IL RACCONTO DEI RACCONTI, IL PASTICCIO DEI PASTICCI
(Clicca sulla locandina per vedere il trailer).
Italia, 2014
125'
Regia: Matteo Garrone
Interpreti: Salma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones, John C. Reilly, Alba Rohrwacher, Massimo Ceccherini.
Una regina egoista (Hayek) sacrifica il marito per avere un figlio.
Un re erotomane (Cassel) si invaghisce di una donna che non ha mai visto, ignaro che questa sia in realtà una vecchia.
Il sovrano di un altro reame (Jones) dà in sposa sua figlia a un orco.
Queste tre storielle che si alternano rappresentano la trama dell'ultimo film del pluripremiato Matteo Garrone, presentato
in concorso allo scorso
Festival di Cannes, da cui tornò però a mani vuote.
Non è difficile capire il perché.
Siamo chiari: Garrone è uno dei pochi registi italiani che possiamo esportare senza vergognarcene, e un certo talento visionario - questa pellicola, nonostante tutto, lo conferma - non si può dire che gli manchi.
Difetta invece di senso della misura e rigore narrativo.
Da un copione scritto a otto mani (troppe) il regista romano ha cavato un film che punta molto sullo sfarzo visivo (ottimi i costumi di Massimo C. Parrini e le scenografie curate da Dimitri Capuani e Alessia Anfuso), ma che nel complesso risulta sconclusionato e a tratti perfino spiacevole.
Alla fine delle oltre due ore di durata, solo una delle tre storie arriva a una conclusione. Le altre non finiscono: si interrompono.
Per tacere di certi compiacimenti un po' morbosetti, specie nell'episodio delle vecchie sorelle: si può anche cercare di fare dell'umorismo sul decadimento fisico nella tarda età, ma qui si ha il forte sospetto che dietro si celino badilate di cinismo.
Si salvano gli interpreti, molti dei quali stranieri: tra la sempreverde messicana Salma Hayek e il piccolo inglese Toby Jones (era nel cast de
La Talpa, ricordate?) quello che se la cava meglio è il francese Vincent Cassel in un ruolo di simpatico mascalzone lussurioso.
Aiuta attorniarsi di un cast internazionale? Certo, specie considerata la pochezza recitativa di molti attori nostrani. Però - ne sa qualcosa anche Gabriele Muccino - non basta per accreditarsi come un Autore.
E peccato che Ceccherini non proferisce parola: qualcuna delle sue triviali battute avrebbe almeno rallegrato la serata.
Il consiglio non richiesto che vorremmo dare a Matteo è in definitiva questo: torna sulla terraferma e ricomincia da capo.
Moretti e Sorrentino ti aspettano.
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VENEZIA 2014. I VINCITORI, LA DELUSIONE CONTINUA
(Il regista svedese Roy Andersson bacia il Leone d'Oro)
Proprio così, la delusione continua.
Dove la parola "continua" può essere intesa sia come forma verbale sia come aggettivo.
La 71a Mostra del Cinema di Venezia verrà ricordata tra le meno significative degli ultimi anni: come avevamo tristemente constatato nel nostro
precedente post, quella del Lido è una rassegna superata ormai a sinistra e a destra.
Quando anche il programma del Festival di Telluride è più intrigante, vuol dire che c'è qualcosa che non va.
Pochissimi i film di alto profilo, ancor meno quelli imperdibili.
E il fatto che un'opera come
Birdman - se non la migliore, quantomeno la più attesa e interessante pellicola in concorso - non abbia ricevuto nessun riconoscimento, non fa che confermare la mediocrità della
kermesse.
Snobbare il grandissimo ex-
Batman Michael Keaton (qui alle prese con un ruolo quasi autobiografico) per girare la Coppa Volpi allo sconosciuto Adam Driver è insensato, se non folle.
L'unico (apparente) criterio con cui è stato assegnato l'ambito Leone d'Oro sembra essere la stranezza del titolo.
Probabilmente solo pochi appassionati correranno al cinema a vederlo, ma volete mettere quanto fa figo premiare un film che si intitola
Un Piccione Seduto su un Ramo che Riflette sull'Esistenza?
Tra i pochi riconoscimenti degni di nota, segnaliamo invece la Coppa Volpi femminile conquistata dalla connazionale Alba Rohrwacher (che fa il paio col Gran Prix vinto dalla sorella Alice pochi mesi fa al
Festival di Cannes) e il premio speciale Glory To The Filmaker andato all'onnipresente James Franco, vecchio
compagno di proiezioni della redazione di CINEMA A BOMBA! e
abitué della Mostra.
E un altro anno è andato.
Vedremo il prossimo...
LEONE D’ORO per il miglior film a
A Pidgeon Sat on a Branch Reflecting on Existence di Roy Andersson (Svezia)
LEONE D’ARGENTO per la migliore regia ad ANDREJ KONčALOVSKIJ per
The Postman's White Nights (Russia)
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a
The Look of Silence di Joshua Oppenheimer (Gran Bretagna)
COPPA VOLPI per la migliore interpretazione maschile a ADAM DRIVER nel film
Hungry Hearts di Saverio Costanzo (Italia)
COPPA VOLPI per la migliore interpretazione femminile a ALBA ROHRWACHER nel film
Hungry Hearts (Italia)
PREMIO OSELLA PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA a RAKHSHAN BANIETEMAD e FARID MOSTAFAVI per
Tales (Iran)
PREMIO JAEGER-LeCOULTRE GLORY TO THE FILMAKER a
JAMES FRANCO
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CANNES 2014. IL FESTIVAL DELLE DONNE (O QUASI)
Dall'alto: la splendida Julianne Moore, miglior attrice per
Maps to the Stars; il regista americano Bennett Miller (secondo da destra) coi protagonisti del suo
Foxcatcher; Alba Rohrwacher con il Gran Prix vinto per
Le Meraviglie.
Chiusasi la 67a edizione del Festival di Cannes, è tempo di fare qualche considerazione a mente fredda.
L'ambita Palma d'Oro, come già riportato nel nostro
precedente post, è andata al turco
Winter Sleep (Kış Uykusu).
Un risultato non scontato, specie considerando la durata della pellicola: 3 ore un quarto che evidentemente non hanno scoraggiato la resistente giuria capitanata dalla regista neozelandese Jane Campion.
Ma le vittorie più significative sono state altre due, entrambe andate a due donne.
La rossa Julianne Moore ha conquistato a furor di popolo il premio come miglior attrice, dando lustro al discusso
Maps to the Stars del maestro canadese David Cronenberg e dimostrando al mondo che a più di 50 anni si può essere ancora da 10 e lode (in termini recitativi e non solo...).
La mora Alba Rohrwacher era partita in sordina col suo
Le Meraviglie (unico film italiano in concorso), ma poco alla volta ha convinto tutti gli addetti ai lavori e si è portata a casa il prestigioso Gran Prix della Giuria: niente male!
In mezzo è riuscito a infilarsi l'autore
indie Bennett Miller, eletto miglior regista con
Foxcatcher, opera per la quale era lecito aspettarsi anche il premio per il miglior attore.
I giurati hanno preferito il britannico Timothy Spall al grande comico italoamericano Steve Carell (vero nome: Caroselli), ma di quest'ultimo - e di Miller stesso - sentiremo molto probabilmente parlare ancora in vista dei prossimi Oscar.
Furbetta la scelta di assegnare il Premio della Giuria a Jean-Luc Godard (unico francese nel
palmarès) e a Xavier Dolan (pur se un po' deluso - si aspettava il premio più prestigioso - il vero protagonista della cerimonia di premiazione), rispettivamente il più anziano e il più giovane cineasta in concorso.
Ma in
questo post avevamo pronosticato un qualche riconoscimento per i due.
Bravi, eh?
Tra le personalità rimaste a bocca asciutta, le delusioni maggiori sono state subite sicuramente da Michel Hazanavicius e
Jessica Chastain.
Il cineasta francese pare in difficoltà nel replicare all'eclatante trionfo degli
Oscar 2012, quando stravinse col bellissimo
The Artist.
La superdiva di
The Tree of Life e
Zero Dark Thirty, nella doppia veste di protagonista e produttrice, ha invece tentato di promuovere l'innovativo
The Disappearance of Eleanor Rigby nella sezione Un Certain Regard, ma invano.
Provaci ancora, Jessica!
A lasciare la Riviera francese a mani vuote sono stati anche gli strafavoriti della vigilia, i fratelli Dardenne - che non sono riusciti a diventare i fratelli Coen europei (al duo d'oltreoceano un premio a Cannes non è mai stato negato) - e il buon vecchio Tommy Lee Jones, che pure aveva convinto col suo
western atipico.
Non piangete però per loro: sapranno rifarsi.
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