CINEMA A BOMBA!

martedì 4 giugno 2024

I CLASSICI: BIG HERO 6, I FANTASTICI SEI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2014
102'
Regia: Don Hall, Chris Williams
Voci originali: Scott Adsit, Ryan Potter, Genesis Rodriguez, T.J. Miller, Damon Wayans Jr., Alan Tudyk, James Cromwell, Stan Lee.


Hiro, adolescente sveglio e intelligentissimo, vive a San Fransokyo - un incorcio, come il suggerisce il nome, tra San Francisco e Tokyo - insieme alla zia e al fratello maggiore.
Quest'ultimo lo introduce all'Istituto di Tecnologia, dove conosce un gruppo di scienziati giovani e geniali come lui.

Ma quando una sua preziosa invenzione finirà nelle mani di un misterioso cattivo mascherato, il ragazzo avrà bisogno di mettere insieme una squadra di supereroi (composta da 6 elementi, come il titolo suggerisce).
Tra questi c'è anche e soprattutto Baymax, un placido robot parlante progettato per offrire assitenza medica...


Come forse ricorderete, agli Oscar 2015 il premio come miglior film d'animazione andò all'opera che vi stiamo recensendo (noi avevamo puntato sul divertente The LEGO Movie, ma va bene così).
Trattasi della prima vera collaborazione tra Disney e Marvel, da quando la casa di Topolino e Paperino ha acquisito quella di Iron Man e Capitan America.

Ispirato ad un fumetto di Steven Seagle e Duncan Rouleau (metà del collettivo Man of Action, autore di alcuni fumetti degli X-Men e di diversi episodi della serie animata Ultimate Spider-Man), Big Hero 6 è un riuscito incrocio di dramedy per famiglie, film d'azione supereroistico ed estetica manga.

Nei classici luoghi comuni "disneiani" (il protagonista orfano, i buoni sentimenti, il personaggio a tutti i costi simpatico e quello a tutti i costi tenero...) si innestano perfettamente i topoi "marveliani", col team che ricorda vagamente una versione allargata dei Fantastici 4 e addirittura una comparsata a sorpresa del compianto Stan Lee.

Il personaggio più memorabile è ovviamente il robot coccoloso Baymax, cui tra l'altro sono affidate le gag più spassose (due su tutte: quelle di "Baaaaambino peloso!" e "Ba-la-lala!"... chi ha visto il film sa di che cosa parliamo!).
Al secondo posto metteremmo Honey Lemon, scienziata bionda e sottile, tanto bella quanto goffa (voce originale di Genesis Rodriguez, già vista in Yoga Hosers).

Con una struttura narrativa collaudata - ma meno prevedibile di quanto possa sembrare - e abbondanti sequenze di azione bilanciate da pause di approfondimento psicologico, Big Hero 6 è una pellicola adatta a tutte le età, capace di accontentare tanto i fan della Disney (di cui è uno dei lungometraggi migliori dell'ultimo decennio) quanto quelli della Marvel (chissà che prima o poi Baymax non compaia in qualche film del Marvel Cinematic Universe).

Da (ri)vedere, aspettando il sequel che un giorno forse arriverà (l'unico seguito realizzato finora è una miniserie fruibile su Disney+).
E da non perdere i titoli di coda e la breve scena subito successiva!


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martedì 29 settembre 2020

I CLASSICI: BABE + LA TELA DI CARLOTTA, MAIALINI ALLA RISCOSSA

(Clicca sulle locandine per vedere i due trailer) 

BABE, MAIALINO CORRAGGIOSO
USA/Australia, 1995
92'
Regia: Chris Noonan
Interpreti: James Cromwell, Magda Szubanski.
Voci originali: Christine Cavanaugh, Hugo Weaving.

LA TELA DI CARLOTTA
USA, 2006
96'
Regia: Gary Winick
Interpreti: Dakota Fanning, Kevin Anderson, Essie Davis, Beau Bridges.
Voci originali: Dominic Scott Kay, Julia Roberts, Steve Buscemi, John Cleese, Oprah Winfrey, Sam Shepard, Robert Redford.


Due film diversi, eppure strettamente imparentati.
Da vedere con tutta la famiglia, specie coi bambini, che potrebbero ricavarne preziosi insegnamenti.

Di seguito trovate entrambe le nostre recensioni.
Fateci sapere nei commenti che cosa ne pensate!






Babe Maialino Coraggioso

Nato in un allevamento intensivo e presto separato dalla madre e dai fratellini, il maialino Babe finisce in una fattoria.
Qui, grazie alla propria intelligenza e ad un'innata capacità di farsi ben volere, stringe amicizia con tutti gli altri animali (eccetto l'odiosa gatta) e impara a... pascolare gli ovini.

Il contadino (Cromwell) si accorge di avere a che fare con un suino speciale e comincia ad accarezzare l'idea di iscriverlo a un concorso per cani pastori...

Poche altre pellicole per famiglie hanno avuto un impatto culturale e politico (!) come Babe Maialino Coraggioso.
Prodotta e co-sceneggiata da George Miller, creatore di Mad Max, è considerata una pietra miliare per il movimento dei diritti degli animali.

Molti attivisti, anche radicali, ne parlano spesso come del film che ha cambiato il loro stile di vita.

Lo stesso protagonista James Cromwell, che iniziò da qui un'onesta carriera hollywoodiana (da L.A. Confidential a The Artist), divenne un vegano militante proprio durante le riprese.

Nonostante qualche momento un po' forte (l'uccisione della pecora da parte dei cani randagi), è adatto anche agli spettatori più piccoli.

Curiosità per cinefili: nella versione originale la voce del cane Rex è dell'indimenticato Re Elrond della saga della Terra di Mezzo.






La Tela di Carlotta

Appena nato, il maialino Wilbur viene preso in cura dalla piccola e amorevole Fern (Fanning) e trasferito nella fattoria dello zio.
Qui riesce un po' alla volta a farsi accettare da tutti gli altri animali, grazie anche al buon cuore dell'aracnide Carlotta.

Il giovane suino rischia ancora di diventare un prosciutto affumicato, ma Carlotta ha un'idea: sfruttare la propria abilità nel tessere le tele per attirare l'interesse dei contadini su di lui e salvargli la vita una volta per tutte...

Prodotto sulla scia di Babe, questo film sembra quasi un remake apocrifo.
Eppure non ha nulla da invidiare al predecessore: anzi, nel complesso risulta persino più piacevole.

Maggiormente orientato verso un pubblico di più piccini, La Tela di Carlotta si basa su un romanzo infantile popolarissimo nei paesi anglofoni e vanta un cast - fisico e vocale - di tutto rispetto.

Tra gli interpreti in carne ed ossa si distinguono Essie Davis (futura mattatrice dell'ottimo horror Babadook) e la giovane Dakota Fanning, rivista recentemente in C'era una Volta... a Hollywood.

Ma il meglio è nel doppiaggio (originale, chiaramente): si va dall'estrosa Julia Roberts - che presta la voce a Carlotta - all'influente Oprah Winfrey, dall'italo-americano Steve Buscemi all'ex Monty Python John Cleese, senza considerare il drammaturgo Sam Shepard (il narratore) e il sempreverde Robert Redford.

Curiosità per cinefili: il compositore Danny Elfman rinunciò alla colonna sonora di Spider-Man 3 (ingaggio ben più remunerato) per lavorare alle musiche di questo film.




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giovedì 6 ottobre 2016

I CLASSICI: L.A. CONFIDENTIAL, LA PUPA E GLI SBIRRI (AUSTRALIANI)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1997
138'
Regia: Curtis Hanson
Interpreti: Kim Basinger, Russell Crowe, Guy Pearce, Kevin Spacey, James Cromwell, David Strathairn, Ron Rifkin, Simon Baker, Paul Guilfoyle, Danny DeVito.


Los Angeles, primi anni 50.
Si incrociano le indagini di 3 poliziotti: l'iroso e violento paladino delle donne Bud White (Crowe), il secchione e ligio alle regole Ed Huxley (Pearce), l'ambizioso e vanesio Jack Vincennes (Spacey).

Che cosa collega la misteriosa strage in un coffee shop a un "servizio di appuntamenti" che offre prostitute somiglianti alle dive del cinema?
Le cose si complicano quando White si innamora di Lynn Bracken (Basinger), squillo con le sembianze di Veronica Lake...

Che cosa rende L.A. Confidential il miglior noir degli anni 90?
Prima di tutto l'ambientazione, molto curata nei dettagli; i contrasti forti tra chiaro e scuro (la limpida fotografia è del nostro Dante Spinotti), ma meno netti tra "buoni" e "cattivi"; i personaggi, tutt'altro che irreprensibili.
Insomma, vengono rispettati tutti i tòpoi del (sotto)genere.

Hanson - cineasta recentemente scomparso e qui al proprio meglio - e il suo co-sceneggiatore Brian Helgeland (anch'egli futuro regista) adattano liberamente un romanzo di James Ellroy, maestro del genere da cui Hollywood attingerà ancora nel 2006 con The Black Dahlia di Brian De Palma con Josh Hartnett, Aaron Eckhart, Scarlett Johansson e Hilary Swank e nel 2008 con La Notte non aspetta di David Ayer (sì, proprio quello di Suicide Squad) con Keanu Reeves e Forest Whitaker.

Lo script apportato dai due è a prova di bomba: non c'è un personaggio di troppo e viene descritta benissimo la Los Angeles contraddittoria di quegli anni: dietro le paillettes e le luci di Hollywood nel suo periodo d'oro, scopriamo un'ambiente degradato di malavita, miserie umane, corruzione, violenza, droga, sesso.
L'Oscar vinto per la miglior sceneggiatura non originale è meritatissimo.






E a proposito di Oscar, ancor più giusto è quello conquistato da Kim Basinger come miglior attrice non protagonista.
La diva era in un momento calante della propria carriera: il suo ultimo successo era stato diversi anni prima con Batman, aveva superato i 40 anni e, di conseguenza, i ruoli che le venivano offerti avevano iniziato a scarseggiare.

Hanson ha creduto in lei offrendole il ruolo dell'immancabile femme fatale, nonostante le sue controparti maschili siano ben più giovani.
La Basinger, ancora bellissima e magnetica, ha ricambiato con un'interpretazione sofferta e intensa, senza dubbio la migliore della propria carriera.
Ma questa non è stata l'unica scelta coraggiosa del regista in fatto di casting.

Ci voleva del coraggio ad affidare la parte dei due protagonisti principali a due attori australiani pressoché sconosciuti negli USA.
Per Pearce e Crowe questo fu il trampolino di lancio di una brillante carriera hollywoodiana, in particolare per il secondo, che allo scorso Festival di Cannes si è presentato con The Nice Guys, una pellicola che ricorda proprio L.A. Confidential in chiave umoristica (e di nuovo con Kim Basinger co-protagonista).

Anche nei ruoli di contorno sono state scelte le facce giuste.
Tra Kevin Spacey che gigioneggia facendo il verso a Dean Martin e Simon Baker (un altro Australiano!) che esordisce qui prima di passare alla televisione, si segnalano James Cromwell in un ruolo inusuale e il sempre pittoresco Danny DeVito come giornalista di pochi scrupoli.

Avete nostalgia dei noir per eccellenza, cioè Scarface - Lo Sfregiato di Howard Hawks (l'originale del 1932), Il Mistero del Falco di John Huston con Humphrey Bogart, La Fiamma del Peccato di Billy Wilder con Barbara Stanwyck, L'Infernale Quinlan di Orson Welles con Charlton Heston, Il Lungo Addio di Robert Altman e Chinatown di Roman Polansky con Jack Nicholson?

Fidatevi: L.A. Confidential non li fa certo rimpiangere.





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domenica 18 marzo 2012

OSCAR 2012. THE ARTIST, LE PAROLE NON POSSONO SPIEGARE

Dall'alto: la locandina del film; Jean Dujardin e Uggie; Bérénice Bejo e Malcolm McDowell.


Il trailer ufficiale di The Artist.


Francia, 2011
100'
Regia: Michel Hazanavicius.
Interpreti: Jean Dujardin, Bérénice Bejo, Uggie, James Cromwell, John Goodman, Penelope Ann Miller, Malcolm McDowell, Missi Pyle.


E’ il sogno di ogni regista realizzare il film della vita, quello che rimarrà. Insomma, il capolavoro.
Michel Hazanavicius l’ha fatto.

Ricalcando in tutto e per tutto lo stile delle pellicole mute degli anni ‘20-’30, il film segue le vicende di un superdivo di Hollywood (Dujardin, bravissimo) che finisce in disgrazia per essersi testardamente rifiutato di passare al sonoro, proprio mentre una sua ammiratrice (la graziosa Bérénice Bejo, moglie del regista) ascende repentinamente al rango di star.

Che cosa si può dire per definire una pellicola come questa?
E' sufficiente elencare tutti i premi vinti fino ad ora, da Cannes - dove fu insignito Dujardin - agli Oscar (5: migliori film, regia, attore, colonna sonora e costumi), passando per tutte le altre trionfali rassegne (Golden Globes, BAFTA, César, Indipendent Spirit Awards, Guilds Awards, ecc...)?
Basta descrivere la maestria della fotografia, la raffinatezza dei costumi, il fascino delle musiche?
O i geniali trucchi di regia, la prova straordinaria degli attori e del cane Uggie (non a caso premiato con la Palm Dog e il Golden Collar Award), il perfetto equilibrio della storia?

Probabilmente no. E allora la cosa migliore rimane guardare il film stesso, lasciandosi trasportare dalla vicenda e dalla atmosfera d'epoca.
Tra momenti memorabili - da ricordare almeno la sequenza dell'incubo e quella del salvataggio del protagonista ad opera del suo fedele quattrozampe - scene esilaranti e intermezzi drammatici, The Artist offre 100 minuti di puro cinema.

Provare per credere. Le parole non bastano.
E soprattutto non servono.

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