CINEMA A BOMBA!

giovedì 22 febbraio 2024

OSCAR 2024. NOMINATION: FILM D'ANIMAZIONE, FILM INTERNAZIONALE, SCENEGGIATURE

Dall'alto, scene da: Spider-Man: Across the Spider-Verse; Il ragazzo e l'airone; Anatomie d'une chute; The zone of interest; Io capitano



Fughiamo ogni dubbio: le possibilità che Io capitano di Matteo Garrone possa vincere l'Oscar come miglior film straniero sono davvero poche.

Il superfavorito è il britannico (ma girato in lingua tedesca) The zone of interest di Jonathan Glazer, con lo spagnolo La sociedad de la nieve di Juan Antonio Bayona a seguire, mentre il nostro, il nipponico (girato dal celebre Wim Wenders, germanico) Perfect days e il tedesco (ma quanta Germania c'è, quest'anno!) The Teachers' Lounge di İlker Çatak (di evidenti origini turche) sembrano avere molte meno chance.

Nella categoria manca il vincitore della Palma d'Oro a Cannes Anatomie d'une chute, clamorosamente non scelto dalla Francia come proprio rappresentante.

Ma la sua regista Justine Triet parte in pole position per la migliore sceneggiatura originale: solo David Hemingson dell'apprezzatissimo The Holdovers può impensierirla.

Per la migliore sceneggiatura non originale la candidatura di Barbie è un'assurdità (scusate, ma da che cosa sarebbe tratto lo script di Gerwig e Baumbach? Nessuno lo sa), mentre l'esclusione di Killers of the flower moon è una bestialità.

Se la giocheranno probabilmente Oppenheimer e il vincitore del Leone d'Oro Poor Things, con il già citato The zone of interest nel ruolo dell'outsider.

Nel campo del miglior film d'animazione Il ragazzo e l'airone del sempiterno Hayao Miyazaki, dopo la vittoria ai Golden Globe, questa volta dovrebbe soccombere contro Spider-Man: Across the Spider-Verse, che così bisserebbe il successo del suo predecessore.

Qui di seguito, tutti i film candidati a queste importanti categorie.


Migliore sceneggiatura originale

Justine Triet e Arthur Harari - Anatomia di una caduta (Anatomie d'une chute)
David Hemingson - The Holdovers - Lezioni di vita (The Holdovers)
Bradley Cooper e Josh Singer - Maestro
Samy Burch e Alex Mechanik - May December
Celine Song - Past Lives


Migliore sceneggiatura non originale

Cord Jefferson - American Fiction
Greta Gerwig e Noah Baumbach - Barbie
Christopher Nolan - Oppenheimer
Tony McNamara - Povere creature! (Poor Things)
Jonathan Glazer - La zona d'interesse (The zone of interest)


Miglior film internazionale

Io capitano, regia di Matteo Garrone (Italia)
Perfect Days, regia di Wim Wenders (Giappone)
La società della neve (La sociedad de la nieve), regia di Juan Antonio Bayona (Spagna)
The Teachers' Lounge, regia di İlker Çatak (Germania)
La zona d'interesse (The zone of interest), regia di Jonathan Glazer (Regno Unito)


Miglior film d'animazione

Spider-Man: Across the Spider-Verse, regia di Joaquim Dos Santos, Kemp Powers e Justin K. Thompson
Il ragazzo e l'airone (君たちはどう生きるか), regia di Hayao Miyazaki
Elemental, regia di Peter Sohn
Nimona, regia di Nick Bruno e Troy Quane
Robot Dreams, regia di Pablo Berger


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mercoledì 25 febbraio 2015

OSCAR 2015. MAI CON QUESTA ACADEMY, SEMMAI COL KEATON

Dall'alto: Michael Keaton omaggia Alejandro G. Iñárritu, regista di Birdman; Julianne Moore con l'Oscar come miglior attrice protagonista; J.K. Simmons, miglior non protagonista.


Una Notte degli Oscar può essere ricordata più per gli esclusi e gli sconfitti che per coloro che hanno vinto?
Sembrerebbe di sì: l'uomo-simbolo di questa edizione - Micheal Keaton, mai così bravo - è rimasto clamorosamente a bocca asciutta, sorpassato a destra da Eddie Redmayne.
Un colpo di scena che ha scatenato subito furiose polemiche.

Chiariamo subito: il giovane britannico (miglior attore protagonista) non ha affatto demeritato; la sua interpretazione in La Teoria del Tutto è straordinaria, ma si ha l'impressione che sulla sua vittoria abbia pesato soprattutto l'appoggio pubblico dello scienziato Stephen Hawking, che Redmayne impersona nel film.

E non dimentichiamo che Hollywood ha da sempre un debole per le "prove dell'handicap", quando cioè il protagonista di una pellicola è un personaggio affetto da una qualsiasi infermità o malattia che induca spettatori e critici alla compassione.
Questo potrebbe spiegare anche il trionfo annunciato della Julianne Moore di Still Alice, che ha dovuto calarsi nei panni di un'insegnante affetta da morbo di Alzheimer per potersi finalmente aggiudicare la statuetta come migliore attrice protagonista dopo 4 nomination andate a vuoto.

Ma l'ex Batman non è l'unico sconfitto: tra i delusi vanno annoverati anche gli esclusi eccellenti.

Neppure nominato lo spassoso The LEGO Movie nella categoria del miglior film d'animazione: al suo posto è stato premiato Big Hero 6, probabilmente perché prodotto dalla potente Disney; mentre quello che secondo noi è il migliore e più divertente cartoon dell'anno si è dovuto accontentare solo di una nomina per la migliore canzone.

Analogo destino per la superdiva Jessica Chastain: suvvia, neanche una nomination per la sua pluripremiata interpretazione in A Most Violent Year?!

Numerosi anche gli sconfitti.
Boyhood, 6 candidature e un solo Oscar vinto da Patricia Arquette come non protagonista (non male per l'indimenticata Alabama del tarantiniano Una Vita al Massimo), ha patito la lunga distanza: presentata in anteprima al Sundance Film Festival - la festa del cinema indie organizzata da Robert Redford - nel Gennaio 2014, la pellicola di Richard Linklater non è riuscita a replicare il successo degli ultimi Golden Globe.

Anche il campione di incassi American Sniper (ha incassato più di tutti i suoi rivali messi insieme), nonostante 6 nomination, ha avuto solo un premio per il miglior montaggio sonoro, proprio com'era successo al memorabile Zero Dark Thirty nel 2013.

Per tacere di Foxcatcher (5 nomine e nessun Oscar, nonostante il premio alla regia strappato a Cannes 2014), del divertente Guardiani della Galassia e soprattutto del capolavoro Interstellar (solo un riconoscimento per gli effetti speciali visivi).

Ma allora chi ha vinto?
Anzitutto Alejandro G. Iñárritu, che grazie a Birdman si è portato a casa 3 delle 4 statuette conquistate dal film con Michael Keaton: miglior film, regia e sceneggiatura (l'ultima è andata al grande Emmanuel Lubezki: secondo Oscar consecutivo per il direttore di fotografia caro a Terrence Malick).
L'autore messicano ha dimostrato un talento e un'immaginazione notevoli, bissando il trionfo dello scorso anno del connazionale Alfonso Cuarón (miglior regia per Gravity).

Altrettanti Oscar, ma meno pesanti, per Grand Budapest Hotel: colonna sonora (Alexandre Desplat era doppiamente candidato, anche per The Imitation Game. 8 candidature e finalmente prima vittoria), scenografia, trucco e acconciatura, ma soprattutto costumi.
9 nomination e ben 4 riconoscimenti - dopo Barry Lyndon, Momenti di Gloria e Marie Antoinettte - per la costumista torinese Milena Canonero, una delle più eleganti signore della cerimonia e unico orgoglio nostrano della serata.
Bravissima!

La vera rivelazione è stata Whiplash di Damien Chazelle (un regista da tenere d'occhio): 3 Oscar su 5 nomine.
Oltre a quelli per montaggio e sonoro, spicca il premio come attore non protagonista al caratterista J.K. Simmons: nella parte di un direttore di conservatorio stile sergente di Full Metal Jacket, il J.J. Jameson dello Spider-Man di Sam Raimi aveva l'occasione della vita ed è stato in grado di sfruttarla.

Poche sorprese - o nessuna - nelle categorie cosiddette minori.
Paweł Pawlikowski è riuscito, con Ida, laddove non sono arrivati suoi connazionali più blasonati come Andrzej Wajda, Krzysztof Kieślowski e Krzysztof Zanussi: portare in Polonia l'Oscar per il miglior film straniero.
Ma l'Academy, premiando Leviathan - critica alla società russa ai tempi di Putin - o Timbuktu - dove si mette alla berlina il fondamentalismo islamico - avrebbe dimostrato più coraggio e un maggiore aggancio all'attualità di questi giorni.

Se a Citizenfour, miglior documentario, ha giovato il nome del regista Steven Soderbergh nell'elenco dei produttori esecutivi, a Selma non sono bastate le polemiche politiche delle scorse settimane: premiata solo la canzone cantata da John Legend e dal rapper Common, dopo che erano stati snobbati sia il protagonista David Oyelowo (ma almeno una nomination poteva starci) sia la regista Ava DuVernay.

Meritati infine gli Oscar alla carriera all'attrice Maureen O'Hara e allo sceneggiatore francese Jean-Claude Carrière, mentre è sacrosanto quello assegnato al maestro dell'animazione giapponese Hayao Miyazaki, che con opere quali Porco Rosso (al quale proprio Michael Keaton aveva prestato la voce nella versione in inglese: ma guarda un po' che coincidenza...), La Città Incantata, Il Castello Errante di Howl e Si Alza il Vento ha ridefinito il modo di fare cinema d'animazione.
Lui va in pensione, ma il suo Studio Ghibli - che già aveva prodotto il bellissimo La Collina dei Papaveri - continuerà a divulgare nel mondo la sua sensibilità artistica.

Speciale finito, quindi?
Sì e no: per quanto riguarda strettamente gli Oscar 2015 abbiamo concluso, ma alle porte c'è un nuovo Speciale, dedicato al vincitore morale di questa edizione.
Ormai avrete capito di chi si tratti...proprio lui, Michael Keaton.

Lo avevamo in programma già dall'estate scorsa, ma ora più che mai è divenuto attuale.
Rimanete con noi, quindi: c'è da rendere giustizia all'attore dell'anno.

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mercoledì 28 agosto 2013

VENEZIA 2013. I FILM IN E FUORI CONCORSO

Dall'alto: la locandina di Gravity, film d'apertura della 70a Mostra del Cinema di Venezia; un'immagine tratta da The Wind Rises di Hayao Miyazaki; una scena da The Zero Theorem; foto da Parkland


L'anno scorso Alberto Barbera, appena ritornato alla direzione della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia dopo il lungo regno di Marco Müller, aveva piazzato due colpi clamorosi, riuscendo a portare al Lido i nuovi lavori di Paul Thomas Anderson e Terrence Malick (rispettivamente The Master, vincitore morale di quell'edizione, e To The Wonder).
C'era grande attesa, quindi, per l'annuncio dei film che si sarebbero scontrati per il prestigioso Leone d'Oro 2013.

Tra i tanti titoli dati per certi alla vigilia c'erano 12 Years a Slave di Steve McQueen (già autore di Hunger e presente a Venezia 2011 con Shame, che valse la Coppa Volpi al suo attore feticcio Michael Fassbender), The Butler di Lee Daniels con Forest Whitaker, Captain Phillips di Paul Greengrass con Tom Hanks (che avrebbe potuto partecipare anche con Saving Mr. Banks, sulla preparazione del film Mary Poppins), Serena di Susanna Bier con la coppia Bradley Cooper-Jennifer Lawrence, The Disappearance of Eleanor Rigby con Jessica Chastain, Diana con Naomi Watts, The Young and Prodigious Spivet di Jean-Pierre Jeunet (autore di Il Favoloso Mondo di Amélie)...
Le cose sembravano mettersi bene quando è stato svelato il film di apertura: Gravity di Alfonso Cuaròn - una delle più attese pellicole dell'anno - con Sandra Bullock e George Clooney (che aveva già aperto l'edizione 2011 come regista del memorabile Le Idi di Marzo).

Ma sono bastati pochi giorni per stroncare bruscamente ogni entusiasmo: l'edizione del settantesimo anniversario della Mostra - che avrebbe dovuto essere festeggiato in pompa magna anche per stare al passo con i festival di Cannes e Toronto - sulla carta è deprimente (e non solo per le trame e i trailer che potete trovare nei link sotto indicati).
Pochi i titoli davvero interessanti: The Zero Theorem, nuovo lavoro di Terry Gilliam; The Wind Rises di Hayao Miyazaki; Parkland, sui momenti successivi all'attentato a John Fitzgerald Kennedy; Night Moves, storia di ecoterroristi che sembrerebbe ispirata ai fatti raccontati già in If a Tree Falls.

Poche le star attese al Lido; ancora meno i lustrini (persino la giuria capitanata da Bernardo Bertolucci è poco glamour e l'unico nome davvero popolare è quello di Carrie Fisher, la Principessa Leila di Guerre Stellari. Niente di paragonabile al parterre de roi proposto quest'anno a Cannes): atmosfere più consone a La Morte a Venezia di Thomas Mann che ad una festa di cinema.
Non commentiamo poi per rispetto ai poveracci che dovranno sorbirsi la durata di certe opere in competizione e non: At Berkeley, 244 minuti (4 ore e 4 min.!); Die andere Heimat, 230 min.; 'Til Madness do us part, 227 min.; Die Frau des Polizisten, 175 min.; Stray Dogs, 138 min.

Certo, è vero che stiamo vivendo un periodo di crisi economica nerissima, però la Mostra di Venezia è una vetrina troppo importante per l'Italia: pertanto, se i film non si dimostreranno all'altezza e non verranno lanciati nuovi talenti, se non verranno fatti maggiori investimenti in campo cinematografico, il rischio concreto è di diventare marginali, con grave danno per l'immagine del nostro Paese, se non peggio.

Detto questo, tuttavia, non possiamo non apprezzare la presenza massiccia di documentari e cortometraggi, modi di fare cinema - e spesso grande cinema: date un'occhiata alle nostre sezioni I CORTI e I DOC - spesso snobbati o non sufficientemente valorizzati.
Sembrano interessanti. Speriamo servano a salvare Venezia.


FILM IN CONCORSO

Es-Stouh (Les Terrasses) di Merzak Allouache (Algeria/Francia)
L'intrepido di Gianni Amelio (Italia), con Antonio Albanese
Miss Violence di Alexandros Avranas (Grecia)
Tracks di John Curran (Stati Uniti), con Mia Wasikowska
Via Castellana Bandiera di Emma Dante (Italia)
Tom à la ferme di Xavier Dolan (Canada/Francia)
Child of God di James Franco (Stati Uniti)
Philomena di Stephen Frears (Regno Unito), con Judy Dench
La jalousie di Philippe Garrel (Francia), con Louis Garrel
The Zero Theorem di Terry Gilliam (Stati Uniti), con Christoph Waltz, Matt Damon, David Thewlis, Ben Whishaw, Tilda Swinton
Ana Arabia di Amos Gitai (Israele/Francia)
Under the Skin di Jonathan Glazer (Regno Unito), con Scarlett Johansson
Joe di David Gordon Green (Stati Uniti), con Nicolas Cage
Die Frau des Polizisten di Philip Gröning (Germania)
Kaze tachinu (The Wind Rises) di Hayao Miyazaki (Giappone) - animazione
Parkland di Peter Landesman (Stati Uniti), con James Badge Dale, Zac Efron, Jackie Earle Haley, Marcia Gay Harden, Billy Bob Thornton, Jackie Weaver, Tom Welling, Paul Giamatti
The Unknown Known di Errol Morris (Stati Uniti), con Donald Rumsfeld - documentario
Sacro GRA di Gianfranco Rosi (Italia) - documentario
Night Moves di Kelly Reichardt (Stati Uniti), con Jesse Eisenberg, Dakota Fanning, Peter Sarsgaard
Jiaoyou (Stray Dogs) di Tsai Ming-liang (Taipei/Francia)

FILM FUORI CONCORSO

Gravity di Alfonso Cuarón (Stati Uniti), con George Clooney, Sandra Bullock
Capitan Harlock di Shinji Aramaki (Giappone) - animazione
Che strano chiamarsi Federico! di Ettore Scola (Italia)
Moebius di Kim Ki-duk (Corea del Sud)
Locke di Steven Knight (Stati Uniti/Regno Unito), con Tom Hardy
Die andere Heimat di Edgar Reitz (Germania/Francia)
The Canyons di Paul Schrader (Stati Uniti), con Lindsay Lohan, James Deen, Gus Van Sant
Walesa, Man of Hope di Andrzej Wajda e Ewa Brodzka (Polonia)
Yurusarezaru Mono (Unforgiven) di Sang-il Lee (Giappone), con Ken Watanabe
Wolf Creek 2 di Greg McLean (Australia)

DOCUMENTARI E CORTOMETRAGGI

Venezia 70 - Future Reloaded, 70 cortometraggi di altrettanti registi, tra i quali Ermanno Olmi, Bernardo Bertolucci, James Franco, Amos Gitai, Monte Hellman, Abbas Kiarostami, Kim Ki-duk, Pablo Larraìn, Michele Placido, Edgar Reitz, Walter Salles, Krzysztof Zanussi.
Summer '82 When Zappa Came to Sicily di Salvo Cuccia (Italia/Stati Uniti)
Pine Ridge di Anna Eborn (Danimarca)
The Armstrong Lie di Alex Gibney (Stati Uniti), documentario su Lance Armstrong
Redemption di Miguel Gomes (Portogallo/Francia/Germania/Italia) - corto
Ukraine is not a Brothel di Kitty Green (Australia)
Con il fiato sospeso di Costanza Quatriglio (Italia) - corto
Amazonia di Thierry Ragobert (Francia/Brasile)
La voce di Berlinguer di Mario Sesti e Teho Teardo (Italia)
'Til Madness Do Us Part di Wang Bing (Hong Kong/Francia/Giappone)
At Berkeley di Frederick Wiseman (Stati Uniti)
Disney Mickey Mouse - 'O Sole Minnie di Paul Rudish, Aaron Springer, Clay Morrow (Stati Uniti) - corto

Nelle sezioni autonome e parallele segnaliamo:

Il terzo tempo di Enrico Maria Artale (Italia) [Orizzonti]
Palo Alto di Gia Coppola (Stati Uniti), con James Franco, Val Kilmer [Orizzonti]
The Audition di Michael Haussman (Italia), con Valeria Solarino, Marco Bocci [Orizzonti, corto]
Medeas di Andrea Pallaoro (Stati Uniti/Italia) [Orizzonti]
Still Life di Uberto Pasolini (Inghilterra) [Orizzonti]
Piccola patria di Alessandro Rossetto (Italia) [Orizzonti]
La prima neve di Andrea Segre (Italia) [Orizzonti]
Kill Your Darlings di John Krokidas (Stati Uniti), con Daniel Radcliffe, Ben Foster, Jack Huston, Elizabeth Olsen, Jennifer Jason Leigh [Giornate degli Autori]
La mia classe di Daniele Gaglianone (Italia), con Valerio Mastandrea [Giornate degli Autori]
Lenny Cooke di Benny Safdie e Joshua Safdie (Stati Uniti) [Giornate degli Autori]
Memphis di Tim Sutton (Stati Uniti) [Biennale College - Cinema]

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lunedì 5 novembre 2012

LA COLLINA DEI PAPAVERI, SONO I GIOVANI LA FORZA DEL CAMBIAMENTO

(Clicca sulla copertina per vedere il trailer) 

Giappone, 2011
91'
Regia: Goro Miyazaki


Arriva anche nei cinema italiani, sebbene per un unico giorno (il 6 Novembre), La Collina dei Papaveri, film a cartoni animati campione d'incassi in Giappone e ultima fatica dello Studio Ghibli, lo studio d'animazione fondato da Hayao Miyazaki.
Noi di CINEMA A BOMBA! siamo lieti di presentarvene la recensione in anteprima.

L'acclamato regista (un monumento del cinema mondiale, Akira Kurosawa, arrivò a parlare così del collega: "Talvolta lo paragonano a me. Mi dispiace per lui, perché lo abbassano di livello") - Leone d'Oro alla carriera a Venezia nel 2005 - ha lavorato nelle popolari anime Heidi, Lupin III, Anna dai capelli rossi ed è stato autore di pellicole quali La Principessa Mononoke, La Città Incantata (premio Oscar e Orso d'Oro a Berlino), Il Castello Errante di Howl, Ponyo sulla scogliera; ma questa volta ha affidato la regia del suo nuovo lavoro al figlio Goro, che aveva già firmato I Racconti di Terramare.

Nonostante la produzione piuttosto travagliata, condizionata dai black-out seguiti al terremoto e al maremoto del 2011, lo Studio Ghibli è riuscito a confezionare un altro piccolo gioiello d'animazione.

Il suo fulcro è la delicata storia di un amore impossibile (o no?) tra due giovani ragazzi - lei matura e responsabile, lui contestatore ma serio - impegnati a salvare un circolo studentesco dalla demolizione.
Messe da parte le ambientazioni fantastiche delle opere precedenti, la vicenda si dipana in un contesto storico ben definito, quello del Giappone dei primi anni 60, ancora scosso dalle recenti guerre, ma già proiettato verso la modernità.

Nella migliore tradizione Miyazaki, il film è tecnicamente ineccepibile e visivamente intrigante, impreziosito com'è di eleganti soluzioni cromatiche.
E il messaggio ancora una volta va a segno: sono i giovani la forza del cambiamento.
Dar loro fiducia e assecondare il loro entusiasmo è l'unico modo per costruire qualcosa di buono.

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