CINEMA A BOMBA!

venerdì 14 aprile 2023

CLERKS III, LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2022
100'
Regia: Kevin Smith
Interpreti: Brian O'Halloran, Jeff Anderson, Trevor Fehrman, Rosario Dawson, Marilyn Ghigliotti, Justin Long, Marc Bernardin, Jennifer Schwalbach-Smith, Harley Quinn Smith, Grace Smith, Sarah Michelle Gellar, Freddie Prinze Jr., Melissa Benoist, Chris Wood, Anthony Michael Hall, Danny Trejo, Ralph Garman, Ethan Suplee, Ben Affleck, Jason Mewes, Kevin Smith.


Come svelato all'inizio del film precedente, Dante (O'Halloran) continua a lavorare al Quick Stop - un minimarket situato a Leonardo, New Jersey - insieme al socio e amico di sempre Randal (Anderson), mentre gli ex spacciatori Jay & Silent Bob (Mewes e K.Smith, rispettivamente) hanno trasformato l'adiacente negozio di videonoleggio in una rivendita di cannabis legale.

Dopo un infarto fulminante che quasi lo uccide, Randal decide di dare una svolta alla propria vita girando un film amatoriale e autobiografico ispirato alle proprie esperienze lavorative.
Benché riluttante, Dante - ancora in lutto per una tragedia familiare di 16 anni prima - accetta di dargli una mano...


Diavolo di un Kevin Smith!
Dopo anni di progetti collaterali più o meno riusciti (tra i primi gli episodi supererostici di The Flash e Supergirl, tra i secondi una manciata di horror del tutto fuori dalle sue corde), il nostro aveva ripreso le fila dell'Askewniverse - l'universo interconnesso dei suoi film, più o meno simile a quello Marvel - poco prima della Pandemia.

Ma Jay e Silent Bob Reboot, settimo capitolo della serie uscito nel 2019 (ossia dopo uno iato di ben 13 anni dal precedente Clerks II), aveva mostrato un cineasta con la vena creativa un po' esangue, troppo compiaciuto di nepotismo e fan service per convincere pienamente.
Sicché la notizia dell'effettivo avvio delle riprese di Clerks III - ciclicamente annunciate e smentite - non aveva generato grandi aspettative.

Invece, soprendentemente, l'ultimo capitolo della trilogia (e dell'intera serie?) iniziata nel 1994 non è solo un gradito ritorno di forma o un film all'altezza dei precedenti.
È in assoluto uno dei lavori migliori di Smith, la sua opera più "seria" e "matura" (le virgolette sono d'obbligo, per un fanboy dalla comicità crassa come è lui).

Kevin riprende le vite dei suoi amati working clerks per raccontare la propria, infarcendo la pellicola di elementi autobiografici e volti familiari: metacinema che cerca - e trova - la quadratura del cerchio, il punto che porta a capo e permette(rà) di dare il via ad un nuovo paragrafo, ad una nuova storia.

Per una volta il profluvio di comparsate più o meno eccellenti - ad esempio quella del ritrovato Ben "Batman" Affleck - non è uno dei punti di forza.
Il film si regge piuttosto su battute a volte divertenti, su alcuni momenti di sincera commozione e sulla prova di due protagonisti in stato di grazia.

O'Halloran e Anderson non solo sono tornati al ruolo della vita, ma hanno trovato qui l'interpretazione migliore della propria carriera.
La loro accorata performance finisce per mettere un po' in ombra il resto del cast (compresi Smith e un Mewes insolitamente sottotono), con la sola eccezione della sempre splendida Rosario Dawson in versione Force Ghost.

Con l'ormai patentato amalgama di autocitazioni e cinefilia, umorismo pecoreccio e sincera introspezione, Kevin Smith ha realizzato un lungometraggio che può convincere i critici e non può deludere i fan.
La degna conclusione di una saga quasi trentennale, la conferma di un regista con ancora qualcosa da dire.


Qui sotto trovate l'elenco completo dei precedenti capitoli dell'Askewniverse (o della serie di Jay & Silent Bob), ricordando che potete leggere le recensioni di tutti in un unico post cliccando sul link.

1994 - Clerks.
1995 - Mallrats.
1997 - In Cerca di Amy.
1999 - Dogma.
2001 - Jay & Silent Bob Strike Back.
2006 - Clerks II.
2019 - Jay & Silent Bob Reboot.


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giovedì 18 giugno 2020

JAY E SILENT BOB. IL DUO "STRAFUMATO" DI KEVIN SMITH

A sinistra Kevin Smith (Silent Bob), a destra Jason Mewes (Jay).  


Jay (Jason Mewes) è alto, secco, pansessuale come Deadpool e altrettanto loquace.
Silent Bob (Kevin Smith) - che non è proprio muto come il nome lascia intendere - è più basso, grassoccio e riflessivo.

Trattasi della coppia di spacciatori-scoppiati-filosofi che popola l'Askewniverse (ossia l'universo dell'Askew View, la casa di produzione di cui Smith è co-proprietario), una sorta di versione aggiornata di Cheech & Chong.

I due sono apparsi in 7 pellicole di culto, spalmate nell'arco di 25 anni: ve le recensiamo una ad una qui sotto.
E questo senza contare altre fugaci apparizioni non ufficiali: in Scream 3, ad esempio, oppure - più recentemente - nei corti Null & Annoyed e I'm Upset.

Li rivedremo ancora in pellicole future?
Probabilmente sì: Kev ha dichiarato a più riprese l'intenzione di voler girare Clerks III e Twilight of the Mallrats (annunciato in precedenza col titolo MallBrats), oltre alla commedia orrorifica Moose Jaws (che collegherebbe Jay & Silent Bob all'universo di Yoga Hosers).

Ma ad oggi le apparizioni ufficiali sono quelle che riportiamo di seguito.
Scopritele tutte e ricordate: Snootchie bootchies!






Clerks (1994)

 
Una giornata tipo di due giovani commessi (Brian O’Halloran e Jeff Anderson), alle prese con clienti, ragazze e situazioni tra le più improbabili.

Girato da un regista esordiente poco più che ventenne con una troupe di amici e un budget irrisorio, vinse a sorpresa il premio alla regia al Sundance Film Festival e il Gran Premio della Giuria a Cannes, lanciando di conseguenza Kevin Smith nell’empireo di Hollywood.

Girato in un bianco e nero sgranato, è di fatto un collage di gag e battute a ripetizione, ma tra le righe si può leggere anche come satira sociale.

Stilisticamente strizza l’occhio soprattutto a Jim Jarmusch (la fotografia bicromatica e le situazioni surreali osservate con disincanto) e Quentin Tarantino (l’ossessione per la cultura pop), ma vi si trovano anche echi da Richard Linklater e dal primo Spike Lee.

A volte verboso, spesso volgaruccio, ma quasi sempre esilarante.
Diverse le scene memorabili, in primis l'imperdibile confronto tra L'Impero Colpisce Ancora e Il Ritorno dello Jedi.


Mallrats (1995)

 
Due giovani perdigiorno (Jason London e l'ex campione di skateboarding Jason Lee), lasciati dalle rispettive fidanzate (Shannon Doherty e Claire Forlani), cercano di riconquistarle partecipando a un “gioco delle coppie” in un centro commerciale.

Secondo film di Kevin Smith, il primo a colori e con un budget di tutto rispetto, è forse però una delle sue opere più deboli: l’umorismo si è fatto più pecoreccio che spiritoso e non sempre coglie nel segno, nonostante l’illuminante comparsata di Stan Lee e l’abbondanza di situazioni e omaggi fumettistici.

Anche la tematica sociale (se si può dire che ce ne sia una) è cambiata: in Clerks i protagonisti erano proletari disillusi, qui sono figli di papà sfaccendati.

Curiosità: il film è uscito in Italia solo in home video col titolo Generazione X.






In Cerca di Amy (1997)

 
Un disegnatore di fumetti (il futuro Batman Ben Affleck) si innamora di una collega (Joey Lauren Adams) e, pur avendo scoperto che la ragazza è gay, intreccia con lei una tormentata relazione.

Terzo capitolo della cosiddetta "Trilogia del New Jersey", il primo a servirsi anche del registro drammatico.

Gli attori sono bravi, qualche battuta è divertente (specie all’inizio), ma alla lunga la commedia - infarcita di dialoghi scabrosi talora gratuiti - rischia di annoiare.

E' tra i film preferiti da Quentin Tarantino e presenta un insolitamente lungo monologo di Silent Bob.


Dogma (1999)

 
Una donna in crisi di fede (Linda Fiorentino) viene incaricata dal portavoce di Dio (Alan Rickman) di fermare due angeli caduti (Ben Affleck e Matt Damon, reduci dal successo e dall'Oscar di Good Will Hunting), prima che questi riescano a rientrare in Paradiso.

Il film più discusso e contestato di Kevin, ma anche il più ambizioso e sottovalutato.
Fu pubblicamente attaccato dalla destra religiosa americana, però risulta più irriverente che blasfemo.

Si tratta di una satira fanta-religiosa intelligente, pungente e divertente, forse un po’ dispersiva, con un gruppo di attori famosi e affiatati, e una morale non moralista.

Divertenti in piccoli ruoli lo stand-up comedian George Carlin e la cantautrice canadese Alanis Morrisette (che interpreta... Dio!).

Jay e Silent Bob non sono più personaggi di secondo piano, ma svolgono una funzione importante ai fini dell'intreccio narrativo.






Jay & Silent Bob Strike Back (2001)

 
Jay e Silent Bob partono per Hollywood con un unico obiettivo: fermare le riprese di un film... su di loro!

Passano in rassegna tutti o quasi i personaggi dei precedenti film, ma per la prima volta i protagonisti sono loro: i due spacciatori sboccati e un po’ filosofi che comparivano in tutti i precedenti capitoli.

La trama è solo un pretesto per una serie continua di sketch politicamente scorretti e poco raffinati, ma l’accavallarsi di rimandi, citazioni e autocitazioni (talora incomprensibili per chi non conosce l’opera di Smith nella sua interezza), qua e là funziona, grazie soprattutto alla presenza di un nutrito numero di attori e autori che non teme l’autoironia.

La parte migliore è quella finale, dove l'industria cinematografica viene presa in giro con una certa sagacia.

In Italia uscì scandalosamente in ritardo di 3 anni, solo in home video e col titolo Jay e Silent Bob… Fermate Hollywood!


Clerks II (2006)

 
Dante (B. O’Halloran) e Randal (J. Anderson), i commessi del primo film, sono finiti a lavorare in uno squallido fast food.

Il primo sta per sposarsi e trasferirsi, il secondo vorrebbe impedirglielo.
Fra i due si insinua una bella ragazza (Rosario Dawson), che è anche il loro capo.

Dodici anni dopo il primo film-culto che lo aveva lanciato, Kevin Smith firma la sua opera più matura tornando agli amati working clerks, che ora lavorano nella ristorazione di massa e hanno intorno ai trent’anni, ma continuano a fare scherzi, filosofeggiare, discutere della differenza tra Star Wars e Il Signore degli Anelli (scena impagabile), ma soprattutto sognare un futuro migliore.

Sboccatissimo, spesso esilarante e un po’ malinconico, è un ritratto generazionale che riesce a far riflettere e nel finale persino a commuovere.
Bravissimi gli attori, Rosario Dawson sopra tutti.

Per la cronaca, al termine dell'anteprima notturna al Festival di Cannes, ricevette 8 minuti di standing ovation.


Jay & Silent Bob Reboot (2019)

 
Per maggiori particolari, rimandiamo alla recensione completa.

Trattasi del ritorno dell'Askewniverse dopo 13 anni di pausa e del reboot-remake-sequel di Jay & Silent Bob Strike Back: come allora, i due strafumati amici per la pelle devono correre a Los Angeles per bloccare le riprese di un film su di loro.

In più, stavolta, c'è la figlia adolescente di Jay (Harley-Quinn Smith, nella realtà figlia di Kevin Smith).

Ritornano in cammei più o meno brevi diversi protagonisti delle pellicole precedenti, compreso Ben Affleck in quella che forse è la sequenza più riuscita.

Divertente senza pretese, è una passerella di amici del regista e un sincero tributo ai fan più affezionati.




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domenica 8 luglio 2012

GLI INEDITI: RED STATE, IN CERCA DI KEVIN (SMITH)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2011
88'
Regia: Kevin Smith
Interpreti: Michael Parks, John Goodman, Kerry Bishé, Melissa Leo, Kevin Pollak, James Parks, Jennifer Schwalbach Smith.


"I f***ing love this movie!" (più o meno traducibile con "Questo film mi piace un sacco!") è stato il colorito commento a caldo di Quentin Tarantino, amico di Kevin Smith e come lui un tempo membro del club virtuale dei cosidetti "registi da supermarket", cinefili non professionisti che all'inizio degli anni 90 si lanciarono nell'industria cinematografica con entusiasmo e successo.
Il primo, come è noto, sfondò nel 1994 con Pulp Fiction, mentre nello stesso anno il secondo raccoglieva premi e consensi per una divertente e insolita commedia very low budget: Clerks.

Poi, però, le loro carriere hanno preso direzioni diverse: l'italo-americano è divenuto uno dei cineasti più celebri e celebrati del mondo, l'altro - con l'eccezione di Clerks II - non ha più saputo replicare il successo della sua prima pellicola.
In effetti, quello che sembrava uno dei registi più interessanti ed innovativi della sua generazione si è perso per strada dopo una serie di opere medie e mediocri.

Non fa eccezione, purtroppo, Red State, che vorrebbe essere una denuncia del fanatismo religioso nel Sud degli Stati Uniti e dell'uso disinvolto della violenza da parte delle forze dell'ordine dopo l'11 Settembre.
Ispirato alla strage di Waco del 1993 (decine di membri di una setta, asserragliatisi all'interno di un ranch armati fino ai denti, morirono in seguito ad un incendio dopo un lungo assedio da parte dell'FBI), racconta di tre ragazzi rapiti da un predicatore psicotico (Parks) e dalla sua famiglia, e di un agente speciale (Goodman) incaricato di indagare sulle attività illecite della comunità.

Parafrasando il titolo di un' altra sua pellicola - In Cerca di Amy - si potrebbe pensare che Smith, mutando radicalmente genere, abbia voluto andare in cerca del proprio ego auctoris perduto. Inutilmente.
Nonostante la buona parola dello zio Quentin, tutto sa di déjà vu in questo film: dall'atmosfera malsana, che vorrebbe richiamare quella degli horror di Tobe Hooper o di Eli Roth, alle soggettive con camera a spalla, che non riescono ad aggiungere dinamicità ad una messinscena alquanto blanda, passando per i pochi e non impressionanti inserti splatter.

Si salvano il sempreverde Goodman, impegnato in una performance misurata, e la graziosa Bishé di Scrubs: Med School che ci mette almeno la bella presenza, anche se la parte del leone tocca a Michael Parks.
L'attore californiano - noto per il ricorrente ruolo dello sceriffo Earl McGraw nelle pellicole di Tarantino, che lo idolatra ("E' il più grande attore vivente") - ruba la scena a tutti con un'interpretazione istrionica e sopra le righe, canta (benissimo) gospel e country, improvvisa, gigioneggia senza pudore e inietta nel suo scomodo personaggio una carica di morbosa simpatia.

A Kevin Smith auguriamo di ritrovare al più presto la vena eversiva e caustica delle sue opere migliori (non basta infarcire i dialoghi di parolacce e trivialità!).
Almeno ci ridia Jay e Silent Bob!

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