CINEMA A BOMBA!

giovedì 19 marzo 2020

OSCAR 2020. HAIR LOVE, QUANDO UN PADRE PRENDE LA SITUAZIONE DI PETTINE

(Clicca sulla locandina per vedere il cortometraggio). 

USA, 2019
6'47"
Regia: Matthew A. Cherry, Everett Downing Jr., Bruce W. Smith
Voce originale: Issa Rae.


Una bambina vuole sistemarsi i capelli per farsi bella in vista di un appuntamento molto importante.

Più facile a dirsi che a farsi: i capelli non ne vogliono sapere di stare in ordine.

La piccola chiede allora aiuto al papà.
Che non sa neppure da che parte iniziare.

E intanto il tempo scorre...






Ma che bello, il brevissimo cartoon premiato quest'anno con l' Oscar per il miglior cortometraggio di animazione!

A dirigerlo - strano ma vero, considerando il tatto e la sensibilità dimostrati - un ex giocatore professionista di football americano, Matthew A. Cherry.

A dimostrare che gli stereotipi non hanno molto senso, con lui (ma non hanno molto senso a prescindere), basta pensare che il protagonista del corto è sì un afroamericano, ma non uno di quelli che si vedono solitamente al cinema: è un padre affettuoso e non assente; non è un playboy, ma un marito devoto; vive in un appartamento normale e non in una situazione di degrado; è ironico e un po' imbranato.

Insomma, è una persona normale che alla fine fa solo una cosa piccola, ma di grandissima importanza per la figlia e la moglie.

Molto interessanti lo svolgimento della trama e i toni usati, ma d'altra parte Cherry aveva in mente già da qualche anno il progetto.

Per realizzarlo, ha dovuto ricorrere ad una campagna di crowdfunding su Kickstarter - campagna di raccolta fondi che ha avuto un successo oltre le previsioni e che gli ha permesso di avvalersi di collaboratori di altissimo livello.

Come disegnatori, animatori, co-registi e produttori, è riuscito a coinvolgere Frank Abner ed Everett Downing Jr. della Pixar, Bruce W. Smith della Disney, Peter Ramsey (che ha co-diretto Spider-Man: Into The Spider-Verse) e Karen Rupert Toliver (che, tra le altre cose, ha prodotto Curioso Come George).

Senza contare che l'unica voce che si sente - quella della madre - è di Issa Rae, brillante e simpatica attrice di serie web che però si sta ritagliando uno spazio anche al cinema.

Il risultato è stato un successo: questo corto è stato talmente apprezzato che è stato proiettato prima di pellicole dai buoni incassi, quali Angry Birds 2, Jumanji: The Next Level e Piccole Donne, mentre le visualizzazioni su YouTube sono abbondantemente sopra i 20 milioni (al momento attuale).

Senza contare che la storia è diventata pure un fortunato libro illustrato per bambini.

Era dai tempi di Dear Basketball che non si parlava così tanto di un cortometraggio di animazione - guarda caso, diretto anche questo da un ex campione sportivo, il rimpianto e leggendario Kobe Bryant, e anch'esso premiato con l' Oscar.

Hair Love è un piccolo gioiello e infatti si sorride, si ride, ci si commuove molto, in questi 6 minuti: miracolo di un film fatto bene, breve nella durata, ma grande nello scaldare i cuori.




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martedì 10 aprile 2018

OSCAR 2018. DEAR BASKETBALL, IL PASSO È BREVE DALLA NBA ALL'OSCAR

(Clicca sull'immagine per vedere il corto). 

USA, 2017
5'
Regia: Kobe Bryant, Glen Keane.


Kobe Bryant è una leggenda vivente.
Chi altri può vantare in 20 anni di carriera 5 titoli NBA, 18 All-Star Game, 2 Medaglie d'Oro alle Olimpiadi, 30.000 canestri a soli 34 anni e... un Premio Oscar?!?

La celebre Guardia dei Los Angeles Lakers ha infatti ottenuto l'ambita statuetta con questo cortometraggio diretto a quattro mani con l'anziano Glen Keane, animatore Disney di lungo corso (ha lavorato in Canto di Natale di Topolino, Aladdin, Tarzan, Rapuntzel... solo per dirne alcuni).






Il filmato mette sostanzialmente in immagini la bella lettera che Kobe scrisse il 29 novembre del 2015 per annunciare il proprio ritiro dai campi di gioco, impreziosendola con la musica emozionante del veterano John Williams (sì, proprio quello di Indiana Jones e Star Wars; era candidato anche lui quest'anno, per la 51a volta!).

Un corto che in soli 5 minuti rende giustizia ad uno sport e ad un campione.

Alla Notte degli Oscar Bryant ha ringraziato in parte anche in italiano, segno dello stretto legame da lui instaurato col nostro paese.

Anche per questo ci sentiamo di rispondergli semplicemente: grazie.
Grazie per questi 20 anni di emozioni sui campi da gioco e grazie per averli riassunti in questi pochi minuti di immagini e parole.

Dear Basketball è una piccola perla consigliata a chi ama davvero la pallacanestro e il connubio magico che a volte, come in questa occasione, si instaura tra cinema e sport.




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lunedì 5 marzo 2018

OSCAR 2018. I VINCITORI

Dall'alto: Guillermo del Toro (a sinistra) riceve dalle mani di Warren Beatty l'Oscar per il miglior film; i migliori attori (da sinistra, Sam Rockwell, Frances McDormand, Allison Janney e Gary Oldman); Kobe Bryant (a sinistra) con la statuetta per il migliore cortometraggio d'animazione. 


Signore e signori, i risultati tanto attesi.

La redazione di CINEMA A BOMBA! ha azzeccato 22 vincitori su 24 categorie (tra i redattori l'ha spuntata FRA, con 18 previsioni corrette: complimenti!).

In attesa dei nostri commenti (novità in arrivo!) e delle nostre recensioni, ecco l'elenco dei premi assegnati nella Notte delle Stelle.






MIGLIOR FILM

La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water), prodotto da Guillermo del Toro e J. Miles Dale

MIGLIOR REGIA

Guillermo del Toro - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Frances McDormand - Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Gary Oldman - L'ora più buia (Darkest Hour)

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Allison Janney - I, Tonya

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Sam Rockwell - Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Coco, regia di Lee Unkrich e Adrian Molina

MIGLIOR FILM STRANIERO
Una donna fantastica (Una mujer fantástica), regia di Sebastián Lelio (Cile)

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE
Jordan Peele - Scappa - Get Out (Get Out)

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
James Ivory - Chiamami col tuo nome (Call Me by Your Name)

MIGLIOR COLONNA SONORA
Alexandre Desplat - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)

MIGLIOR CANZONE
Remember Me (musica e testi di Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez) - Coco

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Roger A. Deakins - Blade Runner 2049

MIGLIOR MONTAGGIO
Lee Smith - Dunkirk

MIGLIOR SCENOGRAFIA
Paul Denham Austerberry, Shane Vieau e Jeff Melvin - La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water)

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
John Nelson, Gerd Nefzer, Paul Lambert e Richard R. Hoover - Blade Runner 2049

MIGLIOR SONORO
Mark Weingarten, Gregg Landaker e Gary A. Rizzo - Dunkirk

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Richard King e Alex Gibson - Dunkirk

MIGLIORI COSTUMI
Mark Bridges - Il filo nascosto (Phantom Thread)

MIGLIORI TRUCCO E ACCONCIATURA
Kazuhiro Tsuji, David Malinowski e Lucy Sibbick - L'ora più buia (Darkest Hour)

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Icarus, regia di Bryan Fogel

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
Heaven is a Traffic Jam on the 405, regia di Frank Stiefel

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
The Silent Child, regia di Chris Overton e Rachel Shenton

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO D'ANIMAZIONE
Dear Basketball, regia di Glen Keane e Kobe Bryant




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lunedì 5 febbraio 2018

OSCAR 2018. NOMINATION: DOCUMENTARI E CORTOMETRAGGI

Dall'alto: Kobe Bryant in versione cartone animato in Dear Basketball; una scena da Lou della Pixar; batraci in Garden Party; la strana coppia JR-Agnès Varda in Visage Villages.


5 campionati NBA, 2 ori olimpici, innumerevoli riconoscimenti individuali... E ora un Oscar?

Kobe Bryant è una delle grandi sorprese di questa edizione degli Academy Award, candidato per il miglior cortometraggio animato con un'opera ispirata alla toccante lettera che ha annunciato il ritiro dallo sport giocato del campione dei Los Angeles Lakers nel 2015.

Dear Basketball può contare sui disegni del grande illustratore Disney Glen Keane, sulle musiche di John Williams (ha bisogno di presentazioni uno che ha appena ricevuto la sua 51a nomination? Di lui riparleremo prossimamente, comunque), su un nutrito gruppo di tifosi ed estimatori di Bryant in tutto il mondo, sulla popolarità di una leggenda sportiva.

Basterà?
Non è detto: la candidatura ha fatto riemergere anche un controverso caso di violenza sessuale di alcuni anni fa che ha visto come imputato lo stesso giocatore e sono in molti a chiedersi come mai Hollywood sia stata tanto indulgente nel concedere questo onore ad un uomo che sì, è stato assolto, ma sul quale aleggiano ancora molti dubbi.

Tale polarizzazione potrebbe favorire gli avversari, primo fra tutti Lou, corto Pixar (che potete vedere qui sotto! E vi assicuriamo che merita) contro il bullismo.

Ma meglio non sottovalutare neppure gli altri: il francese Garden Party, con protagonisti rane e rospi, visivamente straordinario; Negative Space, che parla del rapporto tra un figlio e il padre spesso via per lavoro; Revolting Rhymes, tratto da ul libro di Roald Dahl, che "riscrive" le fiabe tradizionali di Biancaneve, Cenerentola, Cappuccetto Rosso (ehi, ci ricorda qualcosa)...






Non fosse per la presenza di Kobe Bryant, il riflettore su queste quattro categorie ancora troppo poco considerate noi lo avremmo puntato su Agnès Varda.

Per chi non la conoscesse, questa piccola e anziana signora è una delle registe più apprezzate della storia del cinema, rappresentante di spicco della Nouvelle Vague, autrice di pellicole innovative quali Cléo dalle 5 alle 7 e Senza Tetto nè Legge (Leone d'Oro a Venezia nel 1985), fresca vincitrice di un Oscar alla carriera.

E co-realizzatrice di uno dei più curiosi documentari degli ultimi tempi, Visages Villages - presentato al Festival di Cannes dell' anno scorso -, racconto di un viaggio alla scoperta di piccole grandi storie nella provincia francese fatto con il giovane street artist JR, autore di fotografie giganti.

Di ben altro tenore gli altri documentari in competizione.

Strong Island narra dell'uccisione di un giovane afroamericano e dell'ingiustizia e il dolore che la famiglia ha dovuto subire; Icarus ha come protagonista un ciclista dilettante che, volendo fare un reportage sul doping a livello amatoriale, si ritrova invece invischiato nel grande scandalo che ha coinvolto gli atleti olimpici russi; Abacus: Small Enough to Jail fa il verso a Too Big To Fail (film Tv sulla crisi dei subprime) e tratta di una piccola banca di Chinatown, l'unico istituto di credito statunitense ad aver subito un processo penale per la truffa sui mutui; Last Man in Aleppo parla dei Caschi Bianchi, il gruppo di volontari che cerca superstiti tra le macerie dei palazzi bombardati in Siria che era già stato al centro del corto documentario che aveva vinto nella categoria lo scorso anno - primo storico Academy Award ad una produzione originale Netflix.

A proposito della celebre piattaforma di streaming, occorre notare che essa presenta un candidato molto forte anche quest'anno tra i corti documentari - Heroin(e), storia di tre donne che cercano di contrastare il diffondersi dell'uso degli oppiacei nella loro comunità -, prova della grande attenzione che sta riservando a questo tipo di espressione filmica, attenzione che si manifesta in prodotti di qualità che riescono (anche grazie a budget non comuni per il genere) ad attirare l'attenzione degli spettatori.

Ci voleva!
Ma se i competitor non si adegueranno, il rischio che Netflix riesca in futuro a monopolizzare le categorie documentarie è molto forte.

Tra gli avversari delle eroine antidroga, il Premio Simpatia simbolicamente potrebbe andare ai due protagonisti di Edith+Eddie - afroamericana lei, bianco lui - che in barba a tutto e a tutti (soprattutto ai familiari) hanno deciso di sposarsi a 90 e passa anni, diventando i neosposini "misti" più anziani al mondo.

Heaven is a Traffic Jam on the 405 (che potete vedere per intero qui sotto) ci presenta invece la vita dell'artista Mindy Alper che, affetta da disturbi mentali e depressione, ha dovuto subire terapie di elettroshock e vivere un periodo di 10 anni senza poter parlare; Traffic Stop è un racconto di come un semplice controllo per un'infrazione stradale sia degenerato nel drammatico arresto di una giovane insegnante dalla pelle nera; Knife Skills segue infine le vicende di un gruppo di freschi ex carcerati che cercano di aprire un ristorante di lusso di cucina francese e di riscattarsi pertanto agli occhi della comunità.






Per quel che riguarda i corti di finzione, c'è una sola commedia, The Eleven o'Clock, nel quale uno psichiatra cerca di analizzare un paziente deluso, che a sua volta pensa di essere uno psichiatra e che quindi cercherà di analizzare il vero psichiatra pensando che sia un paziente.

Non preoccupatevi: le trame degli altri sono meno vertiginose.
DeKalb Elementary parla di una sparatoria in una scuola elementare; My Nephew Emmett, di un predicatore nero che cerca di impedire che due uomini portino via suo nipote adolescente, accusato di aver rivolto apprezzamenti ad una ragazza bianca; The Silent Child, di una bambina muta e dei suoi genitori, riluttanti ad essere coinvolti nella sua educazione; Watu Wote/All of Us (ispirato ad una storia vera), del sequestro di un bus da parte di un gruppo terroristico islamico e del rifiuto dei passeggeri musulmani di collaborare per identificare i cristiani presenti sul mezzo.

Detto questo, andiamo a conoscere i singoli candidati.

Perché, come vedrete, oltre a Kobe Bryant c'è di più.

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Abacus: Small Enough to Jail, regia di Steve James
Icarus, regia di Bryan Fogel
Last Man in Aleppo, regia di Firas Fayyad
Strong Island, regia di Yance Ford
Visages Villages, regia di Agnès Varda e JR

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
Edith+Eddie, regia di Laura Checkoway e Thomas Lee Wright
Heaven is a Traffic Jam on the 405, regia di Frank Stiefel
Heroin(e), regia di Elaine McMillion Sheldon e Kerrin Sheldon
Knife Skills, regia di Thomas Lennon
Traffic Stop, regia di Kate Davis e David Heilbroner

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
DeKalb Elementary, regia di Reed Van Dyk
The Eleven o'Clock, regia di Derin Seale e Josh Lawson
My Nephew Emmett, regia di Kevin Wilson, Jr.
The Silent Child, regia di Chris Overton e Rachel Shenton
Watu Wote/All of Us, regia di Katja Benrath e Tobias Rosen

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO D'ANIMAZIONE
Dear Basketball, regia di Glen Keane e Kobe Bryant
Garden Party, regia di Victor Caire e Gabriel Grapperon
Lou, regia di Dave Mullins e Dana Murray
Negative Space, regia di Max Portner e Ru Kuwahata
Revolting Rhymes, regia di Jakob Schuh e Jan Lachauer




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