CINEMA A BOMBA!

sabato 20 aprile 2024

I CORTI: SING, DUE VOCI FUORI DAL CORO


(Clicca sulla locandina per vedere il corto). 



Ungheria, 2016
25'
Regia: Kristóf Deák
Interpreti: Dorottya Hais, Dorka Gáspárfalvi, Zsófia Szamosi.


Budapest, 1991. Il coro di una scuola elementare macina riconoscimenti grazie alla guida di Miss Erika (Szamosi), insegnante tanto affascinante e carismatica quanto cinica e manipolatrice.

Il segreto del suo successo? Non far cantare gli alunni meno dotati per fare in modo che risaltino invece le voci degli studenti più intonati.

A farne le spese è la timida e sensibile Zsófi (Hais), appena arrivata nella scuola, che vede nel coro la possibilità di integrarsi e di assecondare la sua passione per la musica.

Le sue speranze sono presto deluse, ma fortunatamente troverà la sponda della prediletta dell'insegnante, Liza (Gáspárfalvi), che prenderà le sue difese.

La maestra riceverà una bella lezione dai suoi alunni.

Egocentrici come Leonard Bernstein ( Maestro), dispotici come Lydia Tár ( Tár), violenti come Terence Fletcher ( Whiplash), dissoluti come Josef Mysliveček ( Il Boemo).

Al direttore d'orchestra (o del coro), nel cinema, è quasi sempre riservata la parte del cattivo: sarà per l'autorità che emana, sarà perché deve coordinare musicisti spesso vanitosi e boriosi (si veda, a titolo di esempio, Prova d'orchestra di Federico Fellini), sarà perché rappresenta un tipo di potere di tipo assolutistico (guai a contraddirlo!).

O forse perché è divorato dall'ambizione e dal successo a tutti i costi.

E' il caso di Miss Erika, personaggio che entra di diritto nella casistica: giovane (o comunque giovanile), bella, all'apparenza affabile e rassicurante, in realtà si dimostra disposta a tutto pur di raggiungere il suo obiettivo - persino a sfruttare o sacrificare i propri alunni.

A farle da contraltare la coppia di giovani protagoniste (molto brave), che in nome dell'amicizia e della solidarietà riusciranno a scardinare un sistema ingiusto e a mettere a nudo le insicurezze e le frustrazioni degli adulti.

Tratto da una storia vera (ebbene sì!), questo cortometraggio molto ben congegnato, recitato e diretto ha vinto un Oscar nel 2017 (seconda statuetta consecutiva per l'Ungheria, dopo la vittoria di Il Figlio di Saul come miglior film straniero l'anno prima).

Riconoscimento meritato, data anche la non banale e coraggiosa riflessione politica sottesa: ricordiamo che il regista, Deák, è ungherese e fresche erano al tempo le riforme più controverse di Viktor Orbán in materia di libertà di espressione e informazione.

Alla luce di questi fatti, i bambini che vengono messi a tacere rappresentano un sinistro simbolo della condizione di chi non la pensa come l'élite dominante.

Sing dimostra che maggiore è il potere, maggiori sono gli sforzi per zittire le voci fuori dal coro.

Ma anche che ciò riavvicina gli oppressi e porta queste voci a farsi sentire.

E a farsi sentire ancora più forte.


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domenica 19 gennaio 2020

I MIGLIORI FILM DEL DECENNIO (2010-2019)

Dall'alto: Jessica Chastain e Brad Pitt in The Tree of Life; gli Avengers Chris Evans e Robert Downey Jr.; Joaquin Phoenix nei panni del Joker


Ora che sono ufficialmente iniziati gli Anni 20 del Nuovo Millennio, sono in molti a chiedersi: quali sono stati i film migliori nel decennio appena trascorso?

Una domanda alla quale stanno provando a rispondere molti giornali e siti specializzati, con risultati a dir poco eterogenei.
Anche noi di CINEMA A BOMBA! ci siamo prestati al gioco, stilando due personali classifiche.

Di seguito le trovate entrambe, divise in cinque categorie: Top 10, Top 20, Top 30, Top 40 e Top 50.
All'interno di ognuna di esse, le pellicole sono riportate in mero ordine cronologico.

Leggete e provate anche voi a fare la vostra personale selezione!
Chissà quanti gusti abbiamo in comune...






Qui di seguito la selezione di Fran:

TOP 10
Inception 2010
The Tree of Life 2011
Zero Dark Thirty 2012
American Sniper 2014
Whiplash 2014
Il Ponte delle Spie 2015
Mad Max: Fury Road 2015
La Battaglia di Hacksaw Ridge 2016
Dunkirk 2017
Joker 2019

TOP 20
Wilde Salomé 2011
Le Avventure di Tintin 2011
The Master 2012
Il Cavaliere Oscuro-Il Ritorno 2012
The Lego Movie 2014
La La Land 2016
Tre Manifesti a Ebbing, Missouri 2017
A Star Is Born 2018
Spider-Man: Un Nuovo Universo 2018
Roma 2018

TOP 30
Killer Joe 2011
Le Idi di Marzo 2011
The Artist 2011
Mud 2012
The Wolf of Wall Street 2013
Gravity 2013
Babadook 2014
Guardiani della Galassia 2014
Animali Notturni 2016
Ready Player One 2018

TOP 40
Take Shelter 2011
Django Unchained 2012
The Disappearance of Eleanor Rigby 2013
Interstellar 2014
Birdman 2014
The Revenant 2015
Deadpool 2016
Hell or High Water 2016
Avengers: Infinity War 2018
Venom 2018

TOP 50
Cave of Forgotten Dreams 2010
Alois Nebel 2011
Drive 2011
Boyhood 2014
A Most Violent Year 2014
Lion-La Strada Verso Casa 2016
The Shape of Water 2017
Scappa-Get Out 2017
First Man 2018
Bohemian Rhapsody 2018






Qui di seguito la selezione di Fede:

TOP 10
The Artist 2011
The Tree of Life 2011
Zero Dark Thirty 2012
The Disappearance of Eleanor Rigby 2013
Interstellar 2014
Birdman 2014
Star Wars-Il Risveglio della Forza 2015
La La Land 2016
Wonder Woman 2017
Avengers: Endgame 2019

TOP 20
Inception 2010
Wilde Salomé 2011
Le Avventure di Tintin 2011
Le Idi di Marzo 2011
Django Unchained 2012
Les Misérables 2012
The Martian 2015
Batman v Superman: Dawn of Justice 2016
Spider-Man: Homecoming 2017
Avengers: Infinity War 2018

TOP 30
Road To Nowhere 2010
Killer Joe 2011
Drive 2011
The Lego Movie 2014
Whiplash 2014
Deadpool 2016
Captain America: Civil War 2016
Twin Peaks-The Return 2017
The Greatest Showman 2017
Ready Player One 2018

TOP 40
Argo 2012
Lo Hobbit-La Battaglia delle 5 Armate 2014
Boyhood 2014
Il Ponte delle Spie 2015
Il Caso Spotlight 2015
Inside Out 2015
Justice League 2017
Thor: Ragnarok 2017
The Devil and Father Amorth 2018
Spider-Man: Un Nuovo Universo 2018

TOP 50
Alois Nebel 2011
Take Shelter 2011
Pearl Jam Twenty 2011
Twixt 2011
Captain America: Il Primo Vendicatore 2011
To The Wonder 2012
L'Uomo d'Acciaio 2013
Babadook 2014
Guardiani della Galassia 2014
The Shape of Water 2017




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lunedì 19 novembre 2018

FIRST MAN-IL PRIMO UOMO, UNA BIOGRAFIA PER TEMPI LUNATICI

(Clicca sulla locandina per sentire il nostro podcast e per vedere il trailer). 

USA, 2018
141'
Regia: Damien Chazelle
Con: Ryan Gosling, Claire Foy, Jason Clarke, Corey Stoll, Pablo Schreiber, Kyle Chandler, Ciarán Hinds, Lukas Haas


20 Luglio 1969.

Una data che rimarrà per sempre impressa nella memoria: la data dello sbarco dell'uomo sulla Luna.

A mettere piede per primo sul suolo del satellite terrestre, l'astronauta Neil Armstrong.

Ma quante difficoltà per arrivare a quel "grande passo per l'umanità"!






Noi diamo per scontato l'evento storico rappresentato dallo sbarco sulla Luna: studiando sui libri di testo sappiamo che il viaggio è stato abbastanza tranquillo, così come l'allunaggio.

Sappiamo che Armstrong, Aldrin e Collins sono tornati sani e salvi sulla Terra e sono diventati leggende viventi (soprattutto il primo).

Sappiamo che grazie a questa impresa la corsa allo spazio ha visto prevalere gli Stati Uniti sull'Unione Sovietica, con tutte le conseguenze propagandistiche e politiche che ne sono derivate.

Quello che sappiamo meno bene è ciò che si è svolto dietro le quinte dell'impresa: la paura di morire (le possibilità di non riuscire erano altissime), la tensione, la concentrazione, lo studio, l'adrenalina, la consapevolezza che in caso di insuccesso ci sarebbe stato un padre e un marito da piangere.

A descrivere finalmente l'uomo dietro l'icona ci ha pensato Damien Chazelle - qui al suo film meno personale, ma non per questo meno bello.

Dall'autore dei plurioscarizzati Whiplash e La La Land non ci si poteva certo aspettare una biografia accademica e lineare: pur molto giovane (33 anni; l'anno scorso è stato il più precoce vincitore dell'Oscar per la migliore regia), egli si sta già imponendo ad Hollywood per un suo stile non convenzionale.

E non convenzionale è anche questo biopic.

Il non aver voluto deliberatamente mostrare Armstrong mentre pianta la banidera a stelle e strisce sul suolo lunare ha creato non poche polemiche, soprattutto da parte del Partito Repubblicano (e nel pieno della campagna elettorale per le elezioni di Midterm).

E a poco sono valse le spiegazioni del regista, che ha giustificato tale scelta sottolineando il carattere universale dell'impresa.

Così come l'utilizzo di un tono poco epico per descrivere il protagonista - ritratto (da un Ryan Gosling sobrio e sotto le righe) come un ingegnere meticoloso, professionale ma molto antieroico nella sua normalità - ha fatto storcere il naso a molti.

Non convenzionale è anche l'ampio spazio dedicato ad un personaggio relegato ai margini della Storia: la (prima) moglie dell'astronauta, Janet (morta poco prima dell'uscita del film), donna stoica e paziente, trepidante ma forte nell'affrontare una quotidianità fatta di assenze del marito, solitudine, timori per la sorte del consorte, cura della casa e dei figli.

Praticamente una co-protagonista, interpretata in modo molto efficace da Claire Foy: la regina Elisabetta II della serie Tv The Crown, con il suo fisico sottile e gli occhioni vivi, rende molto bene la forza d'animo della donna, apparentemente gracile ma dalla forza di volontà pari a quella del suo compagno di vita.

First Man è apprezzabile, oltre che per la verosimiglianza nella descrizione dei caratteri, anche per la cura maniacale nei dettagli: nessun altro film in precedenza ha saputo far entrare lo spettatore così dentro ad una navicella spaziale, con i suoi spazi stretti, il senso di claustrofobia, il rumore, il quadro comandi così pieno di manopole e tasti, le pareti metalliche simili a quelle di una scatoletta di tonno, la tensione al momento della partenza...

Partendo dalla biografia di James R. Hansen e dalla sceneggiatura di Josh Singer (già vincitore dell' Oscar nel 2016 per Il Caso Spotlight), Chazelle ci ha comunque messo del suo: da La La Land ha ripreso quell'elemento nostalgia di un tempo in cui le cose sembravano meno volgari e brutali, dove c'era fiducia nel futuro nonostante le contrapposizioni della Guerra Fredda; da Whiplash, la ricerca di perfezione, l'ambizione che si fanno ossessione.

Acclamata fin dalla sua presentazione in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia di quest'anno (della quale è stata l'opera di apertura), la pellicola, prodotta anche da Steven Spielberg, ha patito un po' (soprattutto in patria) le critiche ricevute e non ha avuto al botteghino il successo sperato - ricordiamo che ha dovuto subire la concorrenza di due blockbuster del calibro di A Star Is Born e Venom.

Peccato: il film merita e, se vi capita, guardatelo: ci era piacuto il trailer (vi abbiamo dedicato persino un episodio del Bombcast, il nostro podcast!), ma possiamo dire che il film ha risposto bene alle nostre aspettative.

In tempi lunatici come questi, d'altra parte, ci vuole qualcuno che ci porti sulla Luna e ci faccia vedere il mondo da un'altra prospettiva.




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mercoledì 29 agosto 2018

BOMBCAST: EP. 007 - IL PRIMO UOMO (TRAILER)

(Clicca sull'immagine per ascoltare/scaricare il file). 


Avere l'onore di aprire con un tuo film uno dei festival cinematografici più importanti e prestigiosi del mondo non è cosa da tutti.

A maggior ragione se hai 33 anni.
E se è già la seconda volta (nel giro di tre anni!).
E se nel frattempo sei stato il più giovane vincitore di un Premio Oscar per la migliore regia.

Damien Chazelle è autore di capolavori quali Whiplash e La La Land e siamo strafelici che sia proprio un suo lavoro ad inaugurare l'edizione numero 75 della Mostra del Cinema di Venezia, una delle più interessanti e ricche degli ultimi anni (ne avevamo parlato anche nell' episodio precedente del Bombcast).

Abbiamo visto e commentato per voi il trailer di First Man-Il Primo Uomo e - beh - si preannuncia un altro filmone!

Seguiteci: vi porteremo sulla Luuuuna!


Il trailer di First Man-Il Primo Uomo.




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domenica 15 aprile 2018

OSCAR 2018. TONYA, L'ANGELO (CADUTO) SUL GHIACCIO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2017
121'
Regia: Craig Gillespie
Interpreti: Margot Robbie, Allison Janney, Sebastian Stan, Julianne Nicholson, Bobby Cannavale, Caitlin Carver, Paul Walter Hauser.


Correva l'anno 1994.

Ai campionati nazionali statunitensi di pattinaggio su ghiacchio (validi per le qualificazioni alle Olimpiadi Invernali di Lillehammer, in Norvegia) la concorrente Nancy Kerrigan viene colpita con un manganello ala gamba da uno sconosciuto.

Questo, individuato ed arrestato poco tempo dopo, si scopre essere stato ingaggiato da un tal Jeff Gillooly, ex marito di una delle avversarie della vittima, la campionessa Tonya Harding.

La vicenda diventerà un caso mediatico, che raggiungerà il suo apice proprio ai Giochi olimpici, quando le due rivali si ritroveranno in competizione - una, ripresasi dall'aggressione; l'altra, riconosciuta responsabile dell'agguato ma ammessa dalla Federazione americana dopo la minaccia di una causa legale miliardaria.

Sotto i flash, la prima vincerà un'amara medaglia d'argento; la seconda non reggerà la pressione e farà una prova disastrosa.

Successivamente sarà bandita a vita.






A rispolverare questo fattaccio di cronaca nera sportiva ci ha pensato l'australiano Craig Gillespie, regista pubblicitario e (con minore fortuna, prima di questo lavoro) cinematografico, che si è avvalso di una sceneggiatura (ottima) di Steven Rogers.

A differenza di quanto si potrebbe pensare, la trama del film non è incentrata tanto sulla rivalità Harding-Kerrigan, quanto piuttosto sulla vita tormentata e travagliata della prima.

Lo dimostra il fatto che il personaggio della Kerrigan - affidato a Caitlin Carver - compare poco, mentre ad interpretare la Harding è stata chiamata la ben più nota Margot Robbie.

La bionda protagonista di The Wolf of Wall Street e Suicide Squad, oltre a metterci un corpo statuario - pur sempre necessario per rappresentare una pattinatrice di livello olimpico - dimostra capacità recitative notevoli, a dimostrazione che oramai a Hollywood non basta solo la presenza fisica per accreditarsi come attrice credibile.

E riesce a rendere il suo personaggio molto più sfaccettato di quanto i media l'abbiano allora dipinto - cioè, come l'angelo caduto dell'American Dream, la cattiva che l'America (e il mondo) aveva bisogno di odiare.

Nata in una famiglia povera e disagiata, perennemente umiliata da una madre anaffettiva e picchiata da un marito manesco, la Harding della Robbie ne esce come una vittima di un mondo violento in cui gli affetti non trovano spazio, un mondo popolato di individui gretti, perdenti, sballati.

Grinta e talento a nulla serviranno e le sue fragilità e insicurezze erutteranno in modo drammatico, fino a lasciarla sola contro tutti, anche per colpa di un caratteraccio che ha semplificato il compito dei media, che hanno avuto vita facile a descriverla come la cattiva di turno.

Nominata a Golden Globe e Oscar per la migliore interpretazione femminile, la Robbie non è riuscita a vincere, come invece è successo a Allison Janney.

Nella parte della madre della Harding, il volto noto soprattutto in Tv (per la telenovela Sentieri e per la serie West Wing) ruba la scena a tutti con una prova sopra le righe, esagerata, che concorre a caratterizzare questa dark comedy: senza il suo personaggio, la storia non avrebbe avuto la stessa forza, e senza la sua bravura e il suo carisma il film non sarebbe stato così riuscito.

Per "cattiveria" e incisività, la LaVona Harding della Janney ci ricorda un altro villain del cinema indie, il Terence Fletcher di Whiplash incarnato da J.K. Simmons, anch'egli premiato con Golden Globe e Oscar da non protagonista nel 2015.

Speriamo di rivedere l'attrice di Dayton (Ohio) più spesso sul grande schermo, com'è successo al collega dopo gli allori conquistati: se lo meriterebbe.

Nella parte del marito di Tonya troviamo Sebastian Stan.
La presenza dell'attore rumeno è un po' spiazzante - siamo abituati a vederlo in ben altri panni, quelli di Bucky, amico di Capitan America - ma tutto sommato rende bene la dualità del ruolo, sospeso tra ingenuità e odiosa violenza domestica.

Fanno colore invece i personaggi estremi interpretati da Paul Walter Hauser e Bobby Cannavale, nelle vesti rispettivamente della "mente" e dell'esecutore del crimine.

Insomma, in questa commedia nera - ma comunque meno nera della cronaca alla quale è ispirata - la grottesca vicenda dell'atleta diventa emblematica del lato oscuro del Sogno Americano, infranto in questo caso da errori e scelte sbagliate.

E la pellicola, nella sua denuncia, risulta affilata almeno quanto la lingua e i pattini di Tonya Harding.




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mercoledì 29 novembre 2017

JUSTICE LEAGUE, NON É LA MARVEL

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2017
120'
Regia: Zack Snyder
Interpreti: Ben Affleck, Gal Gadot, Ezra Miller, Jason Momoa, Ray Fisher, Amy Adams, Jeremy Irons, Diane Lane, J.K. Simmons, Connie Nielsen, Ciarán Hinds, Joe Morton, Billy Crudup, Amber Heard, Henry Cavill.


Superman è morto.
La criminalità e la sfiducia della popolazione civile sono in crescita, a Gotham come a Metropolis.

Le preoccupanti apparizioni dei Parademoni anticipano la venuta del temibile Steppenwolf (Hinds), bramoso di mettere le mani sui 3 cubi del potere che gli permetterebbero di riportare l'umanità all'età della pietra.

Batman (Affleck) decide di mettere insieme una squadra per affrontare la minaccia: l'amazzone Wonder Woman (Gadot), il re degli abissi Aquaman (Momoa), il velocista Flash (Miller) e il metaumano Cyborg (Fisher).






Prendiamo una scena, una di quelle apparentemente slegate da un contesto.

Siamo in un imprecisato e freddo villaggio del Nord (le riprese sono state fatte in Islanda).
Il gigantesco hipster Aquaman, durante la tempesta, si toglie la camicia mostrando una muscolatura possente e vistosi tatuaggi che gli coprono buona parte del petto depilato, tracanna un'intera bottiglia di whiskey come se fosse acqua, getta platealmente la bottiglia per terra, si avvia spavaldo verso il mare impetuoso e senza pensarci due volte si tuffa virilmente tra le onde.

Sembra la pubblicità di un profumo per uomo, ma in fondo è la chiave di lettura per interpretare questo nuovo film firmato Zack Snyder (e in parte Joss Whedon - sì, proprio il regista dei "rivali" Avengers! - chiamato per supervisionare la post-produzione dopo un grave lutto che ha colpito il collega e a dirigere alcune scene aggiuntive): c'è un sicuro effetto scenico, ma c'è anche epicità, machismo.
E tanta auto-ironia.

Mentre Batman v Superman: Dawn of Justice era stato considerato troppo pomposo e serioso (ma noi, come potete leggere, non abbiamo condiviso le stroncature piovute addosso al kolossal snyderiano) e il successivo Suicide Squad risultava un goffo tentativo di correggere il tiro, la Warner Bros. aveva trovato la formula giusta con Wonder Woman.

Justice League continua sulla stessa scia di WW, presentando sì i tópoi dei film supereroistici, ma anche - prendendo spunto dai tanti successi della Marvel - momenti scanzonati e di alleggerimento.

Possiamo allora dire: "Justice League... assemble?!?"

Non proprio.
Perché se è chiaro che il supergruppo rappresenta il corrispettivo DC degli Avengers, è altrettanto vero che possiede caratteristiche che lo rendono unico.

Volendo divertirsi a fare il gioco delle corrispondenze, Flash sarebbe Spider-Man, in quanto personaggio "comico"; Superman, Capitan America, come leader tutto di un pezzo; Batman, Iron Man, come playboy ricco e tormentato; Aquaman, Thor, per la fisicità; Cyborg potrebbe essere Visione in quanto essere "elettronico".

Ma Wonder Woman?
L'eroina più famosa dei fumetti è... unica! Il fatto che un personaggio femminile sia centrale nella narrazione e riconosciuto dagli altri componenti come autorevole e degno della leadership - non ce ne voglia Scarlett Johansson, ma la sua Vedova Nera risulta in confronto piuttosto sciapa - è qualcosa di piuttosto insolito nel mondo del cinema, specie quello supereroistico.

Certo, aiuta che l'Amazzone sia stata protagonista assoluta di un film a lei dedicato, baciato da ottimi riscontri di critica e pubblico, e che Gal Gadot abbia una notevole presenza scenica; ma la differenza con l'universo Marvel (a forte impronta maschile) si fa comunque sentire.

Poi c'è l'appeal di due tra i più famosi personaggi dell'affollato e variegato mondo dei fumetti, personaggi che nonostante il tempo che passa - Superman è stato creato nel 1933, Batman 6 anni dopo - continuano ad avere legioni di fan, anche grazie a numerose trasposizioni cinematografiche.

Con particolare riferimento all'Uomo Pipistrello, chi non ha apprezzato la trilogia diretta da Christopher Nolan?
Chi non è rimasto stupefatto dall'immaginario di Tim Burton in Batman e Batman- Il Ritorno?

In proposito, Justice League segna tra le altre cose il clamoroso ritorno del compositore Danny Elfman, già autore delle musiche del dittico burtoniano.
Un recupero vintage sottolineato dalla ripresa del tema del film dell'89 nella sequenza di apertura, che oltretutto omaggia esplicitamente la prima apparizione del Cavaliere Oscuro sul grande schermo.

Più controverso potrebbe essere quello che noi consideriamo come un altro punto di forza: la regia di Zack Snyder.






Lasciateci spezzare una lancia in suo favore.
Insultato e deriso dalla stragrande maggioranza dei critici cinematografici (praticamente tutti), il regista del Wisconsin secondo noi è uno dei più rigorosi adattatori di fumetti e graphic novel che ci siano in circolazione, per lo meno dal punto di vista visivo.

Le scene ricche di dettagli sono costruite in modo maniacale e sembrano uscite dalle tavole di un albo: i colori sono vividi, i contorni netti, le pose plastiche.
Lo avevamo notato già con 300, L'Uomo d'Acciaio e Batman v Superman, ma anche in questo nuovo capitolo molte scene sembrano "disegnate".

Una su tutte, quella - quasi immobile - nella quale Flash si lancia nel vuoto per aiutare Wonder Woman a recuperare la spada potrebbe essere opera di Jim Lee (non a caso co-autore della serie a fumetti che ha ispirato questo film) o di un altro artista di punta della DC.
Per noi si tratta di un pezzo di gran virtuosismo registico.

Indiscutibile è invece la sceneggiatura, briosa e brillante, approntata da Chris Terrio - che aveva vinto l'Oscar nella categoria nel 2013 per Argo e successivamente contribuito al copione di BvS - con l'apporto, probabilmente incisivo, del già citato Joss Whedon.

Azzeccati gli attori.
Se da un lato Gal Gadot, come abbiamo detto, è perfetta e in grado da sola di bucare lo schermo, dall'altro Ben Affleck si conferma il miglior Uomo Pipistrello dai tempi di Michael Keaton.
Di Henry Cavill, poi, non si può dire che gli manchi il physique du rôle per impersonare Superman.

I nuovi ingressi se la cavano bene: Ezra Miller (già visto in Animali Fantastici e Dove Trovarli, ricordate?) è divertente e offre un'interpretazione di Flash molto diversa da quella della serie tv dedicata al personaggio; Jason Momoa (Khal Drogo in Game of Thrones) è una buona scelta nel ruolo di Aquaman; Ray Fisher come Cyborg è adeguato, benché un po' in secondo piano.

Abbiamo poi un nuovo Commissario Gordon.
A prendere il posto del Gary Oldman della Trilogia firmata Christopher Nolan non è stato chiamato un attore qualsiasi, bensì J.K. Simmons, il J.J. Jameson dello Spider-Man di Sam Raimi e meritatissimo Premio Oscar per Whiplash.
Ottima scelta.

I confermati Jeremy Irons, Diane Lane e Amy Adams sono come sempre bravissimi, anche se avremmo preferito che almeno quest'ultima avesse più spazio.
Più in sordina invece Ciarán Hinds, costretto a dar voce a un cattivo troppo prevedibile e stereotipato.

Eh già, la rappresentazione dei cattivi è purtroppo uno dei Talloni di Achille del DC Extended Universe: pensavamo che il Doomsday di BvS - che sembrava uscito direttamente da un adattamento tolkeniano (la serie firmata Peter Jackson deve piacere molto a Snyder, perché anche la sequenza della battaglia con le Lanterne Verdi pare presa di peso da Il Signore degli Anelli...) - e la pessima Incantatrice di Suicide Squad fossero semplici incidenti di percorso, ma ahinoi...

Speriamo nel Deathstroke di Joe Manganiello (corrispettivo "serio" dello spassoso Deadpool marveliano), che compare a sorpresa nell'ultimissima scena post credits a fianco di Lex Luthor (Jesse Eisenberg).

Tra i delusi possiamo annoverare anche... i fan dei gilet!
In BvS li indossavano praticamente tutti, mentre questa volta resiste il solo Bruce Wayne/Ben Affleck (che comunque li porta con stile, dobbiamo ammettere).

Insomma, a parte i gilettari, non lasciatevi influenzare da critici mugugnoni e prevenuti o fan duri e puri: Justice League è un prodotto di intrattenimento senza eccessive ambizioni autoriali, ma gradevole e visivamente stuzzicante.
Il tipico film che si va a vedere volentieri al cinema con gli amici.

In definitiva, meglio quindi gli Avengers o la Justice League?

La parola ora spetta a voi, cari lettori.





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mercoledì 5 aprile 2017

OSCAR 2017. ZOOTROPOLIS, COM'È UMANA LEI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2016
108'
Regia: Byron Howard, Rich Moore, Jared Bush
Voci originali di: Ginnifer Goodwin, Jason Bateman, Idris Elba, J.K. Simmons, Octavia Spencer, Josh Dallas, Tommy Chong, Shakira.


Judy Hopps (Goodwin) è una coniglietta di campagna che non aspira alla vita da contadina di carote cui la sua famiglia vorrebbe destinarla.
Il suo sogno è infatti trasferirsi in città - la Zootropolis del titolo - è lavorarvi come poliziotta.

Ci riesce, ma una volta lì si ritrova in balia dei pregiudizi degli altri animali.
Le cose cambiano quando conosce la volpe Nick Wilde (Bateman), un delinquentello che campa con piccole truffe, e quando inizia ad indagare su alcuni misteriosi attacchi di rabbia...

Zootropolis - in originale Zootopia, gioco di parole tra "zoo" e "utopia"; quello italiano è forse un incongruo omaggio allo storico Metropolis di Fritz Lang - è stato il cartone-rivelazione della scorsa stagione.
Con l'altra pellicola Disney dell'anno, Oceania-Moana, c'è stata una rivalità continua, ma alla fine ha vinto il migliore.

Il nostro l'ha spuntata sul più blasonato rivale sia ai Golden Globe che agli Oscar, aggiudicandosi in entrambe le occasioni il premio come miglior film d'animazione.
Un risultato meritato, che valorizza un prevedibile ma avvincente racconto di formazione in salsa poliziesca, piuttosto che l'ennesimo musical per principesse.






Il suo valore aggiunto non è l'intreccio giallo, pur godibile e logico, né l'ambientazione (nulla di originale), e neppure la qualità delle scenette comiche (non molte, a dire il vero).
Il meglio è dato dalla caratterizzazione dei personaggi: tutti animali antropomorfi come ai tempi del vecchio Robin Hood (non a caso, Nick sembra una versione moderna del protagonista del classico disneiano), eppure terribilmente umani, "veri".

Judy, in particolare, è la più credibile, sfaccettata e nuova figura femminile della storia Disney recente. Merito anche della sua doppiatrice Ginnifer Goodwin, attrice nota al pubblico come Biancaneve della serie tv Once Upon a Time.
Non le è da meno il collega Jason Bateman (Horrible Bosses), che presta alla volpe anche alcune delle proprie famose espressioni.

Tra le voci di contorno, oltre alla cantante Shakira in versione gazzella, segnaliamo la partecipazione di J.K. Simmons (l'attore di Spider-Man e Premio Oscar per Whiplash dà la voce al sindaco leone) e di Tommy Chong del duo comico Cheech & Chong nei panni di uno yak strafumato.

Dato il successo del film, si inizia già a parlare di un seguito, o in forma di secondo lungometraggio o addirittura di serial televisivo.
Comunque sarà, una cosa è certa: le avventure di Judy & Nick sono appena cominciate...




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martedì 7 marzo 2017

OSCAR 2017. LA LA LAND, IL SAPORE AGRODOLCE DEI SOGNI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2016
128'
Regia: Damien Chazelle
Interpreti: Emma Stone, Ryan Gosling, J.K. Simmons, John Legend, Rosemarie DeWitt, Finn Wittrock.


Lei (Emma Stone).
Una ragazza di provincia che sogna di fare l'attrice.
I provini non le vanno bene (ha talento, ma forse non è abbastanza carina), così si mantiene lavorando in un bar.

Lui (Ryan Gosling).
Un malinconico, scontroso, intransigente pianista jazz.
Suonicchia in giro (anche in una cover band!), ma vorrebbe aprire un locale tutto suo dove potersi esibire nel suo repertorio.

Si incontrano a Los Angeles, cominciano a conoscersi, si innamorano.

Nella "città delle stelle" molti sogni si infrangono, solo pochi si realizzano: sarà possibile per loro conciliare i sentimenti con la carriera?






Maxi ingorgo in autostrada: le macchine sono ferme e da ognuna di esse esce musica dall'autoradio.
Una ragazza si stufa, apre la portiera, comincia a cantare e a muoversi seguendo il ritmo.

Senza staccare, si segue le sue evoluzioni, poi si segue un'altra persona che ha deciso di fare lo stesso, poi un'altra, poi un'altra ancora, finché tutti gli automobilisti vengono coinvolti nell'euforia e si mettono a cantare e ballare in modo scatenato.

Quando la musica cessa, ritorna la normalità.

Il film è appena cominciato (questa è la scena iniziale) e già capiamo cosa ci dobbiamo attendere da La La Land: una storia in bilico tra il fantastico e il mondo reale, nella quale la musica ha un ruolo centrale.

Un musical "vecchio stile" zeppo di riferimenti al genere - Cantando sotto la pioggia, Un Americano a Parigi, Les Parapluies de Cherbourg, Les Demoiselles de Rochefort, Sweet Charity, Funny Face, Ginger Rogers e Fred Astaire, Grease, West Side Story tra i modelli - ma dalla sensibilità contemporanea.

L'opera di un regista pieno di immaginazione e talento - tutta la scena sembra girata in un unico piano sequenza, ma non lo è: avevamo visto utilizzare la stessa tecnica da Alejandro González Iñárritu in Birdman (toh, vincitore anch'egli per la migliore regia agli Oscar 2015...).

Un film per sognatori e che parla di sognatori, pulito, garbato, senza volgarità, scene truculente, cinismo.
Solo, con un finale non così scontato e che lascia un po' l'amaro in bocca.

E un successo partito dall'inaugurazione della Mostra del Cinema di Venezia 2016 e arrivato fino alla recente Notte delle Stelle.

Le 14 nomination (raggiunto il primato di Eva Contro Eva nel 1951 e Titanic nel 1998) - per film, regia, attore protagonista, attrice protagonista, sceneggiatura originale, colonna sonora e canzone (2 volte), fotografia, montaggio, sonoro, montaggio sonoro, scenografia, costumi - si sono concretizzate in ben 6 statuette.

Sulla beffa del miglior film abbiamo già parlato nel post precedente: ci è molto dispiaciuto per il fatto increscioso, anche perché il film meritava ampiamente il massimo riconoscimento.

Si consolino i produttori: hanno avuto gloria solo per pochi secondi, ma La La Land resterà comunque negli annali.

In primo luogo, per aver permesso a Damien Chazelle di diventare il più giovane a vincere i prestigioso Oscar per la migliore regia - 32 anni, un mese e qualche giorno: battuto il record di Norman Taurog (anche lui trentaduenne, ma con 7 mesi in più), che resisteva dal 1931!

Poi, per aver portato la prima statuetta ad una delle attrici più apprezzate, talentuose e versatili della propria generazione: Emma Stone (si vedano Magic In The Moonlight e il già citato Birdman).

Peccato per Ryan Gosling: appuntamento rinviato per il bravo interprete di Drive e Le Idi di Marzo.

Stone e Gosling in quest'opera hanno fatto faville; ma insieme i due avevano già recitato, prima in Crazy, Stupid Love del 2011 e poi in Gangster Squad del 2013.
Una coppia cinematografica rodata e di sicuro appeal che speriamo di rivedere ancora unita.

Pensare che non erano neanche le prime scelte: in un primo momento i ruoli erano stati offerti a Miles Teller (protagonista della precedente opera di Chazelle, Whiplash) ed Emma Watson (Hermione Granger nei film tratti dai libri su Harry Potter della scrittrice J.K. Rowlings), che adesso si staranno mangiando le mani.

In piccole parti compaiono anche la brava Rosemarie DeWitt (nipote del campione di pugilato J.J. Braddock e Rachel in Rachel Sta Per Sposarsi di Jonathan Demme, l'autore di Stop Making Sense e Il Silenzio degli Innocenti) e due Premi Oscar - J.K. Simmons (miglior attore non protagonista nel 2015) e John Legend (autore della migliore canzone, nello stesso anno).

La La Land può anche consolarsi con il record di Golden Globe vinti, ben 7 (su 7 nomination!): i premi assegnati dalla stampa estera si confermano più aderenti ai gusti del pubblico rispetto agli ormai troppo politicizzati Academy Award.

E poi con gli innumerevoli riconoscimenti ottenuti e gli ottimi riscontri di critica e - cosa meno scontata - di pubblico (persino in Italia, dove pure il genere non è popolarissimo): l'incasso è stato di quasi 400 milioni di dollari in giro per il mondo a fronte di un budget di circa 30 milioni.

Che ironia, ciò che è accaduto alla pellicola non è molto dissimile dallo svolgimento della sua storia: curiosità all'inizio (un musical che apre la Mostra i Venezia?/gente che canta e balla in uno svincolo autostradale?), attrazione (del pubblico/dei protagonisti), amore, successo, un finale agrodolce.

Eh sì, la vita ti riporta sempre con i piedi per terra.
Ma quanto è bello trovarsi, ogni tanto, con la testa tra le nuvole e a ballare tra le stelle (come succede ai protagonisti in una delle scene più suggestive)...




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domenica 5 febbraio 2017

OSCAR 2017. NOMINATION: PREMI TECNICI



Quelli tecnici sono tradizionalmente considerati premi Oscar di serie B.
Grave errore: chi lavora dietro alle quinte contribuisce alla buona (o cattiva) riuscita di una pellicola tanto quanto gli attori, i registi e i produttori.

Quest'anno si registra il dominio di La La Land, il musical romantico diretto dal giovane Damien Chazelle (ricordate Whiplash?): ben 6 nomine in queste categorie (miglior fotografia, scenografia, montaggio, montaggio sonoro, sonoro, costumi).
Insomma, quasi la metà delle 14 complessive ottenute.

Tra i suoi principali contendenti spuntano Animali Fantastici e Dove Trovarli (scenografia e costumi), Rogue One (effetti speciali, sonoro) e soprattutto Arrival (fotografia, scenografia, montaggio, montaggio sonoro, sonoro).

Delusione per Sully e Silence: a entrambi una sola nomination.
Clint Eastwood paga forse il suo appoggio al contestatissimo neo-presidente USA Donald Trump; Martin Scorsese si può consolare con la candidatura alla miglior fotografia del suo braccio destro Rodrigo Prieto (DP di Argo e già col maestro italo-americano in The Wolf of Wall Street e The Audition).

La famigerata disfida tra DC Comics e Marvel si è invece ridotta all'osso.
Esclusi dalla competizione Deadpool, Captain America: Civil War e Batman v Superman, a contendersi una statuetta sono rimasti solo il fantastico Doctor Strange (migliori effetti speciali) e il picaresco Suicide Squad (miglior trucco e parrucco).

Proprio con quest'ultimo sono in gara, da favoriti, due nostri connazionali: il truccatore Alessandro Bertolazzi e l'acconciatore Giorgio Gregorini.
In bocca al lupo!

Nel frattempo, godetevi i video che trovate qui sotto: ne vedrete delle belle...






MIGLIOR FOTOGRAFIA
Linus Sandgren - La La Land
Bradford Young - Arrival
Greig Fraser - Lion
James Laxton - Moonlight
Rodrigo Prieto - Silence


Dietro le quinte di La La Land.

MIGLIOR SCENOGRAFIA
Patrice Vermette e Paul Hotte - Arrival
Stuart Craig e Anna Pinnock - Animali Fantastici e Dove Trovarli
Jess Gonchor e Nancy Haigh - Ave, Cesare!
Sandy Reynolds-Wasco e David Wasco - La La Land
Guy Hendrix Dyas e Gene Serdena - Passengers


Dietro le quinte di Arrival.

MIGLIOR MONTAGGIO
Tom Cross - La La Land
Joi McMillon e Nat Sanders - Moonlight
John Gilbert - Hacksaw Ridge
Joe Walker - Arrival
Jake Roberts - Hell or High Water


Dietro le quinte di Rogue One.

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Craig Hammeck, Jason Snell, Jason Billington e Burt Dalton - Deepwater Horizon
Stephane Ceretti, Richard Bluff, Vincent Cirelli e Paul Corbould - Doctor Strange
Robert Legato, Adam Valdez, Andrew R. Jones e Dan Lemmon - Il Libro della Giungla
Steve Emerson, Oliver Jones, Brian McLean e Brad Schiff - Kubo e la Spada Magica
John Knoll, Mohen Leo, Hal Hickel e Neil Corbould - Rogue One: A Star Wars Story

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Sylvain Bellemare - Arrival
Wylie Stateman, Renée Tondelli - Deepwater Horizon
Robert Mackenzie, Andy Wright - Hacksaw Ridge
Ai-Ling Lee, Mildred Iatrou Morgan - La La Land
Alan Robert Murray, Bub Asman - Sully


Dietro le quinte di La Battaglia di Hacksaw Ridge.

MIGLIOR SONORO
Andy Nelson, Ai-Ling Lee e Steve A. Morrow - La La Land
David Parker, Christopher Scarabosio e Stuart Wilson - Rogue One: A Star Wars Story
Kevin O'Connell, Andy Wright, Robert Mackenzie e Peter Grace - Hacksaw Ridge
Bernard Gariépy Strobl e Claude La Haye - Arrival
Greg P. Russell, Gary Summers, Jeffrey J. Haboush e Mac Ruth - 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi


Dietro le quinte di Animali Fantastici e Dove Trovarli.

MIGLIORI COSTUMI
Joanna Johnston - Allied
Colleen Atwood - Animali Fantastici e Dove Trovarli
Consolata Boyle - Florence
Madeline Funtaine - Jackie
Mary Zophers - La La Land

Alessandro Bertolazzi al lavoro sul trucco di Margot Robbie in Suicide Squad.  

MIGLIORI TRUCCO E ACCONCIATURA
Eva Von Bahr e Love Larson - En Man Som Heter Ove
Joel Harlow e Richard Alonzo - Star Trek Beyond
Alessandro Bertolazzi, Giorgio Gregorini e Christopher Nelson - Suicide Squad




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giovedì 26 gennaio 2017

I CORTI: SUPERGIRL LIVES, LA RIVINCITA DI KEVIN

Melissa Benoist e Kevin Smith sul set (clicca sulla foto per vedere il promo). 

USA, 2017
42'
Regia: Kevin Smith
Interpreti: Melissa Benoist, Chyler Leigh, Chris Wood, Jeremy Jordan, Floriana Lima, David Harewood, Mehcad Brooks, Harley Quinn Smith.


1996. Kevin Smith, giovane regista indipendente con la passione dei fumetti, scrive il copione di quello che avrebbe dovuto diventare il film di rilancio del supereroe alieno per eccellenza: Superman Lives.

Il cast proposto è da leccarsi i baffi: Ben Affleck nel ruolo principale (che, ironia della sorte, è invece finito a interpretare il Cavaliere Oscuro in Batman v Superman: Dawn of Justice), Jack Nicholson come Lex Luthor e addirittura Michael Keaton di nuovo nei panni di Bruce Wayne.

Purtroppo però le idiosincrasie del regista designato Tim Burton (che già aveva portato alla ribalta l'Uomo Pipistrello con due pellicole e avrebbe preferito Nicolas Cage come Uomo d'Acciaio) e l'invadenza del produttore Jon Peters fanno naufragare il progetto.
Smith se le legherà al dito, rammaricandosi per anni dell'occasione perduta.

2016. Vent'anni dopo, il nostro ha l'occasione per prendersi la propria rivincita: Andrew Kreisberg e Greg Berlanti - produttori e showrunner di popolari telefilm tratti dai fumetti della DC Comics - gli offrono di dirigere l'episodio 2x09 di Supergirl, serie "gemella" di The Flash (che Kevin conosce bene, avendone firmato due fortunati capitoli).
Il titolo della puntata? Supergirl Lives...

La trama: mentre indagano sulla misteriosa scomparsa di una ragazza (H.Q. Smith, figlia del regista), Kara/Supergirl (Benoist) e Mon-El (Wood) attraversano un portale e finiscono sul pianeta Slaver’s Moon (nome poco promettente, eh?).
Qui trovano un malaugurato sole rosso, il che significa che i due supereroi sono senza poteri e impossibilitati a tornare a casa...






Se Killer Frost è stato il primo vero approccio di Kevin al genere thriller, Supergirl Lives è la sua prima volta con la fantascienza.
Non è difficile riconoscere diversi debiti e rimandi a opere di sci-fi, da Star Trek (gli alieni Maaldoriani) a Stargate (il portale interdimensionale), così come almeno un riferimento alla sfortunata sceneggiatura di Superman Lives (la bestia tendi-trappole).

Melissa Benoist, già vista brevemente in Whiplash, è un'attrice che possiede il raro dono di risultare tanto attraente - "Anche il nome suona sexy!", ha detto Smith - quanto simpatica: nessuna meglio di lei può interpretare la superprotagonista.

Nel resto del cast si distinguono Chyler Leigh e Floriana Lima, impegnate in un duetto lesbo trattato con molta sensibilità (un'autocitazione del regista da In cerca di Amy?), e si nota la presenza di Harley Quinn Smith, figlia unigenita di Kevin lanciata l'anno scorso con Yoga Hosers (a proposito, prima o poi ve ne daremo una recensione).

Supergirl Lives testimonia un'altra volta l'abilità di Kevin Smith nel tratteggiare figure femminili e rappresenta l'ennesima prova della sua seconda giovinezza artistica, iniziata nel momento in cui ha finalmente preso ad occuparsi di ciò che conosce meglio: i fumetti supereroistici (oltre a The Flash, vedere anche Cameo School).

Si può vedere questo "corto" come un semplice episodio di una serie TV o come un capitolo della storica rivalità tra la DC e la Marvel.
Per noi è un'altra piacevole dimostrazione di come un regista che sembrava aver perso la strada abbia ritrovato fiducia in se stesso e nelle proprie capacità.

Caro Kevin, citando proprio il tuo unico contributo ai dialoghi di questa puntata: "Start the car!"
Vai, e non fermarti più.




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martedì 24 gennaio 2017

OSCAR 2017. CANTANDO SOTTO LA PIOGGIA (DI NOMINATION)

Dall'alto, Ryan Gosling ed Emma Stone in La La Land; una scena da Moonlight; Ben Foster e Chris Pine in Hell or High Water.  


Dopo il tripudio alla Mostra del Cinema di Venezia dello scorso anno e il trionfo ai Golden Globe, ecco arrivare l'ennesimo record per La La Land, il musical del giovane regista di Whiplash, Damien Chazelle.

14 nomination agli Academy Award: prima, solo Eva Contro Eva di Joesph L. Mankiewicz (alla fine 6 statuette conquistate nel 1951) e Titanic di James Cameron (11 storiche statuette nel 1998) avevano saputo fare altrettanto.

Gli avversari più accreditati?
Il film indipendente Moonlight - forte di un fresco Golden Globe come miglior film drammatico - e il fantascientifico Arrival sono a quota 8 nomine.

Ma quest'ultimo parte zoppo: clamorosa l'esclusione della sua interprete principale, Amy Adams, dalla cinquina delle attrici protagoniste.
Una decisione incomprensibile, che ci ricorda l'ingiustizia patita da The Lego Movie nel 2015.

Nella stessa categoria, da notare la mancanza di Jessica Chastain e la ventesima (sì, avete letto bene: ventesima!) nomination di Meryl Streep.
Niente male per un'attrice che il neo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva definito "sopravvalutata"...

La sorpresa è rappresentata dalle quattro menzioni a Hell or High Water, pellicola indie: film, montaggio, sceneggiatura originale e attore non protagonista (il Grande Lebowski Jeff Bridges).

Spiace non vedere Deadpool tra i contendenti (l'appello del cineasta fumettaro Kevin Smith è rimasto inascoltato), mentre è curiosa la presenza di Suicide Squad.

A proposito di quest'ultima, notiamo con piacere che sono candidati due italiani, l'acconciatore Giorgio Gregorini e il truccatore Alessandro Bertolazzi.
Facciamo il tifo per voi, ragazzi!

E facciamo il tifo anche per Fuocoammare, coraggiosa opera di Gianfranco Rosi su Lampedusa e la tragedia dei migranti, in lizza come miglior documentario.

Insomma, abbiamo l'idea che questa edizione degli Academy Award possa essere memorabile: come anteprima abbiamo avuto a Novembre la consegna di un Oscar alla carriera a Jackie Chan!
Se queste sono le premesse...

Non vediamo l'ora di farvi leggere il nostro Speciale Oscar!
Continuate a seguirci!





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sabato 7 gennaio 2017

GOLDEN GLOBE 2017. LE NOMINATION

Il manifesto della serata di quest'anno.  


Da qualche anno, i Golden Globe Awards non sono più l'anteprima dei Premi Oscar.

Questi riconoscimenti - assegnati da giornalisti della stampa estera - ci sembrano più attinenti ai gusti e al mercato internazionali, maggiormente rivelatori di un'effettiva qualità artistica, contrariamente alle famose statuette che appaiono invece legate a troppi interessi politico-economici.

Anche per questo, l'attenzione alla serata dei "Globi d'Oro" - quest'anno condotta e presentata dal comico Jimmy Fallon - è altissima.
Chi vincerà?

Per quanto concerne i film drammatici, la sfida pare piuttosto equilibrata, con Moonlight e Manchester by the Sea in leggero vantaggio.
La prima pellicola è un'opera all black forte di ben 6 candidature, tra cui quella a Naomie Harris (Ms. Moneypenny di Spectre) come miglior attrice non protagonista e a Mahershala Ali, favoritissimo tra gli attori non protagonisti.
La seconda, prodotta da Matt Damon (che dalla scorsa edizione era uscito tra i vincitori, grazie a The Martian), ha dalla sua parte altre 5 nomine che pesano: miglior film, regia, attore protagonista, attrice non protagonista e sceneggiatura.

Il terzo incomodo potrebbe essere Hacksaw Ridge, una specie di Sergente York con Andrew Garfield (il secondo Spider-Man) al posto di Gary Cooper.
È il ritorno del figliol prodigo Mel Gibson dopo gli scandali che hanno funestato i suoi ultimi anni a Hollywood.

Tra le commedie, La La Land non sembra avere rivali: 7 candidature, il plauso unanime della critica a partire dall'ultima Mostra del Cinema di Venezia, due protagonisti di prima classe (Ryan Gosling di Drive e Emma Stone di Birdman) e un regista emergente da non sottovalutare (Damien Chazelle, già autore dell'ottimo Whiplash).

Ma tra i nominati figura anche... Deadpool!
Un bel colpo per lo spassoso film con Ryan Reynolds che ha ridefinito il genere supereroistico a suon di battute e situazioni politicamente scorrette.
Un riconoscimento di questo calibro sarebbe l'apoteosi.

Da segnalare anche il ritorno della nostra beneamata Jessica Chastain: la rossa diva californiana - già "globizzata" 4 anni fa per la sua interpretazione in Zero Dark Thirty - parte in testa a tutte con la drammatica performance di Miss Sloane.

Sul fronte "leggero" si nota invece la presenza dell'onnipotente (nonché onnipresente) Meryl Streep: per lei si tratta della nomination numero 30 in neppure 40 anni! Di cui ben 8 trasformatesi in premi!
Un'altra vittoria con Florence la renderebbe solo più immortale...

In attesa di scoprire il verdetto della serata, più in basso trovate la lista delle candidature principali.
E, come sempre, che vinca il migliore.






MIGLIOR FILM DRAMMATICO
Hacksaw Ridge, regia di Mel Gibson
Hell or High Water, regia di David Mackenzie
Lion - La strada verso casa (Lion), regia di Garth Davis
Manchester by the Sea, regia di Kenneth Lonergan
Moonlight, regia di Barry Jenkins

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICALE
20th Century Women, regia di Mike Mills
Deadpool, regia di Tim Miller
Florence (Florence Foster Jenkins), regia di Stephen Frears
La La Land, regia di Damien Chazelle
Sing Street, regia di John Carney

MIGLIOR REGISTA
Damien Chazelle – La La Land
Tom Ford – Animali notturni (Nocturnal Animals)
Mel Gibson – Hacksaw Ridge
Barry Jenkins – Moonlight
Kenneth Lonergan – Manchester by the Sea

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Amy Adams – Arrival
Jessica Chastain – Miss Sloane
Isabelle Huppert – Elle
Ruth Negga – Loving
Natalie Portman– Jackie

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Andrew Garfield – Hacksaw Ridge
Casey Affleck – Manchester by the Sea
Denzel Washington – Barriere (Fences)
Joel Edgerton – Loving
Viggo Mortensen - Captain Fantastic

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Annette Bening – 20th Century Women
Lily Collins – L'eccezione alla regola (Rules Don't Apply)
Hailee Steinfeld – The Edge of Seventeen
Emma Stone – La La Land
Meryl Streep – Florence (Florence Foster Jenkins)

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Colin Farrell – The Lobster
Hugh Grant – Florence (Florence Foster Jenkins)
Jonah Hill – Trafficanti (War Dogs)
Ryan Gosling – La La Land
Ryan Reynolds Deadpool

MIGLIOR FILM DI ANIMAZIONE
Kubo e la spada magica (Kubo and the Two Strings), regia di Travis Knight
La mia vita da Zucchina (Ma vie de Courgette), regia di Claude Barras
Oceania (Moana), regia di Ron Clements e John Musker
Sing, regia di Garth Jennings
Zootropolis (Zootopia), regia di Byron Howard e Rich Moore

MIGLIOR FILM STRANIERO
Elle, regia di Paul Verhoeven (Francia)
Neruda, regia di Pablo Larraín (Cile)
Il cliente (Forushande), regia di Asghar Farhadi (Iran)
Toni Erdmann, regia di Maren Ade (Germania)
Divines, regia di Uda Benyamina (Francia)

MIGLIORE ATTICE NON PROTAGONISTA
Viola Davis – Barriere (Fences)
Naomie Harris – Moonlight
Nicole Kidman – Lion - La strada verso casa (Lion)
Octavia Spencer – Il diritto di contare (Hidden Figures)
Michelle Williams – Manchester by the Sea

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Aaron Taylor-Johnson – Animali notturni (Nocturnal Animals)
Dev Patel – Lion - La strada verso casa (Lion)
Jeff Bridges – Hell or High Water
Mahershala Ali – Moonlight
Simon Helberg – Florence (Florence Foster Jenkins)

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Damien Chazelle – La La Land
Tom Ford – Animali notturni (Nocturnal Animals)
Barry Jenkins – Moonlight
Kenneth Lonergan – Manchester by the Sea
Taylor Sheridan – Hell or High Water

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE
Nicholas Britell – Moonlight
Justin Hurwitz – La La Land
Jóhann Jóhannsson – Arrival
Volker Bertelmann e Dustin O'Halloran – Lion - La strada verso casa (Lion)
Pharrell Williams, Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch – Il diritto di contare (Hidden Figures)

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
Can't Stop the Feeling! (Max Martin, Shellback e Justin Timberlake) – Trolls
City Of Stars (Justin Hurwitz, Benj Pasek e Justin Paul) – La La Land
Faith (Ryan Tedder, Stevie Wonder e Francis Farewell Starlite) – Sing
Gold (Brian Burton, Stephen Gaghan, Daniel Pemberton e Iggy Pop) – Gold
How Far I'll Go (Lin-Manuel Miranda) – Oceania (Moana)




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