt nella categoria relativa ai non protagonisti.
In C'era una Volta... a Hollywood Quentin Tarantino gli ha cucito addosso il ruolo della vita: non assegnargli l'Oscar - potenzialmente il suo secondo, dopo quello conquistato come produttore di 12 Anni Schiavo - sarebbe sacrilego.

Eppure la concorrenza è da leccarsi i baffi: da Anthony Hopkins (Papa Benedetto XVI per un film Netflix che è tra le rivelazioni di questa edizione) a Tom Hanks (6 nomination in carriera, di cui 2 andate a segno; ne avrebbe meritate di più), passando per la coppia di The Irishman, Al Pacino (nei panni del controverso sindacalista Jimmy Hoffa, scomparso misteriosamente) e il redivivo Joe Pesci (terza nomina per lui; aveva vinto per Quei Bravi Ragazzi).

In attesa di scoprire quali stelle riusciranno a brillare nella Notte degli Oscar, cliccate sui link che trovate qui sotto e godetevi lo spettacolo!






Migliore attrice protagonista


Cynthia Erivo – Harriet
Scarlett Johansson – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Saoirse Ronan – Piccole donne (Little Women)
Charlize Theron – Bombshell
Renée Zellweger – Judy

Migliore attore protagonista


Antonio Banderas – Dolor y gloria
Leonardo DiCaprio – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)
Adam Driver – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Joaquin Phoenix Joker
Jonathan Pryce – I due papi (The Two Popes)

Migliore attrice non protagonista


Kathy Bates – Richard Jewell
Laura Dern – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Scarlett Johansson - Jojo Rabbit
Florence Pugh - Piccole donne (Little Women)
Margot Robbie – Bombshell

Migliore attore non protagonista


Tom Hanks – Un amico straordinario (A Beautiful Day in the Neighborhood)
Anthony Hopkins – I due papi (The Two Popes)
Al Pacino – The Irishman
Joe Pesci – The Irishman
Brad Pitt – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)




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mercoledì 7 dicembre 2016

SULLY, MIRACOLO SULL'HUDSON?

(Clicca sulla foto per vedere il trailer). 

USA, 2016
96'
Regia: Clint Eastwood
Interpreti: Tom Hanks, Aaron Eckhart, Laura Linney, Sam Huntington, Michael Rapaport, David Letterman.


15 Gennaio 2009.
In un freddo pomeriggio il volo interno US Airways 1549 diretto a Charlotte (North Carolina) parte con un po' di ritardo dall'aeroporto Fiorello La Guardia di New York.
Due minuti dopo il decollo, la collisione con uno stormo di uccelli mette fuori uso entrambi i motori.

Il comandante - l'esperto Chesley "Sully" Sullenberger (Hanks) - coadiuvato dal copilota Jeffrey B. Skiles (Eckhart) si vede costretto ad un ardito ammaraggio sul Fiume Hudson.

Salverà la vita di tutti, 150 passeggeri e 5 membri dell'equipaggio.

Ma siamo sicuri che l'ammaraggio fosse veramente l'unica opzione a disposizione?
E Sullenberger può davvero essere considerato un eroe o si tratta di un incosciente che ha messo a rischio la vita di tante persone?








Bird (1988, sul sassofonista Charlie "Bird" Parker), Flags of Our Fathers (2006, sui sei marines immortalati in una celebre fotografia nell'atto di innalzare la bandiera a stelle e strisce sul suolo di Iwo Jima), Changeling (2008, su una madre che perde il proprio bambino), J. Edgar (2011, sullo storico e controverso direttore dell'FBI J. Edgar Hoover), Jersey Boys (2014, sul gruppo musicale The Four Seasons), American Sniper (2014, sull'infallibile cecchino Chris Kyle).
E ora Sully.

Clint Eastwood prosegue con coerenza il proprio affresco dell'America attraverso i fatti di uomini comuni che - in circostanze eccezionali e pur affrontando dubbi e demoni personali - riescono a compiere grandi imprese o a fare comunque cose notevoli.

Questa volta la sfida era ardua: raccontare un evento durato in totale 208 secondi, le indagini per verificare se l'operato del comandante fosse stato corretto, i dubbi che si sono insinuati nella mente di un uomo fiducioso della fondatezza delle decisioni prese in un momento di forte tensione e pericolo.

Insomma, materiale più per un cortometraggio o per una breve pellicola.
Senza contare che la vicenda - almeno negli USA - è ancora piuttosto nota e i protagonisti sono tuttora vivi e vegeti.

Eppure il buon Clint è riuscito a trarci un lungometraggio appassionante e appassionato, seppur senza troppi fronzoli.

Ci ha messo il consueto stile, asciutto, sobrio, un po' ruvido ma sincero.
Niente suspence, quindi, pochissime concessioni al sensazionalismo, agli effetti speciali, ai virtuosismi registici - ma la sequenza dell'ammaraggio, ripresa e ripetuta nel corso della narrazione, è notevole.

Il ritmo è lento, ma è quello delle celebrazioni solenni, dell'omaggio agli eroi.
E Sully lo è stato veramente, come dimostrano anche le testimonianze dei veri superstiti nei titoli di coda.

Chi meglio di Tom Hanks, allora, per interpretarlo?

Il divo è perfetto nelle parti dell'uomo (medio) giusto al posto giusto e al momento giusto, con quella faccia così comune eppure così rassicurante.
Lo aveva già dimostrato nell'ottimo Il Ponte delle Spie e lo dimostra anche qui.

Fisicamente, poi, ha anche una qualche somiglianza con il vero comandante - ma d'altra parte era riuscito a diventare Walt Disney in Saving Mr. Banks! - e ciò ha aiutato molto.

Il suo ritratto è quello di una persona molto professionale, preparata, di grande esperienza, ma dotata di grande umanità, coscienza; una persona costretta ad affrontare le difficoltà e il tarlo dei dubbi da solo ma non chiuso in se stesso; solitario come i malinconici pistoleri interpretati dal regista ma solo perché porta il peso della responsabilità e delle conseguenze delle proprie scelte.

Probabilmente tenendo a mente i blockbuster della Marvel, è come se Eastwood, parlandoci di Sully, ci dicesse: "Ehi, non è necessario prendere a modello eroi inventati con chissà quali poteri: l'eroe che salva le persone potrebbe essere qualcuno che incontri per strada, un amico, il vicino della porta accanto, il pilota dell'aereo su cui stai viaggiando.
Potresti essere tu."







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lunedì 22 febbraio 2016

OSCAR 2016. IL PONTE DELLE SPIE, IL PREMIO OSCAR... SERVIREBBE?

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2015
141'
Regia: Steven Spielberg
Interpreti: Tom Hanks, Mark Rylance, Amy Ryan, Alan Alda, Austin Stowell, Jesse Plemons, Sebastian Koch, Will Rogers.


1957. Brooklyn. Il tranquillo e insospettabile Rudolf Abel (Rylance) è arrestato con l'accusa di spionaggio a danno degli Stati Uniti e in favore dell'Unione Sovietica.

Ad occuparsi della sua difesa, l'avvocato di origine irlandese James B. Donovan (Hanks), che già aveva lavorato nel Processo di Norimberga contro i gerarchi nazisti: l'unico ad accettare una causa già persa.
Nonostante le schiaccianti prove contrarie, riesce ad evitare la condanna a morte per il suo assistito e a proporlo per un eventuale scambio di prigionieri.

1960. Germania. Il pilota di U-2 Francis Gary Powers (Stowell) è abbattuto durante una missione di ricognizione sopra i cieli della Germania occupata dai Sovietici e viene fatto prigioniero.

1961. Berlino. Lo studente statunitense Frederic Pryor (Rogers) si trova nella parte sbagliata della capitale tedesca il giorno della costruzione del Muro, senza la possibilità di rimpatriare.

Tocca di nuovo a Donovan occuparsi dei difficilissimi negoziati per riportare a casa i due connazionali.
E proprio Abel potrebbe essere il suo asso nella manica.

Da molti considerato il più grande autore cinematografico della sua generazione, Steven Spielberg alterna da molti anni pellicole di assoluto intrattenimento (la saga di Indiana Jones, Jurassic Park, Le Avventure di Tintin) ad opere di impegno storico/civile (Shindler's List, Salvate il Soldato Ryan, Lincoln).

Il Ponte delle Spie rientra nella seconda categoria e segna la prima collaborazione tra il regista di Cincinnati e i fratelli Joel & Ethan Coen.

Dall'alchimia tra i tre grandi cineasti è nata una pellicola che sa coniugare tensione, sviluppi, azione del thriller spionistico con l'accuratezza storica.
Che differenza con precedenti film di genere come La Talpa, incapace di tenere vivi attenzione e ritmo!
L'esperienza di Mastro Steven è davvero una garanzia.

La sceneggiatura, scritta assieme a Matt Charman dagli autori di Il Grande Lebowski e altri memorabili film, è - come la maggior parte dei loro script, d'altra parte - particolarmente riuscita, piena com'è di considerazioni "alte" sulla libertà (in pieno stile spielberghiano) e di ironia (e qui si riconosce la mano dei due fratelli).

Gli alleggerimenti umoristici di alcuni dialoghi sono geniali nel non soffocare il tono comunque serio che la storia necessitava.
La candidatura al Premio Oscar ci sembra strameritata.

A valorizzare ulteriormente l'opera troviamo due interpreti in stato di grazia.
Il primo è Tom Hanks, che un recentissimo sondaggio ha decretato l'attore più amato dagli americani: convincente e rassicurante come al solito.
Il secondo è una vera rivelazione: Mark Rylance, di estrazione teatrale (anch'egli nominato come attore non protagonista).

"Lei non si preoccupa mai?"
"Servirebbe?"

Questo botta-e-risposta tra i due protagonisti è già diventato un tormentone, anche grazie all'espressione sardonica del misconosciuto cinquantaseienne inglese, la cui prova sotto le righe gli è valsa il sacrosanto plauso della critica internazionale, la simpatia del pubblico e il ruolo principale nel prossimo film di Spielberg (Il Gigante Gentile).

Il Ponte delle Spie permette di fare luce su un episodio poco noto della Guerra Fredda e regala più di 2 ore di cinema puro, un po' all'antica, senza stancare mai.

Forse non vincerà nessuno dei 6 Oscar cui è candidato (oltre a sceneggiatura e attore non protagonista, ha ottenuto nomination anche come miglior film, colonna sonora, scenografia e sonoro), ma ciò non toglie che sia una delle pellicole più belle e significative dell'anno.

In fondo, l'Oscar davvero... servirebbe?

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mercoledì 19 febbraio 2014

SAVING MR. BANKS, BASTA UN POCO DI ZUCCHERO?

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA/Regno Unito/Australia, 2013
126'
Regia: John Lee Hancock.
Interpreti: Emma Thompson, Tom Hanks, Paul Giamatti, Colin Farrell, Ruth Wilson, Rachel Griffiths, Jason Schwartzman.


Siore e siori! Oggi Mercoledì 19 Febbraio CINEMA A BOMBA! è lieta di presentarvi in anteprima la recensione di una delle pellicole più attese dell'anno, in uscita domani Giovedì 20 Febbraio in tutta Italia!

Chi non conosce Mary Poppins, deliziosa commedia musicale che vanta una colonna sonora indimenticabile, protagonisti bravi e simpatici (su tutti Julie Andrews nei panni della protagonista e Dick Van Dyke nel ruolo dello spazzacamino Bert), una storia che diverte e commuove bambini e adulti da decenni, ben 5 premi Oscar (miglior attrice protagonista - la Andrews -, miglior montaggio, migliore colonna sonora - dei fratelli Sherman -, miglior canzone - Chim Chim Cher-ee, in italiano: Cam Caminì Spazzacamin -, migliori effetti speciali)?!

Insomma, stiamo parlando di uno dei film più famosi e amati della storia del cinema, un grande successo firmato Walt Disney.
Ma chi poteva immaginare che la sua gestazione fosse stata così problematica?

Saving Mr. Banks racconta infatti in che modo il padre di Topolino riuscì caparbiamente a convincere la riluttante Pamela Lyndon Travers, autrice del libro dal quale la vicenda è tratta, a concedergli i diritti per poter realizzare la pellicola.

Diverse erano le motivazioni che muovevano i due: Disney aveva promesso alle figlie, fan sfegatate di Mary Poppins, un adattamento filmico delle avventure della magica governante; la Travers, che nei suoi romanzi aveva messo molto della sua drammatica vita personale, non voleva che il suo personaggio diventasse una macchietta melensa e sdolcinata.
E diversissimi erano anche i rispettivi caratteri: esuberante, informale, iperattivo il primo; compassata, pedante, pignola, snob e molto british la seconda.

Alla fine il corteggiamento si concretizzerà dopo ben quattordici anni con un trionfo per il patron e con soddisfazione per la scrittrice, che riuscirà a far pace con il suo triste passato e col ricordo del padre amato ma casinaro e alcolizzato.

A dar corpo ai protagonisti, due attori in stato di grazia, ma ingiustamente snobbati per le nomination agli Oscar (ne avevamo già accennato qui).
Tom Hanks è strepitoso nei panni di Walt Disney - ma la sceneggiatura è stata piuttosto indulgente nel descrivere il geniale imprenditore - e la sua interpretazione probabilmente verrà ricordata anche in futuro.
Emma Thompson, invece, nei panni della scrittrice acida e crudelmente sarcastica (ma tormentata e fragile), è terribilmente credibile: un'ottima prova di recitazione, sfaccettata e ricca di sfumature.

Agli altri divi presenti, Paul Giamatti - l'autista servizievole, umano e simpatico - e Colin Farrell - il padre della Travers - è stato concesso minor spazio. Ma sono comunque molto bravi, così come lo è Jason Schwartzman (vi ricordate? Era già comparso in Moonrise Kingdom di Wes Anderson e nel cult Guida Galattica per Autostoppisti ).

Va riconosciuto un grande merito a Saving Mr. Banks: aver dato profondità e pathos ad un film spensierato e leggero come Mary Poppins. Non è poco.

Un consiglio, quindi, a tutti i fan: andate al cinema a vederlo - non ne rimarrete delusi - e poi riguardate il capolavoro con la Andrews.
Questa volta, quel poco di zucchero avrà un sapore diverso.

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