CINEMA A BOMBA!

lunedì 9 settembre 2024

VENEZIA 2024. I VINCITORI




Dall'alto: Pedro Almodóvar con il Leone d'Oro; Vincent Lindon con la Coppa Volpi; Maura Delpero con il Leone d'Argento-Gran Premio della Giuria. 




L' edizione numero 81 della Mostra del Cinema di Venezia verrà ricordata come quella del trionfo di Pedro Almodóvar.

Il regista spagnolo, già premio Oscar per il film straniero nel 1999 con Tutto su mia madre e per la sceneggiatura originale nel 2003 con Parla con lei, per la prima volta in carriera si aggiudica il premio più importante di uno dei principali festival cinematografici del mondo.

E lo fa ancora con una storia al femminile - che parla di eutanasia - tutta girata in inglese (lui che aveva sempre diretto pellicole in lingua spagnola), con protagoniste due attrici strepitose: Julianne Moore e Tilda Swinton.

C'è una regola strana, alla Mostra del Cinema di Venezia: se un film vince un premio per migliore attore o migliore attrice, poi non può essere premiato con il Leone d'Oro (o viceversa) - motivo per il quale, per esempio, nel 2012 The Master, già premiato per le superbe interpretazioni di Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix, non riuscì ad aggiudicarsi quello che sarebbe stato un Leone d'Oro sacrosanto.

Ed è forse che per questo che la Coppa Volpi, anziché al formidabile duo, è andata alla pur bravissima Nicole Kidman, assente alla premiazione solo per un grave lutto in famiglia.

La diva australiana si è imposta su altre star che nei prossimi mesi le daranno filo da torcere in ottica Oscar: Angelina Jolie - Maria Callas nel biopic di Pablo Larraín - e Lady Gaga - Harley Quinn nel seguito di Joker.

Quest'ultima, in realtà, potrebbe avere maggiori chance con i Golden Globe: una sua eventuale vittoria in occasione della cerimonia di consegna dei premi della stampa estera, tuttavia, sarebbe un buon viatico.

Per ciò che riguarda gli attori, la scelta sembrava essere tra Daniel Craig, protagonista di Queer di Luca Guadagnino, e il redivivo Adrien Brody, architetto ebreo in The Brutalist di Brady Corbet; ma la Coppa Volpi è andata invece a Vincent Lindon - ottimo interprete, è vero, ma anche partner in scena in numerosi film della presidente della giuria Isabelle Huppert...

Sfida rimandata, a quanto pare: i due sembrerebbero già seri contendenti per una nomination agli Academy Award, forti di due film che sono stati molto apprezzati.

Ma se Guadagnino gode già di un buon credito a Hollywood, occhio a Corbet: il suo The Brutalist è stato la rivelazione del festival e gli è valso il riconoscimento per la migliore regia - abbiamo vibrazioni da Opera senza autore, pellicola che ci ha entusiasmato.

Un'altra rivelazione è stata l'unica opera italiana finita nel palmarès: Vermiglio, firmata da Maura Delpero e ambientata nell'omonimo paesino del Trentino con attori perlopiù non professionisti, ha conquistato giurati e pubblico e si è portata a casa addirittura un Leone d'Argento.

Speriamo di sentirne ancora parlare.

Tra gli altri premiati, un film georgiano, due sceneggiatori brasiliani (per Ainda estou aqui, considerato uno dei papabili per la vittoria del premio più prestigioso; speriamo che questa attenzione serva comunque a riportare i riflettori su Walter Salles) e il giovane protagonista di Leurs Enfants après eux.

Qui di seguito riportiamo i vincitori del concorso principale.

Con la solita nota a margine: nei prossimi mesi sentiremo parlare ancora solo di pochi film presentati al Lido; molti verranno dimenticati; altri passeranno quasi inosservati.

Ma voi date credito a tutti e amateli: il cinema è fatto sì di grandi nomi e grandi risorse, ma anche di piccole storie, di sacrifici, di budget scarsi e di volti interessanti ma non noti.


Leone d'oro al miglior film: The Room Next Door, regia di Pedro Almodóvar (Spagna)

Leone d'argento - Gran premio della giuria: Vermiglio, regia di Maura Delpero (Italia, Francia, Belgio)

Leone d'argento - Premio speciale per la regia: Brady Corbet per The Brutalist (Stati Uniti d'America)

Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile: Nicole Kidman per Babygirl, regia di Halina Reijn (Stati Uniti d'America)

Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile: Vincent Lindon per Jouer avec le feu, regia di Delphine e Muriel Coulin (Francia)

Premio Osella per la migliore sceneggiatura: Murilo Hauser ed Heitor Lorega per Ainda estou aqui, regia di Walter Salles (Brasile, Francia)

Premio speciale della giuria: Ap'rili, regia di Dea K'ulumbegashvili (Georgia, Francia, Italia)

Premio Marcello Mastroianni: Paul Kircher per Leurs Enfants après eux, regia di Ludovic e Zoran Boukherma (Francia)


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mercoledì 31 agosto 2022

VENEZIA 2022. I FILM IN E FUORI CONCORSO

Dall'alto: Ana de Armas è Marilyn Monroe in Blonde; Colin Farrell e Brendan Gleeson in The Banshees of Inisherin; una scena di Bardo di Alejandro González Iñárritu; un irriconoscibile Brendan Fraser in The Whale; Harry Styles e Florence Pugh in Don't worry darling

Ci siamo!

La 79a edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (dal 31 agosto al 10 settembre) si svela al mondo.

Fortunatamente al timone del festival cinematografico più atteso del mondo (non ce ne voglia Cannes...) c'è di nuovo il bravissimo Alberto Barbera, direttore per la tredicesima volta (decima consecutiva).

E fortunatamente ecco il nostro Speciale Venezia n. 11.

Parlare della Mostra del Cinema per noi è sempre un'emozione, dato che il nostro blog è nato proprio per seguire l'edizione del 2011.

Attendavamo con impazienza l'annuncio dei film in cartellone, come ogni anno.

E come da qualche anno a questa parte non siamo rimasti delusi.

La Giuria, capitanata stavolta dalla grande Julianne Moore, con presenza, tra gli altri, anche di un Premio Nobel per la Letteratura, Kazuo Ishiguro, e di Audrey Diwan, regista del Leone d'Oro uscente (il già dimenticato L'Evénement), dovrà valutare parecchi film interessanti e attesi.

A cominciare da White Noise di Noah Baumbach, tratto dall'omonimo romanzo di Don DeLillo, con la coppia Adam Driver-Greta Gerwig, che avrà il difficile compito di aprire la kermesse.

Il cartellone può vantare opere che alla vigilia suscitano molta curiosità, come il biopic su Santa Chiara d'Assisi firmato dalla talentuosa Susanna Nicchiarelli, la finta biografia Tár del redivivo Todd Filed con Cate Blanchett protagonista, The Eternal Daughter della coppia Joanna Hogg-Tilda Swinton, L'Immensità con la superstar Penélope Cruz diretta dal nostro Emanuele Crialese, il nuovo film del cineasta iranianao perseguitato Jafar Panahi, Il Signore delle formiche di Gianni Amelio con Luigi Lo Cascio ed Elio Germano su un fatto di cronaca che fece molto discutere.

Ma i pezzi forti, a nostro avviso, sono i seguenti:

- la biografia di Marilyn Monroe Blonde, di Andrew Dominik e con la lanciatissima Ana de Armas (quella di Knives Out e Deep Water);

- The Banshees of Inisherin del'irriverente e geniale Martin McDonagh ( Six Shooter, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri), con i fidi Colin Farrell e Brendan Gleeson;

- Bones and All, atipica e violenta storia d'amore che vede nuovamente la collaborazione tra Luca Guadagnino e Timothée Chalamet dopo l'acclamato Call Me By Your Name;

- Bardo, ritorno in Messico di Alejandro González Iñárritu dopo i trionfi di Birdman e The Revenant;

- The Son con un cast eccezionale diretto da Florian Zeller, sorta di seguito di The Father, che guadagnò due Oscar nel 2021 (per la migliore sceneggiatura non originale e per Anthony Hopkins miglior attore protagonista);

- The Whale, il film di Darren Aronofsky (in cerca di riscatto dopo il controverso e sfortunato Madre!) che potrebbe rilanciare la carriera di Brendan Fraser.

Qui di seguito ecco comunque le pellicole in competizione.

All The Beauty and The Bloodshed, regia di Laura Poitras (Stati Uniti d'America)
Argentina, 1985, regia di Santiago Mitre (Argentina), con Ricardo Darín
Athena, regia di Romain Gavras (Francia)
Gli spiriti dell'isola (The Banshees of Inisherin), regia di Martin McDonagh (Regno Unito, Stati Uniti d'America, Irlanda), con Colin Farrell, Brendan Gleeson,Barry Keoghan
Bardo, falsa crónica de unas cuantas verdades, regia di Alejandro González Iñárritu (Messico)
Bones and All, regia di Luca Guadagnino (Italia, Stati Uniti d'America), con Taylor Russell, Timothée Chalamet, Mark Rylance,Chloë Sevigny, David Gordon Green, Michael Stuhlbarg
Blonde, regia di Andrew Dominik (Stati Uniti d'America), con Ana de Armas, Adrien Brody, Bobby Cannavale
Un couple, regia di Frederick Wiseman (Stati Uniti d'America)
Chiara, regia di Susanna Nicchiarelli (Italia), con Margherita Mazzucco, Carlotta Natoli, Luigi Lo Cascio
Les Enfants des autres, regia di Rebecca Zlotowski (Francia), con Chiara Mastroianni
The Eternal Daughter, regia di Joanna Hogg (Regno Unito), con Tilda Swinton
L'immensità, regia di Emanuele Crialese (Italia), con Penélope Cruz
Khers nist, regia di Jafar Panahi (Iran)
Love Life, regia di Kōji Fukada (Giappone, Francia)
Les Miens, regia di Roschdy Zem (Francia), con Maïwenn
Monica, regia di Andrea Pallaoro (Italia, Stati Uniti d'America), con Patricia Clarkson
Šab, dākheli, divār, regia di Vahid Jalilvand (Iran)
Saint-Omer, regia di Alice Diop (Francia)
Il signore delle formiche, regia di Gianni Amelio (Italia), con Luigi Lo Cascio, Elio Germano
The Son, regia di Florian Zeller (Regno Unito, Francia), con Hugh Jackman, Laura Dern, Vanessa Kirby, Anthony Hopkins
Tár, regia di Todd Field (Stati Uniti d'America), con Cate Blanchett
The Whale, regia di Darren Aronofsky (Stati Uniti d'America), con Brendan Fraser, Sadie Sink, Samantha Morton
White Noise, regia di Noah Baumbach (Stati Uniti d'America), con Adam Driver, Greta Gerwig, Don Cheadle [FILM D'APERTURA]


Tra i film fuori concorso, il più atteso è senza dubbio Don't worry darling, accompagnato dalle polemiche riguardanti la regista Olivia Wilde, i protagonisti Harry Styles e Florence Pugh, il licenziamento di Shia LaBeouf (che invece sarà al Lido per il biopic su Padre Pio di Abel Ferrara) - materiale interessante per un sito di gossip, non per il nostro blog.

Noi siamo al momento più interessati dalla presenza di registi di un certo livello, quali Walter Hill (con un nuovo western!), Paul Schrader (che riceverà il Leone d'Oro alla carriera assieme a Catherine Deneuve), Kim Ki-duk (con un film postumo), Paolo Virzì, di documentari di sicuro impatto (di Gianfranco Rosi, di Oliver Stone, di Enrico Ghezzi; ma anche sulla guerra in Ucraina), di cortometraggi (sulla carta) non banali.

Ecco il resto del programma: come potete vedere ce n'è per tutti i gusti.

Buona Mostra del Cinema a tutti!


Fuori concorso
Fiction

Dead For a Dollar, regia di Walter Hill (Stati Uniti d'America), con Christoph Waltz, Willem Dafoe, Rachel Brosnahan, Warren Burke, Benjamin Bratt
Don't Worry Darling, regia di Olivia Wilde (Stati Uniti d'America), con Florence Pugh, Harry Styles, Chris Pine, Gemma Chan, Olivia Wilde
Dreamin' Wild, regia di Bill Pohlad (Stati Uniti d'America), con Casey Affleck, Zooey Deschanel, Beau Bridges
The Hanging Sun, regia di Francesco Carrozzini (Italia, Regno Unito) - film di chiusura - con Alessandro Borghi
Kapag wala nang mga alon, regia di Lav Diaz (Filippine, Francia, Portogallo, Danimarca)
Kõne taevast, regia di Kim Ki-duk (Estonia, Kirghizistan, Lettonia)
Living, regia di Oliver Hermanus (Regno Unito), con Bill Nighy
Master Gardener, regia di Paul Schrader (Stati Uniti d'America), con Joel Edgerton, Sigourney Weaver
Pearl, regia di Ti West (Stati Uniti d'America), con Mia Goth
Siccità, regia di Paolo Virzì (Italia), con Silvio Orlando. Valerio Mastandrea, Claudia Pandolfi, Vinicio Marchioni, Monica Bellucci, Max Tortora, Emanuela Fanelli

Non fiction
Bobi Wine Ghetto President, regia di Christopher Sharp e Moses Bwayo (Uganda)
A Compassionate Spy, regia di Steve James (Stati Uniti d'America)
Freedom on Fire: Ukraine's Fight For Freedom, regia di Evgenij Afineevskij (Ucraina, Regno Unito, Stati Uniti d'America)
In viaggio, regia di Gianfranco Rosi (Italia)
The Kiev Trial, regia di Serhij Loznycja (Paesi Bassi, Ucraina)
The Matchmaker, regia di Benedetta Argentieri (Italia) Music For Black Pigeons, regia di Jørgen Leth e Andreas Koefoed (Danimarca)
Nuclear, regia di Oliver Stone (Stati Uniti d'America)
Gli ultimi giorni dell'umanità, regia di Enrico Ghezzi e Alessandro Gagliardo (Italia)

Cortometraggi
A guerra finita, regia di Simone Massi (Italia), corto di animazione con voce di Gino Strada
Camarera de piso, regia di Lucrecia Martel (Argentina)
In quanto a noi, regia di Simone Massi (Italia), corto di animazione con voce di Wim Wenders
Look at Me, regia di Sally Potter (Regno Unito), con Javier Bardem, Chris Rock

Serie
Copenhagen Cowboy, regia di Nicolas Winding Refn – miniserie TV, 6 puntate (Danimarca)
Riget: Exodus, regia di Lars von Trier – miniserie TV, 5 puntate (Danimarca)

Orizzonti
Lungometraggi

Aru otoko, regia di Kei Ishikawa (Giappone)
Autobiography, regia di Makbul Mubarak (Indonesia, Francia, Germania, Polonia, Singapore, Filippine, Qatar)
Blanquita, regia di Fernando Guzzoni (Cile, Messico)
Chleb i sól, regia di Damian Kocur (Polonia)
En los márgenes, regia di Juan Diego Botto (Spagna, Regno Unito)
Jang-e jahāni sevvom, regia di Houman Seyyedi (Iran)
Innocence, regia di Guy Davidi (Danimarca, Israele, Finlandia, Islanda)
Ljuksemburg, Ljuksemburg, regia di Antonio Lukič (Ucraina)
Najsrekniot čovek na svetot, regia di Teona Strugar Mitevska (Macedonia del Nord, Bosnia-Erzegovina, Belgio, Croazia, Danimarca, Slovenia)
A noiva, regia di Sérgio Tréfaut (Portogallo)
Obet', regia di Michal Blaško (Slovacchia, Repubblica Ceca, Germania)
Pour la France, regia di Rachid Hami (Francia)
Princess, regia di Roberto De Paolis (Italia) - film d'apertura
Spre nord, regia di Mihai Mincan (Romania, Francia, Grecia, Bulgaria, Repubblica Ceca)
Le Syndicaliste, regia di Jean-Paul Salomé (Francia, Germania)
Ti mangio il cuore, regia di Pippo Mezzapesa (Italia), con Elodie
Trenque Lauquen, regia di Laura Citarella (Argentina, Germania)
Vera, regia di Tizza Covi e Rainer Frimmel (Austria)

Cortometraggi in concorso
III, regia di Salomé Villeneuve (Canada)
Alt på en gang, regia di Henrik Dyb Zwart (Norvegia)
Christopher at Sea, regia di Tom CJ Brown (Francia, Stati Uniti d'America)
The Fruit Tree, regia di Isabelle Tollenaere (Belgio)
Love Forever, regia di Clare Young (Australia)
Manuale di cinematografia per dilettanti - Vol. I, regia di Federico Di Corato (Italia)
My Girlfriend, regia di Kawthar Younis (Egitto)
Nocomodo, regia di Lola Halifa-Legrand (Francia)
Please Hold the Line, regia di Ce Ding Tan (Malesia)
Rutubet, regia di Turan Haste (Turchia)
Snow in September, regia di Lkhagvadulam Purev-Ochir (Francia, Mongolia)
Tria - Del sentimento del tradire, regia di Giulia Grandinetti (Italia)

Orizzonti Extra
Amanda, regia di Carolina Cavalli (Italia)
Bi-ro'yā, regia di Arian Vazirdaftari (Iran)
Goliath, regia di Ádilhan Erjanov (Kazakistan, Russia)
Janāʾin muʿallaqa, regia di Ahmed Yassin Al Daradji (Iraq, Palestina, Arabia Saudita, Egitto, Regno Unito)
Nezouh, regia di Soudade Kaadan (Regno Unito, Siria, Francia)
Notte fantasma, regia di Fulvio Risuleo (Italia)
L'Origine du mal, regia di Sébastien Marnier (Francia, Canada)
Valeria mithatenet, regia di Michal Vinik (Israele, Francia)
Zapatos rojos, regia di Carlos Eichelmann Kaiser (Messico, Italia)


Sezioni autonome e parallele
Settimana internazionale della critica
In concorso

Anhell69, regia di Theo Montoya (Colombia)
Aus meiner Haut, regia di Alex Schaad (Germania)
Da li ste videli ovu ženu?, regia di Dušan Zorić e Matija Gluščević (Serbia, Croazia)
Dogborn, regia di Isabella Carbonell (Svezia)
Eismayer, regia di David Wagner (Austria)
Margini, regia di Niccolò Falsetti (Italia)
Tant que le soleil frappe, regia di Philippe Petit (Francia)

Fuori concorso
Malikates, regia di Yasmine Benkiran (Marocco) - film di chiusura
O sangue, regia di Pedro Costa (Portogallo, 1989)
Trois nuits par semaine, regia di Florent Gouëlou (Francia) - film d'apertura

Giornate degli autori
In concorso

Bentu, regia di Salvatore Mereu (Italia)
Běžná selhání, regia di Cristina Groşan (Repubblica Ceca, Ungheria, Italia, Slovacchia)
Blue Jean, regia di Georgia Oakley (Regno Unito)
Les damnés ne pleurent pas, regia di Fyzal Boulifa (Francia, Belgio, Marocco)
Dirty, Difficult, Dangerous, regia di Wissam Charaf (Francia, Italia, Libano) - film d'apertura
El Akhira, la dernière reine, regia di Adila Bendimerad e Damien Ounouri (Algeria, Francia, Arabia Saudita, Qatar, Taiwan)
Lobo e Cão, regia di Cláudia Varejão (Portogallo, Francia)
The Maiden, regia di Graham Foy (Stati Uniti d'America)
Padre Pio, regia di Abel Ferrara (Italia, Germania, Regno Unito), con Shia LaBeouf
Shimen, regia di Huang Ji e Ryuji Otsuka (Giappone)

Fuori concorso
The Listener, regia di Steve Buscemi (Stati Uniti d'America) - film di chiusura

Eventi speciali
Acqua e anice, regia di Corrado Ceron (Italia)
Alone, regia di Jafar Najafi (Italia)
Cara Susanna, regia di Sébastien Lifshitz (Francia, Stati Uniti d'America, Regno Unito)
Marcia su Roma, regia di Mark Cousins (Italia)
Siamo qui per provare, regia di Greta De Lazzaris e Jacopo Quadri (Italia)

Miu Miu Women's Tales
#23. House Comes With a Bird, regia di Janicza Bravo (Italia, Stati Uniti d'America)
#24. Carta de mi madre para mi hijo, regia di Carla Simón (Italia, Spagna)

Notti veneziane
Le favolose, regia di Roberta Torre (Italia, Francia)
Kristos, the Last Child, regia di Giulia Amati (Italia, Francia, Grecia)
Las leonas, regia di Isabel Achával e Chiara Bondì (Italia)
Un nemico invisibile, regia di Riccardo Campagna e Federico Savonitto (Italia)
Pablo di Neanderthal, regia di Antonello Matarazzo (Italia)
Il paese delle persone integre, regia di Christian Carmosino Mereu (Italia, Burkina Faso)
Se fate i bravi, regia di Stefano Collizzolli e Daniele Gaglianone (Italia Belgio)
Spaccaossa, regia di Vincenzo Pirrotta (Italia)
La timidezza delle chiome, regia di Valentina Bertani (Italia, Israele)


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mercoledì 25 febbraio 2015

OSCAR 2015. MAI CON QUESTA ACADEMY, SEMMAI COL KEATON

Dall'alto: Michael Keaton omaggia Alejandro G. Iñárritu, regista di Birdman; Julianne Moore con l'Oscar come miglior attrice protagonista; J.K. Simmons, miglior non protagonista.


Una Notte degli Oscar può essere ricordata più per gli esclusi e gli sconfitti che per coloro che hanno vinto?
Sembrerebbe di sì: l'uomo-simbolo di questa edizione - Micheal Keaton, mai così bravo - è rimasto clamorosamente a bocca asciutta, sorpassato a destra da Eddie Redmayne.
Un colpo di scena che ha scatenato subito furiose polemiche.

Chiariamo subito: il giovane britannico (miglior attore protagonista) non ha affatto demeritato; la sua interpretazione in La Teoria del Tutto è straordinaria, ma si ha l'impressione che sulla sua vittoria abbia pesato soprattutto l'appoggio pubblico dello scienziato Stephen Hawking, che Redmayne impersona nel film.

E non dimentichiamo che Hollywood ha da sempre un debole per le "prove dell'handicap", quando cioè il protagonista di una pellicola è un personaggio affetto da una qualsiasi infermità o malattia che induca spettatori e critici alla compassione.
Questo potrebbe spiegare anche il trionfo annunciato della Julianne Moore di Still Alice, che ha dovuto calarsi nei panni di un'insegnante affetta da morbo di Alzheimer per potersi finalmente aggiudicare la statuetta come migliore attrice protagonista dopo 4 nomination andate a vuoto.

Ma l'ex Batman non è l'unico sconfitto: tra i delusi vanno annoverati anche gli esclusi eccellenti.

Neppure nominato lo spassoso The LEGO Movie nella categoria del miglior film d'animazione: al suo posto è stato premiato Big Hero 6, probabilmente perché prodotto dalla potente Disney; mentre quello che secondo noi è il migliore e più divertente cartoon dell'anno si è dovuto accontentare solo di una nomina per la migliore canzone.

Analogo destino per la superdiva Jessica Chastain: suvvia, neanche una nomination per la sua pluripremiata interpretazione in A Most Violent Year?!

Numerosi anche gli sconfitti.
Boyhood, 6 candidature e un solo Oscar vinto da Patricia Arquette come non protagonista (non male per l'indimenticata Alabama del tarantiniano Una Vita al Massimo), ha patito la lunga distanza: presentata in anteprima al Sundance Film Festival - la festa del cinema indie organizzata da Robert Redford - nel Gennaio 2014, la pellicola di Richard Linklater non è riuscita a replicare il successo degli ultimi Golden Globe.

Anche il campione di incassi American Sniper (ha incassato più di tutti i suoi rivali messi insieme), nonostante 6 nomination, ha avuto solo un premio per il miglior montaggio sonoro, proprio com'era successo al memorabile Zero Dark Thirty nel 2013.

Per tacere di Foxcatcher (5 nomine e nessun Oscar, nonostante il premio alla regia strappato a Cannes 2014), del divertente Guardiani della Galassia e soprattutto del capolavoro Interstellar (solo un riconoscimento per gli effetti speciali visivi).

Ma allora chi ha vinto?
Anzitutto Alejandro G. Iñárritu, che grazie a Birdman si è portato a casa 3 delle 4 statuette conquistate dal film con Michael Keaton: miglior film, regia e sceneggiatura (l'ultima è andata al grande Emmanuel Lubezki: secondo Oscar consecutivo per il direttore di fotografia caro a Terrence Malick).
L'autore messicano ha dimostrato un talento e un'immaginazione notevoli, bissando il trionfo dello scorso anno del connazionale Alfonso Cuarón (miglior regia per Gravity).

Altrettanti Oscar, ma meno pesanti, per Grand Budapest Hotel: colonna sonora (Alexandre Desplat era doppiamente candidato, anche per The Imitation Game. 8 candidature e finalmente prima vittoria), scenografia, trucco e acconciatura, ma soprattutto costumi.
9 nomination e ben 4 riconoscimenti - dopo Barry Lyndon, Momenti di Gloria e Marie Antoinettte - per la costumista torinese Milena Canonero, una delle più eleganti signore della cerimonia e unico orgoglio nostrano della serata.
Bravissima!

La vera rivelazione è stata Whiplash di Damien Chazelle (un regista da tenere d'occhio): 3 Oscar su 5 nomine.
Oltre a quelli per montaggio e sonoro, spicca il premio come attore non protagonista al caratterista J.K. Simmons: nella parte di un direttore di conservatorio stile sergente di Full Metal Jacket, il J.J. Jameson dello Spider-Man di Sam Raimi aveva l'occasione della vita ed è stato in grado di sfruttarla.

Poche sorprese - o nessuna - nelle categorie cosiddette minori.
Paweł Pawlikowski è riuscito, con Ida, laddove non sono arrivati suoi connazionali più blasonati come Andrzej Wajda, Krzysztof Kieślowski e Krzysztof Zanussi: portare in Polonia l'Oscar per il miglior film straniero.
Ma l'Academy, premiando Leviathan - critica alla società russa ai tempi di Putin - o Timbuktu - dove si mette alla berlina il fondamentalismo islamico - avrebbe dimostrato più coraggio e un maggiore aggancio all'attualità di questi giorni.

Se a Citizenfour, miglior documentario, ha giovato il nome del regista Steven Soderbergh nell'elenco dei produttori esecutivi, a Selma non sono bastate le polemiche politiche delle scorse settimane: premiata solo la canzone cantata da John Legend e dal rapper Common, dopo che erano stati snobbati sia il protagonista David Oyelowo (ma almeno una nomination poteva starci) sia la regista Ava DuVernay.

Meritati infine gli Oscar alla carriera all'attrice Maureen O'Hara e allo sceneggiatore francese Jean-Claude Carrière, mentre è sacrosanto quello assegnato al maestro dell'animazione giapponese Hayao Miyazaki, che con opere quali Porco Rosso (al quale proprio Michael Keaton aveva prestato la voce nella versione in inglese: ma guarda un po' che coincidenza...), La Città Incantata, Il Castello Errante di Howl e Si Alza il Vento ha ridefinito il modo di fare cinema d'animazione.
Lui va in pensione, ma il suo Studio Ghibli - che già aveva prodotto il bellissimo La Collina dei Papaveri - continuerà a divulgare nel mondo la sua sensibilità artistica.

Speciale finito, quindi?
Sì e no: per quanto riguarda strettamente gli Oscar 2015 abbiamo concluso, ma alle porte c'è un nuovo Speciale, dedicato al vincitore morale di questa edizione.
Ormai avrete capito di chi si tratti...proprio lui, Michael Keaton.

Lo avevamo in programma già dall'estate scorsa, ma ora più che mai è divenuto attuale.
Rimanete con noi, quindi: c'è da rendere giustizia all'attore dell'anno.

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lunedì 23 febbraio 2015

OSCAR 2015. I VINCITORI

Dall'alto: Milena Canonero, vincitrice per i Migliori Costumi di Grand Budapest Hotel; pieno di Oscar per Alejandro González Iñárritu e il suo Birdman; J.K. Simmons, Patricia Arquette, Julianne Moore e Eddie Redmayne.


20 su 24 (FRA e FEDE 16).
Ecco gli Oscar che abbiamo azzeccato nelle previsioni di ieri.
Certo non siamo riusciti a bissare il successo dello scorso anno (23 su 24!), ma comunque non male, considerando anche la grande incertezza della vigilia.

Dopo l'ottima accoglienza all'ultima Mostra del Cinema di Venezia, Birdman ha sovvertito l'esito dei Golden Globe - dove invece gli era stato preferito l'indipendente Boyhood - aggiudicandosi 4 statuette che pesano: miglior film, regia, sceneggiatura originale e fotografia.
La più netta vittoria da 3 anni a questa parte, quando a trionfare fu il francese The Artist.

Altrettanti riconoscimenti sono andati anche a Grand Budapest Hotel, benché tutti in categorie tecniche, compresa quella per i migliori costumi della nostra Milena Canonero.
Complimenti a questa grande artista italiana: è la sua quarta statuetta!

Purtroppo, a macchiare l'edizione di quest'anno è stata la clamorosa mancata assegnazione dell'Oscar come miglior attore a Michael Keaton, che proprio di Birdman è l'anima e il corpo.
Una decisione controversa che ha già innescato polemiche roventi e riguardo alla quale CINEMA A BOMBA! si esprimerà presto nel post di commento.

Per ora, eccovi l'elenco completo dei vincitori di ogni categoria!


MIGLIOR FILM

Birdman, regia di Alejandro González Iñárritu

MIGLIOR REGIA
Alejandro González Iñárritu – Birdman

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Eddie Redmayne - La teoria del tutto (The Theory of Everything)

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Julianne Moore - Still Alice

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
J.K. Simmons - Whiplash

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Patricia Arquette - Boyhood

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Big Hero 6, regia di Don Hall e Chris Williams

MIGLIOR FILM STRANIERO
Ida, regia di Paweł Pawlikowski (Polonia)

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
Birdman - Alejandro González Iñárritu, Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris e Armando Bo

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
The Imitation Game - Graham Moore

MIGLIOR COLONNA SONORA
Alexandre Desplat - Grand Budapest Hotel

MIGLIOR CANZONE
Glory da Selma - John Stephens e Lonnie Lynn - cantata da John Legend e Common


Dietro le quinte di Birdman.

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Emmanuel Lubezki - Birdman

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Paul Franklin, Andrew Lockley, Ian Hunter e Scott Fisher - Interstellar

Costumi di Milena Canonero per Grand Budapest Hotel

MIGLIORI COSTUMI
Milena Canonero - Grand Budapest Hotel

MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURA
Frances Hannon e Mark Coulier - Grand Budapest Hotel

MIGLIOR SCENOGRAFIA
Adam Stockhausen - Grand Budapest Hotel

MIGLIOR MONTAGGIO
Tom Cross - Whiplash

MIGLIOR SONORO
Craig Mann, Ben Wilkins and Thomas Curley - Whiplash

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Alan Robert Murray e Bub Asman - American Sniper

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Citizenfour, regia di Laura Poitras

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
Crisis Hotline: Veterans Press 1, regia di Ellen Goosenberg Kent

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
The Phone Call, regia di Mat Kirkby

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO ANIMATO
Winston (Feast), regia di Patrick Osborne

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domenica 22 febbraio 2015

OSCAR 2015. LE NOSTRE PREVISIONI



Molto difficile ripetere l'exploit dell'anno scorso: nelle nostre previsioni abbiamo azzeccato 23 Premi Oscar su 24 (FRA ne ha presi ben 19!), mentre sono stati 17 (14 FRA) nel 2013 e 21 (FEDE 17) nel 2012.

Difficile, perché quest'anno un favorito certo non c'è; anzi, sono ben tre i contendenti alla posta più alta: Boyhood, Birdman e Grand Budapest Hotel.

Tre pellicole che rappresentano le punte di diamante di quel cinema indie che sembra essersi preso una bella rivincita sui grandi blockbuster.
Anche se, va detto, i grandi nomi di Hollywood non hanno fatto uscire film nel 2014 - ad eccezione di Clint Eastwood con il suo coinvolgente American Sniper, che non per niente è stato l'unico tra i candidati al premio più ambito ad aver fatto accorrere gente nelle sale.

Qualunque sia l'esito finale, abbiamo l'impressione che questa edizione degli Academy Awards non passerà alla storia come una delle più memorabili.
A meno che non rappresenti una svolta nelle premiazioni cinematografiche, dando visibilità a quegli autori indipendenti che, non potendosi permettere grandi budget e quindi un grande pubblico, puntano su originalità, narrazione e passaparola.

Chi saranno comunque i vincitori?
Consigliamo di dare un'occhiata al nostro Speciale Oscar 2015 per conoscere nel dettaglio tutti i candidati.

Per noi della redazione di CINEMA A BOMBA! le stelle che brilleranno nella notte più attesa dell'anno cinematografico saranno...


MIGLIOR FILM
Birdman, regia di Alejandro González Iñárritu (FEDE, FRA)
Boyhood, regia di Richard Linklater (ANG)

MIGLIOR REGIA
Alejandro González Iñárritu - Birdman (FEDE, ANG)
Richard Linklater - Boyhood (FRA)

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Michael Keaton - Birdman (FEDE, ANG)
Eddie Redmayne - La Teoria del Tutto (FRA)

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Julianne Moore - Still Alice (FEDE, FRA)
Reese Witherspoon - Wild (ANG)

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Ethan Hawke - Boyhood (ANG)
J. K. Simmons - Whiplash (FEDE, FRA)

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Patricia Arquette - Boyhood (FEDE, FRA)
Laura Dern - Wild (ANG)

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
Alejandro González Iñárritu, Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris e Armando Bo - Birdman (FEDE)
Richard Linklater - Boyhood (ANG)
Wes Anderson - Grand Budapest Hotel (FRA)

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Jason Hall - American Sniper (ANG)
Damien Chazelle - Whiplash (FEDE, FRA)

MIGLIOR FILM STRANIERO
Ida, regia di Paweł Pawlikowski (Polonia) (FRA)
Leviathan, regia di Andrej Petrovič Zvjagincev (Russia) (FEDE)
Storie pazzesche, regia di Damián Szifrón (Argentina) (ANG)

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Boxtrolls, regia di Graham Annable e Anthony Stacchi (ANG)
Dragon Trainer 2, regia di Dean DeBlois (FEDE, FRA)

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Emmanuel Lubezki - Birdman (FEDE)
Robert Yeoman - Grand Budapest Hotel (FRA)
Roger Deakins - Unbroken (ANG)

MIGLIOR SCENOGRAFIA
Adam Stockhausen - Grand Budapest Hotel (FEDE, FRA)
Nathan Crowley - Interstellar (ANG)

MIGLIOR MONTAGGIO
Joel Cox e Gary D. Roach - American Sniper (ANG)
Sandra Adair - Boyhood (FEDE, FRA)

MIGLIOR COLONNA SONORA
Alexandre Desplat - Grand Budapest Hotel (FEDE, FRA, ANG)

MIGLIOR CANZONE
Everything Is Awesome, musica e parole di Shawn Patterson - The LEGO Movie (ANG)
Glory, musica e parole di John Stephens e Lonnie Lynn - Selma (FRA)
I'm Not Gonna Miss You, musica e parole di Glen Campbell e Julian Raymond - Glen Campbell: I'll Be Me (FEDE)

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Paul Franklin, Andrew Lockley, Ian Hunter e Scott Fisher - Interstellar (FEDE, FRA, ANG)

MIGLIOR SONORO
John Reitz, Gregg Rudloff e Walt Martin - American Sniper (FEDE, FRA)
Gary A. Rizzo, Gregg Landaker e Mark Weingarten - Interstellar (ANG)

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Alan Robert Murray e Bub Asman - American Sniper (FRA)
Martin Hernández e Aaron Glascock - Birdman (FEDE)
Richard King - Interstellar (ANG)

MIGLIORI COSTUMI
Milena Canonero - Grand Budapest Hotel (FEDE, FRA)
Anna B. Sheppard e Jane Clive - Maleficent (ANG)

MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURA
Bill Corso e Dennis Liddiard - Foxcatcher (ANG)
Frances Hannon e Mark Coulier - Grand Budapest Hotel (FEDE)
Elizabeth Yianni-Georgiou e David White - Guardiani della Galassia (FRA)

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Citizenfour, regia di Laura Poitras (FEDE, FRA)
Il Sale della Terra, regia di Juliano Ribeiro Salgado e Wim Wenders (ANG)

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
Crisis Hotline: Veterans Press 1, regia di Ellen Goosenberg Kent (FRA)
Joanna, regia di Aneta Kopacz (ANG)
White Earth, regia di Christian Jensen (FEDE)

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Parvaneh, regia di Jon Milano (ANG)
The Phone Call, regia di Mat Kirkby (FEDE, FRA)

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DI ANIMAZIONE
The Bigger Picture, regia di Daisy Jacobs (ANG)
Winston (Feast), regia di Patrick Osborne (FEDE, FRA)

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martedì 27 gennaio 2015

OSCAR 2015. NOMINATION: ATTRICI E ATTORI



Il 2015 sarà l'anno di Michael Keaton?
Il buon senso - e il buon gusto - dovrebbero suggerirlo, ma ad Hollywood mai dire mai.
Di certo l'ex-Batman è già il vincitore morale di questa edizione degli Oscar, non solo per il traino del recente Golden Globe: i riconoscimenti - anche solo verbali - che stanno piovendo da ogni parte del globo rendono ben giustizia a uno degli interpreti più talentuosi e sottovalutati della propria generazione.

A contendergli la statuetta come miglior protagonista c'è però un quartetto di tutto rispetto: in prima fila l'insolitamente serio Steve Carell (irriconoscibile in Foxcatcher) e l'intenso Bradley Cooper di American Sniper, ma anche i britannici Eddie Redmayne (anch'egli "globizzato" come attore drammatico) e Benedict Cumberbatch sono da tenere d'occhio.

In campo femminile il verdetto sembra altrettanto scontato.
Già forte del premio strappato allo scorso Festival di Cannes per Maps to the Stars di David Cronenberg, la rossa Julianne Moore - che in Still Alice interpreta un'insegnante affetta da Alzheimer - non sembra avere rivali (5 nomination: che questa sia finalmente la volta buona?), eccetto forse la mora Marion Cotillard (già Oscar nel 2008) e la bionda Rosamund Pike (la sua è l'unica nomina ottenuta dal controverso Gone Girl di David Fincher).

Nelle categorie riservate ad attori e attrici "di supporto" la competizione è più aperta.
Tra gli interpreti maschili ad avere più possibilità è probabilmente J.K. Simmons, caratterista che come dittatoriale direttore d'orchestra di Whiplash ha trovato il ruolo della vita.
Seguono a ruota Ethan Hawke (Boyhood) e Edward Norton (Birdman), mentre Mark Ruffalo e il vecchio Robert Duvall dovrebbero avere meno chance.

Sull'Oscar come miglior attrice non protagonista pesa come un macigno l'assenza di Jessica Chastain, che continua ad essere misteriosamente snobbata dall'Academy: se fosse stata nominata per Interstellar avrebbe vinto a mani basse.
La sfida è allora tra l'immortale Meryl Streep - 19 nomination (diciannove!) e 3 statuette già in tasca - e la Patricia Arquette di Boyhood, con la lynchiana Laura Dern come terza incomoda.

Volete approfondire ancora?
Cliccate i link che trovate qui sotto: ne vedrete delle belle.



MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Steve Carell - Foxcatcher
Bradley Cooper - American Sniper
Benedict Cumberbatch - The Imitation Game
Michael Keaton - Birdman
Eddie Redmayne - La teoria del tutto (The Theory of Everything)



MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Marion Cotillard - Due giorni, una notte (Deux jours, une nuit)
Felicity Jones - La teoria del tutto (The Theory of Everything)
Julianne Moore - Still Alice
Rosamund Pike - L'amore bugiardo - Gone Girl (Gone Girl)
Reese Witherspoon - Wild



MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Robert Duvall - The Judge
Ethan Hawke - Boyhood
Edward Norton - Birdman
Mark Ruffalo - Foxcatcher
J.K. Simmons - Whiplash



MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Patricia Arquette - Boyhood
Laura Dern - Wild
Keira Knightley - The Imitation Game
Emma Stone - Birdman
Meryl Streep - Into the Woods

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mercoledì 14 gennaio 2015

GOLDEN GLOBE 2015. BATMAN...IL RITORNO!

Da sinistra: Amy Adams, Michael Keaton e Julianne Moore. 


È stata la vittoria del cinema indipendente.
Sembrava il Sundance Film Festival e invece era la rassegna dei "globi d'oro", considerata - non sempre a ragione - un'anteprima della Notte degli Oscar, l'evento più atteso e glamour di Hollywood.

I due premi principali, quelli per miglior film drammatico e commedia - ricordiamo che, diversamente dall'Academy, la stampa estera distingue tra le due categorie - sono andati a due autori che più lontani dall'establishment non si può: Richard Linklater e Wes Anderson (vedi i vincitori nel nostro post precedente).

Il primo, amico fraterno di Quentin Tarantino e "maestro" di Kevin Smith, con lo sperimentale Boyhood si è portato a casa anche il premio per la miglior regia (un terzo Globe è andato alla non protagonista Patricia Arquette). Non male per l'artefice di Before Midnight e altre pellicole di nicchia.
Il secondo, noto per Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou e Moonrise Kingdom, è un autore eccentrico capace di convincere schiere di divi a lavorare per lui, ma non certo un regista "hollywoodiano".

Ma, soprattutto, la cerimonia di quest'anno ha avuto come vero mattatore...Batman!
Michael Keaton, celeberrimo come Uomo Pipistrello nei film di Tim Burton dedicati al personaggio dei fumetti, si è preso una rivincita non da poco col quasi autobiografico Birdman, che il messicano Alejandro G. Iñárritu - a sua volta omaggiato col premio per la miglior sceneggiatura - gli ha praticamente cucito addosso.
Un riconoscimento meritatissimo, come sarebbe l'Oscar fra qualche settimana (forse a Venezia 2014 ci abbiamo visto giusto?).
Di certo c'è l'annunciato Speciale che prossimamente gli dedicherà CINEMA A BOMBA!

Passando al reparto femminile, niente da eccepire sulle due protagoniste.
Amy Adams arriverà agli Oscar portando in dote 2 globi consecutivi e 5 nomination in 10 anni, ma la favorita rimane Julianne Moore: forte anche del premio conquistato a Cannes in primavera, la rossa attrice newyorkese sta vivendo il suo momento d'oro.

Tutto già deciso, in vista delle statuette? Non proprio: l'anno scorso la lotta è stata incerta; quest'anno ancora di più.
Non bisogna sottovalutare i due Globe vinti - miglior attore drammatico e colonna sonora - da The Theory of Everything, con la sorpresa Eddie Redmayne (già visto in Les Misérables).

Come sempre, neppure le delusioni sono mancate: a bocca asciutta The Imitation Game, Selma e Foxcatcher.
Ma che dire del memorabile The LEGO Movie? Quello dedicato ai famosi mattoncini è il miglior film d'animazione che abbiamo visto quest'anno: difficile immaginare l'Oscar della categoria assegnato ad un'altra pellicola.

Clamorose le esclusioni, già al momento delle "nomine", dell'ambizioso Interstellar di Christopher Nolan (a nostro modesto giudizio il film dell'anno) e di due campioni d'incassi come l'atteso Unbroken di Angelina Jolie e l'acclamato American Sniper di Clint Eastwood.
Sospetta l'ennesima sconfitta dell'ottima Jessica Chastain, in concorso con A Most Violent Year: perché non candidarla per Interstellar o The Disappearance of Eleanor Rigby, due pellicole con le quali avrebbe avuto di certo più chance? Mistero...

Ma la strada verso le statuette è ancora lunga.
Per ora, chi può si gode un bel globo dorato...

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lunedì 12 gennaio 2015

GOLDEN GLOBE 2015. I VINCITORI

Dall'alto: Michael Keaton col Golden Globe per il miglior attore; Richard Linklater vincitore con Boyhood; Julianne Moore miglior attrice protagonista. 


Alla fine l'ha spuntata Boyhood.
L'opera sperimentale dell'indipendente Richard Linklater (quello di Before Midnight) si è aggiudicata 3 Golden Globe che pesano: miglior film drammatico, miglior regista e miglior attrice non protagonista (Patricia Arquette).

A ruota seguono Grand Budapest Hotel dell'eccentrico Wes Anderson di Moonrise Kingdom (miglior commedia) e Birdman del messicano Alejandro G. Iñárritu (miglior attore il grande Michael Keaton e miglior sceneggiatura), presentato a Venezia 2014.

Da segnalare anche i premi conquistati da due dive sulla cresta dell'onda: Julianne Moore (già omaggiata all'ultimo Festival di Cannes) e Amy Adams (secondo Globe consecutivo dopo quello dello scorso anno).

Per considerazioni più approfondite vi rimandiamo al prossimo post.
Al momento gustatevi l'elenco dei principali "globodorati": cliccate sui link per accedere a trailer, interviste, canzoni e clip!


MIGLIOR FILM DRAMMATICO
- Boyhood, regia di Richard Linklater

MIGLIOR COMMEDIA
- Grand Budapest Hotel, regia di Wes Anderson

MIGLIOR REGIA
- Richard Linklater, Boyhood

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA IN UN FILM DRAMMATICO
- Eddie Redmayne, La Teoria del Tutto

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA IN UN FILM DRAMMATICO
- Julianne Moore, Still Alice

MIGLIOR ATTORE IN COMMEDIA O MUSICAL
- Michael Keaton, Birdman

MIGLIORE ATTRICE IN COMMEDIA O MUSICAL
- Amy Adams, Big Eyes

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
- J. K. Simmons, Whiplash

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
- Patricia Arquette, Boyhood

MIGLIORE SCENEGGIATURA
- Alejandro González Iñárritu, Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris, Armando Bo, Birdman

MIGLIORE COLONNA SONORA
- Jóhann Jóhannsson, La Teoria del Tutto

MIGLIOR CANZONE
- Glory (John Legend e Common), Selma-La Strada per la Libertà

MIGLIOR FILM DI ANIMAZIONE
- Dragon Trainer 2, regia di Dean DeBlois

MIGLIOR FILM STRANIERO
- Leviathan, regia di Andrej Petrovič Zvjaginsev (Russia)

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giovedì 8 gennaio 2015

DEAR MR. CRONENBERG...

(una foto buffa del regista David Cronenberg) 


Caro David (possiamo darci del tu, vero? tanto lo faremmo lo stesso, in ogni caso), abbiamo letto della tua recente tirata contro i cosiddetti "cineblogger"...

Come usa in occasioni come questa, mettiamo le mani avanti affermando che ti stimiamo come artista e rispettiamo il tuo lavoro.
Ad onor del vero non sei tra i nostri autori preferiti, ma ti riconosciamo un talento visionario e una coerenza stilistica non comuni.

Conosciamo la tua filmografia storica, da Scanners a A History of Violence; abbiamo mancato di un soffio il tuo A Dangerous Method a Venezia 2011 (recuperandolo in seguito e apprezzandone soprattutto la componente umoristica); abbiamo seguito il deludente Cosmopolis a Cannes 2012 e siamo curiosi di vedere il nuovo Maps to the Stars che hai presentato a Cannes 2014 (specie per l'attesa performance della premiata Julianne Moore).

Tuttavia, te lo dobbiamo proprio dire: le tue affermazioni sono state del tutto fuori luogo.

In sostanza, ritieni che i social media stiano di fatto sostituendosi ai critici professionisti, delegittimandone il ruolo.
Ammesso e non concesso che i suddetti possano essere delegittimati (considerato che si guadagnano da vivere facendo qualcosa di molto più vicino a un hobby che a un mestiere), la miglior risposta è una citazione di Quentin Tarantino: "When people ask me if I went to film school, I tell them: no, I went to films."

Spieghiamoci meglio.
Se è vero - come suggerisce Quentin - che per farsi una vera cultura filmica è più utile andare al cinema che studiarne i libri dedicati, allora qual è la differenza effettiva fra un critico "vero" e un blogger?
Che uno viene pagato per fare la stessa cosa che l'altro fa esclusivamente per passione.

Sia chiaro, non stiamo equiparando la nostra attività-a-tempo-perso col giornalismo o la saggistica, ma insomma, diamo alle cose la giusta importanza.
Per parlare con competenza di cinema non è necessario avere una laurea (o uno stipendio dedicato): ci saranno sempre blog e altri media che recensiranno e commenteranno i film.

Soprattutto ci sarà CINEMA A BOMBA!, che ha fatto della propria libertà espressiva una bandiera: alle spalle non abbiamo condizionamenti né economici né politici né pubblicitari né di altro tipo.
Se una pellicola vale la segnaliamo, se ci sembra mediocre avvertiamo i nostri lettori e ne discutiamo con loro, senza pregiudizi o partigianerie.

Caro David, tu continua a fare quello che ti viene meglio: gira film e falli proiettare nelle sale.
I commenti lasciali a noi.

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domenica 25 maggio 2014

CANNES 2014. IL FESTIVAL DELLE DONNE (O QUASI)

Dall'alto: la splendida Julianne Moore, miglior attrice per Maps to the Stars; il regista americano Bennett Miller (secondo da destra) coi protagonisti del suo Foxcatcher; Alba Rohrwacher con il Gran Prix vinto per Le Meraviglie.


Chiusasi la 67a edizione del Festival di Cannes, è tempo di fare qualche considerazione a mente fredda.

L'ambita Palma d'Oro, come già riportato nel nostro precedente post, è andata al turco Winter Sleep (Kış Uykusu).
Un risultato non scontato, specie considerando la durata della pellicola: 3 ore un quarto che evidentemente non hanno scoraggiato la resistente giuria capitanata dalla regista neozelandese Jane Campion.

Ma le vittorie più significative sono state altre due, entrambe andate a due donne.
La rossa Julianne Moore ha conquistato a furor di popolo il premio come miglior attrice, dando lustro al discusso Maps to the Stars del maestro canadese David Cronenberg e dimostrando al mondo che a più di 50 anni si può essere ancora da 10 e lode (in termini recitativi e non solo...).
La mora Alba Rohrwacher era partita in sordina col suo Le Meraviglie (unico film italiano in concorso), ma poco alla volta ha convinto tutti gli addetti ai lavori e si è portata a casa il prestigioso Gran Prix della Giuria: niente male!

In mezzo è riuscito a infilarsi l'autore indie Bennett Miller, eletto miglior regista con Foxcatcher, opera per la quale era lecito aspettarsi anche il premio per il miglior attore.
I giurati hanno preferito il britannico Timothy Spall al grande comico italoamericano Steve Carell (vero nome: Caroselli), ma di quest'ultimo - e di Miller stesso - sentiremo molto probabilmente parlare ancora in vista dei prossimi Oscar.

Furbetta la scelta di assegnare il Premio della Giuria a Jean-Luc Godard (unico francese nel palmarès) e a Xavier Dolan (pur se un po' deluso - si aspettava il premio più prestigioso - il vero protagonista della cerimonia di premiazione), rispettivamente il più anziano e il più giovane cineasta in concorso.
Ma in questo post avevamo pronosticato un qualche riconoscimento per i due.
Bravi, eh?

Tra le personalità rimaste a bocca asciutta, le delusioni maggiori sono state subite sicuramente da Michel Hazanavicius e Jessica Chastain.
Il cineasta francese pare in difficoltà nel replicare all'eclatante trionfo degli Oscar 2012, quando stravinse col bellissimo The Artist.
La superdiva di The Tree of Life e Zero Dark Thirty, nella doppia veste di protagonista e produttrice, ha invece tentato di promuovere l'innovativo The Disappearance of Eleanor Rigby nella sezione Un Certain Regard, ma invano.
Provaci ancora, Jessica!

A lasciare la Riviera francese a mani vuote sono stati anche gli strafavoriti della vigilia, i fratelli Dardenne - che non sono riusciti a diventare i fratelli Coen europei (al duo d'oltreoceano un premio a Cannes non è mai stato negato) - e il buon vecchio Tommy Lee Jones, che pure aveva convinto col suo western atipico.
Non piangete però per loro: sapranno rifarsi.

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sabato 24 maggio 2014

CANNES 2014. I VINCITORI

Dall'alto: un'immagine da Winter Sleep, vincitore della Palma d'Oro; una scena da Le Meraviglie con Monica Bellucci; Julianne Moore in Maps to the Stars; Timothy Spall in Mr. Turner


Un film turco di oltre tre ore fatto soprattutto di dialoghi e paesaggi è il vincitore della Palma d'Oro al Festival di Cannes 2014.
Winter Sleep di Nuri Bilge Ceylan (già autore del fortunato C'era una volta in Anatolia) è riuscito più di tutti infatti a convincere la giuria presieduta da Jane Campion, ma era da giorni che veniva dato per favorito.

Meno scontata la scelta di premiare una delle due registe in concorso (il Festival, soprattutto negli ultimi anni, non ha mai prestato troppa attenzione al cinema al femminile).
Mentre molti pensavano alla giapponese Naomi Kawase, ecco invece che a spuntarla è stata la nostra Alice Rohrwacher con il suo Le Meraviglie. Complimenti!
Tra l'altro ha conquistato lo stesso trofeo di Matteo Garrone due anni fa .

Ma il miglior regista - vera sorpresa della cerimonia - è risultato lo statunitense Bennett Miller.
Un buon viatico per la strada verso gli Oscar?

Tra gli attori, sorprende molto l'affermazione di Timothy Spall (che molti conosceranno per aver preso parte alla saga di Harry Potter), che interpreta il ruolo del pittore britannico J.M.W. Turner.
Sacrosanto invece il riconoscimento alla sempre bravissima Julianne Moore, star tra le star di... Maps to the Stars di David Cronenberg.

Una curiosità: il Premio per la Giuria è andato ex-aequo al regista più giovane e a quello più vecchio del concorso, rispettivamente il canadese Xavier Dolan e il francese (sembrava strano che non ne venisse premiato neppure uno...) Jean-Luc Godard.

In attesa dei nostri commenti, ecco l'elenco dei vincitori:


Palma d'Oro al miglior film: Winter Sleep (Kis Uykusu) di Nuri Bilge Ceylan (Turchia, Germania, Francia)

Grand Prix Speciale della Giuria (assegnato al film che mostra maggiore originalità o spirito di ricerca): Le Meraviglie di Alice Rohrwacher (Italia/Francia)

Prix d'interprétation féminine (assegnato alla migliore attrice): Julianne Moore, Maps to the Stars di David Cronenberg (Canada, USA)

Prix d'interprétation masculine (assegnato al miglior attore): Timothy Spall, Mr. Turner di Mike Leigh (Regno Unito)

Prix de la mise en scène (assegnato al miglior regista): Bennett Miller, Foxcatcher

Prix du scénario (assegnato al miglior sceneggiatore): Oleg Negin e Andrey Zvyagintsev, Leviathan di Andrey Zvyagintsev (Russia)

Premio della giuria: Mommy di Xavier Dolan (Canada) e Goodbye to Language (Adieu au Langage) di Jean-Luc Godard (Svizzera)

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postato da Illarcio Bros. | 21:20 | 0 Commenti

domenica 16 febbraio 2014

I CLASSICI: IL GRANDE LEBOWSKI, DRUGO SA ASPETTARE

(Clicca sull'immagine per vedere il trailer) 

USA, 1998
117'
Regia: Joel Coen.
Interpreti: Jeff Bridges, John Goodman, Julianne Moore, Steve Buscemi, Philip Seymour Hoffman, John Turturro, Ben Gazzara, Sam Elliott, Peter Stormare, Flea.


Qual è il capolavoro dei Coen?
Beh, ci sarebbe l’imbarazzo della scelta, tante sono le perle che i due fratelli del Minnesota ci hanno regalato in questi anni.
Qualcuno potrebbe dire Barton Fink, qualcun altro Fargo, qualcun altro ancora il plurioscarizzato Non è un Paese per Vecchi.

La nostra scelta cade invece su questa stramba commedia noir, sottovalutata all’epoca dell’uscita nelle sale e un po’ alla volta rivalutata fino a diventare un indiscusso cult movie.

Protagonista della storia è Jeffrey Lebowski detto Drugo (Jeff Bridges nel ruolo della vita), ex hippy rintronato e sincero, che passa il proprio tempo fumando spinelli, bevendo white russian e giocando a bowling con gli amici.
Finché, di punto in bianco, il nostro si ritrova coinvolto nelle indagini relative al presunto rapimento della giovane moglie di un milionario invalido che – guarda a caso – si chiama a sua volta Jeffrey Lebowsky.

Con l’aiuto - si fa per dire – del bellicoso amico Walter (John Goodman, da Oscar), e grazie all’incontro con diversi personaggi più o meno improbabili (un’artista “vaginale”, un gruppo di nichilisti, un ricco pornografo, un cowboy filosofo…), l’improvvisato detective troverà il bandolo della matassa scoprendo che le cose non stanno affatto come sembrano.

Funziona tutto in questo film: straordinari gli interpreti (oltre a Bridges e Goodman vanno ancora menzionati almeno Steve Buscemi, il recentemente scomparso Philip Seymour Hoffman e John Turturro in una comparsata geniale); accattivante la colonna sonora selezionata da T-Bone Burnett, che va da Dylan ai Creedence; impeccabile la sceneggiatura, costituita da battute a raffica e dovizia di particolari; perfetta la regia, che rende fluida la vicenda senza lesinare i virtuosismi tecnici.

Tra immaginose sequenze oniriche e situazioni non meno surreali, si ride tanto e senza sosta, ed è impossibile non affezionarsi ai protagonisti.
Soprattutto a lui, il Drugo, che – citando il cowboy interpretato dal baffuto Sam Elliot – “prende la vita come viene”.
Come dovremmo ricordarci di fare anche noi, a volte.

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postato da Illarcio Bros. | 19:43 | 0 Commenti