CINEMA A BOMBA!

sabato 25 marzo 2017

OSCAR 2017. LA BATTAGLIA DI HACKSAW RIDGE, LA GUERRA DI MEL

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA/Australia, 2016
139'
Regia: Mel Gibson
Interpreti: Andrew Garfield, Teresa Palmer, Luke Bracey, Vince Vaughn, Sam Worthington, Hugo Weaving, Rachel Griffiths, Nathaniel Buzolic, Ryan Corr.


Desmond Doss (Garfiled), cristiano avventista. è un giovane fermamente contrario ad uccidere il prossimo.

Quando gli USA decidono di entrare nella Seconda Guerra Mondiale, egli decide di arruolarsi per dare il proprio contributo, a condizione di non imbracciare un fucile, ma operando come soccorritore militare.

La sua obiezione di coscienza non verrà presa bene dai commilitoni e dai propri superiori; ma, impegnato nella difesa della scarpata di Maeda (la cosiddetta "Hacksaw Ridge" - letteralmente, la cresta del seghetto - del titolo) durante la massacrante battaglia di Okinawa (Giappone), egli riuscirà a salvare la vita di molti dei suoi compagni.

Alla fine delle ostilità verrà premiato con la medaglia d'onore, la più alta decorazione militare assegnata dal governo statunitense.
Senza aver mai sparato un colpo d'arma da fuoco.






Finalmente è tornato il Mel Gibson regista!

Ed è tornato alla grande con una pellicola che ha entusiasmato il pubblico già dal suo esordio alla Mostra del Cinema di Venezia 2016.

Sull'onda di un consenso crescente (anche da parte della critica), sono arrivati anche i riconoscimenti: 3 nomine ai Golden Globe 2017 e 6 agli Oscar - film, regia, attore protagonista (Garfield), montaggio sonoro, sonoro e montaggio.

Alla fine della cerimonia di premiazione degli Academy Award, due sono state le statuette vinte, per le ultime due categorie.

I contributi tecnici sono eccellenti, in effetti (Oscar strameritati), e il cast è incisivo: bravo Andrew Garfield - che col tempo sta facendo dimenticare il suo Spider-Man - ma anche la bella Teresa Palmer (già vista in Knight of Cups), Sam Worthington (Avatar, Texas Killing Fields), l'australiano Luke Bracey e un insolito Vince Vaughn se la cavano egregiamente.

La regia di Mel Gibson, poi, è una garanzia: riesce a incollare allo schermo lo spettatore e a coinvolgerlo emotivamente in modo efficace.

Gli scorsi anni del divo avevamo sentito parlare solo per gli innumerevoli scandali e per una serie di film interpretati non proprio di eccelsa qualità.
Ma come cineasta ha sempre saputo dimostrare un talento e una sensibilità eccezionali.

Molti critici gli imputano un'eccessiva violenza nelle sue pellicole, spesso additata come fine a se stessa.
Soffermarsi sulle scene brutali, secondo noi, non rende giustizia alla sua narrazione e ai temi trattati, che sono profondi e affrontati con rigore.

Ad esempio, quello della morte, fil rouge che in un modo o nell'altro unisce tutte le sue opere.

In L'Uomo Senza Volto (suo esordio dietro alla macchina da presa nel 1993), l'aver causato la morte in un incidente segna indelebilmente la vita del protagonista, che cerca poi di redimersi.
In Braveheart - 5 Oscar nel 1996, tra i quali film e regia allo stesso Gibson - la morte è l'inevitabile destino al quale va incontro l'eroe William Wallace, destinato però a rimanere nella Storia.
In La Passione di Cristo (2004) la morte è sconfitta dalla resurrezione di Gesù.
In Apolcalypto un giovane indio scappa da una spietata caccia all'uomo intrapresa da un guerriero Maya che vuole ucciderlo; il tutto alla vigilia della fine del loro mondo.

E in La Battaglia di Hacksaw Ridge la morte incombe sui soldati in guerra.

Quest'ultima non è trattata con indulgenza: è morte, appunto, distruzione, annichilimento, mutilazioni, sangue, violenza, disperazione, terrore.

Eppure...
Eppure, anche in un evento così traumatico, resiste qualche barlume di umanità, alimentato dalla fede: il soldato Doss, considerato un vigliacco, a rischio della propria esistenza non esiterà a gettarsi nel pericolo pur di salvare delle vite.

Il suo esempio sarà di conforto per i compagni a non lasciarsi sopraffare dal panico e gli guadagnerà il meritato rispetto.

Quante e quali cose può fare un uomo con la speranza in Dio, quante difficoltà può superare affidandosi a Lui...

Mel, se i tuoi film sono sinceri, ricordati che non sarai mai solo nella lotta contro i tuoi demoni.





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mercoledì 22 febbraio 2017

OSCAR 2017. NOMINATION: FILM E REGIA



14 nomination sono un numero impressionante - le categorie degli Academy Award sono 24, delle quali 4 dedicate a cortometraggi e documentari - raggiunto non a caso solo da due pellicole prima di quest'anno, Eva Contro Eva (nel 1951) e Titanic (nel 1998), che concretizzarono la vittoria rispettivamente con 6 e 11 statuette (record, a pari merito con Ben-Hur di William Wyler e Il Signore degli Anelli-Il Ritorno del Re di Peter Jackson) rispettivamente.

Sappiamo già che è improbabile che vinca in tutte le sezioni - per la canzone è candidata due volte - ma La La Land parte comunque come stra-favorita in questa 89a edizione degli Oscar.

Dalla sua, oltre alle suggestioni - i musical hanno trionfato solo 8 volte, l'ultima nel 2003 (Chicago); Damien Chazelle, se vincesse, sarebbe il regista più giovane mai premiato (battendo di pochi mesi Norman Taurog, 32 anni nel 1931) - ci sarebbero anche le statistiche.

Negli ultimi anni, infatti, chi è passato per la Mostra di Venezia è stato protagonista della Notte delle Stelle: nel 2013 Gravity aveva aperto la kermesse e poi aveva conquistato il maggior numero di statuette nel 2014; ma anche gli ultimi due vincitori per il miglior film - Birdman nel 2015 e Il Caso Spotlight nel 2016 - avevano respirato l'aria della Laguna.

E, come sappiamo, la storia d'amore ambientata a Los Angeles tra due giovani pieni di speranze per il futuro ha inaugurato l'anno scorso la rassegna del Lido.

Nella stessa edizione, fuori concorso, era presente anche La Battaglia di Hacksaw Ridge, grande ritorno dietro alla macchina da presa di Mel Gibson dopo un lungo periodo caratterizzato da scandali e polemiche: il racconto della straordinaria vicenda durante la Seconda Guerra Mondiale di un obiettore di coscienza, diventato eroe senza prendere mai in mano un'arma, ha convinto critica e pubblico ed ha fruttato 6 nomine - oltre che per film e regia, anche per Andrew Garfield attore protagonista e per montaggio, sonoro e montaggio sonoro.

Il fantascientifico Arrival del canadese Denis Villeneuve - su una linguista impegnata a tradurre messaggi extraterrestri - invece a Venezia era in concorso.
8 candidature, ma all'appello manca quella alla straordinaria Amy Adams, inspiegabilmente ignorata (ne abbiamo già parlato qui).

Stesso numero per Moonlight, che narra gioie (poche) e tormenti (tanti) di un giovane gay afroamericano.
Molto apprezzata la sensibilità con la quale è stato trattato il tema da Barry Jenkins, quarto cineasta di colore ad essere candidato come miglior regista - dopo John Singleton per Boyz n the Wood nel 1992, Lee Daniels per Precious nel 2010 e Steve McQueen per 12 Anni Schiavo nel 2014.
Se ce la facesse, Jenkins sarebbe il primo nero a vincere nella categoria.

È invece bianco (di origini italiane) - ma non è candidato per la regia, bensì per la sceneggiatura non originale - Theodore Melfi, il regista di Il Diritto di Contare (Hidden Figures), tratto dalla storia vera della scienziata afroamericana Katherine Johnson e delle sue compagne, che hanno avuto un ruolo importantissimo ma disconosciuto nel Programma Mercury e nella missione Apollo 11 (quella che portò i primi uomini sulla Luna).

Un'altra pellicola black è Barriere (Fences), trasposizione cinematografica di un'opera teatrale di August Wilson (morto nel 2005, ma nominato lo stesso per la sceneggiatura non originale) diretta da Denzel Washington
Ha maggiori possibilità di aggiudicarsi riconoscimenti per le interpretazioni: il divo e Viola Davis sono entrambi in lizza e con ottime chance.

Prove attoriali e script sono i punti di forza anche del drammatico Manchester By The Sea, diretto da Kenneth Lonergan (nella vita anche scrittore), con Casey Affleck (sì, è proprio il fratello minore della star di Will Hunting-Genio Ribelle, Argo e Batman v Superman: Dawn of Justice), Michelle Williams (alla sua quarta nomina) e il giovane Lucas Hedges (già visto in Moonrise Kingdom e Grand Budapest Hotel di Wes Anderson).

Un altro film strappalacrime è Lion, che tratta la vicenda (vera) di un giovane uomo di origine indiana in cerca della famiglia persa quando era molto piccolo.
La mancata candidatura del regista - l'esordiente Garth Davis - riduce un po' le possibilità di affermarsi nella categoria più prestigiosa, ma il film ha molti estimatori. Chissà...

Stesso discorso per il western contemporaneo Hell Or High Water su due fratelli che rapinano banche per salvare la loro fattoria.
La pellicola indie è la vera rivelazione di questa edizione degli Academy Awards: 4 nomination, per film, montaggio, sceneggiatura originale e attore non protagonista (Jeff Bridges, che non è solo il Drugo di Il Grande Lebowski).

Non vediamo l'ora che arrivi la notte tra il 26 e il 27 Febbraio per sapere alla fine chi vincerà.

Pubblicheremo a breve le nostre previsioni; ma se anche voi volete farvi un'idea, date un'occhiata ai trailer dei candidati per il miglior film e scoprite chi sono, cosa hanno fatto e come lavorano i registi nominati.

E poi anche un ripasso ai post precedenti potrebbe rivelarsi utile e interessante.






MIGLIOR FILM


Arrival, prodotto da Shawn Levy, Dan Levine, Aaron Ryder e David Linde


Barriere (Fences), prodotto da Scott Rudin, Denzel Washington e Todd Black


La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge), prodotto da Bill Mechanic e David Permut


Hell or High Water, prodotto da Carla Hacken e Julie Yorn


Il diritto di contare (Hidden Figures), prodotto da Donna Gigliotti, Peter Chernin, Jenno Topping, Pharrell Williams e Theodore Melfi


La La Land, prodotto da Fred Berger, Jordan Horowitz e Marc Platt


Lion - La strada verso casa (Lion) , prodotto da Emile Sherman, Iain Canning e Angie Fielder


Manchester by the Sea, prodotto da Matt Damon, Kimberly Steward, Chris Moore, Lauren Beck e Kevin J. Walsh


Moonlight, prodotto da Adele Romanski, Dede Gardner e Jeremy Kleiner






MIGLIOR REGIA


Damien Chazelle – La La Land


Barry Jenkins – Moonlight


Kenneth Lonergan – Manchester by the Sea


Denis Villeneuve - Arrival


Mel Gibson – La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge)





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sabato 7 gennaio 2017

GOLDEN GLOBE 2017. LE NOMINATION

Il manifesto della serata di quest'anno.  


Da qualche anno, i Golden Globe Awards non sono più l'anteprima dei Premi Oscar.

Questi riconoscimenti - assegnati da giornalisti della stampa estera - ci sembrano più attinenti ai gusti e al mercato internazionali, maggiormente rivelatori di un'effettiva qualità artistica, contrariamente alle famose statuette che appaiono invece legate a troppi interessi politico-economici.

Anche per questo, l'attenzione alla serata dei "Globi d'Oro" - quest'anno condotta e presentata dal comico Jimmy Fallon - è altissima.
Chi vincerà?

Per quanto concerne i film drammatici, la sfida pare piuttosto equilibrata, con Moonlight e Manchester by the Sea in leggero vantaggio.
La prima pellicola è un'opera all black forte di ben 6 candidature, tra cui quella a Naomie Harris (Ms. Moneypenny di Spectre) come miglior attrice non protagonista e a Mahershala Ali, favoritissimo tra gli attori non protagonisti.
La seconda, prodotta da Matt Damon (che dalla scorsa edizione era uscito tra i vincitori, grazie a The Martian), ha dalla sua parte altre 5 nomine che pesano: miglior film, regia, attore protagonista, attrice non protagonista e sceneggiatura.

Il terzo incomodo potrebbe essere Hacksaw Ridge, una specie di Sergente York con Andrew Garfield (il secondo Spider-Man) al posto di Gary Cooper.
È il ritorno del figliol prodigo Mel Gibson dopo gli scandali che hanno funestato i suoi ultimi anni a Hollywood.

Tra le commedie, La La Land non sembra avere rivali: 7 candidature, il plauso unanime della critica a partire dall'ultima Mostra del Cinema di Venezia, due protagonisti di prima classe (Ryan Gosling di Drive e Emma Stone di Birdman) e un regista emergente da non sottovalutare (Damien Chazelle, già autore dell'ottimo Whiplash).

Ma tra i nominati figura anche... Deadpool!
Un bel colpo per lo spassoso film con Ryan Reynolds che ha ridefinito il genere supereroistico a suon di battute e situazioni politicamente scorrette.
Un riconoscimento di questo calibro sarebbe l'apoteosi.

Da segnalare anche il ritorno della nostra beneamata Jessica Chastain: la rossa diva californiana - già "globizzata" 4 anni fa per la sua interpretazione in Zero Dark Thirty - parte in testa a tutte con la drammatica performance di Miss Sloane.

Sul fronte "leggero" si nota invece la presenza dell'onnipotente (nonché onnipresente) Meryl Streep: per lei si tratta della nomination numero 30 in neppure 40 anni! Di cui ben 8 trasformatesi in premi!
Un'altra vittoria con Florence la renderebbe solo più immortale...

In attesa di scoprire il verdetto della serata, più in basso trovate la lista delle candidature principali.
E, come sempre, che vinca il migliore.






MIGLIOR FILM DRAMMATICO
Hacksaw Ridge, regia di Mel Gibson
Hell or High Water, regia di David Mackenzie
Lion - La strada verso casa (Lion), regia di Garth Davis
Manchester by the Sea, regia di Kenneth Lonergan
Moonlight, regia di Barry Jenkins

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICALE
20th Century Women, regia di Mike Mills
Deadpool, regia di Tim Miller
Florence (Florence Foster Jenkins), regia di Stephen Frears
La La Land, regia di Damien Chazelle
Sing Street, regia di John Carney

MIGLIOR REGISTA
Damien Chazelle – La La Land
Tom Ford – Animali notturni (Nocturnal Animals)
Mel Gibson – Hacksaw Ridge
Barry Jenkins – Moonlight
Kenneth Lonergan – Manchester by the Sea

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Amy Adams – Arrival
Jessica Chastain – Miss Sloane
Isabelle Huppert – Elle
Ruth Negga – Loving
Natalie Portman– Jackie

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Andrew Garfield – Hacksaw Ridge
Casey Affleck – Manchester by the Sea
Denzel Washington – Barriere (Fences)
Joel Edgerton – Loving
Viggo Mortensen - Captain Fantastic

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Annette Bening – 20th Century Women
Lily Collins – L'eccezione alla regola (Rules Don't Apply)
Hailee Steinfeld – The Edge of Seventeen
Emma Stone – La La Land
Meryl Streep – Florence (Florence Foster Jenkins)

MIGLIORE ATTORE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE
Colin Farrell – The Lobster
Hugh Grant – Florence (Florence Foster Jenkins)
Jonah Hill – Trafficanti (War Dogs)
Ryan Gosling – La La Land
Ryan Reynolds Deadpool

MIGLIOR FILM DI ANIMAZIONE
Kubo e la spada magica (Kubo and the Two Strings), regia di Travis Knight
La mia vita da Zucchina (Ma vie de Courgette), regia di Claude Barras
Oceania (Moana), regia di Ron Clements e John Musker
Sing, regia di Garth Jennings
Zootropolis (Zootopia), regia di Byron Howard e Rich Moore

MIGLIOR FILM STRANIERO
Elle, regia di Paul Verhoeven (Francia)
Neruda, regia di Pablo Larraín (Cile)
Il cliente (Forushande), regia di Asghar Farhadi (Iran)
Toni Erdmann, regia di Maren Ade (Germania)
Divines, regia di Uda Benyamina (Francia)

MIGLIORE ATTICE NON PROTAGONISTA
Viola Davis – Barriere (Fences)
Naomie Harris – Moonlight
Nicole Kidman – Lion - La strada verso casa (Lion)
Octavia Spencer – Il diritto di contare (Hidden Figures)
Michelle Williams – Manchester by the Sea

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Aaron Taylor-Johnson – Animali notturni (Nocturnal Animals)
Dev Patel – Lion - La strada verso casa (Lion)
Jeff Bridges – Hell or High Water
Mahershala Ali – Moonlight
Simon Helberg – Florence (Florence Foster Jenkins)

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Damien Chazelle – La La Land
Tom Ford – Animali notturni (Nocturnal Animals)
Barry Jenkins – Moonlight
Kenneth Lonergan – Manchester by the Sea
Taylor Sheridan – Hell or High Water

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE
Nicholas Britell – Moonlight
Justin Hurwitz – La La Land
Jóhann Jóhannsson – Arrival
Volker Bertelmann e Dustin O'Halloran – Lion - La strada verso casa (Lion)
Pharrell Williams, Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch – Il diritto di contare (Hidden Figures)

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
Can't Stop the Feeling! (Max Martin, Shellback e Justin Timberlake) – Trolls
City Of Stars (Justin Hurwitz, Benj Pasek e Justin Paul) – La La Land
Faith (Ryan Tedder, Stevie Wonder e Francis Farewell Starlite) – Sing
Gold (Brian Burton, Stephen Gaghan, Daniel Pemberton e Iggy Pop) – Gold
How Far I'll Go (Lin-Manuel Miranda) – Oceania (Moana)




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martedì 13 settembre 2016

VENEZIA 2016. È TORNATO LO SPIRITO DEL 2011!

Dall'alto: Lav Diaz con il Leone d'Oro vinto da The Woman Who Left; Tom Ford con il Gran Premio della Giuria; Amat Escalante (a sinistra) e Andrei Konchalovsky (a destra) con i riconoscimenti per la migliore regia; Oscar Martinez con la Coppa Volpi.  


Dopo 4 anni di selezioni imbarazzanti, premi assegnati a casaccio e la conseguente disaffezione di pubblico e critica, finalmente possiamo confermarlo: l'edizione di quest'anno della Mostra è stata la migliore dal 2011.

Finalmente grandi titoli e grandi autori accanto a talenti promettenti, finalmente un'atmosfera glam, finalmente una selezione di film che non sembrano gli scarti degli altri festival, finalmente la percezione che quest'anno Venezia sia meglio di Cannes e Toronto.

Finalmente si è tornati allo spirito e ai fasti delle edizioni della kermesse guidate da Marco Müller, in particolare a quella storica del 2011, infarcita di opere interessanti e stuzzicanti.

Certo, il filippino The Woman Who Left - storia in bianco e nero della redenzione di una donna detenuta per molti anni illegalmente in prigione - coi suoi 226 minuti di durata (!) difficilmente attirerà folle al di fuori della propria patria (e forse neanche là).

Diciamolo: erano presenti altre pellicole di maggiore appeal che potevano essere premiate con il massimo riconoscimento.
Però scegliendo questa, la Giuria presieduta da Sam Mendes ha probabilmente voluto valorizzarne una di una cinematografia "povera", non in grado di far sentire la propria voce nel mercato globale.

L'opera di Lav Diaz sparirà presto dalla memoria (tranne di quelli che se la sono dovuta sorbire), ma per lo meno resterà nelle statistiche.

Già: che cosa resterà di questa 73a edizione del festival lagunare?

Non certo i film italiani: già solo leggendo le trame, i titoli nostrani non sembravano certo i più accattivanti.
Il riscontro di spettatori, critici e giurati ha comunque confermato questa impressione.

A lasciare il segno sono state invece le pellicole statunitensi: tante, di ottimo livello e molto apprezzate.

A partire da La La Land, il musical romantico di Damien Chazelle (già autore dell'ottimo Whiplash) che ha convinto e conquistato tutti.

Oltre all'onore di aprire la kermesse, esso si pone già come serio pretendente agli Oscar 2017 e intanto ha già fruttato a Emma Stone la Coppa Volpi come migliore attrice.
Già candidata all'Oscar per Birdman, la protagonista di Magic in the Moonlight potrebbe fare il bis nella prossima edizione, ma dovrà vedersela con altre due colleghe che hanno raccolto un plauso unanime: Natalie Portman e Amy Adams.

La prima è una convincentissima Jacqueline Kennedy nel biopic a lei dedicato, Jackie, di Pablo Larraín: molti si aspettavano un riconoscimento alla protagonista o al cineasta, ma a essere premiata è stata la sceneggiatura.
Non se la prenda troppo, la diva di Star Wars: nel 2011 ha vinto l'Oscar come attrice protagonista per Black Swan, passato anch'esso dal Lido (aveva inaugurato l'edizione del 2010).
Chissà...

La seconda si è presentata a Venezia con ben due film in concorso: il fantascientifico Arrival di Denis Villeneuve non ha vinto nulla, ma siamo sicuri che avrà possibilità di rifarsi; il thriller molto elegante Nocturnal Animals si è invece aggiudicato il Gran Premio della Giuria (tradizionalmente, una sorta di medaglia d'argento), andato allo stilista-cineasta Tom Ford.
Agli Oscar, la Lois Lane di Batman v Superman ha già collezionato 6 nomination: ne prevediamo un'altra tra pochi mesi e le auguriamo di vincere prima o poi l'ambita statuetta.

Ha sorpreso molti il Premio Speciale della Giuria al controverso The Bad Batch, storia pulp ambientata in una comunità di cannibali diretta dalla giovane Ana Lily Amirpour, unica regista donna presente in competizione assieme alla nostra Martina Parenti (coautrice con Massimo d'Anolfi del documentario Spira Mirabilis).

Fuori concorso si è assistito invece al ritorno di Mel Gibson dietro alla macchina da presa con Hacksaw Ridge, vicenda bellica che narra del primo obiettore di coscienza a vincere la medaglia d'onore al valor militare.
Lasciati alle spalle i tanti scandali degli ultimi anni, il divo è tornato alla grande: se Hollywood lo perdonerà, potremmo avere un altro serio contendente agli Academy Awards 2017.

E gli altri?

La cinematografia latino-americana si sta dimostrando una delle più vivaci.

Dopo l'exploit dell' anno scorso - Leone d'Oro al venezuelano Desde allá di Lorenzo Vigas e Leone d'Argento per la migliore regia all'argentino Pablo Trapero per El Clan - anche questa volta riesce a ritagliarsi uno spazio, con la prestigiosa Coppa Volpi per il miglior attore andata a Oscar Martinez - anch'egli argentino e protagonista della commedia rivelazione El Ciudadano Ilustre - e il premio come miglior regista al messicano Amat Escalante - messicano come Alfonso Cuarón e Alejandro González Iñárritu, vincitori per la regia delle edizioni 2014, 2015, 2016 degli Oscar.

Escalante che però ha dovuto condividere il premio con il russo Andrei Konchalovsky, che lo stesso riconoscimento lo aveva già ricevuto a Venezia 2014.
L'autore di Tango & Cash al momento di essere premiato ha azzardato un discorso di ringraziamento in italiano: il risultato non è stato dei migliori, ma apprezziamo comunque la buona volontà (anche Tom Ford ha parlato nel nostro idioma, cavandosela molto meglio; ma lavorare nel mondo della moda lo ha aiutato maggiormente).

Gloria l'ha ricevuta anche un altro cineasta slavo, il polacco Jerzy Skolimowski, che in Laguna si era già aggiudicato il Gran Premio della Giuria nel 2010 ed era stato in concorso l' anno scorso: a lui e a Jean-Paul Belmondo il Leone d'Oro alla carriera.

Ben 62 anni separano il divo francese (classe 1933) dalla giovane tedesca Paula Beer, vincitrice del Premio Marcello Mastroianni per talenti emergenti: le auguriamo una carriera soddisfacente quanto quelle dei suoi predecessori Gael García Bernal e Diego Luna, Jennifer Lawrence, Jasmine Trinca, Mila Kunis, Tye Sheridan.

Insomma, caro Alberto Barbera, questa Mostra n. 73 ci è piaciuta: dai retta a noi, le edizioni al risparmio non funzionano e non danno agli appassionati paganti quelle emozioni che anche noi avevamo provato vedendo Wilde Salomé, Alois Nebel, La Talpa, Cime Tempestose, Texas Killing Fields e Killer Joe.

Quelle emozioni che solo la Mostra di Venezia può dare, e nessun altro.







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mercoledì 31 agosto 2016

VENEZIA 2016. I FILM IN E FUORI CONCORSO

Dall'alto: Ryan Gosling ed Emma Stone si librano in volo nel film di apertura della Mostra, La La Land di Damien Chazelle; una scena di Arrival di Denis Villeneuve; un'immagine tratta da Hacksaw Ridge di Mel Gibson. 


La 73a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (31 Agosto - 10 Settembre 2016) promette fuochi d'artificio.

Dopo anni di magra, la rassegna cinematografica più longeva al mondo potrebbe tornare sotto le luci della ribalta internazionale che si addicono al suo grande prestigio: il programma questa volta non presenta più quelli che potevano sembrare scarti degli altri festival, ma opere di artisti di primo piano e di autori promettenti.

In particolare, la giuria della sezione principale - presieduta dal regista inglese Sam Mendes (American Beauty, Era mio padre, Revolutionary Road, Skyfall, Spectre) e comprendente l'artista Laurie Anderson (in concorso l'anno scorso), le attrici Gemma Arterton, Chiara Mastroianni, Nina Hoss, Zhao Wei, lo scrittore/sceneggiatore Giancarlo De Cataldo, il documentarista Joshua Oppenheimer, il vincitore del Leone d'Oro 2015 Lorenzo Vigas - avrà l'arduo compito di assegnare premi a lavori molto diversi tra di loro e tutti potenzialmente molto interessanti.

Anche le pellicole fuori concorso e nelle sezioni collaterali sembrerebbero in gran parte accattivanti, così come i tanti documentari e cortometraggi.

Vi presenteremo nel prossimo post le nostre valutazioni preliminari, ma possiamo già anticiparvi che un cartellone così è da leccarsi i baffi: opere dei maestri Terrence Malick (un ambizioso documentario), Wim Wenders, Emir Kusturica, Mel Gibson; pellicole dei meno noti ma molto talentuosi Damien Chazelle (che avrà l'onore di aprire la kermesse con l'attesissimo e promettentissimo La La Land) Derek Cianfrance, Pablo Larraín, François Ozon, Denis Villeneuve; film potenzialmente sorprendenti (teniamo d'occhio il documentario italiano Spira Mirabilis, tra gli altri) e di intrattenimento (come il nuovo I Magnifici 7)...

E poi occhio alla sfida al femminile tra le due dive Amy Adams e Natalie Portman, entrambe presenti al Lido con due pellicole ciascuna (e che pellicole!), così come il cantautore australiano Nick Cave.

Insomma, pare proprio che quest'anno ci sarà da divertirsi, come potrete constatare anche voi dando un'occhiata a trailer, trame, interviste con i registi, curiosità... che abbiamo cercato per voi e che potete trovare nei link seguenti.

Si accendano i riflettori, si azionino i proiettori: la Mostra di Venezia 2016... si mostra al mondo nel suo splendore!








FILM IN CONCORSO

La La Land, regia di Damien Chazelle (USA) [Film di apertura], con Ryan Gosling, Emma Stone, John Legend, J.K. Simmons
The Bad Batch, regia di Ana Lily Amirpour (USA), con Jason Momoa, Keanu Reeves, Jim Carrey
Une vie, regia di Stéphane Brizé (Francia, Belgio)
The Light Between Oceans, regia di Derek Cianfrance (USA, Australia, Nuova Zelanda), con Michael Fassbender, Alicia Vikander, Rachel Weisz
El ciudadano ilustre, regia di Mariano Cohn, Gastón Duprat (Argentina, Spagna)
Spira mirabilis, regia di Massimo d'Anolfi, Martina Parenti (Italia, Svizzera) [Documentario]
The Woman Who Left (Ang babaeng humayo), regia di Lav Diaz (Filippine)
La región salvaje, regia di Amat Escalante (Messico)
Nocturnal Animals, regia di Tom Ford (USA), con Jake Gyllenhaal, Amy Adams, Michael Shannon
Piuma, regia di Roan Johnson (Italia)
Paradise (Rai), regia di Andrei Konchalovsky (Russia, Germania)
Brimstone, regia di Martin Koolhoven (Paesi Bassi, Germania, Belgio, Francia, Gran Bretagna, Svezia), con Dakota Fanning, Guy Pearce, Kit Harington, Carice Van Houten
On the Milky Road (Na mlijecnom putu), regia di Emir Kusturica (Serbia, Gran Bretagna), con Monica Bellucci, Emir Kusturica
Jackie, regia di Pablo Larraín (Usa, Cile), con Natalie Portman, Peter Sarsgaard, Greta Gerwig, John Hurt
Voyage of Time, regia di Terrence Malick (Usa, Germania) [Documentario], con le voci di Brad Pitt e Cate Blanchett e la colonna sonora di Ennio Morricone
El Cristo ciego, regia di Christopher Murray (Cile, Francia)
Frantz, regia di François Ozon (Francia, Germania)
Questi giorni, regia di Giuseppe Piccioni (Italia), con Margherita Buy, Filippo Timi
Arrival, regia di Denis Villeneuve (USA), con Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker
Les beaux jours d'Aranjuez, regia di Wim Wenders (Francia, Germania), con Nick Cave








FILM FUORI CONCORSO

One More Time with Feeling, regia di Andrew Dominik (Gran Bretagna), con Nick Cave
The Bleeder, regia di Philippe Falardeau (USA, Canada), con Liev Schreiber, Naomi Watts, Ron Perlman
I magnifici 7 (The Magnificent Seven), regia di Antoine Fuqua (USA), con Denzel Washington, Chris Pratt, Ethan Hawke, Vincent D’Onofrio
Hacksaw Ridge, regia di Mel Gibson (USA, Australia), con Andrew Garfield, Vince Vaughn, Teresa Palmer, Sam Worthington
The Journey, regia di Nick Hamm (Gran Bretagna), con Timothy Spall, Colm Meaney, Freddie Highmore, John Hurt
À jamais, regia di Benoît Jacquot (Francia, Portogallo), con Mathieu Amalric
Gantz:O, regia di Yasushi Kawamura (Giappone) [Film d'animazione]
The Age of Shadows (Miljeong), regia di Jee Woon Kim (Corea del Sud)
Monte, regia di Amir Naderi (Italia, USA, Francia), con Anna Bonaiuto
Tommaso, regia di Kim Rossi Stuart (Italia), con Kim Rossi Stuart, Jasmine Trinca, Cristiana Capotondi
The Young Pope, regia di Paolo Sorrentino (Italia, Francia, Spagna, USA) - [Serie Tv. Episodi I e II], con Jude Law, Diane Keaton, Silvio Orlando
Planetarium, regia di Rebecca Zlotowski (Francia, Belgio), con Natalie Portman








DOCUMENTARI

Our War, regia di Bruno Chiaravalloti, Claudio Jampaglia, Benedetta Argentieri (Italia, USA)
I called him Morgan, regia di Kasper Collin (Svezia, USA)
Austerlitz, regia di Sergei Loznitsa (Germania)
Assalto al cielo, regia di Francesco Munzi (Italia)
Safari, regia di Ulrich Seidl (Austria, Danimarca)
American Anarchist, regia di Charlie Siskel (USA)








CORTOMETRAGGI

Le reste est l'oeuvre de l'homme, regia di Doria Achour (Francia, Tunisia)
Dadyaa, regia di Bibhusan Basnet, Pooja Gurung (Nepal, Francia)
Stanza 52, regia di Maurizio Braucci (Italia)
Molly Bloom, regia di Chiara Caselli (Italia)
Samedi Cinema, regia di Mamadou Dia (Senegal)
Colombi, regia di Luca Ferri (Italia)
On the Origin of Fear, regia di Bayu Prihantoro Filemon (Indonesia)
Good News, regia di Giovanni Fumu (Corea del Sud, Italia)
Ruah, regia di Flurin Giger (Svizzera)
Ce qui nous éloigne, regia di Wei Hu (Francia), con Isabelle Huppert
Good Luck, Orlo! (Srecno, Orlo!), regia di Sara Kern (Slovenia, Croazia, Austria)
Amalimbo, regia di Juan Pablo Libossart (Svezia, Estonia)
Midwinter, regia di Jake Mahaffy (USA, Nuova Zelanda)
La voz perdida, regia di Marcello Martinessi (Paraguay, Venezuela, Cuba)
500.000 years (500.000 pee), regia di Chai Siris (Tailandia)
First Night (Prima noapte), regia di Andrei Tanase (Romania, Germania)








Questi sono invece le opere che più ci paiono interessanti nella vasta sezione ORIZZONTI:

King of the Belgians, regia di Peter Brosens, Jessica Woodworth (Belgio, Paesi Bassi, Bulgaria)
Through the Wall (Laavor et Hakim), regia di Rama Burshtein (Israele)
Liberami, regia di Federica Di Giacomo (Italia)
Dawson City: Frozen Time, regia di Bill Morrison (USA, Francia)
Réparer les vivants, regia di Katell Quillévéré (Francia, Belgio), con Tahar Rahim, Emmanuelle Seigner
Dark Night, regia di Tim Sutton (USA)
Il più grande sogno, regia di Michele Vannucci (Italia)








Nuova, ma particolarmente accattivante, la rassegna non competitiva CINEMA NEL GIARDINO, che prevede incontri ed approfondimenti con autori, interpreti, personalità del mondo della cultura.
Questi titoli, in particolare, ci sembrano meritevoli di attenzione:

Inseparables, regia di Marcos Carnevale (Argentina)
Franca: Chaos and Creation, regia di Francesco Carrozzini (Italia) - documentario
In Dubious Battle, regia di James Franco (USA), con Bryan Cranston, Ed Harris, James Franco, Josh Hutcherson, Robert Duvall, Sam Shepard, Selena Gomez
The Net (Geumul), regia di Kim Ki-Duk (Corea del Sud)
L'estate addosso, regia di Gabriele Muccino (Italia)
Pets - Vita da animali (The Secret Life of Pets), regia di Chris Renaud, Yarrow Cheney (USA)
Robinù, regia di Michele Santoro (Italia) - documentario
My Art, regia di Laurie Simmons (USA)

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lunedì 21 marzo 2016

OSCAR 2016. MAD MAX: FURY ROAD, NELLA TESTA DI GEORGE MILLER

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

Australia/USA, 2015
120'
Regia: George Miller
Interpreti: Tom Hardy, Charlize Theron, Nicholas Hoult, Hugh Keays-Byrne, Josh Helman, Rosie Huntington-Whiteley, Zoë Kravitz, Megan Gale, iOTA.


Fury Road è la strada che attraversa un arido deserto di sabbia che si estende a perdita d'occhio.
Al suo termine c'è la Cittadella, l'unico posto dove sopravvive un po' di vegetazione.

La Cittadella è controllata da Immortan (sic) Joe (Keays-Byrne), che ha a sua disposizione - oltre ad acqua, cibo, mezzi di trasporto - un esercito di Figli della Guerra che hanno costante bisogno di trasfusioni da persone sane e un harem personale di belle ragazze da ingravidare.

Un giorno una di queste, l'intrepida Furiosa (Theron), si impossessa di un'autocisterna e cerca di scappare con le sue giovani compagne.

Ad aiutarla nella fuga, un ragazzo malato della Cittadella (Hoult) e soprattutto un prigioniero costretto a fare da sacca di sangue vivente: Max "Mad Max" Rockatansky (Hardy), uomo in cerca di redenzione dopo la morte dei propri familiari.

Nella testa del settantunenne regista australiano George Miller ci deve essere un bel guazzabuglio di idee.

L'autore di pellicole quali la commedia nera Le Streghe di Eastwick (1987), il drammatico L'Olio di Lorenzo (1992) e i buffi e divertenti Babe, Maialino Coraggioso (1995. Non lo ha diretto, ma solo sceneggiato e prodotto), Babe Va in Città (1998), Happy Feet (2006, Oscar come miglior film d'animazione), Happy Feet 2 (2011), è infatti lo stesso che, con i primi tre film della saga dedicata a Mad Max, era riuscito a re-inventare la fantascienza immettendovi forti dosi di ritmo forsennato (con un montaggio velocissimo), aggressività, violenza e pessimismo.

Trent'anni dopo Mad Max-Oltre la Sfera del Tuono (1985), che era l'ultimo della serie - gli altri sono il capostipite Interceptor del 1979 e Interceptor-Il Guerriero della Strada del 1981 - il buon Miller decide di rimettersi nuovamente in gioco.

Non proponendo un semplice reboot - cioè, un riscrivere le origini di un personaggio utilizzando però un canovaccio facilmente riconoscibile dai fan - ma re-inventando il mondo che lo aveva reso celebre, pur restando fedele al proprio stile e senza disdegnare, qua e là, citazioni dai suoi lavori precedenti.

La gestazione di Mad Max: Fury Road è stata piuttosto lunga: l'idea era venuta al nostro George circa dodici anni fa, ma problemi produttivi e organizzativi di varia natura - tra i quali la defezione di Mel Gibson - hanno finito per posticiparne la realizzazione.

Visti però i risultati, l'attesa è stata ben ripagata: la presentazione a Cannes 2015 (l'anteprima era però avvenuta a Hollywood qualche giorno prima) è stata un tripudio, così come la risposta del pubblico e della critica, culminata con ben 10 nomination agli Oscar: per film, regia e tutti i premi tecnici (fotografia, montaggio, sonoro, montaggio sonoro, scenografia, costumi, trucco & parrucco, effetti speciali).

Queste 10 nomine si sono infine concretizzate in ben 6 Oscar - tutti quelli delle categorie tecniche, tranne effetti speciali e fotografia - che ne hanno fatto quasi il vincitore morale (si veda il nostro post precedente), specie considerando che Revenant-Redivivo ne ha vinti solo 3 e che Il Caso Spotlight - miglior film, a sorpresa - si è addirittura fermato a 2.

Non male per una pellicola dove ciò che conta non è tanto la trama o i dialoghi o un discorso "alto" da veicolare; bensì l'azione, la velocità, le immagini - splendide, tra l'altro: complimenti al direttore di fotografia John Seale, che si è ritirato dalla pensione per lavorare a quest'opera!

La visionarietà di George Miller è in effetti notevole e deve molto all'immaginario heavy metal e steampunk, coi colori che passano dal livido al vivido senza tante sfumature.

Questo stile raggiunge il culmine nelle scene di inseguimento: pensate ad un western tipo Ombre Rosse.
Con moto, camion, auto corazzate, alte pertiche alle quali sono appesi uomini armati, guerrieri dipinti di bianco e un mostruoso chitarrista metal che - sospeso con corde elastiche su un gigantesco palco mobile - suona una chitarra elettrica che lancia fiamme (personaggio geniale incarnato dal musicista australiano iOTA).

Grazie all'apporto di acrobati del Cirque du Soleil, di atleti olimpici, di stuntmen e di pochissimi effetti speciali digitali, la coreografia e lo spettacolo sono garantiti a livelli di altissima professionalità e spettacolarità.

Il ritmo è incalzante e degno del William Friedkin di Il Braccio Violento della Legge, Vivere e Morire a Los Angeles e Jade.

Per quel che riguarda gli attori, Tom Hardy - nonostante alcuni dissidi col regista (dei quali comunque si è pentito) - si cala molto bene nel ruolo del protagonista, tanto da non far rimpiangere troppo Mel Gibson, che lo aveva personificato nelle tre pellicole precedenti.
C'è anche da dire che il Mad Max dell'inglese sembra un altro personaggio rispetto a quello dell'australiano d'adozione: d'altra parte era proprio l'intento di Miller quello di re-inventare la saga, a partire dal suo eroe.

Poi c'è Charlize Theron.
La sudafricana si inserisce a pieno titolo nel novero delle attrici in grado di essere credibili nella parte di eroine di action movie di fantascienza, in compagnia della Sigourney Weaver di Alien, della Linda Hamilton di Terminator e, più recentemente, della Jennifer Lawrence di The Hunger Games e della Daisy Ridley di Star Wars-Il Risveglio della Forza.

Rasata e senza un braccio, perde qualcosa della sua leggendaria bellezza; ciononostante riesce a rubare la scena a tutti con grinta e personalità, risultando il vero motore dell'azione.
La mancata candidatura agli Oscar per la sua prova è una nota stonata, ma il tempo saprà essere galantuomo con lei.

Detto questo, Mad Max: Fury Road è soprattutto un trionfo per il regista; che lo ha pensato nei minimi dettagli, ci ha creduto, ci ha messo se stesso, il suo entusiasmo, la sua esperienza.

"Non sei in un film, sei nella testa di George", ha sentenziato Hardy in un'intervista.

Volenti o nolenti, siamo finiti veramente nella testa di George Miller!
E abbiamo visto cose mirabolanti.

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