CINEMA A BOMBA!

sabato 23 giugno 2018

QUILIANO 2018. IL POLIZIOTTO È MARCIO, MILAN L'È UN NOIR MILAN

(Clicca sulla locandina americana del film per vedere il trailer in italiano). 

Italia, 1974
91'
Regia: Fernando Di Leo
Interpreti: Luc Merenda, Salvo Randone, Delia Boccardo, Richard Conte, Raymond Pellegrin, Vittorio Caprioli.


Il commissario Domenico Malacarne (Merenda) è figlio di un maresciallo dei Carabinieri (Randone), ma è senza scrupoli e corrotto.

Rimasto invischiato in un traffico di armi con una banda di malavitosi capeggiata da Pascal (Pellegrin) e Mazzanti (Conte), si troverà coinvolto in una spirale di morti e violenza dalle conseguenze drammatiche.






Quello dei poliziotteschi italiani è stato uno dei filoni più fiorenti e redditizi del cinema nostrano negli anni Settanta.

Massacrati dalla critica (di sinistra, soprattutto: erano considerati reazionari), ma adorati dal pubblico che riempiva le sale, questi film rispondevano all'esigenza di vedere qualcosa di diverso.

Vedere scene di violenza e sesso e sentire un linguaggio crudo senza censure era sicuramente una liberazione dalle costrizioni e convenzioni pre-sessantottine.

Alla base del genere c'erano alcuni polizieschi americani che trattavano in modo realistico la lotta al crimine, con "eroi" poco migliori dei cattivi che combattevano: ricordiamo che La Calda Notte dell'Ispettore Tibbs di Norman Jewison con Sidney Poitier e Rod Steiger era uscito nel 1967 (e l'anno dopo aveva vinto la bellezza di 5 Oscar, tra i quali quello per film, regia e Steiger protagonista), Ispettore Callaghan:Il Caso Scorpio è Tuo! (il primo della serie con Clint Easwood) nel 1971, mentre del 1972 è Il Braccio Violento della Legge del Maestro William Friedkin (anch'esso 5 Oscar nel 1973).

Dalle suggestioni di tali pellicole e dall'eredità degli spaghetti western nacque così un genere nuovo, che trovava nelle grigie periferie delle metropoli italiane l'ambientazione ideale di storie cupe e amare, ma piene di azione.

Il Poliziotto è Marcio uscì nel periodo di massimo fulgore dei poliziotteschi, ma ebbe problemi nella distribuzione in quanto metteva in cattiva luce le forze dell'ordine.

Tuttavia, esso fu un buon successo e fu proiettato anche all'estero, probabilmente grazie al nome di Fernando Di Leo - già autore dei fortunati Milano Calibro 9 e La Mala Ordina - e al volto di Luc Merenda - un ex modello che si era già fatto notare in Milano Trema:La Polizia Vuole Giustizia e La Polizia Accusa: Il Servizio Segreto Uccide.

Il primo verrà riabilitato come autore solo in anni recenti, grazie anche agli elogi tributatigli da Quentin Tarantino (si veda il documentario I Tarantiniani).

Il secondo diventerà uno dei divi del genere accanto a Tomas Milian, Umberto Lenzi e Franco Gasparri, ma abbandonerà il mondo dello spettacolo negli anni Novanta per dedicarsi all'antiquariato e all'arte.

Qui è a fianco del grande attore teatrale Salvo Randone, dell'interprete, regista e sceneggiatore Vittorio Caprioli, di Richard Conte (don Barrese in Il Padrino di Francis Ford Coppola), della giovane Delia Boccardo (futura star della telenovela Incantesimo), ma i primi piani sono soprattutto per lui e per la sua faccia da fascinosa canaglia.

La recitazione è quella che è (bravo però Randone) e anche le scazzottate non sempre sono ben eseguite, ma la storia è interessante, il ritmo buono, la colonna sonora efficace (è di Luis Bacalov, Premio Oscar nel 1996 per Il Postino di Michael Radford con Massimo Troisi e Philippe Noiret) e ci sono scene d'azione veramente notevoli (l'inseguimento in auto all'inizio lungo i Navigli e le strade di Milano è spettacolare).

Il Poliziotto è Marcio, a distanza di più di quarant'anni e senza le incrostazioni della critica ideologica, è ancora un film molto gradevole da vedere ed è testimonianza delle capacità, idee e professionalità profuse in un genere che per troppo tempo e ingiustamente è stato definito di "serie B".

Il Premio Quiliano Cinema ha fatto bene quindi a riproporlo (gratis!).

E il riconoscimento a Luc Merenda è una bella rivincita per i cosiddetti "noir all'italiana".




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domenica 16 luglio 2017

I CLASSICI: A BIGGER SPLASH, PANTELLERIA PORTALI VIA

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Italia, 2015
120'
Regia: Luca Guadagnino
Interpreti: Tilda Swinton, Ralph Fiennes, Matthias Schoenaerts, Dakota Johnson, Corrado Guzzanti, Aurore Clément, Elena Bucci


È un'estate particolarmente calda, a Pantelleria: calda per l'incombere dell'afa e per l'imminente arrivo dello scirocco; calda per l'arrivo massiccio di migranti dalla vicina Africa.

Ma alla famosa rockstar Marianne (Swinton) e al suo aitante toy boy Paul (Schoenaerts) questo interessa poco o niente: sono in vacanza ed hanno intenzione di rilassarsi, essendo reduci lei da un intervento alle corde vocali che l'ha lasciata temporaneamente afona, lui da un tentativo di suicidio.

La loro tranquillità ed il loro isolamento finiranno, però, con l'arrivo nell'isola dello scatenato Harry (Fiennes), ex di lei e produttore musicale, e della giovane sua figlia Penelope (Johnson).

Che innescheranno un turbinoso maelstrom di desiderio, attrazione, tentazione dagli esiti drammatici.






Caso più unico che raro: c'è un regista italiano più famoso negli States che in patria.

Se state pensando a Paolo Sorrentino, vi sbagliate: nel 2014, vincendo Golden Globe e Oscar per La Grande Bellezza si è fatto notare anche oltre Oceano e ha potuto così permettersi di utilizzare attori di caratura internazionale per le sue opere successive - Michael Caine per Youth-La Giovinezza (in concorso a Cannes 2015) e Jude Law per la serie Tv The Young Pope (presentata in anteprima a Venezia 2016).
Ma già precedentemente si era fatto apprezzare per i suoi film, soprattutto per Le Conseguenze dell'Amore (2004) e Il Divo (Premio della giuria a Cannes 2008 e candidato per il miglior trucco agli Oscar 2010).

No, stiamo parlando del siciliano Luca Guadagnino.

Dopo l'esordio con The Protagonist (1999) e il dimenticabile Melissa P. (2005), ha fatto il botto con Io Sono l'Amore, uscito un po' in sordina nel nostro Paese nel 2009, ma in grado di fare buoni incassi negli USA dopo critiche molto benevole e di ottenere addirittura una nomina agli Academy Award 2011 (per i costumi di Antonella Cannarozzi).

Buoni riscontri di critica e pubblico all'estero ha avuto anche A Bigger Splash - comunque in lizza per il Leone d'Oro a Venezia 2015 -, remake di La Piscina del 1969 di Jacques Deray con Alain Delon, Romy Schneider e Jane Birkin e "ispirato" anche all'omonimo quadro di David Hockney del 1967.

A cosa è dovuta tutta questa attenzione al di fuori dei patrii confini?

Sicuramente c'entra il talento: Guadagnino ha una grande padronanza tecnica, che lo porta a costruire le scene in modo efficace, a utilizzare al meglio gli attori, a creare atmosfere.

E poi sa scegliere molto bene ambientazioni - che diventano esse stesse centrali nella storia, "esotiche" protagoniste affascinanti e misteriose - si tratti della Riviera Ligure di Ponente (Sanremo, Dolceacqua, Castel Vittorio, Buggio), di Villa Necchi Campiglio a Milano o di Pantelleria - e collaboratori (tra questi citiamo l'ottimo montatore Walter Fasano).

Senza contare tematiche e stile: abbiamo già visto con Ratataplan, Cosimo e Nicole, Lo Chiamavano Jeeg Robot la necessità di alcuni nostri autori di distinguersi da una cinematografia italica generalmente ripetitiva e avvitata in se stessa.

Il siciliano ha scelto di venire incontro più ai gusti americani che a quelli europei e italiani - e il grande credito che gli viene dato nel Nuovo Continente è la conferma della bontà della scelta.

Ma probabilmente ci si è accorti delle capacità del regista grazie soprattutto alla collaborazione con una delle attrici più acclamate al mondo, la versatile Tilda Swinton, capace di passare con bravura e disinvoltura da pellicole impegnate a blockbuster quali Doctor Strange della Marvel.

I due hanno lavorato assieme finora per ben tre volte (solo nel film del 2005 l'interprete britannica non compare); ma si parla già di altri progetti comuni, come la rilettura di Suspiria di Dario Argento.

La Swinton è per Guadagnino una musa androgina, algida, distaccata ma troppo debole per resistere alla forza sconvolgente del desiderio e della passione.

E lo dimostra anche nella pellicola che stiamo trattando, storia di un quadrilatero amoroso anomalo, nel quale i personaggi "anziani" sono molto più vitali di quelli "giovani".

La gattamorta Penelope (Dakota Johnson, figlia di Don Johnson e Melanie Griffith, è la protagonista anche di Cinquanta Sfumature di Grigio e sequel) e il fusto depresso Paul (Schoenaerts), infatti, non hanno l'energia della rockstar Marianne né l'esuberanza invadente di Harry - un Ralph Fiennes estremo, mai così su di giri e scatenato: una vera forza della natura, figura ben lontana dai ruoli che solitamente gli vengono affidati o che si affida da solo (stiamo parlando, in questo caso, del suo esordio alla regia Coriolanus).

Sono proprio i due attori britannici il fulcro dell'intero film, ennesima dimostrazione che, se ti appoggi a interpreti credibili e professionali che portano gente al cinema e applausi della critica, il lavoro da cineasta è un po' più facile.

Guadagnino, in America, anche per i suoi progetti futuri avrà a disposizione budget e cast importanti - avrà a suo fianco Benedict Cumberbatch, Jake Gyllenhaal, Felicity Jones ( La Teoria del Tutto, Rogue One: A Star Wars Story), tra gli altri.

Speriamo che la nostra industria cinematografica si dia una svegliata: e se i talenti che stanno emigrando all'estero per mancanze di opportunità in Italia non dovessero più rientrare?

Il Paese di Federico Fellini, di Vittorio De Sica, dei maestri del Neorealismo e degli spaghetti western vuole giocare un ruolo da protagonista nel cinema mondiale - proponendo nuove idee e prospettive, raccontando storie universali con una propria originale sensibilità - o si accontenterà di fare da spettatore dei successi dei suoi figli all'estero?

Meglio darsi delle risposte il prima possibile, prima che altri talenti scappino altrove.




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domenica 25 giugno 2017

QUILIANO 2017. I TARANTINIANI, IL CINEMA ITALIANO CHE PIACE A ZIO QUENTIN

(Clicca sulla locandina per vedere il documentario). 

Italia, 2013
59'
Regia: Steve Della Casa, Maurizio Tedesco
Con: Sergio Leone, Tomas Milian, Tonino Valerii, Lamberto Bava, Barbara Bouchet, Franco Nero, Ruggero Deodato, Fernando Di Leo, Enzo G. Castellari.


Ah, Quentin Tarantino e il cinema italiano!

Il regista di Pulp Fiction, cineasta onnivoro e appassionato, non ha mai nascosto il proprio debole per le pellicole del nostro paese, in particolare quelle degli anni 70-80, che in America era possibile reperire solo nei videostore più forniti... Proprio come quello in cui lavorava il nostro prima di diventare il Re Mida di Hollywood.

I western spaghetti e i "poliziotteschi" di quegli anni hanno avuto una grossa influenza nel suo stile, tant'è che citazioni e omaggi più o meno espliciti si possono riscontrare in tutta o quasi la sua filmografia: da Kill Bill a Bastardi senza Gloria, da Dal Tramonto all'Alba (diretto da Robert Rodriguez ma scritto da Quentin) al Premio Oscar The Hateful Eight, passando ovviamente per il bellissimo Django Unchained, rifacimento apocrifo del classico Django di Sergio Corbucci con Franco Nero.

Steve Della Casa e Maurizio Tedesco, rispettivamente critico cinematografico e produttore/montatore, con I Tarantiniani - nel programma del recente Premio Quiliano Cinema - hanno cercato di riassumere in poco meno di un'ora le ragioni di un tale riconoscimento postumo dopo anni, se non decenni, in cui il cosiddetto "film di genere" era stato liquidato come un semplice prodotto di consumo.






Lo hanno fatto alternando filmati di repertorio (ad esempio quelli in cui compaiono Sergio Leone e Fernando Di Leo, da tempo scomparsi) a interviste più recenti, rinunciando all'uso della voce off (ottima scelta) e lasciando ai protagonisti di quegli anni il racconto di aneddoti, impressioni, ricordi.

Il risultato è forse nostalgico, ma né consolatorio né melenso: gli intervistati non si piangono addosso ricordando "i bei tempi andati", piuttosto riportano alla luce episodi poco noti con lucidità e spesso autoironia.
Il momento più divertente? Quello in cui il regista Enzo G. Castellari (Quel Maledetto Treno Blindato, Vado, l'Ammazzo e Torno) spiega il criterio secondo cui decideva i titoli dei propri film.

Resta la sensazione che quel tipo di cinema, almeno in Italia, non torni più: lo aveva già dichiarato lo stesso Tarantino qualche anno fa, sollevando un polverone.
Ma è davvero così?

Qualche segnale incoraggiante c'è stato: dopo anni di prodotti di qualità desolante, negli ultimi tempi si sono fatte strada pellicole di buon livello, a cominciare dall'interessante Lo Chiamavano Jeeg Robot dello scorso anno.

Solo semplici omaggi al defunto film di genere o avvisaglie di un nuovo corso? Solo il tempo ce lo dirà.
Forza, cinema italiano: Quentin è con te, e così tutti noi.




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domenica 18 giugno 2017

QUILIANO 2017. IL CINEMA DI "QUEI BRAVI RAGAZZI"

Il logo del primo Premio Quiliano Cinema. 


Chi pensa che il grande cinema non passi anche per la provincia, per i piccoli paesi, non ha considerato alcune delle rassegne cinematografiche più prestigiose ed importanti del mondo.

Pensate a Telluride, piccolo centro del Colorado con poco più di 2.000 abitanti.
Qui a Settembre si svolge un festival importantissimo, nel quale vengono proiettati film in anteprima nazionale e talvolta internazionale.

Qualche nome?
Per restare solo all'anno scorso, i trionfatori degli Oscar La La Land e Moonlight, oltre a Sully di Clint Eastwood.

Poi c'è il Sundance Film Festival di Robert Redford, fucina inesauribile di talenti e luogo imprescindibile per il cinema indie - per esempio, qui si è rivelato Damien Chazelle (ricordiamolo, il più giovane vincitore di sempre dell'Oscar per la migliore regia), che nel 2015 ha presentato proprio qui Whiplash, poi vincitore di tre Academy Award nello stesso anno.
Esso, oltre che nella città di Odgen, si tiene in un sobborgo di Salt Lake City (Park City) di circa 7.000 anime.

E che dire, in Europa, della svizzera Locarno (16.000 abitanti), della basca Donostia-San Sebastián (18.000), delle italiane Giffoni Valle Piana (12.000) e Taormina (11.000)?

Tutte cittadine che sono riuscite a farsi spazio nel cuore di cinefili e semplici spettatori con iniziative interessanti e accattivanti (proiezioni, incontri con registi, attori...).

A queste si aggiunge ora il piccolo ma culturalmente vivace centro di Quiliano (con una popolazione di circa 7.000 unità), a pochi chilometri da Savona.






Il Premio Quiliano Cinema (che avrà luogo il 24 e il 25 Giugno 2017) è al suo esordio tra le kermesse cinematografiche, ma già presenta un programma di sicuro interesse.

Ad organizzarlo, il locale Gruppo Cineforum "Quei bravi ragazzi", che è riuscito a coinvolgere tre noti giornalisti del seguito programma radiofonico di Radio3 "Hollywood Party".

Giusto per capire di chi stiamo parlando.
Steve Della Casa è tra i fondatori del Torino Film Festival, del quale è stato anche direttore dal 1999 al 2002 - qui porterà anche un documentario da lui co-diretto, I Tarantiniani, sui protagonisti del periodo d'oro degli spaghetti-western -; Alessandro Boschi è l'ideatore del programma La Valigia dei Sogni su La7; mentre Alberto Crespi è critico cinematografico su "L'Unità" e presenterà il suo libro "Storia d'Italia in 15 film".

Saranno loro a condurre le serate e a premiare (con un'opera dell'artista Gianni Celano "Giannici") due protagonisti del cinema italiano: Francesco Amato e Maurizio Nichetti.

Il primo è un giovane regista e sceneggiatore, che ha al suo attivo tre lungometraggi: la commedia Ma che ci faccio qui! (2006), il drammatico Cosimo e Nicole (2012) con Riccardo Scamarcio e il brillante (e recentissimo: è uscito ad Aprile) Lasciati andare con Toni Servillo.

Il secondo è uno dei cineasti italici più originali, autore di pellicole poetiche, surreali, divertenti e di grande successo come Ratataplan (1979), Ho fatto splash (1980), Ladri di saponette (1989), Volere volare (1991), Stefano Quantestorie (1993), Palla di Neve (1995), Luna e l'altra (1996, candidato come miglior film straniero ai Golden Globe dell'anno successivo), Honolulu Baby (2001).

E che rassegna cinematografica sarebbe senza film?

Di Amato verranno proiettati il cortometraggio Figlio di penna e Cosimo e Nicole, di Nichetti il suo esordio Ratataplan.
E il tutto gratis!

Qui potete trovare il programma completo.

Continuate a seguirci: parleremo ancora nei prossimi giorni di questo sfizioso appuntamento.

Ci vediamo a Quiliano!




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