CINEMA A BOMBA!

giovedì 26 marzo 2026

I CLASSICI: BASTA VINCERE, FRIEDKIN VA A CANESTRO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1994
108'
Regia: William Friedkin
Interpreti: Nick Nolte, Shaquille O'Neal, Penny Hardaway, Mary McDonnell, J.T. Walsh, Robert Wuhl, Louis Gossett Jr., Matt Nover, Bob Knight, Larry Bird.


Un burbero allenatore di basket universitario (Nolte) è in crisi: litiga di continuo con giornalisti e dirigenti, ha il sostegno di una donna adorabile (McDonnell) da cui però è divorziato e soprattutto la sua squadra - un tempo vincente - non è più competitiva.

In giro per gli Stati Uniti scova tre talenti in erba (tra questi O'Neal), ma - onesto qual è - l'uomo non vuole piegarsi ai tentativi dei suoi capi di ingaggiare i ragazzi con accordi sottobanco (per regolamento è vietato pagare i cestisti perché giochino nel campionato universitario).


Se c'è uno specialista nel genere "commedia sportiva", questo è Ron Shelton, autore di film con Kevin Costner come Bull Durham (sul baseball) e Tin Cup (sul golf), ma anche di Chi non Salta Bianco è (sul basket).
Qui torna sulla pallacanestro, ma solo come sceneggiatore e produttore, lasciando la direzione al Maestro in persona: William Friedkin.

Billy, cestista in gioventù e tifoso appassionato, si è approcciato al copione con diligenza e competenza.
Il risultato è una parabola morale un po' pesante - nonostante qualche occasionale alleggerimento - che ha il suo punto di forza nella regia muscolare e realistica tipica di Friedkin.

Per rendere le scene di azione verosimili, il nostro ha ingaggiato dei veri giocatori professionisti (Shaq e Penny degli Orlando Magic, ma pure il leggendario Larry Bird, ex stella dei Boston Celtics che fa un cameo nel ruolo di se stesso), girando contemporaneamente con sei cineprese, così da ottenere un effetto semi-documentaristico.

Se è vero che è difficile trasmettere su pellicola l'eccitazione di una vera partita, è vero anche che le sequenze di gioco sono le parti migliori del film, che comunque annovera un cast solido e ben scelto.
Tra la McDonnell di Balla coi Lupi e Wuhl di Batman compare anche il mitico coach Bobby Knight, cui il personaggio di Nolte è chiaramente ispirato.

Considerato un capitolo minore nella filmografia del regista di Vivere e Morire a Los Angeles e The Caine Mutiny, Basta Vincere è oggi rivalutata come una delle migliori pellicole sportive di sempre, apripista ad altri lungometraggi dello stesso genere (su tutti l'ottimo Hustle con Adam Sandler).

Consigliabile ai fan del basket e agli spettatori nostalgici del cinema "di una volta", privo di troppi fronzoli ed effetti.

Vogliamo chiudere con una nota spiritosa lasciando la parola a Friedkin, che raccontò un divertente anedotto su Nick Nolte, seguace dello Stanislavskij, famoso metodo di recitazione immersivo e totalizzante...

Non amo lavorare con gli attori "da metodo"; per me un attore deve entrare dalla porta, andare dal segno 1 al segno 2, recitare la propria battuta e uscire. (...) All'inizio delle riprese Nick si presentò da me con un volume di 500 pagine che aveva scritto di suo pugno sul proprio personaggio, e mi chiese di leggerlo. Quella sera diedi un'occhiata solo alle prime pagine e poi lo buttai via. La mattina dopo mi domandò: "L'hai letto? Che ne pensi?" Io gli risposi: "Certo, bellissimo! Adesso entra dalla porta, vai dal segno 1 al segno 2, recita la tua battuta ed esci..."


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giovedì 25 aprile 2024

I CLASSICI: BALLA COI LUPI, KEVIN CONQUISTA IL WEST (E HOLLYWOOD)

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 1990
184'
Regia: Kevin Costner
Interpreti: Kevin Costner, Mary McDonnell, Graham Green, Wes Studi, Robert Pastorelli, Maury Chaykin.


Selvaggio West, durante la Guerra di Secessione.
Dopo un tentato suicidio trasformatosi accidentalmente in un atto di eroismo, il maggiore nordista John Dunbar (Costner) viene trasferito in un avamposto remoto.

Solo e isolato dal resto dell'esercito, il soldato ha come unici compagni il cavallo Cisco e il lupo Due Calzini, almeno finché non entra in contatto con una tribù di pacifici indiani Lakota, in perenne guerra con i feroci Pawnee.

Comincia a passare sempre più tempo al loro villaggio, si affeziona ad Alzata con Pugno (McDonnell) - una donna bianca rimasta orfana da bambina e adottata dai Lakota - e pian piano viene accettato dalla comunità...


Quando Kevin Costner - ai tempi un trentacinquenne attore in ascesa - annunciò che avrebbe prodotto un western di 3 ore, affidando la regia a se stesso pur essendo un esordiente, finanziandolo in larga parte coi propri soldi e girandolo per metà nell'antica lingua lakota... molti addetti ai lavori pensarono che fosse impazzito.

Invece, colui che di lì a poco sarebbe diventato il divo più richiesto di Hollywood (solo per qualche anno: dell'ascesa e caduta di Costner parleremo un'altra volta) ci aveva visto giusto: la sua pellicola sbancò il botteghino, riportò in auge un genere cinematografico in declino e vinse ben 7 premi Oscar, compresi miglior film e miglior regia.

A posteriori un po' sopravvalutato, questo film violento e tratti prolisso merita soprattutto per i romantici paesaggi del South Dakota ripresi dal direttore di fotografia Dean Semler (un Oscar anche per lui), per gli accurati costumi dell'italiana Elsa Zamparelli e per il realismo di alcune sequenze (nelle parti a cavallo Kevin è senza controfigura).

Al tema della convivenza pacifica tra bianchi e pellerossa, divisi entrambi tra buoni (Dunbar e i Lakota) e cattivi (i soldati e i Pawnee), si unisce quello dell'equilibrio tra Uomo e Natura.

Il protagonista, uomo disilluso e privato di motivazioni, ritrova un senso alla propria esistenza dopo aver preso contatto con due mondi a lui sconosciuti: prima quello degli animali che vivono intorno all'avamposto (specie il lupo con cui stringerà un profondo legame), poi quello della tribù che diventerà la sua nuova famiglia.

Parabola ecologista e antibellicista, di grande influenza anche negli anni a venire (l'acclamato Avatar di James Cameron ne è un remake non dichiarato), Balla coi Lupi è l'opera prima di un autore talentuoso, naturalmente portato per l'epica e l'elegia, benché un po' narciso.

In questi tempi turbolenti è un film da riscoprire, e non solo per i fan di Costner o per gli appassionati di western.


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