CINEMA A BOMBA!

martedì 28 aprile 2026

I CLASSICI: DICK TRACY, IL NEMICO DEL MIO NEMICO È MIO NEMICO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1990
105'
Regia: Warren Beatty
Interpreti: Warren Beatty, Al Pacino, Madonna, Dustin Hoffman, Glenne Headly, Charlie Korsmo, Seymour Cassel, William Forsythe, Mandy Patinkin, Henry Silva, Paul Sorvino, Catherine O'Hara, Dick Van Dyke, James Caan.


Anni 30: l'integerrimo supersbirro Dick Tracy (Beatty) combatte contro criminalità e corruzione.
In particolare, cerca di fermare l'ascesa dello spietato gangster Big Boy Caprice (Pacino) a boss della malavita organizzata.

Il poliziotto si prende anche cura di un orfano senza nome (Korsmo) e si ritrova diviso tra l'amore per la fidanzata storica Tess Cuorsincero (Headly) e l'attrazione verso la seducente cantante Mozzafiato Mahoney (Madonna)...


Sulla scia del miliare Batman (infatti la colonna sonora è firmata da Danny Elfman, lo stesso compositore del film di Tim Burton), ecco un altro adattamento di un celebre fumetto degli anni 30 (di Chester Gould).
Adatto a tutta la famiglia (la produzione è Disney), è caratterizzato da dialoghi hard boiled (molte le battute memorabili), colori pastello, scenografie iperrealiste e cattivi dall'aspetto grottesco.

Warren Beatty, in doppia veste di attore e regista, riuscì ad assicurarsi un cast da capogiro e contributi tecnici di altissimo livello.
Tre gli Oscar conquistati: miglior scenografia, trucco e canzone; ma avrebbero meritato anche gli splendidi costumi di Milena Canonero (Barry Lindon, Grand Budapest Hotel) e la fotografia nitida di Vittorio Storaro (Apocalypse Now, Un Colpo di Fortuna).

Tra gli attori, molti resi irriconoscibili dal make-up, si distinguono: Madonna, allora all'apice della popolarità, che canta anche le canzoni retrò del suo personaggio e per una volta non recita male; Pacino che gigioneggia a tutto spiano e Caan in un cammeo che sembra quasi parodiare Il Padrino; Hoffman in una piccola parte comica e Van Dyke (Mary Poppins) in un raro ruolo drammatico.

Beatty è perfetto nelle vesti del protagonista e il giovanissimo Korsmo è una rivelazione (peccato che la sua carriera sia praticamente iniziata e finita qui).
Brava anche Headly nel ruolo della vita.

Nonostante il successo clamoroso al box office e il plauso unanime della critica (è il miglior film di Warren regista e una delle più riuscite trasposizioni da comic book mai realizzate), non ha avuto alcun seguito, men che meno un remake o un reboot.
Per quale motivo?

La risposta è semplice: Beatty, che li aveva acquistati all'epoca, non ha mai ceduto i diritti cinematografici, riservandosi la possibilità di un sequel solo quando lo avesse ritenuto opportuno.
Evento che ad oggi non si è concretizzato: non insolito per un filmmaker che lavora col contagocce (ha girato solo due lungometraggi negli ultimi 30 anni).

A dire il vero, il divo di Gangster Story e Il Paradiso può Attendere è tornato nelle vesti del personaggio in due apparizioni televisive: Dick Tracy Special (2010), col critico Leonard Maltin, e Dick Tracy Special: Tracy Zooms In (2023), di nuovo con Maltin e il suo collega Ben Mankiewicz.
In entrambi i casi Warren è apparso sinceramente divertito e affezionato, lasciando intendere di avere ancora l'intenzione di girare l'ormai mitologico prosieguo.

Al di là di questa improbabile eventualità (Beatty ha da poco compiuto 89 anni!), Dick Tracy rimane un capolavoro del proprio genere, il fiore all'occhiello nella filmografia di un autore fuori dagli schemi classici e il testamento di un cinema fantasionamente inventivo che attualmente ha - purtroppo - ben pochi epigoni.


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venerdì 27 maggio 2022

I DOC: JULIAN SCHNABEL-A PRIVATE PORTRAIT, MA DOV'È RULA?

Rula (a sinistra) e Julian al Museo Correr di Venezia nel 2011 (clicca sulla foto per vedere il trailer). 

USA/Italia, 2017
84'
Regia: Pappi Corsicato
Con: Julian Schnabel, Jeff Koons, Mary Boone, Hector Babenco, Bono, Willem Dafoe, Al Pacino, Lou Reed (immagini di repertorio).


La vita e la carriera, i quadri e i film, i colleghi e gli amici, le mogli e i figli di colui che molti considerano il più grande artista vivente oltre a Banksy.
Parliamo naturalmente di Julian Schnabel.

Il primo contatto che abbiamo avuto con questo voluminoso pittore/regista newyorkese è stato nel 2011 durante la Mostra del Cinema di Venezia.
Ma non per una delle sue opere in celluloide: Julian aveva da poco inaugurato una sua personale al Museo Correr e, in attesa delle proiezioni serali al Lido, vi ci eravamo recati.

Per chi scrive, l'incontro coi suoi lavori fu una rivelazione.
Schnabel dipinge (principalmente) con un senso molto cinematografico e dirige (occasionalmente) con un senso molto pittorico: i due media si intersecano e si bilanciano, creando qualcosa di unico che rispecchia la sensibilità del suo autore.

Questa caratteristica dei suoi lavori è ben descritta in questo documentario, co-prodotto dalla RAI e diretto da un cineasta napoletano caro ai fratelli Coen (il proprietario del locale in A Proposito di Davis si chiama come lui, ci avevate mai fatto caso?).

Pappi ha messo insieme immagini di repertorio, filmati amatoriali, spezzoni di pellicole, interviste a familiari e conoscenti.
Ne emerge il ritratto di un personaggio larger than life, generoso e narciso, ambizioso e sempre disposto a mettersi in gioco, a sparigliare le carte, a cercare nuove vie di espressione.

Nel corso della pellicola compaiono diversi volti noti: artisti come Jeff Koons, cantanti come Bono degli U2 e il defunto Lou Reed (per il quale Schnabel aveva diretto il film-concerto Berlin), attori come Willem Dafoe (protagonista del suo ultimo lavoro cinematografico, At the Eternity's Gate, con cui l'interprete di Spider-Man ha vinto la Coppa Volpi a Venezia 2018) e Al Pacino.

Viene dato molto spazio ad amici, collaboratori e congiunti, ma in questo gruppo ci sono alcune assenze notevoli.
Non si fa ad esempio riferimento alla modella danese May Andersen né soprattutto al figlio da lei avuto nel 2013 (il 6° per Julian).

Cosa ancora più curiosa: non appare né viene mai nominata Rula Jebreal, la bella giornalista italo-palestinese che è stata compagna del pittore per 4 anni.

Corsicato passa in rassegna tutti i lungometraggi girati da Schnabel fino a quel momento, ma stranamente si dimentica di Miral, film del 2010 sul conflitto arabo-israeliano scritto proprio dall'ex volto di La7.

Omissioni a parte, A Private Portrait rende comunque giustizia all'ormai anziano autore di Basquiat e alla sua complessità come uomo e come artista, ricordandoci come la pittura e il cinema abbiano ancora bisogno di lui.
Per nostra fortuna.


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domenica 20 febbraio 2022

OSCAR 2022. NOMINATION: DOCUMENTARI E CORTOMETRAGGI

(Una sequenza del corto animato Robin Robin).  


Domanda: quali sono le categorie tradizionalmente più snobbate dall'Academy (e pure dai mass media)?
Risposta: ma ovviamente cortometraggi e documentari!

A nostro modesto parere, decisamente a torto: ci sono molte pellicole decisamente interessanti, anche quest'anno.

Ad esempio Attica, che racconta un tema già affrontato oltre 40 anni fa da Quel Pomeriggio di un Giorno da Cani con Al Pacino.
Oppure Flee, prodotto dal rapper-attore Riz Ahmed già visto in Rogue One: a Star Wars Story.

Questi ha firmato pure The Long Goodbye, corto girato per promuovere il proprio nuovo, omonimo disco, che vede tra gli altri la partecipazione del due volte premio Oscar Mahershala Ali.

L'universo femminista (e non solo quello) non potrà non apprezzare The Queen of Basketball, sulla storia vera di Lusia Harris, la prima - e finora unica - donna a guidare la NBA.

Tra i corti animati spicca invece Robin Robin, con un cast vocale di cui fanno parte anche Richard E. Grant (Shakespeare a Colazione, Star wars: L'Ascesa di Skywalker) e Gillian Anderson (X-Files).

Volete l'elenco dei nominati in queste categorie?
Eccovi accontentate/i, lo trovate qui sotto!


Miglior documentario
Ascension, regia di Jessica Kingdon, Kira Simon-Kennedy e Nathan Truesdell
Attica, regia di Stanley Nelson e Traci A. Curry
Flee, regia di Jonas Poher Rasmussen, Monica Hellström, Signe Byrge Sørensen e Charlotte De La Gournerie
Summer of Soul, regia di Questlove, Joseph Patel, Robert Fyvolent e David Dinerstein
Writing with Fire, regia di Rintu Thomas e Sushmit Ghosh

Miglior cortometraggio documentario
Audible, regia di Matthew Ogens e Geoff McLean
Lead Me Home, regia di Pedro Kos e Jon Shenk
The Queen of Basketball, regia di Ben Proudfoot
Three Songs for Benazir, regia di Elizabeth Mirzaei e Gulistan Mirzaei
When We Were Bullies, regia di Jay Rosenblatt

Miglior cortometraggio
Ala Kachuu - Take and Run, regia di Maria Brendle e Nadine Lüchinger
The Dress, regia di Tadeusz Łysiak e Maciej Ślesicki
The Long Goodbye, regia di Aneil Karia e Riz Ahmed
On My Mind, regia di Martin Strange-Hansen e Kim Magnusson
Please Hold, regia di K.D. Dávila e Levin Menekse

Miglior cortometraggio d'animazione
Affairs of the Art, regia di Joanna Quinn e Les Mills
Bestia, regia di Hugo Covarrubias e Tevo Díaz
Boxballet, regia di Anton Dyakov
Robin Robin, regia di Dan Ojari e Mikey Please
The Windshield Wiper, regia di Alberto Mielgo e Leo Sanchez


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mercoledì 19 gennaio 2022

HOUSE OF GUCCI, UNA SFILATA DI LUOGHI COMUNI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



USA, 2021
157'
Regia: Ridley Scott
Interpreti: Lady Gaga, Adam Driver, Al Pacino, Jeremy Irons, Salma Hayek, Jared Leto, Jack Huston, Reeve Carney, Camille Cottin, Vincent Riotta.


I Gucci sono ricchi. I Gucci sono famosi. I Gucci sono a capo di una casa di moda tra le più conosciute e riconoscibili al mondo. I Gucci sono stile.

Ma i Gucci sono anche una famiglia litigiosa, divisa, infelice.

In un mondo molto maschile e maschilista il rampollo Maurizio (Driver), figlio di Rodolfo (Irons), nipote di Aldo (Pacino) e cugino di Paolo (Leto), sposa l'ambiziosa, intrigante, astuta, cinica Patrizia Reggiani (Lady Gaga), figlia di un imprenditore di autotrasporti, che non si fa troppi scrupoli per realizzare i propri disegni.

Sarà costei a causare, direttamente o indirettamente, la caduta della famiglia, fino al tragico epilogo.



Il film è tutt'altro che accurato ed è pieno di stereotipi e cliché nei confronti degli Italiani.

Al Pacino è troppo brutto.

Jared Leto è troppo caricaturale.

Lady Gaga cerca di parlare in lingua italiana, ma la sua sembra una cadenza russa.

E poi rende glamour un'assassina senza scrupoli e, anzi, la fa quasi sembrare una vittima dell'ambiente famigliare.

La pellicola presenta la famiglia Gucci in modo mistificante e offensivo.

Le ambientazioni sono infedeli: Villa Necchi Campiglio come residenza della famiglia Gucci?! Maurizio Gucci ucciso in una zona di Roma per esigenze sceniche (quel giorno a Milano pioveva e il regista non voleva fare riprese con la pioggia)?!

E su tutto il giudizio tranchant di Tom Ford, uno che i personaggi della vicenda li conosceva molto bene (lo stilista e regista - di A Single Man e del notevole Animali Notturni - ai tempi era direttore creativo della maison): L’ho trovato come la soap opera Dynasty, per sottigliezza. Ho spesso riso a crepapelle, ma non dovevo forse farlo? Nella realtà questa storia è a volte assurda, ma pur sempre tragica.

Non si può certo dire che House Of Gucci non abbia fatto parlare di sé - più nel male che nel bene, a dire il vero.

Eppure...

Lasciando da parte le polemiche e le critiche, chiudendo un occhio sull'aderenza ai fatti realmente accaduti, tralasciando le performance imbarazzanti di Al Pacino (esagerata) e di Jared Leto (sono lontani i tempi di Dallas Buyers Club) e Salma Hayek (grottesche), dimenticando che Adam Driver è stato Kylo Ren, considerando sconsolatamente che Jeremy Irons vale un tantinello di più che una comparsata (come Rodolfo Gucci ci ricorda più l'algido Claus von Bülow che gli fece vincere l'Oscar nel 1991 piuttosto che l'Alfred di Batman v Superman e Justice League)... - insomma: concentrandosi praticamente quasi ed esclusivamente su Lady Gaga e lasciandosi trascinare dal suo carisma - possiamo dire che alla fin fine House of Gucci non è poi così male.

Aspettavamo una conferma della bravura della popstar dopo A Star Is Born: ed eccola qua.

L'italo-americana si cala con impegno nella parte e rende credibile la sua trasformazione in Patrizia Reggiani: è lei il fulcro di tutto il film; e non sorprende il fatto che rubi la scena a tutti.

Difficle dire se sia perfetta nel ruolo; di certo è molto funzionale al modo con il quale il regista ha scelto di rappresentare la torbida vicenda.

Gaga, regina degli eccessi e delle provocazioni, ha portato il suo istrionismo nel ruolo della socialite, creando una sorta di femme fatale volgare e pacchiana che sembra uscita più da una sit-com che da una tragedia greca, ma che risulta molto incisiva.

In questo è stata assecondata da Ridley Scott, che non lesina accelerate nel kitsch più grottesco e negli stereotipi più sfrontati.

Ecco: tralasciamo il fatto che noi Italiani avremmo potuto fare un prodotto più dignitoso e più aderente alla realtà dei fatti, visto che la vicenda si svolge in Italia (ma poi: perché il cinema italiano non racconta quasi mai la storia italiana?); sorvoliamo sul fatto che quando Hollywood prova a descrivere il nostro Paese è già tanto se mostra le bellezze artistiche e paesaggistiche (lasciamo perdere ogni considerazione sulla caratterizzazione dei personaggi "nativi"...); facciamo finta di non notare che tra gli interpreti principali non figura neppure un attore nostrano...

Ecco: tutto sommato, senza farci troppe disquisizioni sopra, House of Gucci è un buon prodotto di intrattenimento, senza tante pretese, a tratti divertente (involontariamente? Volontariamente? Chissà...), di certo molto sbrilluccicante e fatuo, tutta apparenza, stracafone.

L'unica luce che riesce varamente a brillare è quella di Stefani Joanne Angelina Germanotta.

Da sola vale il prezzo del biglietto, un biglietto per una sfilata di luoghi comuni che senza di lei risulterebbe piuttosto cheap.



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mercoledì 18 marzo 2020

OSCAR 2020. THE IRISHMAN, IL CREPUSCOLO DEI GANGSTER

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2019
209'
Regia: Martin Scorsese
Interpreti: Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci, Harvey Keitel, Ray Romano, Bobby Cannavale, Anna Paquin, Stephen Graham, Jesse Plemons, Kathrine Narducci, Domenick Lombardozzi, Sebastian Maniscalco, Steven Van Zandt, Jack Huston, Aleksa Palladino.


L'irlandese Frank Sheeran (De Niro), camionista ed ex reduce della Seconda Guerra Mondiale, entra nel giro del boss italo-americano Russell Bufalino (Pesci) e ne diventa il braccio armato, un sicario fedele e senza troppi scrupoli.

La sua vita cambierà quando conoscerà il carismatico Jimmy Hoffa (Pacino), con il quale instaurerà un problematico rapporto di amicizia.






Probabilmente non sono molti, al giorno d'oggi, a conoscere James "Jimmy" Hoffa.

Ma il potente, discusso e influente leader del sindacato degli autotrasportatori è stato, negli anni 50 e 60, un vero e popolare protagonista della scena economico-sociale degli Stati Uniti.

La sua improvvisa sparizione, nel 1975, rimane tuttora uno dei più grandi misteri della storia americana e ha da sempre acceso la fantasia di dietrologi e complottisti.

Martin Scorsese ne dà una sua versione, basandosi sul saggio I Heard You Paint Houses (letteralmente: Ho sentito che tinteggi case; in Italia uscito con il titolo L'Irlandese) di Charles Bradt, adattato poi dallo sceneggiatore Steve Zaillian (Oscar per lo script di Schindler's List di Steven Spielberg nel 1994).

E ovviamente lo fa a suo modo, mettendoci dentro molto di sé.

The Irishman diventa pertanto non solo un racconto di "come andarono le cose", ma una profonda, amara, pessimistica e intima riflessione sullo scorrere del tempo, sull'impatto che le nostre scelte hanno sulla vita nostra e delle persone che ci stanno accanto, sulla solitudine del peccato e dei sensi di colpa.

Non è un caso che egli abbia chiamato ad interpretare i protagonisti due attori a lui molto cari: Robert De Niro (alla nona collaborazione insieme, con un Oscar vinto per Toro Scatenato, senza contare il corto The Audition) e Joe Pesci (alla quarta collaborazione, con un Oscar vinto per Quei Bravi Ragazzi), che insieme hanno recitato complessivamente 4 volte per l'amico regista (la penultima, per il troppo sottovalutato Casinò).

E che si sia avvalso dei fidati collaboratori Thelma Schoonmaker (montaggio), Rodrigo Prieto (fotografia; avevano già lavorato assieme in The Wolf of Wall Street, The Audition e Silence), Sandy Powell (costumi), Robbie Robertson (musiche).

Una rimpatriata che assume i toni crepuscolari di un testamento spirituale (nonostante l'attivismo del regista, sempre impegnato in nuovi progetti), di una quadratura del cerchio: The Irishman è una summa di tutti film "di gangster" da lui diretti precedentemente, di quasi tutti i tòpoi trattati nella sua lunga carriera, di una visione del mondo e della vita.

Non aspettatevi tuttavia un déja-vu: la pellicola è piuttosto anomala, per gli standard scorsesiani.

Pur non mancando scene forti, il ritmo non è forsennato: più simile, forse, al fluire di un grosso fiume che scorre placido, ma che appare altresì imponente e potente.

Anche la scelta dei brani musicali è particolare: nessun pezzo rock, ma molti in stile "confidenziale".

Poi, quest'opera è l'unica, nella carriera del cineasta, ad essere stata distribuita principalmente per lo streaming.

La produzione da parte di Netflix è probabilmente uno dei motivi dei pochi riconoscimenti ottenuti: 5 nomine ai Golden Globe e ben 10 agli Oscar, ma nessuna statuetta conquistata - ma lo sappiamo quanto poco Hollywood apprezzi questo tipo di fruizione dei film (si veda il caso Roma).

Però dobbiamo anche aggiungere che senza lo sforzo produttivo della piattaforma via web, questo film non avrebbe potuto essere fatto (o sarebbe stato molto diverso): il budget infatti è stato imponente - da uno che ha creato capolavori come Taxi Driver con pochi soldi, è cosa alquanto inusuale.

I costi sono lievitati soprattutto a causa degli effetti speciali: la tecnica messa a punto dalla Industrial Light & Magic (quella della saga di Star Wars, per intenderci) per ringiovanire digitalmente gli attori si è rivelata sì molto efficace e suggestiva, ma anche molto dispendiosa.

Altra "stranezza": Al Pacino recita finalmente (e per la prima volta) in un film di Scorsese!

Quest'ultimo utilizza spesso attori italo-americani - qui compaiono, tra gli altri, Bobby Cannavale, Ray Romano, Steve Van Zandt - ma non aveva mai avuto la possibilità di lavorare con uno dei migliori attori di Hollywood.

E questi offre, da par suo, un'eccellente interpretazione di uno dei personaggi più ambigui della storia americana del Novecento, vincendo (a parer nostro) la sfida con l'eterno "rivale" (ma i due si stimano molto) Robert De Niro.

Vedremo quali altri film ci riserverà in futuro Scorsese; tuttavia, se dovesse riprendere il genere gangster movie, sapremo che lo farà, a questo punto, per sconvolgerlo definitivamente.




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venerdì 28 febbraio 2020

OSCAR 2020. C'ERA UNA VOLTA...A HOLLYWOOD, ANGELI E DEMONI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2019
161'
Regia: Quentin Tarantino
Interpreti: Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Al Pacino, Kurt Russell, Zoe Bell, Bruce Dern, Dakota Fanning, Maya Hawke, Harley Quinn Smith, Damian Lewis, Michael Madsen, Luke Perry.


Los Angeles, 1969. Rick Dalton (DiCaprio) è un divo del cinema e della televisione in declino.
Vicino di casa di Sharon Tate (Robbie) e Roman Polanski, la cui ascesa a Hollywood pare invece inarrestabile, il nostro ha come miglior amico Cliff Booth (Pitt), intrepido stuntman che lo segue come un'ombra.

Mentre l'attore partecipa a una serie tv western, un'inquietante comunità hippy si installa allo Spahn Ranch con il progetto di far la festa a Tate e compagnia.

Rick comincia a chiedersi se non abbia ragione il suo manager, Marvin Schwarz (Pacino), che gli ha consigliato di trasferirsi in Italia a girare western spaghetti...






La storia si ripete: prima al Festival di Cannes, poi alla Notte degli Oscar, C'era una Volta... a Hollywood ha dovuto cedere il premio più ambito al rivale coreano Parasite.

I 3 Golden Globe conquistati a gennaio non sono bastati a convincere l'Academy: il film di Tarantino è stato, insieme a 1917 di Sam Mandes, uno dei grandi sconfitti della serata.
Solo 2 statuette, alla fine: miglior attore non protagonista (Pitt) e miglior scenografia.

Eppure Quentin avrebbe meritato almeno l'Oscar per la miglior sceneggiatura originale, non fosse altro per averci lavorato 5 lunghi anni (parole sue).
Se fosse accaduto, sarebbe stata la terza volta per lui, dopo Pulp Fiction e Django Unchained.

Il riconoscimento a Brad Pitt ha invece messo d'accordo tutti, e non poteva essere altrimenti.
Il regista italo-americano gli ha cucito addosso il ruolo della vita: un personaggio spavaldo e violento, eppure coraggioso e leale, difficile da dimenticare.

L'unico elemento discordante è la categoria in cui è stato premiato.
Non protagonista? Ma è lui il vero eroe della storia.






CUVAH è una lettera d'amore, un commosso omaggio alla Hollywood dei tempi d'oro: sta a Tarantino come Roma stava ad Alfonso Cuarón.
Vero, qui ci sono un po' troppi tempi morti e digressioni, e a 3/4 del film compare dal nulla una voce narrante del tutto superflua, ma rimane un'ottima rievocazione d'epoca.

Quella di QT non è una città da documentario, è una Los Angeles "dell'anima", idealizzata e immersa in un contesto storico volutamente e irriverentemente revisionista.
Non scendiamo in dettagli per non spoilerare nulla, ma non sarebbe divertente se Cliff si scoprisse essere il discendente dell'ufficiale di Bastardi Senza Gloria?

Pitt e DiCaprio (a proposito, bravissimo anche quest'ultimo, come sempre) sono - parole di Quentin - "la più esaltante coppia cinematografica dai tempi di Redford e Newman", ma non sono le uniche stelle del cast a brillare.

La Sharon Tate di Margot Robbie attraversa il film a passo di danza: la sua è una presenza angelica che serve da contraltare alla rozzezza demoniaca della Manson Family (curiosamente, Charles Manson compare solo per pochi secondi).
La statuaria attrice di The Wolf of Wall Street e Suicide Squad è oramai una diva a tutti gli effetti, guai a chi dice il contrario.

Tra le parti di secondo piano commuove quella del compianto Luke Perry, un tempo star televisiva del giovanilistico Beverly Hills 90210, morto poco dopo le riprese.

Diverse figlie d'arte tra le comparse: Rumer Willis, figlia di Bruce Willis e Demi Moore; Maya Hawke (apparsa nella 3a stagione di Stranger Things), figlia di Uma Thurman e Ethan Hawke; Harley Quinn Smith, figlia di Kevin Smith (vedere Yoga Hosers e Supergirl Lives).

Nonostante qualche momento di tensione (la visita di Pitt allo Spahn Ranch è in odore di Non Aprite Quella Porta) e un'unica scena splatter nel finale, C'era una Volta a Hollywood si può catalogare come commedia.
Tra tutte, la scenetta più divertente è probabilmente quella in cui Bruce Lee fa la figura dello scemo.

Nelle interviste, Tarantino ha parlato di questa ennesima fatica come del proprio "Magnum Opus": al netto di qualche difetto, forse lo è.
Di sicuro è la sua pellicola più personale e sincera.

Da vedere, con o senza Oscar.




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mercoledì 5 febbraio 2020

OSCAR 2020. NOMINATION: ATTRICI E ATTORI



Le candidature che, in genere, interessano di più al pubblico sono quelle relative alle interpretazioni.
Attrici e attori sono in grado, con la propria bravura o il proprio carisma, di cambiare le sorti di un film.

Dopo i recenti Golden Globe, quest'anno i verdetti paiono già scritti (a scanso di sorprese clamorose).

Renée Zellweger porterà a casa il suo secondo Oscar, anni dopo quello ottenuto come non protagonista per Ritorno a Cold Mountain?
A Hollywood (e all'Academy) piacciono i biopic: la sua interpretazione della leggendaria Judy Garland - madre di Liza Minnelli e piccola star di Il Mago di Oz - è già data per vincente.

Un peccato per le altre attrici in lizza: la cantante Cynthia Erivo è l'unica "quota black", mentre Saoirse Ronan conquista la sua nomina numero 4 a poco meno di 26 anni.
Scarlett Johansson (presente in due categorie!) e Charlize Theron hanno dimostrato di non essere soltanto belle.

A proposito, tra i ruoli di supporto spicca un'altra bellissima: Margot Robbie.
Guai a liquidarla come una bambolina: la critica si è finalmente accorta delle qualità recitative della bionda di The Wolf of Wall Street e Suicide Squad.

Anche lei però rimarrà probabilmente a bocca asciutta: la strafavorita in questa categoria è Laura Dern.
Forse solo la sottovalutata Kathy Bates potrebbe essere capace di contendere il premio alla musa di David Lynch.
Occhio comunque alla stella in super ascesa Florence Pugh: la nomination le farà da trampolino definitivo?






In ambito maschile, solo un grosso dispetto potrebbe far perdere l'Oscar allo strepitoso Joaquin Phoenix di Joker.
In alternativa, una chance potrebbe averla il nasuto Adam Driver (sì, proprio Kylo Ren/Ben Solo di Star Wars).

Più difficile che la statuetta vada a DiCaprio (7a candidatura per lui: 6 da attore + 1 da produttore), Pryce o Banderas.
E pensare che quest'ultimo è - incredibilmente - solo alla sua prima nomina, dopo una carriera piena di soddisfazioni e successi.

Pochissimi dubbi anche sul trionfo di Brad Pitt nella categoria relativa ai non protagonisti.
In C'era una Volta... a Hollywood Quentin Tarantino gli ha cucito addosso il ruolo della vita: non assegnargli l'Oscar - potenzialmente il suo secondo, dopo quello conquistato come produttore di 12 Anni Schiavo - sarebbe sacrilego.

Eppure la concorrenza è da leccarsi i baffi: da Anthony Hopkins (Papa Benedetto XVI per un film Netflix che è tra le rivelazioni di questa edizione) a Tom Hanks (6 nomination in carriera, di cui 2 andate a segno; ne avrebbe meritate di più), passando per la coppia di The Irishman, Al Pacino (nei panni del controverso sindacalista Jimmy Hoffa, scomparso misteriosamente) e il redivivo Joe Pesci (terza nomina per lui; aveva vinto per Quei Bravi Ragazzi).

In attesa di scoprire quali stelle riusciranno a brillare nella Notte degli Oscar, cliccate sui link che trovate qui sotto e godetevi lo spettacolo!






Migliore attrice protagonista


Cynthia Erivo – Harriet
Scarlett Johansson – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Saoirse Ronan – Piccole donne (Little Women)
Charlize Theron – Bombshell
Renée Zellweger – Judy

Migliore attore protagonista


Antonio Banderas – Dolor y gloria
Leonardo DiCaprio – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)
Adam Driver – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Joaquin Phoenix Joker
Jonathan Pryce – I due papi (The Two Popes)

Migliore attrice non protagonista


Kathy Bates – Richard Jewell
Laura Dern – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Scarlett Johansson - Jojo Rabbit
Florence Pugh - Piccole donne (Little Women)
Margot Robbie – Bombshell

Migliore attore non protagonista


Tom Hanks – Un amico straordinario (A Beautiful Day in the Neighborhood)
Anthony Hopkins – I due papi (The Two Popes)
Al Pacino – The Irishman
Joe Pesci – The Irishman
Brad Pitt – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)




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domenica 26 ottobre 2014

ROMA 2014. I VINCITORI, LA RIVINCITA DI MARCO MUELLER

(Il regista inglese Stepehen Daldry col premio vinto per Trash


In anni passati eravamo stati critici nei confronti sia del Festival Internazionale del Film di Roma sia di Marco Müller.
Il primo ci è sempre sembrato un doppione non necessario della Mostra del Cinema di Venezia, del secondo non avevamo apprezzato alcune scelte di "cartellone" proprio quando era direttore della kermesse lagunare (vedere ad es. Venezia 2011).

Eppure, il produttore italo-svizzero è stato anche quello della rivalutazione delle pellicole di genere, dei film pensati anche per il grande pubblico, degli autori e dei divi hollywoodiani sul tappeto rosso (rimanendo a Venezia 2011: George Clooney, Al Pacino, Jessica Chastain, Colin Firth, William Friedkin, Michael Mann...).
Un espediente pubblicitario, certo, ma anche una precisa e in fondo banale scelta politica: per sopravvivere il cinema ha bisogno più di spettatori che di critici.

Un'impostazione che col tempo si è rivelata vincente: se da un lato la gestione veneziana di Alberto Barbera ha perso via via sempre più punti, fino a diventare - cosa impensabile, fino a pochi anni fa - un evento artistico di secondo piano (basti ricordare la più recente edizione), dall'altro il festival romano ha acquisito una certa credibilità anche all'estero.

Quest'anno Müller ha fatto arrivare attori di richiamo planetario (Kevin Costner, Richard Gere, Clive Owen, Benicio Del Toro...), si è assicurato una manciata di film veramente d'autore (almeno Gone Girl di David Fincher col bi-oscarizzato Ben Affleck - per Will Hunting come sceneggiatore e per Argo come produttore - è stato un colpaccio; niente male anche la scelta di portare sotto il Cupolone Lo Straordinario Viaggio di T.S. Spivet di Jean-Pierre Jeunet - l'autore di Il favoloso Mondo di Amélie - e A Most Wanted Man dell'ex autore di videoclip Anton Corbijn col compianto Philip Seymour Hoffman) e soprattutto ha cancellato il concorso ufficiale, lasciando che fosse esclusivamente il pubblico ad assegnare i premi.

Una svolta rivoluzionaria e ben accetta, che speriamo "contagi" anche le altre rassegne, a partire dalla principale concorrente: forse solo gli spettatori possono salvare Venezia da selezioni snob e giurie autoreferenziali.

Di seguito i premi principali:

GALA: Trash di Stephen Daldry (Regno Unito)
CINEMA D'OGGI: 12 Citizens di Xu Ang (Cina)
MONDO GENERE: Haider di Vishal Bhardwaj (India)
CINEMA ITALIA: Fino a qui tutto bene di Roan Johnson (Italia)

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mercoledì 27 agosto 2014

VENEZIA 2014. FILM IN E FUORI CONCORSO

Dall'alto, tre dei divi che potrebbero sbarcare al Lido: Michael Keaton (mattatore del film di apertura della Mostra, Birdman), Al Pacino (protagonista di The Humbling - nella foto - e di Manglehorn), Willem Dafoe (Pasolini, nella pellicola omonima). 


Niente da fare.
Anche quest'anno la Mostra del Cinema di Venezia targata Alberto Barbera farà rimpiangere le edizioni curate da Marco Müller.
Sono finiti i bei tempi in cui il pubblico trovava in cartellone Wilde Salomé e Killer Joe, Alois Nebel o Le Idi di Marzo.

Non staremo a perdere tempo citando i film e i divi che avrebbero potuto sbarcare al Lido e che invece - desolatamente - non ci saranno: gioco inutile, che serve solo ad alimentare i rimpianti.

Come avevamo temuto lo scorso anno, il prestigio da solo non basta e la perdurante politica del low budget ha portato ad un fenomeno di low interest nei confronti della rassegna - ancora più marcato all'estero, dove ormai Venezia viene puntualmente snobbata a favore di kermesse fino a pochi anni fa considerate di secondo piano, quali quelle di Toronto, New York e perfino Telluride.

Non che in patria la considerazione sia migliore: l'ex direttore di origini svizzere si è preso una bella rivincita, rendendo più appetibile della Mostra il più giovane Festival Internazionale del Film di Roma.
E quest'anno abbiamo il sentore che il confronto verrà di nuovo perso dal capoluogo veneto.

Pochi infatti i film che, almeno sulla carta, ci appaiono degni di nota.
Sicuramente il film di apertura: Birdman, che segna il ritorno al cinema d'autore del grande Michael Keaton, già in odore di Coppa Volpi (e forse di Oscar).

Sempre in concorso, potrebbero forse distinguersi Good Kill di Andrew Niccol (già autore di Gattaca e S1m0ne), il Pasolini di Abel Ferrara con Willem Dafoe, Manglehorn con Al Pacino e Harmony Korine (il regista di Spring Breakers).
E ancora: il favoritissimo della vigilia alla vittoria finale The Cut di Fatih Akin, e Il Giovane Favoloso sulla vita di Giacomo Leopardi.

Meglio le pellicole fuori concorso e nelle sezioni collaterali: la commedia romantica She's Funny That Way del maestro Peter Bogdanovich (autore del bellissimo L'Ultimo Spettacolo, di Ma papà ti manda sola? e Paper Moon), la commedia horror Burying The Ex di Joe Dante (I Gremlins vi dicono qualcosa?), La Trattativa di Sabina Guzzanti tra i rapporti Stato-mafia (un po' documentario un po' ricostruzione con attori), The Humbling di Barry Levinson (un pezzo di storia di Hollywood: suoi sono Good Morning Vietnam - recensione in arrivo! -, Rain Man, Bugsy, Toys-Giocattoli, Rivelazioni, Sleepers, Sesso & Potere, Sfera, L'Uomo dell'Anno - anche questo lo recensiremo a breve) con Al Pacino, The Right Mind di Ami Canaan Mann (ve la ricordate? È quella di Texas Killing Fields), il documentario su Lionel Messi di Álex de la Iglesia, Arance e Martello (l'esordio alla regia del presentatore e personaggio televisivo Zoro), il cartoon The Boxtrolls (con le voci originali di Simon Pegg, Nick Frost, Ben Kingsley).

Una nota a margine. Anche quest'anno è presente al Lido con un suo nuovo film il prezzemolino da festival per antonomasia degli ultimi anni, James Franco.
Persino noi tre anni fa lo abbiamo incontrato dal vivo, in mezzo al pubblico in una proiezione notturna (ne avevamo già parlato qui)!

Tornando alla rassegna, le cose migliori potrebbero essere la sfida per il miglior attore (Michael Keaton vs. Al Pacino vs. Willem Dafoe) e la consegna del Leone d'oro alla carriera a Thelma Schoonmaker, storica collaboratrice di Martin Scorsese e montatrice da tre Oscar (per Toro Scatenato, The Aviator, The Departed), premiata assieme al documentarista Frederick Wiseman.

Uno si potrebbe anche accontentare di un programma così.
Se solo non guardasse indietro alla storia della - ormai ex - gloriosa Mostra Internazionale dell'Arte Cinematografica di Venezia.

Ecco comunque curiosità, trailer, trame dei film in e fuori concorso e di quelli secondo noi più significativi nelle sezioni collaterali.


FILM IN CONCORSO

Birdman (or The Unexpected Virtue of Ignorance) di Alejandro Gonzales Iñárritu (USA), con Michael Keaton, Emma Stone, Edward Norton, Zach Galifianakis e Naomi Watts
The Cut di Fatih Akin (Germania/Francia/Italia), con Tahar Rahim
A Pidgeon Sat on a Branch Reflecting on Existence di Roy Andersson (Svezia/Germania/Norvegia)
99 Homes di Ramin Bahrani (USA), con Michael Shannon, Laura Dern e Andrew Garfield
Tales di Rakhshan Bani E'Temad (Iran)
La Rançon De La Gloire di Xavier Beauvois (Francia/Belgio/Svizzera)
Hungry Hearts di Saverio Costanzo (Italia)
Le Dernier Coup De Marteau di Alix Delaporte (Francia)
Pasolini di Abel Ferrara (Francia/Belgio/Italia), con Willem Dafoe, Riccardo Scamarcio e Valerio Mastrandrea
Manglehorn di David Gordon Green (USA), con Al Pacino, Holly Hunter e Harmony Korine
3 Coeurs di Benoît Jacquot (Francia), con Charlotte Gainsbourg, Chiara Mastroianni, Catherine Deneuve
The Postman's White Nights di Andrei Konchalovsky (Russia)
Il Giovane Favoloso di Mario Martone (Italia), con Elio Germano, Michele Riondino
Sivas di Kaan Mujdeci (Turchia)
Anime Nere di Francesco Munzi (Italia)
Good Kill di Andrew Niccol (USA), con Ethan Hawke, Bruce Greenwood e January Jones
Loin Des Hommes di David Oelhoffen (Francia), con Viggo Mortensen
The Look of Silence di Joshua Oppenheimer (GB/Danimarca/Indonesia)
Fires on the Plain di Shinya Tsukamoto (Giappone)
Red Amnesia di Xiaoshuai Wang (Cina)


FILM FUORI CONCORSO

She's Funny That Way di Peter Bogdanovich (USA), con Owen Wilson, Jennifer Aniston, Rhys Ifans, Imogen Poots, Tatum O'Neal
Words with Gods di Guillermo Arriaga, Emir Kusturica, Amos Gitai, Mira Nair, Warwick Thornton, Hector Babenco, Bahman Ghobai, Hideo Nakata, Alex de la Iglesia (Messico/USA)
The Golden Era di Ann Hui (Cina/Hong Kong)
Dearest di Peter Ho-Sun Chan (Hong Kong/Cina)
Olive Kitteridge di Lisa Cholodenko (USA), con Bill Murray, Frances McDormand, Richard Jenkins [Miniserie Tv]
Burying the Ex di Joe Dante (USA), con Anton Yelchin, Ashley Greene, Alexandra Daddario
Perez di Edoardo De Angelis (Italia)
La Zuppa del Diavolo di Davide Ferrario (Italia)
L'Urlo e il Furore (The Sound and the Fury) di James Franco (USA), con James Franco, Seth Rogen, Scott Haze e Tim Blake Nelson
Tsili di Amos Gitai (Israele/Russia/Italia/Francia)
La Trattativa di Sabina Guzzanti (Italia)
Hwajang di Im Kwon-taek (Corea del Sud)
The Humbling di Barry Levinson (USA), con Al Pacino, Greta Gerwig, Dianne Wiest, Charles Grodin e Mandy Patinkin
O Velho do Restelo (The Old Man of Belem) di Manoel de Oliveira (Portogallo/Francia)
Im Keller di Ulrich Seidl (Austria)
Nymphomaniac Volume I (Long Version) - Director's Cut di Lars von Trier (Danimarca/Germania/Francia/Belgio)
Nymphomaniac Volume II (Long Version) - Director's Cut di Lars von Trier (Danimarca/Germania/Francia/Belgio)
The Boxtrolls di Anthony Stacchi e Annable Graham (Gran Bretagna)
Italy in a day-Un giorno da Italiani di Gabriele Salvatores (Italia/GB)

Nelle sezioni autonome e parallele segnaliamo:

Arance e martello di Diego Bianchi/Zoro (Italia) [SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA]
Your Right Mind di Ami Canaan Mann (USA), con Katherine Heigl, Lea DuVall, Sheryl Lee e Ryan Bingham [ORIZZONTI]
The President di Mohsen Makhmalbaf (Georgia/Francia/Gran Bretagna/Germania) [ORIZZONTI]
Belluscone - Una storia siciliana di Franco Maresco (Italia) [ORIZZONTI]
Messi di Álex de la Iglesia (Spagna) [GIORNATE DEGLI AUTORI]

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domenica 11 settembre 2011

VENEZIA 2011: I NOSTRI PREMI


Posto che i giudizi sono per forza di cose soggettivi, si può dire che assegnare dei premi in un concorso cinematografico sia, in fondo, nulla più che un giochino.
E' difficile confrontare pellicole così numerose e tanto diverse tra loro.

Pur essendo questa un'edizione della Mostra complessivamente mediocre (moltissimi film di livello medio-basso, qualche delusione e pochissimi capolavori), ci sono state tuttavia alcune opere che - per una ragione o per l'altra - ci hanno favorevolmente colpito.

Ci siamo pertanto divertiti a immaginarci nei panni dei giurati e abbiamo stilato una nostra classifica ideale, basata sulle proiezioni cui abbiamo avuto modo di assistere personalmente (per questa ragione, trasgredendo alle regole della competizione, ci siamo permessi di considerare anche i film fuori concorso).
Ecco a voi:

Leone d’Oro per il miglior film:
Wilde Salomé di Al Pacino (USA)

Leone d’Argento per la migliore regia:
William Friedkin per il film Killer Joe (USA)

Premio Speciale della Giuria:
Alois Nebel di Tomas Lunak (Repubblica Ceca)

Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile:
Jeffrey Dean Morgan nel film Texas Killing Fields di Ami Canaan Mann (USA)

Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile:
Jessica Chastain nel film Wilde Salomé di Al Pacino (USA)

Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente:
James Howson nel film Wuthering Heights di Andrea Arnold (Gran Bretagna)

Osella per la miglior fotografia:
Robbie Ryan per il film Wuthering Heights di Andrea Arnold (Gran Bretagna)

Osella per la migliore sceneggiatura:
Don Ferrarone per il film Texas Killing Fields di Ami Canaan Mann (USA)


In più, abbiamo inventato dei premi speciali per i divi coi quali abbiamo avuto - direttamente o indirettamente - a che fare:

Leone d'Oro per la simpatia: William Friedkin
Leone d'Oro per lo stile: Colin Firth
Leone d'Oro per la cortesia: Moni Ovadia
Leone d'Oro per la miglior pennichella: James Franco (menzione speciale come personaggio più citato nel nostro blog!)
Leone d'Oro per la scarsa resistenza alle ore piccole: Marco Bellocchio
Leone d'Oro per la migliore interpretazione di un divo: Tony Renis

A tutti i vip succitati, e anche a quelli che non abbiamo nominato, il nostro più vivo ringraziamento. Senza di voi questa esperienza sarebbe stata meno divertente!

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lunedì 5 settembre 2011

WILDE SALOME', PACINO (CON)VINCE ANCORA


L’atmosfera sul Lido è frizzante, caotica, l’attesa per il nuovo lavoro da regista di colui che è considerato (a ragione) il miglior attore vivente è palpabile.
Ci passa accanto, sfiorandoci, Eli Roth, il regista di Hostel amico di Tarantino. Ma sta correndo di gran carriera, forse non è lui, solo uno che ci assomiglia molto. Come scopriremo qualche ora dopo, vedersi un divo in “incognito”, mescolato a gente comune, qui non è poi così inusuale.
La proiezione ha inizio nel salone del Palabiennale, imponente e gremitissimo. Ma veniamo al film.

Wilde Salomé ripercorre sostanzialmente la stessa brillante idea di quel Riccardo III con cui Pacino aveva esordito dietro la cinepresa, 15 anni fa: non solo un adattamento del testo, ma anche uno sguardo dietro le quinte; una fiction su Salomé, ma anche un documentario su Oscar Wilde e su come si può interpretare una sua pièce. Insomma, una lezione di teatro. E di cinema.

Così, vediamo il nostro alle prese come un duplice, arduo compito: allestire contemporaneamente – e con la medesima compagnia – sia una lettura teatrale che una versione cinematografica del capolavoro wildiano.
Ma Pacino fa anche di più: interroga appassionati ed esperti in materia (si vedono tra gli altri Bono, Gore Vidal, Tom Stoppard), va a visitare la vecchia casa di Wilde, ne studia gli appunti originali, si immerge nella sua arte fino a immedesimarsi in lui.

E gli attori? Pacino è Pacino, quindi da solo buca lo schermo, benché curiosamente risulti più convincente quando non recita (ma siamo sicuri?) che non nei momenti in cui interpreta Re Erode.
Dal canto suo Jessica Chastain – da noi già apprezzatissima nel malikiano The Tree Of Life – tratteggia magistralmente una Salomé di sensuale e crudele voluttà. Tenetela d’occhio: è l’attrice del momento.

L’unico appunto? Non si capisce per quale ragione una pellicola di questo calibro sia stata presentata fuori concorso anziché nella selezione ufficiale, dato che avrebbe potuto tranquillamente concorrere per almeno due o tre dei premi principali.
Per la cronaca, la fine della proiezione è stata accolta da un’ovazione.




LOCANDINA





VIDEO






martedì 16 agosto 2011

VENEZIA 2011: I FILM FUORI CONCORSO.

(clicca sul logo per vedere l'elenco dei film presentati alla 68a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica della sezione principale e delle sezioni collaterali)


Grandi protagonisti del cinema mondiale, quali Al Pacino, Ermanno Olmi, Steven Soderbergh.
Gli omaggi a MARCO BELLOCCHIO ( Leone d'Oro alla carriera), ROBERTO ROSSELLINI (con il restauro del documentario INDIA, MATRI BHUMI), NICHOLAS RAY (per intenderci, il regista di Gioventù bruciata; a Venezia, quest'anno, presentano il restauro del film WE CAN'T GO HOME AGAIN, il documentario della moglie DON'T EXPECT TOO MUCH e la video-installazione REBEL di JAMES FRANCO a lui dedicati), LUIS TRENKER, regista-alpinista (con il restauro di DER KAISER VON KALIFORNIEN-L'IMPERATORE DELLA CALIFORNIA, premio per il miglior film alla Mostra di Venezia del 1936).
Big della musica, come Madonna, Sigur Ros, Vasco Rossi.
Gli esordi di James Franco da regista "mainstream" (quest'anno, a Venezia, sarà onnipresente) e dello scrittore ERRI DE LUCA come attore (con il corto DI LA' DAL VETRO).
I campioni di calcio Roberto Baggio e Gary Lineker nel finto documentario - su un fantomatico Mondiale di calcio giocato in Patagonia nel 1942 - tratto da un racconto di Osvaldo Soriano.

Le novità e le sorprese sono molte, anche nelle sezioni collaterali della 68a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. E noi vi presentiamo le più gustose, naturalmente, con trailer, curiosità, notizie, retroscena...


AL PACINO ( Premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker come personalità che ha lasciato il segno nel cinema contemporaneo) - WILDE SALOME
Usa, 95'
Al Pacino, Jessica Chastain, Kevin Anderson
(clicca sulla locandina per vedere il video in cui Al Pacino parla del dramma teatrale di Oscar Wilde Salomé)


ERMANNO OLMI - IL VILLAGGIO DI CARTONE
Italia, 87'
Michael Lonsdale, Rutger Hauer, Massimo De Francovich, Alessandro Haber
(clicca sulla locandina per vedere il video della conferenza stampa di presentazione del film)


STEVEN SODERBERGH - CONTAGION
Usa, 105'
Matt Damon, Kate Winslet, Marion Cotillard, Jude Law, Gwyneth Paltrow, Laurence Fishburne
(clicca sulla locandina per il collegamento al sito ufficiale)


WHIT STILLMAN - DAMSELS IN DISTRESS [FILM DI CHIUSURA]
Usa, 98'
Greta Gerwig, Adam Brody, Megalyn Echikunwoke, Analeigh Tipton
(clicca sull'immagine per il collegamento alle pagine relative al film sul sito non ufficiale dedicato a Whit Stillman)


MADONNA - W.E.
Gran Bretagna, 115'
Andrea Riseborough, Abbie Cornish, James D’Arcy, Oscar Isaac
(clicca sulla locandina per vedere il video del backstage)


TONY SIU-TUNG CHING - BAISH ECHUANSHUO (THE SORCERER AND THE WHITE SNAKE)
Cina-Hong Kong, Cina, 99'
Jet Li, Eva Huang, Raymond Lam, Charlene Choi
(clicca sulla locandina per leggere le informazioni su questo film)


TAKASHI SHIMIZU - RABITTO HORAA 3D (TORMENTED-RABBIT HORROR 3D)
Giappone, 83'
Hikari Mitsushima, Teruyuki Kagawa, Takeru Shibuya, Tamaki Ogawa
(clicca sulla locandina per vedere trama, informazioni e ulteriori foto)


MARY HARRON - THE MOTH DIARIES
Canada, Irlanda, 85'
Sarah Bolger, Sarah Gadon, Lily Cole, Scott Speedman
(clicca sulla locandina per vedere le prime immagini del film)


JAMES FRANCO - SAL [ORIZZONTI]
Usa, 103'
Val Lauren, James Franco, Jim Parrack
(clicca sull'immagine per vedere le prime foto del backstage)


TOMÁS LUNÁK - ALOIS NEBEL
Repubblica Ceca, Germania, 80'
Miroslav Krobot, Marie Ludvikova, Leos Noha, Karel Roden
(clicca sull'immagine per il collegamento al sito ufficiale del film)


LORENZO GARZELLA, FILIPPO MACELLONI - MUNDIAL OLVIDADO-IL MONDIALE DIMENTICATO [GIORNATE DEGLI AUTORI-SPAZIO APERTO]
Italia, Argentina, 95'
Roberto Baggio, Gary Lineker, Joao Havelange, Darwin Pastorin
(clicca sull'immagine per vedere la scheda del film)


ALESSANDRO PARIS, SIBYLLE RIGHETTI - QUESTA STORIA QUA [EVENTI]
Italia, 75'
(documentario) Vasco Rossi
(clicca sulla locandina per il collegamento al sito ufficiale del documentario)


VINCENT MORRISET - INNI [GIORNATE DEGLI AUTORI]
Islanda, ?
(film sperimentale/documentario) Sigur Ros
(clicca sull'immagine per visualizzare uno dei tanti siti specializzati che si interrogano su che cosa sia in realtà INNI)

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