CINEMA A BOMBA!

giovedì 22 settembre 2022

I CLASSICI: FINO ALL'ULTIMO RESPIRO, IL CINEMA DESTRUTTURATO E RIVOLUZIONARIO DI GODARD

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Francia, 1960
90'
Regia: Jean-Luc Godard
Con: Jean-Paul Belmondo, Jean Seberg, Jean-Pierre Melville, Jacques Rivette, Jean-Luc Godard.


Ladruncolo da strapazzo, Michel Poiccard (Belmondo) ruba un'auto.
Fermato per eccesso di velocità da un poliziotto, uccide questo e si dà alla fuga.

Braccato dalle forze dell'ordine, rintraccia una ragazza americana di cui è innamorato (Seberg) e pianifica di fuggire con lei in Italia...


Poche pellicole hanno cambiato le regole del "gioco" cinematografico come quella che vi stiamo recensendo.
Pochi registi hanno saputo osare come Jean-Luc Godard.

Fino all'Ultimo Respiro è stato il film-manifesto della Nouvelle Vague, il movimento artistico, politico e culturale francese che tra gli anni 50-60 rivoluzionò il modo di intendere la settima arte.

Ne facevano parte alcuni giovani cineasti in erba, molti dei quali provenienti dalla critica giornalistica dei Cahiers du Cinéma, la più prestigiosa rivista cinematografica francese (e probabilmente mondiale).

Tra questi proprio Jean-Luc, che esordì con questo lungometraggio riscrivendo e mettendo in immagini una storia ideata dai suoi colleghi e amici François Truffault e Claude Chabrol, che a loro volta sarebbero diventati auteurs affermati e rispettati.

Più che per l'esile trama, il film è ricordato per lo stile innovativo e non convenzionale: è una dichiarazione di superiorità della forma sulla sostanza, del Segno sul Senso.
Famoso soprattutto il montaggio "a salti", che conferisce un ritmo nervoso e serrato.

Fu il collega Jean-Pierre Melville - il maestro del gangster movie transalpino - a suggerire questa tecnica quando Godard si mostrò combattuto su quali scene tagliare per ridurre la durata della pellicola.
Perché rinunciare a intere sequenze quando si possono semplicemente eliminare qua e là tanti piccoli frammenti privi di dialoghi e movimento? Detto fatto.

Ci sono almeno 3 momenti memorabili: l'inizio, in cui Godard - giocando col montaggio - si diverte a "ingannare" le percezioni degli spettatori (vi siete mai accorti che lo sguardo del protagonista è rivolto dalla parte sbagliata rispetto all'azione?); l'omicidio del poliziotto, suggerito anziché mostrato; l'epilogo, tragico ma non serio.

Che dire poi dei due attori principali?
Se da un lato la Seberg è più che adeguata al ruolo, dall'altro Belmondo è prefetto.
Imitando sfacciatamente Humphrey Bogart, verrà a sua volta imitato fino alla nausea (un probabile esempio? Joe Strummer nel pulp-western post-moderno Straight to Hell).

Jean-Luc Godard verrà ricordato come un vero artista, idolatrato da gente come Quentin Tarantino (che ha chiamato la propria casa di produzione A Band Apart, gioco di parole con Bande à Part, un altro celebre lungometraggio del cineasta francese) e capace di mettersi in gioco fino all'ultimo, come dimostra la Palma d'Oro speciale vinta a Cannes 2018.

Fino all'Ultimo Respiro è invece già passato alla storia.
Non solo come un esperimento ambizioso e riuscito, ma come un autentico capolavoro del cinema.


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martedì 18 giugno 2019

QUILIANO 2019. SABATO, BRUSCHETTA

Ninni Bruschetta riceve il Premio Quiliano Cinema attorniato da "Quei Bravi Ragazzi". 

Ninni Bruschetta con il nostro inviato. 


Quella appena terminata è stata un'altra riuscitissima edizione del Premio Quiliano Cinema.

Ancora una volta "Quei Bravi Ragazzi" del locale cineforum (che prende appunto il nome dal capolavoro di Martin Scorsese), con l'aiuto del noto critico Steve Della Casa, hanno allestito una serie di appuntamenti tutti molto intriganti (ne avevamo parlato nel nostro post precedente).

Le molte novità - tra le quali l'importantissimo spazio dedicato ai giovani autori emergenti Francesca Pesce, Stefano De Felici e Enrico Bonino - e le interesssanti proiezioni di documentari - Le Grand Bal di Laetitia Carton, già presentato a Cannes 2018, ha aperto la rassegna ligure (dopo una dimostrazione di balli occitani), ma ci sono stati anche omaggi a Riccardo Freda e Mario Bava, maestri dell'horror all'italiana, nonché alla grande Anna Magnani (l'autore, Carlo Cotti, ha anche approfittato dell'occasione per ricordare il Maestro Franco Zeffirelli, per il quale aveva lavorato in veste di aiuto regista per La Bisbetica Domata con Elizabeth Taylor e Richard Burton, morto sabato) - hanno ulteriormente arricchito un programma già piuttosto denso, che comprendeva la masterclass di Steve Della Casa e Alessandro Boschi (sul rapporto tra cinema e Liguria, sul cinema orrorifico dagli anni Cinquanta agli anni Settanta, sulla casa di produzione Romana Film, specializzata in peplum).

E naturalmente gli incontri con gli ospiti.

Quest'anno sono stati ricompensati con il Premio Quiliano Cinema - un'opera d'arte in ceramica dell'artista Gianni Celano Giannici (per intenderci, suo è il trofeo ATP attibuito ogni anno al numero 1 del tennis mondiale) - l'attore Ninni Bruschetta e i musicisti Pivio (abbiamo cenato al tavolo accanto a lui e con lui abbiamo chiacchierato in fila per il bagno: grande!) e Aldo De Scalzi.

Noi di CINEMA A BOMBA! siamo stati alla premiazione del poliedrico interprete.

Nella presentazione e nell'intervista che ne è seguita, si è parlato soprattutto della situazione dei film indipendenti - tutt'altro che buona.






La prospettiva di Bruschetta è quella di un professionista diventato attore per caso, comparsata dopo comparsata, ma che ha iniziato come regista teatrale e sceneggiatore.

Uno che la gavetta l'ha fatta e ha potuto toccare con mano le storture del sistema produttivo e distributivo italiano, che privilegia i "nomi da cartellone" a scapito delle storie: i produttori costruiscono film attorno all'"attore noto al pubblico", senza curarsi troppo di soggetto e storia, che vengono dopo.

A farne le spese sono gli autori giovani e indipendenti, che molto spesso non possono permettersi grandi nomi e che di conseguenza hanno pochissime possibilità di avere visibilità e di dimostrare il proprio talento.

Senza contare che spesso si preferisce rifugiarsi nella commedia-sempre-uguale, genere sicuro e senza tanti rischi, preferito ad un cinema più impegnato, a torto considerato come commercialmente meno attrattivo.

La lezione di Sorrentino & C. probabilmente non è stata recepita: all'estero le nostre pellicole brillanti non interessano e non le guarda nessuno.

L'argomento era piuttosto centrato, visto che era prevista in serata la proiezione di I Cinghiali di Portici di Diego Olivares, unico film (a basso budget) da protagonista di un attore noto per i suoi ruoli da non protagonista, storia di un gruppo di ragazzi di un centro di recupero uniti dalla passione per il rugby.

Problemi tecnici però hanno impedito la visione dell'opera cult - "È un film talmente indipendente che non vuole partire..." ha commentato un po' amaramente e un po' ironicamente Bruschetta.

Peccato: sembrava interessante.

Ma il siciliano è riuscito comunque a salvare la serata, andando a prendere in albergo il DVD originale di un film che tanto gli ha dato dal punto di vista umano e professionale e che tanto c'entra con quanto discusso precedentemente.

Di quale film si tratta?

Dai, lo sapete che non ci piacciono gli spoiler: lo scoprirete nel prossimo post.

PS. Grazie, Debora, per le foto. ;-)




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domenica 20 maggio 2018

CANNES 2018. I VINCITORI

Dall'alto: il regista giapponese Hirozaku Kore'eda con la Palma d'Oro vinta per Shoplifters; Spike Lee con il Grand Prix Speciale della Giuria; Roberto Benigni premia Marcello Fonte come migliore attore; Alice Rohrwacher con il riconoscimento per la migliore sceneggiatura.  


In un'edizione che probabilmente non passerà alla storia (vedi il nostro post precedente), la giuria capitanata da Cate Blanchett - e comprendente i registi Ava DuVernay, Denis Villeneuve, Robert Guédiguian, Andreï Zviaguintsev, la cantante Khadja Nin e gli attori Kristen Stewart, Léa Seydoux, Chang Chen - è comunque riuscita a salvare capra e cavoli con verdetti che non hanno scontentato nessuno.

Premesso che in una rassegna cinematografica - piccola o grande che sia - è difficile trovare tutte opere brutte, bisogna dire che quest'anno da Cannes ci si aspettava di più: non che il programma fosse tutto da buttare; però stentiamo a segnalare lavori che possano suscitare vasto interesse al di fuori della Croisette.

L'Italia può tuttavia ritenersi soddisfatta.

Sebbene la Palma d'Oro sia andata ad un delicato film giapponese sulle disuguaglianze sociali - Shoplifters di Hirozaku Kore'eda - parla infatti molto italiano il palmarès del settantunesimo Festival di Cannes.

Il premio per la migliore interpretazione maschile è andato infatti al protagonista di Dogman di Matteo Garrone, Marcello Fonte - già visto in serie Tv (Don Matteo, La mafia uccide solo d'estate) e lungometraggi (in una piccola parte è comparso pure in Gangs of New York di Martin Scorsese!) -, che ha ricevuto il trofeo dalle mani di Roberto Benigni.

Alice Rohrwacher, invece, si è aggiudicata il riconoscimento per la sceneggiatura per Lazzaro felice, assieme a Nader Saeivar e Jafar Panahi (quest'ultimo, anche regista di Trois Visages).

Bella soddisfazione per i nostri due connazionali, che tra l'altro avevano lavorato insieme in Corpo Celeste, esordio dietro alla macchina da presa della cineasta toscana.

Tra le pellicole in competizione, quelle delle quali sentiremo probabilmente ancora parlare in un futuro prossimo sono BlacKkKlansman di Spike Lee e Cold War di Paweł Pawlikowski.

Forse un po' scaltramente, sono state premiate entrambe: la prima ha avuto il Grand Prix Speciale della Giuria e potrebbe rilanciare la carriera di uno degli autori più politicamente schierati degli USA; la seconda, con il premio per la regia, conferma il talento del cineasta polacco dopo l' Oscar a Ida nel 2015.

Dopo tanti proclami sulla parità dei sessi e vista la massiccia presenza muliebre in giuria, ci si aspettava più riconoscimenti per le donne: a parte la gratificazione nell'apposita sezione per l'attrice kazaka Samal Yeslyamova, le vittorie della Rohrwacher e della libanese Nadine Labaki sanno tanto di premio "di consolazione".

Come sa di "contentino" ai Francesi la Palma d'Oro Speciale assegnata all'eterno sperimentatore Jean-Luc Godard.

Qui di seguito vi facciamo conoscere i vincitori.

Speriamo che la prossima edizione del Festival possa suscitare maggiore entusiasmo.






Palma d'Oro: Shoplifters (Manbiki kazoku), regia di Hirokazu Kore'eda (Giappone)

Grand Prix Speciale della Giuria (premio per l'opera più originale o innovativa): BlacKkKlansman, regia di Spike Lee (Stati Uniti d'America)

Prix de la mise en scène (premio per la migliore regia): Paweł Pawlikowski per Cold War (Zimna wojna)

Prix du scénario (premio per la migliore sceneggiatura): Alice Rohrwacher per Lazzaro felice, regia di Alice Rohrwacher (Italia), ex-aequo con Nader Saeivar e Jafar Panahi per Trois Visages, regia di Jafar Panahi (Iran)

Prix d'interprétation féminine (premio per la migliore attrice): Samal Yeslyamova per My little one (Ayka), regia di Sergei Dvortsevoy (Kazakistan)

Prix d'interprétation masculine (premio per il miglior attore): Marcello Fonte per Dogman, regia di Matteo Garrone (Italia, Francia)

Premio della giuria (premio assegnato dalla Giuria): Capharnaüm, regia di Nadine Labaki (Libano)

Palma d'Oro Speciale: Le livre d'image, regia di Jean-Luc Godard (Svizzera)





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martedì 8 maggio 2018

CANNES 2018. CROISETTE, ANGOLO VIALE DEL TRAMONTO

La locandina del 71° Festival di Cannes. 


Inseguito dai creditori, un giovane soggettista si rifugia in una villa sul Sunset Boulevard a Los Angeles.

In questa sorta di casa-museo già sfarzosa e ora decadente, abita Norma Desmond, ex celebre diva del cinema muto che vive dei ricordi dei bei tempi che furono - ravvivati dal fedele maggiordomo, che segretamente e giornalmente le scrive lettere di ammirazione facendole passare per posta di fan adoranti.

La matura signora frequenta solamente una ristretta cerchia di ex colleghi, altezzosamente disprezza i film moderni e vagheggia un ritorno in grande stile sulle scene.
Ma i tempi sono cambiati.

Più che il bacio di Jean-Paul Belmondo e Anna Karina tratto da Il Bandito delle 11 (Pierrot Le Fou) di Jean-Luc Godard che campeggia nella bellissima locandina della settantunesima edizione (qui il programma), è la protagonista del capolavoro di Billy Wilder Viale del Tramonto (1950) che ci viene in mente quando ormai pensiamo al Festival di Cannes.






Il caso Netflix ne è l'esempio lampante.
La piattaforma di streaming - la quale, sebbene controversa, è pur sempre una delle realtà produttive televisive e cinematografiche più importanti degli ultimi anni - è stata esclusa dalla competizione dopo le polemiche dell' anno scorso seguite al rifiuto di passare anche al cinema i contenuti presentati al Festival (in base ad una norma creata ad hoc e imposta a pochi giorni dall'inizio della rassegna).

Le motivazioni dell'esclusione sanno tanto di dispetto e di snobismo nei confronti del cinema "basso", popolare.

E non basta l'aver messo in cartellone l'atteso Solo: A Star Wars Story, secondo film delle storie antologiche di Guerre Stellari dopo Rogue One: l'impressione resta e, anzi, ciò sembra una pezza per nascondere un programma pensato soprattutto per cinefili radical chic, a scapito dello "spettatore medio".

Se poi persino sul red carpet della Croisette è severamente vietato farsi selfie...
Ma dai!

Stia attenta Cannes: isolarsi in una torre eburnea e non accorgersi del mondo che sta cambiando velocemente sotto di sé potrebbe costarle caro.

E la Mostra di Venezia, già da qualche anno, la sta surclassando in prestigio ed interesse - basti pensare che al Lido recentemente sono passati gli apprezzatissimi e premiatissimi La La Land, Animali Notturni, La Battaglia di Hacksaw Ridge, The Shape of Water, Tre Manifesti a Ebbing Missouri, The Devil and Father Amorth...

Il delegato generale del Festival Thierry Frémaux ha provato in verità qualche colpo ad effetto, ma a parte il già citato capitolo di Star Wars, niente da attesa spasmodica.






Certo, c'è curiosità di vedere The Man Who Killed Don Quixote, film maledetto tratto dal capolavoro di Miguel de Cervantes dalle interminabili traversie produttive e sul quale Terry Gilliam sta lavorando da decenni.
Ma una controversia giudiziaria potrebbe far saltare la proiezione, prevista per l'ultimo giorno - che figuraccia sarebbe per la kermesse!

Fa effetto pure la presenza di Lars von Trier, che presenterà il suo nuovo The House That Jack Built con Matt Dillon (nella parte di un assassino seriale) e Uma Thurman: dopo le deliranti dichiarazioni filo-naziste del 2011 Frémaux & C. avevano bandito il cineasta danese.
Ora è di nuovo in Riviera: perdono, opera imprescindibile? Oppure opportunismo (nel cast ci sono pur sempre due divi di richiamo), tentativo di creare scandalo e discussioni?

Interessanti i documentari, su Whitney Houston, Papa Francesco (firmato Wim Wenders!), Jane Fonda, Orson Welles, Ingmar Bergman (ben due, uno della brava Margarethe von Trotta), Alice Guy-Blanché (la molto talentuosa prima regista della storia del cinema).

Sulla Croisette ci sarà anche uno degli attori del momento, Michael B. Jordan, che dopo l'exploit nel fortunato Black Panther (faceva il cattivo) presenterà Fahrenheit 451, versione per la Tv del celebre romanzo di Ray Bradbury (già portato sul grande schermo nel 1966 da François Truffaut).

Ma queste opere, che sono quelle che saltano di più all'occhio, non sono in concorso.

Chi troviamo, allora, in competizione?






Innanzitutto Todos lo saben, thiller diretto da Asghar Farhadi (regista iraniano che ha vinto già due Oscar, nel 2012 e nel 2017) che può contare su due attori ad alto tasso di glamour - la coppia (anche nella vita reale) Penélope Cruz e Javier Bardem - e su Ricardo Darín (bravissimo interprete di Il Segreto dei Suoi Occhi, ricordate?).
Aprirà la kermesse, e sulla carta è un'ottima scelta.

BlacKkKlansman di Spike Lee è la storia (tratta da una vicenda reale) di un poliziotto afroamericano che si è infiltrato nel Ku Klux Klan (mandando alle riunioni un collega bianco).
La trama è potenzialmente esplosiva e il regista è sempre fonte di polemiche: speriamo che questo lungometraggio sia al livello dei suoi migliori lavori.

Altre polemiche potrebbero venire dalla presenza dell'iraniano Jafar Panahi e del russo Kirill Serebrennikov, etichettati come dissidenti in patria ed entrambi agli arresti.
Eventuali riconoscimenti avrebbero una forte valenza politica - ma il secondo presenta un film molto rock ambientato nella Leningrado dei primi anni Ottanta che potrebbe suscitare comunque curiosità.

Le rassegne cinematografiche di livello internazionale tendono spesso a mettere un po' in disparte le registe, ma quest'anno Cannes ne prevede tre in concorso: la francese Eva Husson, la libanese Nadine Labaki e l'italiana Alice Rohrwacher.

Quest'ultima, già Grand Prix Speciale della Giuria nel 2014 con Le Meraviglie, guida la delegazione nostrana, che comprende anche Matteo Garrone che, dopo lo sgradevole Il Racconto dei Racconti ( 2015), torna con un'opera ispirata ad un efferatissimo fatto di cronaca nera (quello del cosiddetto "canaro della Magliana") che ha atmosfere livide che ricordano quelle del suo film forse più riuscito, L'Imbalsamatore.
Nelle altre sezioni si trovano Valeria Golino, Marco Bellocchio (con un corto) e i meno noti Stefano Savona e Gianni Zanasi (con due lavori decisamente accattivanti).

I più cinefili esulteranno per la presenza di Nuri Bilge Ceylan, Jia Zhangke, Pawel Pawlikowski, pluripremiati ma pressoché sconosciuti ai non addetti ai lavori.

I Francesi saranno soddisfatti per l'ennesima selezione autoreferenziale: solo a Cannes le pellicole d'Oltralpe trovano molto spazio e generalmente solo a Cannes esse vengono premiate - è la regola non scritta: al Festival almeno un riconoscimento deve andare ad un film francese.
Senza contare le co-produzioni, esse sono quattro, alle quali bisogna aggiungere quella di Jean-Luc Godard (ancora lui?! Ebbasta!), che però è iscritta come svizzera.

Tutto qui?
Purtroppo sì: c'è ben poco di esaltante nell'edizione di quest'anno.

Solo gli intellettuali francesi e qualche critico che se la tira possono far finta di niente e non vedere che il Festival di Cannes si sta auto-condannando all'irrilevanza: ormai ha imboccato il viale del tramonto.

Qualcuno dica ai conducenti che stanno sbagliando strada!




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lunedì 7 maggio 2018

CANNES 2018. I FILM IN E FUORI CONCORSO

Dall'alto: Emilia Clarke e Alden Ehrenreich (Han Solo) in Solo: A Star Wars Story; Javier Bardem (primo a sinistra), Ricardo Darín (secondo da destra), Penélope Cruz nel film d'apertura Todos lo saben di Asghar Farhadi; una scena di Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher; Adam Driver e Jonathan Pryce in The Man Who Killed Don Quixote, il film "maledetto" di Terry Gilliam.  


Come ogni anno, eccoci arrivati allo Speciale sul Festival di Cannes, che tante soddisfazioni (e visualizzazioni) ci porta.

Nell'attesa di un nostro commento più approfondito, scoprite trailer, trame, curiosità, notizie sui film che a noi della redazione di CINEMA A BOMBA! sembrano più interessanti.

Pronti ad immergervi nell'atmosfera della kermesse cinematografica più glamour del mondo?






CONCORSO

Todos lo saben, regia di Asghar Farhadi (Spagna, Francia, Italia), con Penélope Cruz, Javier Bardem, Ricardo Darín - film d'apertura
En guerre, regia di Stéphane Brizé (Francia), con Vincent Lindon
Dogman, regia di Matteo Garrone (Italia, Francia)
Le livre d'image, regia di Jean-Luc Godard (Svizzera)
Netemo sametemo, regia di Ryusuke Hamaguchi (Giappone)
Plaire, aimer et courir vite, regia di Christophe Honoré (Francia)
Shoplifters (Manbiki kazoku), regia di Hirokazu Kore'eda (Giappone)
Les filles du soleil, regia di Eva Husson (Francia)
Ash is the purest white (Jiānghú érnǚ), regia di Jia Zhangke (Cina)
Capharnaüm, regia di Nadine Labaki (Libano)
Burning, regia di Lee Chang-dong (Corea del Sud)
BlacKkKlansman, regia di Spike Lee (Stati Uniti d'America), con Adam Driver, Topher Grace, Harry Belafonte
Lazzaro felice, regia di Alice Rohrwacher (Italia), con Alba Rohrwacher, Sergi López, Nicoletta Braschi, Natalino Balasso
Trois Visages, regia di Jafar Panahi (Iran)
Under the Silver Lake, regia di David Robert Mitchell (Stati Uniti d'America), con Andrew Garfield, Riley Keohgh, Topher Grace,
Zimna wojna, regia di Pawel Pawlikowski (Polonia)
Leto, regia di Kirill Serebrennikov (Russia)
Yomeddine, regia di Abu Bakr Shawky (Egitto)
Un couteau dans le cœur, regia di Yann Gonzalez (Francia), con Vanessa Paradis
My little one (Ayka), regia di Sergei Dvortsevoy (Kazakistan)
The Wild Pear Tree (Ahlat Agaci), regia di Nuri Bilge Ceylan (Turchia)

Un Certain Regard

Gräns, regia di Ali Abbasi (Svezia)
Sofia, regia di Meyem Benm'Barek (Francia)
Les chatouilles, regia di Andréa Bescond e Eric Métayer (Francia)
Di qiu zui hou de ye wan, regia di Bi Gan (Cina)
Manto, regia di Nandita Das (India)
Des bails de rêve, regia di Antoine Desrosières (Francia)
Girl, regia di Lukas Dhont (Belgio)
Gueule d'ange, regia di Vanessa Filho (Francia)
Euforia, regia di Valeria Golino (Italia), con Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Isabella Ferrari, Valentina Cervi, Jasmine Trinca
Friend, regia di Wanuri Kahiu (Kenya)
Mon tissu préféré, regia di Gaya Jiji (Francia, Germania, Turchia)
Die Stropers, regia di Etienne Kallos (Sud Africa, Francia)
In My Room, regia di Ulrich Köhler (Germania, Italia)
El Ángel, regia di Luis Ortega (Argentina, Spagna)
The Gentle Indifference of the World, regia di Adilkhan Yerzhanov (Kazakistan, Francia)
Muere, Monstruo, Muere, regia di Alejandro Fadel (Argentina)
Chuva é cantoria na aldeia dos mortos, regia di João Salaviza e Renée Nader Messora (Portogallo, Brasile)
Donbass, regia di Sergei Loznitsa (Ucraina)

Fuori concorso

Solo: A Star Wars Story, regia di Ron Howard (Stati Uniti d'America), con Alden Ehrenreich, Emilia Clarke, Donald Glover, Woody Harrelson, Thandie Newton, Paul Bettany
Le Grand Bain, regia di Gilles Lellouche (Francia), con Mathieu Amalric, Benoît Poelvoorde, Guillaume Canet, Jean-Hugues Anglade
The Man Who Killed Don Quixote, regia di Terry Gilliam (Regno Unito, Francia, Spagna, Portogallo, Belgio), con Jonathan Pryce, Adam Driver, Olga Kurylenko, Stellan Skarsgård, Sergi López, Jordi Mollà - film di chiusura
The House That Jack Built, regia di Lars von Trier (Danimarca, Francia, Germania, Svezia), con Matt Dillon, Bruno Ganz, Uma Thurman, Riley Keough






Proiezioni di mezzanotte

Arctic, regia di Joe Penna (Islanda), con Mads Mikkelsen
The spy gone North (Gongjack), regia di Yoon Jong-Bin (Corea del Sud)
Fahrenheit 451, regia di Ramin Bahrani (Stati Uniti d'America), con Michael B. Jordan, Michael Shannon, Keir Dullea [Film Tv]
Whitney, regia di Kevin Macdonald (Regno Unito) [Documentario]

Proiezioni speciali

10 Jours en Thaïlande, regia di Aditya Assarat, Wisit Sasanatieng, Chulayarnon Sriphol e Apichatpong Weerasethakul (Thailandia)
The State Against Mandela and the Others, regia di Nicolas Champeaux e Gilles Porte (Francia)
O Grande Circo Místico, regia di Carlos Diegues (Brasile), con Vincent Cassel
La Traversée, regia di Romain Goupil e Daniel Cohn-Bendit (Francia)
À tous vents, regia di Michel Toesca (Francia)
Another Day of Life, regia di Damian Nenow e Raul de la Fuente (Polonia)
Dead Souls, regia di Wang Bing (Cina)
Papa Francesco - Un uomo di parola (Pope Francis - A Man of his World), regia di Wim Wenders (Germania)

Cortometraggi in concorso

Gabriel, regia di Oren Gerner (Francia)
Judgement, regia di Raymund Ribay Gutierrez (Filippine)
Caroline, regia di Celine Held e Logan George (Stati Uniti d'America)
Tariki, regia di Saeed Jafarian (Iran)
III, regia di Marta Pajek (Polonia)
Duality, regia di Masahiko Sato, Genki Kawamura, Yutaro Seki, Masayuki Toyota, Kentaro Hirase (Giappone)
On the border, regia di Wei Shujun (Cina)
Toutes ces créatures, regia di Charles William (Australia)

Documentari

The Eyes of Orson Welles, regia di Mark Cousins (Regno Unito)
Be Natural : The Untold Story of Alice Guy-Blaché, regia di Pamela B. Green (Stati Uniti d'America), con voce narrante di Jodie Foster
Jane Fonda in Five Acts, regia di Susan Lacy (Stati Uniti d'America)
Bergman - ett år, ett liv, regia di Jane Magnusson (Svezia)
Searching for Ingmar Bergman, regia di Margarethe Von Trotta (Germania)

Quinzaine des Réalisateurs
Lungometraggi


Amin, regia di Philippe Faucon (Francia)
Carmen y Lola, regia di Arantxa Echevarría (Spagna)
Climax, regia di Gaspar Noé (Francia)
Cómprame un revolver, regia di Julio Hernández Cordón (Messico)
Les Confins du monde, regia di Guillaume Nicloux (Francia)
El Motoarrebatador, regia di Agustín Toscano (Argentina)
En liberté!, regia di Pierre Salvadori (Francia)
Joueurs, regia di Marie Monge (Francia)
Leave No Trace, regia di Debra Granik (Stati Uniti d'America), con Ben Foster
Los silencios, regia di Beatriz Seigner (Brasile)
Ming wang xing shi ke, regia di Ming Xhang (Cina)
Mandy, regia di Panos Cosmatos (Stati Uniti d'America)
Mirai no Mirai?, regia di Mamoru Hosoda (Giappone)
Le monde est à toi, regia di Romain Gavras (Francia)
Pájaros de verano, regia di Ciro Guerra e Cristina Gallego (Colombia)
Petra, regia di Jaime Rosales (Spagna)
Samouni Road, regia di Stefano Savona, animazione di Simone Massi (Italia)
Teret, regia di Ognjen Glavonic (Serbia)
Troppa grazia, regia di Gianni Zanasi (Italia), con Alba Rohrwacher, Elio Germano, Giuseppe Battiston
Weldi, regia di Mohamed Ben Attia (Tunisia)

Cortometraggi

Basses, regia di Félix Imbert (Francia)
This magnificent cake!, regia di Emma De Swaef e Marc Roels (Belgio)
La Chanson, regia di Tiphaine Raffier (Francia)
La lotta, regia di Marco Bellocchio (Italia), con musiche di Nicola Piovani
Las Cruces, regia di Nicolas Boone (Francia)
La Nuit des sacs plastiques, regia di Gabriel Harel (Francia)
O órfão, regia di Carolina Markowicz (Brasile)
Our Song to War, regia di Juanita Onzaga (Colombia)
Skip Day, regia di Patrick Bresnan e Ivete Lucas (Stati Uniti d'America)
Le Sujet, regia di Patrick Bouchard (Canada)

Settimana Internazionale della Critica
Concorso
Lungometraggi


Chris The Swiss, regia di Anja Kofmel (Svizzera)
Diamantino, regia di Gabriel Abrantes e Daniel Schmidt (Portogallo)
Egy Nap, regia di Zsófia Szilágyi (Ungheria)
Fuga, regia di Agnieszka Smoczynska (Polonia)
Kona Fer I Stríð, regia di Benedikt Erlingsson (Islanda)
Sauvage, regia di Camille Vidal-Naquet (Francia)
Sir, regia di Rohena Gera (India)

Cortometraggi

Amor, Avenidas Novas, regia di Duarte Coimbra (Portogallo)
Ektoras Malo : I Teleftea Mera Tis Chronias, regia di Jacqueline Lentzou (Grecia)
Mo-Bum-Shi-Min, regia di Kim Cheol-Hwi (Corea del Sud)
Pauline asservie, regia di Charline Bourgeois-Tacquet (Francia)
La Persistente, regia di Camille Lugan (Francia)
Rapaz, regia di Felipe Gálvez (Cile)
Schächer, regia di Flurin Giger (Svizzera)
Tiikeri, regia di Mikko Myllyahti (Finlandia)
Un Jour de Mariage, regia di Elias Belkeddar (Algeria)
Ya Normalniy, regia di Michael Borodin (Russia)

Proiezioni speciali
Lungometraggi


Wildlife, regia di Paul Dano (Stati Uniti d'America), con Jake Gyllenhaal, Carey Mulligan - film d'apertura
Our Struggles, regia di Guillaume Senez (Belgio)
Shéhérazade, regia di Jean-Bernard Marlin (Francia)
Guy, regia di Alex Lutz (Francia) - film di chiusura

Cortometraggi

La Chute, regia di Boris Labbé (Francia)
Third Kind, regia di Yorgos Zois (Grecia)
Ultra Pulpe, regia di Bertrand Mandico (Francia)




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