CINEMA A BOMBA!

lunedì 12 luglio 2021

BLACK WIDOW, LA FAMIGLIA DEL MULINO ROSSO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2021
134'
Regia: Cate Shortland
Con: Scarlett Johansson, Florence Pugh, David Harbour, Rachel Weisz, Ray Winstone, Olga Kurylenko, William Hurt, Julia Louis-Dreyfus, Jeremy Renner (voce originale).


Dopo gli eventi di Captain America: Civil War, Natasha (Johansson) - braccata dagli uomini del Segretario di Stato Ross (Hurt) - fugge in Europa.
A Budapest ha un incontro/scontro con Yelena (Pugh), una giovane guerriera che è per lei come una sorella minore.

Le due si alleano e vanno a cercare due vecchie conoscenze: Alexei (Harbour) e Melina (Weisz), che molti anni prima erano stati loro "genitori" durante una missione sotto copertura in Ohio per conto dell'Unione Sovietica.

L'obiettivo è individuare il rifugio dello spietato Dreykov (Winstone) e porre fine una volta per tutte al Progetto Vedove Nere, ma sulla loro strada trovano la misteriosa e innarrestabile Taskmaster (Kurylenko)...



Era ora.
Si era discusso di un film "solista" di Black Widow già dopo il primo The Avengers (2012), benché il personaggio avesse esordito nel MCU (Marvel Cinematic Universe) due anni prima, in Iron Man 2.

Nel frattempo sono uscite pellicole dedicate ad altri membri della squadra (oltre ad Iron Man, Capitan America e Thor), ma pure a personaggi "collaterali" come Spider-Man, Ant-Man, Dottor Strange, Black Panther, Capitan Marvel e i Guardiani della Galassia.
Oltre, ovviamente, ad altri tre capitoli targati Avengers.

Per tacere di serie e miniserie televisive quali Agents of SHIELD, WandaVision, Falcon & The Winter Soldier e Loki.
Insomma, tutti o quasi gli Eroi hanno avuto la possibilità di vedere approfondita la propria backstory.
Tranne lei, Natasha Romanoff.

Un tale lasso temporale rende tardivo e superfluo questo ennesimo spin-off, che tuttavia ha il merito di farci scoprire che cosa era accaduto al personaggio tra Civil War e Infinty War.

Per l'ottava volta nei panni (aderenti) della Vedova Nera, Scarlett Johannson trova il ruolo della vita - altro che Lost in Translation e Under the Skin! - e ritrova pure Florence Pugh, con la quale aveva rivaleggiato agli Oscar 2020: la prima era in concorso con Jojo Rabbit, la seconda con Piccole Donne (alla fine però vinse Laura Dern con Storia di un Matrimonio).

Nelle interviste, l'attrice newyorkese ha paragonato questo lungometraggio a Logan: un capitolo a sè stante, slegato dalla continuity del MCU.
Non è proprio così, ma si può considerare una buona approssimazione.



Inizialmente il film doveva essere sviluppato da Joss Wheadon, poi l'autore dei primi due Avengers è stato travolto dall'insuccesso di Justice League e da alcune brutte accuse di molestie.
Sulla scia del movimento femminista #MeToo è stato sostituito con una donna: la semi-sconosciuta Shortland, con un passato nel cinema d'essai.

Un curriculum tanto breve e inusuale - per un blockbuster "fumettoso", soprattutto - da far storcere il naso a molti fan.
Invece la regista australiana si rivela straordinariamente a proprio agio col soggetto, ancor più nelle scene d'azione: in particolare il coreografico catfight tra Nat e Yelena all'inizio e la fuga/battaglia volante alla fine (a proposito: quest'ultima sequenza è un omaggio esplicito a Point Break, capolavoro di un'altra famosa donna regista, Kathryn Bigelow).

Promosso anche il copione cui ha contribuito Ned Benson, director di The Disappearence of Eleonor Rigby, una delle pellicole più belle dello scorso decennio.
Un plauso pure a David Harbour (Stranger Things): il suo Guardiano Rosso - una sorta di Capitan America sovietico, tronfio e sovrappeso - è l'elemento comico del film.

Da non perdere come sempre la scena post-credits: funge da ponte tra Falcon and The Winter Soldier e la miniserie di Occhio di Falco prossima ventura (finalmente anche Clint avrà uno spazio tutto suo!).
A proposito: Jeremy Renner fa una mini-comparsata così mini che quasi non si potrebbe considerare tale, mentre non c'è alcuna traccia dello strombazzato cammeo di Robert Downey Jr. (prova che lo scoop di Deadline Hollywood era in realtà una cantonata galattica).

Black Widow è un lungometraggio inessenziale ma piacevole (meglio la seconda parte della prima), che dimostra una volta per tutte la capacità della Disney-Marvel di confezionare prodotti di serie A anche quando sono "minori" o marginali.

In questo campo, il colosso cinematografico non ha davvero eguali.



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domenica 22 marzo 2020

OSCAR 2020. JOJO RABBIT, DIARIO DI UNA NAZI-SCHIAPPA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2019
108'
Regia: Taika Waititi
Interpreti: Taika Waititi, Scarlett Johansson, Roman Griffin Davis, Thomasin McKenzie, Stephen Merchant, Sam Rockwell.


Germania, durante la Seconda Guerra Mondiale.
Johannes detto Jojo (Davis) è un ragazzino appartenente alla Gioventù Hitleriana.

Ha come madre la forte e amorevole Rosie (Johansson) e come amico immaginario... il Führer in persona (Waititi).

Il suo fervente credo nazionalistico inizia però a vacillare quando scopre che il genitore nasconde in casa una ragazza ebrea (McKenzie)...






Ho appena visto Jojo Rabbit: è una pellicola davvero straordinaria, eloquente e bellissima.

Niente male come complimento.
Ancor più se viene da un 95enne di nome Mel Brooks, uno che di umorismo - e, purtroppo, anche di persecuzioni naziste (è un ebreo fuggito dall'Europa) - ne sa qualcosa.

Il vecchio Mel, d'altro canto, si è fatto beffe del Terzo Reich fin dal proprio esordio del 1967, The Producers (nel Belpaese uscì orrendamente rititolato Per Favore Non Toccate Le Vecchiette).
Non suona strano quindi il suo apprezzamento per un'opera che fa sostanzialmente la stessa cosa.

Nonostante ciò, Taika Waititi non potrebbe essere un regista più diverso.
Anch'egli ebreo, è vero, ma maori (è il primo di questa etnia ad aver vinto un Oscar per la miglior sceneggiatura non originale), è diventato famoso per aver diretto Thor: Ragnarok e un episodio della serie tv The Mandalorian.

Oltre a essere un filmmaker, l'eclettico neozelandese è pure un apprezzato pittore/illustratore, uno stand-up comedian e un attore (compare brevemente nell'epico Avengers: Endgame).






Jojo Rabbit è un'opera di notevole spessore: ora inquieta, ora commuove, ora fa genuinamente ridere.
La sua accuratezza storica - cosa abbastanza inusuale per una commedia - è impressionante: tutti i costumi, gli arredi e i veicoli sono fedeli riproduzioni d'epoca.

I colori brillanti della fotografia e la raffinatezza dei costumi contrastano - volutamente, crediamo - con lo standard dei film bellici, solitamente cupi e deprimenti.

La sceneggiatura mette giustamente alla berlina Hitler (interpretato dallo stesso Waititi con buffoneria isterica) e i suoi seguaci, rappresentati come una banda di inetti, ignoranti, bulli, burocrati.
Il succitato Oscar nella categoria è indubbiamente meritato.

In ambito recitativo, emergono almeno due performance maiuscole: quelle di Scarlett Johansson e Sam Rockwell.






La Vedova Nera degli Avengers (a proposito, attendiamo l'uscita della sua pellicola "solista" scritta da Ned Benson) era arrivata alla Notte degli Oscar con una duplice candidatura - come non protagonista qui e come protagonista per Marriage Story-Storia di un Matrimonio - ma in entrambe le categorie non ha vinto.

Davvero un peccato: nel ruolo della madre-coraggio del protagonista, l'attrice americana offre forse la propria interpretazione più raffinata e sofferta.
Quand'è che l'Academy smetterà di considerarla solo come una sensuale bambolina?

Da parte sua, Rockwell dimostra che il premio Oscar conquistato 2 anni or sono per Tre Manifesti a Ebbing, Missouri non è stato un colpo fortuito.
Il suo ufficiale nazi-gay, sarcastico e disilluso, è degno del miglior Bill Murray.

Jojo Rabbit è stata una delle rivelazioni del 2019.
Se vi piacciono le commedie satiriche, o semplicemente se ritenete sacrosanto farsi beffe dei nazisti in stile Iron Sky, non perdetela.




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domenica 16 febbraio 2020

OSCAR 2020. UN "PARASSITA" CONTAMINA HOLLYWOOD

Dall'alto: è amore tra 2 dei 4 Oscar vinti da Parasite; Renéè Zellweger (miglior attrice protagonista) in mezzo a Joaquin Phoenix e Brad Pitt (miglior attore protagonista e non); Laura Dern premiata come non protagonista.


Incredibile!
Per la prima volta nella storia, una pellicola in lingua non inglese si è aggiudicata l'Oscar come miglior film.

Parasite ha trionfato senza se e senza ma, accaparrandosi altre 3 statuette "pesanti": miglior regia, miglior sceneggiatura originale e miglior film internazionale (in buona sostanza, gli è riuscito ciò che l'anno scorso non riuscì a Roma di Cuarón).

Si tratta di una delle poche vittorie nette dell'ultimo decennio: ad eccezione di questa e di quelle di The Artist (2012), Birdman (2015), The Shape of Water (2018), l'Academy ultimamente ha cercato di accontentare un po' tutti, attirandosi più di un sospetto di cerchiobottismo e di soverchio politically correct.

Dopo la Palma d'Oro allo scorso Festival di Cannes, è stato un cammino inesorabile quello intrapreso da Bong Joon-Ho, paffuto cineasta coreano che vanta Tarantino tra i suoi più appassionati estimatori.

Già, Quentin.
Il suo C'era una Volta...a Hollywood è stato uno dei principali sconfitti della serata, andando a segno "solo" con la scenografia e con Brad Pitt, strameritato miglior non protagonista (è il suo 2° Oscar: il primo lo ottenne nel 2014 in quanto produttore di 12 Anni Schiavo).






A proposito di attori, i pronostici sono stati confermati, replicando l'assegnazione dei Golden Globe.
Oltre a Pitt, sono stati incensati Joaquin Phoenix (a furor di popolo per Joker, già Leone d'Oro alla Mostra del Cinema di Venezia), Renée Zellweger (Judy) e Laura Dern (Storia di un Matrimonio).

Meno scontati i premi tecnici, specie quello per gli effetti speciali andato a 1917.
Il war movie diretto da Sam Mandes è stato l'altro grande perdente, avendo ottenuto riconoscimenti solo in queste categorie (a proposito: meritatissimo quello alla fotografia di Roger Deakins).

La feroce polemica tra cinema d'autore e blockbuster innescata da Martin Scorsese contro la Marvel si è risolta di fatto a favore della seconda: The Irishman è rimasto a secco, mentre Taika Waititi - già regista di Thor: Ragnarok - si è portato a casa l'Oscar per la miglior sceneggiatura non originale con la sua commedia satirica Jojo Rabbit.

Il cineasta neozelandese - il primo di etnia maori a vincere una statuetta - ha battuto tra gli altri Greta Gerwig, attrice/regista che non pare riscuotere molte simpatie nell'ambiente.

Un po' di gloria è andata anche a Le Mans '66 (con 2 Oscar, benché tecnici, è stata una delle rivelazioni), Piccole Donne e Bombshell, mentre i premi musicali venivano equamente divisi tra Joker (per le musiche dissonanti della violoncellista islandese Hildur Guðnadóttir) e Rocketman (miglior canzone; è la seconda volta per Elton John, a 25 anni da quella vinta con Il Re Leone).






Dopo l'inaspettata sconfitta di Frozen II ai Golden Globe, la Disney aveva puntato tutto su Toy Story 4.
Scommessa vinta, ma nell'ambito dell'animazione il cartoon che più è piaciuto è stato il delizioso corto Hair Love, diretto dall'ex giocatore di football americano Matthew A. Cherry (naturale che venga subito in mente Dear Basketball del compianto Kobe Bryant).

Hanno vinto anche i coniugi Obama, al loro esordio cinematografico.
American Factory, documentario su una fabbrica di vetro cinese nell'Ohio, porta la loro firma come produttori.

Ma di questa Notte degli Oscar rimarrà soprattutto il cortocircuito dello star system: tra i candidati c'erano molti Wasp, pochi afroamericani e poche donne.
Eppure a trionfare è stato un regista asiatico con un film girato in Corea, con attori coreani che recitano - ovviamente - in lingua coreana.

Prepariamoci ad una Hollywood sempre più variegata: la vittoria di Parasite ha finalmente aperto gli Oscar al mondo.

Speriamo che in un futuro la categoria "miglior film internazionale/straniero" scompaia definitivamente, facendo concorrere alla pari film USA e produzioni di paesi non anglofoni, come succede già nei festival più importanti.

Se le cose andranno davvero per questo verso, solo il tempo ce lo potrà dire.




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sabato 8 febbraio 2020

OSCAR 2020. LE NOSTRE PREVISIONI



Chi saranno i vincitori della Notte delle Stelle?

Di seguito trovate le nostre previsioni.

Voi che cosa ne pensate?

Non dimenticate di cliccare sui link per maggiori approfondimenti!






Miglior film
1917, regia di Sam Mendes - FEDE - FRAN - ANG
C'era una Volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood), regia di Quentin Tarantino
The Irishman, regia di Martin Scorsese
Jojo Rabbit, regia di Taika Waititi
Joker, regia di Todd Phillips
Le Mans '66 - La grande sfida (Ford v Ferrari), regia di James Mangold
Parasite (Gisaengchung), regia di Bong Joon-ho
Piccole donne (Little Women), regia di Greta Gerwig
Storia di un matrimonio (Marriage Story), regia di Noah Baumbach

Migliore regia
Bong Joon-ho – Parasite (Gisaenchung)- FRAN
Sam Mendes – 1917 - ANG
Todd Phillips Joker
Martin Scorsese – The Irishman
Quentin Tarantino – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood) - FEDE

Migliore attrice protagonista
Cynthia Erivo – Harriet
Scarlett Johansson – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Saoirse Ronan – Piccole donne (Little Women) - ANG
Charlize Theron – Bombshell
Renée Zellweger – Judy - FEDE - FRAN

Migliore attore protagonista
Antonio Banderas – Dolor y gloria
Leonardo DiCaprio – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)
Adam Driver – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Joaquin Phoenix Joker - FEDE - FRAN - ANG
Jonathan Pryce – I due papi (The Two Popes)

Migliore attrice non protagonista
Kathy Bates – Richard Jewell
Laura Dern – Storia di un matrimonio (Marriage Story) - FEDE - FRAN
Scarlett Johansson - Jojo Rabbit
Florence Pugh - Piccole donne (Little Women)
Margot Robbie – Bombshell - ANG

Migliore attore non protagonista
Tom Hanks – Un amico straordinario (A Beautiful Day in the Neighborhood)
Anthony Hopkins – I due papi (The Two Popes)
Al Pacino – The Irishman
Joe Pesci – The Irishman
Brad Pitt – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood) - FEDE - FRAN - ANG

Migliore sceneggiatura originale
Noah Baumbach – Storia di un matrimonio (Marriage Story) - ANG
Bong Joon-ho e Han Jin-won – Parasite (Gisaenchung) - FRAN
Rian Johnson - Cena con delitto - Knives Out
Sam Mendes e Krysty Wilson-Cairns - 1917
Quentin Tarantino - C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood) - FEDE

Migliore sceneggiatura non originale
Greta Gerwig - Piccole donne (Little Women) - ANG
Anthony McCarten – I due papi (The Two Popes)
Todd Phillips e Scott Silver - Joker
Taika Waititi - Jojo Rabbit - FEDE - FRAN
Steven Zaillian – The Irishman

Miglior film d'animazione
Dov'è il mio corpo? (J'ai perdu mon corps), regia di Jérémy Clapin
Dragon Trainer - Il mondo nascosto (How to Train Your Dragon: The Hidden World), regia di Dean DeBlois
Klaus - I segreti del Natale (Klaus), regia di Sergio Pablos
Missing Link, regia di Chris Butler - FEDE
Toy Story 4, regia di Josh Cooley - FRAN - ANG

Miglior film internazionale
Boże Ciało- Corpus Christi, regia di Jan Komasa (Polonia)
Dolor y gloria, regia di Pedro Almodóvar (Spagna)
Medena zemja/Honeyland, regia di Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov (Macedonia del Nord)
I miserabili (Les Misérables), regia di Ladj Ly (Francia)
Parasite (Gisaenchung), regia di Bong Joon-ho (Corea del Sud) - FEDE - FRAN - ANG

Migliore colonna sonora
Alexandre Desplat – Piccole donne (Little Women) - FEDE
Hildur Guðnadóttir – Joker - FRAN - ANG
Randy Newman – Storia di un matrimonio (Marriage Story)
Thomas Newman – 1917
John Williams - Star Wars: L'ascesa di Skywalker (Star Wars: The Rise of Skywalker)

Migliore canzone
I Can’t Let You Throw Yourself Away (Randy Newman) - Toy Story 4
(I'm Gonna) Love Me Again (Elton John, Taron Egerton) – Rocketman - FRAN
I'm Standing With You (Diane Warren) - Atto di fede (Breakthrough)
Into the Unknown (Idina Menzel, Aurora) – Frozen II - Il segreto di Arendelle (Frozen II) - FEDE
Stand Up (Cynthia Erivo) – Harriet - ANG

Migliore fotografia
Jarin Blaschke - The Lighthouse
Roger Deakins - 1917 - FEDE - FRAN
Rodrigo Prieto - The Irishman
Robert Richardson - C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)
Lawrence Sher - Joker - ANG

Migliore scenografia
Dennis Gassner e Lee Sandales - 1917 - FEDE
Lee Ha-jun e Cho Won-woo - Parasite (Gisaengchung) - FRAN
Barbara Ling e Nancy Haigh - C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood) - ANG
Bob Shaw e Regina Graves - The Irishman
Ra Vincent e Nora Sopková - Jojo Rabbit

Miglior montaggio
Andrew Buckland e Michael McCusker - Le Mans '66 - La grande sfida (Ford v Ferrari) - ANG
Tom Eagles - Jojo Rabbit
Jeff Groth - Joker - FEDE
Thelma Schoonmaker - The Irishman
Yang Jin-mo - Parasite (Gisaengchung) - FRAN

Migliori effetti speciali
Matt Aitken, Dan DeLeeuw, Russell Earl e Daniel Sudick - Avengers: Endgame - ANG
Greg Butler, Dominic Tuohy e Guillaume Rocheron - 1917 - FEDE
Leandro Estebecorena, Nelson Sepulveda-Fauser e Stephane Grabli e Pablo Helman - The Irishman
Roger Guyett, Neal Scanlan, Patrick Tubach e Dominic Tuohy – Star Wars: L'ascesa di Skywalker (Star Wars: The Rise of Skywalker)
Andrew R. Jones, Robert Legato, Elliot Newman e Adam Valdez - Il re leone (The Lion King) - FRAN

Miglior sonoro
David Giammarco, Paul Massey e Steven A. Morrow - Le Mans '66 - La grande sfida (Ford v Ferrari) - FRAN
Tom Johnson, Gary Rydstrom e Mark Ulano - Ad Astra
Todd Maitland, Tom Ozanich e Dean Zupancic - Joker
Christian P. Minkler, Michael Minkler e Mark Ulano - C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)
Mark Taylor e Stuart Wilson - 1917 - FEDE - ANG

Miglior montaggio sonoro
David Acord e Matthew Wood - Star Wars: L'ascesa di Skywalker (Star Wars: The Rise of Skywalker)
Alan Robert Murray - Joker - FEDE
Wylie Stateman - C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)
Donald Sylvester - Le Mans '66 - La grande sfida (Ford v Ferrari)
Oliver Tarney e Rachael Tate - 1917 - FRAN - ANG

Migliori costumi
Mark Bridges – Joker
Jacqueline Durran – Piccole donne (Little Women) - FRAN
Arianne Phillips – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood) - FEDE - ANG
Sandy Powell e Christopher Peterson – The Irishman
Mayes C. Rubeo – Jojo Rabbit

Miglior trucco e acconciatura
Vivian Baker, Anne Morgan e Kazuhiro Tsuji - Bombshell
Rebecca Cole, Naomi Donne e Tristan Versluis - 1917
Kay Georgiou e Nicki Ledermann - Joker - FRAN - ANG
Paul Gooch, Arjen Tuiten e David White - Maleficent - Signora del male (Maleficent: Mistress of Evil)
Jeremy Woodhead - Judy - FEDE

Miglior documentario
Alla mia piccola Sama (For Sama), regia di Waad al-Kateab ed Edward Watts
The Cave, regia di Feras Fayyad
Democrazia al limite (Democracia em vertigem), regia di Petra Costa
Made in USA - Una fabbrica in Ohio (American Factory), regia di Steven Bognar e Julia Reichert - FEDE - FRAN
Medena zemja/Honeyland, regia di Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov - ANG

Miglior cortometraggio documentario
In the Absence, regia di Yi Seung-jun
Learning to Skateboard in a Warzone (If You're a Girl), regia di Carol Dysinger - FRAN
Life Overtakes Me, regia di Kristine Samuelson e John Haptas - ANG
St. Louis Superman, regia di Smriti Mundhra e Sami Khan - FEDE
Walk Run Cha-Cha, regia di Laura Nix

Miglior cortometraggio
Ikhwène/Brotherhood, regia di Meryam Joobeur
Nefta Football Club, regia di Yves Piat
The Neighbors' Window, regia di Marshall Curry - FEDE
Saria, regia di Bryan Buckley - ANG
Une sœur, regia di Delphine Girard - FRAN

Miglior cortometraggio d'animazione
Dcera/Daughter, regia di Daria Kashcheeva
Hair Love, regia di Bruce W. Smith, Matthew A. Cherry e Everett Downing Jr. - FEDE - FRAN
Kitbull, regia di Rosana Sullivan - ANG
Mémorable, regia di Bruno Collet
Sister, regia di Siqi Song




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venerdì 7 febbraio 2020

OSCAR 2020. NOMINATION: FILM E REGIA



Fatto più unico che raro: il vincitore del Leone d'Oro a Venezia si scontra contro il vincitore della Palma d'Oro a Cannes.

Joker, forte del maggior numero di nomination raccolte (ben 11), se la vedrà, tra gli altri con il sudcoreano Parasite, in lizza per 6 premi.

Il dualismo Lido - Croisette si ripete con altre due pellicole presenti nella categoria più prestigiosa - Marriage Story e Once Upon A Time... In Hollywood.

Ma a spuntarla, alla fine, potrebbe essere un film che è rimasto de tutto fuori dal circuito dei vari festival: 1917.

Netflix, un anno dopo Roma, ci riprova con il kolossal griffato Martin Scorsese The Irishman, ma la diffusa diffidenza a Hollywood nei confronti del gigante dello streaming è ancora troppo forte.

Le sorprese sono la presenza dell'adrenalinico Ford v Ferrari e del burlesco Jojo Rabbit, mentre la presenza di Piccole Donne è un parziale contentino a Greta Gerwig, esclusa per la migliore regia.

Quest'ultima categoria è quella che negli ultimi anni ha assunto un carattere più internazionale: dal 2012 i cineasti statunitensi hanno vinto solo una volta - con Damien Chazelle, che è divenuto il più giovane ad aggiudicarsi la prestigiosissima statuetta - a fronte di ben 7 riconoscimenti a stranieri (un francese, un taiwanese e tre messicani - vincitori di 5 Oscar complessivi).

Statistica incoraggiante per il coreano Bong Joon-ho.
Che però non avrà vita facile.

Sam Mendes è lanciatissimo e la sua affermazione non scontenterebbe nessuno: il suo 1917, che sembra girato in un unico piano sequenza (vi ricordate di Birdman di Alejandro González Iñárritu, trionfatore nel 2015?), è in effetti un notevole esercizio di virtuosismo cinematografico.

Quentin Tarantino, d'altra parte, i suoi Oscar li ha avuti per la sceneggiatura (di Pulp Fiction e Django Unchained), ma mai per la regia.

E il maestro Martin Scorsese incredibilmente di Academy Award ne ha vinti solo uno, e non per il suo film migliore (The Departed, nel 2007).

Poche chance sembra avere Todd Phillips: troppo divisivo, il suo Joker, e troppo divisivo lui (c'è chi non gli ha perdonato l'incursione nel cinema "alto" dopo il successo di botteghino della serie Una Notte Da Leoni).

Insomma, anche quest'anno si prospetta una Notte degli Oscar dall'esito incerto e dalle difficili previsioni.

D'altra parte, come potete vedere qui sotto, la qualità è alta e tante sono le opere interessanti.

Non vediamo l'ora di scoprire chi risulterà vincitore.
E voi?






Miglior film


1917, regia di Sam Mendes


C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood), regia di Quentin Tarantino


The Irishman, regia di Martin Scorsese


Jojo Rabbit, regia di Taika Waititi


Joker, regia di Todd Phillips


Le Mans '66 - La grande sfida (Ford v Ferrari), regia di James Mangold


Parasite (Gisaengchung), regia di Bong Joon-ho


Piccole donne (Little Women), regia di Greta Gerwig


Storia di un matrimonio (Marriage Story), regia di Noah Baumbach






Migliore regia

Bong Joon-ho – Parasite (Gisaenchung)

Sam Mendes – 1917

Todd Phillips Joker

Martin Scorsese – The Irishman

Quentin Tarantino – C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)




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