CANNES 2026. QUANTI PAREGGI
Dall'alto: Cristian Mungiu con la Palma d'Oro, in mezzo al cast del suo Fjord; Tao Okamoto e Virginie Efira, migliori attrici; Peter Jackson (a destra) premiato alla carriera da Elijah Wood.
L'edizione numero 79 del Festival di Cannes è stata vinta da Fjord, che come il titolo suggerisce è un dramma d'ambientazione scandinava (Norvegia, per la precisione), benché diretto da un cineasta rumeno.
Cristian Mungiu, che avevamo correttamente indicato come uno dei favoriti alla Palma d'Oro, è un abitué della Croisette e nel 2012 l'avevamo visto conquistare il Prix du scénario, come ricorderete.
Scorrendo l'elenco dei vincitori salta all'occhio quanti premi siano stati assegnati ex aequo, come se il regista Park Chan-wook e la Giuria da lui capitanata - di cui facevano parte, tra gli altri, anche la collega Chloé Zhao, lo sceneggiatore/avvocato Paul Laverty e l'attore Isaach de Bankolé - non avesse voluto far torto a nessuno.
Un "cerchiobottismo" che purtroppo abbiamo già pervenuto altre volte in questa kermesse e va di pari passo con una penuria quasi cronica di opere e autori "forti" in competizione.
Da diversi anni ormai i divi e i cineasti di prima sembrano prediligere la concorrente Mostra del Cinema di Venezia, con grande scorno dell'eterno direttore artistico di Cannes, Thierry Frémaux.
In attesa di scoprire quali assi nella manica tirerà fuori l'omologo Alberto Barbera per la Laguna, dall'altra parte delle Alpi nessuno ha obiettato per il premio assegnato alle protagoniste Tao Okamoto e Virginie Efira di Kyū ni guai ga waruku naru (traducibile come: "sentirsi male all'improvviso"), mentre il contentino a Hollywood è arrivato dalle Palme alla carriera.
Assente la "cantattrice" Barbra Streisand per problemi personali, a ritirare il riconoscimento sono stati John Travolta, che ha presentato il proprio esordio dietro la cinepresa (una commedia dal bizzarro titolo Propeller One-Way Night Coach), e Peter Jackson.
Il regista neozelandese de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit ha ricevuto il premio dalla mani di uno dei suoi attori prediletti, Elijah Wood, in quello che è stato uno dei momenti più toccanti della rassegna.
Poco altro da segnalare in questa edizione, tra le più incolori degli ultimi anni. Ci si rifarà l'anno prossimo?
Intanto vedremo come andrà, tra pochi mesi, la Mostra di Venezia.
L'edizione numero 79 del Festival di Cannes è stata vinta da Fjord, che come il titolo suggerisce è un dramma d'ambientazione scandinava (Norvegia, per la precisione), benché diretto da un cineasta rumeno.
Cristian Mungiu, che avevamo correttamente indicato come uno dei favoriti alla Palma d'Oro, è un abitué della Croisette e nel 2012 l'avevamo visto conquistare il Prix du scénario, come ricorderete.
Scorrendo l'elenco dei vincitori salta all'occhio quanti premi siano stati assegnati ex aequo, come se il regista Park Chan-wook e la Giuria da lui capitanata - di cui facevano parte, tra gli altri, anche la collega Chloé Zhao, lo sceneggiatore/avvocato Paul Laverty e l'attore Isaach de Bankolé - non avesse voluto far torto a nessuno.
Un "cerchiobottismo" che purtroppo abbiamo già pervenuto altre volte in questa kermesse e va di pari passo con una penuria quasi cronica di opere e autori "forti" in competizione.
Da diversi anni ormai i divi e i cineasti di prima sembrano prediligere la concorrente Mostra del Cinema di Venezia, con grande scorno dell'eterno direttore artistico di Cannes, Thierry Frémaux.
In attesa di scoprire quali assi nella manica tirerà fuori l'omologo Alberto Barbera per la Laguna, dall'altra parte delle Alpi nessuno ha obiettato per il premio assegnato alle protagoniste Tao Okamoto e Virginie Efira di Kyū ni guai ga waruku naru (traducibile come: "sentirsi male all'improvviso"), mentre il contentino a Hollywood è arrivato dalle Palme alla carriera.
Assente la "cantattrice" Barbra Streisand per problemi personali, a ritirare il riconoscimento sono stati John Travolta, che ha presentato il proprio esordio dietro la cinepresa (una commedia dal bizzarro titolo Propeller One-Way Night Coach), e Peter Jackson.
Il regista neozelandese de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit ha ricevuto il premio dalla mani di uno dei suoi attori prediletti, Elijah Wood, in quello che è stato uno dei momenti più toccanti della rassegna.
Poco altro da segnalare in questa edizione, tra le più incolori degli ultimi anni. Ci si rifarà l'anno prossimo?
Intanto vedremo come andrà, tra pochi mesi, la Mostra di Venezia.
Etichette: CANNES 2026, de Bankolé, Efira, Fjord, Mungiu, Okamoto, Peter Jackson, Streisand, Travolta, Zhao



