CINEMA A BOMBA!

lunedì 29 gennaio 2024

LYDIA TAR VS. LEONARD BERNSTEIN: DIRETTORI D'ORCHESTRA A CONFRONTO


A sinistra, Cate Blanchett in Tár; a destra, Bradley Cooper è Leonard Bernstein in Maestro



TAR



USA/Germania, 2022
158'
Regia: Todd Field
Interpreti: Cate Blanchett, Nina Hoss, Noémie Merlant, Mark Strong, Julian Glover, Sophie Kauer, Adam Gropnik.


MAESTRO



USA, 2023
129'
Regia: Bradley Cooper
Interpreti: Bradley Cooper, Carey Mulligan, Maya Hawke, Matt Bomer, Sarah Silverman, Michael Urie, Vinccenzo Amato.


Nella stagione dei premi cinematografici iniziata con i Golden Globe e fresca di nomination agli Oscar (a breve in nostro consueto Speciale), uno dei titoli di punta è sicuramente Maestro.

Presentata in anteprima alla Mostra di Venezia 2023, la biografia per il grande schermo di quello che è considerato uno dei direttori d'orchestra e uno dei compositori statunitensi più celebri e celebrati di tutti i tempi, Leonard Bernstein (suo è lo stranoto musical West Side Story), è l'opera seconda di Bradley Cooper (dopo l'acclamato A Star Is Born).

Curiosamente, un altro attore-regista, il molto meno noto Todd Field, sempre al Lido ma un anno prima aveva portato il suo ritratto di un direttore d'orchestra, una donna: Tár, dal nome della sua protagonista, Lydia Tár.

Mentre il divo di Una Notte da Leoni e American Sniper ha preferito impersonificare direttamente il personaggio principale, Field si è invece affidato ad una delle migliori attrici viventi, Cate Blanchett, che infatti per questo ruolo ha conquistato la Coppa Volpi (è stata tuttavia scippata di un Oscar strameritato a causa della solita stucchevole spartizione dei premi politicamente corretta hollywoodiana).

Lydia Tár e Leonard Bernstein. Entrambi omosessuali (ma lui con moglie e figli, lei con compagna e figlia); entrambi popolari e talentuosi; entrambi capaci, volenti o nolenti, di distruggere le vite delle persone che stanno loro accanto.

E ancora: uno uomo e l'altra donna; uno esuberante, passionale e pieno di vita, l'altra fredda, manipolatrice e cinica; uno realmente esistito e l'altra, allieva dello stesso Bernstein, no.

Tár e Maestro sembrano due film simili e allo stesso tempo speculari.

In entrambi il punto di forza sono le interpretazioni: mimetica, con tanto di naso posticcio, e immersiva quella di Cooper (che sembra abbia impiegato sei anni di studio per una scena di sei minuti, quella in cui il personaggio dirige la sua opera Mass), che però divide la scena con una Carey Mulligan eccellente nella parte di una moglie tradita con altri uomini, dolente e dignitosa; maestosa e terribile quella di Blanchett, che giganteggia su tutti per piglio, carisma e fascino.

Nel destino dei protagonisti le due pellicole divergono: se per Bernstein il trattamento è stato piuttosto indulgente - il film è piaciuto ai figli: ottimo; ma questo è anche un indizio che la sua storia è stata edulcorata, come insegna Bohemian Rhapsody - per Tár l'epilogo è amaro e beffardo.

Esse in comune hanno anche difetti. Uno è che in entrambe, ad un certo punto, la narrazione gira un po' a vuoto e alla fine si sfilaccia; un altro è paradossale: esse sono entrambe incentrate su due direttori d'orchestra, ma la musica ricopre un posto piuttosto secondario rispetto alle vicende personali.

Per renderle giustizia consigliamo di riprendere successivamente, approfondire, riscoprire (o scoprire) e riascoltare da una parte le grandi opere dirette o composte da Bernstein, dall'altra quelle di Gustav Mahler, cavallo di battaglia della virago con la bacchetta.

Vale la pena, tutto sommato, vedere sia Tár che Maestro, possibilmente uno di seguito all'altro.

Quindi, in estrema sintesi. Leonard Bernstein: presente! Lydia Tár: c'è! Niente Mahler!


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mercoledì 7 dicembre 2016

SULLY, MIRACOLO SULL'HUDSON?

(Clicca sulla foto per vedere il trailer). 

USA, 2016
96'
Regia: Clint Eastwood
Interpreti: Tom Hanks, Aaron Eckhart, Laura Linney, Sam Huntington, Michael Rapaport, David Letterman.


15 Gennaio 2009.
In un freddo pomeriggio il volo interno US Airways 1549 diretto a Charlotte (North Carolina) parte con un po' di ritardo dall'aeroporto Fiorello La Guardia di New York.
Due minuti dopo il decollo, la collisione con uno stormo di uccelli mette fuori uso entrambi i motori.

Il comandante - l'esperto Chesley "Sully" Sullenberger (Hanks) - coadiuvato dal copilota Jeffrey B. Skiles (Eckhart) si vede costretto ad un ardito ammaraggio sul Fiume Hudson.

Salverà la vita di tutti, 150 passeggeri e 5 membri dell'equipaggio.

Ma siamo sicuri che l'ammaraggio fosse veramente l'unica opzione a disposizione?
E Sullenberger può davvero essere considerato un eroe o si tratta di un incosciente che ha messo a rischio la vita di tante persone?








Bird (1988, sul sassofonista Charlie "Bird" Parker), Flags of Our Fathers (2006, sui sei marines immortalati in una celebre fotografia nell'atto di innalzare la bandiera a stelle e strisce sul suolo di Iwo Jima), Changeling (2008, su una madre che perde il proprio bambino), J. Edgar (2011, sullo storico e controverso direttore dell'FBI J. Edgar Hoover), Jersey Boys (2014, sul gruppo musicale The Four Seasons), American Sniper (2014, sull'infallibile cecchino Chris Kyle).
E ora Sully.

Clint Eastwood prosegue con coerenza il proprio affresco dell'America attraverso i fatti di uomini comuni che - in circostanze eccezionali e pur affrontando dubbi e demoni personali - riescono a compiere grandi imprese o a fare comunque cose notevoli.

Questa volta la sfida era ardua: raccontare un evento durato in totale 208 secondi, le indagini per verificare se l'operato del comandante fosse stato corretto, i dubbi che si sono insinuati nella mente di un uomo fiducioso della fondatezza delle decisioni prese in un momento di forte tensione e pericolo.

Insomma, materiale più per un cortometraggio o per una breve pellicola.
Senza contare che la vicenda - almeno negli USA - è ancora piuttosto nota e i protagonisti sono tuttora vivi e vegeti.

Eppure il buon Clint è riuscito a trarci un lungometraggio appassionante e appassionato, seppur senza troppi fronzoli.

Ci ha messo il consueto stile, asciutto, sobrio, un po' ruvido ma sincero.
Niente suspence, quindi, pochissime concessioni al sensazionalismo, agli effetti speciali, ai virtuosismi registici - ma la sequenza dell'ammaraggio, ripresa e ripetuta nel corso della narrazione, è notevole.

Il ritmo è lento, ma è quello delle celebrazioni solenni, dell'omaggio agli eroi.
E Sully lo è stato veramente, come dimostrano anche le testimonianze dei veri superstiti nei titoli di coda.

Chi meglio di Tom Hanks, allora, per interpretarlo?

Il divo è perfetto nelle parti dell'uomo (medio) giusto al posto giusto e al momento giusto, con quella faccia così comune eppure così rassicurante.
Lo aveva già dimostrato nell'ottimo Il Ponte delle Spie e lo dimostra anche qui.

Fisicamente, poi, ha anche una qualche somiglianza con il vero comandante - ma d'altra parte era riuscito a diventare Walt Disney in Saving Mr. Banks! - e ciò ha aiutato molto.

Il suo ritratto è quello di una persona molto professionale, preparata, di grande esperienza, ma dotata di grande umanità, coscienza; una persona costretta ad affrontare le difficoltà e il tarlo dei dubbi da solo ma non chiuso in se stesso; solitario come i malinconici pistoleri interpretati dal regista ma solo perché porta il peso della responsabilità e delle conseguenze delle proprie scelte.

Probabilmente tenendo a mente i blockbuster della Marvel, è come se Eastwood, parlandoci di Sully, ci dicesse: "Ehi, non è necessario prendere a modello eroi inventati con chissà quali poteri: l'eroe che salva le persone potrebbe essere qualcuno che incontri per strada, un amico, il vicino della porta accanto, il pilota dell'aereo su cui stai viaggiando.
Potresti essere tu."







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mercoledì 25 febbraio 2015

OSCAR 2015. MAI CON QUESTA ACADEMY, SEMMAI COL KEATON

Dall'alto: Michael Keaton omaggia Alejandro G. Iñárritu, regista di Birdman; Julianne Moore con l'Oscar come miglior attrice protagonista; J.K. Simmons, miglior non protagonista.


Una Notte degli Oscar può essere ricordata più per gli esclusi e gli sconfitti che per coloro che hanno vinto?
Sembrerebbe di sì: l'uomo-simbolo di questa edizione - Micheal Keaton, mai così bravo - è rimasto clamorosamente a bocca asciutta, sorpassato a destra da Eddie Redmayne.
Un colpo di scena che ha scatenato subito furiose polemiche.

Chiariamo subito: il giovane britannico (miglior attore protagonista) non ha affatto demeritato; la sua interpretazione in La Teoria del Tutto è straordinaria, ma si ha l'impressione che sulla sua vittoria abbia pesato soprattutto l'appoggio pubblico dello scienziato Stephen Hawking, che Redmayne impersona nel film.

E non dimentichiamo che Hollywood ha da sempre un debole per le "prove dell'handicap", quando cioè il protagonista di una pellicola è un personaggio affetto da una qualsiasi infermità o malattia che induca spettatori e critici alla compassione.
Questo potrebbe spiegare anche il trionfo annunciato della Julianne Moore di Still Alice, che ha dovuto calarsi nei panni di un'insegnante affetta da morbo di Alzheimer per potersi finalmente aggiudicare la statuetta come migliore attrice protagonista dopo 4 nomination andate a vuoto.

Ma l'ex Batman non è l'unico sconfitto: tra i delusi vanno annoverati anche gli esclusi eccellenti.

Neppure nominato lo spassoso The LEGO Movie nella categoria del miglior film d'animazione: al suo posto è stato premiato Big Hero 6, probabilmente perché prodotto dalla potente Disney; mentre quello che secondo noi è il migliore e più divertente cartoon dell'anno si è dovuto accontentare solo di una nomina per la migliore canzone.

Analogo destino per la superdiva Jessica Chastain: suvvia, neanche una nomination per la sua pluripremiata interpretazione in A Most Violent Year?!

Numerosi anche gli sconfitti.
Boyhood, 6 candidature e un solo Oscar vinto da Patricia Arquette come non protagonista (non male per l'indimenticata Alabama del tarantiniano Una Vita al Massimo), ha patito la lunga distanza: presentata in anteprima al Sundance Film Festival - la festa del cinema indie organizzata da Robert Redford - nel Gennaio 2014, la pellicola di Richard Linklater non è riuscita a replicare il successo degli ultimi Golden Globe.

Anche il campione di incassi American Sniper (ha incassato più di tutti i suoi rivali messi insieme), nonostante 6 nomination, ha avuto solo un premio per il miglior montaggio sonoro, proprio com'era successo al memorabile Zero Dark Thirty nel 2013.

Per tacere di Foxcatcher (5 nomine e nessun Oscar, nonostante il premio alla regia strappato a Cannes 2014), del divertente Guardiani della Galassia e soprattutto del capolavoro Interstellar (solo un riconoscimento per gli effetti speciali visivi).

Ma allora chi ha vinto?
Anzitutto Alejandro G. Iñárritu, che grazie a Birdman si è portato a casa 3 delle 4 statuette conquistate dal film con Michael Keaton: miglior film, regia e sceneggiatura (l'ultima è andata al grande Emmanuel Lubezki: secondo Oscar consecutivo per il direttore di fotografia caro a Terrence Malick).
L'autore messicano ha dimostrato un talento e un'immaginazione notevoli, bissando il trionfo dello scorso anno del connazionale Alfonso Cuarón (miglior regia per Gravity).

Altrettanti Oscar, ma meno pesanti, per Grand Budapest Hotel: colonna sonora (Alexandre Desplat era doppiamente candidato, anche per The Imitation Game. 8 candidature e finalmente prima vittoria), scenografia, trucco e acconciatura, ma soprattutto costumi.
9 nomination e ben 4 riconoscimenti - dopo Barry Lyndon, Momenti di Gloria e Marie Antoinettte - per la costumista torinese Milena Canonero, una delle più eleganti signore della cerimonia e unico orgoglio nostrano della serata.
Bravissima!

La vera rivelazione è stata Whiplash di Damien Chazelle (un regista da tenere d'occhio): 3 Oscar su 5 nomine.
Oltre a quelli per montaggio e sonoro, spicca il premio come attore non protagonista al caratterista J.K. Simmons: nella parte di un direttore di conservatorio stile sergente di Full Metal Jacket, il J.J. Jameson dello Spider-Man di Sam Raimi aveva l'occasione della vita ed è stato in grado di sfruttarla.

Poche sorprese - o nessuna - nelle categorie cosiddette minori.
Paweł Pawlikowski è riuscito, con Ida, laddove non sono arrivati suoi connazionali più blasonati come Andrzej Wajda, Krzysztof Kieślowski e Krzysztof Zanussi: portare in Polonia l'Oscar per il miglior film straniero.
Ma l'Academy, premiando Leviathan - critica alla società russa ai tempi di Putin - o Timbuktu - dove si mette alla berlina il fondamentalismo islamico - avrebbe dimostrato più coraggio e un maggiore aggancio all'attualità di questi giorni.

Se a Citizenfour, miglior documentario, ha giovato il nome del regista Steven Soderbergh nell'elenco dei produttori esecutivi, a Selma non sono bastate le polemiche politiche delle scorse settimane: premiata solo la canzone cantata da John Legend e dal rapper Common, dopo che erano stati snobbati sia il protagonista David Oyelowo (ma almeno una nomination poteva starci) sia la regista Ava DuVernay.

Meritati infine gli Oscar alla carriera all'attrice Maureen O'Hara e allo sceneggiatore francese Jean-Claude Carrière, mentre è sacrosanto quello assegnato al maestro dell'animazione giapponese Hayao Miyazaki, che con opere quali Porco Rosso (al quale proprio Michael Keaton aveva prestato la voce nella versione in inglese: ma guarda un po' che coincidenza...), La Città Incantata, Il Castello Errante di Howl e Si Alza il Vento ha ridefinito il modo di fare cinema d'animazione.
Lui va in pensione, ma il suo Studio Ghibli - che già aveva prodotto il bellissimo La Collina dei Papaveri - continuerà a divulgare nel mondo la sua sensibilità artistica.

Speciale finito, quindi?
Sì e no: per quanto riguarda strettamente gli Oscar 2015 abbiamo concluso, ma alle porte c'è un nuovo Speciale, dedicato al vincitore morale di questa edizione.
Ormai avrete capito di chi si tratti...proprio lui, Michael Keaton.

Lo avevamo in programma già dall'estate scorsa, ma ora più che mai è divenuto attuale.
Rimanete con noi, quindi: c'è da rendere giustizia all'attore dell'anno.

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domenica 22 febbraio 2015

OSCAR 2015. LE NOSTRE PREVISIONI



Molto difficile ripetere l'exploit dell'anno scorso: nelle nostre previsioni abbiamo azzeccato 23 Premi Oscar su 24 (FRA ne ha presi ben 19!), mentre sono stati 17 (14 FRA) nel 2013 e 21 (FEDE 17) nel 2012.

Difficile, perché quest'anno un favorito certo non c'è; anzi, sono ben tre i contendenti alla posta più alta: Boyhood, Birdman e Grand Budapest Hotel.

Tre pellicole che rappresentano le punte di diamante di quel cinema indie che sembra essersi preso una bella rivincita sui grandi blockbuster.
Anche se, va detto, i grandi nomi di Hollywood non hanno fatto uscire film nel 2014 - ad eccezione di Clint Eastwood con il suo coinvolgente American Sniper, che non per niente è stato l'unico tra i candidati al premio più ambito ad aver fatto accorrere gente nelle sale.

Qualunque sia l'esito finale, abbiamo l'impressione che questa edizione degli Academy Awards non passerà alla storia come una delle più memorabili.
A meno che non rappresenti una svolta nelle premiazioni cinematografiche, dando visibilità a quegli autori indipendenti che, non potendosi permettere grandi budget e quindi un grande pubblico, puntano su originalità, narrazione e passaparola.

Chi saranno comunque i vincitori?
Consigliamo di dare un'occhiata al nostro Speciale Oscar 2015 per conoscere nel dettaglio tutti i candidati.

Per noi della redazione di CINEMA A BOMBA! le stelle che brilleranno nella notte più attesa dell'anno cinematografico saranno...


MIGLIOR FILM
Birdman, regia di Alejandro González Iñárritu (FEDE, FRA)
Boyhood, regia di Richard Linklater (ANG)

MIGLIOR REGIA
Alejandro González Iñárritu - Birdman (FEDE, ANG)
Richard Linklater - Boyhood (FRA)

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Michael Keaton - Birdman (FEDE, ANG)
Eddie Redmayne - La Teoria del Tutto (FRA)

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Julianne Moore - Still Alice (FEDE, FRA)
Reese Witherspoon - Wild (ANG)

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Ethan Hawke - Boyhood (ANG)
J. K. Simmons - Whiplash (FEDE, FRA)

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Patricia Arquette - Boyhood (FEDE, FRA)
Laura Dern - Wild (ANG)

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
Alejandro González Iñárritu, Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris e Armando Bo - Birdman (FEDE)
Richard Linklater - Boyhood (ANG)
Wes Anderson - Grand Budapest Hotel (FRA)

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Jason Hall - American Sniper (ANG)
Damien Chazelle - Whiplash (FEDE, FRA)

MIGLIOR FILM STRANIERO
Ida, regia di Paweł Pawlikowski (Polonia) (FRA)
Leviathan, regia di Andrej Petrovič Zvjagincev (Russia) (FEDE)
Storie pazzesche, regia di Damián Szifrón (Argentina) (ANG)

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Boxtrolls, regia di Graham Annable e Anthony Stacchi (ANG)
Dragon Trainer 2, regia di Dean DeBlois (FEDE, FRA)

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Emmanuel Lubezki - Birdman (FEDE)
Robert Yeoman - Grand Budapest Hotel (FRA)
Roger Deakins - Unbroken (ANG)

MIGLIOR SCENOGRAFIA
Adam Stockhausen - Grand Budapest Hotel (FEDE, FRA)
Nathan Crowley - Interstellar (ANG)

MIGLIOR MONTAGGIO
Joel Cox e Gary D. Roach - American Sniper (ANG)
Sandra Adair - Boyhood (FEDE, FRA)

MIGLIOR COLONNA SONORA
Alexandre Desplat - Grand Budapest Hotel (FEDE, FRA, ANG)

MIGLIOR CANZONE
Everything Is Awesome, musica e parole di Shawn Patterson - The LEGO Movie (ANG)
Glory, musica e parole di John Stephens e Lonnie Lynn - Selma (FRA)
I'm Not Gonna Miss You, musica e parole di Glen Campbell e Julian Raymond - Glen Campbell: I'll Be Me (FEDE)

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Paul Franklin, Andrew Lockley, Ian Hunter e Scott Fisher - Interstellar (FEDE, FRA, ANG)

MIGLIOR SONORO
John Reitz, Gregg Rudloff e Walt Martin - American Sniper (FEDE, FRA)
Gary A. Rizzo, Gregg Landaker e Mark Weingarten - Interstellar (ANG)

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Alan Robert Murray e Bub Asman - American Sniper (FRA)
Martin Hernández e Aaron Glascock - Birdman (FEDE)
Richard King - Interstellar (ANG)

MIGLIORI COSTUMI
Milena Canonero - Grand Budapest Hotel (FEDE, FRA)
Anna B. Sheppard e Jane Clive - Maleficent (ANG)

MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURA
Bill Corso e Dennis Liddiard - Foxcatcher (ANG)
Frances Hannon e Mark Coulier - Grand Budapest Hotel (FEDE)
Elizabeth Yianni-Georgiou e David White - Guardiani della Galassia (FRA)

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Citizenfour, regia di Laura Poitras (FEDE, FRA)
Il Sale della Terra, regia di Juliano Ribeiro Salgado e Wim Wenders (ANG)

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
Crisis Hotline: Veterans Press 1, regia di Ellen Goosenberg Kent (FRA)
Joanna, regia di Aneta Kopacz (ANG)
White Earth, regia di Christian Jensen (FEDE)

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Parvaneh, regia di Jon Milano (ANG)
The Phone Call, regia di Mat Kirkby (FEDE, FRA)

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DI ANIMAZIONE
The Bigger Picture, regia di Daisy Jacobs (ANG)
Winston (Feast), regia di Patrick Osborne (FEDE, FRA)

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giovedì 29 gennaio 2015

OSCAR 2015. NOMINATION: FILM E REGIA



L'Oscar è una faccenda...a tre.
E' stato così l'anno scorso (12 Anni Schiavo contro Gravity contro American Hustle), ma anche l'anno prima (Argo contro Lincoln contro Vita di Pi) e quello prima ancora (The Artist contro Hugo Cabret contro Paradiso Amaro).

Nel 2014 e nel 2013 la statuetta più ambita andò rispettivamente a 12 Anni Schiavo e Argo, che però dovettero condividere parte della gloria con Gravity e Vita di Pi (entrambi premiati per la miglior regia).
Bisogna tornare al 2012 per registrare l'ultima vittoria "piena": quella del bellissimo The Artist.

E nel 2015?
Se è vero che i Golden Globe anticipano in approssimazione le scelte dell'Academy, allora la sfida è tra Birdman (9 nomine), Grand Budapest Hotel (9 nomine) e Boyhood (6 nomine, ma "pesanti").
Competizione mai così incerta: nessuno dei tre, sulla carta, è abbastanza hollywoodiano da poterlo considerare favorito.

Birdman è un cosiddetto "film d'attori" - anzi, d'attore: il grande Michael Keaton - girato come un unico piano sequenza da un regista messicano (ma l'Oscar vinto dal collega e connazionale Alfonso Cuarón lo scorso anno è un precedente incoraggiante per il talentuoso Alejandro G. Iñárritu).
Grand Budapest Hotel è l'ultimo fiore all'occhiello nella filmografia di Wes Anderson, uno degli autori più eccentrici, barocchi e personalisti degli ultimi 20 anni, per nulla commerciale e difficilmente "vendibile" se non si è già suoi fan.
Boyhood è infine un'opera iper-sperimentale diretta da Richard Linklater, un regista che più snob e di nicchia non si può.

Hollywood si sta forse aprendo al cinema indipendente?
Lo scopriremo il 22 febbraio.

Per adesso gustiamoci i video e le altre sorprese che si possono trovare qui di seguito, cliccando semplicemente sui link.
Buona visione!


MIGLIOR FILM


American Sniper, regia di Clint Eastwood


Birdman, regia di Alejandro González Iñárritu


Boyhood, regia di Richard Linklater


Grand Budapest Hotel (The Grand Budapest Hotel), regia di Wes Anderson


The Imitation Game, regia di Morten Tyldum


Selma - La strada per la libertà (Selma), regia di Ava DuVernay


La teoria del tutto (The Theory of Everything), regia di James Marsh


Whiplash, regia di Damien Chazelle




MIGLIOR REGIA

Dall'alto: Alejandro González Iñárritu con Birdman; Richard Linklater (a sinistra) con Ellar Coltrane, Ethan Hawke e Patricia Arquette, protagonisti di Boyhood; Bennett Miller (a sinistra) con Steve Carell sul set di Foxcatcher; Wes Anderson (a destra) dirige Ralph Fiennes in Grand Budapest Hotel; Morten Tyldum (a destra) e Benedict Cumberbatch insieme per The Imitation Game.


Alejandro González Iñárritu – Birdman

Richard Linklater – Boyhood

Bennett Miller - Foxcatcher

Wes Anderson – Grand Budapest Hotel (The Grand Budapest Hotel)

Morten Tyldum - The Imitation Game

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domenica 25 gennaio 2015

OSCAR 2015. NOMINATION: FILM D'ANIMAZIONE, FILM STRANIERI, SCENEGGIATURE

Dall'alto: locandina di Dragon Trainer 2; un'immagine da Big Hero 6; una scena da Ida


È ancora calda la delusione per il responso dei nominati per il miglior film di animazione.
Iniziamo pertanto la presentazione delle categorie di questo post proprio da quella che ha riservato una delle maggiori sorprese (in negativo).

Non riusciamo proprio a farci una ragione dell'esclusione di The LEGO Movie: passino il naïf Song of the Sea o il delicato La Storia della Principessa Splendente firmato Studio Ghibli - quello del grande Hayao Miyazaki, recentemente ritiratosi dopo aver presentato in anteprima alla Mostra di Venezia 2013 il suo ultimo capolavoro Si Alza il Vento; e anche quello del delizioso La Collina dei Papaveri - ma i membri dell'Academy vogliono davvero farci credere che Dragon Trainer 2, Big Hero 6 o Boxtrolls siano migliori della pellicola sui mattoncini assemblabili?

Le roventi polemiche seguite a questo verdetto e le proteste sui social network dei numerosi fan - ricordiamolo: il film snobbato è stato uno dei più clamorosi successi cinematografici del 2014 a livello globale - la dicono lunga sullo scollamento tra giurati e pubblico pagante e rischiano di avere pesanti ripercussioni sull'autorevolezza stessa degli Oscar di quest'anno.
Chiunque verrà premiato entrerà nelle statistiche, quindi, ma non certo nella storia.

Come film straniero, chi sarà il successore di La Grande Bellezza, trionfatore della scorsa edizione?
Lo strafavorito è polacco, così come polacchi sono due candidati per il miglior cortometraggio documentario (che anno, questo, per la cinematografia del Paese europeo centro-orientale!)
Ida, storia di una novizia che prima di prendere i voti scopre di essere figlia di due Ebrei uccisi durante la Seconda Guerra Mondiale, è quotatissimo anche grazie ai notevoli contributi tecnici (concorre anche per la migliore fotografia).

A darle filo da torcere saranno tre pellicole presentate in anteprima al Festival di Cannes 2014: il russo Leviathan (aperta critica al putinismo), l'argentino Storie Pazzesche (grottesco collage di vicende surreali) e il mauritano Timbuktu (ironica denuncia del fondamentalismo islamico).
Mandariinid (che vuol dire "mandarini") è invece una storia pacifista ambientata durante la Guerra di Abkhazia del 1992-3 ed è un'inusuale produzione dell'Estonia e della Georgia (!).

Passando alle migliori sceneggiature originali, si propone lo scontro tra i tre big maggiormente accreditati ad aggiudicarsi l'Oscar più prestigioso: Boyhood contro Birdman contro Grand Budapest Hotel.
Che sfida!

Per ciò che concerne invece le sceneggiature non originali, la sorpresa potrebbe arrivare dal film che ha ricevuto meno nomination complessive.
Se infatti The Imitation Game, American Sniper, The Theory of Everything e Whiplash hanno ottenuto rispettivamente 8, 6, 5 e 5 menzioni, Inherent Vice ne ha ricevute solo due (l'altra è per i migliori costumi).

Perché potrebbe farcela? Perché a scrivere l'adattamento del romanzo Vizio di Forma di Thomas Pynchon non è stato uno qualsiasi, bensì Paul Thomas Anderson, talentuoso regista, produttore e sceneggiatore di Magnolia, Il Petroliere e The Master.
Chissà se riuscirà a vincere la sua prima statuetta (siamo già alla sua sesta nomina...).

E ora che ne dite di dare un'occhiata ai link qui sotto?
Potete vedere i trailer e consultare le sceneggiature dei film in concorso.
Non ci resta che augurarvi buona visione e buona lettura!


MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Big Hero 6, regia di Don Hall e Chris Williams
Boxtrolls - Le scatole magiche (The Boxtrolls), regia di Graham Annable e Anthony Stacchi
Dragon Trainer 2 (How to Train a Dragon 2), regia di Dean DeBlois
Song of the Sea, regia di Tomm Moore
La Storia della Principessa Splendente, regia di Isao Takahata

MIGLIOR FILM STRANIERO
Ida, regia di Paweł Pawlikowski (Polonia)
Mandariinid (Tangerines), regia di Zaza Urushadze (Estonia/Georgia)
Leviathan, regia di Andrej Petrovič Zvjagincev (Russia)
Timbuktu, regia di Abderrahmane Sissako (Mauritania)
Storie Pazzesche (Relatos Salvajes), regia di Damián Szifrón (Argentina)

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
Birdman - Alejandro González Iñárritu, Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris e Armando Bo
Boyhood - Richard Linklater
Foxcatcher - Dan Futterman e E. Max Frye
Grand Budapest Hotel (The Grand Budapest Hotel) - Wes Anderson
Lo Sciacallo - Nightcrawler (Nightcrawler) - Dan Gilroy

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
American Sniper -Jason Hall
The Imitation Game - Graham Moore
Vizio di forma (Inherent Vice) - Paul Thomas Anderson
La teoria del tutto (The Theory of Everything) - Anthony McCarten
Whiplash - Damien Chazelle

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martedì 20 gennaio 2015

OSCAR 2015. NOMINATION: PREMI TECNICI



Gli Oscar tecnici sono tradizionalmente quelli meno considerati nella notte che incorona le opere di Hollywood e dintorni.
Naturalmente - ormai lo sapete, dopo lo spazio dedicatovi l'anno scorso e quello prima e quello prima ancora - noi di CINEMA A BOMBA! ci dissociamo.

Alle spalle di attori, registi e sceneggiatori abituati alla luce dei riflettori ci sono infatti loro: gli artigiani del mestiere, senza i quali i film che amiamo non sarebbero altrettanto memorabili.

Nel 2015 abbiamo un motivo in più per parlarne.
Infatti è con orgoglio e soddisfazione che abbiamo appreso l'annuncio della nomination - la nona! - di una grande artigiana nostrana: la costumista Milena Canonero.
Tifiamo per lei, naturalmente: se vincesse per Grand Budapest Hotel, sarebbe la sua quarta statuetta (precedentemente era stata premiata per Barry Lyndon, Momenti di Gloria e Marie Antoinette: scusate se è poco...).

Quest'anno poi notiamo con piacere la presenza, tra le "nomine", di alcune pellicole che abbiamo avuto modo di vedere e apprezzare: dal memorabile Interstellar di Christopher Nolan al profondo American Sniper targato Clint Eastwood, passando per l'epico Lo Hobbit: La Battaglia delle 5 Armate, ultimo capitolo della saga della Terra di Mezzo a firma di Peter Jackson.

Ma ora diamo uno sguardo insieme a quello che è successo dietro le quinte di questi blockbuster.
Non perdete i video che trovate di seguito: vi faranno capire come si creano i sogni.



Dietro le quinte di Birdman.

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Emmanuel Lubezki - Birdman
Robert Yeoman - Grand Budapest Hotel
Ryszard Lenczewski e Lukasz Zal - Ida
Dick Pope - Turner
Roger Deakins - Unbroken


Dietro le quinte di Lo Hobbit-La battaglia delle 5 Armate.

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Dan DeLeeuw, Russell Earl, Bryan Grill e Dan Sudick - Captain America: The Winter Soldier
Joe Letteri, Dan Lemmon, Daniel Barrett e Erik Winquist - Apes Revolution: Il Pianeta delle Scimmie
Stephane Ceretti, Nicolas Aithadi, Jonathan Fawkner e Paul Corbould - I Guardiani della Galassia
Paul Franklin, Andrew Lockley, Ian Hunter e Scott Fisher - Interstellar
Richard Stammers, Lou Pecora, Tim Crosbie e Cameron Waldbauer - X-Men: Giorni di un Futuro Passato

Costumi di Milena Canonero per Grand Budapest Hotel

MIGLIORI COSTUMI
Milena Canonero - Grand Budapest Hotel
Mark Bridges - Vizio di Forma
Colleen Atwood - Into the Woods
Anna B. Sheppard e Jane Clive - Maleficent
Jacqueline Durran - Turner


Dietro le quinte di Maleficent.

MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURA
Bill Corso e Dennis Liddiard - Foxcatcher
Frances Hannon e Mark Coulier - Grand Budapest Hotel
Elizabeth Yianni-Georgiou e David White - I Guardiani della Galassia


Dietro le quinte di X-Men: Giorni di un Futuro Passato.

MIGLIOR SCENOGRAFIA
Adam Stockhausen - Grand Budapest Hotel
Maria Djurkovic - The Imitation Game
Nathan Crowley - Interstellar
Dennis Gassner - Into the Woods
Suzie Davies - Turner


Dietro le quinte di American Sniper.

MIGLIOR MONTAGGIO
Joel Cox e Gary D. Roach - American Sniper
Sandra Adair - Boyhood
Barney Pilling - Grand Budapest Hotel
William Goldenberg - The Imitation Game
Tom Cross - Whiplash


Scene da Whiplash.

MIGLIOR SONORO
John Reitz, Gregg Rudloff and Walt Martin - American Sniper
Jon Taylor, Frank A. Montaño and Thomas Varga - Birdman
Gary A. Rizzo, Gregg Landaker and Mark Weingarten - Interstellar
Jon Taylor, Frank A. Montaño and David Lee - Unbroken
Craig Mann, Ben Wilkins and Thomas Curley - Whiplash


Il sonoro di Interstellar.

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Alan Robert Murray and Bub Asman - American Sniper
Martin Hernández e Aaron Glascock - Birdman
Brent Burge and Jason Canovas - Lo Hobbit: La Battaglia delle 5 Armate
Richard King - Interstellar
Becky Sullivan e Andrew DeCristofaro - Unbroken

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giovedì 15 gennaio 2015

OSCAR 2015. SCUSATE, MA VI SIETE DIMENTICATI DI JESSICA CHASTAIN...

Oscar. Oscar. E ancora Oscar... 


Incredibile, amici: l'Academy si è dimenticata di Jessica Chastain!
Eh sì, sono state annunciate le nomination per l'edizione numero 87 della cerimonia di consegna degli Oscar e tra i grandi assenti c'è proprio lei, la nostra beniamina.

Su questa esclusione ritorneremo tra non molto, nel corso del consueto Speciale sui premi cinematografici più importanti del mondo - Speciale che parte proprio con il post che state leggendo.

A sangue freddo e mente lucida, scorrendo l'elenco dei film nominati, notiamo subito una tendenza, già segnalata in occasione della consegna dei Golden Globe 2015 di qualche giorno fa: a farla da padrona quest'anno non sono tanto le grandi produzioni dai grandi incassi, quanto piuttosto pellicole indipendenti dal budget e dal successo al botteghino piuttosto limitati.

Nel primo caso rientra Interstellar, per esempio: cinque nomination - ma tutte in categorie tecniche - per l'ambizioso lavoro di Christopher Nolan, acclamato dal pubblico ma ancora una volta in cerca di una consacrazione ufficiale da parte della Hollywood che assegna statuette.

Nel secondo caso troviamo i tre film che, non a caso, hanno trionfato ai recenti "Globi d'oro" e che stanno facendo incetta di premi: con 9 nomine a testa ci sono infatti Grand Budapest Hotel dell'eccentrico Wes Anderson e Birdman di Alejandro González Iñárritu.
Dopo la vittoria di Alfonso Cuarón per Gravity, secondo successo consecutivo per un cineasta messicano?

A proposito del film del regista latino-americano, ci urge l'obbligo di ricordare che esso ha aperto la scorsa edizione della Mostra del Cinema di Venezia: pochissime le pellicole interessanti, ma quella di punta ha proprio spaccato.
Questa volta, bravo Alberto Barbera!

E bravo Michael Keaton, che di Birdman è il mattatore: il Globe conquistato pochi giorni or sono è stato sacrosanto, ma solo un Oscar può rendere giustizia a uno dei migliori attori sulla piazza, per troppi anni sottovalutato e considerato "bollito".

A quota 6, invece, il terzo incomodo: Boyhood di Richard Linklater - presentato in anteprima nel 2014 al Sundance Film Festival di Robert Redford, la rassegna per antonomasia del cinema indie.
Resta tra i super favoriti, ma ha avuto meno menzioni dei suoi diretti competitori e di The Imitation Game (8).

A 6 è anche American Sniper di Clint Eastwood, unica concessione al grande pubblico e alla Hollywood dei registi noti - sebbene l'ex sodale di Sergio Leone non sia riuscito ad entrare in lizza per la migliore regia: a fregargli il posto gli autori delle tre pellicole in pole position e, a sorpresa, il Bennett Miller di Foxcatcher (ma suoi sono anche i precedenti Truman Capote-A Sangue Freddo e Moneyball-L'Arte di Vincere) e il norvegese Morten Tyldum (The Imitation Game).

Per quel che riguarda le sorprese, la storia di un batterista jazz tiranneggiato da un dispotico direttore d'orchestra è stata la vera rivelazione: Whiplash del giovane Damien Chazelle ha ottenuto 5 candidature - tra le quali quella per il miglior film, il miglior attore non protagonista (J.K. Simmons, il J.J. Jameson di Spider-Man) e la migliore sceneggiatura non originale.
Un exploit che ci ricorda quello di Re della Terra Selvaggia.

Ma altri motivi di stupore sono stati la presenza di Marion Cotillard, della musa lynchiana Laura Dern e dell'eterna Meryl Streep (e siamo a 19 nomination e 3 Oscar vinti finora! Straordinaria) nelle categorie dedicate alle attrici e l'assenza di The Lego Movie tra le migliori pellicole di animazione (uno scandalo!).

Insomma, delle nomination che ci lasciano alquanto perplessi.

In attesa di digerire le delusioni per Jessica Chastain e per il film sui mattoncini più celebri del mondo, ci consoliamo parzialmente: l'italiana Milena Canonero - già trioscarizzata - è in competizione per i migliori costumi (Grand Budapest Hotel).
Speriamo ce la faccia, sennò di questa edizione degli Oscar ci sarà ben poco da ricordare - se non il nostro Speciale!

Continuate a seguirci e ne vedrete delle belle!

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mercoledì 14 gennaio 2015

GOLDEN GLOBE 2015. BATMAN...IL RITORNO!

Da sinistra: Amy Adams, Michael Keaton e Julianne Moore. 


È stata la vittoria del cinema indipendente.
Sembrava il Sundance Film Festival e invece era la rassegna dei "globi d'oro", considerata - non sempre a ragione - un'anteprima della Notte degli Oscar, l'evento più atteso e glamour di Hollywood.

I due premi principali, quelli per miglior film drammatico e commedia - ricordiamo che, diversamente dall'Academy, la stampa estera distingue tra le due categorie - sono andati a due autori che più lontani dall'establishment non si può: Richard Linklater e Wes Anderson (vedi i vincitori nel nostro post precedente).

Il primo, amico fraterno di Quentin Tarantino e "maestro" di Kevin Smith, con lo sperimentale Boyhood si è portato a casa anche il premio per la miglior regia (un terzo Globe è andato alla non protagonista Patricia Arquette). Non male per l'artefice di Before Midnight e altre pellicole di nicchia.
Il secondo, noto per Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou e Moonrise Kingdom, è un autore eccentrico capace di convincere schiere di divi a lavorare per lui, ma non certo un regista "hollywoodiano".

Ma, soprattutto, la cerimonia di quest'anno ha avuto come vero mattatore...Batman!
Michael Keaton, celeberrimo come Uomo Pipistrello nei film di Tim Burton dedicati al personaggio dei fumetti, si è preso una rivincita non da poco col quasi autobiografico Birdman, che il messicano Alejandro G. Iñárritu - a sua volta omaggiato col premio per la miglior sceneggiatura - gli ha praticamente cucito addosso.
Un riconoscimento meritatissimo, come sarebbe l'Oscar fra qualche settimana (forse a Venezia 2014 ci abbiamo visto giusto?).
Di certo c'è l'annunciato Speciale che prossimamente gli dedicherà CINEMA A BOMBA!

Passando al reparto femminile, niente da eccepire sulle due protagoniste.
Amy Adams arriverà agli Oscar portando in dote 2 globi consecutivi e 5 nomination in 10 anni, ma la favorita rimane Julianne Moore: forte anche del premio conquistato a Cannes in primavera, la rossa attrice newyorkese sta vivendo il suo momento d'oro.

Tutto già deciso, in vista delle statuette? Non proprio: l'anno scorso la lotta è stata incerta; quest'anno ancora di più.
Non bisogna sottovalutare i due Globe vinti - miglior attore drammatico e colonna sonora - da The Theory of Everything, con la sorpresa Eddie Redmayne (già visto in Les Misérables).

Come sempre, neppure le delusioni sono mancate: a bocca asciutta The Imitation Game, Selma e Foxcatcher.
Ma che dire del memorabile The LEGO Movie? Quello dedicato ai famosi mattoncini è il miglior film d'animazione che abbiamo visto quest'anno: difficile immaginare l'Oscar della categoria assegnato ad un'altra pellicola.

Clamorose le esclusioni, già al momento delle "nomine", dell'ambizioso Interstellar di Christopher Nolan (a nostro modesto giudizio il film dell'anno) e di due campioni d'incassi come l'atteso Unbroken di Angelina Jolie e l'acclamato American Sniper di Clint Eastwood.
Sospetta l'ennesima sconfitta dell'ottima Jessica Chastain, in concorso con A Most Violent Year: perché non candidarla per Interstellar o The Disappearance of Eleanor Rigby, due pellicole con le quali avrebbe avuto di certo più chance? Mistero...

Ma la strada verso le statuette è ancora lunga.
Per ora, chi può si gode un bel globo dorato...

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domenica 4 gennaio 2015

AMERICAN SNIPER, LA VOCAZIONE DEL MODERNO CROCIATO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer) 

USA, 2014
132'
Regia: Clint Eastwood
Interpreti: Bradley Cooper, Sienna Miller, Luke Grimes, Kyle Gallner, Sam Jaeger.


Buon 2015, cari lettori di CINEMA A BOMBA!

Comincia un nuovo anno a tutto cinema assieme a voi e, per l'occasione, esordiamo subito con la recensione di un film uscito nelle sale pochi giorni fa: American Sniper.

Il cowboy mancato Chris Kyle, sconvolto alla notizia degli attentati terroristici in Tanzania e in Kenya del 1998, decide di dare una mano al suo Paese arruolandosi nei Navy SEAL.
Poi arriva l'11 Settembre e Kyle, diventato operativo dopo un durissimo addestramento, viene mandato in missione in Iraq, dove diventerà uno dei cecchini più letali della storia dell'esercito statunitense (160 uccisioni confermate ufficialmente, ma probabilmente più di 250).

Ritornato definitivamente agli affetti familiari, avrà difficoltà a reintegrarsi: la guerra non lo ha abbandonato.
Finale drammatico.

Per quanto riguarda i film che parlano delle guerre in Iraq e Afghanistan, Clint Eastwood adotta un punto di vista insolito rispetto ai suoi colleghi.
Ispirandosi all'autobiografia del vero Kyle, il cineasta di San Francisco racconta le vicende di un soldato che si pente non di aver ucciso delle persone, bensì di non essere riuscito a salvare i suoi compagni (ma quanti se ne sono salvati, grazie a lui!); di un soldato che non ripudia la guerra, ma che la considera inevitabile mezzo per fermare i malvagi.

Il protagonista, però, è ben lungi dall'essere il nazionalista manicheo di Lone Survivor di Peter Berg, l'adrenalino-dipendente del The Hurt Locker di Kathryn Bigelow, il tenace e coriaceo solo-contro-tutti stile Zero Dark Thirty della stessa regista o il pistolero infallibile e solitario di tanti western eastwoodiani.

Egli è semplicemente un uomo al quale il padre da bambino aveva insegnato che ci sono tre tipologie di uomini: i lupi - aggressivi e prevaricatori -, gli agnelli - pacifici e tranquilli - e i cani da pastore - che hanno il compito di proteggere gli agnelli dai lupi.
E che ha scelto, come propria vocazione, quella di difendere gli innocenti, anche a costo di sacrificare la propria vita e la propria famiglia.
Insomma, un buon Cristiano che cerca di fare il suo dovere nei confronti di Dio e della Patria. Un guerriero che combatte non per il gusto di sparare e uccidere, ma per uno scopo più alto.

Ad incarnare questo moderno Crociato, combattuto tra il dovere e l'amore per la famiglia, è Bradley Cooper.
Sono lontani i tempi di Una Notte da Leoni e il ragazzo ne ha fatto di strada, nel frattempo: a forza di prove via via più convincenti è riuscito a farsi rispettare come interprete e a raccogliere successi, apprezzamenti e due nomination consecutive ai Premi Oscar, nel 2013 (per Il lato Positivo) e 2014 (per American Hustle).
Ora sarà la volta della terza?

La sua (finora) migliore performance recitativa la offre infatti proprio in American Sniper: mai sopra le righe, non accentua nulla eppure riesce a rendere con naturalezza e credibilità i tormenti del personaggio, le sue convinzioni, il suoi stati d'animo.
Un lavoro di fino, una prova da grande attore.

Per quel che riguarda la regia, possiamo dire che il buon vecchio Clint sembra essere tornato alla forma di Million Dollar Baby e Gran Torino, le sue opere migliori dietro alla macchina da presa.

Anche la critica quasi all'unanimità ne ha tessuto le lodi - per esempio il celebre Leonard Maltin ha dichiarato: "Eastwood ha colpito in pieno con questa storia avvincente: non c'è una nota falsa né un momento sprecato"; mentre la rivista Rolling Stone ha affermato: "Eastwood fonde l'esplosione e il dolore come solo lui sa fare. Questo film ti porta via dei pezzi".

Siamo d'accordo, ma sapete secondo noi qual è stato il miglior commento al film?
Il commosso silenzio della sala affollata alla fine della proiezione.

Il Texano-dagli-occhi-di-ghiaccio-e-di-poche-parole ci ha zittito tutti.

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