CINEMA A BOMBA!

domenica 20 febbraio 2022

OSCAR 2022. NOMINATION: DOCUMENTARI E CORTOMETRAGGI

(Una sequenza del corto animato Robin Robin).  


Domanda: quali sono le categorie tradizionalmente più snobbate dall'Academy (e pure dai mass media)?
Risposta: ma ovviamente cortometraggi e documentari!

A nostro modesto parere, decisamente a torto: ci sono molte pellicole decisamente interessanti, anche quest'anno.

Ad esempio Attica, che racconta un tema già affrontato oltre 40 anni fa da Quel Pomeriggio di un Giorno da Cani con Al Pacino.
Oppure Flee, prodotto dal rapper-attore Riz Ahmed già visto in Rogue One: a Star Wars Story.

Questi ha firmato pure The Long Goodbye, corto girato per promuovere il proprio nuovo, omonimo disco, che vede tra gli altri la partecipazione del due volte premio Oscar Mahershala Ali.

L'universo femminista (e non solo quello) non potrà non apprezzare The Queen of Basketball, sulla storia vera di Lusia Harris, la prima - e finora unica - donna a guidare la NBA.

Tra i corti animati spicca invece Robin Robin, con un cast vocale di cui fanno parte anche Richard E. Grant (Shakespeare a Colazione, Star wars: L'Ascesa di Skywalker) e Gillian Anderson (X-Files).

Volete l'elenco dei nominati in queste categorie?
Eccovi accontentate/i, lo trovate qui sotto!


Miglior documentario
Ascension, regia di Jessica Kingdon, Kira Simon-Kennedy e Nathan Truesdell
Attica, regia di Stanley Nelson e Traci A. Curry
Flee, regia di Jonas Poher Rasmussen, Monica Hellström, Signe Byrge Sørensen e Charlotte De La Gournerie
Summer of Soul, regia di Questlove, Joseph Patel, Robert Fyvolent e David Dinerstein
Writing with Fire, regia di Rintu Thomas e Sushmit Ghosh

Miglior cortometraggio documentario
Audible, regia di Matthew Ogens e Geoff McLean
Lead Me Home, regia di Pedro Kos e Jon Shenk
The Queen of Basketball, regia di Ben Proudfoot
Three Songs for Benazir, regia di Elizabeth Mirzaei e Gulistan Mirzaei
When We Were Bullies, regia di Jay Rosenblatt

Miglior cortometraggio
Ala Kachuu - Take and Run, regia di Maria Brendle e Nadine Lüchinger
The Dress, regia di Tadeusz Łysiak e Maciej Ślesicki
The Long Goodbye, regia di Aneil Karia e Riz Ahmed
On My Mind, regia di Martin Strange-Hansen e Kim Magnusson
Please Hold, regia di K.D. Dávila e Levin Menekse

Miglior cortometraggio d'animazione
Affairs of the Art, regia di Joanna Quinn e Les Mills
Bestia, regia di Hugo Covarrubias e Tevo Díaz
Boxballet, regia di Anton Dyakov
Robin Robin, regia di Dan Ojari e Mikey Please
The Windshield Wiper, regia di Alberto Mielgo e Leo Sanchez


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domenica 18 aprile 2021

OSCAR 2021. NOMINATION: FILM D'ANIMAZIONE, FILM INTERNAZIONALE, SCENEGGIATURE

Dall'alto: una scena di Soul; Mads Mikkelsen in Un Altro Giro; Sacha Baron Cohen (a destra) sul set di Borat-Seguito di Film Cinema.


Chi vincerà la statuetta per il miglior film di animazione, quest'anno?
Domanda oziosa: forte anche del recente Golden Globe, Soul - il più recente tra i capolavori firmati Disney-Pixar - non sembra avere rivali.

Gli unici avversari in grado di impensierire il favorito potrebbero essere Onward (anch'essa un'opera Disney-Pixar) e Shaun: Farmageddon (lungometraggio con protagonista la pecora di una famosa serie in stop-motion britannica, ideata dagli stessi autori di Wallace & Gromit e Galline in Fuga).

Gli altri due titoli in gara dovrebbero avere ancora meno chance di successo.
Insomma, in questo ambito il dado sembra già tratto.

Anche per il miglior film internazionale - fino a un paio di anni fa la categoria si chiamava "miglior film straniero" - non sembra esserci storia.

Il danese Un Altro Giro, con protagonista l'hollywoodiano tornato in patria Mads Mikkelsen (lo ricorderete in Dottor Strange e Rogue One; presto lo vedremo al posto di Johnny Depp nel prossimo capitolo di Animali Fantastici), segue le tracce di alcuni suoi illustri predecessori, come Roma e Parasite: un Oscar assegnato praticamente a tavolino.



Più combattuta è la competizione nelle due sezioni riservate alla scrittura: miglior sceneggiatura originale e miglior adattamento.

Nella prima, Il Processo ai Chicago 7 del drammaturgo-regista Aaron Sorkin - apparentemente in vantaggio - se la vedrà con un paio di contendenti di alto livello: in particolare, Sound of Metal e Una Donna Promettente.

Nella seconda, la sfida è ancora più incerta.
Il dissacrante comico inglese Sacha Baron Cohen, anch'egli fresco vincitore ai Golden Globe, potrebbe fare la storia con Borat - Seguito di Film Cinema, ma sulla sua strada troverà l'emergentissima Chloé Zhao.

Col suo osannato Nomadland la regista cinese potrebbe fare incetta di statuette, compresa quella per la miglior sceneggiatura non originale, spegnendo le speranze di SBC e degli altri contendenti al premio.

Tra questi, segnaliamo almeno Quella Notte a Miami..., che parte da outsider e potrebbe rivelarsi una sorpresa.

Comunque andrà, vi consigliamo di leggere qui sotto l'elenco completo dei candidati e di cliccare sui link per ulteriori approfondimenti!



Miglior film d'animazione
Onward - Oltre la Magia, regia di Dan Scanlon
Over the Moon - Il Fantastico Mondo di Lunaria, regia di Glen Keane
Shaun, Vita da Pecora: Farmageddon - Il film, regia di Will Becher e Richard Phelan
Soul, regia di Pete Docter
Wolfwalkers - Il Popolo dei Lupi, regia di Tomm Moore e Ross Stewart

Miglior film internazionale
Un Altro Giro, regia di Thomas Vinterberg (Danimarca)
Collective, regia di Alexander Nanau (Romania)
The Man Who Sold His Skin, regia di Kaouther Ben Hania (Tunisia)
Quo vadis, Aida?, regia di Jasmila Žbanić (Bosnia ed Erzegovina)
Shàonián de nǐ, regia di Derek Tsang (Hong Kong)

Migliore sceneggiatura originale
Will Berson, Shaka King, Kenny Lucas e Keith Lucas - Judas and the Black Messiah
Lee Isaac Chung - Minari
Emerald Fennell - Promising young woman-Una Donna Promettente
Darius Marder, Abraham Marder e Derek Cianfrance - Sound of Metal
Aaron Sorkin - Il Processo ai Chicago 7

Migliore sceneggiatura non originale
Ramin Bahrani - The White Tiger-La Tigre Bianca
Sacha Baron Cohen, Anthony Hines, Dan Swimer, Peter Baynham, Erica Rivinoja, Dan Mazer, Jena Friedman, Lee Kern e Nina Pedrad - Borat - Seguito di Film Cinema
Christopher Hampton e Florian Zeller - The Father - Nulla è come sembra
Kemp Powers - Quella Notte a Miami... (One Night in Miami...)
Chloé Zhao - Nomadland


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giovedì 2 gennaio 2020

STAR WARS: EP. IX - L'ASCESA DI SKYWALKER, LA FINE (?) DELLE GUERRE STELLARI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2019
141'
Regia: J.J. Abrams
Interpreti: Daisy Ridley, Adam Driver, Oscar Isaac, John Boyega, Carrie Fisher, Mark Hamill, Anthony Daniels, Billy Dee Williams, Ian McDiarmid, Naomi Ackie, Lupita Nyong'o, Domhnall Gleeson, Richard E. Grant, Keri Russell, Joonas Suotamo, Kelly Marie Tran, Dominic Monaghan, Harrison Ford, Greg Grunberg, Kevin Smith.


Una terribile minaccia riemerge dal passato.

Per trovare e sconfiggere l'antico nemico Rey (Ridley), ora istruita dalla Principessa Leia (Fisher), dovrà intraprendere un lungo e insidiosissimo viaggio con i suoi compagni Finn (Boyega), Poe Dameron (Isaac), Chewbecca (Suotamo) e i droidi C-3PO (Daniels) e BB-8 che la porterà a scoprire le proprie radici.

E mentre si infittiscono le connessioni tra la giovane apprendista Jedi e il Leader Supremo del Primo Ordine, il tormentato Kylo Ren (Driver), ci si prepara allo scontro finale tra la sempre più sparuta Resistenza e le apparentemente irresistibili forze del male.






È arrivata la fine.

L'Ascesa di Skywalker dovrebbe - il condizionale è d'obbligo quando si parla della Disney, il colosso dell'intrattenimento che nel 2012 ha acquisito la casa di produzione Lucasfilm di George Lucas - rappresentare il capitolo conclusivo di una delle saghe più iconiche e di successo della storia del cinema.

Una storia iniziata 42 anni fa, con l'uscita del rivoluzionario Star Wars: Ep. IV - Una Nuova Speranza (Guerre Stellari).

C'è un po' di comprensibile tristezza per la conclusione, anche perché questo film ha scontentato molti fan e diviso gli spettatori.

Noi di CINEMA A BOMBA! abbiamo molto apprezzato la trilogia originale (senza dubbio e di gran lunga la migliore): Star Wars: Ep. IV - Una Nuova Speranza (Guerre Stellari), appunto, Star Wars: Ep. V - L'Impero Colpisce Ancora (che filmone!), Star Wars: Ep. VI - Il Ritorno dello Jedi.

La trilogia prequel è stata riscattata alla grande con l'episodio finale, l'epico Star Wars: Ep. III - La Vendetta dei Sith, mentre Star Wars: Ep. I - La Minaccia Fantasma e Star Wars: Ep. II - L'Attacco dei Cloni non si può certo dire che siano stati dei capolavori.

Per quanto riguarda la trilogia sequel, la "degeorgelucasizzazione" e la conseguente "disneyzzazione" hanno avuto come conseguenza un maggior orientamento verso le famiglie e il politicamente corretto, cosa alquanto stucchevole, in realtà.

La paura di non scontentare nessuno ha portato inoltre a ripescare quasi tutti i personaggi storici, mettendoli a confronto con quelli nuovi.

La scelta, forse, non è stata delle migliori: il pubblico è troppo affezionato a Luke, Leia e Han Solo per considerare sufficientemente accattivanti i vari Rey, Kylo Ren, Finn, Poe Dameron...

E questo nonostante alcuni momenti imbarazzanti, presenti soprattutto in Star Wars: Ep. VIII - Gli Ultimi Jedi (col senno di poi uno dei punti più bassi della saga): vedere Carrie Fisher in versione Befana e Mark Hamill come Jedi capriccioso è stato sconcertante.

Certo, quest'ultimo episodio e ancor più il precedente Star Wars: Ep. VII - Il Risveglio della Forza avevano fatto vedere anche cose interessanti, ma aspettavamo la conclusione della trilogia per farcene un'idea più completa.






Ora possiamo dire che la nuova trilogia è stata tutto sommato gradevole, ma nel complesso superflua.
L'Ascesa di Skywalker, purtroppo, esacerba i difetti più gravi dei predecessori: la confusione e la mancanza di coraggio.

Riguardo al primo punto, per esempio, né il blasonato J.J. Abrams (regista del primo e del terzo episodio) né il carneade Rian Johnson (regista del secondo) sembrano essersi fatti un'idea abbastanza chiara di che cosa sia la Forza e ognuno ne dà una propria interpretazione, causando un certo disordine.

Per ciò che concerne il secondo punto, il film viaggia su binari sicuri, strizzando l'occhio ai fan al limite del tic nervoso.
Niente di originalissimo neppure nella scelta del cattivo, un ripescaggio del quale pochi probabilmente sentivano la mancanza.

Le comparsate dei vecchi personaggi (a proposito: bentornato, Lando!) erano funzionali per chiudere il cerchio, ma la rimpatriata ci fa ancora più rimpiangere la prima trilogia.

Tra i nuovi protagonisti, ne escono bene Rey e Poe; si riscatta Kylo (ma nessuno in fondo gli perdonerà di aver ammazzato a tradimento il personaggio migliore della saga, cosa che continuerà anche in futuro a renderlo uno dei personaggi meno amati della storia di Star Wars); male il Generale Hux (Gleeson) e Finn; i personaggi di contorno risultano irrilevanti (molto ridimensionata Rose Tico, con somma soddisfazione degli haters della povera Kelly Marie Tran, vittima due anni fa di odioso cyber-bullismo).

Occhio pure ai cammei più o meno nascosti: i fan di lunga data apprezzeranno il recupero vintage di Wedge Antilles, mentre i più nerd faticheranno a trovare l'apparizione-lampo dell'onnipresente cineasta-fumettista Kevin Smith.

Capiamo quelli (tanti) che sono rimasti delusi da L'Ascesa di Skywalker; tuttavia, non ci sentiamo di dire che non ci sia piaciuto.
Anzi, troviamo che in fondo sia una conclusione dignitosa per una saga così avvincente: il finale, per esempio, è accettabile - se e solo se la Disney non avrà la malaugurata idea di continuare ad accanirsi con ulteriori seguiti.

Il fatto che Rey - un personaggio femminile, quindi - assuma un ruolo centrale all'interno dell'universo Star Wars non è poi una cosa così malvagia, considerando anche che, nonostante la non molto azzeccata scoperta delle sue origini, è alla fine il personaggio di gran lunga più rappresentativo della nuova trilogia.






Certo, ci si aspettava che la Forza potesse trovare un equilibrio diverso; ma alla fine la soluzione adottata ha cercato (se poi c'è riuscita, è un altro discorso) di essere un buon compromesso per i fan della prima ora e per quelli più recenti.

E poi non dimentichiamo lo spettacolo, il ritmo e le scene suggestive (come quella del combattimento in mezzo alle onde gigantesche), cose che in fondo non sono mai mancate in tutti i film della serie.

Una parte del merito è sicuramente di Chris Terrio (lo stesso di Argo, con cui ha vinto l'Oscar, Batman v Superman e Justice League), che ha sostituito il veterano Lawrence Kasdan come co-sceneggiatore di Abrams.

La conclusione poteva essere migliore?
Certo che sì.
Ma poteva anche essere peggiore.

George Lucas avrebbe fatto meglio?
Dal suo ranch milionario, il creatore ostenta indifferenza verso le nuove avventure ambientate nel suo universo coi suoi personaggi, sicché è difficile dirlo.

Alla fine siamo convinti che, arrivati a questo punto, qualsiasi soluzione avrebbe scontentato molte persone.

Tanto vale accontentarsi e mettersi il cuore in pace: la Disney, d'altro canto, non è diventata padrona dello show business puntando su storie innovative (gradevoli, fatte bene: sì; innovative: no) ed era difficile immaginarsi un finale in chiaroscuro.

Resta una gran voglia di rivedersi i film meno recenti, anche se ormai li conosciamo quasi a memoria - e chissà se un giorno rimpiangeremo pure la terza trilogia.

I progetti collaterali - per adesso siamo a Rogue One, Solo, la serie Tv The Mandalorian - forse continueranno, giusto per sfruttare ambientazioni, personaggi, brand.

Ma per noi la saga è definitivamente finita.

Star Wars è morto.
Viva Star Wars!

E che la Forza sia sempre con noi.




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mercoledì 27 novembre 2019

I CLASSICI: FROZEN, LA PRINCIPESSA CHE VENNE DAL FREDDO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2013
102'
Regia: Jennifer Lee, Chris Buck
Voci originali: Kristen Bell, Idina Menzel, Jonathan Groff, Josh Gad, Santino Fontana, Jennifer Lee, Ciarán Hinds, Alan Tudyk, Frank Welker.


Elsa e Anna - figlie dei sovrani di Arendelle - sono affiatatissime, eppure sono costrette a crescere separate.
La colpa è degli innati poteri della prima, capace di creare ghiaccio con le mani e modificare il tempo atmosferico.

Elsa diventa regina, ma proprio durante l'incoronazione perde il controllo dei propri poteri e, spaventata, fugge verso le montagne.

Il paese è sprofondato in un inverno perenne: solo Anna può essere in grado di far ragionare la sorella e riportare le cose alla normalità.

La giovane si troverà ad avere a che fare con diversi personaggi: l'affascinante e nobile Hans; l'intraprendente Christof, accompagnato dalla fida renna Sven; il pupazzo di neve parlante Olaf...






A prima vista, Frozen sembra un frullato di tutti i luoghi comuni dei classici Disney.
Come se i produttori avessero selezionato accuratamente gli elementi "funzionanti" di tutte le pellicole precedenti, li avessero inseriti in un megacomputer e l'output risultante fosse questo film.

Non manca nulla: un intreccio lineare ma non privo di colpi di scena, canzoni trascinanti che si attaccano in testa come gomma da masticare, una storia d'amore romantica, un personaggio "simpatico" per divertire i bambini, un cattivo sufficientemente antipatico; ben due principesse come protagoniste.

Successo assicurato e immediato, come dimostrano gli innumerevoli premi conquistati un po' ovunque.
Ricordiamo almeno un Golden Globe e due Oscar nel 2014 (miglior film d'animazione, miglior canzone).

Come se non bastasse, fino a poche settimane fa - quando è stato superato dalla versione "computerizzata" de Il Re Leone - è stato il cartone animato coi maggiori incassi nella storia del cinema.

Si è trattato, quindi, solo di un'operazione di marketing per sbancare il botteghino?
No, Frozen - come il precedente Up e il successivo Inside Out - appartiene a quella categoria di opere disneyane in grado di compiacere il pubblico più giovane e al contempo affrontare con sensibilità tematiche "adulte".






Qui si parla non banalmente di rapporti familiari (quello tra due sorelle forse non era mai stato affrontato in modo così specifico in un film d'animazione), lutti, solitudine, altruismo, sentimenti traditi, maturazione.

Nonostante qualche momento drammatico, ci troviamo comunque di fronte a una commedia musicale dove si ride spesso e dopo la quale è difficile non ritrovarsi a canticchiare una qualsiasi delle sue canzoni (la blasonatissima Let It Go su tutte).

I cinefili possono apprezzare i rimandi più o meno nascosti a precedenti pellicole Disney (alzi la mano chi ha scorto il cammeo di Razunzel) e - nella versione originale - riconoscere le voci di alcuni personaggi di contorno.

In ruoli secondari ci sono infatti Alan Tudyk (ossia il robot di Rogue One), Ciarán Hinds (doppiatore del malvagio Steppenwolf in Justice League) e Frank Welker (i nostri lettori lo conoscono come lo "scimmiesco" protagonista di Curioso come George).

Frozen è una pellicola animata per tutta la famiglia e per tutte le età.
Da vedere o rivedere, in attesa di scoprire se il pompatissimo seguito Frozen 2 sarà capace di segnare nuovi record.




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domenica 5 febbraio 2017

OSCAR 2017. NOMINATION: PREMI TECNICI



Quelli tecnici sono tradizionalmente considerati premi Oscar di serie B.
Grave errore: chi lavora dietro alle quinte contribuisce alla buona (o cattiva) riuscita di una pellicola tanto quanto gli attori, i registi e i produttori.

Quest'anno si registra il dominio di La La Land, il musical romantico diretto dal giovane Damien Chazelle (ricordate Whiplash?): ben 6 nomine in queste categorie (miglior fotografia, scenografia, montaggio, montaggio sonoro, sonoro, costumi).
Insomma, quasi la metà delle 14 complessive ottenute.

Tra i suoi principali contendenti spuntano Animali Fantastici e Dove Trovarli (scenografia e costumi), Rogue One (effetti speciali, sonoro) e soprattutto Arrival (fotografia, scenografia, montaggio, montaggio sonoro, sonoro).

Delusione per Sully e Silence: a entrambi una sola nomination.
Clint Eastwood paga forse il suo appoggio al contestatissimo neo-presidente USA Donald Trump; Martin Scorsese si può consolare con la candidatura alla miglior fotografia del suo braccio destro Rodrigo Prieto (DP di Argo e già col maestro italo-americano in The Wolf of Wall Street e The Audition).

La famigerata disfida tra DC Comics e Marvel si è invece ridotta all'osso.
Esclusi dalla competizione Deadpool, Captain America: Civil War e Batman v Superman, a contendersi una statuetta sono rimasti solo il fantastico Doctor Strange (migliori effetti speciali) e il picaresco Suicide Squad (miglior trucco e parrucco).

Proprio con quest'ultimo sono in gara, da favoriti, due nostri connazionali: il truccatore Alessandro Bertolazzi e l'acconciatore Giorgio Gregorini.
In bocca al lupo!

Nel frattempo, godetevi i video che trovate qui sotto: ne vedrete delle belle...






MIGLIOR FOTOGRAFIA
Linus Sandgren - La La Land
Bradford Young - Arrival
Greig Fraser - Lion
James Laxton - Moonlight
Rodrigo Prieto - Silence


Dietro le quinte di La La Land.

MIGLIOR SCENOGRAFIA
Patrice Vermette e Paul Hotte - Arrival
Stuart Craig e Anna Pinnock - Animali Fantastici e Dove Trovarli
Jess Gonchor e Nancy Haigh - Ave, Cesare!
Sandy Reynolds-Wasco e David Wasco - La La Land
Guy Hendrix Dyas e Gene Serdena - Passengers


Dietro le quinte di Arrival.

MIGLIOR MONTAGGIO
Tom Cross - La La Land
Joi McMillon e Nat Sanders - Moonlight
John Gilbert - Hacksaw Ridge
Joe Walker - Arrival
Jake Roberts - Hell or High Water


Dietro le quinte di Rogue One.

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Craig Hammeck, Jason Snell, Jason Billington e Burt Dalton - Deepwater Horizon
Stephane Ceretti, Richard Bluff, Vincent Cirelli e Paul Corbould - Doctor Strange
Robert Legato, Adam Valdez, Andrew R. Jones e Dan Lemmon - Il Libro della Giungla
Steve Emerson, Oliver Jones, Brian McLean e Brad Schiff - Kubo e la Spada Magica
John Knoll, Mohen Leo, Hal Hickel e Neil Corbould - Rogue One: A Star Wars Story

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Sylvain Bellemare - Arrival
Wylie Stateman, Renée Tondelli - Deepwater Horizon
Robert Mackenzie, Andy Wright - Hacksaw Ridge
Ai-Ling Lee, Mildred Iatrou Morgan - La La Land
Alan Robert Murray, Bub Asman - Sully


Dietro le quinte di La Battaglia di Hacksaw Ridge.

MIGLIOR SONORO
Andy Nelson, Ai-Ling Lee e Steve A. Morrow - La La Land
David Parker, Christopher Scarabosio e Stuart Wilson - Rogue One: A Star Wars Story
Kevin O'Connell, Andy Wright, Robert Mackenzie e Peter Grace - Hacksaw Ridge
Bernard Gariépy Strobl e Claude La Haye - Arrival
Greg P. Russell, Gary Summers, Jeffrey J. Haboush e Mac Ruth - 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi


Dietro le quinte di Animali Fantastici e Dove Trovarli.

MIGLIORI COSTUMI
Joanna Johnston - Allied
Colleen Atwood - Animali Fantastici e Dove Trovarli
Consolata Boyle - Florence
Madeline Funtaine - Jackie
Mary Zophers - La La Land

Alessandro Bertolazzi al lavoro sul trucco di Margot Robbie in Suicide Squad.  

MIGLIORI TRUCCO E ACCONCIATURA
Eva Von Bahr e Love Larson - En Man Som Heter Ove
Joel Harlow e Richard Alonzo - Star Trek Beyond
Alessandro Bertolazzi, Giorgio Gregorini e Christopher Nelson - Suicide Squad




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giovedì 12 gennaio 2017

ROGUE ONE: A STAR WARS STORY, IL PIANO PER TRAFUGARE I PIANI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2016
133'
Regia: Gareth Edwards
Interpreti: Felicity Jones, Diego Luna, Ben Mendelsohn, Donnie Yen, Jiang Wen, Mads Mikkelsen, Riz Ahmed, Forest Withaker, Anthony Daniels, Ian McElhinney, Ben Daniels, James Earl Jones (voce nella versione originale).


Rogue One ("Rogue" vuol dire canaglia/furfante) è il nome di un'astronave dell'Impero requisita e ribattezzata così da ribelli decisi ad impossessarsi dei piani della Morte Nera, una terribile arma in grado di distruggere interi pianeti, per scoprirne il punto debole.

Dell'equipaggio fanno parte, tra gli altri, il dissidente senza troppi scrupoli Cassian Andor (Luna), il sardonico droide K-2SO, il pilota imperiale passato alla Resistenza Bodhi Rook (Ahmed), il monaco cieco Chirrut (Yen, specialista in arti marziali. Ricordate Ip Man?) e il gigante giallo Baze (Wen).

E soprattutto la giovane Jyn Erso (Jones, candidata agli Oscar 2015 come migliore attrice protagonista per La Teoria del Tutto).
Il padre, Galen Erso (Mikkelsen, già migliore attore a Cannes 2012), che la abbandona a malincuore da bambina, è un ingegnere che lavora alla costruzione della Morte Nera e che, tormentato dai rimorsi, fa trapelare i piani per distruggere l'arma.

A contrastare il commando, l'ambizioso direttore dei lavori (!) Krennic (Mendelsohn) e due vecchie - e cattive - conoscenze.

Bene, sono iniziati gli spin-off di Guerre Stellari: quelli della cosiddetta Star Wars Anthology.
Non aspettatevi novità sconvolgenti: le pellicole sono programmaticamente incanalate nel mondo creato da George Lucas e, più precisamente, saranno approfondimenti di storie già affrontate precedentemente.

Per esempio il secondo episodio, che uscirà fra un paio d'anni, racconterà la giovinezza di Han Solo e Lando Calrissian, che saranno interpretati rispettivamente da Alden Ehrenreich (quello di Twixt) e Donald Glover (quello della serie Community, ma visto anche in Sopravvissuto-The Martian).

Questo primo, Rogue One, è centrato invece sull'antefatto che porterà Luke Skywalker a neutralizzare la Morte Nera (vedi Una Nuova Speranza).






La continuità con la prima - in ordine di uscita al cinema - trilogia è lampante, così come sono smaccati i riferimenti.
Personaggi ricorrenti (alcuni riproposti tramite una computer grafica non molto sofisticata, a dire il vero), scene di combattimenti aerei che sembrano prese pari pari da quelle dell' Episodio IV: nonostante protagonisti nuovi e nuovi pianeti, c'è un senso di confortante dèja-vu, un che di familiare che piacerà soprattutto ai fan (qualcuno si è spinto a paragoni, un po' eccessivi, con L'Impero Colpisce Ancora).

Ma chi si è perso le puntate precedenti, non disperi: il film è costruito intelligentemente in modo tale da non essere poi così concatenato con gli altri - al contrario di quelli della Marvel, dove se te ne perdi uno, poi qualche difficoltà a cogliere i rimandi ce l'hai.
Si segue bene, fila liscio pur senza clamorosi colpi di scena, intrattiene con un buon ritmo: insomma, è gradevole e piacevole, senza violenza eccessiva o volgarità.

Insomma, il classico prodotto Disney: diligente, fatto bene e adatto alle famiglie.
Allo stesso tempo, se vogliamo vedere l'altro lato della medaglia, puntare su un immaginario consolidato senza sconvolgerlo è una mossa un po' furbetta e acchiappa-pubblico (come i risultati al botteghino stanno confermando).

Ciò che però caratterizza il nuovo corso "disneyano" è il forte risalto dato alla componente femminile.
Se nei film più vecchi la Principessa Leila interpretata dalla compianta Carrie Fisher aveva un ruolo quasi paritario rispetto a Luke Skywalker (Mark Hamill) e Han Solo (Harrison Ford), nella cosiddetta " trilogia prequel" la Regina Amidala (Natalie Portman) aveva assunto sì un ruolo importante, ma subordinato a quello di Anakin Skywalker.

Già con Il Risveglio della Forza, però avviene il ribaltamento che rimette in equilibrio le parti e porta il principale personaggio femminile - la Rey di Daisy Ridley - a diventare protagonista incontrastata dell'intera vicenda.

La tendenza continua appunto con Rogue One, ma senza una demarcazione precisa: come Rey, anche Jyn è intraprendente, coraggiosa, sveglia e in gamba, un maschiaccio che sa conservare la propria femminilità senza ostentarla.
Insomma, due personaggi piuttosto simili.

Ci aspettiamo sviluppi futuri sulla prima, mentre per quel che concerne la seconda possiamo aggiungere che la scelta della britannica (come la Ridley) Felicity Jones si è rivelata comunque... felice.

Se proprio vogliamo trovare un difetto evidente del film è che neanche stavolta si vedono... i subappaltatori della Morte Nera all'opera (per i non fan di Kevin Smith rimandiamo a questa scena presa da Clerks).
E se facessero uno spin-off anche su di loro?







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