CINEMA A BOMBA!

sabato 7 ottobre 2023

EL CONDE, IL VAMPIRO FA CILE...CCA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 



Cile, 2023
110'
Regia: Pablo Larraín
Interpreti: Jaime Vadell, Alfredo Castro, Gloria Münchmeyer, Paula Luchsinger, Stella Gonet, Clemente Rodríguez


E se il sanguinario dittatore cileno Augusto Pinochet (Vadell) non fosse in realtà deceduto ma fosse invece un vampiro di 250 anni che si trascina in un'esistenza fatta di disincanto e delusione nutrendosi del sangue e dei cuori delle sue vittime e che non riesce a morire?

Un bel guaio per i figli e la moglie, che vorrebbero ereditarne le fortune e che assoldano pertanto una suora esperta in contabilità per scovare le ricchezze del generale e nel frattempo per esorcizzarlo e ucciderlo.

I familiari e la religiosa, tuttavia, non hanno fatto i conti con Margaret Thatcher.


Pablo Larraín è uno dei registi sudamericani più talentuosi degli ultimi anni, noto soprattutto per i suoi ritratti di celebri personaggi del Novecento.

Con Neruda (sul grande poeta; in lizza come miglior film straniero ai Golden Globe 2017), Jackie (su Jacqueline Bouvier, vedova di John Fitzgerald Kennedy; 3 nomination agli Oscar 2017, tra le quali quella per Natalie Portman come attrice protagonista), Spencer (su Lady Diana; candidatura agli Oscar 2022 per Kristen Stewart, ad oggi la sua unica) egli mette a nudo e umanizza delle vere e proprie icone, mostrandone debolezze e fragilità.

Meno noti al grande pubblico sono invece i film dedicati al suo Paese, il Cile, e in particolare quelli ambientati durante la dittatura di Augusto Pinochet: in Tony Manero (il personaggio interpretato da John Travolta in La febbre del sabato sera è l'ossessione del protagonista, un uomo senza tante remore morali), in Post Mortem (ambientato durante il golpe che rovesciò Salvador Allende nel settembre 1973) e in No (che invece parla della mobilitazione popolare per il ritorno alla democrazia) aleggia in modo opprimente e minaccioso, pur senza apparire, la figura del militare, quasi come se fosse un'entità maligna e malevola.

In El Conde (tra i film più attesi dell'ultima Mostra del Cinema di Venezia e vincitore del riconoscimento per la migliore sceneggiatura), però, Pinochet finalmente fa la sua comparsa: addirittura come protagonista.

Abbandonati i toni drammatici ma pacati dei precedenti lavori, Larraín si dà al grottesco e all'horror in bianco e nero, immaginando il despota come un vampiro vecchio, emarginato, odiato, triste, ma ancora crudele e portatore di morte per il suo popolo.

Scene truculente, momenti surreali, continui rimandi e omaggi al Nosferatu di Friedrich Wilhelm Murnau e a La passione di Giovanna d'Arco di Carl Theodor Dreyer (in particolare alla sua iconica attrice, Renée Falconetti), satira politica piuttosto esplicita...: il regista questa volta usa l'arma dell'assurdo e dello sberleffo per prendere di mira, certo, il tiranno, ma anche chi lo ha sostenuto e chi ancora lo rimpiange.

El Conde è un po' discontinuo, pecca di qualche esagerazione di troppo e di qualche inciampo, fa ogni tanto dei giri a vuoto; e forse si può affermare che nonostante l'ottimo spunto iniziale e un finale interessante ci troviamo di fronte ad un'occasione andata sprecata.

Ma rappresenta comunque un j'accuse duro e tutto sommato efficace, un monito affinché la Storia non si ripeta.

E affinché a certi vampiri non venga più permesso di nutrirsi del cuore e del sangue del popolo.



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venerdì 4 aprile 2014

GRAVITY, C'E' SPAZIO PER SANDRA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA/Regno Unito, 2013
91'
Regia: Alfonso Cuarón
Interpreti: Sandra Bullock, George Clooney.


La Dottoressa Stone (Bullock) è un'ingegnera biomedica molto abile nel suo lavoro, tanto da essere stata chiamata dalla NASA per un delicato intervento di manutenzione sul telescopio spaziale Hubble.
Ma, al contrario del suo affascinante e simpatico collega (il sempre gigionissimo George Clooney) e nonostante un duro addestramento, è un'astronauta piuttosto inesperta.
Quindi immaginatevi il suo panico quando un'improvvisa pioggia di detriti distrugge il telescopio, lo Shuttle che doveva riportarla sul nostro pianeta e la scaraventa nell'infinità del Cosmo.
Alla deriva. Da sola.

Non anticipiamo nient'altro della trama di questa avvincente avventura di ambientazione spaziale - presentata in anteprima mondiale all'ultima Mostra del Cinema di Venezia, della quale era anche il film di apertura - che per un'ora e mezza riesce a tenere lo spettatore incollato davanti allo schermo in trepidante attesa di vedere come la poveretta riuscirà a cavarsela e se riuscirà a sopravvivere.

Merito di una valida sceneggiatura (del regista e di suo figlio Jonás), ma soprattutto di immagini ed effetti speciali veramente impressionanti: non sorprende che Gravity sia stato il film che ha vinto il maggior numero di Oscar all'ultima edizione degli Academy Award, facendo incetta di premi tecnici e risultando di fatto il vincitore morale della competizione.

E sì, perché si è aggiudicato i premi per la migliore fotografia (del grande Emmanuel Lubezki), i migliori effetti speciali, il miglior sonoro, il miglior montaggio sonoro, la miglior colonna sonora, mentre i riconoscimenti per il miglior montaggio e soprattutto per la miglior regia sono andati ad Alfonso Cuarón.

L'autore messicano di Y Tu Mamá También (che ha lanciato Gael García Bernal, ottimo protagonista di No di Pablo Larraín, a sua volta futuro regista di un nuovo riacimento di Scarface) , Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban e I Figli degli Uomini (con Clive Owen, Julianne Moore, Michael Caine e Chiwetel Ejiofor - quest'ultimo poi protagonista di 12 Anni Schiavo), assiduo frequentatore della Versilia, è entrato nella storia: è infatti il primo cineasta latino-americano ad aggiudicarsi la preziosa statuetta per la regia.

Una menzione speciale meritano i protagonisti, vero e proprio valore aggiunto alla pellicola: George come sempre buca lo schermo con la propria innata simpatia, ma è Sandra a lasciare a bocca aperta.
Quella dell'attrice di Speed è una prova impegnativa e notevole, non solo in termini recitativi, ma anche fisici (niente male per una quasi-cinquantenne!).

I due divi, incoraggiati da Cuarón, hanno anche partecipato attivamente alla revisione del copione: lei riscrivendo col regista molte delle parti in cui il suo personaggio è da solo, lui ideando la scena-chiave che c'è verso la fine (ricordiamo che Clooney è a sua volta un regista/sceneggiatore provetto, come dimostra il bellissimo Le Idi di Marzo).

Ce ne sarebbero di cose da raccontare su Gravity - dalla scelta del cast (i due protagonisti non erano esattamente le prime scelte) alla laboriosissima e certosina lavorazione del film, dall'accuratezza scientifica tutt'altro che impeccabile agli alleggerimenti umoristici ed ironici presenti nella sceneggiatura, dalla battuta di Tina Fey alla cerimonia dei Golden Globe sul rapporto tra Clooney e le donne sue coetanee al dialogo tra la Dottoressa Stone e Aningaaq (chi è? Lo scoprirete nel prossimo post!) - ma abbiamo paura di rivelarvi troppo: lo sapete che a noi di CINEMA A BOMBA! gli spoiler non piacciono molto...

Possiamo solo anticipare che, se lo vorrete, lasceremo... spazio ai vostri commenti!

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sabato 19 gennaio 2013

OSCAR 2013. NOMINATION: FILM D'ANIMAZIONE, FILM STRANIERI, SCENEGGIATURE

Dall'alto: Ribelle-The Brave; Frankenweenie; ParaNorman; Ralph Spaccatutto; Pirati! Briganti da strapazzo.


Giochi aperti nella categoria per il miglior film d'animazione.
Fatto fuori il favorito della vigilia - Le 5 Leggende della DreamWorks - e colpevolmente dimenticato il delizioso La Collina dei Papaveri, i più credibili contendenti per la statuetta sembrano essere tre pellicole targate Disney: Ribelle (frutto della collaborazione con la Pixar), Ralph Spaccatutto e Frankenweenie (di Tim Burton, tratto da un suo omonimo cortometraggio che CINEMA A BOMBA! ha recentemente recensito).
E proprio quest'ultimo potrebbe regalare per la prima volta al regista di Batman, Edward Mani di Forbice, Nightmare Before Christmas e Beetlejuice il tanto atteso riconoscimento dell'Academy.

Forte di cinque pesantissime nomination (quelle per le categorie più importanti), Amour di Michael Haneke, trionfatore già di Cannes 2012, non dovrebbe aver problemi a vincere per la migliore pellicola straniera.
Sarebbe una vera e propria rivincita per il cineasta austriaco, vincitore del Golden Globe 2010 per Il Nastro Bianco, ma poi sconfitto agli Oscar da Il Segreto dei Suoi Occhi.

Meno facile, per Haneke, imporsi per la migliore sceneggiatura originale: è Tarantino il favorito.
Escluso dalle nomination il temibile Paul Thomas Anderson ( The Master), l'italo-americano dovrebbe battere anche l'altro Anderson, Wes - che con Roman Coppola ha scritto il pur apprezzato Moonrise Kingdom - e il Mark Boal del controverso Zero Dark Thirty.

Più equilibrati i giochi per la migliore sceneggiatura non originale, dove non sembra esserci un vero e proprio front-runner: tutte le opere nominate sono in lizza anche per il miglior film e probabilmente a spuntarla sarà lo script del vincitore del premio più prestigioso.

Potete farvi anche voi un'idea della competizione in corso nelle categorie presentate in questo post: i link qui di seguito vi porteranno a conoscere i trailer dei film di animazione e stranieri, oltre che le sceneggiature e gli sceneggiatori delle pellicole candidate.

Allora, secondo voi chi vincerà?


MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Brave (Ribelle-The Brave)
Frankenweenie
ParaNorman
Wreck-It Ralph (Ralph Spaccatutto)
Pirati! Briganti da strapazzo

MIGLIOR FILM STRANIERO
Amour - Austria
No - Cile
War Witch - Canada
A Royal Affair - Danimarca
Kon Tiki - Norvegia

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE
Amour - Michael Haneke
Django Unchained - Quentin Tarantino
Flight - John Gatins
Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore (Moonrise Kingdom) - Wes Anderson e Roman Coppola
Zero Dark Thirty - Mark Boal

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Argo - Chris Terrio
Beasts of the Southern Wild - Lucy Alibar e Benh Zeitlin
Vita di Pi (Life of Pi) - David Magee
Lincoln - Tony Kushner
Silver Linings Playbook - David O. Russell

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martedì 4 dicembre 2012

TFF 2012: NO, E IN CILE VINSE L'ALLEGRIA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

Cile, 2012
118'
Regia: Pablo Larraín
Interpreti: Gael García Bernal, Alfredo Castro, Antonia Zegers, Luis Gnecco.


Dal nostro inviato a Torino.


Nel 1988 in Cile si tenne un referendum per decidere se Augusto Pinochet potesse o no continuare il suo mandato da Presidente della Repubblica.
Le previsioni davano per certo un roboante successo del Sì (il plebiscito era pur sempre organizzato dal regime), ma le idee geniali di un giovane pubblicitario cambiarono le cose.

Presentato in anteprima a Cannes nel 2012 nella sezione Quinzaine des Réalisateurs e candidato del suo Paese per gli Oscar 2013, No era una delle pellicole più attese del Torino Film Festival.
E, a sentire gli applausi in sala al termine della proiezione, gli spettatori non sono rimasti delusi.

Dopo due opere cupe e grottesche - Tony Manero, vincitore del TFF 2008, e Post Mortem - con il suo attore feticcio Alfredo Castro come protagonista, Larraín continua la sua analisi sul Cile di Pinochet, questa volta utilizzando un registro più leggero.

E lo fa raccontando la storia - vera, ma tratta da una pièce teatrale di Antonio Skármeta, già autore di Il Postino di Neruda, dal quale è stato tratto Il Postino con Massimo Troisi - di René Saavedra, che ideò l'azzeccata campagna pubblicitaria per il No, nonostante le perplessità di numerosi esponenti di spicco del fronte contrario alla riconferma del generale.

La sfida non era semplice: riuscire a rendere "vendibile" il messaggio di denuncia degli orrori della dittatura senza apparire troppo pesanti.
La soluzione fu innovativa ed efficace: furono messi in onda nella Tv di Stato spot come questo, caratterizzati dal linguaggio ottimista e accattivante tipico delle réclame pubblicitarie e con un jingle orecchiabile divenuto presto un tormentone.
Al grigiore del regime si decise quindi di contrapporre un messaggio di ottimismo e di speranza, sottolineando l'allegria che sarebbe derivata dal ritorno alla democrazia e dalla fine dell'oppressione.

L'opposizione a Pinochet, data nettamente per sfavorita alla vigilia della consultazione, diede quindi coraggiosamente fiducia ad un giovane sveglio e brillante (l'ottimo Gael García Bernal, cioè il Che Guevara di I Diari della Motocicletta di Walter Salles e il protagonista di Y Tu Mamá También di Alfonso Cuarón e di Amores Perros e Babel di Alejandro González Iñárritu). E vinse a sorpresa.

Quante cose deve ancora imparare l'Italia, dove i giovani pieni di idee sono lasciati ai margini...

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