CINEMA A BOMBA!

giovedì 2 gennaio 2020

STAR WARS: EP. IX - L'ASCESA DI SKYWALKER, LA FINE (?) DELLE GUERRE STELLARI

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2019
141'
Regia: J.J. Abrams
Interpreti: Daisy Ridley, Adam Driver, Oscar Isaac, John Boyega, Carrie Fisher, Mark Hamill, Anthony Daniels, Billy Dee Williams, Ian McDiarmid, Naomi Ackie, Lupita Nyong'o, Domhnall Gleeson, Richard E. Grant, Keri Russell, Joonas Suotamo, Kelly Marie Tran, Dominic Monaghan, Harrison Ford, Greg Grunberg, Kevin Smith.


Una terribile minaccia riemerge dal passato.

Per trovare e sconfiggere l'antico nemico Rey (Ridley), ora istruita dalla Principessa Leia (Fisher), dovrà intraprendere un lungo e insidiosissimo viaggio con i suoi compagni Finn (Boyega), Poe Dameron (Isaac), Chewbecca (Suotamo) e i droidi C-3PO (Daniels) e BB-8 che la porterà a scoprire le proprie radici.

E mentre si infittiscono le connessioni tra la giovane apprendista Jedi e il Leader Supremo del Primo Ordine, il tormentato Kylo Ren (Driver), ci si prepara allo scontro finale tra la sempre più sparuta Resistenza e le apparentemente irresistibili forze del male.






È arrivata la fine.

L'Ascesa di Skywalker dovrebbe - il condizionale è d'obbligo quando si parla della Disney, il colosso dell'intrattenimento che nel 2012 ha acquisito la casa di produzione Lucasfilm di George Lucas - rappresentare il capitolo conclusivo di una delle saghe più iconiche e di successo della storia del cinema.

Una storia iniziata 42 anni fa, con l'uscita del rivoluzionario Star Wars: Ep. IV - Una Nuova Speranza (Guerre Stellari).

C'è un po' di comprensibile tristezza per la conclusione, anche perché questo film ha scontentato molti fan e diviso gli spettatori.

Noi di CINEMA A BOMBA! abbiamo molto apprezzato la trilogia originale (senza dubbio e di gran lunga la migliore): Star Wars: Ep. IV - Una Nuova Speranza (Guerre Stellari), appunto, Star Wars: Ep. V - L'Impero Colpisce Ancora (che filmone!), Star Wars: Ep. VI - Il Ritorno dello Jedi.

La trilogia prequel è stata riscattata alla grande con l'episodio finale, l'epico Star Wars: Ep. III - La Vendetta dei Sith, mentre Star Wars: Ep. I - La Minaccia Fantasma e Star Wars: Ep. II - L'Attacco dei Cloni non si può certo dire che siano stati dei capolavori.

Per quanto riguarda la trilogia sequel, la "degeorgelucasizzazione" e la conseguente "disneyzzazione" hanno avuto come conseguenza un maggior orientamento verso le famiglie e il politicamente corretto, cosa alquanto stucchevole, in realtà.

La paura di non scontentare nessuno ha portato inoltre a ripescare quasi tutti i personaggi storici, mettendoli a confronto con quelli nuovi.

La scelta, forse, non è stata delle migliori: il pubblico è troppo affezionato a Luke, Leia e Han Solo per considerare sufficientemente accattivanti i vari Rey, Kylo Ren, Finn, Poe Dameron...

E questo nonostante alcuni momenti imbarazzanti, presenti soprattutto in Star Wars: Ep. VIII - Gli Ultimi Jedi (col senno di poi uno dei punti più bassi della saga): vedere Carrie Fisher in versione Befana e Mark Hamill come Jedi capriccioso è stato sconcertante.

Certo, quest'ultimo episodio e ancor più il precedente Star Wars: Ep. VII - Il Risveglio della Forza avevano fatto vedere anche cose interessanti, ma aspettavamo la conclusione della trilogia per farcene un'idea più completa.






Ora possiamo dire che la nuova trilogia è stata tutto sommato gradevole, ma nel complesso superflua.
L'Ascesa di Skywalker, purtroppo, esacerba i difetti più gravi dei predecessori: la confusione e la mancanza di coraggio.

Riguardo al primo punto, per esempio, né il blasonato J.J. Abrams (regista del primo e del terzo episodio) né il carneade Rian Johnson (regista del secondo) sembrano essersi fatti un'idea abbastanza chiara di che cosa sia la Forza e ognuno ne dà una propria interpretazione, causando un certo disordine.

Per ciò che concerne il secondo punto, il film viaggia su binari sicuri, strizzando l'occhio ai fan al limite del tic nervoso.
Niente di originalissimo neppure nella scelta del cattivo, un ripescaggio del quale pochi probabilmente sentivano la mancanza.

Le comparsate dei vecchi personaggi (a proposito: bentornato, Lando!) erano funzionali per chiudere il cerchio, ma la rimpatriata ci fa ancora più rimpiangere la prima trilogia.

Tra i nuovi protagonisti, ne escono bene Rey e Poe; si riscatta Kylo (ma nessuno in fondo gli perdonerà di aver ammazzato a tradimento il personaggio migliore della saga, cosa che continuerà anche in futuro a renderlo uno dei personaggi meno amati della storia di Star Wars); male il Generale Hux (Gleeson) e Finn; i personaggi di contorno risultano irrilevanti (molto ridimensionata Rose Tico, con somma soddisfazione degli haters della povera Kelly Marie Tran, vittima due anni fa di odioso cyber-bullismo).

Occhio pure ai cammei più o meno nascosti: i fan di lunga data apprezzeranno il recupero vintage di Wedge Antilles, mentre i più nerd faticheranno a trovare l'apparizione-lampo dell'onnipresente cineasta-fumettista Kevin Smith.

Capiamo quelli (tanti) che sono rimasti delusi da L'Ascesa di Skywalker; tuttavia, non ci sentiamo di dire che non ci sia piaciuto.
Anzi, troviamo che in fondo sia una conclusione dignitosa per una saga così avvincente: il finale, per esempio, è accettabile - se e solo se la Disney non avrà la malaugurata idea di continuare ad accanirsi con ulteriori seguiti.

Il fatto che Rey - un personaggio femminile, quindi - assuma un ruolo centrale all'interno dell'universo Star Wars non è poi una cosa così malvagia, considerando anche che, nonostante la non molto azzeccata scoperta delle sue origini, è alla fine il personaggio di gran lunga più rappresentativo della nuova trilogia.






Certo, ci si aspettava che la Forza potesse trovare un equilibrio diverso; ma alla fine la soluzione adottata ha cercato (se poi c'è riuscita, è un altro discorso) di essere un buon compromesso per i fan della prima ora e per quelli più recenti.

E poi non dimentichiamo lo spettacolo, il ritmo e le scene suggestive (come quella del combattimento in mezzo alle onde gigantesche), cose che in fondo non sono mai mancate in tutti i film della serie.

Una parte del merito è sicuramente di Chris Terrio (lo stesso di Argo, con cui ha vinto l'Oscar, Batman v Superman e Justice League), che ha sostituito il veterano Lawrence Kasdan come co-sceneggiatore di Abrams.

La conclusione poteva essere migliore?
Certo che sì.
Ma poteva anche essere peggiore.

George Lucas avrebbe fatto meglio?
Dal suo ranch milionario, il creatore ostenta indifferenza verso le nuove avventure ambientate nel suo universo coi suoi personaggi, sicché è difficile dirlo.

Alla fine siamo convinti che, arrivati a questo punto, qualsiasi soluzione avrebbe scontentato molte persone.

Tanto vale accontentarsi e mettersi il cuore in pace: la Disney, d'altro canto, non è diventata padrona dello show business puntando su storie innovative (gradevoli, fatte bene: sì; innovative: no) ed era difficile immaginarsi un finale in chiaroscuro.

Resta una gran voglia di rivedersi i film meno recenti, anche se ormai li conosciamo quasi a memoria - e chissà se un giorno rimpiangeremo pure la terza trilogia.

I progetti collaterali - per adesso siamo a Rogue One, Solo, la serie Tv The Mandalorian - forse continueranno, giusto per sfruttare ambientazioni, personaggi, brand.

Ma per noi la saga è definitivamente finita.

Star Wars è morto.
Viva Star Wars!

E che la Forza sia sempre con noi.




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mercoledì 26 giugno 2019

I CLASSICI: CURIOSO COME GEORGE, HO UNA SCIMMIA NEL CAPPELLO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2006
86'
Regia: Matthew O'Callaghan
Voci originali: Will Ferrell, Drew Barrymore, Dick Van Dyke, Eugene Levy, David Cross, Frank Welker.


Ted (Ferrell), archeologo tanto appassionato quanto imbranato, lavora come guida in un museo di New York che rischia la chiusura per mancanza di fondi.

L'anziano signor Bloomsberry (Van Dyke), direttore del museo, lo convince a fare un viaggio nella giungla africana per recuperare il famoso idolo gigante di Zagawa, che potrebbe attrarre nuovi visitatori.

Mentre il figlio di Bloomsberry (Cross), geloso delle attenzioni paterne che il genitore riserva a Ted, pianifica di vendere il museo per costruirvi al suo posto un parcheggio, la giovane guida si addentra nella foresta pluviale e fa amicizia con una simpatica scimmietta (Welker).

Un incontro, quello tra il primate e "l'uomo col cappello giallo", destinato a cambiare per sempre la vita di entrambi...






Tratto da una collana di libri illustrati per bambini, Curioso come George è stato l'ultimo cartone della Universal con la tradizionale animazione 2D.
Fu un successo modesto di critica e pubblico; d'altro canto uscì nello stesso anno di altre pellicole animate più sofisticate e di ben altre fortune, come il primo Cars e il secondo capitolo della serie L'Era Glaciale.

Ma anche nello stesso anno del cult Cappuccetto Rosso e gli Insoliti Sospetti, sicché non ci fu storia fin dall'inizio.
Un fiasco completo, quindi? Niente affatto.

Il lungometraggio ha dato vita ad una serie televisiva assai popolare (col doppiatore Frank Welker che presta di nuovo la voce - o meglio, i versi - alla scimmietta George) ed è ricordato soprattutto per la piacevolissima colonna sonora.






Le allegre canzoni extradiegetiche che accompagnano le vicende dei personaggi sono opera del cantautore e ambientalista hawaiano Jack Johnson, con la collaborazione di altri artisti (tra cui Ben Harper).
Il disco in cui vennero raccolte, Sing-A-Longs and Lullabies for the Film Curious George, rimase in testa alle classifiche di vendita per diverse settimane, meritatamente.

Tuttavia, l'aspetto musicale non è il solo pregio della pellicola.
La grafica è semplice ma non approssimativa, la sceneggiatura non originale ma brillante, i personaggi ben caratterizzati.
E poi c'è George, la cui irresistibile simpatia vale da sola tutto il film.

Prodotto da Ron Howard (famoso regista di Cronisti d'Assalto, A Beautiful Mind e Solo: A Star Wars Story), Curioso come George non sarà forse il cartone più memorabile della storia, ma resta un'opera sottovalutata e gradevole, da guardare - e ascoltare - preferibilmente in famiglia.




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venerdì 10 maggio 2019

OSCAR 2019. SPIDER-MAN: UN NUOVO UNIVERSO, UNO NESSUNO CENTOMILA UOMINI RAGNO

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2018
117'
Regia: Bob Persichetti, Peter Ramsey, Rodney Rothman
Voci originali: Shameik Moore, Hailee Steinfeld, Jake Johnson, Mahershala Ali, Lily Tomlin, Liev Schreiber, Nicolas Cage, Chris Pine, Oscar Isaac, Stan Lee.


Miles Morales (Moore) è un adolescente afro-ispanico che frequenta una scuola "alta" di New York.
Mentre è impegnato a graffittare con suo zio Aaron (Ali), viene punto da un ragno radioattivo e da quel momento inizia a sviluppare dei superpoteri, alcuni decisamente bizzarri (tipo vedere i propri pensieri in forma di didascalie!).

Ma la cosa che più gli cambia la vita è l'incontro con Spider-Man (Pine), impegnato in una cruenta battaglia per disattivare un acceleratore di particelle - commissionato dal malvagio Kingpin (Schreiber) - che permette di accedere ad universi paralleli.

Il cortocircuito della macchina crea però delle sconnessioni spazio-temporali che potrebbero essere fatali per l'intera città.
Miles decide quindi di raccogliere l'eredità del Tessiragnatele e ripristinare l'equilibrio tra le dimensioni, ma avrà bisogno dell'aiuto di altri Spider-Men "alternativi" per riuscirci...






Spider-Man biondo, Spider-Man castano, Ultimate Spider-Man, Spider-Man Noir, Spider-Man 2099 e altri ancora...
Se il vostro sogno era vedere tutte le versioni alternative dell'Uomo Ragno in un unico film, beh, siete stati accontentati!

Spider-Man: Un Nuovo Universo - traduzione non eccelsa del titolo originale Spider-Man: Into The Spider-Verse - è una vera ghiottoneria per gli appassionati della Marvel.
Di più: è un must assoluto per i fan del personaggio.

Il suo trionfo alla Notte degli Oscar, dove è stato premiato come miglior film d'animazione (spezzando così l'egemonia della Pixar), segna inoltre il definitivo sdoganamento delle pellicole supereroistiche nel "cinema d'autore".
Ancor più se ad esso si affiancano le 3 statuette conquistate da un'altra produzione della Casa delle Idee, Black Panther.

Già la vittoria un po' a sorpresa ai Golden Globe - dove la votazione è affidata ad una selezione internazionale di giornalisti - aveva fatto presagire un cambio di rotta nel modo in cui vengono accolte e percepite dalla critica quelle opere che un tempo venivano definite "di consumo".

Scritto da Phil Lord (autore di The LEGO Movie e quasi-regista di Solo: A Star Wars Story), Un Nuovo Universo possiede indubbi assi nella manica: l'ottima grafica, volutamente "fumettosa"; la regia scattante e dinamica; la ricchezza di ammiccamenti e citazioni alle pellicole precedenti, dalla trilogia di Sam Raimi al recente, bellissimo Spider-Man: Homecoming; le interpretazioni vocali del cast.






Di queste ultime, apprezzabili ovviamente se ascoltate in lingua originale, segnaliamo soprattutto quelle dei personaggi di contorno.
Il più memorabile dei comprimari? Forse l'Uomo Ragno "anni 30" doppiato da Nicolas Cage (la gag del cubo di Rubik è geniale!).

Non sono però da meno il Prowler di Mahershala Ali (l'attore Premio Oscar per Green Book è sulla cresta dell'onda) e il Kingpin di Liev Schreiber (già Sabretooth nel primo film di Wolverine, ricordate?).

Stan Lee, compianto padre spirituale della Marvel, compare praticamente ovunque.
Provate a mettere in pausa quando un personaggio cammina per la città o mentre passa un treno: lo vedrete attraversare la strada o viaggiare comodamente in un vagone!

Il co-creatore di Spider-Man ha inoltre un doppio cameo vocale: nella parte di se stesso (mentre vende a Miles il suo costume) e in quella di J. Jonah Jameson nell'esilarante scena post-credits (era da sempre il suo sogno interpretarlo).

In attesa che esca nelle sale in nuovo film in live action dell'Arrampicamuri (Spider-Man: Far From Home, temporalmente ambientato all'indomani del clamoroso Avengers: Endgame), è molto consigliabile fare questa passeggiata nello "Spider-verso".

Conoscereste così - per dirla come Pirandello - uno, nessuno, centomila Uomini Ragno...
E ognuno di essi ne sarà valsa la pena, ve lo garantiamo.




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giovedì 7 giugno 2018

SOLO: A STAR WARS STORY, HAN TI PRESENTO CHEW

(Clicca sulla locandina per vedere il trailer). 

USA, 2018
135'
Regia: Ron Howard
Interpreti: Alden Ehrenreich, Emilia Clarke, Woody Harrelson, Thandie Newton, Paul Bettany, Donald Glover, Joonas Suotamo, Phoebe Waller-Bridge, Warwick Davis, Anthony Daniels, Ray Park.


Il giovane Han Solo (Ehrenreich) è un criminale di piccola tacca che vive nel pianeta di Corellia.

Cerca di andarsene, ci riesce, ma è costretto a dividersi dalla sua bella, Qi'ra (Clarke).

Per tornare da lei, dapprima si arruola nella fanteria dell'Impero - dove conosce il gigante peloso Chewbacca (Suotamo) - e poi entra in una banda di criminali spaziali guidata da Tobias Beckett (Harrelson), che lavora per il boss malavitoso Dryden Vos (Bettany).

Un colpo andato a male tuttavia fa precipitare la situazione.






Decimo capitolo del franchise Star Wars e secondo dell'antologia dedicata agli approfondimenti di fatti e personaggi della saga, Solo (che titolo infelice: nello slang giovanile dei paesi anglofoni il termine indica l'atto dell'onanismo) narra la storia di uno dei personaggi più iconici, quel Han Solo (in Italia conosciuto anche come Ian) impersonato sul grande schermo da Harrison Ford.

Per ovvie ragioni, il divo noto anche come interprete di Indiana Jones non ha partecipato alla realizzazione del film, ma ha espresso apprezzamenti per la scelta di Alden Ehrenreich come sua versione "giovane".

Questi, in effetti, pur non assomigliando moltissimoo a Ford, cerca di non farlo rimpiangere in quanto a verve spaccona da simpatico sbruffone - e se la cava bene.

Speriamo che questa parte gli faccia da trampolino di lancio: per ora non è notissimo, ma ha già al suo attivo partecipazioni convincenti in pellicole di Francis Ford Coppola (Affari di Famiglia e Twixt), di Woody Allen (Blue Jasmine) e dei fratelli Coen (Ave, Cesare!).

E ora, pure di Ron Howard.

Il regista - di Night Shift-Turno di Notte, Cocoon, Cuori Ribelli, Cronisti d'Assalto, Apollo 13, A Beautiful Mind (che gli valse gli Oscar per il miglior film e la migliore regia nel 2002), Rush, tra i tanti successi - in realtà non era la prima scelta.

Egli infatti è subentrato a Phil Lord e Christopher Miller, licenziati per divergenze creative - leggansi contrasti con la produzione e con gli sceneggiatori Lawrence e Jon Kasdan: sembra che il duo del geniale The LEGO Movie volesse stravolgere storia e personaggi della serie, con una potenziale e conseguente rivolta dei fan.

Howard è corso ai ripari rigirando circa il 70% del film (dei colleghi sono state salvate praticamente solo le scene più problematiche da rifare) e facendosi aiutare dal grande montatore Pietro Scalia (due Oscar per JFK-Un Caso Ancora Aperto e Black Hawk Down, due ulteriori nomination per Will Hunting-Genio Ribelle e Il Gladiatore).

Il frutto di tali traversie produttive è una regia fluida, professionale, senza tanti guizzi né invenzioni, ma gradevole e leggera (in pieno stile Ron Howard, quindi); una storia fedele alla continuitas della saga, che non aggiunge elementi di novità né stravolgimenti né colpi di scena clamorosi.
Senza contare l'assenza di scene madri.

La sceneggiatura lineare ed ortodossa ha però appiattito un po' gli altri personaggi, affidati ad un cast fatto per strizzare l'occhio al pubblico.

Donald Glover è una delle personalità del mondo dello spettacolo più influenti del momento - dopo esser diventato noto come Troy in Community, ha ideato e interpretato un'altra serie Tv (la pluripremiata Atlanta), è comparso in blockbuster quali Sopravvissuto-The Martian e Spider-Man: Homecoming, ed è un rapper di successo (con lo pseudonimo di Childish Gambino).

Nel ruolo di Lando Calrissian (nella prima trilogia era Billy Dee Williams), un briccone fascinoso e pieno di sé amico/rivale di Han, il poliedrico artista sembra un po' frenato nel suo potenziale dallo script e pertanto la sua interpretazione risulta non più che diligente.

Emilia Clarke, la Daenerys Targaryen di Il Trono di Spade, è tanto caruccia, ma il personaggio che incarna non ha il carisma e la personalità di quello che l'ha fatta diventare una star.

Thandie Newton è stata rilanciata recentemente dalla serie Tv Westworld, ma il suo spazio qui è poco, al contrario di quello riservato al suo partner di scena, Woddy Harrelson (reduce dalla nomination come attore non protagonista per Tre Manifesti a Ebbing Missouri), che gigioneggia come al solito.

Paul Bettany ha raggiunto notorietà come Visione nei film degli Avengers.
Qui fa il cattivo, ma purtroppo non è memorabile.

Tra gli altri soggetti, segnaliamo il pilota della banda di Beckett, una buffa scimmietta con tre paia di zampe, più utile al merchandise che alla trama; e la robot paladina dei diritti dei droidi, tanto politicamente corretta da risultare stucchevole.

Rogue One, primo racconto dell'antologia, aveva dimostrato che anche proponendo protagonisti e vicende nuovi si poteva fare un prodotto avvincente e gradito ai fan.

Con Solo si è preferito andare su binari sicuri, ma il risultato finale è stato un film che alla fin fine non risulta indispensabile per il corpus di Star Wars, come si sono accorti i tanti spettatori che hanno disertato i cinema - gli incassi sono buoni, ma al di sotto delle aspettative e comunque bassi per gli standard del franchise.

Peccato, Han Solo avrebbe meritato di più - il potenziale c'era - e la pellicola, pur nei suoi difetti, in fondo è una piacevole storia di avventura e azione.

E Chewbacca, il braccio destro del protagonista?
Calmi, non ci siamo dimenticati di lui.

A dargli corpo e movenze è l'ex cestista finlandese Joonas Suotamo - che aveva sostituito lo storico Peter Mayhew a partire da Star Wars-Gli Ultimi Jedi - ma la simpatia del personaggio rimane invariata.

A quando uno spin-off dedicato al gigante peloso?

La risposta che darebbe Chew non potrebbe che essere: Ghrhwrhwrhwrh!

Più chiaro di così...




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martedì 8 maggio 2018

CANNES 2018. CROISETTE, ANGOLO VIALE DEL TRAMONTO

La locandina del 71° Festival di Cannes. 


Inseguito dai creditori, un giovane soggettista si rifugia in una villa sul Sunset Boulevard a Los Angeles.

In questa sorta di casa-museo già sfarzosa e ora decadente, abita Norma Desmond, ex celebre diva del cinema muto che vive dei ricordi dei bei tempi che furono - ravvivati dal fedele maggiordomo, che segretamente e giornalmente le scrive lettere di ammirazione facendole passare per posta di fan adoranti.

La matura signora frequenta solamente una ristretta cerchia di ex colleghi, altezzosamente disprezza i film moderni e vagheggia un ritorno in grande stile sulle scene.
Ma i tempi sono cambiati.

Più che il bacio di Jean-Paul Belmondo e Anna Karina tratto da Il Bandito delle 11 (Pierrot Le Fou) di Jean-Luc Godard che campeggia nella bellissima locandina della settantunesima edizione (qui il programma), è la protagonista del capolavoro di Billy Wilder Viale del Tramonto (1950) che ci viene in mente quando ormai pensiamo al Festival di Cannes.






Il caso Netflix ne è l'esempio lampante.
La piattaforma di streaming - la quale, sebbene controversa, è pur sempre una delle realtà produttive televisive e cinematografiche più importanti degli ultimi anni - è stata esclusa dalla competizione dopo le polemiche dell' anno scorso seguite al rifiuto di passare anche al cinema i contenuti presentati al Festival (in base ad una norma creata ad hoc e imposta a pochi giorni dall'inizio della rassegna).

Le motivazioni dell'esclusione sanno tanto di dispetto e di snobismo nei confronti del cinema "basso", popolare.

E non basta l'aver messo in cartellone l'atteso Solo: A Star Wars Story, secondo film delle storie antologiche di Guerre Stellari dopo Rogue One: l'impressione resta e, anzi, ciò sembra una pezza per nascondere un programma pensato soprattutto per cinefili radical chic, a scapito dello "spettatore medio".

Se poi persino sul red carpet della Croisette è severamente vietato farsi selfie...
Ma dai!

Stia attenta Cannes: isolarsi in una torre eburnea e non accorgersi del mondo che sta cambiando velocemente sotto di sé potrebbe costarle caro.

E la Mostra di Venezia, già da qualche anno, la sta surclassando in prestigio ed interesse - basti pensare che al Lido recentemente sono passati gli apprezzatissimi e premiatissimi La La Land, Animali Notturni, La Battaglia di Hacksaw Ridge, The Shape of Water, Tre Manifesti a Ebbing Missouri, The Devil and Father Amorth...

Il delegato generale del Festival Thierry Frémaux ha provato in verità qualche colpo ad effetto, ma a parte il già citato capitolo di Star Wars, niente da attesa spasmodica.






Certo, c'è curiosità di vedere The Man Who Killed Don Quixote, film maledetto tratto dal capolavoro di Miguel de Cervantes dalle interminabili traversie produttive e sul quale Terry Gilliam sta lavorando da decenni.
Ma una controversia giudiziaria potrebbe far saltare la proiezione, prevista per l'ultimo giorno - che figuraccia sarebbe per la kermesse!

Fa effetto pure la presenza di Lars von Trier, che presenterà il suo nuovo The House That Jack Built con Matt Dillon (nella parte di un assassino seriale) e Uma Thurman: dopo le deliranti dichiarazioni filo-naziste del 2011 Frémaux & C. avevano bandito il cineasta danese.
Ora è di nuovo in Riviera: perdono, opera imprescindibile? Oppure opportunismo (nel cast ci sono pur sempre due divi di richiamo), tentativo di creare scandalo e discussioni?

Interessanti i documentari, su Whitney Houston, Papa Francesco (firmato Wim Wenders!), Jane Fonda, Orson Welles, Ingmar Bergman (ben due, uno della brava Margarethe von Trotta), Alice Guy-Blanché (la molto talentuosa prima regista della storia del cinema).

Sulla Croisette ci sarà anche uno degli attori del momento, Michael B. Jordan, che dopo l'exploit nel fortunato Black Panther (faceva il cattivo) presenterà Fahrenheit 451, versione per la Tv del celebre romanzo di Ray Bradbury (già portato sul grande schermo nel 1966 da François Truffaut).

Ma queste opere, che sono quelle che saltano di più all'occhio, non sono in concorso.

Chi troviamo, allora, in competizione?






Innanzitutto Todos lo saben, thiller diretto da Asghar Farhadi (regista iraniano che ha vinto già due Oscar, nel 2012 e nel 2017) che può contare su due attori ad alto tasso di glamour - la coppia (anche nella vita reale) Penélope Cruz e Javier Bardem - e su Ricardo Darín (bravissimo interprete di Il Segreto dei Suoi Occhi, ricordate?).
Aprirà la kermesse, e sulla carta è un'ottima scelta.

BlacKkKlansman di Spike Lee è la storia (tratta da una vicenda reale) di un poliziotto afroamericano che si è infiltrato nel Ku Klux Klan (mandando alle riunioni un collega bianco).
La trama è potenzialmente esplosiva e il regista è sempre fonte di polemiche: speriamo che questo lungometraggio sia al livello dei suoi migliori lavori.

Altre polemiche potrebbero venire dalla presenza dell'iraniano Jafar Panahi e del russo Kirill Serebrennikov, etichettati come dissidenti in patria ed entrambi agli arresti.
Eventuali riconoscimenti avrebbero una forte valenza politica - ma il secondo presenta un film molto rock ambientato nella Leningrado dei primi anni Ottanta che potrebbe suscitare comunque curiosità.

Le rassegne cinematografiche di livello internazionale tendono spesso a mettere un po' in disparte le registe, ma quest'anno Cannes ne prevede tre in concorso: la francese Eva Husson, la libanese Nadine Labaki e l'italiana Alice Rohrwacher.

Quest'ultima, già Grand Prix Speciale della Giuria nel 2014 con Le Meraviglie, guida la delegazione nostrana, che comprende anche Matteo Garrone che, dopo lo sgradevole Il Racconto dei Racconti ( 2015), torna con un'opera ispirata ad un efferatissimo fatto di cronaca nera (quello del cosiddetto "canaro della Magliana") che ha atmosfere livide che ricordano quelle del suo film forse più riuscito, L'Imbalsamatore.
Nelle altre sezioni si trovano Valeria Golino, Marco Bellocchio (con un corto) e i meno noti Stefano Savona e Gianni Zanasi (con due lavori decisamente accattivanti).

I più cinefili esulteranno per la presenza di Nuri Bilge Ceylan, Jia Zhangke, Pawel Pawlikowski, pluripremiati ma pressoché sconosciuti ai non addetti ai lavori.

I Francesi saranno soddisfatti per l'ennesima selezione autoreferenziale: solo a Cannes le pellicole d'Oltralpe trovano molto spazio e generalmente solo a Cannes esse vengono premiate - è la regola non scritta: al Festival almeno un riconoscimento deve andare ad un film francese.
Senza contare le co-produzioni, esse sono quattro, alle quali bisogna aggiungere quella di Jean-Luc Godard (ancora lui?! Ebbasta!), che però è iscritta come svizzera.

Tutto qui?
Purtroppo sì: c'è ben poco di esaltante nell'edizione di quest'anno.

Solo gli intellettuali francesi e qualche critico che se la tira possono far finta di niente e non vedere che il Festival di Cannes si sta auto-condannando all'irrilevanza: ormai ha imboccato il viale del tramonto.

Qualcuno dica ai conducenti che stanno sbagliando strada!




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lunedì 7 maggio 2018

CANNES 2018. I FILM IN E FUORI CONCORSO

Dall'alto: Emilia Clarke e Alden Ehrenreich (Han Solo) in Solo: A Star Wars Story; Javier Bardem (primo a sinistra), Ricardo Darín (secondo da destra), Penélope Cruz nel film d'apertura Todos lo saben di Asghar Farhadi; una scena di Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher; Adam Driver e Jonathan Pryce in The Man Who Killed Don Quixote, il film "maledetto" di Terry Gilliam.  


Come ogni anno, eccoci arrivati allo Speciale sul Festival di Cannes, che tante soddisfazioni (e visualizzazioni) ci porta.

Nell'attesa di un nostro commento più approfondito, scoprite trailer, trame, curiosità, notizie sui film che a noi della redazione di CINEMA A BOMBA! sembrano più interessanti.

Pronti ad immergervi nell'atmosfera della kermesse cinematografica più glamour del mondo?






CONCORSO

Todos lo saben, regia di Asghar Farhadi (Spagna, Francia, Italia), con Penélope Cruz, Javier Bardem, Ricardo Darín - film d'apertura
En guerre, regia di Stéphane Brizé (Francia), con Vincent Lindon
Dogman, regia di Matteo Garrone (Italia, Francia)
Le livre d'image, regia di Jean-Luc Godard (Svizzera)
Netemo sametemo, regia di Ryusuke Hamaguchi (Giappone)
Plaire, aimer et courir vite, regia di Christophe Honoré (Francia)
Shoplifters (Manbiki kazoku), regia di Hirokazu Kore'eda (Giappone)
Les filles du soleil, regia di Eva Husson (Francia)
Ash is the purest white (Jiānghú érnǚ), regia di Jia Zhangke (Cina)
Capharnaüm, regia di Nadine Labaki (Libano)
Burning, regia di Lee Chang-dong (Corea del Sud)
BlacKkKlansman, regia di Spike Lee (Stati Uniti d'America), con Adam Driver, Topher Grace, Harry Belafonte
Lazzaro felice, regia di Alice Rohrwacher (Italia), con Alba Rohrwacher, Sergi López, Nicoletta Braschi, Natalino Balasso
Trois Visages, regia di Jafar Panahi (Iran)
Under the Silver Lake, regia di David Robert Mitchell (Stati Uniti d'America), con Andrew Garfield, Riley Keohgh, Topher Grace,
Zimna wojna, regia di Pawel Pawlikowski (Polonia)
Leto, regia di Kirill Serebrennikov (Russia)
Yomeddine, regia di Abu Bakr Shawky (Egitto)
Un couteau dans le cœur, regia di Yann Gonzalez (Francia), con Vanessa Paradis
My little one (Ayka), regia di Sergei Dvortsevoy (Kazakistan)
The Wild Pear Tree (Ahlat Agaci), regia di Nuri Bilge Ceylan (Turchia)

Un Certain Regard

Gräns, regia di Ali Abbasi (Svezia)
Sofia, regia di Meyem Benm'Barek (Francia)
Les chatouilles, regia di Andréa Bescond e Eric Métayer (Francia)
Di qiu zui hou de ye wan, regia di Bi Gan (Cina)
Manto, regia di Nandita Das (India)
Des bails de rêve, regia di Antoine Desrosières (Francia)
Girl, regia di Lukas Dhont (Belgio)
Gueule d'ange, regia di Vanessa Filho (Francia)
Euforia, regia di Valeria Golino (Italia), con Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Isabella Ferrari, Valentina Cervi, Jasmine Trinca
Friend, regia di Wanuri Kahiu (Kenya)
Mon tissu préféré, regia di Gaya Jiji (Francia, Germania, Turchia)
Die Stropers, regia di Etienne Kallos (Sud Africa, Francia)
In My Room, regia di Ulrich Köhler (Germania, Italia)
El Ángel, regia di Luis Ortega (Argentina, Spagna)
The Gentle Indifference of the World, regia di Adilkhan Yerzhanov (Kazakistan, Francia)
Muere, Monstruo, Muere, regia di Alejandro Fadel (Argentina)
Chuva é cantoria na aldeia dos mortos, regia di João Salaviza e Renée Nader Messora (Portogallo, Brasile)
Donbass, regia di Sergei Loznitsa (Ucraina)

Fuori concorso

Solo: A Star Wars Story, regia di Ron Howard (Stati Uniti d'America), con Alden Ehrenreich, Emilia Clarke, Donald Glover, Woody Harrelson, Thandie Newton, Paul Bettany
Le Grand Bain, regia di Gilles Lellouche (Francia), con Mathieu Amalric, Benoît Poelvoorde, Guillaume Canet, Jean-Hugues Anglade
The Man Who Killed Don Quixote, regia di Terry Gilliam (Regno Unito, Francia, Spagna, Portogallo, Belgio), con Jonathan Pryce, Adam Driver, Olga Kurylenko, Stellan Skarsgård, Sergi López, Jordi Mollà - film di chiusura
The House That Jack Built, regia di Lars von Trier (Danimarca, Francia, Germania, Svezia), con Matt Dillon, Bruno Ganz, Uma Thurman, Riley Keough






Proiezioni di mezzanotte

Arctic, regia di Joe Penna (Islanda), con Mads Mikkelsen
The spy gone North (Gongjack), regia di Yoon Jong-Bin (Corea del Sud)
Fahrenheit 451, regia di Ramin Bahrani (Stati Uniti d'America), con Michael B. Jordan, Michael Shannon, Keir Dullea [Film Tv]
Whitney, regia di Kevin Macdonald (Regno Unito) [Documentario]

Proiezioni speciali

10 Jours en Thaïlande, regia di Aditya Assarat, Wisit Sasanatieng, Chulayarnon Sriphol e Apichatpong Weerasethakul (Thailandia)
The State Against Mandela and the Others, regia di Nicolas Champeaux e Gilles Porte (Francia)
O Grande Circo Místico, regia di Carlos Diegues (Brasile), con Vincent Cassel
La Traversée, regia di Romain Goupil e Daniel Cohn-Bendit (Francia)
À tous vents, regia di Michel Toesca (Francia)
Another Day of Life, regia di Damian Nenow e Raul de la Fuente (Polonia)
Dead Souls, regia di Wang Bing (Cina)
Papa Francesco - Un uomo di parola (Pope Francis - A Man of his World), regia di Wim Wenders (Germania)

Cortometraggi in concorso

Gabriel, regia di Oren Gerner (Francia)
Judgement, regia di Raymund Ribay Gutierrez (Filippine)
Caroline, regia di Celine Held e Logan George (Stati Uniti d'America)
Tariki, regia di Saeed Jafarian (Iran)
III, regia di Marta Pajek (Polonia)
Duality, regia di Masahiko Sato, Genki Kawamura, Yutaro Seki, Masayuki Toyota, Kentaro Hirase (Giappone)
On the border, regia di Wei Shujun (Cina)
Toutes ces créatures, regia di Charles William (Australia)

Documentari

The Eyes of Orson Welles, regia di Mark Cousins (Regno Unito)
Be Natural : The Untold Story of Alice Guy-Blaché, regia di Pamela B. Green (Stati Uniti d'America), con voce narrante di Jodie Foster
Jane Fonda in Five Acts, regia di Susan Lacy (Stati Uniti d'America)
Bergman - ett år, ett liv, regia di Jane Magnusson (Svezia)
Searching for Ingmar Bergman, regia di Margarethe Von Trotta (Germania)

Quinzaine des Réalisateurs
Lungometraggi


Amin, regia di Philippe Faucon (Francia)
Carmen y Lola, regia di Arantxa Echevarría (Spagna)
Climax, regia di Gaspar Noé (Francia)
Cómprame un revolver, regia di Julio Hernández Cordón (Messico)
Les Confins du monde, regia di Guillaume Nicloux (Francia)
El Motoarrebatador, regia di Agustín Toscano (Argentina)
En liberté!, regia di Pierre Salvadori (Francia)
Joueurs, regia di Marie Monge (Francia)
Leave No Trace, regia di Debra Granik (Stati Uniti d'America), con Ben Foster
Los silencios, regia di Beatriz Seigner (Brasile)
Ming wang xing shi ke, regia di Ming Xhang (Cina)
Mandy, regia di Panos Cosmatos (Stati Uniti d'America)
Mirai no Mirai?, regia di Mamoru Hosoda (Giappone)
Le monde est à toi, regia di Romain Gavras (Francia)
Pájaros de verano, regia di Ciro Guerra e Cristina Gallego (Colombia)
Petra, regia di Jaime Rosales (Spagna)
Samouni Road, regia di Stefano Savona, animazione di Simone Massi (Italia)
Teret, regia di Ognjen Glavonic (Serbia)
Troppa grazia, regia di Gianni Zanasi (Italia), con Alba Rohrwacher, Elio Germano, Giuseppe Battiston
Weldi, regia di Mohamed Ben Attia (Tunisia)

Cortometraggi

Basses, regia di Félix Imbert (Francia)
This magnificent cake!, regia di Emma De Swaef e Marc Roels (Belgio)
La Chanson, regia di Tiphaine Raffier (Francia)
La lotta, regia di Marco Bellocchio (Italia), con musiche di Nicola Piovani
Las Cruces, regia di Nicolas Boone (Francia)
La Nuit des sacs plastiques, regia di Gabriel Harel (Francia)
O órfão, regia di Carolina Markowicz (Brasile)
Our Song to War, regia di Juanita Onzaga (Colombia)
Skip Day, regia di Patrick Bresnan e Ivete Lucas (Stati Uniti d'America)
Le Sujet, regia di Patrick Bouchard (Canada)

Settimana Internazionale della Critica
Concorso
Lungometraggi


Chris The Swiss, regia di Anja Kofmel (Svizzera)
Diamantino, regia di Gabriel Abrantes e Daniel Schmidt (Portogallo)
Egy Nap, regia di Zsófia Szilágyi (Ungheria)
Fuga, regia di Agnieszka Smoczynska (Polonia)
Kona Fer I Stríð, regia di Benedikt Erlingsson (Islanda)
Sauvage, regia di Camille Vidal-Naquet (Francia)
Sir, regia di Rohena Gera (India)

Cortometraggi

Amor, Avenidas Novas, regia di Duarte Coimbra (Portogallo)
Ektoras Malo : I Teleftea Mera Tis Chronias, regia di Jacqueline Lentzou (Grecia)
Mo-Bum-Shi-Min, regia di Kim Cheol-Hwi (Corea del Sud)
Pauline asservie, regia di Charline Bourgeois-Tacquet (Francia)
La Persistente, regia di Camille Lugan (Francia)
Rapaz, regia di Felipe Gálvez (Cile)
Schächer, regia di Flurin Giger (Svizzera)
Tiikeri, regia di Mikko Myllyahti (Finlandia)
Un Jour de Mariage, regia di Elias Belkeddar (Algeria)
Ya Normalniy, regia di Michael Borodin (Russia)

Proiezioni speciali
Lungometraggi


Wildlife, regia di Paul Dano (Stati Uniti d'America), con Jake Gyllenhaal, Carey Mulligan - film d'apertura
Our Struggles, regia di Guillaume Senez (Belgio)
Shéhérazade, regia di Jean-Bernard Marlin (Francia)
Guy, regia di Alex Lutz (Francia) - film di chiusura

Cortometraggi

La Chute, regia di Boris Labbé (Francia)
Third Kind, regia di Yorgos Zois (Grecia)
Ultra Pulpe, regia di Bertrand Mandico (Francia)




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