CINEMA A BOMBA!

lunedì 15 luglio 2019

I CLASSICI: ROMA, LE DONNE NON SI ARRENDONO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Messico, 2018
135'
Regia: Alfonso Cuarón
Interpreti: Yalitza Aparicio, Marina de Tavira, Daniela Demesa, Latin Lover, Nancy García García, Jorge Antonio Guerrero.


Messico, primi anni Settanta.

La giovane domestica di origine amerindia Cleo (Aparicio) vive un periodo di grandi cambiamenti.

Frequenta un giovanotto, che la mette incinta.
Nella famiglia presso la quale lavora, marito e moglie (de Tavira) sono in crisi.
A Città del Messico, dove essi vivono, la violenza dilaga.






Conosciamo Alfonso Cuarón per pellicole spettacolari, quali Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban, Children of Men-I Figli degli Uomini e Gravity, per il quale vinse personalmente 2 Oscar, per il montaggio e la regia (primo messicano ad aggiudicarsi la prestigiosa statuetta).

Questa volta egli si è cimentato in una piccola storia quasi autobiografica, ambientata nella sua città natale, con protagonisti in buona parte non professionisti, narrata in lingua spagnola.

Piccola storia, sì; ma grande film, questo Roma!

Il respiro intimistico, ma anche epico della narrazione è reso da una fotografia in bianco e nero veramente suggestiva e poetica, che lascia la trama sospesa nel tempo (poco importa quando la vicenda si dipana: il messaggio diventa universale e atemporale) - come solo le opere dei maestri neorealisti italiani e della Nouvelle Vague francese avevano saputo fare.

Cuarón ha tatto e sensibilità, così che la riservata Cleo - impersonata ottimamente dall'esordiente Yalitza Aparicio, che ha la faccia giusta - diventa suo malgrado eroina nella sua forza tranquilla, emblema di tutte le donne che pur nelle difficoltà riescono a rialzarsi.

È un bell'omaggio al genere femminile, quello che fa il regista messicano: gli uomini adulti non ne escono tanto bene, ma le protagoniste brillano - non per niente Aparicio e de Tavira sono state (meritatamente) candidate all' Oscar.

Le 10 nomine agli Academy Award e le tre statuette vinte (per la regia, la fotografia e il film straniero, andate tutte e tre a Cuarón), ma anche i due Golden Globe per regia e film straniero e il prestigiosissimo Leone d'Oro alla Mostra di Venezia hanno ripagato l'investimento in qualità fatto da Netflix.

Peccato solo che sia mancato il riconoscimento più scintillante: la piattaforma di streaming online sconta un diffuso pregiudizio tra i membri dell'Academy che, allineandosi con la posizione degli organizzatori del Festival di Cannes, non vedono di buon occhio la proiezione delle sue pellicole in poche, selezionate sale - privilegiando così la visione in casa e on demand.

L'elegia cuaroniana però ha dimostrato che il mezzo televisivo punti su storie originali e qualità più di quanto faccia attualmente quello cinematografico, che per sopravvivere deve ricorrere massicciamente a sequel, prequel e spin-off e a pellicole non troppo impegnative.

Cuarón ha trovato in Netflix la libertà di girare in lingua spagnola un film intimista che è anche una risposta "politica" molto forte alla criminalizzazione dei Messicani e dei migranti in generale da parte di Donald Trump.

Non per niente egli, nei suoi discorsi di accettazione delle statuette agli Oscar, ha affermato: Voglio ringraziare l’Academy per aver premiato un film incentrato su una donna indigena, una delle 70 milioni di lavoratrici domestiche senza diritti professionali, un personaggio che storicamente è stato relegato sullo sfondo. Come artisti, il nostro lavoro è guardare dove gli altri distolgono gli occhi, e questa responsabilità è ancora più importante in un’epoca in cui veniamo incoraggiati a guardare altrove e anche Sono cresciuto vedendo film stranieri; siamo tutti parte della stessa emozione, tutti parte dello stesso oceano.

E si sa, i muri non possono arginare l'oceano (vero, Mr. President?).




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venerdì 10 maggio 2019

OSCAR 2019. SPIDER-MAN: UN NUOVO UNIVERSO, UNO NESSUNO CENTOMILA UOMINI RAGNO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2018
117'
Regia: Bob Persichetti, Peter Ramsey, Rodney Rothman
Voci originali: Shameik Moore, Hailee Steinfeld, Jake Johnson, Mahershala Ali, Lily Tomlin, Liev Schreiber, Nicolas Cage, Chris Pine, Oscar Isaac, Stan Lee.


Miles Morales (Moore) è un adolescente afro-ispanico che frequenta una scuola "alta" di New York.
Mentre è impegnato a graffittare con suo zio Aaron (Ali), viene punto da un ragno radioattivo e da quel momento inizia a sviluppare dei superpoteri, alcuni decisamente bizzarri (tipo vedere i propri pensieri in forma di didascalie!).

Ma la cosa che più gli cambia la vita è l'incontro con Spider-Man (Pine), impegnato in una cruenta battaglia per disattivare un acceleratore di particelle - commissionato dal malvagio Kingpin (Schreiber) - che permette di accedere ad universi paralleli.

Il cortocircuito della macchina crea però delle sconnessioni spazio-temporali che potrebbero essere fatali per l'intera città.
Miles decide quindi di raccogliere l'eredità del Tessiragnatele e ripristinare l'equilibrio tra le dimensioni, ma avrà bisogno dell'aiuto di altri Spider-Men "alternativi" per riuscirci...






Spider-Man biondo, Spider-Man castano, Ultimate Spider-Man, Spider-Man Noir, Spider-Man 2099 e altri ancora...
Se il vostro sogno era vedere tutte le versioni alternative dell'Uomo Ragno in un unico film, beh, siete stati accontentati!

Spider-Man: Un Nuovo Universo - traduzione non eccelsa del titolo originale Spider-Man: Into The Spider-Verse - è una vera ghiottoneria per gli appassionati della Marvel.
Di più: è un must assoluto per i fan del personaggio.

Il suo trionfo alla Notte degli Oscar, dove è stato premiato come miglior film d'animazione (spezzando così l'egemonia della Pixar), segna inoltre il definitivo sdoganamento delle pellicole supereroistiche nel "cinema d'autore".
Ancor più se ad esso si affiancano le 3 statuette conquistate da un'altra produzione della Casa delle Idee, Black Panther.

Già la vittoria un po' a sorpresa ai Golden Globe - dove la votazione è affidata ad una selezione internazionale di giornalisti - aveva fatto presagire un cambio di rotta nel modo in cui vengono accolte e percepite dalla critica quelle opere che un tempo venivano definite "di consumo".

Scritto da Phil Lord (autore di The LEGO Movie e quasi-regista di Solo: A Star Wars Story), Un Nuovo Universo possiede indubbi assi nella manica: l'ottima grafica, volutamente "fumettosa"; la regia scattante e dinamica; la ricchezza di ammiccamenti e citazioni alle pellicole precedenti, dalla trilogia di Sam Raimi al recente, bellissimo Spider-Man: Homecoming; le interpretazioni vocali del cast.






Di queste ultime, apprezzabili ovviamente se ascoltate in lingua originale, segnaliamo soprattutto quelle dei personaggi di contorno.
Il più memorabile dei comprimari? Forse l'Uomo Ragno "anni 30" doppiato da Nicolas Cage (la gag del cubo di Rubik è geniale!).

Non sono però da meno il Prowler di Mahershala Ali (l'attore Premio Oscar per Green Book è sulla cresta dell'onda) e il Kingpin di Liev Schreiber (già Sabretooth nel primo film di Wolverine, ricordate?).

Stan Lee, compianto padre spirituale della Marvel, compare praticamente ovunque.
Provate a mettere in pausa quando un personaggio cammina per la città o mentre passa un treno: lo vedrete attraversare la strada o viaggiare comodamente in un vagone!

Il co-creatore di Spider-Man ha inoltre un doppio cameo vocale: nella parte di se stesso (mentre vende a Miles il suo costume) e in quella di J. Jonah Jameson nell'esilarante scena post-credits (era da sempre il suo sogno interpretarlo).

In attesa che esca nelle sale in nuovo film in live action dell'Arrampicamuri (Spider-Man: Far From Home, temporalmente ambientato all'indomani del clamoroso Avengers: Endgame), è molto consigliabile fare questa passeggiata nello "Spider-verso".

Conoscereste così - per dirla come Pirandello - uno, nessuno, centomila Uomini Ragno...
E ognuno di essi ne sarà valsa la pena, ve lo garantiamo.




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giovedì 28 marzo 2019

OSCAR 2019. THE FAVOURITE-LA FAVORITA, DAMA MANGIA DAMA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Irlanda/Regno Unito/USA, 2018
120'
Regia: Yorgos Lanthimos
Interpreti: Olivia Colman, Emma Stone, Rachel Weisz, Nicholas Hoult, Joe Alwyn.


Primi anni del XVIII secolo.

Sul trono inglese siede Anna (Colman), regina debole, malata e insicura che ha delegato i suoi compiti alla sua fidata consigliera (ed amante) Lady Marlborough (Weisz), austera, scaltra e ambiziosa.

Un giorno a corte si presenta Abigail Hill (Stone), nobildonna decaduta e cugina di questa; dapprima impiegata come sguattera, essa riuscirà a farsi notare dalla regina e inizierà una guerra senza esclusione di colpi per diventare la favorita della sovrana.






Domanda un po' provocatoria: il greco Yorgos Lanthimos può diventare l'erede di Stanley Kubrick?

Il regista americano naturalizzato britannico, nelle sue opere, ha svelato l'animalità, il lato peggiore dell'uomo secondo il principio hobbesiano dell'homo homini lupus: ogni individuo è mosso dall'istinto di sopravvivenza e da quello di sopraffazione ed è per sua natura brutale e violento.

Capolavori della storia del cinema quali Orizzonti di Gloria, Il Dottor Stranamore, 2001:Odissea nello Spazio, Arancia Meccanica, Shining e Full Metal Jacket sono la dimostrazione evidente di questa Weltanschauung, questa concenzione (pessimistica) del mondo.

Così come Barry Lyndon, che ci è subito venuto in mente vedendo il film che stiamo recensendo.

Il cineasta ellenico, nei suoi lavori precedenti, similmente aveva espresso una visione molto cupa della società in cui viviamo: essi parlano di una famiglia autoreclusasi in casa per sfuggire al mondo esterno (Kynodontas/Dogtooth, presentato a Cannes nel 2009 nella sezione "Un Certain Regard"); di un gruppo che, sotto compenso, sostituisce persone appena defunte per accompagnare amici e parenti verso l'elaborazione del lutto (Alps, presentato in concorso a Venezia 2011, dove ha ricevuto il premio per la sceneggiatura); di un futuro distopico nel quale i single sono costretti a trovare un compagno o una compagna, pena la trasformazione in un animale a loro scelta (The Lobster, premio della Giuria a Cannes 2015 e candidatura agli Oscar 2017); di una sorta di maledizione/vendetta in base alla quale un uomo deve decidere quale figlio sacrificare per salvare gli altri due (Il Sacrificio del Cervo Sacro, migliore sceneggiatura a Cannes 2017).

Questa volta Lanthimos, al pari del Kubrick di Barry Lyndon, narra la storia di un'arrampicatrice sociale che, senza scrupoli e remore morali, fa di tutto per ascendere ad un rango superiore e, una volta ottenuto il successo sperato, non riesce a nascondere la sua vera natura.

Le due pellicole sono accomunate anche da una cura maniacale nei particolari e nelle inquadrature, dall'uso del grandangolo, dai suggestivi piani sequenza che rimandano ai quadri inglesi del Settecento, dai costumi sfarzosi, dalle sontuose scenografie, dall'illuminazione a lume di candela degli interni e a luce naturale, dalla suddivisione in capitoli della narrazione.

Se però il film del 1975 risultava abbastanza fedele alla fonte - il romanzo omonimo di William Makepeace Thackeray - lo stesso non si può dire per quello del 2018: molte sono le libertà che regista e sceneggiatori si sono presi rispetto agli eventi storici che hanno al centro la regina Anna, Lady Marlborough e Abigail Hill.

Questo, probabilmente, per mettere maggiormente in risalto la figura delle due volitive favorite, diverse per carattere, ma accomunate da una forte ambizione; donne forti in un mondo dominato dagli uomini - che qui, però, fanno solo da sfondo.

È vero, ci sono due giovani attori emergenti - Nicholas Hoult (già visto nei film più recenti degli X-Men e in Mad Max: Fury Road) e Joe Alwyn (che ha esordito in Billy Lynn-Un Giorno da Eroe di Ang Lee) - ma a dominare la scena ci sono le tre protagoniste: Olivia Colman, Rachel Weisz ed Emma Stone.

La prima, come Regina Anna, ha offerto un'ottima prova che le ha permesso di ottenere numerosi riconoscimenti come migliore attrice: dalla Coppa Volpi (The Favourite è stato presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia del 2018, dove ha vinto anche il Leone d'Argento-Gran Premio della Giuria) al Golden Globe fino ad un inaspettato Oscar (l'unico premio della pellicola, nonostante le ben 10 nomination, tra le quali quelle per miglior film e migliore regia) - riconoscimento, quest'ultimo, che le sue due colleghe avevano già ricevuto in passato.

Se la Colman è stata la vera rivelazione, la Weisz e la Stone invece hanno confermato la loro bravura: la prima ha il carisma adatto per rappresentare al meglio la notevole figura di Lady Marlborough; la seconda regge bene il confronto e fa trasparire tutto il desiderio di rivalsa del personaggio.

The Favourite è l'opera meno estrema di Lanthimos, ma è risultata comunque disturbante per molti spettatori a causa di alcune scene grottesche.

Il ritmo, poi, non è esattamente adrenalinico.

Il cineasta ellenico, tuttavia, nel corso della sua carriera ha dato prova di un talento non comune sia in fase di sceneggiatura che di regia, e ha dimostrato di avere idee originali e immaginazione - merci rare ad Hollywood, al giorno d'oggi.

Se riuscirà a rimanere fedele a se stesso e al proprio stile, accattivandosi un pubblico numeroso, chissà che un giorno non si parli di lui come di un grande maestro del cinema...




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mercoledì 20 febbraio 2019

OSCAR 2019. NOMINATION: ATTRICI E ATTORI



Ah, le stelle!
Ovviamente non intendiamo quelle del firmamento, ma quelle del cinema.
La recitazione è la vera anima dei film, il quid capace di trasformare un'opera tecnicamente ineccepibile in qualcosa di autentico, "vero".

In quota femminile è notevole la presenza di ben 3 attrici del cast di La Favorita!
Olivia Colman gareggia come protagonista, mentre Emma Stone (già oscarizzata due anni or sono grazie a La La Land) e Rachel Weisz (anch'essa detentrice di una statuetta, per The Constant Gardener del 2006) sono impegnate in un derby all'ultimo sangue che riguarda i ruoli di supporto.

La competizione sembra serratissima in entrambe le categorie: se in una la "cantattrice" Lady Gaga punta a soffiare la statuetta alla globizzata veterana Glenn Close, nell'altra c'è da segnalare almeno Amy Adams - la mitica Lois Lane della Justice League - come probabile terza incomoda.






In ambito maschile la situazione appare differente.
Come migliore protagonista, sembra di assistere a un "Rami Malek contro tutti": l'attore ha convinto unanimemente con la sua calligrafica interpretazione di Freddy Mercury in Bohemian Rhapsody, per cui non sarà facile sottrargli l'Oscar.

Idem per il riconoscimento come miglior non protagonista: Mahershala Ali, già vincitore nel 2017 con Moonlight, è decisamente il favorito, benché Sam Rockwell (a sua volta già incensato l'anno scorso, per Tre Manifesti) potrebbe dargli filo da torcere.

Adam Driver (Kylo Ren di Star Wars), Sam Elliott (il cowboy de Il Grande Lebowski) e Richard E. Grant (il cattivo di Logan) paiono avere meno chance.

Volete testare la bravura di queste/i grandi interpreti?
Non vi resta che cliccare sui link che trovate di seguito e decidere se vi convincono o no...






Da sinistra: Melissa McCarthy, Lady Gaga, Olivia Colman, Yalitza Aparicio, Glenn Close.  

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Yalitza Aparicio – Roma
Glenn Close – The Wife - Vivere nell'ombra (The Wife)
Olivia Colman – La favorita (The Favourite)
Lady Gaga A Star Is Born
Melissa McCarthy – Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)

Da sinistra: Bradley Cooper, Christian Bale, Rami Malek, Viggo Mortensen, Willem Dafoe.  

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Christian Bale – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)
Bradley Cooper A Star Is Born
Willem Dafoe – Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità (At Eternity's Gate)
Rami Malek Bohemian Rhapsody
Viggo Mortensen – Green Book

Da sinistra: Marina de Tavira, Regina King, Rachel Weisz, Amy Adams, Emma Stone.  

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Amy Adams – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)
Marina de Tavira – Roma
Regina King – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)
Emma Stone – La favorita (The Favourite)
Rachel Weisz – La favorita (The Favourite)

Da sinistra: Richard E. Grant, Adam Driver, Mahershala Ali, Sam Rockwell, Sam Elliott.  

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Mahershala Ali – Green Book
Adam Driver – BlacKkKlansman
Sam Elliott A Star Is Born
Richard E. Grant – Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)
Sam Rockwell – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)




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venerdì 15 febbraio 2019

OSCAR 2019. NOMINATION: PREMI MUSICALI

Dall'alto: Kendrick Lamar nel video di All the Star (Black Panther); Lady Gaga canta Shallow con Bradley Cooper in A Star Is Born; Emily Blunt nei panni di Mary Poppins canta The Place Where Lost Things Go.  


Il cinema eccita i sensi.
Non soltanto la vista, ma pure - e non poco - l'udito.

Per quanto concerne il sonoro in sé, rimandiamo al nostro post precedente dedicato ai premi tecnici.
Qui si parla invece di musica e canzoni, che in una pellicola a volte possono davvero fare la differenza.

Quest'anno si può notare come solo due film siano candidati in entrambe le categorie dedicate.
E se Il Ritorno di Mary Poppins - in quanto musical - non è certo una sorpresa, la doppia nomina di Black Panther lascia un po' spiazzati.
Forse è la prima volta per un'opera supereroistica, certamente è una novità nell'ambito del Marvel Cinematic Universe.

Da notare l'assenza di cartoni animati: forse la Disney e suoi concorrenti hanno preferito puntare sui live action.
Nessun cartone, quindi, ma in effetti un film d'animazione sì: L'Isola dei Cani è il secondo lungometraggio in stop motion firmato dal regista di culto Wes Anderson (Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou, Moonrise Kingdom, Grand Budapest Hotel).
Il precedente Fantastic Mr. Fox non era andato oltre la nomination; questa volta andrà meglio?

In entrambe le categorie la competizione è equilibrata, nessun risultato è scontato.
Tuttavia è assodato che la nostalgica When a Cowboy Trades his Spurs for Wings (da La Ballata di Buster Scruggs dei fratelli Coen) e la struggente Shallow (già vincitrice del Golden Globe, da A Star is Born) daranno filo da torcere agli altri contendenti per la miglior canzone.

Ma ora è il momento di cliccare sui link che trovate qui di seguito.
Chiudete gli occhi, fate un bel respiro e lasciate che sia la musica a parlare...






MIGLIOR COLONNA SONORA
Ludwig Göransson – Black Panther
Terence Blanchard – BlacKkKlansman
Alexandre Desplat – L'Isola dei Cani (Isle of Dogs)
Marc Shaiman, Scott Wittman – Il Ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Nicholas Britell – Se la Strada Potesse Parlare (If Beale Street Could Talk)

MIGLIOR CANZONE
All The Stars (musica e testi di Kendrick Lamar, SZA, Sounwave e Al Shux) - Black Panther
I'll Fight (musica e testi di Diane Warren) - RBG
The Place Where Lost Things Go (musica di Marc Shaiman, testi di Marc Shaiman e Scott Wittman) - Il Ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Shallow (musica e testi di Lady Gaga, Mark Ronson, Anthony Rossomando e Andrew Wyatt) - A Star Is Born
When a Cowboy Trades His Spurs for Wings (musica e testi di David Rawlings e Gillian Welch) - La Ballata di Buster Scruggs (The Ballad of Buster Scruggs)




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martedì 8 gennaio 2019

GOLDEN GLOBE 2019. RAPSODIA, PORTAMI VIA

Dall'alto: Rami Malek tra Brian May e Roger Taylor; Alfonso Cuarón con i due globi conquistati per Roma; la premiazione di Green Book.  


Che cosa racconta il verdetto dei Golden Globes di quest'anno?

Al di là del fatto che questa competizione sia o meno un'anteprima degli Oscar (dibattito che si rinnova annualmente), appare chiaro quali siano stati i film più rappresentativi della stagione appena passata.

Premiato per il miglior film drammatico e per il migliore attore protagonista (Rami "Mr. Robot" Malek), Bohemian Rhapsody è senza dubbio uno dei vincitori della serata.
Il biopic dedicato a Freddie Mercury e ai Queen è stato massacrato dalla critica (soprattutto quella statunitense), ma è stato un clamoroso successo di pubblico e ha convinto i circa 90 giornalisti della stampa estera iscritti all'Hollywood Foreign Press Association.

A contendergli la scena c'è il già Leone d'Oro a Venezia Roma, ultima fatica del premio Oscar (nel 2014, per Gravity) Alfonso Cuarón.
L'opera del cineasta messicano ha mandato in brodo di giuggiole un po' tutti, spingendo il collega e connazionale Guillermo del Toro - trionfatore agli scorsi Academy Awards con The Shape of Water-La Forma dell'Acqua - a definirla persino come una delle migliori pellicole della storia del cinema!

Intanto ha incassato i riconoscimenti per il film straniero e la regia, e forse avrebbe conquistato pure quello per il miglior film drammatico, se fosse stato candidato.
Un'esclusione che ha fatto e farà ancora discutere.

Il terzo incomodo potrebbe essere Green Book, vincitore - piuttosto a sorpresa, a dire il vero - di ben 3 Globi.
Miglior commedia, attore non protagonista (Mahershala Ali, già oscarizzato nel 2017 grazie a Moonlight), miglior sceneggiatura: un bel bottino per il regista Peter Farrelly, fino a ieri noto soprattutto per opere demenziali in coppia con il fratello Bobby come Scemo e + Scemo.






Un altro colpo di scena è stato il premio per il miglior film di animazione a Spider-Man: Un Nuovo Universo (titolo originale: Spider-Man: Into The Spider-Verse).
Quello con protagonista il famoso Arrampicamuri è stato il cartone-rivelazione dell'anno, e chissà che non si affermi anche agli Oscar.
In ogni caso una bella soddisfazione per la Marvel, che invece non è riuscita a sfondare col pompatissimo Black Panther, rimasto a bocca asciutta.

Ma le delusioni più grosse sono state quelle di First Man - Il Primo Uomo e A Star Is Born.
La pellicola diretta dal Damien Chazelle di Whiplash e La La Land si è dovuta accontentare del riconoscimento per la miglior colonna sonora, mentre l'esordio dietro la cinepresa di Bradley Cooper (sì, proprio quello di Una Notte da Leoni) è riuscito ad accaparrarsi solo il globe per la miglior canzone (la bella Shallow).

Peccato, perché a A Star Is Born era dato fino alla vigilia come uno dei favoriti.
Molti si aspettavano che almeno Lady Gaga vincesse il premio come miglior attrice, invece neppure quello.

La strada verso gli Oscar è tortuosa, ma ormai alquanto breve.
Il verdetto di questi Golden Globe verrà confermato o sovvertito?
Staremo a vedere...




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domenica 6 gennaio 2019

GOLDEN GLOBE 2019. LE NOMINATION

(Il Golden Globe) 


Lo sapete: amiamo i Golden Globe.

Tra le altre cose, per le distinzioni per generi di film, in modo tale che le commedie non vengano penalizzate; per il numero di pellicole coinvolte, così che anche quelle "d'autore" possano trovare spazio; per il coraggio di aver fatto negli ultimi anni certe scelte (si veda il caso Deadpool); per essersi piegati meno al "politicamente corretto" rispetto agli Oscar e per essersi dimostrati più equilibrati dei rivali nella distribuzione dei premi.

Però, purtroppo, stiamo assistendo nelle ultime edizioni a giochetti delle major per cercare di raggranellare qualche riconoscimento o per piazzarsi meglio nella corsa agli Academy Award, spostando film da una categoria all'altra a seconda più della convenienza che del genere.

Così, senza andare troppo indietro nel tempo, cosa ci facevano Birdman, Sopravvissuto-The Martian (che ha pure vinto!) e Scappa-Get Out nella categoria "Miglior film commedia o musicale"?

Quest'anno, però, siamo addirittura al paradosso.

A Star Is Born e Bohemian Rhapsody, due dei film musicali più fortunati degli ultimi anni, anziché nella categoria apposita li ritroviamo tra i migliori film drammatici (e il primo manca addirittura per la colonna sonora originale!), così come il pompatissimo Black Panther targato Marvel ("film drammatico": sì, avete letto bene) e BlacKkKlansman di Spike Lee.

Insomma, l'unica pellicola davvero pertinente è If Beale Street Could Talk di Barry Jenkins, il regista di Moonlight.

Non si capisce poi con quale criterio sia stato escluso il vincitore del Leone d'Oro Roma di Alfonso Cuarón, che buona parte della critica considera il film dell'anno ed è stato confinato tra le pellicole straniere.

Tra le commedie, ci lascia perplessi la presenza di Vice (biopic su Dick Cheney) - che con ben 6 nomination è a sorpresa il front-runner di questa edizione - e soprattutto di The Favourite di Yorgos Lanthimos, che una commedia non ci sembra proprio.

Insomma, queste distinzioni ora come ora non hanno senso.

Auspichiamo regole più severe o un ripensamento delle categorie, in futuro, in modo da evitare o limitare il più possibile pasticci e furbate.

Ecco comunque l'elenco dei nominati cinematografici, che presenta comunque elementi interessanti - si veda l'insolita cinquina dei registi, le sfide tra attrici e attori (soprattutto tra le interpreti di film drammatici), l'equilibrata lotta per il miglior cartone animato.

Chissà chi saranno i vincitori di questi confusissimi Golden Globe...






MIGLIOR FILM DRAMMATICO
Black Panther, regia di Ryan Coogler
BlacKkKlansman, regia di Spike Lee
Bohemian Rhapsody, regia di Bryan Singer
Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk), regia di Barry Jenkins
A Star Is Born, regia di Bradley Cooper

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICALE
Crazy & Rich (Crazy Rich Asians), regia di Jon M. Chu
La favorita (The Favourite), regia di Yorgos Lanthimos
Green Book, regia di Peter Farrelly
Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns), regia di Rob Marshall
Vice - L'uomo nell'ombra (Vice), regia di Adam McKay

MIGLIOR REGISTA
Bradley Cooper A Star Is Born
Alfonso Cuarón – Roma
Peter Farrelly – Green Book
Spike Lee – BlacKkKlansman
Adam McKay – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)






MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Glenn Close – The Wife - Vivere nell'ombra (The Wife)
Lady Gaga A Star Is Born
Nicole Kidman – Destroyer
Melissa McCarthy – Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)
Rosamund Pike – A Private War

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Bradley Cooper A Star Is Born
Willem Dafoe – Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità (At Eternity's Gate)
Lucas Hedges – Boy Erased - Vite cancellate (Boy Erased)
Rami Malek Bohemian Rhapsody
John David Washington – BlacKkKlansman

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Emily Blunt – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Olivia Colman – La favorita (The Favourite)
Elsie Fisher – Eighth Grade
Charlize Theron – Tully
Constance Wu – Crazy & Rich (Crazy Rich Asians)

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Christian Bale – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)
Lin-Manuel Miranda – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
Viggo Mortensen – Green Book
Robert Redford – The Old Man & the Gun
John C. Reilly – Stan & Ollie

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Amy Adams – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)
Claire Foy First Man - Il primo uomo (First Man)
Regina King – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)
Emma Stone – La favorita (The Favourite)
Rachel Weisz – La favorita (The Favourite)

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Mahershala Ali – Green Book
Timothée Chalamet – Beautiful Boy
Adam Driver – BlacKkKlansman
Richard E. Grant – Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)
Sam Rockwell – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)






MIGLIOR FILM STRANIERO
Capharnaüm (Cafarnaúm), regia di Nadine Labaki (Libano)
Girl, regia di Lukas Dhont (Belgio)
Opera senza autore (Werk ohne Autor), regia di Florian Henckel von Donnersmarck (Germania)
Roma, regia di Alfonso Cuarón (Messico)
Shoplifters-Un affare di famiglia (Manbiki kazoku), regia di Hirokazu Kore'eda (Giappone)

MIGLIOR FILM DI ANIMAZIONE
Gli Incredibili 2 (Incredibles 2), regia di Brad Bird
L'isola dei cani (Isle of Dogs), regia di Wes Anderson
Mirai (Mirai no Mirai), regia di Mamoru Hosoda
Ralph spacca Internet (Ralph Breaks the Internet), regia di Phil Johnston e Rich Moore
Spider-Man - Un nuovo universo (Spider-Man: Into the Spider-Verse), regia di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman

MIGIORE SCENEGGIATURA
Alfonso Cuarón – Roma
Brian Hayes, Peter Farrelly e Nick Vallelonga – Green Book
Deborah Davis e Tony McNamara – La favorita (The Favourite)
Barry Jenkins – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)
Adam McKay – Vice - L'uomo nell'ombra (Vice)

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE
Marco Beltrami – A Quiet Place - Un posto tranquillo (A Quiet Place)
Alexandre Desplat – L'isola dei cani (Isle of Dogs)
Ludwig Göransson – Black Panther
Justin Hurwitz – First Man - Il primo uomo (First Man)
Marc Shaiman, Scott Wittman – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
All the Stars – Black Panther
Girl in the Movies – Dumplin'
Requiem for a Private War – A Private War
Revelation – Boy Erased - Vite cancellate (Boy Erased)
Shallow A Star Is Born




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