CINEMA A BOMBA!

sabato 7 gennaio 2017

GOLDEN GLOBE 2017. LE NOMINATION

Il manifesto della serata di quest'anno.  


Da qualche anno, i Golden Globe Awards non sono più l'anteprima dei Premi Oscar.

Questi riconoscimenti - assegnati da giornalisti della stampa estera - ci sembrano più attinenti ai gusti e al mercato internazionali, maggiormente rivelatori di un'effettiva qualità artistica, contrariamente alle famose statuette che appaiono invece legate a troppi interessi politico-economici.

Anche per questo, l'attenzione alla serata dei "Globi d'Oro" - quest'anno condotta e presentata dal comico Jimmy Fallon - è altissima.
Chi vincerà?

Per quanto concerne i film drammatici, la sfida pare piuttosto equilibrata, con Moonlight e Manchester by the Sea in leggero vantaggio.
La prima pellicola è un'opera all black forte di ben 6 candidature, tra cui quella a Naomie Harris (Ms. Moneypenny di Spectre) come miglior attrice non protagonista e a Mahershala Ali, favoritissimo tra gli attori non protagonisti.
La seconda, prodotta da Matt Damon (che dalla scorsa edizione era uscito tra i vincitori, grazie a The Martian), ha dalla sua parte altre 5 nomine che pesano: miglior film, regia, attore protagonista, attrice non protagonista e sceneggiatura.

Il terzo incomodo potrebbe essere Hacksaw Ridge, una specie di Sergente York con Andrew Garfield (il secondo Spider-Man) al posto di Gary Cooper.
È il ritorno del figliol prodigo Mel Gibson dopo gli scandali che hanno funestato i suoi ultimi anni a Hollywood.

Tra le commedie, La La Land non sembra avere rivali: 7 candidature, il plauso unanime della critica a partire dall'ultima Mostra del Cinema di Venezia, due protagonisti di prima classe (Ryan Gosling di Drive e Emma Stone di Birdman) e un regista emergente da non sottovalutare (Damien Chazelle, già autore dell'ottimo Whiplash).

Ma tra i nominati figura anche... Deadpool!
Un bel colpo per lo spassoso film con Ryan Reynolds che ha ridefinito il genere supereroistico a suon di battute e situazioni politicamente scorrette.
Un riconoscimento di questo calibro sarebbe l'apoteosi.

Da segnalare anche il ritorno della nostra beneamata Jessica Chastain: la rossa diva californiana - già "globizzata" 4 anni fa per la sua interpretazione in Zero Dark Thirty - parte in testa a tutte con la drammatica performance di Miss Sloane.

Sul fronte "leggero" si nota invece la presenza dell'onnipotente (nonché onnipresente) Meryl Streep: per lei si tratta della nomination numero 30 in neppure 40 anni! Di cui ben 8 trasformatesi in premi!
Un'altra vittoria con Florence la renderebbe solo più immortale...

In attesa di scoprire il verdetto della serata, più in basso trovate la lista delle candidature principali.
E, come sempre, che vinca il migliore.






MIGLIOR FILM DRAMMATICO
Hacksaw Ridge, regia di Mel Gibson
Hell or High Water, regia di David Mackenzie
Lion - La strada verso casa (Lion), regia di Garth Davis
Manchester by the Sea, regia di Kenneth Lonergan
Moonlight, regia di Barry Jenkins

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICALE
20th Century Women, regia di Mike Mills
Deadpool, regia di Tim Miller
Florence (Florence Foster Jenkins), regia di Stephen Frears
La La Land, regia di Damien Chazelle
Sing Street, regia di John Carney

MIGLIOR REGISTA
Damien Chazelle – La La Land
Tom Ford – Animali notturni (Nocturnal Animals)
Mel Gibson – Hacksaw Ridge
Barry Jenkins – Moonlight
Kenneth Lonergan – Manchester by the Sea

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Amy Adams – Arrival
Jessica Chastain – Miss Sloane
Isabelle Huppert – Elle
Ruth Negga – Loving
Natalie Portman– Jackie

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Andrew Garfield – Hacksaw Ridge
Casey Affleck – Manchester by the Sea
Denzel Washington – Barriere (Fences)
Joel Edgerton – Loving
Viggo Mortensen - Captain Fantastic

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Annette Bening – 20th Century Women
Lily Collins – L'eccezione alla regola (Rules Don't Apply)
Hailee Steinfeld – The Edge of Seventeen
Emma Stone – La La Land
Meryl Streep – Florence (Florence Foster Jenkins)

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Colin Farrell – The Lobster
Hugh Grant – Florence (Florence Foster Jenkins)
Jonah Hill – Trafficanti (War Dogs)
Ryan Gosling – La La Land
Ryan Reynolds Deadpool

MIGLIOR FILM DI ANIMAZIONE
Kubo e la spada magica (Kubo and the Two Strings), regia di Travis Knight
La mia vita da Zucchina (Ma vie de Courgette), regia di Claude Barras
Oceania (Moana), regia di Ron Clements e John Musker
Sing, regia di Garth Jennings
Zootropolis (Zootopia), regia di Byron Howard e Rich Moore

MIGLIOR FILM STRANIERO
Elle, regia di Paul Verhoeven (Francia)
Neruda, regia di Pablo Larraín (Cile)
Il cliente (Forushande), regia di Asghar Farhadi (Iran)
Toni Erdmann, regia di Maren Ade (Germania)
Divines, regia di Uda Benyamina (Francia)

MIGLIORE ATTICE NON PROTAGONISTA
Viola Davis – Barriere (Fences)
Naomie Harris – Moonlight
Nicole Kidman – Lion - La strada verso casa (Lion)
Octavia Spencer – Il diritto di contare (Hidden Figures)
Michelle Williams – Manchester by the Sea

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Aaron Taylor-Johnson – Animali notturni (Nocturnal Animals)
Dev Patel – Lion - La strada verso casa (Lion)
Jeff Bridges – Hell or High Water
Mahershala Ali – Moonlight
Simon Helberg – Florence (Florence Foster Jenkins)

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Damien Chazelle – La La Land
Tom Ford – Animali notturni (Nocturnal Animals)
Barry Jenkins – Moonlight
Kenneth Lonergan – Manchester by the Sea
Taylor Sheridan – Hell or High Water

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE
Nicholas Britell – Moonlight
Justin Hurwitz – La La Land
Jóhann Jóhannsson – Arrival
Volker Bertelmann e Dustin O'Halloran – Lion - La strada verso casa (Lion)
Pharrell Williams, Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch – Il diritto di contare (Hidden Figures)

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
Can't Stop the Feeling! (Max Martin, Shellback e Justin Timberlake) – Trolls
City Of Stars (Justin Hurwitz, Benj Pasek e Justin Paul) – La La Land
Faith (Ryan Tedder, Stevie Wonder e Francis Farewell Starlite) – Sing
Gold (Brian Burton, Stephen Gaghan, Daniel Pemberton e Iggy Pop) – Gold
How Far I'll Go (Lin-Manuel Miranda) – Oceania (Moana)




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mercoledì 6 aprile 2016

OSCAR 2016. THE REVENANT, COSA NON SI FA PER VINCERE UN OSCAR...

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2015
156'
Regia: Alejandro González Iñárritu
Interpreti: Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Will Poulter, Domhnall Gleeson, Lukas Haas.


1823. Il trapper Hugh Glass (DiCaprio) guida una spedizione attraverso il freddo Nord Dakota (Nord degli Stati Uniti, al confine col Canada), territorio reso ostile dalle avverse condizioni atmosferiche e dalla presenza di Indiani e Francesi.

Andando in perlustrazione, ad un certo punto, egli rimane da solo in mezzo ad un bosco; qui viene attaccato da una femmina di orso che vuole difendere i suoi piccoli e rimane gravemente ferito.

Creduto ormai in fin di vita, viene lasciato indietro per non rallentare la marcia, in compagnia del figlio meticcio avuto da una squaw e di altri due compagni.
Uno di questi, il violento Fitzgerald (Hardy, che pare Tom Berenger in Platoon), cerca di soffocare il moribondo considerandolo solo un peso, ma finisce per uccidere il ragazzo sotto gli occhi del padre.

Costui viene abbandonato in una fossa improvvisata, al gelo.
Ma nonostante tutto riesce a sopravvivere e a percorrere la lunga e faticosa strada verso la propria vendetta.

Il termine revenant, di origine francese, è di scarso utilizzo nella lingua parlata inglese, e significa - consultando il vocabolario Devoto-Oli - "l'anima di un morto che si presume ritorni dall'aldilà in forma corporea", "persona che ricompare dopo una lunga assenza", oppure "sopravvissuto, superstite".

Tutte definizioni che ben descrivono - di certo meglio del termine redivivo appiccicato al titolo nella versione italiana - la figura quasi mitica dell'esploratore Hugh Glass, che aveva già ispirato Uomo Bianco, Va' Col Tuo Dio del 1971 con Richard Harris e John Huston.
A incarnarlo uno dei più celebri, celebrati e talentuosi attori di questo nuovo secolo: Leonardo DiCaprio.

Preparazione maniacale e serietà professionale sono da sempre i suoi approcci ad ogni ruolo, ma questa volta ha dovuto: mangiare fegato di bisonte crudo (lui che è vegetariano!), sottoporsi a ore di trucco dopo essersi svegliato in piena notte, imparare a sparare con un moschetto, accendere un fuoco coi legnetti, indossare pellicce d'alce e orso pesanti quasi 50 chili, recitare con una bronchite a parecchi gradi sotto zero...

Buon per lui che almeno l'orsa che lo attacca non sia vera: si tratta di uno stuntman che indossa una tuta blu. L'animale è stato creato in post-produzione con effetti speciali digitali: unica concessione al rigoroso realismo imposto da Alejandro G. Iñárritu.

Proprio in nome del realismo, il regista messicano ha deciso di girare gli esterni in location incontaminate, per rappresentare al meglio le aree più selvagge del Nord America della prima metà del XIX secolo, servendosi solo di luci naturali.

Questo ha posto una serie di problemi: le località scelte - principalmente la Columbia Britannica (Canada) e, per finire le riprese, la parte argentina della Terra del Fuoco - erano remote, impervie e selvagge, raggiungibili dopo ore di cammino.

Una volta in loco, a tutti era richiesto di svolgere i propri compiti in modo pressoché perfetto, essendo il tempo a disposizione assai limitato (circa 90 minuti al giorno di luce, per la gioia - si fa per dire - del direttore della fotografia Emmanuel Lubezki).
E tutto questo a -30/40°.

Immaginate il clima, atmosferico e tra le persone: tra il regista e Tom Hardy c'è stata infatti una lite furibonda (ma i due sono noti per il proprio caratteraccio), mentre alcuni membri della troupe hanno lasciato le riprese a causa delle troppe difficoltà incontrate o sono stati cacciati dal regista per via delle reiterate proteste.

La scelta, poi, di girare le scene in ordine cronologico ha allungato ulteriormente i tempi e ha fatto di conseguenza lievitare i costi: dagli iniziali 60 milioni di dollari si è arrivati alla cifra di 135 finali!

Un'abile operazione pubblicitaria ha implicitamente accostato il processo di realizzazione a quello di altre pellicole "maledette", quali Aguirre, Furore di Dio (1972) e Fitzcarraldo (1982) di Werner Herzog, Apocalypse Now (1979) di Francis Ford Coppola e Il Salario della Paura di William Friedkin.
Al di là delle esagerazioni del caso, pensiamo veramente che sia stata un'esperienza dura per tutti coloro che vi hanno lavorato.

Ma ne è valsa la pena?

A parte Iñárritu, Lubezki e DiCaprio, per il resto del cast e delle maestranze le condizioni nelle quali hanno dovuto lavorare non hanno portato ai risultati sperati.

The Revenant si è presentato alla vigilia forte di ben 12 nomination (il primato di questa edizione), ma alla fine si è accontentato di sole tre statuette.

Niente gloria quindi per Tom Hardy (non protagonista), per gli autori della colonna sonora - Ryūichi Sakamoto (sue le musiche di film di Bernardo Bertolucci quali L'Ultimo Imperatore - per il quale vinse l'Oscar nel 1988 -, Il Tè nel Deserto e Il Piccolo Buddha), il sofisticato compositore tedesco Alva Noto e il chitarrista Bryce Dessner del gruppo indie The National, che comunque non sono stati neppure candidati -, per i tecnici (di montaggio, scenografia, costumi, trucco, effetti speciali, sonoro, montaggio sonoro).

Per quel che riguarda i produttori, nominati per il miglior film, essi possono bilanciare il mancato premio con i risultati al botteghino.

Finora la pellicola ha infatti incassato più di 400 milioni nel mondo: un ottimo riscontro di pubblico, ben superiore a quello ottenuto dalle precedenti pellicole dirette da Iñárritu: Amores Perros (2000), 21 Grammi (2003), Babel (2006), Biutiful (2010) e Birdman (2014).

Per quest'ultima, il regista aveva ottenuto la soddisfazione di vincere personalmente l'Oscar per la migliore regia (secondo messicano consecutivo dopo Alfonso Cuarón l'anno precedente) - unitamente a quello per il film e la sceneggiatura originale.

Bissare la prestigiosa statuetta un anno dopo aver agguantato la prima era però impresa che era riuscita ad un solo cineasta, Joseph L. Mankiewicz (per Lettera a Tre Mogli nel 1950 ed Eva Contro Eva nel 1951) - prima di lui solo il mitico John Ford ce l'aveva fatta (nel 1941 e nel 1942), ma ne aveva già vinta un'altra nel 1936.

Ma, riuscendoci, Iñárritu è entrato nella storia del cinema.

Come Emmanuel Lubezki: nessun direttore della fotografia prima di lui, invece, è riuscito a fregiarsi dell'Academy Award per tre (!) edizioni consecutive - il primo, nel 2014, era per Gravity, il secondo per il già citato Birdman.

Lavorare con un maestro come Terrence Malick - per The New World, una delle ispirazioni più palesi per filmare i paesaggi incontaminati canadesi e argentini con la sola luce naturale, The Tree of Life e To the Wonder - gli ha sicuramente giovato.

Ma dal pubblico The Revenant verrà ricordato soprattutto come il film che ha finalmente consentito a Leonardo DiCaprio di vincere il suo primo Oscar.

Era ora, dopo ben 6 nomination - nel 1993 (a soli 19 anni, quindi) per Buon Compleanno Mr. Grape, nel 2005 per The Aviator, nel 2007 per Blood Diamond, nel 2014 per The Wolf of Wall Street (due, una come attore protagonista, l'altra come produttore).

Certo, a Peter O'Toole (8 candidature), Richard Burton (7), Deborah Kerr, Thelma Ritter e Glenn Close (6) è andata peggio - non hanno mai vinto niente (sebbene quest'ultima sia ancora in tempo per rifarsi) -, ma era da anni che si chiedeva a gran voce di riconoscere degnamente il talento dell'italo-americano.
Che comunque, tra i numerosi premi guadagnati, può fregiarsi anche di ben tre Golden Globe: nel 2005, 2014 e quest'anno.

Interpretare Hugh Glass, però, ha rappresentato una vera sfida.

Il buon Leo non era nuovo a ritratti di uomini straordinari realmente esistiti - è stato l'artista punk Jim Carroll (Ritorno dal Nulla di Scott Kalvert, 1995), il poeta maledetto Arthur Rimbaud (Poeti dall'Inferno di Agnieszka Holland, stesso anno), il re di Francia Luigi XIV e la Maschera di Ferro (La Maschera di Ferro, appunto, di Randall Wallace, 1998), il truffatore trasformista Frank Abagnale Jr. (Prova a Prendermi di Steven Spielberg, 2002), l'eccentrico miliardario Howard Hughes (The Aviator di Martin Scorsese, 2004), lo storico direttore dell'FBI J. Edgar Hoover (J. Edgar di Clint Eastwood, 2011), lo spregiudicato broker Jordan Belfort (il sopraccitato The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese, 2013).

Ma questa volta ha dovuto affrontare il ruolo di un uomo che resta solo per gran parte della durata della pellicola: e ciò ha comportato inevitabilmente pochi dialoghi, poche iterazioni con gli altri attori, molti primi piani, molta fisicità, un'espressività espressamente non troppo esagerata.
E soprattutto la responsabilità di sostenere sulle proprie spalle quasi tutto il film.

Solo un fuoriclasse poteva riuscirci senza perdere credibilità o farsi trascinare da un egotismo ipertrofico.
Ovvio, se poi ti rivolgi ad uno dei migliori sulla piazza, vai sul sicuro.

Eppure, al di là delle molte difficoltà che ha incontrato e che abbiamo citato e alla credibilità che ha infuso nel personaggio, DiCaprio dona alla propria interpretazione forza, incisività e potere iconico - la barba lunga e congelata che si confonde con la spessa pelliccia, gli occhi azzurri freddi come il clima, l'incedere faticoso ma risoluto, le profonde ferite su corpo e viso... tratteggiano efficacemente la figura di un Übermensch (cioè, un superuomo come lo intendeva il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche) che sopravvive grazie al proprio titanico volere e ad un'inestinguibile sete di vendetta.

Se non lo avessero premiato, l'Academy avrebbe perso ogni credibilità e sarebbe incorsa nell'ira funesta dei tanti fan del divo - già la questione degli Oscar "troppo bianchi" (ne avevamo accennato qui) aveva creato un bel polverone.

Comunque il riconoscimento è stra-meritato e la consegna del premio è un momento che resterà impresso anche nel futuro.

Un (disgustoso) fegato di bisonte val bene un Oscar, in fondo.

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mercoledì 13 gennaio 2016

GOLDEN GLOBE 2016. I REDIVIVI E I SOPRAVVISSUTI

Dall'alto: Leonardo DiCaprio in The Revenant; Matt Damon in una scena di The Martian; Sylvester Stallone di nuovo nei panni di Rocky Balboa in Creed


Come abbiamo visto nel post precedente, tra i vincitori poche sono state le sorprese e molti i volti noti.

Noi della redazione di CINEMA A BOMBA!, tuttavia, siamo rimasti favorevolmente colpiti dal successo di alcuni dei nostri beniamini.

Uno su tutti: il nostro compatriota Ennio Morricone, vecchia conoscenza dei Globes: questa è la sua terza affermazione (dopo Mission del 1987 e La Leggenda del Pianista sull'Oceano del 1999).
Speriamo che questo riconoscimento - ottenuto per la colonna sonora di The Hateful Eight (per il precedente film tarantiniano, Django Unchained, aveva composto solo una canzone) - serva da trampolino di lancio al nostro Ennio per vincere finalmente anche sul campo quell'Academy Award che gli è stato consegnato solo alla carriera, nel 2007.
Nel frattempo quell'istrione di Quentin Tarantino - sempre più impegnato nell'accreditarsi come il nuovo Sergio Leone - gli ha fatto un gran bell'omaggio mentre ritirava il premio in sua vece. E ha pure parlato in italiano!

Poi c'è Sylvester Stallone.
Nel 1977 era stato nominato agli Oscar come attore protagonista e sceneggiatore di Rocky, ma perse.
39 anni dopo si è preso una rivincita (parziale, finora) vincendo il globo e convincendo i critici con la sua nuova prova - la settima! - nei panni del pugile italo-americano.
Sa un po' di vintage e di déja vu; ma d'altra parte tra i film drammatici era candidato anche il nuovo capitolo della saga di Mad Max (Mad Max: Fury Road), iniziata anch'essa alla fine degli anni Settanta, mentre come migliore canzone è stata scelta quella di Spectre, 24° episodio della serie James Bond.
Siamo contenti comunque per Sly: lo merita.

E siamo soddisfatti anche per Leonardo DiCaprio, altro (al momento) non oscarizzato che ha conquistato il suo terzo Globe (dopo The Aviator del 2005 e The Wolf of Wall Street del 2014).
Da notare che, nella stessa serata, è stata premiata anche Kate Winslet (come migliore attrice non protagonista per il biopic su Steve Jobs firmato Danny Boyle), sua partner di scena in Titanic.
Li davano per spacciati come attori dopo il kolossal che li ha resi celebri, ma hanno saputo abbondantemente rifarsi e dimostrare anche questa volta tutto il loro valore.
Bravi!

Se l'ungherese Il Figlio di Saul (film straniero) e Inside Out (film d'animazione) erano dati per trionfatori certi nelle proprie categorie, ci sbalordisce la vittoria di The Martian nella sezione "commedia/musical".
Non che la pellicola non meriti premi - anzi, è una delle migliori dell'anno e a noi è piaciuta molto; e poi c'è Jessica Chastain... - ma mentre ci sta che The Revenant si sia affermata come miglior film drammatico, essa non ci pare tanto leggera...
Forse è uno stratagemma furbetto per presentarla alle nomination degli Oscar forte di un'affermazione importante, benché noi pensiamo che non abbia bisogno di questi giochetti per poter fare bella figura.

I Golden Globes rappresentano una bella rivincita anche per Alejandro González Iñárritu - lo scorso anno era stato battuto da Richard Linklater e dal suo Boyhood (poi agli Oscar la situazione si ribaltò) - e, chissà, magari un bel punto di partenza per la rivelazione Brie Larson, migliore attrice drammatica protagonista per Room: la sua vittoria ha offuscato quella di Jennifer Lawrence (migliore attrice per una commedia), pure lei al suo terzo globo (3, quest'anno, è un numero ricorrente...) dopo Il Lato Positivo del 2013 e American Hustle del 2014 (sempre diretta da David O. Russell).

Gli sconfitti invece sono stati gli outsider.
Il Caso Spotlight era il beniamino della critica americana e sembrava dovesse rilanciare Michael Keaton dopo il clamoroso Oscar mancato dello scorso anno per Birdman, ma è tornato a casa a mani vuote.
Di The Big Short-La Grande Scommessa si è parlato un gran bene nelle ultime settimane, ma anche per la pellicola prodotta da Brad Pitt non c'è stata gloria.

Tra i premi televisivi è interessante segnalare i riconoscimenti ottenuti da Lady Gaga (!) e da Oscar Isaac (Poe Dameron di Star Wars-Il Risveglio della Forza), rispettivamente come miglior attrice e miglior attore di miniserie.

Posto che i Golden Globes siano davvero un'anticipazione degli Oscar, la sfida quest'anno sembra essere tra due film che in italiano sono stati ribattezzati Sopravvissuto e Redivivo.
Praticamente un riassunto della serata che la dice anche lunga sullo stato del cinema attuale, tra vecchie glorie ripescate, attori spremuti come limoni che si fanno tre/quattro film all'anno e sequel/prequel/spin-off di serie collaudate.

Rassicurante (gli incassi sono garantiti), ma siamo sicuri che Hollywood goda di ottima salute?

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lunedì 11 gennaio 2016

GOLDEN GLOBE 2016. I VINCITORI

Orgoglio italo-americano ai Golden Globe 2016. Dall'alto, Sylvester Stallone, migliore attore non protagonista per Creed; Alejandro González Iñárritu e Leonardo DiCaprio, premiati per The Revenant; Quentin Tarantino ritira il premio assegnato a Ennio Morricone per la colonna sonora di The Hateful Eight


Ennio Morricone.
Sylvester Stallone.
Leonardo DiCaprio.

Sono un italiano e due italo-americani i protagonisti più rappresentativi della 73a edizione dei Golden Globe, i premi cinematografici più ambiti dopo gli Oscar assegnati da una giuria di poco meno di un centinaio di giornalisti della stampa estera iscritti all'Hollywood Foreign Press Association.

A breve faremo le nostre considerazioni, ma vi anticipiamo che non possiamo non essere soddisfatti per la vittoria dei tre.

Intanto vi presentiamo l'elenco di tutti i riconoscimenti filmici della serata con trailer, interviste, clip...

Visto che ci stiamo avvicinando ad una delle edizioni degli Oscar più incerte e combattute degli ultimi anni, chissà se Ennio, Sylvester e Leo non riescano a ripetersi...

Questi Golden Globe fanno ben sperare.


MIGLIOR FILM DRAMMATICO
Revenant - Redivivo (The Revenant), regia di Alejandro González Iñárritu

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICALE
Sopravvissuto - The Martian (The Martian), regia di Ridley Scott

MIGLIOR REGISTA
Alejandro González Iñárritu – Revenant - Redivivo (The Revenant)

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Brie Larson – Room

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Leonardo DiCaprio – Revenant - Redivivo (The Revenant)

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Jennifer Lawrence – Joy

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Matt Damon – Sopravvissuto - The Martian (The Martian)

MIGLIORE FILM DI ANIMAZIONE
Inside Out, regia di Pete Docter

MIGLIOR FILM STRANIERO
Il figlio di Saul (Saul fia), regia di László Nemes (Ungheria)

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Kate Winslet – Steve Jobs

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Sylvester Stallone – Creed - Nato per combattere (Creed)

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Aaron Sorkin – Steve Jobs

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE
Ennio Morricone – The Hateful Eight

MIGLIORE CANZONE
Writing's on the Wall (Sam Smith, Jimmy Napes) – Spectre

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